Uilcom chiede al Governo di convocare i sindacati sulla questione Tim

Dopo l’annuncio del nuovo piano industriale di Tim, la Uilcom Uil prende carta e penna e scrive al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Ministro del Mimit Adolfo Urso, al ministro del Lavoro Marina Calderone e al capo di gabinetto della Presidenza del Consiglio Gaetano Caputi per convocare urgentemente un tavolo su Tim.

La lettera

“In questo ultimo anno abbiamo seguito da spettatori non coinvolti, le scelte riguardanti il destino dell’azienda TIM, unica nel suo genere, di separazione tra il mondo dei servizi e quella della rete attraverso l’acquisizione di quest’ultima da parte del Fondo Americano KKR“, scrive Salvo Ugliarolo, segretario nazionale della Uilcom Uil.

In tutti questi lunghi mesi abbiamo letto di un’operazione che darà, “finalmente”, la possibilità di rilanciare le nuove realtà rendendole competitive a cominciare dalla ServCo (rendendola addirittura leader in un settore complicato come quello delle TLC in Italia, che paga la carenza di attenzione negli ultimi 15 anni da parte dei vari Governi che si sono succeduti). Il 6 febbraio u.s. siamo stati convocati presso il Ministero del Made in Italy con la presenza dei Ministri Urso e Calderone per entrare nel merito del “Progetto TIM”.

In quella occasione, come Organizzazione Sindacale abbiamo rappresentato la nostra visione del contesto generale del settore TLC ed in particolar modo dell’azienda TIM, richiedendo visibilità e trasparenza sull’intera operazione e soprattutto chiarezza sull’eventuale sostenibilità dell’intero progetto a garanzia dei livelli occupazionali.

Sempre nella stessa sede, abbiamo riscontrato la disponibilità da parte dei Ministri a riconvocare a stretto giro una nuova riunione per approfondire, entrando direttamente nel merito, questioni per noi fondamentali rispetto al destino del Gruppo TIM e delle due aziende che potrebbero nascere a seguito dell’eventuale closing previsto per il mese di giugno p.v. Ricordiamo che Voi, in quanto Governo, avete dato il via a tale manovra dando l’assenso all’esecuzione dell’operazione medesima ai fini della normativa Golden Power.

Va precisato che il 29 febbraio u.s. su convocazione della stessa TIM, le parti si sono incontrate ma in più occasioni i quesiti ed i dubbi posti dalla nostra Organizzazione non hanno trovato alcun riscontro puntuale, al contrario, dal confronto sono emerse le difficoltà quali i livelli occupazionali, la tenuta complessiva dei costi, l’assenza di garanzie sugli stessi perimetri a cominciare dalla realtà ServCo, che non fanno altro che confermare le nostre forti preoccupazioni sul futuro di quello che riserverà le neo aziende sulle quali emerge il rischio che si debbano attuare soluzioni che impattano direttamente sul futuro delle Lavoratrici e dei Lavoratori.

Alla luce di quanto evidenziato, come UILCOM-UIL siamo a richiedere la convocazione di un tavolo governativo congiunto per entrare nel merito dei temi di cui sopra al fine di acquisire tutte le garanzie necessarie rispetto al destino di questo Gruppo e di ciò che accadrà dopo l’eventuale closing con una necessaria visione nel medio termine dell’intero progetto industriale a cominciare dalla difesa dei perimetri occupazionali (parliamo di quasi 40.000 dipendenti oltre l’indotto) ed aziendali.

https://www.key4biz.it/uilcom-chiede-al-governo-di-convocare-i-sindacati-sulla-questione-tim/482551/




Tim, il nuovo piano industriale 2024-2026 senza NetCo non scalda il mercato. Titolo a picco

Il mercato accoglie con freddezza il nuovo piano industriale di Tim. Il titolo a Piazza Affari crolla fino al -10% in mattinata a 0,25 euro alle 12,45 e poi sospeso per eccesso di ribasso dopo aver segnato un calo teorico del 13,2% e un ultimo prezzo di 0,2403 euro alle ore 13.30, dopo che ieri il Cda ha dato il via libera alla cessione di NetCo e al nuovo piano industriale 2024-2026. Previsto un aumento del 3% annuo del fatturato e dell’8% dell’Ebitda.

Sul calo in Borsa, secondo gli analisti di Equita, peserebbe l’obiettivo di riduzione del debito, che deluderebbe le aspettative. “Gli obiettivi a medio termine di Tim puntano a una forte crescita degli utili, in particolare nel 2024, ma il suo obiettivo di riduzione del debito è al di sotto delle speranze”, afferma in una nota di ricerca l’analista di Equita Sim Domenico Ghilotti.

Di seguito la nota del gruppo.

La nota di Tim

“La vendita della rete fissa permetterà a TIM di muoversi sul mercato con minori vincoli finanziari e regolatori e con un focus maggiore sulle componenti industriali. Il nuovo Piano, che segue il percorso di trasformazione avviato nel precedente biennio, individua le linee di sviluppo per TIM nel 2024-2026: nonostante un contesto macroeconomico fortemente incerto, si prevede un significativo miglioramento di tutte le metriche economico finanziarie, mantenendo una solida struttura di capitale.

