Tim, Vivendi vuole uscire entro il 2025. Ma a che prezzo?

Vivendi vuole uscire da Tim entro l’anno prossimo e nel contempo porta avanti la causa contro la decisione del Cda di cedere la rete. La prima udienza del caso è fissata per il 21 maggio. Nel frattempo, il titolo di Tim continua a calare, oggi cede l’1,95% alle 14,45 a 0,22 euro, nonostante la decisione di ieridel Tribunale di Milano di annullare il sequestro preventivo di 249 milioni di euro nell’ambito di un’indagine per presunta truffa nei servizi a pagamento. Arnaud de Puyfontaine, amministratore delegato di Vivendi, ha detto in assemblea che si augura tra un anno di poter dire che il caso Tim è chiuso.

Ma a che prezzo?

Vivendi dal suo ingresso in Tim nel 2015 ha investito circa 4 miliardi di euro e attualmente viaggia con una perdita di 2,5 miliardi, secondo un recente articolo del Financial Times.

Una perdita ancora maggiore per un recente articolo del Sole 24 Ore, secondo cui il gruppo francese, per diventare primo azionista di Tim, ha pagato un biglietto di ingresso di 4 miliardi di euro, che ad oggi, dato che la capitalizzazione di Tim è poco meno di 5 miliardi, comporta una perdita di 3,2 miliardi di euro. Perdita che, secondo quanto scrivono Andrea Biondi e Marigia Mangano, sale a 4 miliardi di euro se si considera l’investimento in MFE (MediaForEurope).

Insomma, la campagna italiana di Vivendi si è trasformata in un bagno di sangue e sembrano molto lontani i tempi in cui Vincent Bollorè immaginava la nascita di un polo sud europeo dei media, in alleanza con Mediaset.

Tanto più che il Governo italiano è apertamente favorevole alla soluzione di vendita della rete al fondo americano KKR. Il tutto in attesa del parere dell’Antitrust europeo.

Quando il parere dell’Antitrust Ue?

Resta da capire se l’esecutivo Ue in carica riuscirà a esprimere un parere o se invece non sarà la prossima Commissione, dopo le elezioni di giugno ad essere investita del dossier Tim. La Commissione dovrebbe decidere sull’accordo entro il 30 maggio. In questo modo, se il responso sarà positivo, si potrebbe rispettare la tabella di marcia di Tim, che vorrebbe chiudere la cessione di NetCo a Kkr entro luglio.

Quel che sembra certo è che Tim non è più prevista all’interno di Vivendi. “Vogliamo trovare le condizioni per scrivere un nuovo capitolo in Italia, ma non più con Telecom – ha detto l’ad Arnaud de Puyfontaine – Spero il prossimo anno di potervi dire che il caso è chiuso”.

De Puyfontaine (Vivendi): ‘Priorità è difendere i nostri interessi’

Per ora si tratta quindi di un semplice auspicio. E sarebbe anche interessante capire di quale nuovo capitolo italiano parli De Puyfontaine. 

L’ad ha poi ribadito la posizione di Vivendi nella disputa con il Cda che ha deciso la vendita della rete ignorando il parere contrario del primo azionista francese. “Il cda Tim, che è appena stato rieletto, ha preso la decisione di vendere la rete per ridurre il debito, decisione che noi, come principale azionista, contestiamo nella sostanza e per le condizioni economiche, per niente nell’interesse degli azionisti”.

De Puyfontiane: ‘La rete asset principale di un telco’

Per non parlare del processo di cessione della rete: “Quando si ha una telco, il cui asset principale è la rete, quando si scinde la telco dalla sua rete, come minimo si dovrebbe sottoporre questa operazione a un’assemblea ordinaria, cosa che Tim non ha fatto”.

Ora, per de Puyfontaine, “la priorità è difendere i nostri diritti in qualità di principale azionista: lo stiamo facendo su diversi fronti e attraverso diverse iniziative per difendere il valore della transazione”. “

D’altro canto, de Puyfontaine ha rinnovato il sostegno al gruppo, sottolineando di essere consapevole “Naturalmente, stiamo prendendo le misure necessarie in Francia e attraverso varie iniziative lanciate per difendere il valore della transazione. Capiamo che l’operazione è sostenuta dall’establishment politico italiano – ha aggiunto il Ceo – non siamo contro la decisione, ma come azionisti abbiamo il diritto a una valutazione corretta che sostenga il valore della nostra quota”.

https://www.key4biz.it/tim-vivendi-vuole-uscire-entro-il-2025-ma-a-che-prezzo/488443/




Il Parlamento Ue approva il GIA (Gigabit Infrastructure Act): facilitazioni per fibra e 5G

I legislatori dell’UE hanno approvato il GIA (Gigabit Infrastructure Act) durante la sessione plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo dello scorso 23 aprile, con 594 voti a favore e 7 voti contrari.

La nuova legge è il più grande dossier sulle telecomunicazioni per il mandato 2019-2024, dopo che l’idea di una legge sulle telecomunicazioni (Digital Networks Act), coniata dal commissario al mercato interno Thierry Breton è stata di fatto rimandata al prossimi mandato almeno nel 2025 se non più tardi.

“Il GIA è un punto di svolta […] rende l’implementazione di reti Internet ultraveloci molto più economica, facile e veloce”, ha dichiarato a Euractiv il deputato rumeno al Parlamento europeo (MEP) di Renew, Alin Mituța, e relatore del testo.

