Vodafone lascia l’Italia: ‘Frammentazione eccessiva, il capitale investito non rendeva’. Ma perché ha scelto Fastweb e non Iliad?

Dopo la Spagna, Vodafone lascia anche l’Italia. Una decisione che l’amministratore delegato Margherita Della Valle imputa all’”eccessiva frammentazione” dei mercati europei delle telecomunicazioni.

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Ma perché Vodafone ha scelto Fastweb, che ha offerto 8 miliardi, al posto di iliad, che aveva offerto (due volte, la prima volta due anni fa fino a 11 miliardi) somme superiori per rilevare gli asset italiani della compagnia? L’operazione di Fastweb “è tutta in cash”, risponde Francesco Sacco, docente di Digital Economy all’Università dell’Insubria e alla SDA Bocconi, e per questo preferibile rispetto alla formula proposta a suo tempo da Iliad.

Un altro motivo che ha spinto Vodafone e scegliere Fastweb e non Iliad è probabilmente la volontà di non rafforzare un competitor che anche a livello europeo si sta ampliando, come avvenuto pochi giorni fa con l’acquisizione di una quota del 20% in Tele2 in Svezia.

C’è da dire, inoltre, che Xavier Niel, patron di Iliad, detiene già un pacchetto importante in Vodafone con una quota del 2,5%. Un pacchetto ingombrante tra gli azionisti di Vodafone.

Scarica il comunicato di Vodafone in PDF

Cash vs ‘carta contro carta’

L’ad Margherita della Valle, a quanto pare, non era convinta di un’operazione in parte “carta contro carta”, come quella proposta da Iliad. Ha preferito la cessione di un asset e l’uscita strategica dal mercato italiano.

Dal punto di vista antitrust, l’operazione Fastweb-Vodafone (integrazione orizzontale fisso-mobile, comprensiva dell’operatore .ho e delle frequenze di Vodafone) ha meno problemi, in teoria, rispetto a quella Iliad-Vodafone (potenziali problemi nel mercato mobile). Resta da capire cosa deciderà la DgComp della Commissione Europea e l’Antitrust italiana. Non sarà facile. Si riducono i player sul mercato retail. La DgComp vorrà capire se si riduce il livello di concorrenza e valuterà se è quali rimedies imporre. Vediamo quanto tempo ci vorrà.

Dal punto di vista industriale, sembra a prima vista che vi sia una maggior complementarietà fra Vodafone e Fastweb. Nel quadro dell’integrazione, i clienti mobili di Fastweb, che oggi si appoggiano su rete Tim e WindTre, migreranno sulla rete Vodafone.

C’è da dire poi che in generale l’Arpu della telefonia mobile in Italia è molto diminuito anche a causa della guerra dei prezzi in corso, intorno agli 11 euro per Vodafone.

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Per la compagnia britannica, l’operazione, interamente in contanti, che Vodafone ha definito essere il multiplo più alto di qualsiasi transazione di mercato effettuata negli ultimi dieci anni, consentirà di creare il secondo operatore italiano di banda larga di linea fissa dopo Tim e segue la vendita da 5 miliardi di euro da parte di Vodafone delle sue attività spagnole e proposta di fusione con la britannica Three annunciata lo scorso anno.

Vodafone sostiene che la vendita le consentirà di concentrarsi su mercati più redditizi con opportunità di crescita più forti e più “prevedibili”, aggiungendo che taglierà il dividendo ordinario da 9 centesimi a 4,5 centesimi a partire dal prossimo anno.

L’amministratore delegato Margherita Della Valle ha dichiarato all’Evening Standard che: “Il problema tipico di questi mercati è l’eccessiva frammentazione: troppe reti mobili contemporaneamente che coprono gli stessi paesi. Ciò ci ha impedito di ottenere rendimenti superiori al nostro costo del capitale.

“Ciò vale per questi tre mercati, motivo per cui avevano bisogno di un intervento. I mercati che avremo una volta completato il raddrizzamento sono mercati in cui il settore è in crescita e dove abbiamo posizioni forti con una buona scala locale”.

Vodafone ha reso noto che utilizzerà i proventi delle vendite in Spagna e Italia per avviare un riacquisto di azioni da 4 miliardi di euro, oltre a investire in più servizi B2B alla ricerca di margini più elevati. Oltre al taglio dei dividendi, ciò significa che i rendimenti totali per il prossimo anno saranno di 3,1 miliardi di euro (2,6 miliardi di sterline), ovvero un aumento del 23% rispetto al livello previsto per il 2024. Le azioni Vodafone sono aumentate del 4,5% a 69 centesimi dopo l’apertura dei mercati.

Vodafone: ‘Capitale investito in Italia non rendeva’

L’operazione era necessaria, secondo Vodafone.

In Italia, spiega la multinazionale inglese Vodafone, “non era possibile raggiungere un ROCE (return on capital employed) superiore al costo del capitale”. In altre parole non conveniva fare business in Italia.

Al termine delle trattative con Swisscom, spiega la società in una nota, Vodafone Italia è stata valutata un multiplo di circa 7,6 volte l’Ebitdaal e di 26 volte l’operating free cash flow atteso per il 2024, la valutazione quest’ultima “più alta di qualsiasi transazione di mercato Vodafone degli ultimi 10 anni”.

Vodafone e Swisscom hanno concordato che Vodafone continuerà a fornire determinati servizi a Swisscom per un massimo di 5 anni e per il primo anno è stabilito un compenso di 350 milioni, ma continuano le discussioni per una “collaborazione commerciale in un’ampia gamma di settori, oltre l’Italia”.

Della Valle (Vodafone), agli azionisti un ritorno di 4 miliardi

Vodafone Vende l’Italia, è “il terzo passo del rimodellamento in Europa”. Vodafone dice addio all’Italia, “rimodella” la sua presenza in Europa e con i proventi della vendita a Swisscom (8 miliardi) intende premiare gli azionisti con 4 miliardi di redistribuzione.
“Le operazioni in Italia e Spagna forniranno 12 miliardi di euro di proventi anticipati in contanti e intendiamo restituire 4 miliardi di euro agli azionisti tramite riacquisti, come parte della nostra più ampia revisione dell’allocazione del capitale”, aggiunge.

Swisscom potrà usare marchio Vodafone 5 anni dopo closing acquisto

Dopo il “closing” dell’acquisizione di Vodafone Italia per integrarla dentro Fastweb, previsto per il primo trimestre 2025, “la NewCo e il Gruppo Vodafone stipuleranno alcuni accordi di servizio transitori e a lungo termine, tra cui un contratto di licenza che consente l’uso del marchio Vodafone in Italia per un massimo di 5 anni dopo il closing”.Si legge nel comunicato diramato oggi da Fastweb.

Fistel Cisl, ‘Swisscom abbia attenzione per i lavoratori’

La reazione dei sindacati non si è fatta attendere.

“Questa mattina è arrivata la conferma ufficiale di una stipula di accordi vincolanti tra Swisscom e il gruppo Vodafone Plc per l’acquisto al 100% di Vodafone Italia per una cifra di 8 miliardi con l’obiettivo di integrarla con Fastweb: Adesso ci aspettiamo che da questa azienda integrata, dove è facile immaginare le opportunità per stakeholder e cliente finale, ci sia la stessa attenzione verso le lavoratrici e i lavoratori di Vodafone e Fastweb poiché proprio le loro professionalità hanno rappresentato e rappresenteranno l’asset vincente della nuova società”. Così il segretario generale della Fistel Cisl nazionale Alessandro Faraoni.

“Nelle due note degli a.d. di Fastweb e Vodafone Italia si parla di una NewCo che vedrà la combinazione di infrastrutture fisse e mobili di alta qualità in grado di dare vita ad un operatore convergente leader in Italia – continua il leader sindacale. Avevamo detto da tempo – aggiunge in un comunicato la Fistel Cisl – che il 2024 avrebbe visto cambiamenti organizzativi importanti in un settore strategico per la digitalizzazione ma in grosse difficoltà come quello delle Tlc e quanto sta avvenendo in questi giorni conferma la nostra lungimiranza e lucidità nel capire le sfide che avremmo dovuto affrontare”.

