China Telecom sposta gli investimenti sull’AI

Dopo anni di pesanti investimenti in 5G, nel 2024 China Telecom ha deciso di spostare di più l’attenzione sulla ricerca e lo sviluppo dell’intelligenza Artificiale. La strategia dell’operatore cinese si sposta altresì maggiormente sul Cloud, sui Big Data e sugli sviluppi del digitale in ambito industriale.  

Nel suo rapporto annuale 2023, la telco cinese ha reso noto il suo piano di concentrarsi sui business strategici emergenti, che comprendono cloud, AI, big data, servizi di sicurezza, quantum computing, IoT, comunicazione satellitare e piattaforme digitali.

Business emergenti

Si prevede che le sue spese in conto capitale (capex) su queste aree di interesse aumenteranno del 2,5% nel 2024 e rappresenteranno la fetta maggiore delle sue spese in conto capitale complessive. La società prevede di spendere 5,1 miliardi di dollari in queste aree, pari al 38,5% del suo capex totale, che dovrebbe essere di 13,3 miliardi di dollari.

Diminuisce il peso degli investimenti in 5G

Nel frattempo, l’investimento assegnato alla sua rete mobile è destinato a diminuire al 30,7% del capex totale nel 2024, attestandosi a 4 miliardi di dollari. La spesa per la sua rete a banda larga non vedrà alcun cambiamento drastico, con la sua quota della torta di capex fissata al 16,7% nel 2024, o 2 miliardi di dollari. Infine, China Telecom prevede di aumentare i propri investimenti in sistemi operativi e infrastrutture, che costituiranno il 14,1% del mix totale di investimenti, a circa 1,8 miliardi di dollari.

I piani dell’operatore cinese per quest’anno non dovrebbero sorprendere: come il resto dei suoi concorrenti nazionali, la società ha attraversato una fase di significativi investimenti nella rete 5G e ora vanta una copertura nazionale molto ampia alimentata da 1,21 milioni di stazioni base. attualmente in uso e conta oltre 318 milioni di abbonati 5G (compresi quelli abbonati ai pacchetti 5G, ma non necessariamente che utilizzano i servizi 5G poiché potrebbero non avere ancora un dispositivo abilitato al 5G).

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Starlink attacca Tim sulle frequenze. Ma lo spettro è un tasto dolente. Urso annuncia un tavolo  

Lo spettro radio è un tasto dolente per le telco in Italia. L’asta 5G del 2018, costata 6,55 miliardi di euro alle casse degli operatori (Tim, WindTre, Vodafone Italia, Iliad e Fastweb) pesa ancora sulle finanze degli operatori che soltanto nel 2023 hanno finito di pagare l’ultima rata.

Starlink, la flotta satellitare di Elon Musk che gestisce la rete di SpaceX, attacca Tim sull’uso delle frequenze. Un attacco in piena regola, tramite l’agenzia Bloomberg, per rendere noto di aver depositato all’Agcom una segnalazione, sostenendo che “il lancio di Internet ad alta velocità in Italia è ostacolato dal più grande operatore telefonico del Paese (Tim, ndr), con possibili ripercussioni sui suoi servizi in tutta l’Europa meridionale e nel Nord Africa”.

“In una denuncia presentata alla fine della scorsa settimana all’Autorità garante delle comunicazioni italiana e al Ministero dell’Industria, Starlink sostiene che Tim – riporta Bloomberg – per mesi non ha rispettato le norme che le impongono di condividere i dati dello spettro per evitare interferenze di frequenza con le sue apparecchiature”.

Leggi anche: Elon Musk pronto a rimescolare il business delle telco. Ma in Italia spazi ristretti

Starlink abbassa ancora i prezzi. Collaborazione con Palazzo Chigi in arrivo?

Urso, su questione Starlink subito tavolo di confronto

“Il ministero si fa subito partecipe di un tavolo di confronto e di coordinamento tra Tim e Starlink per trovare una soluzione che possa consentire la convivenza al meglio delle due tecnologie, come prescrive peraltro la legge. Saremo noi a farci attori in questo tavolo di confronto nell’assunzione che peraltro abbiamo già da qualche settimana attribuito un lavoro preparatorio fatto dalla fondazione Bordoni in house al ministero”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine della presentazione della Giornata nazionale del Made in Italy.

Tim ribadisce di “aver già fornito i riscontri dovuti a Starlink e, a fronte delle ulteriori richieste di dati anche sensibili e rilevanti per la sicurezza delle comunicazioni, conferma la sua disponibilità a dialogare con Starlink tramite la mediazione prevista del Mimit”.

Il problema tecnico è interessante, perché evidenzia che per utilizzare bene lo spettro bisogna curare la coesistenza fra tecnologie diverse, trasmissione cellulare e satellitare, cosa assolutamente fattibile.
Il problema Starlink-Tim è tecnicamente banale, ma mostra che nel nostro paese manca forse una cultura dello spettro e la collaborazione per un uso avanzato dello stesso e tutto diventa rischia di diventare schermaglia.

Cosa vuole Starlink da Tim?

Di fatto, Starlink, che negli ultimi mesi ha lanciato una vera offensiva commerciale nel mercato italiano della connettività, abbassando l’abbonamento a 29 euro al mese (concorrenziale con la fibra), ha bisogno delle frequenze di terra di Tim per evitare interferenze con la sua rete di gateway che viaggia su frequenze satellitari diverse e non sempre compatibili.  

La posizione ufficiale di Tim rispetto all’uscita di Bloomberg è che si tratta di una ricostruzione parziale dei fatti, che non tiene conto delle interlocuzioni in atto.