Leggi anche: Gigabit Infrastructure Act, intesa fra Consiglio e Parlamento Ue per accelerare reti ultraveloci

Maggiore armonizzazione

Il GIA rivede la direttiva del 2014 sulla riduzione dei costi della banda larga e mira a sostenere il raggiungimento degli obiettivi dell’Ue per la Digital Decade al 2030. Questi obiettivi ambiziosi includono la connessione del 100% dei cittadini dell’UE a reti ad altissima capacità, il che significa Internet in fibra ottica ad alta velocità e 5G entro il 2030.

A tal fine, le norme GIA mirano a spingere le autorità nazionali ad accelerare la concessione di permessi e diritti di passaggio, quando gli operatori di telecomunicazioni desiderano installare nuove infrastrutture.

Parte della novità e del potere del GIA risiede nel cambiamento del tipo di legislazione: da una direttiva a un regolamento, armonizzando le procedure amministrative e autorizzative nazionali.

Tuttavia, il testo unifica al minimo queste procedure in tutto il blocco, in modo simile al testo di compromesso.

Armonizzazione minima

La maggioranza dei paesi dell’UE, all’interno del Consiglio dell’UE, ha fatto pressione sul Parlamento europeo per questa regola di “armonizzazione minima”, sostenendo che alcune procedure erano contrarie alle loro leggi nazionali sulla proprietà privata.

Di conseguenza, è stato istituito un meccanismo complesso per l’armonizzazione del rilascio delle autorizzazioni e dei diritti di passaggio, dando agli Stati membri la possibilità di adattare le nuove norme a livello dell’UE al loro contesto nazionale.

Che cosa prevede il Gigabit infrastructure act

Questi gli aspetti della legge che il Parlamento Ue aveva già modificato a febbraio e che sono stati ora ribaditi:

  • un meccanismo di conciliazione obbligatorio tra gli enti pubblici e gli operatori di telecomunicazioni è stato introdotto come passo intermedio per facilitare la procedura di concessione dei permessi;
  • è stata inclusa un’eccezione per un periodo transitorio per i comuni più piccoli, nonché disposizioni specifiche per promuovere la connettività nelle aree rurali e remote;
  • sono stati chiariti i fattori nel calcolo delle condizioni di accesso eque e ragionevoli;
  • è stata introdotta una disposizione specifica per affrontare la presenza di intermediari tra proprietari terrieri e operatori infrastrutturali;
  • sono state concordate disposizioni specifiche su un’etichetta volontaria “fiber-ready” per gli edifici;
  • nel testo sono stati inclusi diversi carve-out per le infrastrutture nazionali critiche.

Riduzione dei prezzi per i consumatori

Il Gigabit act fissa anche una roadmap che porterà alla riduzione dei prezzi per i servizi telecom pagati dai consumatori dell’Ue di qui al 2029.

Per esempio, anche se il regolamento sul roaming ha abolito le commissioni su sms, telefonate e navigazione internet per chi si sposta all’interno dell’Ue, ancora si paga un sovrapprezzo se dal proprio Paese si inviano messaggi (0,06 euro/sms) o si effettuano telefonate (0,19 euro/minuto) verso un altro Paese membro. Il Gigabit act intende abolire queste tariffe extra entro il 2029. Inoltre, gli operatori telecom potranno ridurre i loro prezzi retail entro il 2025.

https://www.key4biz.it/il-parlamento-ue-approva-il-gia-gigabit-infrastructure-act-facilitazioni-per-fibra-e-5g/488190/




5G &. Co., Tonko Obuljen (BEREC): ‘Concorrenza? Noi a favore di regolazione ex ante’

“Promuovere la connettività in tutta la Ue, sostenere lo sviluppo di mercati sostenibili e aperti e difendere i diritti dei consumatori sono i nostri tre pilastri”, ha detto Tonko Obuljen, Chairman BEREC, l’organismo europeo che raccoglie i regolatori della Ue, al “5G&Co. – Everything is connected”, la Conferenza internazionale promossa dal CNIT che si è svolta a Roma al Palazzo delle Esposizioni.

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Il Berec attualmente si trova nel bel mezzo della formulazione della strategia per il periodo 2026 – 2030, “che in larga misura dipenderà dai prossimi sviluppi della cornice regolatoria”, aggiunge Obuljen, che saluta positivamente il libro bianco della Commissione Ue in vista del prossimo Digital Networks Act. Ma con alcuni distinguo, in particolare sul fronte della concorrenza: “Il Berec è favorevole alla concorrenza anche con regole ex ante, se previsto”, ha precisato il presidente. A proposito di spettro radio,

https://www.key4biz.it/5g-co-tonko-obuljen-berec-concorrenza-noi-a-favore-di-regolazione-ex-ante/487904/




5G & Co., Eric Fournier (ANFR): ‘Le sfide dello spettro per 5G e 6G’

“Lo spettro è fondamentale per lo sviluppo del 5G e del 6G e lo spettro è stato e sempre sarà al centro di molte battaglie nella Ue, negli stati membri e a livello Ue”. Lo ha detto Eric Fournier, ex chairman RSPG e CEPT e Director spectrum planning and international affairs, ANFR (Agence Nationale Francaise des Fréquences) nel suo intervento a 5G & Co., la conferenza organizzata dal CNIT a Roma il 16 e 17 aprile.