“Già oggi incontreremo l’azienda Vodafone e prossimamente auspichiamo di incontrare anche i vertici aziendali di Fastweb, abbiamo buone relazioni sindacali in tutte e due le aziende e tali le vogliamo mantenere nella futura NewCo sapendo che vigileremo con grandissima attenzione il percorso da qui al closing previsto per il primo trimestre del 2025“, conclude Faraoni.

Salvo Ugliarolo (Uilcom-Uil): ‘Operazione Fastweb-Vodafone era nell’aria. Grande soggetto per il nostro paese’

 “L’operazione era nell’aria già da tempo, seguivamo questa possibile operazione tra Fastweb e Vodafone. Pensiamo che sia una operazione importante nel quadro dello scenario di settore, che vive le difficoltà e le contraddizioni che ci sono”, ha detto Salvo Ugliarolo, segretario generale della Uilcom-Uil.

“L’unificazione di queste due importanti realtà creerà un grande soggetto unico per il nostro paese, con una differenza antitetica di strategia rispetto a quello che sta accadendo nell’ex monopolista – prosegue Uglairolo – Qui due grandi aziende si mettono insieme per fare un grande polo, mentre qualcuno pensa di separare per indebolire la funzionalità dell’ex monopolista. Confidiamo che quando sarà il momento, così come si fa in tutte l’occasioni, ci possa essere quel sano e costruttivo confronto che ci ha contraddistinto in queste aziende con delle corrette politiche di relazione industriale per entrare nel merito e acquisire le informazion che possano dare a noi la possibilità di esprimere un giudizio positivo sull’operazione con la massima attenzione sul personale di queste due realtà, quindi le lavoratrici e i lavoratori”.

https://www.key4biz.it/vodafone-lascia-litalia-frammentazione-eccessiva-il-capitale-investito-non-rendeva-ma-perche-ha-scelto-fastweb-e-non-iliad/483534/




Netflix rimane il re dello streaming, ma le idee dove sono?

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Non è stata una bella cerimonia degli Oscar per lo streaming. Solo una striminzita statuetta è andata a Netflix, per il corto La meravigliosa storia di Henry Sugar di Wes Anderson, ma diciamo che non si trattava propriamente del candidato su cui l’azienda puntava di più; è stato infatti del tutto ignorato Maestro, il biopic su Leonard Bernstein di e con Bradley Cooper (sette nomination e nessun premio). Ad Apple TV non è andata meglio, anzi, considerando che aveva un peso massimo – in tutti i sensi, se consideriamo la durata di tre ore e mezza – come Killers of the flower moon: dieci candidature per il film di Martin Scorsese, rimasto pure lui a bocca asciutta.

Non una sorpresa, considerando che il thriller con De Niro e Di Caprio non era andato benissimo già nella stagione dei premi che precedono gli Oscar (come i Golden Globes), ma comunque un segnale. Sono lontani i fasti dell’anno scorso, quando Niente di nuovo sul fronte occidentale aveva fatto il pieno. E come ogni volta, in base ai risultati, ci si interroga su cosa questo significhi: è il ritorno del grande cinema nelle sale? È l’antipatia di Hollywood verso quelli che sono ancora considerati come dei parvenu? È il segnale che la tv streaming ha finito le idee? Nulla di questo, o un po’ di tutto?

Sono finite le guerre dello streaming?

Certo, Oscar a parte, guardando i dati la situazione per Netflix – che ha rinsaldato la sua posizione di dominio – appare rosea. Il colosso ha consolidato la sua posizione di leader nel settore dello streaming a pagamento, potendo vantare 260 milioni di clienti a livello mondiale, un numero ben superiore a quello dei suoi diretti concorrenti, e con oltre 13 milioni di abbonati in più nel solo quarto trimestre. Dal canto loro, le azioni di Netflix hanno registrato un’impennata di circa il 90% nell’ultimo anno, raddoppiando quasi il loro valore, segnale di una fiducia rinnovata da parte del mercato. Per questo, in tanti hanno dichiarato conclusa la cosiddetta guerra dello streaming, con la “N” rossa a trionfare: a sostegno della tesi, anche il fatto che i viali stiano concedendo in licenza più programmi di un tempo a Netflix, tra cui anche vecchi successi di HBO come Six Feet Under o Insecure, dopo anni di esclusiva per le proprie piattaforme proprietarie. Anche altre strategie, come la lotta sempre più intensa alla condivisione delle password e l’introduzione di un piano supportato da pubblicità più economico per attrarre il pubblico più attento ai costi (a proposito: su SOSTariffe.it si possono trovare i piani più convenienti per lo streaming tv di questi mesi), hanno permesso di arrivare ai risultati attuali. Così, l’utile netto è passato da 55 a 938 milioni di dollari nel quarto trimestre, grazie a un aumento dei ricavi del 12,5%.

L’adolescenza dei millennial, il target perfetto

C’è la tentazione di dire che con numeri così floridi (o con un rivale così irraggiungibile) non c’è da preoccuparsi più di tanto dei contenuti, per nessuno dei concorrenti. Meglio ancora, andare sull’usato sicuro: visto che alcuni franchise sono stati spremuti a sufficienza – il Marvel Cinematic Universe perde colpi su colpi, e anche Star Wars forse non ha più molto da dire – niente di meglio di giocare sull’effetto nostalgia dei millennial, riesumando in altre forme alcuni dei fumetti e dei cartoni a cui sono più affezionati fin dai tempi dell’adolescenza. E così rieccoci con la versione live action di Avatar: the Last Airbender, One Piece (da poco rinnovato per una seconda stagione), Percy Jackson e Scott Pilgrim vs. the world.

Nonostante gli ottimi dati di visione, la qualità di queste rivisitazioni non è sempre stata all’altezza delle aspettative. Alcune serie, malgrado il buon seguito, sono state criticate per la loro eccessiva fedeltà al materiale originale (senza rischi, insomma) o per la gestione un po’ affrettata della narrazione. Una tendenza che ha portato a una riflessione sul valore creativo effettivo di questi adattamenti, con alcuni critici che hanno messo in discussione la loro necessità.

All’orizzonte c’è anche la sostenibilità

C’è da dire che il finanziamento della produzione di contenuti originali richiede investimenti colossali, e che lo sciopero degli sceneggiatori di certo non ha aiutato chi voleva puntare su storia inedite. Si è fatta, in più di un caso, di necessità virtù. Del resto Netflix ha speso miliardi di dollari in contenuti ogni anno, una strategia che ha certamente pagato in termini di crescita degli abbonati e di engagement, ma che solleva interrogativi sulla sostenibilità finanziaria a lungo termine. Con la concorrenza che aumenta e i margini di profitto sotto pressione, Netflix ora deve trovare un equilibrio tra il continuare ad alimentare la sua crescita attraverso prodotti nuovi e il mantenere una struttura di costi gestibile, che non comprometta la sua salute finanziaria.

Inoltre l’impronta ecologica della produzione di contenuti è diventata fonte di preoccupazione crescente. La produzione cinematografica e televisiva è un’industria ad alta intensità energetica, e mentre Netflix si è impegnata a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette di gas serra entro il 2022, il percorso verso una vera sostenibilità ambientale è complesso. L’aspetto della sostenibilità è sempre più importante non solo per gli investitori e i regolatori, ma anche per un pubblico globale sempre più consapevole delle questioni ambientali.