Di seguito i target finanziari sulla base del nuovo perimetro (dati organici, inclusa Sparkle):

▪ Ricavi di Gruppo in crescita del 3% medio annuo nell’arco di piano (CAGR 2023-2026) da

14,4 miliardi di euro pro-forma nel 20233; per TIM Domestic ricavi in crescita del 2% medio annuo nel triennio da 10 miliardi di euro pro-forma nel 2023.

Per il 2024 i ricavi di Gruppo sono attesi in crescita del 3-4% e del 2-3% per TIM Domestic.

▪ EBITDA organico After Lease di Gruppo in crescita dell’8% medio annuo nell’arco di piano (CAGR 2023-2026) da 3,5 miliardi di euro pro-forma del 20233; per TIM Domestic EBITDA organico After Lease in crescita del 9-10% medio annuo nel triennio da 1,9miliardi di euro pro-forma del 2023. Per il 2024 EBITDA organico After Lease di Gruppo in crescita dell’8-9% e del 9-10% per TIM Domestic.

EBITDA organico After Lease–Capex di Gruppo in aumento da 1,3 miliardi di euro pro-forma nel 20233 a circa 2,2 miliardi di euro nel 2026; per TIM Domestic EBITDA organico After Lease – Capex in crescita a circa 1,1 miliardi di euro da 0,6 miliardi di euro pro-forma nel 2023. Per il 2024 prevista una crescita del 15-17% a livello di Gruppo e dell’11-12% per TIM Domestic.

▪ Riduzione dell’indebitamento di Gruppo, con un rapporto Debito/EBITDA After Lease in calo a 1,6-1,74 volte rispetto a 3,85 volte dei pro-forma al 2023.

Il Gruppo stima un Equity Free Cash Flow After Lease positivo sia in Italia sia in Brasile in orizzonte di piano.

Per quanto riguarda le singole entities che compongono il Gruppo TIM il piano industriale prevede le seguenti linee strategiche:

▪ TIM Consumer: proseguirà la stabilizzazione del core business, con un progressivo aumento dell’Arpu fisso e mobile, migliorando al tempo stesso la convergenza dei clienti fra i due settori. In parallelo sarà sviluppato il modello di ‘Customer Platform’, con un focus sulla crescita dei ricavi ‘beyond connectivity’ attraverso nuove partnership e opportunità nel settore delle famiglie e delle piccole e medie imprese.

▪ TIM Enterprise: facendo leva sul proprio posizionamento e su vantaggi competitivi unici, continuerà l’accelerazione dei ricavi da servizi guidata da un’ulteriore espansione nel mercato ICT, amplificata da un posizionamento sui settori chiave per la crescita (Cloud, IoT, Cybersecurity). Particolare focus sarà dedicato al settore del Cloud grazie a partnership con i principali operatori mondiali e al pieno avvio operativo del Polo Strategico Nazionale (di cui TIM è principale socio e abilitatore tecnologico).

▪ TIM Brasil: è prevista un’ulteriore crescita dei ricavi e dell’Ebitda, con una generazione di cassa in crescita in doppia cifra in orizzonte di piano. A livello Domestico, il piano prevede inoltre una seconda fase del progetto di trasformazione dei costi, con target incrementali pari a 400 milioni di euro al 2026 legati alla semplificazione e al ridimensionamento delle strutture di costo. Sarà posta una particolare attenzione all’efficienza nel settore Consumer e all’internalizzazione di risorse e competenze nell’area Enterprise.

TIM rimarrà l’operatore di TLC più infrastrutturato in Italia e continuerà a investire sulla propria rete mobile, accelerando lo sviluppo del 5G, contando sul più ampio spettro di frequenze e sulla più vasta rete di trasporto dati del Paese, e sullo sviluppo del proprio ecosistema tecnologico, composto fra l’altro da un’infrastruttura di 16 Data Center dislocati su tutto il territorio nazionale.

La visione ESG fa da filo conduttore tra le “Entities” e Società del gruppo in modo che obiettivi e attività convergano verso la riduzione delle emissioni, la ricerca di risultati che incidono sulla crescita economica e sociale, il contenimento dei rischi e la valorizzazione delle opportunità. Esclusa la remunerazione per gli azionisti. Calcolato come rapporto fra il Debito Netto After Lease di Gruppo sottratto il deleverage atteso dalla vendita di NetCo, pari a 14,2 miliardi di euro senza considerare potenziali aggiustamenti di prezzo ed earnouts, e l’EBITDA Organico Adjusted After Lease di Gruppo sottratto l’EBITDA After Lease di NetCo

Leva al 31 dicembre 2023 basata sulla precedente vista di Gruppo derivanti dai continui e rapidi cambiamenti dell’ecosistema. I target ambientali delineano una netta strategia di riduzione delle emissioni nel tempo, confermando come primo step il 100% di approvvigionamento energetico da rinnovabili entro il 2025 e l’obiettivo finale del Net zero al 2040. Sul gender gap il Gruppo si dà l’obiettivo di raggiungere almeno il 33% di donne manager in posizioni di responsabilità. Il piano punta, inoltre, alla crescita dei servizi e prodotti ESG driven come le soluzioni per le PA e le smart city, a vantaggio dei cittadini, le soluzioni per la digitalizzazione del patrimonio museale e archeologico, le nuove cabine telefoniche smart o i prodotti marchiati TIM con impronta di carbonio. Il Gruppo infine intende confermare la leadership mondiale di settore per le politiche di Diversity&Inclusion con azioni dedicate.