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In particolare, la banda 6 Ghz è al centro di un conflitto fra i sostenitori per il suo utilizzo per il WiFi e i supporter di un suo utilizzo per lo sviluppo del 6G. Questo conflitto di fatto è il più sentito e urgente a livello Ue e non solo per il prossimo futuro, visto che entro il 2026 dovrà essere fissata una roadmap dello spettro per il 6G.

L’intervento di Fournier si è soffermato anche sulla necessità di dedicare delle frequenze specifiche per lo sviluppo di applicazioni verticali, e sul fatto che l’Europa tramite nell’opinione dell’RSPG ha individuato nel 2021 nella banda 3.8-4.2 Ghz la porzione di spettro più adeguata a questo scopo.  

https://www.key4biz.it/5g-co-eric-fournier-anfr-le-sfide-dello-spettro-per-5g-e-6g/487884/




Tim: la lista del Cda vince l’assemblea, Figari nuova presidente. Confermato l’ad Labriola

Come previsto dopo la notizia dell’astensione di Vivendi, la lista del Cda uscente di Tim, che riconferma alla guida Pietro Labriola, ha ottenuto la maggioranza dei voti in assemblea. Alberta Figari – dal 2021 avvocato partner dello studio Legance (dopo 26 anni passati in Clifford Chance) – è stata nominata presidente del gruppo di tlc.

Via libera anche alla riduzione dei membri del Cda a 9 dai 15 attuali: alla lista del management vanno sei posti. Due posti sono riservati al fondo Merlyn e l’ultimo al fondo attivista Bluebell.

L’amministratore delegato Pietro Labriola viene riconfermato, Giovanni Gorno Tempini, Paola Camagni, Federico Ferro Luzzi e Domitilla Benigni, indicati nella lista del Cda uscente che ha ottenuto il 48,97% dei voti in assemblea. Ad essi si affiancano Umberto Paolucci (ex Microsoft) e Stefano Siragusa (ex dg di Tim), indicati nella lista depositata da Merlyn Partners, che ha ottenuto il 2,38% dei voti, e Paola Giannotti De Ponti, della lista tratti i seguenti amministratori: depositata da Bluebell che ha ottenuto l’1,01% dei voti. 

Vivendi si astiene e fa un assist a Labriola. Ma continua la guerra legale

Il risultato odierno è stato facilitato dall’astensione di Vivendi in assemblea, che ha aperto di fatto la strada alla riconferma del Cda uscente. Un assist per la rielezione triennale del Ceo Pietro Labriola, che punta alla cessione della NetcCo al fondo americano KKR. Un piano osteggiato da Vivendi, che ha già presentato ricorso contro la decisione del cda e i Francesi non intendono tirarsi indietro su questo fronte, perché considerano illegale la decisione presa dal board e si affidano al Tribunale per contestare la vendita della rete.

Ma oggi Vivendi non ha preso posizione nella contesa fra il Cda uscente, che sostiene Pietro Labriola, e il fondo attivista Merlyn Partners, che si oppone all’attuale management, pur prevedendo di fatto anch’esso la cessione della NetCo.

Vivendi, che detiene una partecipazione del 24% in Tim, ha reso noto che continuerà a “perseguire vigorosamente” il ricorso contro la decisione dell’attuale consiglio di amministrazione del novembre 2023 di vendere NetCo a KKR per un massimo di 22 miliardi di euro. In precedenza aveva osservato che il prezzo offerto era insufficiente e che il futuro di Tim sarebbe stato insostenibile se avesse proceduto alla vendita.

Il governo italiano ha già sostenuto la vendita accettando di acquisire fino al 20% di NetCo, con il ministro dell’Economia italiano Giancarlo Giorgetti che ha recentemente descritto l’accordo come l’unica opzione “realistica” per garantire la sopravvivenza del gruppo gravato da un debito di circa 26 miliardi di euro.

La nota di Tim

L’Assemblea ordinaria degli Azionisti di TIM si è svolta oggi, nel rispetto delle disposizioni di cui al Decreto Legge n. 18/2020 e successive modificazioni – ovvero senza la presenza fisica dei soci – con la partecipazione di circa il 50,77% del capitale ordinario della Società.

L’Assemblea:

  • ha approvato il bilancio al 31 dicembre 2023 di TIM S.p.A., che si è chiuso con una perdita netta pari a 995 milioni di euro, coperta mediante integrale utilizzo della Riserva da sovrapprezzo azioni e prelievo dalla Riserva legale (con oltre il 52% di voti favorevoli);
  • non ha approvato la relazione sulla politica di remunerazione e sui compensi corrisposti, per entrambe le sezioni (punto 2.1 dell’Ordine del Giorno con il 41,98% dei voti favorevoli, contrario il 7,84%, astenuti 50,08%; punto 2.2 dell’Ordine del Giorno con il 42,35% dei voti favorevoli, contrari 7,45% e astenuti 50,09%);
  • ha nominato un Consiglio di Amministrazione di 9 componenti per il triennio 2024-2026 (fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2026), determinando in euro 1.300.000 annui lordi il compenso complessivo massimo dell’intero organo (esclusi i Consiglieri investiti di speciali cariche), la cui ripartizione verrà decisa dal nuovo Board;
  • ha nominato il nuovo Collegio Sindacale per il triennio 2024-2026 (fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2026);
  • non ha approvato le modifiche al Piano di Stock Options 2022-2024 proposte dal Consiglio di Amministrazione uscente (con il 45,97% dei voti favorevoli, il 3,72% di voti contrari e il 50,21% di astenuti);
  • vista la delibera di copertura della perdita d’esercizio 2023 mediante utilizzo di riserve in parte oggetto in sospensione d’imposta, non ha approvato la proposta di riduzione delle corrispondenti poste di patrimonio netto in via definitiva, escludendone la successiva ricostituzione, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 2430 del codice civile (con il 49,81% dei voti favorevoli, lo 0,03% di contrari e il 50,1% di astenuti).

