Spettro radio, verso l’innalzamento dei limiti. Nuove norme contro spreco e rischio accaparramento

In vista dell’imminente innalzamento dei limiti elettromagnetici, Italia all’avanguardia nell’uso efficiente dello spettro radio, con le nuove norme appena varate dal Governo, improntate al principio di equa ripartizione di un bene scarso e pregiato in ottica anti-spreco e anti-accaparramento. Via libera del Consiglio dei ministri alle modifiche al Dlgs 259, che aggiorna e rivede il Codice delle comunicazioni elettroniche, che pone quindi il nostro paese in prima fila nella valorizzazione dello spettro radio, con regole che spingono gli operatori all’uso effettivo di questa risorsa scarsa.

Principio ‘all you can eat’ per lo spettro

Un po’ come in un ristorante ‘all you can eat‘, gli operatori potranno quindi chiedere al Governo le risorse spettrali che effettivamente gli servono, con l’obbligo di lasciare libere e restituire, nel caso, le frequenze non utilizzate. Due le principali novità del decreto: la prima, riguarda l’equa ripartizione dello spettro, che prevede un tetto massimo di spettro per ogni singolo operatore proporzionale alla banda che detiene, introduce il principio di proporzionalità. La seconda, l’introduzione del principio di effettività, secondo cui il Ministero e le Arpa, dopo l’autorizzazione delle risorse, verificano l’effettivo utilizzo delle potenze evitando così situazioni di accaparramento.

Due novità che hanno lo scopo di restituire una fotografia reale dell’uso reale e della effettiva disponibilità di spettro nel nostro paese.

Cosa prevede il provvedimento

Il provvedimento concernente la revisione del codice delle comunicazioni elettroniche prevede misure di semplificazione per la realizzazione delle infrastrutture di comunicazione elettronica. I principali interventi riguardano l’uso pubblico dei servizi di comunicazione elettronica così da adeguare la disciplina all’evoluzione tecnologica e accelerare gli obiettivi di sviluppo infrastrutturale e di trasformazione digitale. Viene, inoltre, aggiornata la parte dei servizi di comunicazione elettronica a uso privato, in particolare la parte relativa ai radioamatori.

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Nicola Pasquino (Federico II): ‘Equa ripartizione idea condivisibile, ma potrebbe sfavorire i gestori più giovani’

“L’idea di introdurre l’equa ripartizione è condivisibile e va nella giusta direzione, anche se in questa forma potrebbe sfavorire la concorrenza, fotografando la situazione attuale e bloccando i gestori più ‘giovani’ che non hanno partecipato a tutte le aste per le frequenze condotte negli anni”, ha detto Nicola Pasquino, Professore all’ Università di Napoli Federico II.
“E’ apprezzabile il tentativo di evitare un ingolfamento delle ARPA a seguito dell’innalzamento dei limiti, prevedendo soltanto una comunicazione in caso di incremento di potenza, anche se la semplificazione di oggi potrebbe creare problemi nel medio periodo”, aggiunge.
Nel complesso, si vede lo sforzo del Governo di dare risposte. Tuttavia, bisogna capire quale effetto avrà il “combinato disposto” di tutte le modifiche sull’attività a carico di Comuni e ARPA”, chiude il Professore.

Ecco i principali interventi correttivi:

Localizzazione alternativa: le Regioni e gli Enti locali possono negare l’installazione di un impianto per tutelare le aree di particolare pregio storico-paesaggistico o ambientale o per proteggere dall’esposizione ai campi elettromagnetici siti sensibili.

Allo stesso tempo, però, devono individuare, con provvedimento motivato, una soluzione alternativa che assicuri l’installazione dell’impianto in un altro punto del territorio;

mappatura geografica: per contrastare la mancata attuazione delle installazioni ed evitare indebiti ritardi nella realizzazione di infrastrutture a banda ultralarga, è stata migliorata la procedura di mappatura geografica delle reti presenti sul territorio nazionale prevedendo che le dichiarazioni rilasciate dagli operatori sui piani di installazione delle reti abbiano ora carattere vincolante e siano soggette a sanzione da parte dell’Agcom.

Inoltre, i dati relativi alla mappatura sono resi disponibili sulla Piattaforma Digitale Nazionale Dati o strumento equivalente, per garantire così una mappatura qualitativa specifica dello stato di connettività sul territorio;

Sanzioni ed equa ripartizione dello spettro

modifiche apparato sanzionatorio: le sanzioni previste dal codice delle comunicazioni elettroniche sono ridotte di un terzo del minimo edittale se il trasgressore paga entro 10 giorni dalla contestazione della violazione. Tale riduzione non si applica nei confronti dei soggetti titolari di impianti di radiodiffusione sonora e televisiva, in quanto quest’ultimi già godono di queste riduzioni.

Sono introdotte anche nuove ipotesi sanzionatorie specifiche per i call center che commettono pratiche commerciali sleali, violando le limitazioni di accesso ai numeri e i blocchi che l’Autorità può imporre per motivi di frode e per chi fabbrica, importa o vende o assembla ricevitori autoradio e apparecchiature di televisione digitale non conformi alla legge.

Semplificazioni sui permessi

Semplificazione dell’attività per le opere infrastrutturali di rete: le istanze di autorizzazione per l’installazione delle infrastrutture vanno presentate all’ente locale tramite portale telematico e, in assenza di quest’ultimo, mediante posta elettronica certificata.

Inoltre, per le installazioni di impianti che richiedono interventi di minore rilevanza non occorre più il deposito del collaudo a firma del professionista abilitato; si estende il diritto di accesso alle parti comuni degli edifici per l’installazione delle opere accessorie (elementi di rete, cavi, fili).

Per quanto riguarda l’attività di posa delle condutture di energia elettrica e tubazioni metalliche sotterrate sarà sufficiente una dichiarazione asseverata da un professionista abilitato da cui risulta l’assenza o la presenza di interferenze con le reti di comunicazione elettronica, fermo restando l’azione di verifica e controllo successiva degli ispettorati territoriali competenti.

Infine, si esplicita l’inefficacia del provvedimento tardivo negativo di installazione delle infrastrutture.

Norma anti-accaparramento

Principio dell’equa ripartizione: in vista dell’innalzamento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici entro il 30 aprile 2024, è stato introdotto nel codice delle comunicazioni il principio dell’equa ripartizione dello spazio elettromagnetico. Questo prevede l’autorizzazione all’occupazione dello spazio elettromagnetico in base all’assegnazione delle risorse spettrali tra gli operatori di Tlc secondo un criterio di proporzionalità rispetto alla banda acquisita, e quindi ai diritti d’uso di cui ciascuno è titolare.

Si evita così, almeno in teoria, una corsa all’accaparramento del nuovo spazio elettromagnetico a seguito del suo prossimo innalzamento da 6 v/m a 15 v/m, si assicura il coinvolgimento di tutti gli operatori interessati (anche quelli con dotazioni spettrali minori), si rispettano gli investimenti sostenuti da ciascuno e si incoraggiano gli operatori a utilizzare le tecnologie a maggiore efficienza spettrale, garantendo in prospettiva la migliore infrastrutturazione dei sistemi 5G e successivi.

Leggi anche: Frequenze, nuovi limiti? Evitare il rischio di una corsa all’accaparramento

Per siti non saturi prevista assegnazione temporanea

Per i siti rispetto ai quali non vi siano state domande in numero tale da saturare il limite massimo previsto, gli operatori interessati possono richiedere in via temporanea un incremento pro quota del valore assentito, finché chi ha diritto decida di subentrare; nel caso di variazioni di servizi preesistenti o di assegnazione di nuove bande, il limite assentito è ricalcolato e le autorizzazioni già rilasciate sono rimodulate.