Le chiavi per il futuro dello streaming

La sostenibilità, nel contesto dello streaming, comprende anche la capacità di mantenere una base di abbonati in crescita in un mercato saturo. L’introduzione di un piano supportato da pubblicità mira a rendere il servizio accessibile a un pubblico più ampio, ma solleva domande su come questa mossa influenzerà l’esperienza dell’utente e la percezione del marchio. La cosiddetta “fatica da abbonamento” tra i consumatori è un problema reale, da quando gli spettatori sono sommersi da una tale abbondanza di opzioni da potersi permettere (da un altro punto di vista sono obbligati, perché avere tutto costa decisamente troppo) di scegliere volta per volta quali servizi attivare.

La prossima era dello streaming, con Netflix in una posizione di leadership, sarà caratterizzata da diversi fattori chiave. Innanzitutto l’innovazione tecnologica continuerà a giocare un ruolo cruciale. La piattaforma ha già esplorato formati interattivi, come visto in Bandersnatch di Black Mirror, e si prevede che sperimentazioni simili diventino più frequenti, per coinvolgere il pubblico in modi sempre più immersivi.

Inoltre l’espansione globale e la localizzazione dei contenuti saranno essenziali per conquistare mercati emergenti e diversificare l’offerta. La popolarità di serie non anglofone su Netflix, come La Casa de Papel (Spagna) e Squid Game (Corea del Sud), dimostra l’appetito crescente per storie diverse e culturalmente innovative. Infine, l’industria dello streaming si muoverà inevitabilmente verso una maggiore integrazione con altre forme di media e tecnologia. La convergenza tra piattaforme di streaming, social media, gaming e realtà virtuale/aumentata offrirà nuove opportunità per creare esperienze di intrattenimento: rimane da vedere se tutto questo basterà a far dimenticare un’originalità sempre più difficile da trovare.

https://www.key4biz.it/netflix-rimane-il-re-dello-streaming-ma-le-idee-dove-sono/483288/




Iliad chiude il 2023 con fatturato a 1,6 miliardi (+14,5%) e free cash flow positivo

iliad annuncia oggi i risultati finanziari consolidati per l’esercizio chiuso al 31 dicembre 2023.      

I principali indicatori finanziari di iliad sono caratterizzati da un trend estremamente positivo: il fatturato del 2023 si attesta a 1 miliardo e 61 milioni di euro, +14,5% rispetto allo scorso anno; l’EBITDAaL passa a 247 milioni, +17,2% rispetto al 2022. Inoltre, dopo meno di sei anni, iliad registra un free cash flow positivo di 4 milioni di euro.

“Siamo estremamente soddisfatti dei risultati raggiunti nel 2023, che si confermano in forte aumento e rispecchiano la solidità della nostra visione, l’efficacia dei nostri investimenti e, soprattutto, una fiducia dei nostri utenti costruita passo dopo passo”, ha commentato Benedetto Levi, Amministratore Delegato di iliad. “Il 2023 è stato un anno fondamentale per il nostro business, dove abbiamo lanciato l’offerta mobile dedicata ad aziende e partite iva, iliadbusiness, e rafforzato la rete di distribuzione con iliad Space. Abbiamo, inoltre, realizzato progetti importanti per consolidare l’impegno verso una sostenibilità sempre più integrata, focalizzando gli sforzi in progetti sfidanti in ambito formativo, come il successo di iliadship. Per questo 2024 la missione resta la stessa: continuare ad investire in infrastrutture sostenibili, innovative e di qualità, e creare un rapporto con i nostri utenti basato sulla trasparenza”.

Quasi 11 milioni di clienti su mobile e fisso

Dal suo ingresso nel mercato ad oggi, l’azienda segna una continua crescita degli utenti attivi nel mobile e fisso raggiungendo quota 10 milioni e 937 mila, con un incremento di 1 milione e 260 mila utenti rispetto al 2022.

Nel segmento mobile, iliad raggiunge 10 milioni e 730 mila utenti, 255 mila utenti in più solo nell’ultimo trimestre, e si conferma per il sesto anno consecutivo leader per crescita di utenti netti con +1,16 milioni di nuovi utenti rispetto al 2022.

Anche nel segmento fiber-to-the-home (FTTH) del mercato del fisso, iliad conferma una performance più che positiva: la rete FTTH di iliad è stata premiata come la più veloce d’Italia nel 2023 da nPerf, società indipendente specializzata nella misurazione delle prestazioni delle connessioni fisse e mobili, e al 31 dicembre 2023 sono stati raggiunti 207 mila utenti con una crescita di +98 mila nuovi utenti netti rispetto al 2022 e un’importante accelerazione nell’ultimo trimestre con 35 mila nuovi utenti.

Risultati a livello di gruppo

Risultati altrettanto di successo per il Gruppo iliad che confermano la leadership europea in termini di crescita del fatturato e di nuovi utenti sulla rete mobile e fissa: il 2023 chiude con 48 milioni e 515 mila utenze nette, in aumento di 2 milioni e 740 mila rispetto al 2022.  

Il fatturato complessivo del Gruppo al 31 dicembre 2023 si attesta a 9,241 miliardi di euro, con un incremento del 10,4% rispetto al 2022. Anche l’EBITDAaL di Gruppo è in crescita: 3,444 miliardi di euro, +4,2% rispetto al 2022.

A partire da questi importanti risultati, entro il 2024 il Gruppo mira a raggiungere un fatturato di 10 miliardi di euro e a diventare il quinto operatore europeo di telefonia fissa e mobile.

https://www.key4biz.it/iliad-chiude-il-2023-con-fatturato-a-16-miliardi-145-e-free-cash-flow-positivo/483365/




Frequenze, nuovi limiti? Evitare il rischio di una corsa all’accaparramento

Una corsa all’oro delle frequenze, un assalto alla diligenza dello spettro radio è un rischio concreto fra qualche settimana. E’ scattato il conto alla rovescia per l’aumento dei limiti elettromagnetici dagli attuali 6 V/m a un minimo di 15 V/m, secondo quanto previsto dalla Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2022. Un innalzamento atteso da anni da parte delle telco alle prese con lo sviluppo del 5G, che però rischia di creare un ingorgo per le domande agli enti locali. Lo scrive Andrea Biondi sul Sole 24 ore, mettendo in evidenza un pericolo concreto, vale a dire il fatto che gli operatori si precipitino nei vari comuni per chiedere l’adeguamento degli impianti esistenti oppure il permesso per nuovi impianti.

Il tema è caldo, e il rischio che gli enti preposti si ritrovino un flusso di domande ingestibile è concreto.

Il rischio di una corsa alla diligenza delle frequenze?

Ma al di là del problema più che concreto di gestire un mare di domande, che manda in agitazione enti e Arpa, un altro grosso problema da evitare è quello dell’accaparramento frequenziale. Il rischio di una corsa all’oro delle frequenze c’è.

Un fenomeno già evidenziato su Key4biz e già denunciato dall’Antitrust per cui gli operatori si “accaparrano” gli impianti di trasmissione soltanto per toglierli ai concorrenti, dichiarando valori nominali superiori a quelli effettivi, per estromettere i competitor dall’uso condiviso degli impianti stessi.

Quali sono le garanzie di monitoraggio delle emissioni e le azioni di controllo per evitare un revival dell’accaparramento dello spettro radio?

Il timore che questo innalzamento dei limiti venga vissuto come una nuova occasione di accaparramento senza regole c’è, con la possibilità che tutti quanti gli operatori si facciano avanti per accaparrarsi queste nuove potenze frequenziali.

A quanto pare si sta cercando di porre rimedio.

Il problema c’è

Già si sa che esiste una differenza fra la situazione reale di occupazione delle frequenze e quella autorizzata. La soluzione è quella di andare verso una situazione nella quale ci sia qualcuno che garantisce che le potenze autorizzate sono quelle reali e che non c’è uno scostamento tra le potenze che vengono autorizzate e quelle che vengono adoperate. Cosa che succede oggi.

La legge della Concorrenza affida questo compito di monitoraggio al Mimit e che quindi in questa fase bisognerebbe in primo luogo evitare che ci sia una corsa all’accaparramento subito.

