Open Fiber, fibra ottica acceleratore di business. Gola: “Fondi pubblici per il take up”

Gola (Open Fiber): “Usare fondi pubblici per il take up”

La fibra ottica FTTH è un acceleratore di business soprattutto nelle aree bianche. E’ questo il messaggio dell’evento ‘Fibra ottica: il futuro del Made in Italy’ promosso oggi da Open Fiber nella propria sede di Roma, nell’ambito della Giornata Nazionale del Made in Italy. “Il Made in Italy ha bisogno di reti all’altezza della sua forza e della sua capacità di innovare. La fibra ottica è un fattore abilitante per la crescita delle imprese, per la modernizzazione dei processi produttivi e per uno sviluppo che sappia coniugare internazionalizzazione e radicamento nei territori. Open Fiber ha realizzato l’infrastruttura integralmente in fibra ottica più grande d’Italia, un asset a disposizione del Paese capace di accompagnare lo sviluppo del tessuto economico italiano”. Lo ha detto nel suo intervento Giuseppe Gola, l’amministratore delegato di Open Fiber, aggiungendo che oggi il tema non è più la copertura, visto che il grosso della fase degli scavi è ormai superato, ma quello dell’adozione, il cosiddetto take up. E per questo si sta ragionando con il MIMIT “Per usare eventuali fondi pubblici per spingere l’adozione della fibra ottica dove è presente”.

Partecipanti

Al confronto hanno preso parte Giorgio Maria Tosi Beleffi, Dirigente dell’Ufficio di Gabinetto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy responsabile delle aree Tlc e Nuove Tecnologie, Gennaro Ardolino, Chief Innovation Officer di Graded S.p.A., Stefano Moretti, Amministratore Delegato di Moretti Design, e Stefano Mapelli, Fondatore di SteBrik, che hanno portato esperienze e punti di vista diversi ma convergenti su un tema centrale: oggi la competitività del Made in Italy passa anche dalla qualità delle infrastrutture digitali.

Tosi-Beleffi (Mimit): “FTTH standard future proof della connettività”

“La connettività a banda ultra-larga rappresenta oggi un’infrastruttura strategica per la competitività del nostro sistema produttivo. Grazie al percorso avviato dal Governo e alle risorse del Pnrr, l’Italia si avvia a completare una rete in fibra tra le più avanzate in Europa, con l’obiettivo di connettere imprese, territori e filiere del Made in Italy. In un Paese che ha raggiunto il quarto posto a livello mondiale per quanto riguarda le esportazioni, la diffusione delle reti ultraveloci in fibra ottica è un fattore abilitante per rafforzare sia l’export che l’import, consentendo alle nostre Pmi di innovare, sviluppare canali digitali e competere sui mercati globali”, ha sottolineato Giorgio Maria Tosi Beleffi.

Anche l’attrattività del nostro paese all’estero è aumentata grazie alla rete, ai super computer e alle diverse strategie nazionali pubblicate negli ultimi tempi, ultima delle quali quella per il trasferimento tecnologico.

FTTH leva di business

Nel corso dell’incontro è emerso con chiarezza come la disponibilità di una rete FTTH non rappresenti più solo un’opportunità, ma una condizione fondamentale per consentire alle aziende di lavorare in modo più efficiente, gestire dati e processi complessi, rafforzare la presenza sui mercati internazionali e mantenere competitività anche partendo da contesti territoriali lontani dai grandi centri. La fibra è un moltiplicatore di crescita economica: basti pensare che ogni euro investito in fibra nelle aree bianche (quelle più remote dove gli investitori privati non hanno ritenuto conveniente investire e la fibra è stata portata da Open Fiber attraverso il Piano Bul del Governo), ha generato 4,4 euro di Pil (fonte: Deloitte).

Le testimonianze delle imprese intervenute hanno evidenziato proprio questo. Moretti Design, azienda fondata nel 1960 a Ripatransone (Ascoli Piceno) e specializzata nella progettazione e produzione di stufe e camini di design contemporaneo, ha raccontato come l’arrivo della fibra ottica attraverso il Piano Bul abbia reso possibile la digitalizzazione del ciclo produttivo senza spostare il cuore dell’attività dal territorio di origine. “Prima della fibra le nostre macchine non erano connesse con i nostri uffici e ciò creava diverse inefficienze, superate con l’avvento dell’FTTH”, ha detto l’ad Stefano Moretti.  

FTTH, i vantaggi per l’internazionalizzazione

SteBrik, realtà con sede a Calco (Lecco) attiva nella progettazione creativa e nel commercio online di modelli esclusivi realizzati con mattoncini Lego originali, ha evidenziato quanto una connessione ultraveloce sia essenziale per il lavoro da remoto del team, per la gestione di file ad alta definizione e per il rapporto quotidiano con una clientela internazionale. “Grazie al project on demand e grazie alla fibra ottica sono possibili tutti gli scambi di file di grandissime dimensioni e tutte le call internazionali necessarie per il nostro business”, ha detto il Ceo Stefano Mapelli.  

Graded, azienda attiva da oltre sessant’anni nel settore dell’energia e dell’efficienza energetica, ha infine sottolineato come la rete in fibra consenta di coordinare dal quartier generale di Napoli attività distribuite in Italia e all’estero, garantendo formazione continua e assistenza in tempo reale al personale operativo sugli impianti. “La fibra è stata la leva principale per l’internazionalizzazione delle nostre attività”, ha detto Gennaro Ardolino, Chief Innovation Officer di Graded S.p.A.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/open-fiber-fibra-ottica-acceleratore-di-business-gola-fondi-pubblici-per-il-take-up/569230/




Da Washington a Bruxelles, le strategie per il controllo dell’AI

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Chi governa l’AI? E soprattutto, chi non può farlo? In Italia non se n’è parlato troppo, ma il 4 marzo 2026, nella Indian Treaty Room della Casa Bianca, i vertici di Amazon, Google, Meta, Microsoft, OpenAI, Oracle e xAI hanno firmato il Ratepayer Protection Pledge,cioè un impegno formale a coprire i costi energetici dei propri data center senza riversarli sulle bollette dei consumatori americani.

Il tutto è avvenuto circa una settimana dopo il primo attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, e prima che gli effetti del conflitto cominciassero a farsi sentire sui consumi (per chi cerca offerte ancora convenienti per gas ed elettricità, il comparatore di SOSTariffe.it aiuta a non perdersi in un mercato sempre più agitato).

L’amministrazione Trump ha presentato l’accordo come una risposta al malcontento bipartisan che si è diffuso in tutto il Paese a causa dell’impennata dei consumi elettrici legata alla corsa all’intelligenza artificiale: i data center, com’è noto, consumano enormi quantità di energia, e molte comunità locali – dai sobborghi della Virginia settentrionale alle aree rurali del Tennessee – hanno già sperimentato gli effetti di questa domanda in rapidissima crescita sotto forma di tariffe più alte e infrastrutture ormai sovraccariche.

Secondo il testo stipulato e comunicato dalla Casa Bianca, le aziende firmatarie dovranno «costruire, acquistare o procurarsi» autonomamente l’elettricità necessaria, attraverso la stipula di tariffe separate con le utility e facendosi carico dei costi di adeguamento della rete. Se sul piano comunicativo l’evento è stato efficace, e salutato da qualcuno come un primo paletto messo allo strapotere dei giganti dell’intelligenza artificiale, a un livello più pratico le perplessità degli esperti non sono mancato. L’accordo, per prima cosa, è volontario e non esecutivo, e la regolamentazione delle tariffe elettriche è materia di competenza statale e locale, un’area in cui il governo federale, di fatto, ha margini di intervento assai limitati. Insomma: il rischia è che siano belle parole e poco altro (non sarebbe nemmeno la prima volta, in ambito AI).

Washington contro gli Stati

Il nodo della regolamentazione dell’AI negli Stati Uniti riguarda infatti non solo i consumi energetici ma l’intero impianto normativo che riguarda un settore la cui espansione, come sappiamo, sembra non conoscere sosta. Da oltre tre anni il governo federale, nelle sue varie incarnazioni, ha prodotto ordini esecutivi, linee guida e framework di ogni tipo, nessuno dei quali è diventato una legge vera e propria. Nel frattempo numerosi Stati hanno cercato di colmare il vuoto con esiti molto diversi.

La California, ad esempio, ha emanato un ordine esecutivo che obbliga le aziende AI che lavorano con enti pubblici a rispettare standard di sicurezza e privacy; New York ha approvato una legge sull’obbligo di segnalazione degli incidenti AI; l’Illinois ha introdotto requisiti di trasparenza per l’uso dell’AI nelle assunzioni.

La pressione della Casa Bianca sugli Stati dell’Unione sembra però andare in senso opposto, visto che l’amministrazione si è dichiarata «categoricamente contraria» a una proposta di legge dello Utah che avrebbe obbligato i developer AI a pubblicare piani di sicurezza e protezione dei minori, di fatto bloccandola. In Florida, lo Stato dove il governatore DeSantis che aveva promosso un proprio AI Bill of Rights, la Camera dei Rappresentanti ha sabotato il provvedimento per non contrariare Trump.