Prevista anche una rimodulazione dalla parte dell’amministrazione competente nel caso di sotto-utilizzo dello spazio elettromagnetico mentre se si tratta di incrementare solo lo spazio elettromagnetico senza installare o modificare impianti, gli operatori presentano una semplice comunicazione all’amministrazione e all’organismo competente a effettuare i controlli.

https://www.key4biz.it/spettro-radio-verso-allinnalzamento-dei-limiti-nuove-norme-contro-spreco-e-rischio-accaparramento/484262/




Tim, Merlyn Partners rende pubblica la sua partecipazione prima del voto sul nuovo Cda. Battaglia in assemblea?

Merlyn Partners, un fondo di investimento alternativo con sede in Lussemburgo, ha dichiarato di detenere martedì lo 0,53% di Tim. Lo rende noto la Reuters, ricordando che la divulgazione della quota arriva prima dell’assemblea generale annuale del mese prossimo in cui l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, cercherà un nuovo mandato mentre lavora per finalizzare la vendita dell’asset principale della società, la rete fissa, al fondo statunitense KKR.

Il ruolo potenziale di Merlyn

La quota detenuta da Merlyn, che a novembre in linea con Vivendi avrebbe voluto un passaggio in assemblea sulla cessione di NetCo, è sufficiente per consentire al suo proprietario di presentare una lista di candidati per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Tim, una potenziale minaccia per Labriola qualora il fondo sostenesse un diverso candidato amministratore delegato.

Una fonte a conoscenza della questione ha detto che Merlyn sta valutando la possibilità di presentare una propria lista di candidati per il consiglio di amministrazione di Tim.

 in vista del rinnovo del cda ad aprile, si apre uno scenario di una possibile proxy fight e alla costruzione di quote a supporto dei candidati che si sfideranno.

Anche se lo facesse, aggiunge la Reuters, il fondo non si opporrebbe all’accordo di KKR, anche se presenterebbe le proprie proposte per azioni che l’attuale management di Tim non sta prendendo in considerazione, ha detto la fonte.

L’anno scorso Merlyn Advisors, la società londinese dietro il fondo, ha collaborato con un ex dirigente di Tim nel tentativo di contestare il piano di Labriola di vendere la rete fissa, proponendo un rinnovamento alternativo e un cambio al timone di TIM.

Ora le cose sono cambiate e Merlyn è favorevole allo scorporo. La nuova Tim, nella visione del fondo, “diventerà il partner d’elezione per supportare la Pubblica Amministrazione e le imprese italiane nella loro trasformazione digitale. TechCo, grazie alla chiara visione strategica Tech&Infra unita ad un bilancio pulito post vendita di NetCo, Tim Brasil e TIM Consumer, agirà come aggregatore di mercato, assumendo il ruolo di predatore piuttosto che quello di potenziale preda” nei settori delle nuove tecnologie. “Siamo profondamente convinti che TechCo raggiungerà la giusta dimensione e diventerà un leader europeo in questo spazio” si legge.

Il piano di Merlyn

Merlyn fa un richiamo alla “corretta governance” all’interno del Cda “per prendersi cura di tutti gli azionisti, a partire dai principali azionisti della società, Vivendi e CDP, garantendo sempre che gli interessi della società, il suo patrimonio, la forza lavoro, e del parco fornitori venga rispettato e che continui a contribuire alla crescita del nostro Paese”.

“Il nostro piano, unito ai punti di forza e alle opportunità esistenti di Tim, può aumentare il valore per gli azionisti a livelli migliori rispetto a quello presentato il 7 marzo dalla società” sostiene il fondo e “la leadership è fondamentale per realizzare un tale piano”. A ottobre Merlyn aveva candidato Stefano Siragusa, ex manager Tim come nuova guida del gruppo, ora i nomi non vengono svelati ma “abbiamo una lista di candidati con competenze internazionali e di settore, in grado di supportare e aiutare il futuro team di gestione ad eseguire il piano, promuovendo al contempo una governance migliore e più collaborativa all’interno del cda” conclude il fondo. 

Il piano del fondo Merlyn è quello di trasformare Tim in una “TechCo, una società tecnologica e infrastrutturale di fascia alta”.

TechCo, il cuore della nuova Tim, sarà un’azienda italiana con ambizioni globali che integrerà efficacemente la rete intelligente di Tim (la parte esterna al perimetro NetCo/KKR) con le competenze, il know-how, le relazioni con i clienti, gli ecosistemi di fornitori, le società controllate (come Olivetti, Telsy e Noovle) e le relative infrastrutture (datacenter e contratti PSN) di Tim Enterprise. Questa Tim rimodellata offrirà esclusivamente servizi non regolamentati.

“Tale trasformazione non solo creerà valore superiore per tutti gli azionisti grazie al valore aggiunto all’avanguardia, ai margini più elevati e ai multipli di mercato più elevati, ma aiuterà anche l’Italia a raggiungere i propri obiettivi. Obiettivi di digitalizzazione e rilancio dell’intero sistema economico nazionale” si legge nel piano del fondo. 

Le azioni Tim sono colate a picco dopo che Labriola ha presentato un piano per la società lasciata dopo la vendita della rete.

L’ad Pietro Labriola, capofila della lista del cda, potrebbe dunque doversela vedere con altri sfidanti, che potrebbero cercare il sostegno di Vivendi, primo azionista del gruppo di tlc con il 23,7% del capitale, da molto tempo critico verso Labriola.

Cambio di Cda rischioso

Secondo l’Ansa, alcuni analisti guardano con preoccupazione a ribaltoni: “un repentino cambiamento di management in una fase così delicata per il gruppo potrebbe comportare rischi significativi per il titolo”, afferma Intermonte, che giudica “non sufficienti” le rassicurazioni di Merlyn sul fatto che “non si opporranno alla cessione della rete in caso di vittoria” e auspica che a Labriola, anche in caso di sconfitta, possa comunque essere conferito “come gesto di responsabilità” un incarico di Ceo “ad interim” per consentire “una transizione senza intoppi”.

Nei giorni scorsi Barclays aveva detto che “un cambiamento nel Cda e nel management creerebbe una non necessaria incertezza”, sottolineando l’importanza di finalizzare l’accordo con Kkr da parte di “qualunque cda” verrà eletto. 

https://www.key4biz.it/tim-merlyn-partners-rende-pubblica-la-sua-partecipazione-prima-del-voto-sul-nuovo-cda-battaglia-in-assemblea/484043/




Tim verso la cessione di nuovi asset per coprire l’aumento del debito?

Tim sarebbe pronta a cedere nuovi asset per coprire il debito in crescita di un miliardo circa in seguito alla cessione di NetCo, visto in crescita dall’azienda a 7 miliardi nel 2024, a fronte di 6,1 miliardi a fine dicembre 2023. Lo scrive Bloomberg, secondo cui i principali indiziati per una cessione sono da un lato Sparkle (valutata fra 600 e 800 milioni) e dall’altro la quota rimanente detenuta in INWIT, valutata circa 300 milioni.

Entrambe le cessioni sarebbero sul tavolo.

Leggi anche: Tim, debito netto pro-forma sale a 7,5 miliardi a fine 2024

Tim, il nuovo piano industriale 2024-2026 senza NetCo non scalda il mercato. Titolo a picco

Non c’è fretta per INWIT

Secondo Bloomberg, la cessione della quota residua in INWIT non sarebbe imminente e potrebbe concretizzarsi non prima del 2026.