E questo lo dice chiaramente Andrea Biondi sul Sole 24 Ore, quando scrive che si vuole mettere mano al Codice delle Comunicazioni Elettroniche entro il 24 marzo, introducendo il principio di “equità e di correttezza nella ripartizione dello spazio elettromagnetico”.

Però poi, dopo questa fase di evitare l’accaparramento, bisogna che ci sia la capacità di monitorare la reale occupazione e che ci sia qualcuno che garantisca che quello che viene autorizzato è uguale a quello che viene adoperato. L’obiettivo deve essere una situazione di trasparenza, visto che lo spettro è un bene prezioso e scarso, con qualcuno che garantisca – le Arpa, il Mimit – che non ci sono differenze tra le potenze autorizzate e quelle adoperate.

Istituzioni all’erta

Le istituzioni non devono più consentire la corsa all’accaparramento e che quello che viene autorizzato sia poi quello che effettivamente viene usato perché altrimenti diventa una sorta di mercato secondario.  

Una volta per tutte l’obiettivo è quello di conoscere la situazione reale e che si arrivi ad un quadro di trasparenza. Anche perché ad oggi il fenomeno dell’accaparramento è diventato a tutti gli effetti una leva competitiva.

Fino ad ora vige uno schema secondo cui chi prima arriva, prima si aggiudica le risorse spettrali. Non c’è alcuna verifica sull’effettivo bisogno di nuove risorse frequenziali.  

In conclusione, servono dei criteri che non autorizzino tutta la potenza che si libera e che poi garantiscano che tutte le potenze che vengono autorizzate siano quelle che realmente vengono adoperate.

Leggi anche: 5G, l’innalzamento dei limiti entra nel vivo. Ma serve base scientifica e misure anti-accaparramento 

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5G, salta ancora l’innalzamento dei limiti elettromagnetici. Interrogazione al Mimit

5G e limiti elettromagnetici. Tutto quello che non si dice sulla misurazione dell’elettrosmog

5G e reti mobili: cosa c’è nel nuovo piano? Revisione limiti, misure anti-accaparramento, Edge Cloud Computing, DAS

https://www.key4biz.it/frequenze-nuovi-limiti-evitare-il-rischio-di-una-corsa-allaccaparramento/483251/




Disco verde dal governo spagnolo a fusione Orange Espana e MasMovil

Anche il governo spagnolo dopo la Ue concede il via libera alla fusione di Orange Spagna e MásMóvil, dalla cui unione nascerà una società combinata con un valore stimato di 18,6 miliardi di euro, con le due società che deterranno quote uguali. L’Ue ha approvato la fusione il mese scorso.

La francese Orange collocherà l’intera filiale spagnola, Orange Spagna, nella nuova società, di cui non è ancora stato deciso il nome. Non è stata resa nota nemmeno l’ubicazione della nuova sede centrale.

Il risultato di questa fusione è il principale operatore in Spagna con più di 30 milioni di clienti di telefonia mobile, con più di 7 milioni di clienti a banda larga e più di 2 milioni di clienti televisivi. Il progetto si tradurrà in forti investimenti nel settore negli anni a venire, ha aggiunto. La fusione dovrebbe avvenire entro questo trimestre o all’inizio del prossimo. La nuova società potrebbe chiedere la quotazione.

Il merger rappresenta un passaggio significativo nell’ottica di un maggior consolidamento delle telco Ue in un momento di grande trasformazione della industry.

Leggi anche: L’UE approva la fusione Orange/MasMovil ma le implicazioni per un consolidamento più ampio non sono automatiche

https://www.key4biz.it/disco-verde-dal-governo-spagnolo-a-fusione-orange-espana-e-masmovil/483149/




5G & Co. 2024, appuntamento a Roma al Palazzo delle Esposizioni il 16 e 17 aprile

Si terrà il 16 e 17 aprile al Palazzo delle Esposizioni di Roma, via Milano 9/A, la 6° edizione del 5G Italy, la conferenza internazionale di riferimento del mondo delle telecomunicazioni organizzata dal CNIT (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni), che quest’anno si intitola “5G & Co. 2024. Everything is Connected”.

Il convegno, che si terrà il 16 e 17 aprile 2024 a Roma – nella splendida cornice del Palazzo delle Esposizioni, in via Milano 9/a – darà ampio spazio ai nuovi servizi, alle applicazioni, ai Verticals necessari per creare il nuovo ecosistema basato sulla nuova infrastruttura stand alone . Uscito dalla sua prima fase tecnologica di avvio, il 5G sta evolvendo silenziosamente verso una molteplicità di applicazioni capillari a vantaggio soprattutto del mondo aziendale.

Il convegno di quest’anno darà ampio spazio ai nuovi servizi, alle applicazioni, ai Verticals necessari per creare il nuovo ecosistema basato sulla nuova infrastruttura 5G stand alone. Uscito dalla sua prima fase tecnologica di avvio, il 5G sta evolvendo silenziosamente verso una molteplicità di applicazioni capillari a vantaggio soprattutto del mondo aziendale, in un contesto cruciale dal punto di vista politica, in vista delle elezioni per il rinnovo della Commissione Ue.

L’esplosione dell’Intelligenza Artificiale e le conseguenze regolatorie ed etiche collegate alla nuova tecnologia sono oggi al centro del dibattito globale, in un contesto geopolitico complicato dai conflitti in atto in Ucraina e a Gaza.

 E’ in questo contesto storico che si inserisce la Conferenza, che sarà caratterizzata da numerosi panel tematici, tra cui:

  • I principali vantaggi del 5G per il mondo del Business
  • I principali ostacoli al pieno dispiegamento del nuovo standard mobile
  • Le nuove tecnologie in arrivo con il 5G (Cloud, Edge, AI, Metaverso, Open Ran e DAS)
  • I limiti elettromagnetici, le Reti private e Verticals
  • La strategia europea per lo sviluppo efficiente e armonizzato dello spettro radio

Partecipanti

5G & Co. 2024 si avvarrà del contributo prezioso di rappresentanti istituzionali (Governo, Parlamento e Enti) e di personalità C-level delle aziende più rilevanti del panorama industriale italiano e enti internazionali.

Blefari Melazzi (CNIT e Fondazione RESTART): ‘Applicazioni 5G si svilupperanno molto in futuro’

“Ci troviamo in un momento di grande cambiamento tecnologico, nell’era della frammentazione di Internet e del consolidamento dei suoi attori – dice Nicola Blefari Melazzi, Presidente del CNIT e della Fondazione RESTART e promotore del 5G & Co. – La situazione del mercato delle Tlc non è rosea, ma i servizi e le applicazioni basati sulla rete 5G si svilupperanno molto nel prossimo futuro. Resta da capire da chi saranno sviluppati e implementati e secondo quali modalità”.

Un tema, quello dello sviluppo futuro del mercato digitale, al centro della due giorni del 5G & Co., che fra i suoi partecipanti in presenza e online vedrà i principali stakeholder istituzionale e aziendali del mercato.

La conferenza si svolgerà in presenza, con un pubblico top level e sarà trasmessa anche in live streaming.

Business Networking

“5G & Co. 2024” sarà anche una grande occasione di networking per intercettare nuove opportunità di incontro tra istituzioni, industria, sistema universitario e decisori.

PARTECIPA   Clicca per partecipare all’evento nelle diverse modalità
PARTNERSHIP Scopri tutte le opportunità per le aziende partner

5G & Co. 2024 è promosso ed organizzato dal CNIT (il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni, ente non-profit riconosciuto dal MIUR). Il CNIT svolge attività di ricerca, innovazione e formazione avanzata nell’ampio settore dell’ICT: consorzia 42 università pubbliche, dispone di 7 Laboratori Nazionali con oltre 100 ricercatori e a esso afferiscono oltre 1.300 professori e ricercatori.