Per la nomina del Consiglio di Amministrazione la lista di maggioranza, con circa il 48,97% dei voti, è risultata quella presentata dal Consiglio di Amministrazione uscente, da cui sono stati pertanto tratti i seguenti 6 Amministratori:

1. Alberta Figari (indicata come Presidente) *

2. Pietro Labriola (indicato come Amministratore Delegato)

3. Giovanni Gorno Tempini

4. Paola Camagni*

5. Federico Ferro Luzzi*

6. Domitilla Benigni*

Dalla lista depositata da Merlyn Partners SCSp, che ha ottenuto il 2,38% dei voti, sono stati tratti i seguenti amministratori:

7. Umberto Paolucci*

8. Stefano Siragusa

Dalla lista depositata da Bluebell Capital Partners Limited, nella qualità di gestore del fondo Bluebell Equity Master Fund ICAV che ha ottenuto l’1,01% dei voti, è stata tratta la seguente candidata:

9. Paola Giannotti De Ponti*

Gli Amministratori i cui nomi sono contrassegnati con asterisco hanno dichiarato il possesso dei requisiti di indipendenza.

Quanto al Collegio Sindacale:

  • la lista presentata da Vivendi S.E. ha ottenuto il 75,39% dei voti e si è dunque qualificata come lista di maggioranza
  • la lista presentata da un gruppo di gestori di fondi e SICAV ha ottenuto oltre il 17,63% dei voti.

Il candidato indicato per primo tra i Sindaci effettivi della lista di minoranza, Francesco Fallacara, è stato nominato, ai sensi di legge e di Statuto, Presidente dell’organo di controllo.

Il Collegio Sindacale risulta dunque composto come segue:

Sindaci effettivi:

1. Francesco Fallacara – Presidente

2. Anna Doro

3. Massimo Gambini

4. Francesco Schiavone Panni

5. Mara Vanzetta

Sindaci supplenti:

1. Massimiliano Di Maria

2. Laura Fiordelisi

3. Paolo Prandi

4. Carlotta Veneziani

L’Assemblea ha fissato gli emolumenti del Collegio Sindacale in 135 mila euro lordi annui per il Presidente, 95 mila euro lordi annui per ciascun Sindaco effettivo e 15 mila euro lordi annui aggiuntivi per il Sindaco effettivo chiamato a far parte dell’Organismo di Vigilanza.

I curricula vitae di Amministratori e Sindaci sono disponibili sul sito internet della Società www.gruppotim.it, nella sezione dedicata all’odierna Assemblea.

Come per prassi, il Consiglio di Amministrazione si riunirà domani per l’accertamento dei requisiti e il conferimento delle cariche.

Dichiarazione di Pietro Labriola, Amministratore Delegato di TIM

L’Assemblea degli Azionisti di oggi segna un importante continuità nel piano che stiamo portando avanti per proseguire sul percorso di crescita e sviluppo intrapreso con 22 mesi di performance in miglioramento e di rispetto dei target finanziari. Si tratta di una nuova tappa di un cammino che continuerà con l’obiettivo di cogliere tutte le occasioni che nasceranno dall’evoluzione del mercato.

Siamo convinti infatti della necessità di dotarci di una struttura finanziaria e di opzioni strategiche industriali più solide con una struttura più snella e focalizzata sulle aree di business. 

Nei prossimi tre anni lavoreremo per garantire una crescita duratura del Gruppo nell’interesse di tutti gli stakeholder e con l’obiettivo di valorizzarne i punti di forza. 

Presteremo quindi grande attenzione all’efficienza nei costi e soprattutto al ritorno alla generazione di valore sul mercato italiano. 

Con questi cardini puntiamo a tornare possibilmente in arco di piano a remunerare gli azionisti, che con l’assemblea di oggi ci hanno dato la fiducia ad andare avanti. 

Come già negli ultimi due anni, dopo la giornata di oggi lavoreremo con ancora maggior determinazione, a vantaggio di tutti i soci che con grande senso di responsabilità direttamente o indirettamente hanno permesso di garantire la continuità. 