Leggi anche: Tim, l’offerta del MEF per Sparkle insufficiente. Prosegue il negoziato

Ma il nodo del debito si pone, vista la tempesta in borsa che ha affossato il titolo la scorsa settimana dopo l’annuncio del piano industriale 2024-2026 della scorsa settimana che non ha convinto gli analisti soprattutto sul fronte del debito atteso per il 2026 superiore di un miliardo rispetto alle stime.  

La nuova cessione aiuterebbe la compagnia a raccogliere liquidità, che potrebbe poi essere utilizzata per ridurre ulteriormente il debito o per remunerare gli azionisti. La vendita della rete alla statunitense KKR è stata siglata alla fine dello scorso anno, segnando la prima volta che un operatore telefonico europeo ha deciso di vendere la propria rete fissa. KKR la scorsa settimana ha confermato che l’accordo si concluderà in estate. L’operazione di scorporo secondo i piani si dovrebbe chiudere entro l’estate.

“Tim dovrebbe tornare a generare liquidità a livello di gruppo, così come nel mercato nazionale italiano, grazie al nostro nuovo piano industriale triennale”, ha detto l’amministratore delegato Pietro Labriola al quotidiano Corriere della Sera in un’intervista nel fine settimana.

https://www.key4biz.it/tim-verso-la-cessione-di-nuovi-asset-per-coprire-laumento-del-debito/483991/




Piano BUL, target di settembre 2024 a rischio. La Corte dei Conti in pressing sul MIMIT

“Il tasso di ultimazione dei cantieri in modalità FTTH si è attestato, a fine 2023, sul valore – poco incoraggiante – del 75 per cento degli ordini di esecuzione, con differenze consistenti su base regionale”. E’ quanto si legge in un passaggio della delibera della Corte dei Conti sullo stato di attuazione del piano Banda Ultralarga, varato nel 2015, per la copertura delle aree bianche del paese, affidato ormai da anni otto anni fa a Open Fiber.

Leggi anche: Aree bianche, allarme rosso della Corte dei Conti sul Piano BUL: “Sensibile ritardo nella realizzazione delle infrastrutture”

Un progetto finanziato con fondi pubblici che nel tempo ha accumulato anni e anni di ritardi. Doveva concludersi nel 2020, ma di scostamento in scostamento (tutti richiesti dal concessionario Open Fiber, ma non avallato ufficialmente dal MIMIT tramite Infratrel, scrive la Corte dei Conti nel suo rapporto) è arrivato ad un nuovo target finale, fissato al settembre 2024.

Settembre 2024 è fattibile?

Un target che visti i numeri e lo stato di avanzamento del progetto – dalla sua fase di progettazione, al collaudo all’apertura dei cantieri – procede a passo di lumaca ormai da anni.

Basta guardare i numeri:

Il Piano prevede la copertura di 8,4 milioni di unità immobiliari, di cui circa 6,3 milioni in FTTH e 2,1 milioni in FWA, per un totale di 7.413 comuni. A ciò si aggiungono i target finali delle sedi delle Pubbliche Amministrazioni e delle aree industriali, pari ad una copertura di 29.895 beneficiari di tecnologia FTTH.

Rispetto a questo quadro, al 31 dicembre 2023 risultavano coperte in FTTH circa 3,4 milioni di unità immobiliari (appena il 54% del target finale) e 18.616 sedi di PA e aree industriali (62 per cento del target finale).

Appare quanto mai difficile che nel rush finale del piano si riesca a coprire in pochi mesi di qui a settembre un numero di unità immobiliari analogo a quelle coperte in otto anni di piano.

Ostacoli sul cammino della banda ultra larga

C’è da dire che la Corte dei Conti non nasconde gli ostacoli che hanno ulteriormente rallentato l’avanzamento del piano, che di suo sconta una serie di problemi svariati:

Si va dalla mancanza di una anagrafica centralizzata delle unità immobiliari ai ritardi dovuti al Covid e al lock down, che a suo tempo nel 2020 ha bloccato i cantieri. C’è poi la carenza di manodopera specializzata, quantificata in 15mila operai specializzati a fronte di 35mila operativi. A rallentare ancora l’avanzamento del piano BUL nelle aree bianche la concomitanza del Piano Italia 1 Giga, con i fondi “a tempo “ del PNRR per la copertura delle aree grigie, che ha cannibalizzato la manodopera specializzata. Ma al netto di tutte queste attenuanti, peggiorate anche dalla difficoltà di ottenere i permessi per gli scavi e dalla mancanza di una anagrafica certa dei numeri civici che ha creato non poche discrepanze, la realtà è che lo spostamento in avanti del Piano è dovuto “esclusivamente dai ritardi accumulati da Open Fiber sia nella fase di progettazione sia in quella di realizzazione”, il che ha portato alla comminazione di penali per un totale di 54,4 milioni di euro.

MIMIT, azione di impulso e controllo

Ma al netto di tutto ciò, la Corte dei Conti scrive nero su bianco che tocca al MIMIT, a questo punto, tramite Infratel, svolgere azioni più incisive di “impulso e controllo” e che tocca a loro, eventualmente, spostare ancora in avanti la scadenza finale del piano, con interventi correttivi. In soldoni, l’esortazione della Corte dei Conti al MIMIT (tramite Infratel) è quella di prendere in mano la situazione ed eventualmente fissare un nuovo cronoprogramma. Senza aspettare che sia Open Fiber a farlo, come ha fatto finora sua sponte. Tanto più che il MIMIT non ha mai concesso proroghe, si legge nel rapporto della Corte dei Conti.

Attivazioni ferme a 240.578 unità immobiliari

Per finire, un dato alquanto indicativo è quello delle attivazioni, che sono appena 240.578. “Alla data del 31/12/2023 i servizi risultano disponibili in 5.950 comuni; a fronte di 390.083 ordini di avvio, le attivazioni hanno raggiunto 240.578 unità immobiliari, con un tasso del 61,7 per cento. In 41.842 casi (10 per cento degli ordini) si registravano richieste in lavorazione, mentre per 107.663 casi non si è pervenuti all’avvio dei servizi (27,6 per cento). Sulla base delle informazioni rese disponibili da Infratel Italia S.p.A., le ragioni del mancato avvio dei servizi devono essere imputate, in parte, a rifiuti dei clienti, manifestati successivamente all’ordine, e, in parte, alla bassa qualità della toponomastica locale che presenta una alta percentuale di indirizzi senza numero civico (cfr. Infratel Italia S.p.A., Relazione sullo stato di attuazione al 31/12/2023)”.

Di fatto, a fronte di più di 6 milioni di unità immobiliari a piano da coprire in FTTH, al 31 dicembre 2023 soltanto 240mila erano state attivate. Ma quello della mancanza di domanda è un altro capitolo, per quanto ugualmente preoccupante.

https://www.key4biz.it/piano-bul-target-di-settembre-2024-a-rischio-la-corte-dei-conti-in-pressing-sul-mimit/483920/




Aree bianche, allarme rosso della Corte dei Conti sul Piano BUL: “Sensibile ritardo nella realizzazione delle infrastrutture”

Il Piano per la Banda Ultralarga scade tra 5 mesi ma ancora in 8,4 milioni di case mancano collegamenti Internet veloci.

L’allarme è stato lanciato oggi dal Collegio del controllo concomitante della Corte dei Conti nell’analisi, approvata con Delibera n. 4/2024/CCC, sullo stato di avanzamento del Piano Banda Ultralarga relativo alle cosiddette Aree Bianche, definite “a fallimento di mercato” per l’assenza di investimenti privati.