Per informazioni scrivere a

organizzazione@5gitaly.info

https://www.key4biz.it/5g-co-2024-appuntamento-a-roma-al-palazzo-delle-esposizioni-il-16-e-17-aprile/482861/




Tim, debito netto pro-forma sale a 7,5 miliardi a fine 2024

Tim vede il debito netto pro-forma al netto del deleverage (debito) stimato per l’operazione Netco, pari a circa 6,1 miliardi di euro al 31 dicembre 2023, intorno a 7,5 miliardi alla fine del 2024. E’ quanto emerge dall’integrazione al piano industriale 2024-2026 comunicato questa mattina dall’azienda, accolto positivamente dal mercato con il titolo Tim che ha guadagnato l’1,2%, ma a circa un’ora dall’avvio è virato in negativo, finendo poi per essere sospeso al ribasso, con un rosso prima del 5% e poi superiore al 7%.

Il piano industriale è stato confermato in toto ieri dal Cda straordinario convocato dall’azienda.

I dati

Il net cash flow è atteso intorno allo zero nel 2025 e intorno a 0,5 miliardi nel 2026, si legge in una nota pubblicata questa mattina a integrazione del comunicato stampa e della presentazione del piano industriale 2024-2026 diffusi in occasione del Capital Market Day dello scorso 7 marzo.

Dopo la presentazione il titolo era crollato in borsa, lasciando sul terreno quasi il 24%, per i timori degli analisti legati ai livelli di debito, al cash flow e al pagamento dei dividendi.

La variazione del debito

La variazione del debito è riconducibile in parte alla gestione ordinaria (ovvero l’Ebitda AL al netto degli investimenti, gli oneri finanziari, l’andamento del Net Working Capital, le minorities di Tim Brasil e la componente tasse e altri oneri), in parte a quella straordinaria (ovvero impatti connessi all’operazione Netco quali i costi da separazione, gli eventuali impatti da price adjustment e ulteriori partite relative al Net working Capital).

Quanto ai flussi di cassa, i livelli indicati, se normalizzati, portano a un valore intorno a 0,4 miliardi nel 2025 e a 0,8 miliardi nel 2026.

I fattori di normalizzazione dei flussi di cassa, spiega la nota, sono connessi a uscite di cassa straordinarie a livello di working capital principalmente correlate all’effettiva liquidazione del personale oggetto di iniziative di incentivo all’esodo già attivate e alla normalizzazione dei costi del debito dovuta all’impatto del miglioramento atteso del merito di credito “che consentirà alla società di implementare, a tendere, una più efficiente gestione del margine di liquidità e alla diminuzione degli oneri correlati alle partite straordinarie”.

La società conferma quindi la guidance 2024-2026 illustrata al mercato e precisa che eventuali upside potrebbero derivare dagli earn-out connessi all’operazione Netco e dalla possibile cessione di Sparkle, il cui processo è in corso.

https://www.key4biz.it/tim-debito-netto-pro-forma-sale-a-75-miliardi-a-fine-2024/482806/




Rovere (Poste Italiane): “Su parità di genere siamo eccellenza in Italia” (video)

Poste Italiane ha conquistato una posizione di eccellenza sui temi della parità di genere come dimostrato dalle numerose certificazioni internazionali ottenute e dalla diversità che caratterizza il personale dell’azienda. Sono le parole della Presidente di Poste Italiane Silvia Maria Rovere, intervenuta ai microfoni del TG Poste in occasione della giornata internazionale della donna.

“Credo che Poste Italiane meriti – ha detto la Presidente – di essere riconosciuta come un’azienda che ha già conquistato una posizione di eccellenza su questi temi. Pensiamo alla certificazione Equal-Salary, che riguarda l’uguaglianza di retribuzione a parità di mansioni. Anche il Gender Equality Index, che è un riconoscimento internazionale molto ambito per le politiche di inclusione e diversità”.

La Presidente Rovere ha inoltre evidenziato come le donne siano al centro della vita aziendale: oltre il 53% dei circa 120 mila dipendenti è donna.

È donna anche il 60% dei direttori dei circa 12.800 Uffici Postali su tutto il territorio nazionale.

https://www.key4biz.it/rovere-poste-italiane-su-parita-di-genere-siamo-eccellenza-in-italia-video/482758/




Come cambia il dating game per la Gen Z

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Uno spettro si aggira tra le app di dating, o meglio non si aggira: sono i giovanissimi che – ormai i numeri sono chiari – non vogliono saperne di Tinder, Bumble e simili, e si rifiutano di prestarsi al «dating game» fatto di swipe a destra e a sinistra o incontri mordi e fuggi. O, almeno, che siano alla vecchia maniera, come dimostra il ritorno alle forme di connessione più tradizionali.

I dati, infatti, sono impietosi: da una recente indagine emerge che il 79% degli studenti universitari statunitensi dichiara di non utilizzare affatto le app di dating, sfidando la percezione comune di un’adolescenza e giovinezza iper-connessa e dipendente dalla tecnologia per ogni aspetto della socializzazione. La questione è duplice: da un lato c’è l’inflazione, che corrode il potere d’acquisto e trasforma ogni uscita in un calcolo attento delle risorse disponibili, oltre a rendere quasi inaccessibili gli abbonamenti più onerosi alle app; dall’altro, quell’epidemia di solitudine sempre più evidente, accentuata da anni di vita sociale frammentata a causa di pandemie e lockdown. I giovani nati tra il 1997 e il 2012, insomma, affrontano un panorama relazionale radicalmente diverso da quello delle generazioni precedenti, in cui le opzioni per socializzare si scontrano spesso con barriere economiche.

Che cosa c’entra l’inflazione con gli appuntamenti

L’inflazione è un fenomeno non solo mette in luce la crescente pressione finanziaria che grava sui più giovani, ma evidenzia anche un cambiamento significativo nella percezione degli appuntamenti tradizionali. Un tempo considerati i momenti chiave della vita sociale, gli incontri romantici diventano un momento di riflessione: valgono davvero l’investimento economico richiesto?

Il “no” implicito a questa domanda si vede osservando nei giovani il crescente interesse verso attività che richiedono un minimo esborso finanziario ma promettono ricompense dal punto di vista umano e relazionale altrettanto significative, se non superiori, rispetto alla classica uscita a cena. Le passeggiate al parco, le serate di gioco in casa, le visite a mostre gratuite o le esplorazioni urbane diventano così le nuove arene del corteggiamento, luoghi dove il valore di un incontro non si misura in euro spesi ma nella qualità del tempo condiviso. Al contrario, le uscite in locali alla moda, i cinema, i concerti e le cene fuori, un tempo pilastri delle pratiche di corteggiamento, cedono il passo a incontri più intimi e meno onerosi. E, magari, coinvolgono persone che si conoscono già, o la cui conoscenza richiede l’affidarsi alle care, vecchie reti di relazioni.

Tra connettività virtuale e isolamento reale

Può parere paradossale, in un mondo in cui qualsiasi conoscenza è a portata di mano mai come in passato, ma la solitudine è una delle sfide più complesse e dolorose per i giovani della generazione Z, ed è un fenomeno che si intensifica nel contesto del panorama socio-economico in continua evoluzione e della realtà digitale onnipresente. Proprio tra le connessioni virtuali quasi illimitate, favorite anche dai prezzi sempre più ridotti degli abbonamenti per Internet a casa o di telefonia mobile (basta consultare il comparatore di offerte di SOSTariffe.it per sincerarsene), molti tra questi giovani sperimentano un senso di isolamento più acuto; un vuoto che le interazioni superficiali online non riescono a colmare.

L’ascesa dei social media ha giocato un ruolo ambivalente in questo scenario. Da un lato ha offerto nuove opportunità di entrare in contatto, ma dall’altro ha amplificato il senso di solitudine attraverso la costante esposizione a vite altrui idealizzate e troppo perfette, che rischiando di suggerire confronti sfavorevoli e far nascere così sentimenti di inadeguatezza. La generazione Z si trova così intrappolata in un circolo vizioso: la ricerca di appartenenza e approvazione nei social media spesso si traduce in una maggiore sensazione di insoddisfazione personale. Anche per questo una delle strategie chiave di oggi per influencer e creator è dimostrarsi “uno o una di noi”, lasciando alla nostra ingenuità credere o meno che le loro vite dorate abbiano i nostri stessi problemi.