Da tempo, almeno da metà ottobre, Starlink sta parlando con Tim per questioni che in primo luogo hanno carattere tecnico, che al momento non sono assolutamente interlocuzioni commerciali o che possano far presagire qualche tipo di collaborazione. Il nodo è l’uso delle frequenze satellitari di terra.  In altre parole, al momento pare che il rapporto fra Tim e Starlink sia più di carattere concorrenziale che prodromico ad una pacifica collaborazione.

Tim non molla le frequenze

Non pare che Tim sia disposta e rendere le cose facili a Elon Musk, che da qualche mese si è proposto al nostro governo, ma non si sa a che titolo – è stato ospite di Giorgia Meloni ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia e suoi emissari hanno incontrato il ministro Urso e il sottosegretario Butti – come potenziale facilitatore per la copertura delle aree bianche e non solo.

Ma in soldoni Starlink ha bisogno per la sua infrastruttura tecnica di utilizzare determinate frequenze e ha bisogno altresì di coordinarsi con gli operatori in modo che le frequenze (satellitari) che utilizza a terra non siano disturbate dalla trasmissione degli operatori.

Il tema però non è semplice

Le regole e la burocrazia non possono essere bypassate in un mercato iper regolamentato come le telecomunicazioni italiane.

Quel che è certo è che Tim opera nel quadro regolamentare di riferimento ed è sottoposta al controllo dell’autorità di controllo del settore, vale a dire l’Agcom. Starlink è un operatore di telecomunicazioni registrato al ROC? Nel registro dell’Agcom c’è una società Starlink, con sede a Dublino. E’ lei? In questo caso dovrebbe essere assoggettata a tutti gli obblighi di settore, fra cui la protezione minori, le intercettazioni ecc.

Il costo delle frequenze

Può Starlink pensare di operare nel mercato italiano senza sottoporsi ai vincoli del mercato? La risposta è evidentemente negativa anche perché in questo caso si potrebbe configurare un caso di concorrenza sleale nei confronti di chi invece opera con tutti i crismi autorizzativi.

Inoltre, c’è un tema ancor più sensibile per Tim e per le telco in generale, che riguarda le frequenze. Fatto non trascurabile, nel 2018 Tim ha speso 2,4 miliardi di euro per l’asta frequenze 5G.

Frequenze che in sede di asta 5G sono costate la somma record di 6,55 miliardi di euro agli operatori, che legittimamente non intendono condividerne informazioni, se non utilizzo, a cuor leggere. Men che meno ad un player minaccioso come Starlink.

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Banda ultralarga, il tour di Infratel parte dalla Toscana. Piccinetti: ‘Fare squadra sui territori’. Prossima tappa il 3 aprile in Lombardia

“L’obiettivo è fare squadra, perché tutti insieme si può vincere questa enorme battaglia: dobbiamo fare tutto entro il 30 giugno del 2026, c’è tanta strada ancora, ma sono sicuro che tutti insieme ce la possiamo fare”. Lo ha detto l’Amministratore delegato di Infratel, Pietro Piccinetti, a Firenze in occasione del primo evento dell’iniziativa ‘Infratel incontra le Regioni’, dedicato alle prospettive della Banda ultralarga in Toscana.
“Sin dal primo momento
– ha detto Piccinetti – abbiamo aperto dei tavoli di lavoro sia con i grandi operatori, con i vincitori delle gare, ma anche e soprattutto con Anie-Sit, perché poi sui cantieri ci sono le piccole società che hanno vinto a loro volta le gare per portare poi la fibra a casa”.   

Piccinetti ha ricordato che: “a gennaio abbiamo dato il 30% di anticipo agli operatori”, sulle risorse del Pnrr, “e spero che questi soldi poi arrivino nelle filiere per poter poi lavorare con più tranquillità e anche con più disponibilità per raggiungere gli obiettivi”.

Un tavolo contro le criticità

Al tavolo hanno partecipato i rappresentanti delle istituzioni, dei gestori, delle aziende che lavorano alla realizzazione delle infrastrutture. “Lavorare in squadra vuol dire anche comprendere le problematiche che abbiamo, come il ripristino stradale – ha detto l’Ad di Infratel, società in house del Mimit -, e capire come fare il prima possibile, anche per eliminare gli ostacoli che ci sono, per evitare che un Comune di non deliberi l’avvio dei lavori per il timore di un ripristino tardivo o sbagliato. Anie ha evidenziato tre criticità: la mancanza di personale, la scarsa liquidità delle aziende e i problemi con istituzioni locali per cantieri e permessi. Ci siamo da subito attivati attraverso azioni concrete, come l’evento di oggi, per dare risposte positive a queste istanze. Sono questioni che conoscevamo, le abbiamo portate oggi alla luce del sole, e solamente comprendendo i problemi di tutti noi possiamo farcela”. 

Il tour delle regioni e il ‘Modello Sardegna’

Il tour delle regioni è una iniziativa appena lanciata da Infratel, in collaborazione con il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e ANIE SIT, l’associazione che, all’interno di Federazione ANIE, rappresenta le aziende che si occupano di progettazione e realizzazione di infrastrutture tecnologiche.

Infratel Italia, soggetto attuatore della Strategia Nazionale per la Banda Ultralarga, lancia una serie di nuove iniziative che coinvolgeranno varie Regioni.