La magistratura contabile, con una delibera appena approvata, segnala infatti un “sensibile ritardo” nella realizzazione delle infrastrutture digitali legate al Piano Banda Ultralarga, con una dilatazione dei tempi medi delle fasi procedurali e uno spostamento in avanti della concreta attuazione rispetto alle scadenze originarie.

Il Piano, specifica la Corte dei Conti, posto sotto il controllo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e finanziato prevalentemente con i fondi strutturali europei Fesr e Feasr, nonché con il fondo nazionale Fsc (in tutto 3,5 miliardi di euro, poi ridotti a 2,9) – interessa 7.413 comuni italiani, con la copertura di circa 6.300.000 unità immobiliari a tecnologia Fiber To The Home (FTTH), 2.100.000 a tecnologia Fixed Wireless Access (FWA) e 29.895 tra sedi Pa e aree industriali.

Aree bianche: cosa non torna nella copertura FTTH e FWA

“A fine 2023 – evidenzia la Corte – risultavano coperte in FTTH circa 3,4 milioni di abitazioni (il 54% del target finale) e 18.616 sedi PA e aree industriali (il 62%), oltre a 437.000 unità immobiliari in fase di collaudo (7%) e più di 2,2 milioni in fase di lavorazione (36%). Meno positivi i dati emersi sugli investimenti di rete FWA che – spiegano i giudici contabili – vanno interpretati con cautela in virtù della tipologia di architettura FWA”.

Sullo stato di avanzamento della rete FWA di Open Fiber aveva già presentato una interrogazione al Governo e al Mimit lo scorso maggio Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc, che in una nota ricordava che “Open Fiber avrebbe dovuto realizzare anche una rete FWA per coprire circa 2,5 milioni di UI, ma la società dichiara di averne già coperte 1,5 milioni, nonostante vanti solamente 400 clienti a fronte dei risultati di copertura annunciati; A fronte di questi risultati può solo concludersi che la rete FWA è stata completamente sbagliata nella sua progettazione e realizzazione e che quindi le connessioni dichiarate non sono reali”.

I ritardi registrati finora sono stati governati con il ricorso all’istituto delle penali che, a fine 2023, risultano applicate per un importo complessivo di 54,6 milioni di euro. Una cifra per la quale – sottolinea la magistratura contabile – emerge, su alcuni lotti, la riduzione dei margini per ricorrere a ulteriori iniziative, anche in virtù dell’attuale assetto contrattuale.

“In caso di disallineamento tra effettivo progresso dei lavori e scadenza finale del Piano (settembre 2024) – raccomanda la Corte al Mimit – andranno definiti i necessari interventi correttivi anche sul fronte della scarsità di manodopera specializzata e adottato un nuovo cronoprogramma che garantisca la chiusura dei lavori in tempi celeri, con un controllo serrato sul rispetto delle nuove scadenze da parte di tutti i soggetti coinvolti”.

Per approfondire

https://www.key4biz.it/aree-bianche-allarme-rosso-della-corte-dei-conti-sul-piano-bul-sensibile-ritardo-nella-realizzazione-delle-infrastrutture/483860/




Vodafone Italia rilevata da Swisscom, ‘ma il roaming resta’ (video)

Sull’operazione di acquisizione di Vodafone Italia da parte di Swisscom Il Corriere del Ticino ha intervistato Christoph Aeschlimann. Il Ceo della compagnia telefonica svizzera è convinto della bontà dell’operazione che diventerà effettiva nel primo trimestre del prossimo anno, fatte salve le autorizzazioni delle autorità coinvolte.

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La nuova entità sarà un player convergente e Fastweb può contare su una crescita del 50% in termini di ricavi e EBITDA negli ultimi 10 anni.

Leggi anche: Vodafone lascia l’Italia: ‘Frammentazione eccessiva, il capitale investito non rendeva’. Ma perché ha scelto Fastweb e non Iliad?

L’operazione consentirà sinergie e non avrà alcun impatto sui dipendenti in Svizzera, ha detto il Ceo, che non ha fatto dichiarazioni in questo senso sull’Italia.

All’annuncio dell’intesa con Vodafone in Svizzera ci sono state reazioni politiche critiche all’operazione visto che la Confederazione rimane comunque il primo azionista di Swisscom. Perché avete pensato proprio a Vodafone Italia che per la casa madre inglese non è più redditizia?

«Stiamo espandendo la nostra presenza in Italia, dove operiamo con successo con Fastweb dal 2007. Negli ultimi dieci anni, Fastweb è cresciuta di oltre il 50% in termini di clienti, fatturato ed EBITDA rettificato e si è affermata come fornitore leader nel quarto mercato europeo della banda larga. Vodafone Italia è un operatore di rete mobile di qualità con un’ampia base di clienti. Le due aziende si completano perfettamente. Combinando i punti di forza di Fastweb nel settore della rete fissa con la posizione di leadership di Vodafone Italia nella telefonia mobile, la nuova società porterà molti vantaggi ai consumatori italiani, alle imprese e al Paese».

Questa acquisizione attraverso Fastweb, vostra partecipata in Italia, ne porterà delle altre in futuro? In fondo i limiti del mercato svizzero spingono per forza a guardare altrove.

«Il focus sul mercato svizzero rimane invariato, con continui ed elevati investimenti in innovazione, servizi di prima classe e infrastrutture di nuova generazione. Gli attuali obiettivi di espansione della rete, come la copertura in fibra ottica del 75-80% entro il 2030, rimangono quindi invariati. In Italia, nei prossimi anni ci concentreremo sulla fusione tra Fastweb e Vodafone Italia».

Fastweb è stata pioniera della fibra ottica in Italia. L’acquisizione di Vodafone è un modo per capitalizzare questo investimento entrando anche nel mercato italiano ed europeo dei servizi di telefonia mobile?

«La logica industriale di questa operazione è molto solida. Fastweb e Vodafone Italia sono una combinazione ideale per creare un alto valore aggiunto per tutte le parti coinvolte. I clienti privati e commerciali beneficeranno di un’offerta completa. Questo rafforza la posizione di Fastweb in Italia e allo stesso tempo rafforza Swisscom nel suo complesso, permettendoci di continuare a fare investimenti significativi».

Gli utenti della telefonia mobile svizzeri sono gli unici in Europa a pagare ancora il roaming, a meno di non avere abbonamenti speciali. Con l’acquisizione di Vodafone Italia cambierà qualcosa per gli abbonati Swisscom?

«La maggior parte dei clienti Swisscom ha un abbonamento che include il roaming. Ci sono anche ottimi pacchetti dati che possono essere acquistati a prezzi interessanti. L’operazione in Italia non ha alcun impatto sugli abbonamenti di telefonia mobile in Svizzera».

Swisscom sul marchio in Italia. “Non abbiamo ancora deciso”

Dopo l’acquisizione, l’azienda di comunicazione non ha ancora deciso con quale marchio si presenterà. Il Ceo di Swisscom: “Abbiamo abbastanza tempo per esaminare la questione in dettaglio e stabilire come procedere in seguito”.

Swisscom non ha fretta di stabilire con quale marchio si presenterà in Italia dopo l’acquisizione delle attività locali di Vodafone e la fusione di queste unità con Fastweb, operatore della penisola già controllato dal gruppo elvetico. “Non abbiamo ancora deciso”, ha dichiarato il Ceo di Swisscom, Christoph Aeschlimann, in un’intervista rilasciata all’agenzia finanziaria Awp. “Abbiamo abbastanza tempo per esaminare la questione in dettaglio e stabilire come procedere in seguito”. Il tema deve essere affrontato con molta attenzione, ha sostenuto il 45enne. “Ci vuole molto tempo per affermare un marchio: presumo che la decisione in merito sarà più orientata alla lentezza che alla velocità”.