Tim, ok del Cda alla lista del board con Labriola AD, Figari presidente

Il Cda di Telecom Italia ha dato il via libera alla lista del board uscente per il rinnovo del consiglio, con Pietro Labriola proposto per un secondo mandato alla guida del gruppo e Alberta Figari indicata per il ruolo di presidente, attualmente ricoperto da Salvatore Rossi.

Lo rende noto la società in un comunicato confermando quanto riferito poco prima da due fonti a conoscenza della situazione.

Il Cda ha deliberato all’unanimità di proporre la nomina, con mandato triennale, di un board composto da nove membri, “tenuto conto del perimetro di business che risulterà dall’esecuzione del Piano di Delayering e coerentemente con il trend di lungo periodo in società comparabili”, si legge nella nota.

“Peraltro, non potendo escludere decisioni diverse da parte dei soci circa la composizione quantitativa del board, il consiglio ha deliberato – con l’astensione di tre consiglieri – di presentare una lista di 15 candidati (numero corrispondente all’attuale dimensione)”, si legge nell nota.

Al terzo posto della lista viene indicato per un secondo mandato anche Giovanni Gorno Tempini, presidente di Cdp. Confermati anche i nomi degli indipendenti Paola Camagni e Federico Ferro Luzzi, che erano stati eletti nel board uscente in quota Assogestioni.

La lista sarà sottoposta all’assemblea dei soci il prossimo 23 aprile.

1. Alberta Figari, nuova candidata, indicata come Presidente*

2. Pietro Labriola, indicato come Amministratore Delegato, carica che ricopre dal 21 gennaio 2022

3. Giovanni Gorno Tempini, Consigliere dal 31 marzo 2021

4. Paola Camagni, Consigliere dal 31 marzo 2021*

5. Federico Ferro Luzzi, Consigliere dal 31 marzo 2021*

6. Domitilla Benigni, nuova candidata*

7. Jeffrey Hedberg, nuovo candidato*

8. Paola Tagliavini, nuova candidata*

9. Maurizio Carli, Consigliere dal 31 marzo 2021*

10. Romina Guglielmetti, nuova candidata*

11. Leone Pattofatto, nuovo candidato*

12. Antonella Lillo, nuova candidata*

13. Andrea Mascetti, nuovo candidato*

14. Enrico Pazzali, nuovo candidato*

15. Luca Rossi, nuovo candidato*

* Indipendente

Si tratta di una rosa di candidati composta da 6 donne e 9 uomini, per un totale di 13 indipendenti, selezionata in modo tale da garantire, da un lato, un certo grado di continuità che consenta di valorizzare al meglio le attività e le operazioni straordinarie avviate dal Consiglio uscente e, dall’altro, di assicurare l’inserimento di candidature esterne di elevato profilo, portatrici di esperienze diversificate, che possano contribuire allo sviluppo futuro della Società.

https://www.key4biz.it/tim-il-nuovo-piano-industriale-2024-2026-senza-netco-non-scalda-il-mercato/482505/




INWIT, accordo con Fiera Milano per la copertura indoor e outdoor dei poli fieristici

INWIT, primo tower operator italiano e Fiera Milano, uno dei principali operatori integrati del mondo nel settore fieristico e congressuale, hanno approvato una partnership strategica che farà dei poli espositivi di Rho e di Milano una vera “Smart City”.

L’accordo, della durata di 15 anni, prevede per INWIT la gestione in esclusiva e lo sviluppo tecnologico di tutte le infrastrutture passive a supporto delle telecomunicazioni mobili del quartiere fieristico a Rho e dell’Allianz MiCo a Milano, per una superficie totale di oltre 551mila mq. INWIT abiliterà la connettività sia indoor che outdoor a servizio di tutti gli operatori di telecomunicazione mobile attraverso la gestione integrata delle strutture esistenti: torri di telecomunicazioni mobili, Distributed Antenna System (DAS), Small Cells e fibra ottica. L’accordo prevede ulteriori investimenti in coperture dedicate indoor DAS per l’upgrade al 5G.

Copertura ottimale

Espositori e visitatori verranno messi così nella condizione di beneficiare di livelli ottimali di copertura mobile e servizi sempre più innovativi per la logistica, la domotica, la sicurezza e il monitoraggio ambientale.