A marzo 2026, la Casa Bianca ha diffuso un framework legislativo nazionale che chiede al Congresso di prevedere la supremazia federale sulle leggi statali in materia di AI. Sul fronte opposto, oltre cinquanta parlamentari repubblicani di vari Stati hanno scritto al Presidente per chiedere di non ostacolare la legislazione locale. Al momento, la legge-quadro sull’AI non è legge operativa e la sua approvazione al Congresso resta ancora incerta.

L’Europa rallenta (ma non su tutto)

In Europa il percorso sembra essere diverso, anche se il risultato non è granché più rassicurante. L’AI Act europeo è entrato in vigore nel 2024, ma è evidente che molte delle sue disposizioni più rilevanti siano state ritardate o ammorbidite fino a essere quasi innocue prima ancora di essere applicate.

Pochi giorni fa, il Parlamento europeo ha adottato con 569 voti favorevoli e 45 contrari una posizione sul cosiddetto «Digital Omnibus», che modifica il regolamento precedentemente adottato. Le scadenze per i sistemi di AI ad alto rischio (per capirci, quelli che operano in settori come biometria, infrastrutture critiche, occupazione, istruzione, forze dell’ordine e gestione delle frontiere) sono state spostate al 2 dicembre 2027, mentre per i sistemi regolati da normative settoriali specifiche, come i dispositivi medici, la data è ancora più avanti, il 2 agosto 2028.

La motivazione ufficiale è che gli standard tecnici e gli strumenti di supporto necessari alle aziende per l’implementazione non sarebbero ancora pronti, ma in tanti hanno segnalato che il rinvio rischia di lasciare una parte enorme del mercato fuori dalla portata del regolamento nel momento in cui i sistemi sono già ampiamente diffusi.

Non tutto, però, va nella direzione del rallentamento: il Parlamento ha approvato il divieto dei cosiddetti nudifier, le applicazioni che generano immagini sessualmente esplicite di persone reali identificabili senza il loro consenso. Si tratta di una delle prime proibizioni esplicite di una categoria specifica di prodotti AI a livello europeo, il cui campo di applicazione e le date di entrata in vigore saranno definiti nel negoziato con il Consiglio.

Un quadro globale ancora provvisorio

Il quadro complessivo dipinto da queste ultime settimane di attività legislativa, insomma, è quello di un mondo che prova a regolare una tecnologia che ha già preso forme difficili da contenere. Negli Stati Uniti l’amministrazione federale frena gli Stati ma non produce norme vincolanti, mentre in Europa il regolamento più ambizioso del mondo viene limato e rinviato prima di entrare a regime.

In entrambi i casi, la velocità di sviluppo dell’AI è sempre un passo avanti (se non di più) a quella dei processi normativi, e le pressioni economiche e geopolitiche (in primo luogo la competizione con la Cina, la corsa ai data center, i timori sulle bollette acuiti dalle crisi internazionali) continuano a fare da contraltare alle istanze di trasparenza e protezione dei cittadini. Le leggi sul controllo dell’AI sono ancora un cantiere aperto, ma la tecnologia non aspetta.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/da-washington-a-bruxelles-le-strategie-per-il-controllo-dellai/568945/




Spettro radio, la GSMA promuove il DNA e spinge per rinnovi automatici nella Ue “No nuovi entranti” (Report)

Le proposte di riforma sulla gestione dello spettro radio contenute nel Digtal Networks Act (DNA) possono migliorare la certezza nel momento in cui più di 500 licenze d’uso scadranno nel prossimo decennio, dando agli operatori più fiducia e certezza per investire nel futuro digitale dell’Europa. E’ questo il messaggio che emerge dall’ultimo report della GSMA “Spectrum pricing and renewal in Europe” (scarica il PDF) che tratta appunto delle proposte del DNA in materia di frequenze radio.

Tuttavia, il periodo di transizione proposto lascerebbe oltre il 50% delle licenze in scadenza al di fuori dell’ambito di applicazione dei principi di rinnovo automatico, prolungando l’incertezza e compromettendo l’efficacia della riforma, aggiunge l’associazione.

Il commento al DNA

In un post, Manuel R. Marti Director, Spectrum Policy, Europe della GSMA riflette sulle opportunità offerte dal DNA per la gestione dello spettro in Europa.

Quarantaquattro anni fa, l’Europa si unì per sviluppare la prima rete cellulare digitale standardizzata al mondo, in seguito nota come GSM. Da allora molto è cambiato e ora l’attenzione è rivolta all’estensione del 5G, al soddisfacimento della crescente domanda di dati e al supporto di nuovi servizi digitali.

Oggi, l’Europa ha un’altra opportunità per dimostrare la propria leadership nella gestione dello spettro mobile. Il Digital Networks Act (DNA) proposto dalla Commissione europea, pubblicato nel gennaio 2026, è una profonda revisione normativa volta a modernizzare e armonizzare il diritto delle telecomunicazioni dell’UE. Sebbene gran parte del quadro normativo non raggiunga l’obiettivo di innovare il settore, le sue disposizioni in materia di spettro rappresentano un passo nella giusta direzione.

L’offerta

La connettività mobile è alla base delle ambizioni digitali dell’Europa e gli investimenti cresceranno laddove la regolamentazione sarà favorevole. La proposta DNA dimostra una certa comprensione di questo aspetto nelle sue misure relative allo spettro, che includono:

• Licenze di spettro a tempo indeterminato e rinnovi automatici

• Strategie e piani d’azione a lungo termine per la gestione dello spettro

• Una metodologia comune di determinazione dei prezzi dello spettro, incentrata sugli investimenti

• Revisione anticipata da parte della Commissione europea delle assegnazioni e dei rinnovi

• Maggiore enfasi sulla condivisione dello spettro

Oggi, l’UE è in ritardo rispetto ai leader globali nel 5G di alta qualità (standalone), il che limita la sua competitività digitale. Le ragioni sono molteplici, tra cui condizioni di assegnazione dello spettro frammentate, aste mal progettate e costose e brevi durate delle licenze, che fanno lievitare i costi dello spettro e limitano la diffusione. Licenze a tempo indeterminato, rinnovi automatici e pianificazione a lungo termine favoriscono una diffusione della rete più prevedibile in tutti gli Stati membri.

Le riforme proposte nel DNA possono migliorare la certezza in un momento in cui oltre 500 licenze scadranno nel prossimo decennio, dando agli operatori la fiducia necessaria per investire nel futuro digitale dell’Europa. Tuttavia, il periodo di transizione proposto lascerebbe oltre il 50% delle licenze in scadenza al di fuori dell’ambito di applicazione dei principi di rinnovo automatico, prolungando l’incertezza e compromettendo l’efficacia della riforma. L’applicazione delle regole fin dal primo giorno di attuazione garantirebbe che i benefici si manifestino senza indugio.

Rinnovi automatici dello spettro, i vantaggi secondo la GSMA

I rinnovi automatici a basso costo potrebbero aumentare la velocità di rete fino al 23% e generare fino a 75 miliardi di euro di PIL europeo entro il 2035. Una maggiore certezza nel DNA rafforza anche il mercato secondario, consentendo lo scambio di spettro a condizioni commerciali e promuovendo un uso efficiente, la concorrenza e l’innovazione.

Negli ultimi 10 anni prezzi dello spettro triplicati, ma i ricavi per Mhz sono dimezzati

Negli ultimi dieci anni, i prezzi dello spettro sono triplicati, mentre i ricavi per MHz si sono dimezzati in Europa, spesso a causa di fattori non di mercato. Riconoscendo l’onere degli elevati costi dello spettro e il rischio di cronici sottoinvestimenti, il DNA adotta un approccio che privilegia gli investimenti in materia di licenze e assegnazioni.

Un approccio tariffario più coerente, unitamente alla raccomandazione della Commissione su una metodologia di prezzo comune e alla priorità data alla realizzazione della rete e agli impegni di qualità rispetto alle tariffe, potrebbe contribuire ad allineare gli incentivi con gli investimenti a lungo termine. Potrebbe inoltre garantire che i quadri tariffari rimangano sostenibili senza compromettere la sovranità nazionale.

Vantaggi anche per servizi terrestri e satellitari

La proposta del DNA di standardizzare le condizioni di licenza e gli obiettivi di assegnazione in tutta l’UE può favorire una diffusione più coerente e tempestiva delle reti avanzate negli Stati membri.

Le proposte prevedono una procedura obbligatoria per lo spettro del mercato unico europeo, in sostituzione della revisione tra pari volontaria. Questo cambiamento dovrebbe promuovere la cooperazione senza centralizzare l’autorità, consentendo agli Stati membri di mantenere la gestione a livello nazionale. Trovare questo equilibrio garantirà che le decisioni sullo spettro riflettano le esigenze locali degli Stati membri. Queste modifiche potrebbero anche consentire l’assegnazione e l’autorizzazione dello spettro a livello europeo per i servizi terrestri e satellitari.

Obbligo di condivisione dello spettro se sottoutilizzato

Il DNA esamina anche la condivisione dello spettro e la rende obbligatoria qualora sia sottoutilizzato. Prende inoltre in considerazione la condivisione dello spettro tramite una “banca dati dinamica” dello spettro a livello europeo. Sebbene la condivisione possa promuovere una maggiore efficienza dello spettro, esiste il rischio che possa ledere i diritti dei titolari di licenze primarie e occorre un’attenta gestione per proteggere questi utenti dalle interferenze.