“Abbiamo deciso di promuovere questo percorso perché siamo fortemente convinti che la libertà digitale sia il diritto fondamentale di ogni individuo di accedere, utilizzare e contribuire al mondo digitale senza restrizioni. Il nostro obiettivo è garantire che internet e le tecnologie digitali rimangano aperte, libere e accessibili a tutti. La libertà digitale è un pilastro essenziale della democrazia, poiché consente la libera circolazione delle idee, la partecipazione civile e l’espressione della diversità culturale”, ha commentato Pietro Piccinetti, Ad di Infratel Italia.

Piergiovanni (Anie Sit): ‘Con PIccinetti un cambio di passo’

“Con l’Ad Piccinetti stiamo riscontrando un cambio di passo importante, un cambio di approccio che lascia davvero ben sperare rispetto al passato. Siamo contenti di supportare Infratel in questo percorso – ha detto Luigi Piergiovanni, Presidente Anie Sit – Gli incontri in programma in Lombardia e Liguria sono finalizzati a sensibilizzare le istituzioni e i governi di quei territori affinché sia possibile riprodurre il modello virtuoso che la Regione Sardegna ha fatto proprio, consentendo di accelerare il processo di digitalizzazione ormai non più procrastinabile. Solo così – conclude Piergiovanni – sarà possibile colmare il divario digitale e il gap di innovazione che ancora caratterizza il nostro Paese e rendere l’Italia un paese moderno e al passo con il resto d’Europa”.

Prossima tappa in Lombardia il 3 aprile

Le prossime tappe del tour saranno la Lombardia il 3 aprile, a Milano, dove è prevista la presenza del presidente della Regione Attilio Fontana e il prefetto di Milano Luciano Sgaraglia. Il 22 aprile invece appuntamento a Genova, prevista la presenza del presidente della Regione Giovanni Toti. Gli incontri hanno come obiettivo il coinvolgimento di istituzioni locali, operatori del settore e comunità locali per sensibilizzare gli enti, tecnici e istituzionali, e dare impulso ai cantieri legati alle infrastrutture di telecomunicazione. Il rispetto dei piani previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è fondamentale per abbattere il digital divide e migliorare la connettività nelle aree del Paese, fattore abilitante in settori vitali come il lavoro, la scuola, la salute.

Anche di questo si parlerà il 16 e 17 aprile al 5G & Co., la conferenza internazionale organizzata dal CNIT al Palazzo delle Esposizione di Roma.

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Tim e Vivendi il 2 aprile al Comitato golden power. Francesi ago della bilancia del nuovo Cda

Il fondo Merlyn TValue, che detiene una quota dello 0,53% e sostiene un piano alternativo alla cessione di NetCo, ha presentato un elenco di dieci nomi per il rinnovo del consiglio Tim e lancia così il guanto di sfida all’altra lista di maggioranza, presentata dal Cda a sostegno dell’ad Pietro Labriola, guidata dal partner dello studio Legance Alberta Figari.

Ma la vera domanda è a chi andrà il sostegno di Vivendi?

Secondo diverse voci la lista sfidante di Merlyn TValue sarebbe il cavallo su cui scommetteranno i Francesi. Ma non c’è alcuna conferma di questa che è soltanto una voce e va presa come tale con le molle. E’ pur vero che lo scontro fra il Cda e Vivendi negli ultimi mesi è sfociato in uno scontro legale in pieno corso e che sembra difficile, per non dire impossibile, che Vivendi possa sostenere la lista del Cda uscente visti gli attriti.   

Leggi anche: Tim, Merlyn Partners rende pubblica la sua partecipazione prima del voto sul nuovo Cda. Battaglia in assemblea?

Merlyn lancia Stefano Siragusa come nuovo ad di Tim

La lista di Merlyn comprende Umberto Paolucci (ex Microsoft, oggi imprenditore) per la presidenza e l’ex manager Tim Stefano Siragusa come ad. Gli altri nomi sono Ersilia Vaudo, Niccolò Ragnini, Ida Panetta, Ottavia Orlandoni, Boris Nemsic, Robert Hackl, Paul Doany e Barbara Oldani.

Tra le liste di minoranza c’è quella del fondo BlueBell che schiera in pole position Catia Tomasetti, partner dello studio BonelliErede, e quella dei piccoli azionisti di Asati.

La lista con otto nomi presentata mercoledì da Asati invece non era valida, in mancanza totale di quote rosa. Un qui pro quo corretto in corso d’opera dimezzando a quattro il numero di candidati e aggiungendo ai primi tre nomi – il presidente Asati Franco Lombardi, Alberto Brandolese e Maurizio Matteo Decina – il nome di Francesca Dalla Vecchia, che lavora nello stesso studio di consulenza/commercialisti di Brandolese ad Arzignano.

Vivendi ago della bilancia

Tutto però dipenderà da Vivendi, vero ago della bilancia per la formazione del prossimo Cda. Quale lista deciderà di sostenere il primo socio francese con una quota del 23,75%?

Il primo azionista francese non esprime nessun consigliere in nessuna delle 4 liste e non è intenzionato a presentarne una propria. 

Non c’è una posizione ufficiale di Vivendi sul prossimo Cda, dove i francesi sono assenti dall’estate del 2022 essendo uscita in polemica con la decisione del board di cedere la rete senza passare per un volto in assemblea, considerata illegale. Di qui la causa intentata da parte di Vivendi a Tim, con prima udienza al Tribunale di Milano fissata il 21 maggio dopo l’assemblea degli azionisti Tim fissata per il 23 aprile per il rinnovo del Cda.

Oggi scade il termine per la presentazione di ulteriori liste.