La partnership, che abilita la possibilità di offrire servizi di alto livello tecnologico, consentirebbe di cogliere inoltre importanti opportunità per il Gruppo Fiera Milano in previsione dei futuri Giochi olimpici.

L’accordo è coerente con il business plan di INWIT, che prevede investimenti volti ad abilitare la crescente domanda di infrastrutture digitali anche in ‘large campus’, a supporto degli operatori di comunicazioni elettroniche, con ottimizzazione di risorse finanziarie, efficienza operativa e semplificazione gestionale.

“La partnership strategica con Fiera Milano conferma l’impegno di INWIT a supportare, con know how e investimenti, la realizzazione e la gestione di infrastrutture digitali, condivise e aperte a tutti gli operatori, al fine di abilitare in modo efficiente la connettività 5G sia outdoor che indoor”, ha detto Diego Galli, Direttore Generale di INWIT.

“Attraverso questo accordo, Fiera Milano e Inwit – dichiara Francesco Conci, Amministratore delegato e Direttore Generale di Fiera Milano – guardano al futuro e alle trasformazioni tecnologiche in atto con l’obiettivo di garantire e offrire servizi di qualità e all’avanguardia al visitatore, all’espositore e all’organizzatore: un approccio in grado di assicurare una sempre migliore customer experience”.

https://www.key4biz.it/inwit-accordo-con-fiera-milano-per-la-copertura-indoor-e-outdoor-dei-poli-fieristici/482096/




Tim, prima udienza su ricorso Vivendi il 21 maggio dopo assemblea

E’ stata fissata per il 21 maggio la prima udienza sul ricorso ordinario presentato in sede civile da Vivendi contro la vendita dalla rete di Tim a Kkr. Lo dicono due fonti legali riportate da Reuters.

Nel presentare il ricorso Vivendi aveva indicato il 22 aprile come data per la prima udienza, un giorno prima dell’assemblea ordinaria del gruppo telefonico, chiamata – tra l’altro – a rinnovare il consiglio di amministrazione.

Vivendi, principale azionista di Tim con una quota del 24%, ha contestato la decisione del Cda di Tim di cedere l’infrastruttura senza passare per un’assemblea straordinaria.

Appoggiata dall’esecutivo di Giorgia Meloni, la vendita dalla rete è l’elemento cruciale del riassetto dell’ex monopolista portato avanti dall’amministratore delegato Pietro Labriola, a caccia di una riconferma.

Al Cda di Tim del 7 marzo il nuovo piano e la lista del board

Il nuovo piano industriale 2024-2026, il primo di Tim senza più la rete, e la lista del Cda per la prossima assemblea del 23 aprile. Secondo l’Ansa, sono questi i temi all’ordine del giorno del Cda di Tim di mercoledì 7 marzo, chiamato anche ad approvare il bilancio 2023, di cui sono già stati resi noti i dati preliminari, e a convocare l’assemblea.

Il giorno successivo in un Capital market day sarà il Ceo Pietro Labriola a presentare alla comunità finanziaria gli obiettivi di quella che sarà la nuova Tim dopo la vendita, prevista entro l’estate, di Netco a Kkr.

Liberata da14 miliardi di debito e dalle regole dettate dal fatto di essere stata finora anche proprietaria della rete, l’azienda opererà come società di servizi, ServiceCo, declinata in Consumer e in Enterprise (grandi clienti e pubblica amministrazione), e tramite Tim Brasil.

Sarà Labriola a guidarla in questa nuova fase, all’interno della quale si è inserita tra l’altro l’offerta da 8 miliardi di Swisscom-Fastweb per Vodafone Italia.

La lista di maggioranza

Il nome di Pietro Labriola comparirà nella lista di maggioranza, presentata dal Cda, per il rinnovo dell’intero board all’assemblea di aprile. A fare da presidente, al posto di Salvatore Rossi, verrà candidata una donna sul cui profilo le carte restano per ora coperte.

E’ da capire se Vivendi, primo socio con il 23,7%, presenterà una propria lista. Il gruppo francese potrebbe nel caso candidare solo consiglieri indipendenti anche perché frattempo ha deconsolidato la società italiana dopo aver svalutato il pacchetto di azioni ai prezzi di mercato (0,22 euro l’una).

Proprio il 7 marzo Vivendi diffonderà i risultati 2023. C’è attesa sul mercato per gli aggiornamenti sulla decisione, annunciata a metà dicembre, di dividersi in quattro società quotabili in Borsa: la pay tv di Canal+, la pubblicità di Havas, l’editoria di Lagardere e Prisma, una holding di investimento con le partecipazioni in Universal Music e in Tim.

Da parte sua Tim è in trattative col ministero dell’Economia e delle Finanze sono aperte per la cessione di Sparkle, senza che sia stata fornita una data per chiudere, dopo che il cda di Tim ha giudicato insufficiente l’offerta da circa 750 milioni complessivi.

https://www.key4biz.it/tim-prima-udienza-su-ricorso-vivendi-il-21-maggio-dopo-assemblea/482065/




Breton, cosa ha detto al MWC: spettro meno caro per satellite e 6G. Switch off del rame entro il 2030

Lo spettro dovrebbe essere più conveniente e assegnato in modo più rapido in Europa. La pensa così il commissario Ue al Mercato Interno Thierry Breton, che continua a promuovere una maggiore unità del mercato Tlc nella Ue e fissa al 2030 la data dello switch off del rame e della sua sostituzione con la fibra.