La proposta di un’autorizzazione armonizzata e centralizzata delle reti satellitari e dello spettro può contribuire a ridurre la frammentazione e a semplificare la regolamentazione satellitare. Le disposizioni includono salvaguardie per proteggere le reti mobili dalle interferenze causate dalla connettività satellitare D2D, aspetto fondamentale in quanto gli Stati membri stanno valutando l’autorizzazione dei servizi D2D.

La strada da percorrere

L’Europa ha una nuova opportunità per dimostrare la leadership che ha esercitato nell’era GSM, migliorando la gestione dello spettro. Mentre il DNA avanza nell’iter legislativo, i responsabili politici dovrebbero adoperarsi per preservare e, ove possibile, rafforzare le proposte relative allo spettro, passando da licenze a tempo indeterminato a strutture tariffarie più prevedibili. In questo modo si contribuirà a realizzare la connettività, l’innovazione e la competitività richieste dalle ambizioni digitali dell’Europa.

Le raccomandazioni ai policy maker sullo spettro

Questo studio ha dimostrato che nei prossimi 10 anni in Europa sono previsti oltre 500 rinnovi di licenze per lo spettro, offrendo così alle autorità di regolamentazione l’opportunità di allentare la pressione finanziaria sugli operatori e di stimolare maggiori investimenti nel settore. Ciò consentirà ai Paesi di raggiungere più facilmente gli obiettivi del Decennio Digitale e permetterà a consumatori e imprese di accedere a reti mobili paragonabili a quelle delle principali regioni 5G, tra cui l’Asia-Pacifico, i Paesi del CCG, la Grande Cina e il Nord America. Le evidenze empiriche hanno chiaramente dimostrato che gli elevati costi dello spettro riducono la capacità degli operatori di investire nelle proprie reti, con conseguente riduzione della copertura e della qualità della rete. Applicando queste evidenze in Europa, dove i costi dello spettro rappresentano attualmente l’8% dei ricavi ricorrenti degli operatori, le autorità di regolamentazione hanno l’opportunità di ridurre i costi dello spettro nei prossimi 10 anni e potenzialmente sbloccare 24 miliardi di euro di nuovi investimenti, che potrebbero migliorare la qualità della rete fino al 23% e generare ulteriori 75 miliardi di euro di PIL.

Le raccomandazioni della GSMA ai policy makers

Alla luce di queste evidenze, si possono trarre diverse implicazioni politiche. In particolare, le autorità di regolamentazione europee dovrebbero prendere in considerazione le seguenti azioni:

• Dare priorità al miglioramento della certezza e degli incentivi agli investimenti nelle valutazioni di rinnovo. Le autorità di regolamentazione dovrebbero garantire che i rinnovi dello spettro creino le condizioni affinché il settore investa nelle reti, assicurando la certezza e la redditività a lungo termine delle operazioni.

• Semplificare e ottimizzare il processo di rinnovo applicando proroghe amministrative. Sebbene le aste ben progettate rappresentino uno strumento importante per assegnare lo spettro quando la domanda è superiore all’offerta, in particolare per le nuove bande, le bande esistenti sono già state assegnate attraverso un processo competitivo. Un’ulteriore asta creerebbe incertezza,

che può essere evitata tramite un rinnovo amministrativo,

e qualsiasi modifica alla distribuzione ottimale

delle bande esistenti può essere ottenuta tramite la compravendita dello spettro.

• Rinnovare automaticamente le licenze a tempo indeterminato. Una durata indeterminata offre agli operatori la certezza normativa di investire nell’espansione della rete e nella modernizzazione delle bande esistenti, eliminando il rischio che le loro disponibilità di spettro cambino in modo significativo, e consente inoltre di ammortizzare gli investimenti relativi allo spettro su un periodo di tempo più lungo, quando la vita utile dell’asset è superiore alla durata della licenza.

Come minimo, le licenze dovrebbero avere una durata di almeno 40 anni. Per garantire che lo spettro venga assegnato agli utenti più efficienti nel tempo, le autorità di regolamentazione dovrebbero agevolare la compravendita e il leasing dello spettro, che sarebbero incentivati ​​dall’implementazione di licenze a tempo indeterminato.

• Non riservare spettro a un nuovo operatore o per un uso localizzato. Le autorità di regolamentazione dovrebbero essere molto caute nell’utilizzare i rinnovi (e le aste di nuove bande) per promuovere un nuovo operatore nel mercato della telefonia mobile. L’esperienza passata dell’Europa ha evidenziato il rischio che un nuovo operatore non sia sostenibile a lungo termine, unitamente alla probabilità di gonfiare artificialmente i costi dello spettro (riducendo così gli investimenti). Allo stesso modo, riservare spettro per uso locale non ha dimostrato di produrre benefici in termini di digitalizzazione aziendale, ma ha ridotto la qualità delle reti mobili pubbliche. A meno che le autorità di regolamentazione non siano in grado di produrre nuove e solide prove del contrario, dovrebbero evitare di riservare o assegnare spettro nelle bande IMT. Le riserve di spettro ridurrebbero artificialmente lo spettro disponibile per le reti mobili, aumentando quindi i prezzi dello spettro nelle aste, riducendo l’efficienza delle implementazioni di rete e compromettendone la copertura e la qualità.

• Rinnovare le licenze con largo anticipo rispetto alla data di scadenza. È importante che le autorità di regolamentazione forniscano agli operatori una certezza normativa a lungo termine per i rinnovi delle licenze.

Senza questa chiarezza, sussiste il rischio che gli operatori perdano l’accesso a parte del loro spettro esistente.

Ciò richiederebbe una significativa riconfigurazione delle reti e potrebbe comportare una perdita di clienti e di ricavi, con conseguenti ripercussioni sugli incentivi agli investimenti.

Inoltre, se esiste il rischio che un operatore debba pagare un prezzo elevato per il rinnovo dello spettro (o in un’asta), dovrà accantonare fondi che potrebbero essere investiti nella rete. Considerato che il 2030 rappresenta un punto chiave entro il quale la Commissione europea spera di raggiungere gli obiettivi del Decennio digitale, nonché la data in cui si prevede l’inizio delle implementazioni del 6G, qualsiasi incertezza relativa al rinnovo delle licenze nel periodo 2025-2035 potrebbe comportare un ulteriore arretramento dell’Europa rispetto ai paesi che hanno garantito agli operatori una certezza a lungo termine in materia di spettro.

• Collaborare con il settore della telefonia mobile per definire obiettivi di connettività ben precisi e raggiungibili laddove necessario.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/spettro-radio-la-gsma-promuove-il-dna-e-spinge-per-rinnovi-automatici-nella-ue-no-nuovi-entranti-report/568900/




Tlc, ricavi e investimenti stabili dal 2020 ma calano i dipendenti

Ricavi nel settore delle telecomunicazioni elettroniche pressoché stabili nel periodo 2020-2024, a quota 28,6 miliardi nel 2024, in lieve contrazione dello 0,6% sul 2023. I prinicpali operatori (Tim WindTre, iliad, Fastweb e Vodafone) generano i tre quarti delle risorse complessive. E’ quanto emerge dal Focus Bilanci pubblicato dall’Agcom, secondo cui nel 2024 gli investimenti sono stimati in 7,1 miliardi di euro, pari al 25,1% dei ricavi totali.

Sul fronte occupazionale, dipendenti in calo di 5.600 unità nel 2024 rispetto al 2020. Nel 2024 si sono persi 800 posti di lavoro, con una contrazione pari all’1,4%.

Si tratta di un calo meno marcato degli anni precedenti e secondo il report si va verso una stabilizzazione.

Mentre Fibercop rappresenta circa il 72% degli addetti (poco meno di 20mila) le imprese che più assumono nel 2024 sono iliad (121 addetti), Digi Italy (118 addetti) e Fastweb (113 addetti).

Settore Media

Per quanto riguarda il settore Media, i ricavi registrati nel 2024 dalle principali imprese analizzate – 20 quelle presenti nell’analisi – hanno raggiunto gli 8,82 miliardi di euro, in crescita sia rispetto al 2020 (+8,4%), quando ammontavano a 8,14 miliardi di euro, sia su base annua (+6,7%). In media, nel periodo considerato, i ricavi hanno registrato una crescita annua di circa il 2%.

Le dinamiche risultano tuttavia differenziate tra le diverse tipologie di ricavo: più in dettaglio, nell’ultimo anno, risultano in ripresa i ricavi da pubblicità (+8,9%) e quelli da servizi pay TV (+9,3%), mentre il canone Rai resta sostanzialmente stabile (+0,9%).

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/tlc-ricavi-e-investimenti-stabili-dal-2020-ma-calano-i-dipendenti/568685/




2G, la Francia avvia lo spegnimento entro il 2026. E in Italia?

Questa settimana la Francia ha avviato lo spegnimento delle reti e dei servizi 2G, con il graduale spegnimento che proseguirà durante il resto del 2026.

Secondo un report dell’Arcep sono più di 2,4 milioni le Sim attive su dispositivi 2G alla fine del 2025, pari all’1,8% delle sim attive utilizzate per servizi voce, messaggi e servizi dati in Francia, e pari al 3,9% delle Sim M2M in uso nel paese.