È necessario quindi che Istituzioni, soci, dipendenti, sindacati e management collaborino, nel rispetto dei ruoli e delle prerogative reciproche, per assicurare il miglior futuro possibile ad una società strategica come la nostra.

https://www.key4biz.it/tim-la-lista-cda-vince-lassemblea-figari-nuova-presidente-confermato-lad-labriola/487718/




Innalzamento dei limiti elettromagnetici, online sul sito del Mimit le FAQ con le nuove regole

Pubblicato sul sito del Mimit il primo slot di FAQ relativi alle nuove regole dopo l’adeguamento dei limiti elettromagnetici. Nei prossimi giorni la sezione verrà costantemente aggiornata. Lo rende noto il Ministero, che in una nota ricorda come l’Italia abbia fatto da poco un importante passo in avanti per lo sviluppo del 5G che, grazie all’adeguamento dei limiti dei campi elettromagnetici a 15 V/m disposto dalla legge 214/2023.

Leggi anche: 5G & Co., Patrizia Catenacci (Mimit): ‘Nuove regole anti-spreco per un uso equo dello spettro’

I nuovi limiti del 5G alla verifica del territorio

In una logica di garanzia del più efficiente impiego dello spettro frequenziale, attraverso disposizioni correttive al Codice delle comunicazioni elettroniche, ed in conformità ai criteri previsti dalla Norma Tecnica CEI 211-10, sono state introdotte disposizioni che perseguono due principi fondamentali: il principio di equa ripartizione dello spazio elettromagnetico e il principio di effettività.

L’innalzamento dei limiti di emissione, che entrerà in vigore dal 29 aprile 2024, permetterà quindi di amplificare l’adozione del 5G, e ciò comporterà che gli operatori di telefonia mobile infrastrutturati possano modificare la propria rete.

Al fine di rispondere alle domande e osservazioni ricevute dagli operatori sulle novità introdotte, il Ministero ha predisposto una sezione del sito dove vengono pubblicate le risposte alle domande più frequenti.

Leggi le FAQ – Risposte alle domande frequenti

Per approfondire: 5G&Co. Catenacci (MIMIT): “Limiti elettromagnetici italiani più cauti che altrove”

https://www.key4biz.it/innalzamento-dei-limiti-elettromagnetici-online-sul-sito-del-mimit-le-faq-con-le-nuove-regole/487629/




5G & Co., Cristina Data (Ofcom): ‘Traffico 5G cresce. Ma non c’è ancora una killer app’ (video)

Il passato e il futuro della connettività nell’intervento di Cristina Data, Director of Spectrum Policy and Analysis, Ofcom and NED, Energy System Catapult, al 5G&Co., la conferenza organizzata dal CNIT che si è tenuta a Roma il 16 e 17 aprile. La premessa è che parlando di connettività “dopo il 6G sarà meglio parlare di futuro della connettività lasciando perdere la successione delle generazioni di dieci anni in dieci anni, che ormai ha fatto il suo tempo – ha detto Cristina Data – in Uk il traffico in 10 anni è passato da 50 petabyte nel 2013 a 900 petabyte nel 2023, una crescita enorme stimolata in primo luogo nel passaggio dal 3G al 4G, un po’ meno con il 5G”.

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“La cosa che interessa veramente alla gente è usare lo smartphone, non gli interessa a che rete sono connessi – prosegue Cristina Data – con investimenti medi per lo sviluppo delle reti di 2 miliardi all’anno in Uk”. Il traffico sulla rete 5G continua a crescere, ma la killer app ancora non si è vista.

Il traffico dal canto suo è generato principalmente indoor anche su smartphone.

Diversi servizi che hanno bisogno di diverse soluzioni a seconda che ci si trovi in aree densamente popolate oppure in zone rurali, cui dovranno rispondere le next generation wireless broadband individuate dall’Ofcom in un recente studio che supera così il semplice paradigma delle generazioni e in particolare del 6G. “Vogliamo avere un approccio agnostico rispetto alla connettività, un tema che è diventato fondamentale per la nostra vita”, aggiunge Cristina Data, che a proposito di private network ha detto che in Uk l’Ofcom se ne sta occupando dal 2019 con spettro dedicato alle diverse esigenze di mercato, come la banda 3.8-4.2 Ghz messa a disposizione della domanda dei Verticals. “In Uk abbiamo visto tante applicazioni in ambito portuale – aggiunge Cristina Data – con reti locali nei porti che avevano bisogno di una tecnologia mobile in ottica di spectrum sharing”.

https://www.key4biz.it/5g-co-cristina-data-ofcom-traffico-5g-cresce-ma-non-ce-ancora-una-killer-app-video/487596/




5G & Co., Bilel Jamoussi (ITU): ‘Il ruolo dell’AI e del machine learning per le reti 5G’ (video)

Il ruolo crescente dell’Intelligenza Artificiale e del Machine Learning per l’ottimizzazione delle reti 5G. Questo il tema dell’intervento di Bilel Jamoussi, Deputy to the Director of the Telecommunication Standardization Bureau dell’ITU in occasione del 5G & Co., la conferenza internazionale organizzata dal CNIT che si è tenuto a Roma il 16 e 17 aprile.

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L’ITU è l’organismo in seno all’ONU che si occupa di fissare le politiche internazionali sull’utilizzo dello spettro radio e attualmente è molto attiva nella fase di standardizzazione e sviluppo dell’interconnessione fra diverse tecnologie in particolare delle reti 5G con le enormi potenzialità dell’AI. Fra gli obiettivi principali dell’ITU c’è anche la chiusura del gap tecnologici fra paesi sviluppati e non a livello globale.