Il discorso programmatico del commissario Breton al Mobile World Congress è stato per la maggior parte una sintesi dei punti chiave del Libro bianco sulle infrastrutture digitali della scorsa settimana, che in generale è una serie di proposte volte a creare – e finanziare – l’infrastruttura di rete con capacità Gigabit entro il 2030. Ma ha aggiunto alcune note in merito alla politica sullo spettro.

Breton: ‘Spettro radio, servono aste più convenienti’

“Dovremmo dare alla politica dello spettro una vera dimensione europea e spingere per aste più tempestive e convenienti”, ha detto Breton. “Perché, nella corsa tecnologica verso il 6G, non possiamo permetterci ulteriori ritardi nel processo di concessione delle licenze dello spettro, con enormi disparità nella tempistica delle aste e nella realizzazione delle infrastrutture tra gli Stati membri: non possiamo permetterci lo stesso risultato delle aste 5G, dove, dopo otto anni, il processo non è ancora terminato”.

Non sembrano esserci dubbi sul fatto che gli operatori dovranno ancora spendere molto per lo spettro, in un modo o nell’altro. Ma se l’Ue riuscisse a ottenere ciò che vuole, i parametri potrebbero cambiare. Lo spettro satellitare è il primo a subire un potenziale cambiamento, ma il mobile potrebbe seguire.

“È giunto il momento di europeizzare l’assegnazione delle licenze per l’uso dello spettro, almeno per i satelliti”, ha detto Breton.

“Non si tratta di raccogliere fondi a livello europeo dalle aste dello spettro, che in ogni caso non dovrebbero essere usate come mucche da mungere per ricostituire le finanze pubbliche”, ha aggiunto, rassicurando senza dubbio i governi nazionali che non hanno intenzione di separarsi dalla loro prerogativa di assegnare lo spettro a livello nazionale, con i diritti e i proventi connessi.

Breton: ‘Sullo spettro premiare l’operatore che si impegna a investire di più’

“Si tratta di garantire che tutti gli europei possano beneficiare tempestivamente delle tecnologie più avanzate”, ha aggiunto Breton. “Ecco perché come meccanismo alternativo proponiamo che le aste dello spettro, mantenute a livello nazionale, siano progettate non per premiare il miglior offerente, ma l’operatore che si impegna a investire di più e più rapidamente nello sviluppo della rete”.

Si parte dai satelliti ma si pensa al 6G

Il discorso del commissario potrebbe riguardare inizialmente i satelliti (citati direttamente i questo senso), ma sembra chiaro che Breton – o meglio i suoi successori – potrebbe toccare anche le frequenze per gli operatori di telefonia mobile, in particolare in vista della prossima generazione di telefonia mobile vale a dire il 6G.

I cambiamenti proposti nel modo in cui viene assegnato lo spettro mobile rientrano nell’obiettivo della Commissione di creare un mercato unico delle telecomunicazioni in tutta Europa.

Parte di ciò è, ovviamente, la questione del consolidamento.

Breton: ‘Sugli operatori non c’è un numero magico’

“Non esiste un numero magico in questo campo”, ha detto Breton. “Data la convergenza di diverse tecnologie e servizi verso il continuum informatico, non possiamo dare uno sguardo ristretto ai mercati e ai loro attori”.

Non è la prima volta che la Commissione europea insiste sul fatto che non c’è alcun dogma del quarto operatore. Ma dobbiamo ancora vedere prove reali di ciò, dal momento che la recente decisione sulla fusione Orange/MasMovil è arrivata con rimedi competitivi volti a facilitare la creazione di un nuovo quarto attore.

Il commissario europeo ha sottolineato che le reti europee non possono continuare ad avere 200 millisecondi di latenza se vogliono andare verso le nuove generazioni tecnologiche che coinvolgono Intelligenza Artificiale, automazione, calcolo ad alte prestazioni e sensori multipli.

La latenza mostra quanto tempo impiega un’azione a produrre un effetto dopo essere stata inviata dal mittente al destinatario. Nei videogiochi, è un fattore particolarmente apprezzato. E negli interventi chirurgici a distanza o nelle auto autonome, sarà fondamentale per prevenire le tragedie. Ma solo se sarà davvero garantita una bassa latenza nell’interazione con gli operatori di telecomunicazioni, Breton potrà riuscire con i piani delineati al MWC.