Mercoledì scorso, Orange ha completato lo spegnimento dei servizi 2G nelle prime tre municipalità francesi, scollegando 2.300 Sim che erano ancora attive sul 2G, secondo stime dell’AFP che ah anche evidenziato le preoccupazioni degli ascensoristi per lo spegnimento dello standard. Preoccupazioni però spente da un decreto di inizio aprile, che stabilisce lo spegnimento per legge del 2G anche per i sistemi di sicurezza degli ascensori.

Uno dei motivi della chiusura è quello di liberare spettro radio che potrà essere riassegnato per supportare i servizi 4G e 5G.

In Italia il 2G è ancora pienamente operativo

In Italia, la rete 2G (GSM) è ancora pienamente operativa e funzionale, rappresentando una tecnologia fondamentale per la stabilità delle chiamate vocali e per alcuni servizi di emergenza o dispositivi IoT (Internet of Things), nonostante sia ormai datata. A differenza del 3G, che è stato quasi completamente dismesso, il 2G resiste grazie alla sua capacità di coprire zone montane o rurali dove 4G e 5G non arrivano. 

Ecco il punto della situazione ad oggi (inizio 2026):

  • Operatività attuale: Tutti i principali operatori (TIM, Vodafone, WindTre, Iliad) e gli operatori virtuali continuano a supportare la rete 2G per garantire la continuità dei servizi voce.
  • Prospettive di dismissione: Sebbene il 2G sia ancora utile, lo spegnimento definitivo è nei piani degli operatori per fare spazio a 4G e 5G. Alcune fonti indicano che la dismissione potrebbe avvenire entro la fine del 2026 o con piani più dilatati, come nel caso di Vodafone che mira a uno smantellamento completo entro il 2030-2031.
  • Utilizzo residuo: Una percentuale non trascurabile di utenti (circa il 5,2% del tempo di connessione, simile alla media europea) utilizza ancora reti 2G/3G, rendendo il passaggio completo a tecnologie più recenti un processo graduale. 

Perché non è ancora stato spento?

Il 2G offre una stabilità di segnale superiore in contesti difficili (cantine, zone montane) e garantisce il funzionamento di milioni di dispositivi IoT (allarmi, contatori intelligenti) che necessitano di pochissimi dati. 

In Italia, la rete 2G (GSM) è ancora pienamente operativa e funzionale, rappresentando una tecnologia fondamentale per la stabilità delle chiamate vocali e per alcuni servizi di emergenza o dispositivi IoT (Internet of Things), nonostante sia ormai datata. A differenza del 3G, che è stato quasi completamente dismesso, il 2G resiste grazie alla sua capacità di coprire zone montane o rurali dove 4G e 5G non arrivano. 

Ecco il punto della situazione ad oggi (inizio 2026):

  • Operatività attuale: Tutti i principali operatori (TIM, Vodafone, WindTre, Iliad) e gli operatori virtuali continuano a supportare la rete 2G per garantire la continuità dei servizi voce.
  • Prospettive di dismissione: Sebbene il 2G sia ancora utile, lo spegnimento definitivo è nei piani degli operatori per fare spazio a 4G e 5G. Alcune fonti indicano che la dismissione potrebbe avvenire entro la fine del 2026 o con piani più dilatati, come nel caso di Vodafone che mira a uno smantellamento completo entro il 2030-2031.
  • Utilizzo residuo: Una percentuale non trascurabile di utenti (circa il 5,2% del tempo di connessione, simile alla media europea) utilizza ancora reti 2G/3G, rendendo il passaggio completo a tecnologie più recenti un processo graduale. 

Perché il 2G non viene spento subito?

La resistenza del 2G (standard GSM) è dovuta alla sua importanza in settori critici che altre tecnologie non coprono ancora perfettamente:

  • Copertura e Stabilità: Il segnale 2G ha una penetrazione superiore in ambienti difficili come scantinati, zone montane isolate o interni di edifici storici, garantendo la possibilità di effettuare chiamate di emergenza.
  • Servizi eCall: Molte automobili prodotte negli ultimi anni utilizzano il 2G per il sistema di chiamata automatica d’emergenza (eCall) in caso di incidente. Spegnere la rete renderebbe questi sistemi inutilizzabili.
  • Dispositivi IoT e Allarmi: Milioni di contatori intelligenti (gas/luce), sistemi di antifurto e ascensori utilizzano moduli 2G per trasmettere piccoli pacchetti di dati. Sostituirli tutti richiede tempi lunghi e costi elevati.
  • Roaming Internazionale: Il 2G garantisce che i turisti con telefoni meno recenti o provenienti da paesi con standard diversi possano comunque telefonare una volta arrivati in Italia.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/2g-la-francia-avvia-lo-spegnimento-entro-il-2026-e-in-italia/568586/




TLC, Satelliti, AI, Data Center e Cloud: gli asset per l’Italia Digitale. L’evento di Key4Biz il 13 maggio a Roma

Come rilanciare e valorizzare il settore delle Telecomunicazioni, asset fondamentale non solo per l’economia e per le rivoluzioni tecnologiche in corso, ma anche per la Difesa?

In un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni geopolitiche e dai conflitti tradizionali e ibridi, Key4Biz organizza la nuova edizione di Telecommunications of the Future per sottolineare il ruolo sempre più centrale del settore delle TLC e delle Telco per la sicurezza nazionale del Paese, per la competitività industriale e l’indipendenza tecnologica.

Forte dell’esperienza maturata con le precedenti 7 edizioni di 5GItaly e 5G & Co. e grazie alla presenza di esponenti del mondo politico, autorità istituzionali, top manager delle principali aziende del settore, rappresentanti dell’industria della difesa e di una qualificata presenza della stampa nazionale e specializzata, Telecommunications of the Future 2026 offrirà ai relatori momenti di confronto di alto livello sulle strategie che guideranno lo sviluppo delle TLC nei prossimi anni, in Italia e in Europa, continuando a posizionare la Conferenza come punto di riferimento delle Telecomunicazioni in Italia.

Telecommunications of the Future: a Roma il 13 maggio 2026

L’appuntamento si terrà il 13 maggio 2026 presso Palazzo Wedekind, in Piazza Colonna a Roma, una sede istituzionale nel cuore della politica italiana, simbolo del dialogo tra istituzioni, industria e innovazione tecnologica.

L’edizione 2026 introduce un format completamente rinnovato, pensato per favorire un confronto diretto tra policy maker, rappresentanti delle istituzioni, aziende leader del settore delle telecomunicazioni, industria della difesa e dello spazio, operatori tecnologici e stakeholder dell’ecosistema digitale.

L’evento prenderà il via alle ore 14:30 con una serie di sessioni di approfondimento e momenti di dibattito dedicati ai principali temi strategici che stanno ridefinendo il futuro delle reti e delle infrastrutture di comunicazione.

I lavori si concluderanno alle ore 19:00, seguiti da un aperitivo di networking sulla terrazza di Palazzo Wedekind, che offrirà agli ospiti un’occasione esclusiva di incontro e confronto informale fino alle ore 22:00.

Telecommunications of the Future: i temi chiave

  1. Telecomunicazioni e AI: come l’intelligenza artificiale ottimizza la performance delle reti e abilita lo sviluppo di nuovi servizi digitali;
  2. Data Center e Cloud, le Strategie dell’Italia e dell’Europa: Presentazione dei numeri dei Comuni e delle PA italiane migrate al Cloud con i fondi del PNRR;
  3. Reti TLC quali asset strategici per la Difesa: le reti di telecomunicazioni (5G, fibra ottica, Edge Cloud, ecc.), in quanto infrastrutture critiche ed essenziali per la Difesa, richiedono, nell’attuale contesto geopolitico, una più adeguata valorizzazione, tutela e qualificazione quali asset strategici per la Sicurezza Nazionale, al pari di altre realtà nazionali operanti nei settori della Difesa e dello Spazio;
  4. Connettività satellitare in orbita bassa (LEO): concorrenza o cooperazione? Alla luce della crescente diffusione della connettività satellitare, risulta essenziale promuovere un dialogo tra operatori terrestri e satellitari per individuare soluzioni efficaci nella riduzione del digital divide e nel rafforzamento della Difesa comune. Si rende inoltre necessaria una regolamentazione europea improntata a criteri di pragmatismo;
  5. Digital Networks Act: i punti di forza e aspetti da migliorare;
  6. Spettro radio risorsa scarsa da valorizzare: ripensare le politiche nazionali ed europee dello spettro radio e satellitare alla luce del nuovo contesto geopolitico;
  7. Switch off del rame: è un obiettivo anticipabile per accelerare la diffusione dell’FTTH e per abilitare i servizi innovativi e le applicazioni critiche?

Come partecipare

Telecommunications of the Future è un evento a numero chiuso e su invito da parte degli organizzatori.

Contattaci per maggiori informazioni.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/tlc-satelliti-ai-data-center-e-cloud-gli-asset-per-litalia-digitale-levento-di-key4biz-il-13-maggio-a-roma/568313/




L’Università Federico II ottiene il finanziamento per DAS@FedII, premiato fra i 12 progetti DAS 5D del DTD

L’iniziativa si inserisce nella più ampia strategia di trasformazione digitale dell’Ateneo e mira a potenziare in modo significativo la connettività nei principali poli universitari, tra cui Via Claudio, Palazzo Gravina e San Giovanni a Teduccio, per una superficie complessiva di oltre 45.000 metri quadrati. Il progetto prevede la realizzazione di un sistema DAS (Distributed Antenna System) di seconda generazione, in grado di integrare le infrastrutture esistenti ed estendere la copertura 5G in aree strategiche per la didattica e la ricerca.