L’amore? Sì, ma non solo

In risposta a questa solitudine sempre più pervasiva, molti giovani si stancano del digitale e finiscono col rivolgersi a forme di connessione più autentiche e significative, privilegiando le amicizie e le reti di supporto sociale. Tra l’altro, questa tendenza evidenzia il desiderio profondo di relazioni genuine che trascendono il mero contesto amoroso, suggerendo una riconsiderazione delle priorità affettive. Le relazioni platoniche e i gruppi di supporto diventano in questo modo essenziali per il benessere emotivo, e offrono spazi sicuri in cui condividere esperienze, paure e aspirazioni.

L’importanza di questi legami è amplificata dal contesto di incertezza economica e professionale che caratterizza l’attuale realtà dei giovani. Il futuro appare sempre più incerto e la solidarietà tra coetanei e la condivisione di esperienze simili diventano ancore di salvezza per di mitigare il peso dell’isolamento. Gli spazi di incontro e confronto sono fondamentali non solo per il sostegno emotivo ma anche come luoghi di crescita personale e collettiva, dove diventa possibile esplorare la propria identità al di fuori delle pressioni sociali e delle aspettative.

Le nuove formule della Gen Z per gli incontri

Per questi motivi la generazione Z si sta distaccando progressivamente dagli schemi tradizionali degli incontri amorosi. Oggi gli appuntamenti convenzionali possono rappresentare un onere finanziario non indifferente: Tinder sta prendendo in considerazione un tipo di abbonamento fino a 500 dollari al mese e Bumble ha introdotto un livello premium di più di 60 dollari mensili. Questi costi aggiuntivi aumentano il carico finanziario degli incontri online, rendendo il dating ancora più inaccessibile per molti. Così è più che comprensibile la ricerca di alternative più sostenibili e arricchenti dal punto di vista emotivo e sociale. La necessità di risparmiare, combinata al desiderio di esperienze autentiche e significative, li spinge verso nuove modalità di socializzazione.

In particolare gli eventi di socializzazione di gruppo permettono di abbattere le barriere formali tipiche degli appuntamenti faccia a faccia, grazie a un’atmosfera di condivisione e scoperta reciproca in cui le relazioni, se è il caso, possono fiorire naturalmente. Il lockdown ha lasciato in eredità anche una voglia ancora non sopita di attività all’aperto, come escursioni, sport di gruppo o volontariato ecologico. Esperienze immerse nella natura o nel sociale che non solo offrono una fuga dal caos quotidiano ma anche un terreno comune su cui costruire dialoghi e relazioni basate su interessi e valori condivisi.

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INWIT: ricavi, utili ed EBITDA crescono a doppia cifra nel 2023. Diego Galli: ‘Crescita nonostante il contesto delle Tlc’

Nell’esercizio 2023 tutti i principali indicatori industriali di INWIT, economici e finanziari hanno evidenziato un andamento in crescita rispetto al 2022:

Indicatori di sintesi Unità di misura 2023 2022 Crescita YoY
Numero siti (fine periodo) Migliaia 24,1 23,2 3,9%
Ospitalità totali (fine periodo) Migliaia 54,3 50,1 8,4%
di cui con gli OLOs (fine periodo) Migliaia 13,5 11,9 13,4%
Tenancy Ratio (fine periodo) Numero 2,23x 2,16x 3,2%
Remote Units SC/DAS (fine periodo) Migliaia 8 7 12,9%
Transazioni Real Estate Migliaia 1,8 2,2 -17,7%
Ricavi totali Eur m 960,3 853,0 +12,6%
EBITDA Eur m 879,2 779,2 +12,8%
EBITDA margin % 91,6% 91,3% +0,3p.p.
EBIT Eur m 508,7 415,5 +22,4%
Risultato del Periodo Eur m 339,5 293,3 +15,7%
EBITDAaL Eur m 685,6 587,0 +16,8%
EBITDAaL Margin % 71,4% 68,8% +2,6p.p.
Recurring Free Cash Flow Eur m 611,5 491,4 +24,4%
Investimenti Eur m 290,0 187,0 +55,1%
Posizione Finanziaria Netta (PFN) Eur m 4.207,3 4.078,7 +3,2%
Leva Finanziaria (PFN / EBITDA) Ratio 4,8x 5,2x -0,4x

Il direttore generale Diego Galli ha così commentato: “Inwit chiude un anno di forte sviluppo nonostante l’attuale contesto dell’industria delle telecomunicazioni, che auspichiamo evolva verso un modello più sostenibile a supporto di maggiori investimenti. si conferma la resilienza di Inwit come abilitatore di efficienza per i nostri clienti: continuiamo ad investire in infrastrutture digitali e condivise con un solido modello di business, a sostegno del percorso di crescita del piano industriale 2024-2026. continuano i progressi sulla strategia di sostenibilità, in piena coerenza con quella industriale, con focus su digitalizzazione e inclusione per lo sviluppo dei territori”.

Dal punto di vista industriale, nel corso del 2023 è proseguito lo sviluppo dell’infrastruttura tecnologica di INWIT:

Al 31 dicembre 2023 il numero medio di operatori per sito (tenancy ratio) cresce attestandosi a 2,23 dal 2,16 di fine 2022, confermandosi tra i più elevati del settore.

Principali risultati economico-finanziari

I ricavi si attestano a 960,3 milioni di euro, in aumento del +12,6% rispetto al 2022 (853,0 milioni di euro), in considerazione della crescita delle ospitalità con tutti i principali clienti, OLOs in particolare, della crescita degli altri servizi e dello sviluppo delle coperture indoor DAS. Crescita al +12,6%, al netto dei ricavi one-off (pari a 0,6 milioni di euro nel 2023 e nel 2022).

L’EBITDA si attesta a 879,2 milioni di euro, in aumento del +12,8% rispetto all’esercizio 2022 (+12,4% escludendo ricavi e costi one-off, questi ultimi pari a 2,8 milioni nell’esercizio precedente) con margine sui ricavi stabile al 91,6%, mentre l’EBTIDAaL, principale indicatore di profittabilità della società,è pari a 685,6 milioni di euro con un incremento del +16,8%, grazie alle continue azioni di efficientamento dei costi di affitto e all’acquisto di terreni. Margine EBITDAaL in crescita dal 68,8% al 71,4% (+2,6 punti percentuali) in termini di percentuale sui ricavi.

L’utile dell’esercizio si attesta a 339,5 milioni di euro, in crescita del +15,7% rispetto al 2022.

Il recurring free cash flow dell’esercizio 2023 è pari a 611,5 milioni di euro, in crescita del +24,4% rispetto al 2022, effetto della crescita dell’EBITDA, del miglioramento del capitale circolante netto, parzialmente compensato da maggiori esborsi per oneri finanziari. 

Gli investimenti industriali del periodo sono stati pari a 290 milioni di euro (+55,1% rispetto al periodo precedente), focalizzati sullo sviluppo tecnologico e infrastrutturale della Società, che ha incluso investimenti in nuovi siti, l’attivazione di nuove coperture microcellulari DAS indoor, l’acquisto terreni e il miglioramento tecnologico dei siti.

L’Indebitamento finanziario netto è pari a 4,2 miliardi di euro, inclusivo delle passività finanziarie IFRS16, in crescita di 128,6 milioni rispetto al 31 dicembre 2022. L’andamento riflette la forte generazione di cassa della società in termini di Recurring Free Cash Flow, gli investimenti per la crescita, il pagamento di dividendi e l’acquisto di azioni proprie a servizio del piano di buy back. La leva finanziaria, rapporto tra indebitamento netto ed EBITDA, risulta in riduzione a 4,8x (4,6x escluso effetto buyback) da 5,2x di fine 2022, per effetto della crescita della marginalità operativa (EBITDA).