Leggi anche: Reti Tlc, ok della Commissione Ue al nuovo pacchetto. Gestione centralizzata dello spettro, stretta su switch-off e cavi sottomarini

‘Framework’ Tlc, parte la consultazione per la revisione del quadro sugli obblighi di accesso

https://www.key4biz.it/breton-cosa-ha-detto-al-mwc-spettro-meno-caro-per-satellite-e-6g-switch-off-del-rame-entro-il-2030/481885/




Tim, confronto con i sindacati. Ugliarolo (Uilcom Uil): ‘Restano i dubbi sulla sostenibilità del progetto’

Ieri il confronto dell’azienda con i sindacati sulle prospettive del progetto di scissione della rete. Fistel Cisl: non accettabili termini proposta solidarietà difensiva.

“L’incontro con Tim ha confermato le nostre sensazioni che avevamo da tempo. La non sostenibilità del progetto!”, ha detto il segretario generale della Uilcom Uil Salvo Ugliarolo in un video postato su Facebook dopo l’incontro di ieri fra sindacato e Tim sul futuro dell’azienda dopo la nascita della NetCo e della ServCo.  

“L’azienda non ha dato nessuna risposta alle nostre domande, spostando il confronto su altre tematiche. Nessun genere di risposta sulle garanzie occupazionali, sui perimetri”, aggiunge Ugliarolo. “Nessuna risposta sulla sostenibilità a medio termine, sulle voci di vendita di qualche realtà del gruppo”. L’azienda ha parlato dell’uso eventuale dell’ammortizzatore sociale, aggiunge Ugliarolo, ribadendo la necessità di andare ad un tavolo ministeriale: “E’ lì che dobbiamo chiedere le garanzie”. Restano quindi i dubbi su perimetri aziendali e occupazionali, che secondo Ugliarolo vanno affrontati al tavolo governativo.  

Fistel Cisl ritiene non accettabile la percentuale di riduzione oraria prospettata da Tim nell’ambito di una proposta di solidarietà difensiva presentata oggi ai sindacati con l’obiettivo di trovare un accordo sul contenimento del costo del lavoro.

Secondo quanto emerge da un documento visionato da Reuters, Tim ha proposto ai sindacati una riduzione oraria dal 10% al 20%, diversificata tra varie tipologie di lavoratori, fino al 30 giugno 2025, da applicare alla pressoché totalità dei lavoratori dell’azienda, alle prese con un processo di riassetto legata alla vendita della rete fissa del gruppo a Kkr.

“Abbiamo ribadito la nostra disponibilità al confronto per cercare soluzioni con un contratto di solidarietà meno oneroso, per la continuità del lavoro agile, del premio di risultati e del welfare”, si legge in una nota del segretario generale Alessandro Faraoni.

https://www.key4biz.it/tim-confronto-con-i-sindacati-ugliarolo-uilcom-uil-restano-i-dubbi-sulla-sostenibilita-del-progetto/481879/




5G, GSMA: 1,6 miliardi di connessioni globali. AI e alleanze Telco-satellite per rilanciare la industry

Al terzo giorno del Mobile World Congress di Barcellona la GSMA ha reso noto gli ultimi dati sulla diffusione globale del 5G pubblicando il report The Mobile Economy 2024, secondo cui ci sono 1,6 miliardi di connessioni 5G a livello globale, il che rappresenta la generazione mobile che ha registrato il ritmo di adozione più rapido di tutte. Detto questo, la mancanza di una vera killer application non consente per ora di garantire la monetizzazione sufficiente per il rilancio della industry delle Tlc.

Scarica il il report The Mobile Economy 2024 in PDF

I numeri del 5G

A gennaio 2024, ben 261 società di telecomunicazioni in 101 paesi avevano lanciato servizi commerciali 5G, di cui 47 forniti da reti autonome (SA). Altri 90 operatori in 64 mercati si sono impegnati a implementare il 5G e all’inizio di quest’anno c’erano piani per altre 89 implementazioni di reti SA.

La divisione dati e analisi dell’associazione, GSMA Intelligence (GSMAi), prevede che le connessioni 5G globali raggiungeranno i 5,5 miliardi entro il 2030, rendendo il 5G la tecnologia di connettività dominante, e si prevede che rappresenterà il 56% di tutte le connessioni mobili in tutto il mondo entro la fine del 2019.

Secondo la GSMA, i fattori chiave per le opportunità nel settore includeranno gli sviluppi nel 5G SA, 5G-Advanced, Internet of Things (IoT) aziendale e AI, l’iniziativa Open Gateway della GSMA e nuovi potenziali ricavi attraverso l’evoluzione della fatturazione e della ricarica.

AI generativa testata da più della metà degli operatori

Non sorprende che i risultati della GSMA puntino l’attenzione anche sull’intelligenza artificiale generativa (GenAI), sostenendo che il 56% degli operatori mobili sta attualmente testando applicazioni, il che si traduce in una probabile crescita del traffico dati mobile globale. “Ciò sarà guidato dalle applicazioni, compreso l’uso di chatbot abilitati GenAI per il servizio clienti o dalla continua crescita di contenuti video e musicali generati dall’intelligenza artificiale”, ha osservato l’associazione. “Stanno ora emergendo opportunità in aree quali la monetizzazione delle API [interfaccia di programmazione delle applicazioni] e 5G RedCap [capacità ridotta] per l’IoT aziendale, il tutto supportato dalle reti 5G-Advanced e 5G SA. 5G SA porta a casa le promesse iniziali del 5G, in particolare laddove è possibile soddisfare funzionalità IoT di slicing, bassa latenza e massicce legate alle esigenze dei servizi aziendali. Il 5G-Advanced non farà altro che estenderlo ulteriormente”, ha detto Peter Jarich, capo di GSMAi.