Comitato golden power il 2 aprile, il Governo cerca di capire

Intanto, il 2 aprile Tim e Vivendi sono convocate a Roma al comitato golden power. Oggetto della convocazione: monitoraggio per la verifica delle condizioni poste a Telecom e Vivendi sulle attività strategiche (leggi la rete). In poche parole, il governo tramite il Comitato golden power vuole tentare di capire, o forse meglio carpire, le intenzioni di Vivendi. C’è da dire che il MEF si è impegnato a versare 2,2 miliardi per il 20% della Netco, una volta che la rete sarà passata al consorzio guidato dal fondo Usa Kkr. Il closing è atteso entro l’estate, ma prima si dovrà pronunciare l’Antitrust.

Tim: Uilcom: ‘Non abbiamo firmato, accordo va fatto in sede ministeriale’

“Non abbiamo ritenuto di sottoscrivere l’accordo” per la gestione degli esuberi Tim “poiché, viste le turbolenze del contesto complessivo, in cui si vivono cambiamenti repentini anche rispetto agli assetti societari, l’accordo va trovato in sede ministeriale”. Lo dice Giulio Neri della segreteria nazionale Uilcom. In questo contesto, l’intesa “non può trovare definizione in sede aziendale ma necessita di essere sottoscritta in sede istituzionale. A garantire l’accordo ci devono essere gli stessi interlocutori che hanno dato il via libera al progetto” di riassetto di Tim. Altrimenti “rischiamo che sia un accordo privo di valore”.

Uilcom, a differenza di Slc e Fistel, non ha firmato l’intesa sull’uso della solidarietà fino a giugno 2025, raggiunta ieri notte.

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Il Governo spagnolo rileva il 3% di Telefonica e punta al 10%

Nel settembre dello scorso anno, il gruppo di telecomunicazioni saudita STC ha acquistato una partecipazione del 9,9% nella spagnola Telefonica per 2,25 miliardi di dollari, una mossa che l’ha resa il maggiore azionista della società.

Leggi anche: Il Governo spagnolo medita il ritorno in Telefonica per contrastare i sauditi di STC

All’epoca, STC affermò che la mossa era semplicemente l’ultimo passo nella loro strategia di investimento recentemente diversificata, definendo Telefonica una “opportunità di investimento interessante” e sottolineando che non avevano intenzione di assumere una partecipazione di controllo nell’azienda.

Ciononostante, l’acquisizione della partecipazione è stata controversa, con il governo spagnolo che ha rapidamente espresso le preoccupazioni relative alla perdita di controllo di quelle che considerano infrastrutture critiche.

Telefonica non è solo il più grande operatore di telecomunicazioni del Paese, ma fornisce anche servizi di connettività cruciali alle organizzazioni governative e, forse ancora più importante, alle forze armate.

Nel dicembre dello scorso anno, il governo spagnolo aveva annunciato un piano per acquisire una quota del 10% di Telefonica per compensare l’influenza di STC all’interno di Telefonica, una mossa che secondo loro era “in linea con altri grandi paesi europei, come Francia e Germania, che hanno e stanno aumentando le loro partecipazioni in grandi e strategici operatori di telecomunicazioni”.

Il piano del governo prevedeva che la partecipazione sarebbe stata incrementata in modo incrementale, con la prima acquisizione del 3% tramite la holding statale SEPI annunciata lunedì.

“L’ingresso di SEPI, un azionista con un impegno a lungo termine, fornirà a Telefonica una maggiore stabilità azionaria per raggiungere i suoi obiettivi, contribuendo a salvaguardare le capacità strategiche di un’azienda strategica per gli interessi nazionali (della Spagna),” ha affermato SEPI in una dichiarazione.

Ora il governo ha confermato l’intenzione di aumentare questa quota al 10%, affermando che lo farà gradualmente attraverso vari strumenti nei prossimi due mesi.

“Sarà fatto il più rapidamente possibile, nel più breve tempo possibile, a condizione che ciò non influisca sul prezzo delle azioni (di Telefonica)”, ha detto la portavoce del governo Pilar Alegria.

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5G, il caso del Comune di Diamante sul tavolo della Corte dei Conti per danno erariale

Nonostante le numerose semplificazioni messe in atto a livello nazionale per accelerare la posa di impianti 5G, resta uno zoccolo duro di comuni a livello locale dove il diniego a realizzare nuove infrastrutture resta forte. Uno zoccolo duro calcolato nel 13% dei comuni, secondo stime di INWIT, da mesi alle prese con il diniego di alcuni comuni che persistono in un atteggiamento di contrasto alla modernizzazione. Emblematico in questo senso il caso del comune di Diamante (CS), finito all’attenzione della Procura della Repubblica e della Corte dei Conti per il reiterato rifiuto di autorizzare l’installazione sul suo territorio di due infrastrutture per le telecomunicazioni mobili.

Il TAR Calabria ha ritenuto che i numerosi provvedimenti assunti dal Comune abbiano violato l’obbligo in capo a un’amministrazione pubblica di conformarsi ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria e ha trasmesso alla Procura della Repubblica di Paola il fascicolo relativo all’ennesimo rifiuto. Nel frattempo, la vicenda è anche all’attenzione della Corte dei Conti per l’accertamento di eventuali danni erariali.

Procura della Repubblica e Corte dei Conti decideranno sul rifiuto reiterato del comune di Diamante (Cs) di autorizzare infrastrutture di telecomunicazioni mobili sul suo territorio.

Comune condannato già 8 volte da Tar e Consiglio di Stato.

Tar Calabria trasmette alla Procura della Repubblica di Paola gli atti per inosservanza dei provvedimenti giudiziari da parte del comune.

Esposto-denuncia anche alla corte dei conti.