Principali risultati del quarto trimestre 2023

I risultati del quarto trimestre 2023 confermano la continua accelerazione della crescita dei principali KPI industriali, dei ricavi e un miglioramento della marginalità e della leva finanziaria.

Indicatori di sintesi Unità di misura ott-dic 2023 ott-dic 2022 Crescita YoY
Ricavi totali Eur m 247,1 220,5                +12,1%
EBITDA Eur m 226,1 204,1 +10,8%
EBITDA margin % 91,5% 92,6% -1,1p.p.
EBIT Eur m 134,4 111,9 +20,1%
Risultato del Periodo Eur m 90,6 76,3 +18,7%
EBITDAaL Eur m 178,7 157,6 +13,4%
EBITDAaL Margin % 72,3% 71,5% +0,8pp
Recurring Free Cash Flow Eur m 133,7 140,9 -5,1%
Investimenti Eur m 96,4 69,1 +39,6%
Posizione Finanziaria Netta Eur m 4.207,3 4.079 +3,2%
Leva Finanziaria Ratio 4,7x 5,0x -0,3x

Nel corso del quarto trimestre 2023 è proseguito lo sviluppo dell’infrastruttura tecnologica di INWIT:

  • 315 nuove torri;
  • 1.000;
  • 500 transazioni real estate.

I ricavi si attestano a 247,1 milioni di euro, con una crescita del +12,1% rispetto allo stesso periodo 2022. L’EBITDA ammonta a 226,1 milioni di euro, con una crescita del +10,8% rispetto allo stesso periodo 2022. Tale crescita, insieme alla maggiore efficienza nei costi di locazione, ha portato ad un’espansione dell’EBITDAaL, che si attesta a 178,7 milioni di euro, in crescita del +13,4%, per un rapporto sui ricavi che raggiunge il +72,3% nel quarto trimestre 2023, in crescita dal +71,5% del quarto trimestre 2022.

L’utile netto si attesta a 90,6 milioni di euro, in crescita del +18,7% rispetto allo stesso periodo 2022, mentre Il Recurring Free Cash Flow è pari a 133,7 milioni di euro (-5,1%). L’Indebitamento Finanziario netto si attesta al 31 dicembre 2023 a 4,2 miliardi di euro, di cui circa 1,0 miliardo di euro riferito alla componente IFRS16.

Proposta di dividendo e remunerazione azionisti

Il Consiglio di Amministrazione ha deliberato di proporre all’Assemblea degli Azionisti il pagamento di un dividendo, relativo all’esercizio 2023 e inclusivo dell’utilizzo di parte delle riserve disponibili, pari ad euro 452.810.632,77. In applicazione della dividend policy aggiornata a marzo 2023, tale importo considera un aumento del 7,5% rispetto al dividendo 2022 oltre ad un importo aggiuntivo di 100 milioni di euro. Considerando l’ammontare di azioni proprie detenute in data odierna dalla società, il dividendo proposto si traduce in un dividendo pari a circa 0,48 euro per azione, in aumento del 38% rispetto al 2022. Resta inteso che il dividendo per azione sarà calcolato sull’effettivo numero di azioni in circolazione alla data di legittimazione (record date 21 maggio 2024), pertanto con esclusione delle azioni proprie in portafoglio di INWIT. Il dividendo verrà posto in pagamento in data 22 maggio 2024 (data stacco cedola 20 maggio 2024).

La proposta di dividendo è in linea con la politica di dividendi approvata dal Consiglio di amministrazione a novembre 2020 e a marzo 2023.

Riguardo gli ulteriori strumenti di remunerazione degli azionisti, si conferma che entro ottobre 2024 si completerà il piano di riacquisto azioni proprie approvato dall’assemblea degli azionisti in aprile 2023 e avviato a giugno 2023. Dopo aver portato a termine, a febbraio 2024, una prima tranche pari a circa euro 150 milioni, la Società intende avviare, con modalità analoghe, la seconda tranche di riacquisto per un ammontare fino a euro 150 milioni, subordinatamente all’espletamento di ogni formalità necessaria.

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Evoluzione prevedibile della gestione per l’esercizio 2024

INWIT è il principale operatore di infrastrutture wireless in Italia, forte della più ampia rete di oltre 24mila siti macro (torri, pali, tralicci – macro grid) e 8mila sistemi di microcoperture (Distributed Antenna Systems, DAS e small cell – micro grid), asset che permettono una copertura capillare e integrata del territorio a supporto della connettività, con un modello di business “tower as a service” a supporto di tutti gli operatori mobili, FWA e IoT.

Lo scenario di riferimento, tecnologico e di mercato per il settore delle Tower Companies è caratterizzato da trend strutturali positivi quali il crescente uso di dati in mobilità, la transizione tecnologica in corso verso il 5G, la necessità di completare e densificare la copertura, contribuendo anche alla riduzione del digital divide oltre a rilevanti investimenti in infrastrutture e in tecnologie digitali.

Tali trend si traducono in una crescente domanda di mercato per nuove infrastrutture digitali e per servizi di ospitalità, alla base del solido trend di crescita della Società, che ha visto un continuo miglioramento degli indicatori industriali, economici e finanziari dalla fusione con Vodafone Towers nel 2020 all’anno 2023. Il Piano Industriale di INWIT prevede un’ulteriore espansione di tali indicatori fino al 2026, supportati da un rilevante piano di investimenti volti ad intercettare la domanda in crescita. 

Nel breve termine, oltre alla forte domanda di connettività, sul mercato italiano degli operatori di telecomunicazione continuano a persistere elementi di difficoltà ed elevata competizione, con impatto sulla redditività del settore e sulla capacità di investimento. Il modello di business di INWIT, basato su contratti di ospitalità di lungo periodo e indicizzazione all’inflazione, rappresenta un elemento di protezione e supporto in tale contesto.

In merito all’evoluzione prevedibile della gestione per l’esercizio 2024, ci si attende:

  • crescita dei ricavi nel range 1.030-1.060 milioni di euro,
  • EBITDA margin superiore al 91%, stabile rispetto al 2023,
  • EBITDAaL margin pari a circa il 73%, in crescita di oltre 1 punto percentuale rispetto al 2023 e
  • Recurring Free Cash Flow in crescita nel range 620-640 milioni di euro.

Circa la remunerazione degli azionisti, si conferma la politica per il periodo 2023-2026 approvata in data 2 marzo 2023, che prevede un aumento dei dividendi e l’avvio di un piano di riacquisto azioni proprie.

Piano Industriale 2024-2026

Il Consiglio di Amministrazione ha esaminato e approvato il Piano Industriale di INWIT per il periodo 2024-2026 (il “Piano Industriale 2024”) che conferma le linee guida approvate a marzo 2023 e la capacità di INWIT di investire per sviluppare la propria infrastruttura sviluppando i principali indicatori industriali, economici e finanziari, riflettendo la recente evoluzione del contesto macroeconomico, industriale e di mercato.

Scenario di riferimento

In uno scenario industriale in trasformazione, il modello di business di INWIT abilita la transizione digitale del Paese, a supporto degli operatori di telecomunicazione e dell’evoluzione della rete verso l’architettura 5G. Altro driver strutturale alla base della maggiore domanda di servizi legati alle infrastrutture digitali è il costante aumento del consumo di dati in mobilità: in Europa occidentale il consumo medio di dati per smartphone è passato da 15 GB al mese nel 2021 a 27 GB nel 2023 ed è atteso in crescita del 16% l’anno fino al 2029, quando dovrebbe raggiungere 64 GB al mese[1]. Maggiore consumo di dati ed esigenze di copertura e densificazione sono solo alcuni dei trend alla base della crescita del mercato delle torri in Italia, con un numero di macro-siti atteso in crescita da circa 50 mila nel 2023 a circa 57 mila nel 2026[2], oltre alla necessità di copertura dedicata indoor per oltre 3 mila edifici e alla copertura di migliaia di km di strade, autostrade e collegamenti ferroviari.