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Vodafone, trattative avanzate con Swisscom: 8 miliardi per cedere l’Italia a Fastweb

Vodafone parte bene intonata alla Borsa di Londra dove guadagna il 2% dopo l’accordo preliminare sul prezzo raggiunto con Swisscom, l’operatore elvetico che controlla Fastweb. Il gruppo anglosassone, che ha lasciato nei mesi scorsi la Spagna cedendo a Zegona le attività per 5 miliardi di euro, è pronto a dire addio all’Italia con la vendita del 100% di Vodafone Italia per 8 miliardi di euro in contanti. A Zurigo il gruppo elvetico cede lo 0,47%.

Ora è ufficiale

Dopo settimane di indiscrezioni, stamattina è giunto l’aggiornamento su Vodafone Italia da parte di Vodafone Group, che in una nota prende atto delle recenti speculazioni dei media e “conferma di essere in trattative esclusive con Swisscom per una potenziale vendita di Vodafone Italia a Swisscom, per un corrispettivo in cash”.

“A condizione che sia definito un accordo contrattuale vincolante per la transazione, le parti hanno concordato che Swisscom acquisirebbe Vodafone Italia per un enterprise value di 8 miliardi di euro su base cash e debt free e soggetta ai consueti adeguamenti al momenti della chiusura della transazione. L’entreprise value rappresenta un multiplo di circa 26x sul consensus per l’OpFCF del FY24 e di circa 7,6x sul consensus per l’Adjusted EBITDAaL del FY24[1]”.

“Vodafone ha intrattenuto discussioni con diverse parti per esplorare opzioni di consolidamento del mercato in Italia e ritiene che questa potenziale transazione offra la migliore combinazione di creazione di valore, pagamento anticipato di un corrispettivo in cash e certezza della transazione per gli azionisti di Vodafone.

Non c’è alcuna certezza che venga concordata una transazione. Se necessario, verrà fatto un ulteriore annuncio quando sarà opportuno”, chiude la nota di Vodafone.

Swisscom: ‘Da fusione Vodafone-Fastweb azienda leader convergente’

Dal canto suo, anche Swisscom ha ufficializzato la trattativa in una nota: “Da dieci anni Fastweb è in continua crescita in termini di clienti, ricavi ed EBITDA rettificato e si è affermata come operatore leader nel quarto mercato europeo della banda larga – si legge – La fusione prevista tra Vodafone Italia e Fastweb riunirebbe infrastrutture mobili e fisse di alta qualità, competenze e capacità complementari per creare un’azienda leader convergente. Le maggiori dimensioni, la struttura dei costi più efficiente e il significativo potenziale di sinergia consentirebbero all’entità combinata di liberare valore per tutti gli stakeholder. La transazione sarebbe un passo fondamentale per consentire a Swisscom di realizzare il suo obiettivo strategico di creare valore a lungo termine in Italia e sarebbe pienamente conforme agli obiettivi strategici dati del Consiglio Federale”.

La trattativa sembra quindi in dirittura d’arrivo, dopo che nelle scorse settimane Vodafone aveva rispedito al mittente un’offerta da 8,5 miliardi complessivi (la seconda nel giro di un anno e mezzo) da parte di Iliad.

Leggi anche: Iliad, proposta di fusione con Vodafone in Italia. Offerti 8,5 miliardi

Prosegue l’onda di consolidamento in Europa

Alla fine di gennaio, Iliad aveva dichiarato che Vodafone aveva rifiutato una proposta rivista di fusione delle loro attività italiane in base alla quale Vodafone avrebbe ricevuto 6,6 miliardi di euro in contanti e 2,0 miliardi di euro di prestiti dagli azionisti.

Queste trattative segnalano un crescente desiderio di fusioni e acquisizioni tra le società di telecomunicazioni europee, dopo che Orange e MasMovil la scorsa settimana hanno ricevuto l’autorizzazione condizionata dalle autorità antitrust dell’Unione Europea per la loro fusione da 18,6 miliardi di euro in Spagna. E ancora Iliad, all’inizio di questa settimana ha annunciato l’acquiszione di una partecipazione del 19,8% nella società di telecomunicazioni svedese Tele2 dalla società di investimento Kinnevik.