“Questo finanziamento rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di innovazione digitale dell’Ateneo. La realizzazione di un’infrastruttura 5G avanzata consentirà di abilitare nuovi modelli di didattica e ricerca, rafforzando il ruolo dell’Ateneo come hub tecnologico e scientifico di riferimento nel Mezzogiorno”, spiega il professore Nicola Pasquino, responsabile scientifico del progetto.

L’obiettivo è quello di garantire una copertura radiomobile 5G multi-operatore ad alte prestazioni, in grado di sostenere l’evoluzione delle attività accademiche. La nuova infrastruttura consentirà, infatti, di supportare modalità didattiche innovative e immersive, favorendo allo stesso tempo lo sviluppo di attività di ricerca avanzata su tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale distribuita, l’Internet of Things e l’edge computing.

“DAS@FedII non è soltanto un intervento infrastrutturale, ma una piattaforma abilitante per l’intero ecosistema universitario, capace di sostenere la sperimentazione, il trasferimento tecnologico e la collaborazione con il sistema produttivo regionale e nazionale”, prosegue Pasquino.

In questo contesto, l’Ateneo potrà configurarsi come un vero e proprio laboratorio aperto, in cui sperimentare applicazioni e servizi innovativi a beneficio dell’intera comunità accademica.

“Sono certo che tutte le componenti della Federico II contribuiranno allo sviluppo di servizi innovativi. In questo senso sarà determinante la collaborazione con la 5G Academy, fiore all’occhiello dell’Ateneo, che negli anni ha maturato un’esperienza riconosciuta a livello nazionale nell’integrazione tra infrastrutture, formazione avanzata, ricerca e sperimentazione sulle reti di nuova generazione”, conclude Pasquino.

L’investimento complessivo ammonta a circa 2 milioni di euro e rappresenta un passo significativo nel rafforzamento delle infrastrutture digitali dell’Ateneo. I benefici attesi riguardano non solo il miglioramento della qualità e dell’affidabilità della connettività per una comunità composta da oltre 80.000 studenti, ma anche il consolidamento del ruolo della Federico II come centro di eccellenza per la ricerca e l’innovazione tecnologica.

Con questo intervento, l’Università Federico II conferma il proprio impegno nel promuovere un modello di sviluppo basato su innovazione, inclusione e qualità dei servizi, rafforzando il proprio posizionamento come protagonista nei processi di trasformazione digitale dell’istruzione superiore.

Per approfondimenti:

https://www.linkedin.com/posts/dipartimentotrasformazionedigitale_graduatoria-progetti-das-5g-approvata-per-activity-7441840110104367104-8dfG

https://innovazione.gov.it/notizie/articoli/graduatoria-progetti-das-5g-approvata-per-lo-sviluppo-di-infrastrutture-in-aree-pubbliche/

Graduatoria progetti DAS 5G approvata per lo sviluppo di infrastrutture in aree pubbliche

Butti: “Un lavoro condiviso che vede il Governo sostenere con risorse concrete la connettività di università, sanità e porti.”

Il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri ha approvato la graduatoria di merito relativa all’Avviso per lo sviluppo di infrastrutture Distributed Antenna System (DAS) 5G in aree di primario interesse pubblico, selezionando 12 progetti, risultati idonei al finanziamento.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito della Strategia italiana per la Banda Ultra Larga 2023–2026, che punta ad accelerare la diffusione di infrastrutture digitali di nuova generazione, attraverso l’adozione di servizi applicativi avanzati. Le reti DAS rappresentano uno strumento fondamentale per garantire connettività mobile ad alte prestazioni in contesti a elevata concentrazione di utenti e per promuovere la realizzazione di reti private 5G da parte degli enti pubblici, nonché favorire l’adozione di nuovi servizi innovativi.

“Con l’approvazione di questa graduatoria il Governo conferma il proprio impegno a sostenere, con investimenti concreti, la diffusione di infrastrutture digitali avanzate in luoghi strategici” ha dichiarato il Sottosegretario Alessio Butti. “Il finanziamento di 12 progetti è il risultato di un lavoro condiviso con università, strutture sanitarie e autorità portuali, che dimostra quanto la collaborazione istituzionale sia decisiva per accelerare l’innovazione. Rafforziamo così la presenza del 5G in contesti ad alto valore pubblico, contribuendo a rendere più efficienti i servizi essenziali per cittadini e imprese.”

L’Avviso, rivolto a soggetti quali Università, Centri di ricerca, Strutture sanitarie e Autorità di Sistema Portuale, prevedeva una dotazione iniziale di 20 milioni di euro. L’ampia partecipazione e la qualità delle proposte presentate hanno portato il Dipartimento alla decisione di estendere il finanziamento, per un totale di 25,6 milioni di euro, mediante le risorse disponibili sul Fondo per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione.

I progetti ammessi al finanziamento, che saranno avviati e completati entro un massimo di 24 mesi dall’aggiudicazione, sono in totale 12 e sono stati presentati da tre Università, quattro strutture sanitarie e cinque Autorità di Sistema Portuale, nello specifico:

1)Università pubbliche

  • Università degli Studi di Napoli “Federico II”;
  • Università degli Studi di Catania;
  • Politecnico di Bari

2)Strutture sanitarie

  • Azienda Unità Sanitaria Locale Toscana Centro;
  • Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana;
  • Azienda Sanitaria Locale di Taranto;
  • Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer.

3)Autorità di Sistema Portuale

  • Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale;
  • Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio;
  • Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale – ADSPMAM;
  • Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale;
  • Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro Settentrionale.

I progetti presentati dalle Università mirano a sviluppare e potenziare infrastrutture DAS di nuova generazione, basate su tecnologia 5G. L’obiettivo è garantire una copertura radio capillare in contesti complessi e ad alta densità, migliorando l’esperienza digitale di studenti, ricercatori e personale di Ateneo. Le infrastrutture DAS assicurano una connettività stabile e ad alta capacità, migliorando l’esperienza formativa e abilitando scenari applicativi, quali la didattica immersiva – Augmented Reality, Virtual Reality e la telepresenza olografica, la ricerca avanzata in campi come la robotica e la mobilità autonoma, nonché i living lab per la sperimentazione e la certificazione di nuove tecnologie.

Le Strutture sanitarie implementeranno infrastrutture DAS per migliorare la qualità e la continuità dei servizi di connettività mobile all’interno dei presidi ospedalieri. Grazie all’adozione di reti 5G affidabili e ad alte prestazioni, sarà possibile potenziare la digitalizzazione dei servizi clinici e organizzativi e sviluppare modelli di Smart Hospital, basati su control room multiservizio. In tale contesto, si inseriscono scenari applicativi, quali il monitoraggio remoto dei pazienti, tramite IoMT (Internet of Medical Things), sistemi di supporto decisionale basati su Big Data e soluzioni per l’ottimizzazione dei flussi ospedalieri e dei percorsi di cura.

Le Autorità di Sistema Portuale realizzeranno infrastrutture DAS – in alcuni casi basate su reti 5G Stand Alone private – progettate per assicurare una copertura uniforme e resiliente in contesti strategici di rilevanza nazionale e internazionale. Tali interventi sostengono la digitalizzazione dei processi logistici, abilitando servizi avanzati di operatività in tempo reale. L’adozione di reti 5G consente, inoltre, la transizione verso modelli evoluti di Smart Port, favorendo applicazioni a supporto della sicurezza e della gestione operativa, tra cui comunicazioni mission-critical, monitoraggio perimetrale tramite IoT e soluzioni di realtà aumentata per il supporto remoto agli operatori.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/luniversita-federico-ii-ottiene-il-finanziamento-per-dasfedii-premiato-fra-i-12-progetti-das-5d-del-dtd/561311/




Tim ha disdetto l’MSA con Inwit. Ma per la tower company non basta il Cda, serve l’assemblea

Tim ha disdetto il Master Service Agreement con INWIT. E’ questo l’esito del Cda straordinario che si è tenuto oggi. E così per la tower company arriva la seconda doccia fredda, dopo la disdetta precedente di Fastweb + Vodafone. In una nota INWIT ha ribadito che l’MSA con TIM è valido fino al 2038 e che la disdetta è priva di fondamento giuridico.

Per INWIT disdetta avrebbe riflessi su Opas di Poste su Tim (come chiarito da Consob)

“Fermo restando la mancanza dei presupposti giuridici di un’eventuale disdetta che possa essere ritenuta efficace, non si comprende come tale decisione possa essere assunta dal CdA e non dall’Assemblea della società tenuto conto che realizzare una nuova rete infrastrutturale ha significative implicazioni di lungo periodo, sia industriali che finanziarie, con evidenti riflessi sull’Opas lanciata da Poste“. Così fonti Inwit in vista del CdA odierno di Tim che ha deciso la disdetta anticipata del contratto di servizio con la società delle torri di telecomunicazione, replicando la mossa di Fastweb+Vodafone.