L’ITU in questo senso sta organizzando diversi focus group per lo sviluppo del ML5G e il 30 e 31 maggio ha organizzato a Ginevra un evento ad hoc, battezzato AI for good Global Summit. “L’obiettivo è condividere progetti e contributi in modalità open source – ha detto Bilel Jamoussi – per arrivare a standard comuni per sfruttare le potenzialità dell’AI nelle reti 5G e 6G”.    

https://www.key4biz.it/5g-co-bilel-jamoussi-itu-il-ruolo-dellai-e-del-machine-learning-per-le-reti-5g-video/487520/




Tim verso l’assemblea. Da ServCo a DAZN, non solo NetCo fra i quesiti dei soci

Domani è il grande giorno dell’assemblea di Tim, e in vista del ‘d-day’, che ha all’odg il rinnovo del CdA e che si svolgerà a porte chiuse, i soci hanno inviato le loro domande pre-assembleari alla compagnia, a partire ovviamente dalla questione NetCo. Ma non so. Nel documento con le risposte del gruppo la parola NetCo è citata 37 volte. L’operazione è considerata centrale dall’azienda non soltanto per abbattere il debito, ma anche per rilanciare il business. A precisa domanda, l’azienda precisa che non sono previste penali in caso di mancata chiusura della cessione di NetCo a KKR.

Intano, La DG Comp farà sapere il suo parere sull’operazione NetCo entro il mese di maggio.

Nessuna penale in caso di mancata chiusura del deal con KKR

 “Il Transaction Agreement sottoscritto il 6 novembre 2023 per la cessione di NetCo non prevede l’applicazione di penali qualora l’operazione non si perfezioni. Resta fermo il regime ordinario di responsabilità contrattuale come regolato dal codice civile”.

Il futuro della ServCo

Non poche preoccupazioni anche per il futuro di ServCo, come traspare dalle domande dei soci. A chiara domanda, Tim risponde “Con l”utilizzo prossimo dell”AI anche il personale nei servizi sarà ridotto di numero. Rispetto ai competitors Tim ha già nel piano dei prossimi anni un numero Assemblea Azionisti ordinari TIM 23 aprile 2024 – Domande pre assembleari 57 sovrabbondante di dipendenti. Questo non rende già perdente il business rispetto al gruppo Fastweb-Vodafone o Iliad?”

“TIM continuerà a mantenere per il futuro la massima attenzione nella gestione dei propri costi e cercherà di sfruttare razionalmente le opportunità offerte dall’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale. Il business di TIM post cessione di NetCo non è direttamente comparabile a quello dei competitor menzionati dall’azionista”, si legge nel documento.

CDP e Open Fiber

Per quanto riguarda il potenziale conflitto d’interessi di Cdp, azionista al contempo di Tim e Open Fiber, la compagnia guidata dal Pietro Labriola risponde ai soci dicendo che “Non spetta alla Società esprimersi in merito alla possibilità per il socio CDP di detenere una partecipazione in Open Fiber S.p.A.”. Open Fiber è citata tre volte nel documento.

La parola DAZN è citata 12 volte nel documento. “Il nuovo accordo con DAZN sancisce un netto cambio di prospettiva per TIM con riferimento al business del Calcio. È un contratto di durata superiore al precedente, senza esclusiva, a prevalenza variabile e molto più flessibile del precedente, che riduce l’impegno economico dell’azienda nei confronti di DAZN. Non sono presenti nel contratto penali legate al mancato raggiungimento degli obiettivi di mercato. Il recesso per TIM è possibile a fronte di determinate fattispecie normate nel contratto e senza penali aggiuntive. Il contratto, peraltro, si inserisce pienamente nel percorso di trasformazione dei servizi di TIM in un modello di Customer Platform che vedrà anche un ampliamento progressivo del numero di partnership di TIM. Coerentemente con il Piano industriale 2024-2026 della Società, i benefici derivanti dal contratto DAZN sono superiori ai costi”, si legge.

Agevolazioni concesse per il 2023

Un socio chiede conto dei contributi concessi a Tim. “Circa 1,2 miliardi sono le agevolazioni fiscali legate al caro-energia. E’ previsto un taglio, per la durata di tre anni fino al 2025, degli oneri di sistema che gravano sulle bollette elettriche pagate dalle società che lo Stato ritiene di rilevanza strategica, tra cui ci sono anche quelle legate al mondo delle tlc. SI è esteso a TIM anche il credito di imposta per le imprese energivore. Nel pacchetto SONO inclusi 200 milioni di incentivi per il passaggio della rete Tim dal rame alla fibra. E altri 145 milioni servirebbero a favorire un ricambio generazionale nel settore attraverso prepensionamenti con successive assunzioni di giovani. Non solo: sarebbe inclusa la tanto invocata (dagli operatori) revisione al rialzo dei limiti elettromagnetici che permetterebbe un risparmio nella copertura del 5G. QUANTI e quali SONO STATI I CONTRIBUTI promessi e pagati dal MINISTRO D’URSO A TIM?”