Per Vodafone, una potenziale vendita rappresenterebbe la continuazione di uno sforzo durato anni per razionalizzare il proprio portafoglio. L’anno scorso, la società ha concluso un accordo per vendere le sue attività spagnole a Zegona Communications per 5 miliardi di euro.

https://www.key4biz.it/vodafone-trattative-avanzate-con-swisscom-8-miliardi-per-cedere-litalia-a-fastweb/481558/




Apple nega il supporto alle web app in Europa con l’aggiornamento iOS 17.4. Indagine Ue

Lo stop di Apple alle applicazioni web progressive, Antitrust Ue in azione

A partire da marzo 2024 la Apple interromperà il supporto alle applicazioni web per home page, o progressive web app (pwa).

È quanto riportato da diversi media internazionali, mentre secondo il Finantial Times le autorità di regolamentazione dell’Unione europea potrebbero presto avviare un’indagine sulle decisioni di Cupertino in Europa.

Bruxelles vuole infatti vederci chiaro e ha già invitato Apple e gli sviluppatori a valutare meglio l’impatto che tale cambiamento potrà avere sull’ecosistema digitale europeo.

L’interruzione del supporto alle pwa riguarda l’aggiornamento iOS 17.4 relativo al mercato europeo.

Perché Apple potrebbe violare il Digital markets act che entrerà in vigore tra una settimana

Le progressive web app sono una soluzione ibrida tra piattaforme mobile e web, sostanzialmente sono applicazioni per desktop che possono essere anche caricate sulla schermata iniziale dell’iPhone e da qui avviate in qualsiasi momento.

Apple vuole trasformare queste applicazioni ibride in semplici segnalibri del browser, cioè attivabili solo avviando Safari. Una mossa che certamente limiterebbe in maniera decisa l’esperienza utente. Forse c’era il timore che le pwa potessero diventare nel tempo una valida alternativa alle app native dello store di casa.

Secondo quanto riportato da qz.com, Apple ha dichiarato di aver preso questa decisione per conformarsi al nuovo Digital markets act (Dma) europeo, che mira a regolamentare le grandi piattaforme, i gatekeeper dei mercati online, tra cui c’è ovviamente l’App Store.

L’UE vuole vederci chiaro

Il Dma ha il compito di rendere il mercato digitale europeo più competitivo, aperto alla libera concorrenza e quindi anche ai piccoli operatori.

Aprire le pwa a terze parti sarebbe stato troppo pericoloso per il trattamento dei dati privati degli utenti, secondo Apple, correndo anche il rischio di violare il Dma.

La Commissione europea vuole comunque capire fino in fondo se Apple, con questa decisione, sia ancora conforme o no alla legge. Per intervenire e modificare le scelte prese da Cupertino c’è tempo fino al 6 marzo, data di entrata in vigore delle nuove regole.

https://www.key4biz.it/apple-nega-il-supporto-alle-web-app-in-europa-con-laggiornamento-ios-17-4-indagine-ue/481467/




Antonino Ruggiero nuovo CEO di Boldyn Networks Italia

Boldyn Networks (Boldyn), uno dei maggiori neutral host provider al mondo, annuncia la nomina di Antonino Ruggiero come nuovo Chief Executive Officer per l’Italia. Prima della sua nomina a CEO, Ruggiero ha ricoperto il ruolo di Chief Technology Officer dal momento dell’ingresso di Boldyn Networks nel mercato italiano, apportando un contributo fondamentale nello sviluppo del business nel Paese, compresa la definizione di #Roma5G, progetto che vedrà l’installazione della prima infrastruttura 5G avanzata della capitale italiana.ù

Antonino Ruggiero

In precedenza, Ruggiero ha ricoperto posizioni apicali in TIM Brasile, TIM Italia e Omnitel (Vodafone Italia). Il manager vanta una vasta esperienza nella realizzazione e gestione di reti complesse interconnesse sia in Europa che in Sud America.

Antonino Ruggiero, Chief Executive Officer di Boldyn Networks Italia, ha commentato: “Sono entusiasta di mettermi a disposizione di Boldyn Networks in questo nuovo ruolo, che include lo svolgimento di una parte di lavoro fondamentale per la realizzazione di un Paese interconnesso. Sono convinto che riusciremo a facilitare lo sviluppo tecnologico dell’intero territorio italiano con la realizzazione di infrastrutture 5G avanzate. Partiremo proprio da Roma Capitale, trasformandola in una smart city connessa, digitale e sostenibile, all’avanguardia tra le città europee”.

Andrew McGrath, Group Chief Commercial Officer di Boldyn Networks, ha aggiunto: “Antonino ha una comprovata esperienza nello sviluppo del business di Boldyn e ha già dato un contributo importante al mercato italiano. Come CTO dell’Italia è stato, infatti, determinante nello sviluppo dei requisiti per #Roma5G e, ora che ha il compito di guidare l’azienda. Sono certo che riuscirà a completare con successo questo straordinario progetto, guidando – al contempo – il nostro team in altri importanti progetti di sviluppo della connettività”.

L’obiettivo del progetto #Roma5G è quello di realizzare una rete ad alta capacità e bassa latenza in vista delle celebrazioni del Giubileo 2025, che dovrebbero attirare circa 32 milioni di visitatori.

https://www.key4biz.it/antonino-ruggiero-nuovo-ceo-di-boldyn-networks-italia/481143/