Per la Consob società oggetto di Opas non possono cambiare

“Al riguardo“, proseguono le stesse fonti, “appare utile ricordare che la Consob ha in più occasioni chiarito che non sono ammessi, salvo autorizzazione assembleare, comportamenti volti a mutare, anche con effetto differito, le caratteristiche patrimoniali e aziendali della società oggetto di acquisto come, ad esempio, la modifica di politiche industriali o commerciali”.

E così, dopo la decisione di Fastweb+Vodafone di disdire il Master Service Agreement, a cui è seguito uno scontro legale con Inwit che è appena all’inizio, anche Tim, l’altro principale cliente (anchor tenant) della tower company, ha preso la stessa decisione. Di recente Tim e Fastweb+Vodafone hanno annunciato la creazione di una joint venture per costruire in autonomia 6mila nuove torri per puntare soprattutto sul 5G.

“Il Consiglio di Amministrazione di TIM, riunitosi in data odierna sotto la presidenza di Alberta Figari, ha
deliberato l’invio a Infrastrutture Wireless Italiane (“INWIT”) della disdetta del Master Service Agreement in essere tra le parti (“MSA”), con efficacia alla scadenza contrattuale di agosto 2030, a seguito della clausola sul cambio di controllo esercitata nel 2022″,
si legge nella nota aziendale.

Disdetta anche in caso di efficacia rispetto al termine del 2028

La Società, a seguito della disdetta dall’MSA con INWIT inviata nei giorni scorsi da Fastweb + Vodafone, precisa altresì che, “nell’ipotesi in cui venisse accertato – in sede giudiziale ovvero per accordo tra le parti – che il cambio di controllo intervenuto nel dicembre 2020 abbia determinato l’applicabilità della relativa clausola contrattuale, la comunicazione odierna dovrà intendersi anche quale disdetta con efficacia rispetto al termine originario del 31 marzo 2028”.

“La decisione si inserisce nel percorso di ottimizzazione della struttura dei costi infrastrutturali avviato dalla Società, coerente con le iniziative recentemente annunciate al mercato, e rientra tra le opzionalità operative e industriali ordinarie di TIM nell’ambito della gestione del proprio perimetro infrastrutturale e delle proprie relazioni commerciali”, prosegue la nota.

“TIM avvierà le trattative per concordare con INWIT un piano di migrazione pluriennale che assicuri la continuità operativa dopo la scadenza del contratto nel rispetto dei reciproci obblighi contrattuali sanciti dall’MSA. Il Gruppo resta disponibile a valutare con INWIT una revisione complessiva delle condizioni economiche e di servizio dell’accordo nell’interesse di tutti gli stakeholder e nell’ottica di proseguire nello sviluppo degli investimenti infrastrutturali strategici del Paese”.

INWIT: MSA con TIM valido fino al 2038, disdetta priva di fondamento giuridico. Infrastrutture esistenti non replicabili e decisive per lo sviluppo del Paese

Nel pomeriggio è giunta al replica di INWIT, che in in una nota ha ribadito che il

  • Contratto valido fino al 2038 a seguito dell’esercizio della clausola di protezione “Change of Control”
  • La Società ritiene la disdetta priva di fondamento giuridico e come tale la contrasterà in ogni sede competente, per la piena tutela degli interessi propri e di tutti gli stakeholders
  • Il contratto MSA è competitivo, in linea con standard internazionali e coerente con l’incasso da parte di TIM di circa 5 miliardi di Euro, nel contesto della complessiva operazione di spin-off delle torri
  • La rete INWIT, con oltre 26.000 torri capillarmente distribuite, costituisce un’infrastruttura strategica e non replicabile per il sistema Paese
  • La duplicazione delle infrastrutture non ha logica industriale, economica ed ambientale, richiede tempi biblici di realizzazione e rallenterebbe l’indispensabile sviluppo del 5G.

Infrastrutture Wireless Italiane S.p.A. (“INWIT”) comunica di aver ricevuto in data odierna da parte di TIM S.p.A. la disdetta unilaterale al Master Service Agreement (MSA) con efficacia all’agosto del 2030 o, alternativamente, al 31 marzo 2028, qualora fosse accertato che le operazioni infragruppo effettuate da Vodafone nel 2020 abbiano determinato un cambio di controllo rilevante per l’esercizio del diritto di opzione esercitato da TIM e INWIT nell’agosto del 2022.

Il cambio di controllo e l’estensione al 2038

La Società, ai fini di una completa informazione al mercato, precisa che l’invio della disdetta da parte di TIM si pone in frontale contrapposizione con il testo e la ratio dell’MSA.

Il MSA prevede che, in caso di cambio di controllo, ciascuna parte abbia il diritto di rinnovare automaticamente il MSA per un periodo di 8 anni, rinnovabili di ulteriori 8 anni (per complessivi 16 anni), senza che la parte alla quale è stato comunicato l’esercizio dell’opzione possa dare disdetta.

In data 4 agosto 2022, a seguito del cambio di controllo congiunto intervenuto su INWIT, TIM ha esercitato l’opzione, con conseguente estensione automatica della durata del MSA per un periodo di 8+8 anni (per complessivi 16 anni) a partire dalla data del 4 agosto 2022 e quindi fino al 4 agosto 2038. In pari data, INWIT ha tempestivamente comunicato a propria volta a TIM l’esercizio del proprio diritto di opzione, estendendo il MSA di 8+8 (per complessivi 16 anni) anni a partire sempre dalla data del 4 agosto 2022 e quindi sino al 4 agosto 2038.

Per effetto dell’esercizio “incrociato” del diritto di opzione, ciascuna parte ha dunque sterilizzato il diritto di disdetta dell’altra, con la conseguenza che la durata del MSA è stata irrevocabilmente prorogata per entrambi le parti, TIM e INWIT, per ulteriori 8+8 anni (per complessivi 16 anni) a partire dal 4 agosto 2022 fino al 4 agosto 2038.

La Società precisa altresì che l’efficacia degli esiti giudiziali concernenti il MSA tra INWIT e Fastweb è limitata a queste ultime e non si estende a TIM.

La disdetta di TIM appare pertanto inefficace e unicamente strumentale a esercitare una indebita pressione su INWIT, volta alla rinegoziazione dei termini economici dell’MSA.

La Società ha peraltro invitato TIM nel mese di gennaio 2026 a risolvere in via bonaria e tempestiva, in sede arbitrale, eventuali divergenze interpretative relative alla durata del MSA; invito che è stato declinato da TIM affermando testualmente che “il tema della durata contrattuale non è al momento di alcuna attualità”.

Modello industriale e struttura degli accordi

INWIT ricorda che gli MSA sono contratti di lungo periodo, parte integrante di un’operazione industriale unitaria e inscindibile, che ha comportato ingenti investimenti per INWIT finanziati con equity e debito da parte di primari investitori nazionali ed internazionali, generando un beneficio economico e finanziario di circa 5 miliardi di euro per Tim.

La struttura dell’MSA è coerente con il modello infrastrutturale del settore, che richiede ingenti investimenti iniziali e lunghi tempi di rientro.

Un’infrastruttura strategica e non replicabile: impatti su 5G e sistema Paese

INWIT dispone infatti di oltre 26.000 torri distribuite capillarmente sul territorio nazionale, realizzate nel tempo e collocate nelle principali aree strategiche, che rappresentano un’infrastruttura digitale critica, nel perimetro di sicurezza nazionale, difficilmente replicabile. Il 35% dei siti di INWIT si trova in posizioni uniche, situate nel cuore delle principali città, in aree montane e borghi; più in generale, circa il 75% della rete non è replicabile.

L’abbandono dei siti di INWIT imporrebbe la realizzazione di una rete alternativa di almeno 15 mila nuove torri, che – ipotizzando un roll-out medio di 500 torri annue – richiederebbe almeno 30 anni, con impatti negativi sulla qualità del servizio e con un costo di ulteriori 2 miliardi di euro.

Ma anche con impatti ambientali notevoli, con l’emissione di oltre 500.000 tonnellate di CO2 addizionali.

Anche sotto il profilo economico, tale scelta si rivela del tutto irragionevole. I corrispettivi applicati da INWIT sono estremamente competitivi e ben al di sotto della media europea, anche in ragione del fatto che il canone previso dall’MSA include diritti esclusivi di riserva di spazio e, in taluni casi, veri e propri diritti di veto rispetto alla concessione di ospitalità a beneficio di terzi, che esulano dagli standard contrattuali previsti dagli MSA a livello internazionale.

La duplicazione delle reti infrastrutturali è dunque priva di ogni ragione industriale, economica ed ambientale e rischia di tradursi in un utilizzo inefficiente e poco sostenibile delle risorse, senza benefici proporzionati in termini di copertura o qualità del servizio.

Un approccio di questo tipo ha inoltre impatti negativi sulla continuità e sulla capillarità della copertura, in particolare nello sviluppo delle reti 5G. Tali dinamiche avrebbero effetti negativi per cittadini, imprese e territori, rallentando il percorso di digitalizzazione e incidendo sulla competitività complessiva del Paese.

Disponibilità al confronto e impegno per il Paese

INWIT conferma la propria disponibilità a valutare interventi migliorativi rispetto all’attuale assetto del contratto, in continuità con le originarie previsioni dell’MSA, perseguendo con rigorosa logica industriale soluzioni che garantiscano efficienza e benefici condivisi per tutti gli attori coinvolti.