La palla alla Corte dei Conti

Sarà quindi la magistratura penale e contabile ad approfondire i contorni di una vicenda che, dopo ben 8 condanne in sede amministrativa al Comune di Diamante (6 sentenze/ordinanze del TAR e 2 del Consiglio di Stato) con 5 condanne alle spese (per un totale di oltre 10mila euro), è divenuta emblematica della difficoltà di portare su alcuni territori infrastrutture digitali e condivise, in grado di abilitare servizi 4G e 5G degli operatori di telecomunicazione. 

La trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Paola per l’inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità (ex art. 650 del Codice penale) è stato deciso dal TAR Calabria lo scorso 15 febbraio dopo che, a partire dal maggio 2020, il comune di Diamante ha rifiutato per ben otto volte di autorizzare l’inizio dei lavori a INWIT per la realizzazione di impianti di telecomunicazioni, sulla base di regolamenti comunali poi ritenuti illegittimi dal TAR stesso. Il comune di Diamante ha continuato a non conformarsi alle sei pronunce a suo sfavore da parte del Tar stesso (a cui INWIT aveva fatto ricorso) e alle due pronunce del Consiglio di Stato (a cui il Comune si è appellato per 3 volte dopo la bocciatura del suo operato da parte del TAR). I giudici amministrativi hanno infatti sempre ritenuto illegittimo il rifiuto del Comune e al contempo affermato la fondatezza delle ragioni di INWIT che, in quanto gestore di un pubblico servizio, ha di fatto l’obbligo di realizzare la copertura del territorio italiano con servizi di telecomunicazione elettronica. Pur conoscendo o dovendo conoscere il quadro giuridico che configura l’installazione di infrastrutture per le telecomunicazioni mobili come opere di urbanizzazione primaria, prioritarie in quanto aventi caratteri di pubblica utilità, il Comune di Diamante ha invece reiterato un ingiustificato comportamento ostruzionistico.

Mentre a livello nazionale sono state già adottate numerose semplificazioni, a livello locale ancora troppi regolamenti comunali non consentono un passo adeguato nella realizzazione delle infrastrutture, limitandone la localizzazione in aree non utili al fine della copertura, come cimiteri o discariche. Nel caso del Comune di Diamante, si è addirittura arrivati al paradosso di impedirne la costruzione, con un evidente ritardo nella realizzazione di infrastrutture fondamentali per la digitalizzazione del Paese e per la riduzione del digital divide.

In generale, negli ultimi due anni circa il 13% delle autorizzazioni richieste da INWIT è diventato oggetto di contenzioso con le amministrazioni locali.

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TIM avvia lo switch off delle prime centrali in rame in Toscana, Molise, Campania e Veneto

Switch-off del rame, TIM inizia a spegnere le prime centrali

Dal prossimo 25 maggio la rete in rame di TIM in Toscana dovrebbe spegnersi, per favorire invece l’adozione da parte di cittadini e imprese delle nuove tecnologie in fibra ottica. È quanto comunicato dal Gruppo con un comunicato. Le operazioni di switch-off del rame non riguarderanno solamente la Toscana, ma anche il Molise, la Campania e il Veneto.

Gli interventi di adeguamento tecnologico sono stati approvati dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom) nell’ambito del più ampio piano generale di rinnovamento delle tecnologie, che prevede la progressiva dismissione delle centrali della rete in rame.

L’Autorità, nella riunione di Consiglio del 27 settembre 2023, ha approvato gli esiti delle attività di vigilanza condotte su un secondo lotto di centrali locali in rame per le quali TIM ha comunicato l’intenzione di procedere allo switch-off della rete primaria in rame. Le verifiche svolte hanno accertato che n. 1.342 centrali risultano rispettare i requisiti previsti dalla regolamentazione vigente, in termini di copertura NGA e percentuale di migrazione dei clienti dal rame alla fibra, per avviare il relativo processo di decommissioning.

Toscana

Partendo dalla Toscana, il processo di dismissione riguarderà la centrale del comune di Lucca ubicata in via per Camaiore, basata su tecnologia completamente in rame, che verrà spenta a partire dal prossimo 25 maggio. Entro tale data, di conseguenza, i collegamenti attestati su queste centrali (Adsl, Isdn e linee telefoniche Rtg) saranno migrati sulla rete TIM di nuova generazione, già disponibile totalmente o in parte in fibra.

Campania

Per la Campania, il processo di dismissione riguarderà un primo lotto di 15 centrali distribuite su altrettanti comuni, basate su tecnologie completamente in rame, che verranno spente a partire dal prossimo 25 maggio. Entro tale data, di conseguenza, i collegamenti attestati su queste centrali (Adsl, Isdn e linee telefoniche Rtg) saranno migrati sulla rete TIM di nuova generazione, già disponibile totalmente o in parte in fibra.

Le 15 centrali della Campania, interessate dallo spegnimento, si trovano a Calvizzano, Santa Maria La Carità, Giugliano in Campania, Ischia, Sarno, Brusciano, Bacoli, Somma Vesuviana, Pozzuoli, Giugliano in Campania, Pellezzano, Montecorvino Rovella, Castel Volturno, Capua e Santa Maria Capua Vetere.

Veneto

In Veneto, il processo di dismissione riguarderà un primo lotto di 3 centrali distribuite su tre comuni, basate su tecnologie completamente in rame, che verranno spente a partire dal prossimo 25 maggio. Entro tale data, di conseguenza, i collegamenti attestati su queste centrali (Adsl, Isdn e linee telefoniche Rtg) saranno migrati sulla rete TIM di nuova generazione, già disponibile totalmente o in parte in fibra.