In base ai termini dell’intesa con Vodafone, Swisscom potrà continuare a usarne il nome per cinque anni. Inoltre con l’operazione ha acquisito anche il marchio secondario Ho, già radicato sul mercato: questo continuerà a esistere, ha fatto sapere Aeschlimann. “Abbiamo anche il marchio Fastweb, che è molto conosciuto: in questo senso, non abbiamo necessariamente bisogno di un nuovo marchio se non possiamo più usare Vodafone”.

Secondo le informazioni fornite da Swisscom, Fastweb e Vodafone si completano molto bene. Fastweb realizza l’87% del suo fatturato con la rete a banda larga e il 13% con la telefonia mobile, mentre per Vodafone Italia le proporzioni sono invertite: la filiale del colosso inglese genera due terzi dei ricavi con la telefonia mobile e poco meno di un terzo con la rete fissa.

Insieme, Fastweb e Vodafone raggiungono una quota di mercato del 31% nella rete fissa e del 26% nella telefonia mobile in Italia. C’è ancora margine di miglioramento nella più recente tecnologia mobile 5G, dove Vodafone ha raggiunto una copertura del 68%. “Vogliamo continuare l’espansione del 5G”, ha affermato Aeschlimann.

In termini di giro d’affari le due società insieme sono il numero due con 7,3 miliardi di euro dietro a Tim, che dovrebbe generare 9,2 miliardi a seguito del previsto scorporo della rete. Se si considera l’utile operativo Ebitda (cioè prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti) Vodafone e Fastweb sarebbero addirittura davanti a Tim: 2,4 miliardi di euro contro 1,8 miliardi.

Leggi anche: Vodafone-Swisscom: le autorità di controllo coinvolte e la tutela del lavoro 

https://www.key4biz.it/vodafone-italia-rilevata-da-swisscom-ma-il-roaming-resta-video/483843/




Il telefonino unico: Apple e Google trattano sul nuovo prototipo di smartphone intelligente

Non fanno più nemmeno finta di litigare i due imperatori delle nostre comunicazioni mobili. Apple e Google, o meglio Alphabet, la conglomerata a cui fa capo il motore di ricerca più diffuso del mondo.

In vista di un salto  di specie degli smartphone che conta nei prossimi 30 mesi di vedere almeno  un miliardo di terminali equipaggiati con sistemi di intelligenza artificiale generativa, i due colossi della telefonia mobile, che insieme controllano il 94% dell’intero mercato planetario, stanno trattando  per unire le forze.

Apple pronta a integrare iPhone con Gemini

In sostanza Apple  integrerebbe anche i suoi iPhone, circa il 14% della totalità dei telefonini attivi nel mondo, con Gemini, lo standard di AI che stanno perfezionando as Mountain View.

Leggi anche: Google lancia Gemini, l’assistente AI più potente e efficiente di chatGPT? (Benchmark e video “fake”)

A questo punto potremmo aprire le cataratte delle lamentazioni sulle irrimediabili e incontrollabili vocazioni monopoliste del capitalismo in tutte le sue fasi evolutive, dalle banche fiorentine, alle ferrovie americane, alle sette sorelle del petrolio, fino agli allegri balletti societari della Silicon Valley.

E coglieremmo un aspetto difficilmente contestabile: la proprietà tende a ridurre le incognite della concorrenza, paralizzando l’invisibile mano del mercato, come lamentava perfino Adam Smith, il padre  della libera competizione.

Non è un mercato di consumo

Ma qui il problema è di ben altra natura. Non stiamo parlando di un mercato di consumo, in cui l’obiettivo dei proprietari è quello di alzare più che possibile i prezzi, contando su economie di scala vantaggiosa, che massimizzino i profitti.

Solo per limitarci agli ultimi 5 secoli, in cui si sono dispiegate la magnifiche sorti e progressive del capitalismo, in tutte le sue versioni, si è, prima o poi, arrivati ad una stretta, per cui l’offerta era pilotata da un numero ristrettissimo di protagonisti che riuscivano a programmare le relazioni con i consumatori. L’ultimo prodotto che in qualche modo è stato guidato da questa bussola monopolista era il microchip, le cui condizioni di ideazione, prototipazione e produzione comportavano tali livelli di capacità economiche e professionali che la tendenza alla concentrazione diventava inevitabile.

Subentrati dati e potenza di calcolo

Ma parliamo dei chip della prima generazione, quando il loro valore era misurato nella densità di applicazioni di unità di calcolo nel più limitato spazio possibile del wafer di silicio. Poi, siamo al passaggio del nuovo secolo, sono subentrate due funzioni inedite, che mutano la natura dei prodotti tecnologici e la loro funzionalità: i dati e la potenza di calcolo. Con i primi si addestrano i sistemi automatici a riconoscere ogni tipologia di comportamento umano, modellizzandolo  in data base, e grazie a questi, poter rintracciare i punti deboli per conquistarne la collaborazione inconsapevole. Con la seconda, la potenza di calcolo, si arriva alle forme di intelligenza artificiale che integrano le nostre attività, riproducendone passaggi discrezionali sempre più pervasivi.

Cambia la natura contabile del capitalismo, che da finanziario diventa, pisco-semantico. Un vero salto di specie, equivalente all’estinzione dei dinosauri e alla diffusione di una nuova tipologia di essere che allora fu l’homo sapiens. Oggi siamo in una dinamica equivalente. Come scrive  Jioseph Stiglitz, già premio Nobel per l’Economia e consigliere economico del presidente Clinton, “se un’azienda, o un gruppo  di imprese, gode di una posizione forte, se non dominante in un’area dove è possibile raccogliere dati, quest’azienda dispone di informazioni sugli individui superiore a quelle di cui dispongono le altre aziende. E siccome l’intelligenza artificiale con i metadati, consente  alle aziende che la controllano di stabilire qual è il valore che ciascun individuo assegna ai diversi prodotti, e che quindi è disposto a pagare, si crea un potere discriminante senza precedenti“ ( J.Stiglitz, Popolo,Potere e Profitti,Einaudi editore).

L’esplosione dell’Intelligenza Artificiale

Quest’analisi di Stiglitz, limitata alle dinamiche del consumo, viene esasperata dal ruolo che ormai l’eCommerce, che viene intermediato per quasi il 75% dagli smartphone, sta assumendo nel mercato dei generi  più ordinari. Ma  in questi ultimi mesi, l’esplosione delle attitudini dei sistemi di intelligenza artificiale di analizzare e decifrare, telepaticamente, le nostre decisioni, hanno aperto un’altra emergenza, che riguarda proprio la configurazione dell’opinione pubblica, mediante la possibilità di individuare e raggiungere centinaia di migliaia di  individui con flussi di informazioni che ne alterano o determinano la percezione pubblica.

In un anno quale quello attuale in cui, almeno 5 miliardi di persone sono chiamate al voto in tutti i continenti, questa potenzialità non può essere considerata un’eccentrica e occasionale trasgressione, come fu nel 2016 Cambridge Analytica, ma siamo nel pieno di un gorgo in cui il telefonino diventa  un guinzaglio sempre più corto attraverso il quale ci arrivano input che insistono proprio sulla nostra autonoma capacità critica.