Ardian, eventuale recesso di Tim grave e contrario ai termini del contratto

Nel frattempo, stando a quanto anticipato ieri da Bloomberg, è arrivata una lettera il 26 marzo da parte dell’azionista di Inwit, Ardian, a Tim: il recesso anticipato dal contratto con Inwit costituisce una grave violazione dei contratti ed esporrebbe Tim a “responsabilità estremamente gravi”. La lettera, in particolare, scrive Bloomberg, è stata inviata da Daphne 3, controllata da Ardian che detiene circa il 32% di Inwit.

Le parti, secondo Daphne 3, avevano concordato che l’accordo sarebbe rimasto in vigore almeno fino al 2038.

Sempre venerdì, in una call straordinaria con gli analisti, Diego Galli, dg di Inwit, ha detto che la loro rete “per circa il 75% non è replicabile”. E i prezzi, ha aggiunto, sono “in linea con il mercato”. Inwit ha presentato un esposto in Consob affinché valuti il comportamento di Tim e Fastweb in riferimento alle varie dichiarazioni sulla loro intenzione di rinegoziare l’Msa e lanciare una nuova jv delle torri.

Diego Galli: Rete INWIT non replicabile, per farne una alternativa ci vogliono 30 anni e costa 2 miliardi. Duplicare le torri non ha senso industriale, economico e ambientale

“La nostra rete, composta da circa 26mila siti, è il risultato di 40 anni di lavoro di TIM, Vodafone e INWIT, che hanno potuto beneficiare del vantaggio del first-mover per costruire siti di massima qualità nelle migliori posizioni disponibili. Il 35% dei nostri siti si trova in posizioni uniche, come nel cuore delle grandi città, così come aree montane e borghi, più in generale circa il 75% della nostra rete non è replicabile. Uscire dalla rete INWIT vuol dire avere piano di rete alternativa con la costruzione di almeno 15mila nuove torri che con un roll-out medio di 500 torri, richiederebbe 30 anni, con impatti sulla qualità del servizio e con un costo di ulteriori 2 miliardi. Ma anche con impatti ambientali notevoli con l’emissione di oltre 500mila tonnellate di CO2. La duplicazione delle reti infrastrutturali non ha senso industriale, economico ed ambientale”, lo ha detto il direttore generale di INIWT, Diego Galli, nel corso di una conference call straordinaria con gli analisti per fare chiarezza su alcune informazioni e dichiarazioni riguardanti il Master Service Agreement (Msa) e il rapporto i clienti “anchor”, Tim e Fastweb+Vodafone.

 A ciò si aggiunge un tema di densificazione che sarebbe più rapida se i nostri anchor tenant si affidassero a INWIT che garantisce la migliore qualità ed estensione. In questi anni siamo diventati una macchina operativa efficiente realizzando 800 torri nuove ogni anno: è il processo migliore per la densificazione ma anche per la gestione finanziaria.

Galli: Prezzi INWIT in linea con il mercato

E ha aggiunto “E’ importante chiarire che, tutti i nostri prezzi sono in linea con il mercato. Sono anzi più vantaggiosi, e ben al di sotto della media europea perché il canone Msa include anche diritti esclusivi a beneficio degli ‘anchor’, come il diritto di veto e spazi riservati extra sui siti esistenti, che non rientrano nei termini standard degli Msa nei benchmark internazionali. Precisiamo anche che “nel caso in cui un ‘anchor’ dovesse recedere, l’altro continuerà a beneficiare delle medesime condizioni economiche. Sottoscrivere un accordo per poi recedere dall’Msa dopo otto anni equivale a contrarre un mutuo ventennale con una banca per poi smettere di rimborsarlo dopo otto anni”. Dopo la call il titolo INWIT ha chiuso con un rialzo del +3,26%.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/tim-oggi-il-cda-sugli-accordi-con-inwit-ma-per-la-tower-company-per-la-disdetta-non-basta-il-cda-serve-lassemblea/560845/




INWIT verso esposto Consob su joint venture delle torri e su MSA. Per gli analisti migrazione complicata e prezzi INWIT competitivi

Secondo quanto riportato da Milano Finanza oggi, nel mirino ci sarebbe la vicinanza temporale tra la disdetta dell’MSA e l’annuncio della JV, oltre all’assenza di riferimenti al diritto di last call che secondo la tower company è un pilastro del Master Service Agreement, come ribadito dal direttore generale Diego galli nella recente call con gli analisti.

Al momento, Fastweb ha già inviato la disdetta del MSA, mentre TIM dovrebbe decidere nel fine settimana e un Cda è fissato per domenica.

Intanto, prosegue MF, la tower company lavora a una richiesta cautelare al Tribunale di Milano per sospendere la disdetta, citando rischi finanziari e l’elevata dipendenza dai due operatori, che generano oltre l’85% dei ricavi.

Per gli analisti si tratta di una posizione negoziale sul prezzo

“A causa dell’inflazione stimiamo che Tim e Vodafone paghino circa 24mila euro l’anno a torre del Msa, l’accordo originario era 20mila euro – scrivono gli analisti di Ubs – il contratto con Inwit rappresenta quindi circa il 20% dei ricavi mobili di Fastweb e Vodafone”.

Per questo Fastweb, che a diverse condizioni vorrebbe continuare a lavorare con INWIT, in mancanza di una revisione dei prezzi dal 2028 dovrà migrare progressivamente verso le torri di Cellnex e Phoenix. Un’operazione non banale tecnicamente per i limiti elettromagnetici, e non è chiaro neppure con quale convenienza economica. “Senza Inwit sarà difficile per Fastweb replicare la qualità del servizio fornito finora – conclude Ubs – per questo riteniamo che l’escalation degli ultimi giorni sia una posizione negoziale, per ottenere condizioni più favorevoli”.

Ed effettivamente non sarà facile organizzare la migrazione anche per la necessità di tenere conto della saturazione degli impianti di atterraggio. Insomma, la capacità di trasmissione è limitata e migrare i principali operatori su impianti esistenti, già usati dai concorrenti, non sarà certamente semplice.

Su questo aspetto concordano anche gli analisti di Jefferies, secondo cui “un piano per abbandonare la rete INWIT sia di difficile attuazione nella pratica e, secondo le nostre stime, i prezzi di INWIT sono competitivi, il che ci rende scettici sulla volontà di terze parti di sviluppare reti a tariffe inferiori”. La migrazione sarebbe secondo gli analisti “costosa e impraticabile”.

Scetticismo degli analisti di Jefferies

La società di analisi è inoltre scettica sulla intenzione di Fastweb di sostituire la rete esistente con terze parti come Cellnex e Phoenix e di costruire nuovi siti con la nuova joint venture (circa 500 all’anno) e di utilizzare i siti esistenti a nuove condizioni. “Ciò appare irrealistico, aggiunge Jefferies, dato che

1) è improbabile un sostegno da parte di terzi poiché distrugge il valore percepito del settore;

2) la riduzione dei canoni di locazione e la diminuzione della durata percepita dei contratti con la possibilità di risoluzione anticipata riducono i potenziali tassi di rendimento interni (IRR) per gli investitori terzi;

3) costruire al di fuori del mercato interno (INWIT) è probabilmente un approccio inefficiente per migliorare le infrastrutture italiane, il che sarebbe contrario agli obiettivi dell’autorità di regolamentazione”. 

Mercato italiano delle torri è un duopolio effettivo

“La minaccia di non rinnovo è un rischio molto elevato senza un’alternativa: l’opzione “nucleare” di rompere il contratto tutto o niente è estremamente rischiosa senza un’alternativa realistica”, aggiungono gli analisti di New Street Research.

Secondo gli analisti, il mercato italiano è uno dei pochi mercati di torri di telecomunicazione dell’UE in cui si configura un duopolio effettivo e, di conseguenza, il rischio di creazione di una nuova TowerCo in altri mercati come Francia o Spagna è di gran lunga inferiore, dove sono già presenti 4 TowerCo di grandi dimensioni. Anzi, in questi mercati Cellnex ha parlato della possibilità di un consolidamento delle torri di telecomunicazione all’interno del mercato stesso.

Il caso spagnolo: migrazione difficile se non c’è l’alternativa

“Saremo molto interessati a vedere cosa succederà in Spagna, dove Zegona ha formalmente notificato la rescissione del contratto con Vantage Towers, ma non è ancora chiaro quale sia il suo piano alternativo e crediamo che la notifica potrebbe effettivamente indebolire la posizione negoziale di Zegona. Stanno cercando di negoziare nuovi accordi di condivisione delle torri con MasOrange e Telefonica, ma questi operatori sanno che Zegona sarà disperata e cercherà di firmare un accordo alternativo. Inoltre, esiste persino uno scenario in cui Zegona debba tornare a Vantage e quest’ultima potrebbe addirittura richiedere una tariffa superiore a quella che Zegona pagava in precedenza”, aggiungono ancora gli analisti di New Street Research.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/inwit-verso-esposto-consob-su-joint-venture-delle-torri-e-su-msa-per-gli-analisti-migrazione-complicata-e-prezzi-inwit-competitivi/560680/




Fastweb + Vodafone esercita il diritto di recesso dall’MSA con INWIT che ribatte: “Iniziativa illegittima e priva di logica industriale”. Cosa farà Tim?