Tim risponde che: “Per quanto riguarda le agevolazioni sugli oneri di sistema, Tim fa sapere che Le agevolazioni sugli Oneri di sistema sono state concesse solo per il 2023; non sono previste al momento sul 2024 e 2025”.

https://www.key4biz.it/tim-verso-lassemblea-da-servco-a-dazn-non-solo-netco-fra-i-quesiti-dei-soci/487500/




5G nella Ue, Ilsa Godlovitch (WIK Consult): ‘5G stand alone ancora indietro, ma dal 2025 sarà più diffuso’

A che punto siamo in Europa con lo sviluppo del 5G e quale può essere la lezione del 5G, in particilare gli errori da non ripetere in vista del 6G. Ne abbiamo parlato in occasione del 5g & Co., la Conferenza promossa dal CNIT che si è tenuta il 16 e 17 aprile a Roma, con Ilsa Godlovitch, Direttore dell’Ufficio di Bruxelles di WIK Consult.

Key4biz. A che punto siamo con il 5G?

Ilsa Godlovitch. Nel 2022 secondo il DESI la copertura del 5G era superiore all’80%. In Europa e all’epoca quattro paesi, inclusa l’Italia, avevano una copertura quasi del 100%. Entro il 2025, secondo le tendenze attuali, la copertura 5G sarà vicina al 100% in tutta Europa.

Key4biz. Il 5G stand alone (SA) resta indietro.  

Ilsa Godlovitch. C’è stata una diffusione limitata del cosiddetto “full 5G”, ovvero il 5G autonomo con l’uso di bande dello spettro di frequenza più elevate per aumentare la capacità. Ci sono soltanto una decina di reti SA 5G operative in Europa. In un sondaggio condotto da WIK nel 2022, gli intervistati hanno affermato di aspettarsi che il 5G SA, partito nel 2023, diventi più diffuso a metà decennio.

Key4biz. Cosa è cambiato con il 5G per gli utenti finali?

Ilsa Godlovitch. In pratica l’esperienza reale degli utenti finali non è cambiata molto. Tra il 2022 e il 2023 gli utenti hanno registrato in media un aumento della velocità limitato. Ciò potrebbe essere dovuto in parte al fatto che la disponibilità delle connessioni 5G sembra essere sorprendentemente limitata. Anche nel paese più alto in classifica, la Bulgaria, una connessione 5G era disponibile solo per gli utenti abilitati al 5G nel 24% dei casi. In Belgio era inferiore al 5%. In Italia gli utenti abilitati al 5G hanno avuto una connessione 5G il 15% delle volte. Anche le velocità di download del 5G variano ampiamente in tutta Europa: da soli 75 Mbit/s in Polonia a 300 Mbit/s in Danimarca. In Italia la velocità è di poco superiore ai 132Mbit/s. Ciò riflette la natura ampiamente variabile delle implementazioni del “5G”.

Key4biz. E per quanto riguarda i casi d’uso aziendali?

Ilsa Godlovitch. Si è parlato molto di casi d’uso aziendali specifici per il 5G, ma in due studi condotti per il BEREC negli ultimi due anni abbiamo riscontrato che esiste una domanda limitata di dispositivi mobili di qualità garantita per casi d’uso aziendali specifici.

Key4biz. Perché non c’è ancora il ‘5G completo’ (full 5G)?

Ilsa Godlovitch. Lo spettro assegnato tardivamente è soltanto una parte della risposta. In un sondaggio condotto per il BEREC nel 2022, quasi tutti i paesi hanno riferito di aver assegnato la banda 700 MHz e la maggior parte dei paesi ha riferito di aver assegnato gran parte della banda 3,5 GHz. Quindi, in teoria, gli operatori di telefonia mobile avrebbero potuto implementare reti e impegnarsi nella densificazione della rete utilizzando lo spettro della banda media.

Key4biz. Colpa della regolazione?

Ilsa Godlovitch. Per quanto riguarda i servizi di qualità garantita, non penso che non siano diffusi a causa della regolamentazione, ad es. Regolamenti di Open Internet. In uno studio del 2023 condotto da WIK per la Commissione Europea abbiamo concluso che lo slicing della rete 5G era compatibile con il diritto dell’UE. Se un servizio richiede una qualità che non può essere offerta sulla rete accessibile al pubblico, si qualificherebbe come servizi “specializzati” in modo simile alla fornitura di IPTV.

Key4biz. Nessuna offerta perché nessuna domanda?

Ilsa Godlovitch. Ma forse c’è una ragione per cui la domanda è limitata.

Da un lato, lo slicing di rete/mobile di qualità garantita potrebbe non essere l’unico modo per fornire servizi. Le alternative ci sono. Ad esempio, Fisso + WiFi in alcuni casi, reti private, reti geografiche a basso consumo che utilizzano spettro senza licenza (Sigfox e LoRaWAN), connessioni mobili a banda stretta basate su NB-IoT e LTE-M dovrebbero rappresentare il 40% delle connessioni IoT nel 2027. E ancora, la percezione da parte degli utenti finali aziendali che i benefici non possano superare i costi. Quindi, la paura di fare affidamento sugli MNO.

Key4biz. I consumatori vogliono davvero guardare video HD su un cellulare?

Ilsa Godlovitch. Per i consumatori, non c’è modo di sapere se una rete mobile sia effettivamente 5G o sia stata densificata. Nessuna trasparenza specifica del servizio riguardo alla QoS (qualità del servizio). E poi, oltre alla domanda limitata, gli MNO hanno altre priorità oltre al 5G, come l’implementazione della fibra. E ancora, non c’è nessun obiettivo per il completamento del 5G negli obiettivi del decennio digitale: il 5G non è definito. Nessun obbligo di densificazione/copertura: offri servizi di qualità garantita nelle licenze dello spettro.