Faticosamente l’Unione Europea  è riuscita ad approvare proprio in questi giorni in maniera definitiva, una legge che mirava proprio a tutelare lo spazio pubblico da forme di distorsione e malversazione digitale che potevano alterare il libero gioco democratico. La legge, fino all’ultimo contesa e contestata proprio dagli OTT, potrà diventare esecutiva non prima del 2025. Un tempo che rischia di vanificarne completamente gli effetti di tutela.

Infatti già l’eventuale accordo fra Apple e Google stravolgerebbe lo scenario che i legislatori europei avevano immaginato, mutando  aspetti fondamentali di quella normativa come ad esempio la gestione dei dati, il loro deposito in server locali e la commistione con le procedure di addestramento  dell’intelligenza artificiale.

Quadro allarmante

Proprio questo ultimo aspetto rende il quadro che aveva tracciato Stiglitz qualche tempo fa ancora più allarmante. Infatti, unificare l’intero mercato planetario della telefonia mobile, almeno per l’aspetto dei servizi di intelligenza generativa, significherebbe che Google e Apple, in maniera esclusiva e incontrollata, disporrebbero di un flusso inestimabile di dati, che potrebbero segmentare a loro piacimento, per ricavare indicazioni sensibili sui comportamenti di infinite categorie di umanità. I due monopolisti del mobile potrebbero infatti sapere cosa pensa un quartiere di Bangkok, o l’intera città, o ancora tutta la Thailandia per arrivare, accorpando ed elaborando i dati, come l’Asia si predisponga su un dato prodotto o su  una decisione vitale.

Variabili emotive consegnate a poche persone?

Anche solo tralasciando gli aspetti distopici di una pianificazione delle opzioni politiche, avremmo consegnato le variabili emotive e di interesse della popolazione globale a pochissimi individui che deciderebbero come e a chi concederne una versione, ma mai l’integrale accesso.

Pensiamo infine alle ricadute nelle ricerche biotecnologiche, in cui sia Google che Apple sono impegnate. Anche in questo strategico e delicatissimo settore staremmo determinando le condizioni per  dei ristretti monopoli che potrebbero selezionare, in base ai dati biometrici che ormai gli smartphone possono raccogliere, le tendenze evolutive su cui intervenire. Confermando la previsione del genetista Craig Venter che spiegava qualche anno fa che i sistemi digitali non servono per giocare con i social ma per programmare la vita umana.

https://www.key4biz.it/il-telefonino-unico-apple-e-google-trattano-sul-nuovo-prototipo-di-smartphone-intelligente/483754/




Internet delle Emozioni, cos’è e come funziona

Immaginate di comunicare a distanza con una persona, di percepirne fisicamente le emozioni, i sentimenti, come se fosse davanti a voi; di avvertirne la sintonia, l’eccitazione, il turbamento, come se fosse in presenza.

Impossibile? Avreste mai immaginato, prima del 2007, di poter sfiorare con un dito lo schermo di uno smartphone creando una sorta di simbiosi tra il vostro tocco e le applicazioni del dispositivo? Beh, è successo. E’ successo quando la tecnologia ha reso disponibili touch screen affidabili.

Stato emotivo presto sondabile

Presto, prima di quanto ve lo aspettiate, la tecnologia permetterà di estrarre facilmente dal corpo del vostro interlocutore informazioni a riguardo del suo stato emotivo, trasformarle in contenuto digitale, trasmetterle a distanza e riprodurle sul vostro corpo. Noi la chiamiamo Internet delle Emozioni.

Il 16 e 17 aprile, a Roma, nell’ambito dell’evento 5G&Co organizzato dal CNIT (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni), va in scena una visione del futuro delle comunicazioni a distanza tra persone.

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Dalla prima alla quinta generazione (5G) delle comunicazioni mobili, in cinquanta anni abbiamo limitato la capacità di interazione tra persone a distanza a solo due sensi: l’udito dal principio, la vista successivamente (con le videochiamate).

Trasmissione di informazioni tattili allo studio da anni

Da anni la ricerca scientifica ha affrontato il problema della trasmissione di informazioni tattili; un utente che indossa un guanto dotato di opportuni attuatori può ricevere dati che conferiscono la percezione di contatto (da parte di un braccio robotico, ad esempio) con un oggetto remoto. La chiamano Internet dei sensi. Essa richiede reti ad alta velocità, ma soprattutto caratterizzate da latenze (tempi di reazione) molto brevi. Le applicazioni spaziano dalla chirurgia a distanza, a quelle in campo artistico. Benché di grande importanza, difficilmente possono attrarre enormi investimenti.

Come si trasforma una emozione in un flusso di dati?

Invece, crediamo che l’Internet delle Emozioni possa rappresentare una frontiera tecnologica che, oltre ad avere mille risvolti applicativi, si presta ad una fruizione di massa. Ma come può funzionare? Soprattutto, come si misura una emozione, perché possa esser trasformata in un flusso digitale? Cosa è una emozione, dal punto di vista fisico?

Il corpo umano emette onde elettriche ed elettromagnetiche

Il corpo umano emette onde elettriche ed elettromagnetiche. Il cervello produce continuamento onde cerebrali, a frequenze di poche decine di Hz. Esse rappresentano in qualche modo lo stato psichico della persona che le emette. Concentrazione, trance, attenzione. E’ noto che se due persone, in presenza, condividono tale stato, ad esempio concentrandosi insieme su un problema o godendo insieme di una emozione, tali onde cerebrali si sintonizzano, in frequenza e fase. Recenti pubblicazioni scientifiche, analizzando misure realizzate mediante tecniche elettroencefalografiche, hanno dimostrato, ad esempio, come i fruitori di uno spettacolo artistico si sintonizzano tra loro e con gli artisti sul palcoscenico tanto più, quanto più è l’apprezzamento della performance, l’emozione provata.

Il corpo emette energia nella banda dell’infrarosso

Non basta. Il corpo umano emette anche energia nella banda dell’infrarosso. Essa si disperde nell’ambiente producendo un segnale che può esser misurato mediante tecniche spettrometriche, a pochi metri di distanza. Anche in questo caso, la condivisione di una emozione tra persone in prossimità porta questi segnali a sincronizzarsi.

Il ruolo dei wearable

Insomma, vivere una emozione insieme, in presenza, significa sincronizzare le emissioni elettriche ed elettromagnetiche dei corpi. Senza questa interazione fisica, una emozione non può esser davvero condivisa. Quindi, l’idea è che, mediante dispositivi indossabili, si possano misurare tali emissioni, codificarne il contenuto informativo, trasferirlo a distanza e riprodurlo. Se la trasmissione è ad elevata velocità, con bassa latenza e bidirezionale, si può immaginare che si possa condividere fisicamente una emozione anche remotamente.

Per ora è un’idea

E’ solo ed ancora una idea. Una visione del futuro delle comunicazioni radio mobili dopo il 5G. Ne parleranno a Roma, al 5G&Co, il Prof. Carlo Ventura dell’Università di Bologna, esperto di fama internazionale, ordinario di biologia molecolare, e il Dr. Tong Wen, CTO di Huawei. La sessione sarà moderata dal sottoscritto, ideatore del concetto dell’Internet delle Emozioni. Vi aspettiamo il 16 aprile, al mattino, ed il 17 aprile, al pomeriggio, per parlarne insieme.