Le 3 centrali del Veneto interessate dallo spegnimento sono ubicate a Verona (ubicata in via Vincenzo Liruti) Sommacampagna (VR) e Selvazzano Dentro (PD).

Molise

In Molise, infine, il processo di dismissione riguarderà la centrale ubicata in Contrada Pantano a Termoli, basata su tecnologia completamente in rame, che verrà spenta a partire dal prossimo 25 maggio. Entro tale data, di conseguenza, i collegamenti attestati su queste centrali (Adsl, Isdn e linee telefoniche Rtg) saranno migrati sulla rete TIM di nuova generazione, già disponibile totalmente o in parte in fibra.

I clienti TIM di queste regioni hanno già ricevuto al riguardo un’informativa nella fattura telefonica, ha comunicato la società. Coloro che ad oggi non hanno ancora scelto un collegamento a banda ultralarga, per continuare a fruire dei servizi di fonia e navigazione Internet dovranno effettuare tale scelta entro il 24 maggio.

A questo scopo, si legge nel comunicato dell’azienda, saranno contattati dal servizio clienti di riferimento (187 per la clientela residenziale e 191 per quella business) per la verifica dell’impianto di casa o dell’ufficio da parte dei tecnici dell’azienda e la fornitura del modem in comodato d’uso gratuito. Rimarranno invariati il numero telefonico e le condizioni tariffarie.

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Tlc, cloud e Api per massimizzare le opportunità di un mercato globale da 900 miliardi di dollari nel 2024

Api e cloud, le opportunità per le imprese

La crescita dei ricavi è legata a nuove infrastrutture, ma anche alla capacità di creare nuove opportunità per monetizzare l’innovazione tecnologica e i servizi connessi. La rete 5G deve ancora crescere per generare guadagni all’altezza degli investimenti realizzati, ma nel frattempo, secondo un nuovo Rapporto di Juniper Research, dal titolo “Global Operator Revenue Strategies 2024-2028”, è possibile sfruttare strumenti già a disposizione delle imprese: il cloud e le Api.

Ampliare e rafforzare le infrastrutture cloud consente alle aziende di utilizzare al meglio i servizi Api, acronimo inglese per Application programming interface, soluzioni che consentono di collegare un gran numero di applicazioni di utilizzo quotidiano, con il vantaggio di risparmiare tempo, ottimizzare i livelli di operatività ed eliminando, ad esempio, tutte le componenti che in qualche modo limitano i livelli di piena integrazione.

Modelli di business

Il coautore della ricerca, Benjamin Clark, ha osservato: “Nonostante gli investimenti in nuove tecnologie, le strategie per monetizzare le reti, tramite abbonati ai servizi mobile, non sono state all’altezza delle aspettative. I futuri modelli di business dovranno creare valore e nuovi flussi di entrate da accrescere attraverso le attività aziendali”.

Per favorire l’impiego delle Api è fondamentale disporre di un’efficiente infrastruttura cloud, per gestire al meglio i servizi Internet of things (Iot), che a loro volta necessitano di una rete 5G, la tecnologia abilitante l’internet delle cose.

Connettività IoT, un mercato da 23 miliardi di dollari

La connettività Iot vedrà crescere il mercato di riferimento da 10 a 23 miliardi di dollari dal 2023 al 2028, che a sua volta favorirà una rapida implementazione delle Api aziendali.

Per massimizzare questa crescita, gli operatori devono fornire interfacce di programmazione delle applicazioni che consentano la gestione in tempo reale dei dispositivi, la configurazione remota e l’integrazione con soluzioni di terze parti. Ciò renderà più efficaci le reti degli operatori e li metterà nelle condizioni di sfruttare l’opportunità di ricavi derivanti dalla connettività IoT.

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Banda ultralarga: Zingaretti a Urso e Giorgetti ‘Fare chiarezza sui ritardi di Open Fiber’ 

“La realizzazione della Fiber to the home (Ftth) è uno dei piani portanti della digitalizzazione dell’Italia da raggiungere tramite il Pnrr. Per raggiungere gli obiettivi relativi alle aree grigie (non totalmente a mercato) sono state finanziati interventi tramite Infratel con OpenFiber e Tim. La situazione è delicatissima e grande è l’allerta per le continue notizie riguardanti l’incapacità di OpenFiber di raggiungere gli obiettivi” è quanto si legge nelle premesse dell’interrogazione parlamentare ai Ministri Giorgetti e Urso che è stata presentata da Nicola Zingaretti insieme ai deputati democratici della Commissione Trasporti della Camera, Andrea Casu, Anthony Barbagallo, Valentina Ghio, Ouidad Bakkali, e Roberto Morassut.

Per Nicola Zingaretti “si rilevano forti criticità che mettono seriamente a rischio un investimento strategico per il paese previsto dal Pnrr. I maggiori ritardi in termini di avanzamento dell’investimento – si legge nell’interrogazione – si registrano in Emilia Romagna, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta. È inoltre molto grave – sottolinea infine il democratico – che vi sia difficoltà a reperire un quadro certo e veritiero della situazione: i ministri Giorgetti e Urso hanno il dovere di riferire in parlamento”:

Ecco il testo integrale dell’interrogazione

Al Ministro delle Imprese e del made in Italy, al Ministro dell’Economia e delle finanze