Key4biz. Cosa è stato ottenuto finora sul fronte delle reti private?

Ilsa Godlovitch. Le reti private (campus) sono proliferate nei paesi in cui alle imprese è stato concesso lo spettro. La Germania ha un numero particolarmente elevato di reti private, anche se è probabile che sia inferiore alle stime del Ministero che parla all’incirca di 5mila-10mila reti di questo tipo entro il 2025.

Key4biz. Quali vantaggi ci sono nell’assegnazione diretta di spettro alle imprese?

Ilsa Godlovitch. Un vantaggio della concessione dello spettro direttamente alle imprese è che si dà il controllo direttamente alle parti interessate – possibilità di innovare – formare partenariati diversi, anche con produttori di apparecchiature/MVNO. Questo è qualcosa che abbiamo osservato in uno studio WIK per il BEREC sulla connettività mobile all’ingrosso. L’uso limitato dello spettro di banda più alto/i ritardi nella densificazione potrebbero aver ridotto le emissioni di CO2 rispetto a quanto sarebbe potuto accadere altrimenti. È interessante notare che, sebbene il 5G abbia lo scopo di ridurre il consumo energetico per una determinata larghezza di banda rispetto al 4G, gli studi hanno scoperto che la densificazione può comportare aumenti significativi del fabbisogno energetico.

Key4biz. Cosa possono fare gli Stati membri o la Commissione per migliorare le prospettive del 5G?

Ilsa Godlovitch. Il problema principale è che spesso non vi sono requisiti, oppure sono limitati e manca un business case sia per gli MNO che per le imprese. E’ quindi necessario considerare dove sono realmente necessarie connessioni 5G di qualità garantita rispetto ad altre soluzioni (ad esempio la fibra utilizzata in vari esempi a Stoccolma). Non è necessario che gli Stati membri o la Commissione intervengano laddove non vi sia un fallimento del mercato.

Per le situazioni in cui può esserci una giustificazione:

  • Prendere in considerazione le richieste di aiuti di Stato per la densificazione del 5G
    • Possibilità di voucher per le imprese?
    • Finanziamenti UE/nazionali per casi d’uso innovativi
    • Laddove non sia già assegnato e laddove vi sia domanda, valutare la possibilità di concedere lo spettro direttamente alle imprese o di includere obblighi di locazione
    • includere obblighi di servizio nelle licenze sullo spettro – ad esempio:
    • La Norvegia ha l’obbligo nella banda 3,5 GHz di fornire ai verticali l’accesso ai servizi 5G o allo spettro se non è in grado di fornire servizi 5G
    • I titolari di licenze francesi da 3,5 GHz devono soddisfare le richieste ragionevoli dei settori verticali fornendo un’offerta standard o su misura o uno spettro di locazione. La disposizione avrebbe dovuto entrare in vigore entro la fine del 2023.
    • Trasparenza sulla QoS mobile sul pacchetto di servizi

Key4biz. Quali Lezioni per il 6G. Il documento di Breton va nella giusta direzione?

Ilsa Godlovitch. Per il 6G il Libro bianco sul Digital Networks Act propone una maggiore armonizzazione per la gestione dello spettro, compresi i tempi coordinati delle aste e un’autorizzazione dello spettro più uniforme. Suggerisce che la legislazione europea dovrebbe includere una roadmap dello spettro verso il 6G. Propone un processo di notifica e una revisione vincolante mediante decisione invece della revisione tra pari volontaria. Revisione per includere in particolare la durata, le condizioni di utilizzo dello spettro, gli obiettivi/obblighi di QoS nel contesto degli obiettivi 2030. Modificare i processi di gara per indirizzare gli investimenti nelle infrastrutture anziché massimizzare le entrate. Il Libro bianco propone inoltre un ruolo più significativo per l’UE a livello internazionale nel settore dello spettro

Key4biz. Non sembra esserci molto su quali azioni concrete intraprendere.

Ilsa Godlovitch. Intanto, si potrebbe cominciare col definire il 6G: cos’è? Poi, fissare gli obiettivi della standardizzazione. Dovrebbero essere concepiti gli standard per soddisfare le esigenze sociali e ambientali e le esigenze degli utenti finali, tenendo conto di ciò che gli utenti finali effettivamente desiderano e di ciò che possono già ottenere da altre fonti. Esigenze europee vs globali. Troppe versioni del 5G? Dovrebbero essere fissati standard più elevati per chiamare qualcosa 6G? Serve poi avere una tabella di marcia per il 6G, ma la disponibilità dello spettro è soltanto una piccola parte del quadro.

Per quanto riguarda le condizioni di licenza per lo spettro, ciò che il 5G ci ha insegnato è che l’importante è incorporare determinati principi, ad es. Standard QoS: cosa che ci aspettiamo dal 6G, per soddisfare richieste ragionevoli per servizi specifici, il potenziale per altri attori non MNO di impegnarsi attraverso il proprio spettro o il leasing. È importante anche la trasparenza per i clienti (sulla larghezza di banda e sui fattori ambientali). I clienti dovrebbero essere informati sulla qualità della loro connessione mobile proprio come fanno con quella fissa, anche se ci sono più fattori in gioco.

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