Leggi anche: 5G & Co. 2024, appuntamento a Roma al Palazzo delle Esposizioni il 16 e 17 aprile

https://www.key4biz.it/internet-delle-emozioni-cose-e-come-funziona/483726/




Vodafone-Swisscom: le autorità di controllo coinvolte e la tutela del lavoro 

E’ tipico degli advisor dichiarare un’Autorità non-competente in materia di concentrazioni per cercare di velocizzare le operazioni di acquisizione. Per le stesse ragioni, spesso accade che le parti cerchino di saltare alcuni aspetti procedurali di pre-notifica e sovente accade che queste tecniche falliscano miseramente e si debba ripartire da capo con il procedimento. 

Leggi anche: Vodafone lascia l’Italia: ‘Frammentazione eccessiva, il capitale investito non rendeva’. Ma perché ha scelto Fastweb e non Iliad?

Quale autorità competente?

Quindi non stupisce che anche nel caso dell’acquisizione di Vodafone Italia da parte di Swisscom per fonderla con le attività di Fastweb, alcuni commentatori esterni abbiano ritenuto che il caso fosse da sottoporre solo all’Autorità Antitrust italiana. Temo che non sia una scelta scontata per diversi ordini di ragioni. Intanto non si conoscono i dettagli dell’operazione, quindi è un esercizio fine a se stesso prevederne addirittura gli esiti. Tuttavia nel caso di specie, il fatturato consolidato ai fini della valutazione delle soglie dovrebbe essere quello delle società capogruppo. Già solo questo porterebbe a dire che l’operazione fa parte di una più ampia strategia che coinvolge parallelamente altri mercati come quello spagnolo, ed andrebbe meglio scrutinata a Bruxelles. Credo inoltre che questa strada potrebbe essere anche la migliore opportunità per tutti gli attori in gioco di avere una rapida valutazione circa i possibili impatti della concentrazione sul mercato interno (che è quello europeo). 

Consolidamento auspicato nelle Tlc

E’ proprio in ragione di un consolidamento nel settore delle telecomunicazioni tanto auspicato dai grandi operatori che si rende auspicabile un trattamento uniforme e coerente delle misure correttive e delle modalità di  indagine ed è per questo che esso andrebbe svolto in maniera centralizzata dalla Commissione Europea piuttosto che dalle autorità nazionali.

C’è di più. Tutte le volte che si è cercato di escludere un’autorità di controllo da una procedura o di provare a velocizzare i procedimenti, è accaduto l’esatto opposto. Ci sono tre casi diversi ma recenti, che ci raccontano di come 1) saltare il percorso di pre-notifica o 2) consegnare carteggi parziali, piuttosto che 3) depositare una memoria dove si arriva addirittura a spiegare ad un’Autorità perchè non è competente sul procedimento, abbia portato inevitabilmente a controlli molto più approfonditi. E di conseguenza, a tempi più lunghi.

Molteplici fattori da considerare

Dunque è chiaro che preservare le condizioni di concorrenza a seguito di una concentrazione è un compito arduo e non si risolve con il calcolo delle soglie di fatturato e delle quote di mercato post fusione. Del resto, i controlli posti in essere da un’autorità nazionale non sarebbero diversi da quelli della Commissione europea. L’analisi dovrà tenere conto di molteplici fattori che vanno sicuramente oltre le efficienze generate. C’è qualcosa però che mi sembra più importante da valutare, perfino rispetto all’eventuale alterazione della struttura del mercato: è la tutela del lavoro. Ne scrivo qui, perché altrove non ne vedo traccia. 

Questione occupazionale

Nella presentazione di Swisscom ai media leggiamo: “Nessun impatto sui collaboratori in Svizzera”. Infatti sono i dipendenti delle aziende-target di acquisizioni quelli che semmai dovrebbero temere di più le ripercussioni sulla loro posizione all’interno della nuova azienda generata dalla fusione. Non mi sembra che questo aspetto venga tenuto in sufficiente considerazione, soprattutto quando in altri casi, le operazioni hanno coinvolto player globali che sembrano i più affamati di aziende basate sui dati, e sono i più rapidi a risolvere i rapporti coi dipendenti per recuperare efficienza e trasferirla su altri mercati. 

In un contesto che terrà probabilmente conto delle analisi di mercato, della tutela della concorrenza a valle ed a monte e perfino dell’accaparramento di frequenze preziose e scarse, residua sempre una domanda sul perché gli impatti sul lavoro non ottengano mai adeguate garanzie al pari degli indici macroeconomici su cui si indaga. Il lavoro sembra ormai degradato a criterio extra-concorrenziale quando per noi invece è un valore costituzionale, ma resta sacrificato sull’altare della workable competition e del more economic approach che privilegia prezzi più bassi per un finto “benessere dei consumatori” in nome di un’innovazione senza-consenso che sta creando disuguaglianze sociali sempre più gravi.

L’occasione di questa concentrazione che per certi aspetti è meno rilevante rispetto a quelle che avvengono in altri mercati data-driven, potrebbe riaprire un dibattito volto a ridisegnare le politiche della concorrenza in maniera non-impermeabile agli interessi sociali che vengono toccati dalle operazioni di M&A. E non sono in gioco gli interessi egoistici di un singolo Stato Membro, ma quelli eurocomunitari.

https://www.key4biz.it/vodafone-swisscom-le-autorita-di-controllo-coinvolte-e-la-tutela-del-lavoro/483697/




Vodafone lascia l’Italia: ‘Frammentazione eccessiva, il capitale investito non rendeva’. Ma perché ha scelto Fastweb e non Iliad?

Dopo la Spagna, Vodafone lascia anche l’Italia. Una decisione che l’amministratore delegato Margherita Della Valle imputa all’”eccessiva frammentazione” dei mercati europei delle telecomunicazioni.

Leggi anche: Vodafone passa a Swisscom per 8 miliardi. Obiettivo NewCo con Fastweb

Ma perché Vodafone ha scelto Fastweb, che ha offerto 8 miliardi, al posto di iliad, che aveva offerto (due volte, la prima volta due anni fa fino a 11 miliardi) somme superiori per rilevare gli asset italiani della compagnia? L’operazione di Fastweb “è tutta in cash”, risponde Francesco Sacco, docente di Digital Economy all’Università dell’Insubria e alla SDA Bocconi, e per questo preferibile rispetto alla formula proposta a suo tempo da Iliad.

Un altro motivo che ha spinto Vodafone e scegliere Fastweb e non Iliad è probabilmente la volontà di non rafforzare un competitor che anche a livello europeo si sta ampliando, come avvenuto pochi giorni fa con l’acquisizione di una quota del 20% in Tele2 in Svezia.

C’è da dire, inoltre, che Xavier Niel, patron di Iliad, detiene già un pacchetto importante in Vodafone con una quota del 2,5%. Un pacchetto ingombrante tra gli azionisti di Vodafone.

Scarica il comunicato di Vodafone in PDF

Cash vs ‘carta contro carta’

L’ad Margherita della Valle, a quanto pare, non era convinta di un’operazione in parte “carta contro carta”, come quella proposta da Iliad. Ha preferito la cessione di un asset e l’uscita strategica dal mercato italiano.

Dal punto di vista antitrust, l’operazione Fastweb-Vodafone (integrazione orizzontale fisso-mobile, comprensiva dell’operatore .ho e delle frequenze di Vodafone) ha meno problemi, in teoria, rispetto a quella Iliad-Vodafone (potenziali problemi nel mercato mobile). Resta da capire cosa deciderà la DgComp della Commissione Europea e l’Antitrust italiana. Non sarà facile. Si riducono i player sul mercato retail. La DgComp vorrà capire se si riduce il livello di concorrenza e valuterà se è quali rimedies imporre. Vediamo quanto tempo ci vorrà.