Fastweb + Vodafone ha notificato la disdetta del Master Service Agreement (MSA) con INWIT “nel pieno rispetto delle disposizioni contrattuali. In conformità al periodo di preavviso previsto dal contratto, l’MSA avrà termine formalmente alla fine di marzo 2028”. Lo comunica l’azienda controllata da Swisscom in una nota, aggiungendo che “Fastweb + Vodafone avvierà le trattative con INWIT per definire un piano di migrazione pluriennale in linea con le disposizioni dell’MSA al fine di garantire la continuità operativa fino a marzo 2028 e oltre tale data. Il piano di migrazione si baserà su accordi con fornitori terzi di infrastrutture passive e su iniziative che vedono la partecipazione di Fastweb + Vodafone”.

Quindi, l’obiettivo è migrare i servizi su altre tower company e verso iniziative che vedono la partecipazione di Fastweb + Vodafone, vale a dire la joint venture da poco annunciata con Tim per la realizzazione di 6mila nuove torri 5G al 2030.  

Pronta replica di INWIT: “Decisione illegittima e priva di logica industriale”

A stretto giro è giunta la replica di INWIT, secondo cui la rescissione del contratto da parte di Fastweb + Vodafone è illegittima. La tower company ha impugnato la rescissione del contratto al Tribunale di Milano. “In base alla clausola di protezione “MSA Change of Control”, a seguito del cambio di controllo congiunto su INWIT da parte di TIM e Vodafone pacificamente avvenuto nell’agosto del 2022, INWIT ha  esercitato l’opzione contrattualmente prevista, che ha esteso la durata dell’accordo per un periodo di 16 anni, fino all’agosto 2038, arco di tempo durante il quale non è consentita alcuna facoltà di disdetta da parte di Fastweb S.p.A.. Le operazioni del Gruppo Vodafone risalenti al 2020 a cui fa riferimento Fastweb hanno natura di mera riorganizzazione interna, non hanno inciso sul controllo congiunto di INWIT e pertanto non hanno determinato la fattispecie giuridica rilevante ai sensi dell’MSA”, si legge nella nota di INWIT.

Il disaccordo sulla durata dell’MSA

Pomo della discordia è la durata dell’MSA, che secondo INWIT invece avrebbe una durata di 10 anni più lunga, con scadenza nel 2038. 

 Si ricorda che anche Tim ha in essere un altro MSA con la stessa scadenza al 2038, secondo INWIT. 

Per Fastweb + Vodafone i costi dei servizi di INWIT sono eccessivi e impattano su capacità di investire

“La decisione di porre termine all’MSA – prosegue la nota odierna di Fastweb + Vodafone – deriva dalla constatazione che i costi dei servizi di INWIT non risultano in linea con i benchmark di mercato, nonché dalla mancata disponibilità della società ad avviare un confronto formale volto al loro allineamento. I prezzi superiori a quelli di mercato applicati da INWIT riducono la capacità di Fastweb + Vodafone di effettuare gli investimenti necessari per continuare a offrire reti mobili di alta qualità e contribuire alla digitalizzazione dell’Italia”.

In altre parole Fastweb + Vodafone dice che il costo eccessivo per i servizi di INWIT impatta sulla sua capacità di investire in nuove reti e che l’indisponibilità di INWIT a rivedere i prezzi di affitto dei siti è il motivo che ha spinto l’operatore a chiedere la rescissione.  

Fastweb + Vodafone, obiettivo valorizzare investimenti per 1,5 miliardi nel 5G

“La disdetta dell’MSA con INWIT consentirà a Fastweb + Vodafone di indirizzare gradualmente risorse finanziarie verso lo sviluppo di nuove infrastrutture, di migliorare la qualità e la copertura della rete, di accelerare il rollout del 5G, valorizzando i propri investimenti, attualmente pari a EUR 1.5 miliardi all’anno”, si legge nella nota.

Quindi, fino al 2028 resta in vigore l’accordo ma da qui ai prossimi due anni l’operatore vuole avviare e concludere la migrazione 

Fastweb + Vodafone ha intrapreso le vie legali contro INWIT per recedere dall’MSA

“Fastweb + Vodafone conferma che tutte le azioni intraprese sono pienamente conformi all’MSA, compreso il diritto di recedere dall’accordo con un preavviso di due anni, e con decorrenza da marzo 2028.

Alla luce delle ripetute dichiarazioni di INWIT  secondo cui l’attuale MSA ha durata fino al 2038, Fastweb + Vodafone ha promosso un’azione legale presso le sedi competenti per far valere il proprio diritto contrattuale a porre fine all’accordo”.

Anche INWIT si è rivolta ad un penalista per far valere l’MSA secondo i termini di scadenza al 2038. 

Cosa farà Tim?

Resta da capire, a questo punto, se anche Tim, come Fastweb + Vodafone, deciderà di forzare la mano e chiedere la rescissione  al 2028 del suo MSA, che secondo INWIT scade anch’esso al 2038. Al momento, a quanto risulta a Key4biz non sono previste comunicazioni dall’operatore controllato da Poste. 

Quel che è certo è che l’incertezza pesa sul futuro di INWIT, che dai contratti con gli anchor tenants Fastweb + Vodafone e Tim incassa l’85% dei suoi ricavi. 

Di seguito la nota inegrale di INWIT

Ricevuta in data odierna disdetta dell’MSA da parte di Fastweb.

Iniziativa illegittima e priva di logica industriale.

Contratto valido ed efficace fino al 2038, a condizioni di mercato e crea valore per tutte le parti.

Milano, 25 marzo 2026 – Infrastrutture Wireless Italiane S.p.A. (“INWIT”) comunica di aver ricevuto in data odierna da parte di Fastweb S.p.A. (società controllata da Swisscom SA che ha incorporato Vodafone Italia S.p.A.) comunicazione di mancato rinnovo del Master Service Agreement (MSA). A riguardo la Società precisa che tale atto è privo di fondamento giuridico e come tale sarà impugnato in ogni sede competente; la Società provvederà a richiedere con effetto immediato al Tribunale di Milano un provvedimento cautelare per inibire gli effetti della disdetta.

A tal proposito, INWIT ribadisce che:

–        gli MSA sono contratti a lungo termine, i cui termini e condizioni sono parte integrante di un’operazione unica e inscindibile effettuata nel 2020 che ha previsto l’acquisto da parte di Inwit dell’infrastruttura detenuta all’epoca da Vodafone Italia S.p.A., per un valore complessivo di circa 5,7 miliardi di euro, garantendo un immediato e significativo beneficio economico e finanziario alla società venditrice;

–        la struttura dell’MSA stipulato con Vodafone Italia, oggi Fastweb S.p.A. è coerente con il modello di business infrastrutturale, che si fonda su flussi di ricavi contrattualizzati e a lungo termine. Tale modello di business, standard per il settore a livello globale, garantisce condizioni economiche competitive ai clienti e generazione di valore economico e industriale per tutte le parti coinvolte e la filiera industriale delle telecomunicazioni;

–        In base alla clausola di protezione “MSA Change of Control”, a seguito del cambio di controllo congiunto su INWIT da parte di TIM e Vodafone pacificamente avvenuto nell’agosto del 2022, INWIT ha  esercitato l’opzione contrattualmente prevista, che ha esteso la durata dell’accordo per un periodo di 16 anni, fino all’agosto 2038, arco di tempo durante il quale non è consentita alcuna facoltà di disdetta da parte di Fastweb S.p.A.. Le operazioni del Gruppo Vodafone risalenti al 2020 a cui fa riferimento Fastweb hanno natura di mera riorganizzazione interna, non hanno inciso sul controllo congiunto di INWIT e pertanto non hanno determinato la fattispecie giuridica rilevante ai sensi dell’MSA.

Pertanto, qualsiasi tentativo di risolvere anticipatamente il contratto deve ritenersi pretestuoso e finalizzato esercitare indebite pressioni su INWIT volte a una rinegoziazione dei termini del MSA. A fronte di tali iniziative, INWIT ha dato mandato ai propri legali di agire in ogni sede competente, anche cautelare, per la piena tutela degli interessi propri e di tutti gli stakeholders.

La Società ha invitato Fastweb a risolvere in via bonaria, in modo rapido e tempestivo, le divergenze interpretative insorte in merito all’MSA in più sedi, tra cui quella arbitrale e di negoziazione assistita; Fastweb S.p.A., significativamente, ha declinato ogni invito. La Società conferma il proprio impegno a sostenere l’evoluzione delle reti mobili e a collaborare con i propri clienti in un quadro di certezza, trasparenza e stabilità, perseguendo, con rigorosa logica industriale, soluzioni di valore che garantiscano efficienza e benefici condivisi per tutte le parti a supporto della digitalizzazione del Paese.

INWIT possiede e gestisce un’infrastruttura digitale capillare e non replicabile, di interesse critico nazionale, con siti in posizioni strategiche su tutto il territorio italiano e standard qualitativi d’eccellenza, in grado di garantire prestazioni elevate, massima affidabilità ed efficienza operativa per tutti gli operatori.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/fastweb-vodafone-esercita-il-diritto-di-recesso-dallmsa-con-inwit-che-ribatte-iniziativa-illegittima-e-priva-di-logica-industriale-cosa-fara-tim/560834/