– Per sapere – premesso che:

la realizzazione della Fiber to the home (Ftth) è uno dei piani portanti della digitalizzazione dell’Italia da raggiungere tramite il Pnrr;

per raggiungere gli obiettivi relativi alle aree grigie (non totalmente a mercato) sono state finanziati interventi tramite Infratel con OpenFiber e Tim;

la situazione è delicatissima e grande è l’allerta per le continue notizie riguardanti l’incapacità di OpenFiber di raggiungere gli obiettivi;

al Ministero delle imprese e del Made in Italy, a cui compete la regia sul piano per le aree bianche a fallimento di mercato, OpenFiber ha chiesto più volte contro le regole di rivedere la concessione del 2017. Da ultimo prevede la fine dei lavori non prima di Settembre 2024;

il percorso verso il conseguimento del target previsto per settembre 2024 risulta ancora lungo: il Piano doveva garantire una copertura a circa 8,4 milioni di unità immobiliari, di cui circa 6,3 milioni in FTTH e 2,1 milioni in FWA, per un totale di 7.413 Comuni. A ciò si aggiungono i target finali di copertura delle sedi della PA e delle aree industriali, pari ad una copertura di 29.895 beneficiari in tecnologia FTTH. A dicembre 2023, risultavano coperte in FTTH circa 3,4 milioni di unità immobiliari (54% target finale) e 18.616 sedi di PA e aree industriali (62% target finale) per un totale di circa 3.859 Comuni raggiunti dall’infrastruttura di rete;

in particolare si rilevano criticità in Liguria, dove il tasso di avanzamento è fermo al 25%, in Emilia-Romagna, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta, dove non si supera il 50%; molte sono le denunce di difficoltà a potersi connettere in molte zone del Paese e la difficoltà a reperire un quadro certo e veritiero della situazione;

rilevanti appaiono le difficoltà finanziarie che tanto Open Fiber quanto TIM sembrano registrare nel rapporto tra remunerazione degli investimenti, pagamento del debito e sostenibilità finanziaria.

S’interrogano i ministri, per sapere se corrisponda al vero che:

• al 31 dicembre 2023 sono state attivati da Open Fiber solo 240.578 clienti nelle aree bianche, sussidiate al 100% con fondi pubblici a fronte di lavori contabilizzati per un importo di 1.783.781.431 euro;

• non sia attivato il 40% delle richieste ricevute e che verosimilmente in questi casi l’unità immobiliare dichiarata dove il servizio è attivabile in realtà non lo sia;

• Open Fiber ha dichiarato più di 1,6 miliardi di extracosti rispetto al bando iniziale (progetto BUL) relativo al piano aree bianche accumulando un ritardo superiore ai 4 anni;

• nelle aree bianche coperte da FWA su un totale di 1.597.753 unità immobiliari dichiarate da Open Fiber figurano ad oggi solo 536 clienti attivi e quale sia il motivo di tale situazione;

• Open Fiber rischia di mancare il raggiungimento delle milestone previste dal PNRR per le aree grigie entro il giugno 2026;

• Open Fiber per il rifinanziamento del suo debito chiede una ulteriore iniezione di liquidità pari a 2,8 miliardi di cui 900 milioni da parte delle Istituzioni pubbliche;

• Open Fiber ha chiesto al Governo di rendicontare come coperti anche i civici adiacenti a quelli previsti dal finanziamento PNRR ma non presenti nel disciplinare di gara ai fini del raggiungimento dei target del progetto Italia a 1 Giga e, in caso affermativo, se il Governo ritenga accettabile tale soluzione dalla Commissione europea;

• Infratel, pur avendo evidenza della situazione non ha preso tempestivamente i dovuti provvedimenti e soprattutto non ha effettuato, in quanto concedente, i dovuti controlli; quali iniziative urgenti intendano porre in essere, in considerazione di quanto premesso, per evitare di perdere i fondi PNRR destinati alle infrastrutture digitali di nuova generazione”.

https://www.key4biz.it/banda-ultralarga-zingaretti-a-urso-e-giorgetti-fare-chiarezza-sui-ritardi-di-open-fiber/484413/




Anche i videogiochi sono sempre più social

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Il settore dei giochi per i dispositivi mobili si muove sempre un po’ per conto suo, riprendendo linee di sviluppo generali ma, più spesso, proponendone altre, uniche e originali. A mostrarlo è il rapporto State of mobile gaming 2024 di data.ai, che evidenzia come la pandemia abbia agito come catalizzatore di cambiamento, accelerando l’adozione del digitale e influenzando significativamente i comportamenti di consumo e le preferenze ludiche.

In questo contesto, il gaming mobile ha assunto un ruolo centrale nell’offerta di intrattenimento, con un’espansione notevole sia in termini di utenza che di diversificazione dei contenuti. La risposta del settore a questi cambiamenti si è manifestata attraverso l’innovazione nei generi di gioco, l’adattamento delle strategie di monetizzazione e l’esplorazione di nuovi modelli di engagement, delineando così un panorama in continua trasformazione che riflette la crescente complessità e maturità del mercato.

Questi i dati più importanti che emergono dal rapporto: nel 2023, il consumo dei giochi è diminuito del 2%, per un totale di 107,3 miliardi di dollari, con un calo dei download a 88 miliardi di unità; c’è stata una riduzione nel numero di nuovi titoli, mentre i giochi già affermati hanno continuato a dominare il mercato in termini di ricavi e cicli di vita più lunghi; a distinguersi in quanto a spesa per dispositivo (relativamente all’App Store di iOS) è stato il Giappone, che ha superato la maggior parte delle altre regioni che sono tornate ai livelli di spesa pre-pandemia.