Dal punto di vista industriale, sembra a prima vista che vi sia una maggior complementarietà fra Vodafone e Fastweb. Nel quadro dell’integrazione, i clienti mobili di Fastweb, che oggi si appoggiano su rete Tim e WindTre, migreranno sulla rete Vodafone.

C’è da dire poi che in generale l’Arpu della telefonia mobile in Italia è molto diminuito anche a causa della guerra dei prezzi in corso, intorno agli 11 euro per Vodafone.

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Per la compagnia britannica, l’operazione, interamente in contanti, che Vodafone ha definito essere il multiplo più alto di qualsiasi transazione di mercato effettuata negli ultimi dieci anni, consentirà di creare il secondo operatore italiano di banda larga di linea fissa dopo Tim e segue la vendita da 5 miliardi di euro da parte di Vodafone delle sue attività spagnole e proposta di fusione con la britannica Three annunciata lo scorso anno.

Vodafone sostiene che la vendita le consentirà di concentrarsi su mercati più redditizi con opportunità di crescita più forti e più “prevedibili”, aggiungendo che taglierà il dividendo ordinario da 9 centesimi a 4,5 centesimi a partire dal prossimo anno.

L’amministratore delegato Margherita Della Valle ha dichiarato all’Evening Standard che: “Il problema tipico di questi mercati è l’eccessiva frammentazione: troppe reti mobili contemporaneamente che coprono gli stessi paesi. Ciò ci ha impedito di ottenere rendimenti superiori al nostro costo del capitale.

“Ciò vale per questi tre mercati, motivo per cui avevano bisogno di un intervento. I mercati che avremo una volta completato il raddrizzamento sono mercati in cui il settore è in crescita e dove abbiamo posizioni forti con una buona scala locale”.

Vodafone ha reso noto che utilizzerà i proventi delle vendite in Spagna e Italia per avviare un riacquisto di azioni da 4 miliardi di euro, oltre a investire in più servizi B2B alla ricerca di margini più elevati. Oltre al taglio dei dividendi, ciò significa che i rendimenti totali per il prossimo anno saranno di 3,1 miliardi di euro (2,6 miliardi di sterline), ovvero un aumento del 23% rispetto al livello previsto per il 2024. Le azioni Vodafone sono aumentate del 4,5% a 69 centesimi dopo l’apertura dei mercati.

Vodafone: ‘Capitale investito in Italia non rendeva’

L’operazione era necessaria, secondo Vodafone.

In Italia, spiega la multinazionale inglese Vodafone, “non era possibile raggiungere un ROCE (return on capital employed) superiore al costo del capitale”. In altre parole non conveniva fare business in Italia.

Al termine delle trattative con Swisscom, spiega la società in una nota, Vodafone Italia è stata valutata un multiplo di circa 7,6 volte l’Ebitdaal e di 26 volte l’operating free cash flow atteso per il 2024, la valutazione quest’ultima “più alta di qualsiasi transazione di mercato Vodafone degli ultimi 10 anni”.

Vodafone e Swisscom hanno concordato che Vodafone continuerà a fornire determinati servizi a Swisscom per un massimo di 5 anni e per il primo anno è stabilito un compenso di 350 milioni, ma continuano le discussioni per una “collaborazione commerciale in un’ampia gamma di settori, oltre l’Italia”.

Della Valle (Vodafone), agli azionisti un ritorno di 4 miliardi

Vodafone Vende l’Italia, è “il terzo passo del rimodellamento in Europa”. Vodafone dice addio all’Italia, “rimodella” la sua presenza in Europa e con i proventi della vendita a Swisscom (8 miliardi) intende premiare gli azionisti con 4 miliardi di redistribuzione.
“Le operazioni in Italia e Spagna forniranno 12 miliardi di euro di proventi anticipati in contanti e intendiamo restituire 4 miliardi di euro agli azionisti tramite riacquisti, come parte della nostra più ampia revisione dell’allocazione del capitale”, aggiunge.

Swisscom potrà usare marchio Vodafone 5 anni dopo closing acquisto

Dopo il “closing” dell’acquisizione di Vodafone Italia per integrarla dentro Fastweb, previsto per il primo trimestre 2025, “la NewCo e il Gruppo Vodafone stipuleranno alcuni accordi di servizio transitori e a lungo termine, tra cui un contratto di licenza che consente l’uso del marchio Vodafone in Italia per un massimo di 5 anni dopo il closing”.Si legge nel comunicato diramato oggi da Fastweb.

Fistel Cisl, ‘Swisscom abbia attenzione per i lavoratori’

La reazione dei sindacati non si è fatta attendere.

“Questa mattina è arrivata la conferma ufficiale di una stipula di accordi vincolanti tra Swisscom e il gruppo Vodafone Plc per l’acquisto al 100% di Vodafone Italia per una cifra di 8 miliardi con l’obiettivo di integrarla con Fastweb: Adesso ci aspettiamo che da questa azienda integrata, dove è facile immaginare le opportunità per stakeholder e cliente finale, ci sia la stessa attenzione verso le lavoratrici e i lavoratori di Vodafone e Fastweb poiché proprio le loro professionalità hanno rappresentato e rappresenteranno l’asset vincente della nuova società”. Così il segretario generale della Fistel Cisl nazionale Alessandro Faraoni.

“Nelle due note degli a.d. di Fastweb e Vodafone Italia si parla di una NewCo che vedrà la combinazione di infrastrutture fisse e mobili di alta qualità in grado di dare vita ad un operatore convergente leader in Italia – continua il leader sindacale. Avevamo detto da tempo – aggiunge in un comunicato la Fistel Cisl – che il 2024 avrebbe visto cambiamenti organizzativi importanti in un settore strategico per la digitalizzazione ma in grosse difficoltà come quello delle Tlc e quanto sta avvenendo in questi giorni conferma la nostra lungimiranza e lucidità nel capire le sfide che avremmo dovuto affrontare”.

“Già oggi incontreremo l’azienda Vodafone e prossimamente auspichiamo di incontrare anche i vertici aziendali di Fastweb, abbiamo buone relazioni sindacali in tutte e due le aziende e tali le vogliamo mantenere nella futura NewCo sapendo che vigileremo con grandissima attenzione il percorso da qui al closing previsto per il primo trimestre del 2025“, conclude Faraoni.

Salvo Ugliarolo (Uilcom-Uil): ‘Operazione Fastweb-Vodafone era nell’aria. Grande soggetto per il nostro paese’

 “L’operazione era nell’aria già da tempo, seguivamo questa possibile operazione tra Fastweb e Vodafone. Pensiamo che sia una operazione importante nel quadro dello scenario di settore, che vive le difficoltà e le contraddizioni che ci sono”, ha detto Salvo Ugliarolo, segretario generale della Uilcom-Uil.

“L’unificazione di queste due importanti realtà creerà un grande soggetto unico per il nostro paese, con una differenza antitetica di strategia rispetto a quello che sta accadendo nell’ex monopolista – prosegue Uglairolo – Qui due grandi aziende si mettono insieme per fare un grande polo, mentre qualcuno pensa di separare per indebolire la funzionalità dell’ex monopolista. Confidiamo che quando sarà il momento, così come si fa in tutte l’occasioni, ci possa essere quel sano e costruttivo confronto che ci ha contraddistinto in queste aziende con delle corrette politiche di relazione industriale per entrare nel merito e acquisire le informazion che possano dare a noi la possibilità di esprimere un giudizio positivo sull’operazione con la massima attenzione sul personale di queste due realtà, quindi le lavoratrici e i lavoratori”.

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