Obiettivi 2024-2026

Il posizionamento di mercato di INWIT, rafforzato da un piano di investimenti rilevante, permette di perseguire obiettivi di crescita organica tra i più ambiziosi del settore, secondo quattro principali linee guida:

  • la partnership con gli anchor tenants per un efficiente sviluppo del 5G;
  • lo sviluppo proattivo del business con OLOs, MNO, FWA e altri;
  • l’accelerazione della rete di micro-coperture indoor DAS e grandi progetti (ad es. smart city);
  • l’ottimizzazione dei costi di leasing, anche attraverso un piano di acquisizione dei terreni.

Confermando il percorso di crescita del Piano Industriale approvato a marzo 2023, il Piano Industriale 2024-2026 prevede ricavi in aumento nel periodo ad un tasso medio annuo “high-single-digit” nel range di 1.160-1.240 milioni di euro nel 2026, con un’espansione del margine EBITDA a circa il 92% e del margine EBITDAaL a circa il 76%. È previsto che la crescita dei margini si traduca in un’espansione della generazione di cassa (Recurring Free Cash Flow) nel range tra 720-740 milioni di euro nel 2026.

Indicatori di sintesi Unità di misura 2023 2024 2026
Ricavi totali Eur m 960,3 1.030 – 1.060 1.160 – 1.240
EBITDA margin % 91,6% >91% ~92%
EBITDAaL Margin % 71,4% ~73% ~76%
Recurring Free Cash Flow Eur m 611,5 620 – 640 720 – 740

I precedenti target 2026 prevedevano ricavi in crescita fino ad oltre 1,2 miliardi di euro, con un’espansione del margine EBITDA a circa il 92% e del margine EBITDAaL after lease a circa il 76%, oltre a Recurring Free Cash Flow superiore a 730 milioni di euro.

Il Piano Industriale 2024-2026 prevede inoltre, investimenti per un totale di circa 800 milioni di euro tra il 2024 e il 2026, in aumento di circa 150 milioni rispetto a quanto previsto a marzo 2023, concentrati in tre principali aree d’intervento: la costruzione di nuovi siti, lo sviluppo delle coperture indoor DAS e l’acquisizione di terreni.

La crescita dell’EBITDA nell’arco di piano è previsto si traduca in una progressiva riduzione della leva finanziaria (indebitamento netto in rapporto all’EBITDA) da 4,8x di fine 2023 a circa 4,1x nel 2026, sostanzialmente allineata al precedente target di leva finanziaria (3,5x) avendo incluso l’aumentata remunerazione degli azionisti definita a marzo 2023, con maggiori dividendi e un piano di riacquisto azioni proprie. Questo trend creerà progressivamente una flessibilità di bilancio utilizzabile per finanziare maggiori investimenti e /o aumentare la remunerazione degli azionisti.

Il Consiglio di Amministrazione ha confermato la politica dei dividendi approvata in data 2 marzo 2023 per il periodo 2024-2026. Dividendo 2023 pari a circa euro 0,48 per azione (pagamento nel 2024), in crescita del 7,5% per anno fino al 2026. Entro ottobre 2024 si completerà, inoltre, il piano di riacquisto azioni proprie approvato dall’assemblea degli azionisti in aprile 2023 e avviato a giugno 2023, per un totale fino a 300 milioni di euro.

Il Consiglio di Amministrazione ha approvato l’aggiornamento al 2026 del Piano di Sostenibilità, parte integrante del Piano Industriale, per cogliere le opportunità di sviluppo verso il perseguimento del successo sostenibile. Driver dell’aggiornamento è stata una ancora maggiore integrazione della sostenibilità nella strategia aziendale, rappresentata dal concetto di “Tower as a service”, declinata nelle tre aree di impegno ESG.

Approvazione Bilancio Integrato 2023

Il Consiglio di Amministrazione ha approvato il primo Bilancio Integrato di INWIT, che comprende la sesta Dichiarazione non Finanziaria (DNF,redatta su base volontaria ai sensi dell’art. 7 del D. Lgs. 254/2016) e la Relazione finanziaria annuale della Società. Con il Bilancio Integrato, INWIT conferma la volontà di offrire ai propri stakeholder una visione completa e integrata del proprio impegno verso il successo sostenibile, del quale il Piano di Sostenibilità rappresenta il principale driver. Tra le più rilevanti iniziative in ambito climatico vi è la validazione del target di INWIT di azzeramento (Net Zero) al 2040 delle emissioni CO2 da parte di Science Based Target initiative (SBTi) e l’upgrade del CDP Climate Change al livello Leadership, ottenendo uno score pari a A-. Nel 2023 sono proseguiti gli investimenti in efficienza energetica, con l’installazione di impianti free cooling e di raddrizzatori di corrente ad alta efficienza e sulle fonti rinnovabili, con ulteriori 215 impianti fotovoltaici,portando il totale a 349 impianti per una potenza complessiva pari a 1,4 MW.

Con riferimento all’approccio di economia circolare e alla gestione dei materiali smaltiti sui siti, significativo il recupero di materiale pari al 98% delle 1.108 tonnellate totali di rifiuti prodotti. Nel 2023 INWIT si è posizionata anche sul tema della biodiversità, attraverso la realizzazione di due progetti, in una logica di “tower as a service”: il progetto in collaborazione con il WWF Italia per il monitoraggio degli incendi boschivi e il progetto con Legambiente per il monitoraggio della qualità dell’aria in due parchi nazionali e due aree protette. L’attenzione al territorio si concretizza anche con altri progetti per ridurre il digital divide: il Piano Italia 5G del PNRR, (INWIT, TIM e Vodafone Italia in RTI) finalizzato a favorire lo sviluppo di infrastrutture 5G in 1.385 aree svantaggiate a fallimento di mercato e il protocollo d’intesa siglato con UNCEM, per sostenere lo sviluppo dei servizi digitali nelle aree interne e nelle comunità montane del Paese.

Nella strategia di sostenibilità sono centrali anche le persone: nel 2023 l’organico è cresciuto a 296 dipendenti, di cui il 39% donne, ed è stata ottenuta la certificazione UNI PdR 125 per la Parità di Genere.

L’impegno di attivare progetti di copertura di rete mobile all’interno di strutture ad elevata vocazione sociale e culturale (quali ad esempio musei, università e ospedali) ha consentito, nel 2023, di avere 120 strutture ospedaliere con progetti di copertura indoor DAS (Distributed Antenna System) attivi, oltre la linea metropolitana M4 di Milano che collega in 5G l’aeroporto di Linate con il centro città e la realizzazione della copertura dell’innovativo Lifestyle Center Merlata Bloom di Milano, il più grande centro commerciale del capoluogo lombardo.

A conferma della validità del percorso di INWIT verso l’implementazione di un modello di business sostenibile, nel 2023 INWIT è stata confermata nel Bloomberg Gender Equality Index e nel FTSE4Good. Ha inoltre incrementato il rating ESG nell’indice GRESB, passato da D a A in soli tre anni e ha raggiunto lo status “Prime” nel Rating ESG di ISS, con upgrade da D+ a C+.

TCFD Report 2023

La società ha realizzato il suo secondoTCFD Report, che recepisce il framework di rendicontazione definito dalla Task Force on Climate related Financial Disclosure (TCFD). L’obiettivo è raccogliere informazioni chiare e comparabili sugli impatti determinati dalle attività dell’azienda sul clima e sugli effetti dei cambiamenti climatici sull’azienda.

https://www.key4biz.it/inwit-ricavi-utili-ed-ebitda-crescono-a-doppia-cifra-nel-2023-diego-galli-crescita-nonostante-il-contesto-delle-tlc/482618/