Cosa cambia nel panorama ludico

I giochi definiti hypercasual – come diremmo noi, “mordi e fuggi”, senza particolari investimenti in tempo e impegno – mantengono una posizione dominante nel numero di download, tendenza rafforzata dalla loro semplicità d’uso e accessibilità immediata in grado di catturare l’interesse di un’ampia fascia di utenti. Un tempo erano tutti caratterizzati da meccaniche semplici e un gameplay facile da comprendere in un paio di minuti, ma ora si stanno evolvendo per stimolare un grado coinvolgimento più profondo, come i traguardi progressivi e le interazioni sociali attraverso le chat, per fidelizzare il più possibile i giocatori e non farli passare ad altro.

Ci sono poi quei generi innovativi che segnano un punto di svolta nell’ecosistema del gaming mobile. Avatar Life e Party Royale, ad esempio, propongono una delle formule di gioco di maggior successo al momento, fondendo elementi sociali con la personalizzazione e l’interazione in ambienti virtuali. Questi giochi, insieme ai titoli sandbox creativi come Roblox e Minecraft, e ai giochi di simulazione sportiva, attraggono una base di giocatori diversificata e stimolano anche nuove dinamiche di consumo.

Insomma, si cerca di costruire comunità anche nei giochi, distanziandosi dai modelli tradizionali in favore dell’immersività e della possibilità di fare due chiacchiere con giocatori di tutto il mondo: un buon trucco per mantenere l’engagement a lungo termine.

Le differenze d’età e di genere

Com’è naturale, le preferenze di gioco variano parecchio in base all’età e al genere. I giocatori più giovani preferiscono i generi che stimolano la creatività e l’esplorazione, come i summenzionati sandbox creativi, i giochi di corse e i giochi di ruolo. Le fasce d’età più mature tendono a prediligere giochi che offrono un’esperienza più tranquilla, come i solitari, i puzzle di abbinamento a 3 pezzi (match 3) e le slot machine.

Per quanto riguarda il genere, i giochi match 3 e i puzzle – soprattutto quelli di parole – attraggono maggiormente un pubblico femminile, mentre sport, MOBA e simili sono i più popolari tra i maschi, più inclini, a quanto sembra, alla competizione, alla strategia e a un gameplay dinamico. Tutti dati che ogni bravo sviluppatore deve tenere presente per influenzare settori di mercato ancora poco esplorati o sfruttati.

Parlando di sviluppatori, l’impronta globale dei publisher cinesi nel mercato dei giochi mobile è diventata sempre più marcata. Queste aziende ora detengono una quota significativa del fatturato mondiale generato dai giochi mobile, grazie alla vasta offerta di titoli che spaziano tra diversi generi, ma anche a strategie di marketing e distribuzione efficaci che hanno permesso una penetrazione profonda nei mercati internazionali, non solo occidentali.

Il Giappone, in particolare, appare uno scenario chiave per l’espansione dei produttori cinesi, essendo uno dei mercati di giochi mobile più lucrativi e competitivi a livello globale. La conquista di quasi un quarto della quota di mercato in Giappone da parte delle aziende ludiche della Cina testimonia non solo la loro capacità di offrire giochi di alta qualità, ma anche la loro flessibilità nell’adottare strategie di localizzazione che vanno dalla traduzione accurata dei contenuti alla calibrazione delle meccaniche di gioco per soddisfare le aspettative dei giocatori giapponesi.

Social e cross-play, e il fatturato è servito

I generi di strategia e RPG hanno raggiunto un successo notevole nella monetizzazione, grazie a meccaniche di gioco complesse che incoraggiano gli utenti a investire tempo e risorse per avanzare nei livelli, migliorare i personaggi o le squadre e scoprire nuovi mondi o storie. La profondità di gioco favorisce l’adozione di modelli di monetizzazione come gli acquisti in-app per oggetti esclusivi, accesso a contenuti premium o valute virtuali, che si traducono in flussi di entrate costanti per gli sviluppatori: un investimento che ripaga anche a distanza di anni.

Anche questi giochi hanno aggiunto negli ultimi tempi la possibilità di promuovere elementi social e di cross-play, cioè la possibilità di giocare lo stesso titolo su piattaforme diverse mantenendo tutti i progressi e gli acquisti già effettuati, incoraggiando la fedeltà al gioco. Le esperienze sociali integrate – come le gilde, le alleanze e i tornei multiplayer – creano comunità attive che condividono strategie e si sostengono a vicenda.

Intelligenza artificiale e contenuti generati dagli utenti per il futuro

Il futuro del mobile gaming, secondo il report, sarà soprattutto nei contenuti generati dagli utenti (UGC) e le interazioni sociali. La pervasività della connettività mobile ha già iniziato a ridefinire le aspettative dei giocatori, spingendo verso esperienze di gioco sempre online e sempre connesse, grazie anche alle dotazioni di gigabyte di traffico dati per la telefonia mobile sempre più elevate (basta confrontarle sul comparatore di SOSTariffe.it per rendersene conto). Tale aspetto sarà fondamentale per supportare giochi più complessi e multiplayer in tempo reale, eliminando i confini tra i dispositivi e permettendo un’esperienza di gioco fluida e continua, sia che si giochi da mobile, da console o da PC.

E poi, naturalmente, si prevede un forte sviluppo nei settori dell’intelligenza artificiale, della realtà aumentata e virtuale, che promettono di portare le esperienze di gioco mobile a livelli senza precedenti di immersione e interattività. L’intelligenza artificiale, in particolare, potrebbe personalizzare l’esperienza di gioco adattandosi automaticamente alle preferenze e al comportamento del giocatore, mentre la realtà aumentata e virtuale offriranno nuovi modi di esplorare e interagire con i mondi di gioco.

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