MWC 2024, da lunedì l’industria delle Tlc a Barcellona per cavalcare l’onda dell’AI

Lunedì a Barcellona inizia il Mobile World Show (MWC), la kermesse di punta della industry delle Tlc, in un contesto di euforia per l’intelligenza artificiale (AI), la gallina dalle uova d’ora da cui il mondo del “tech” spera di approfittare per dare nuovo slancio al mercato della telefonia mobile.

Per quattro giorni, 95mila professionisti percorreranno i corridoi della fiera catalana, organizzata dalla GSMA a Barcellona dal lontano 2006.

C’è da dire che la Catalogna si trova al momento nel bel mezzo di un periodo di siccità che ha costretto l’amministrazione al razionamento idrico.

Rilanciare l’innovazione

Secondo stime della GSMA, che riunisce quasi 750 operatori e produttori del settore delle telecomunicazioni, saranno presenti 2.400 espositori e 1.100 relatori (tra cui il presidente di Microsoft, Brad Smith, e l’amministratore delegato-fondatore di Dell, Michael Dell).

Tra le aziende attese figurano la maggior parte dei big delle Tlc (Samsung, Xiaomi, Huawei, Orange, Vodafone, ecc.), ma anche i pesi massimi della tecnologia e dell’industria, come Airbus, Google e Accenture, il MWC ha ampliato il suo pubblico da diversi anni.

Questa 18esima edizione arriva mentre il mercato della telefonia mobile – che da diversi anni perde slancio, in assenza di innovazioni in grado di attirare l’attenzione sui nuovi modelli di smartphone – spera di riprendersi nei prossimi mesi grazie al contributo dell’intelligenza artificiale.

Smartphone in calo di vendite

Secondo la società specializzata IDC, l’anno scorso in tutto il mondo sono stati venduti soltanto 1,17 miliardi di dispositivi, il livello più basso degli ultimi 10 anni. Ma le vendite sono riprese nel quarto trimestre (+8,5%) e “la dinamica suggerisce una rapida ripresa”, sottolinea.

L’intelligenza artificiale “è chiaramente in fase di democratizzazione ed è ormai incorporata ovunque: nei telefoni, nelle periferiche, nelle reti”, sottolinea Thomas Husson, analista di Forrester, che si aspetta che l’intelligenza artificiale “rilanci l’innovazione”.

Gadget a gogo

Diversi produttori hanno già annunciato che sveleranno novità durante lo spettacolo, come la start-up specializzata in chip DeepX, il produttore giapponese Fujitsu o il cinese Honor, che svelerà una fotocamera dotata di intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale era già presente al MWC nel 2023, ma ora “abbiamo un’idea molto migliore di come gli operatori e l’industria della telefonia mobile possano trarne vantaggio” per “reti, servizi e dispositivi”, dice Peter Jarich, responsabile della ricerca presso GSMA.

Mercato Ue in fermento

Al di là delle questioni legate all’intelligenza artificiale, questa edizione sarà l’occasione per i professionisti di discutere della riorganizzazione del mercato europeo, con la fusione annunciata in Spagna tra Orange e MasMovil, e del finanziamento delle reti di telecomunicazioni di fronte all’esplosione del traffico di dati.

Da anni gli operatori lamentano di dover investire molto in infrastrutture per consentire la visione di video su piattaforme come Netflix, YouTube e TikTok. Ma questi ultimi sono fermamente contrari a farsi carico di una parte di questi investimenti.

Aziende cinesi restano in spolvero

Anche il rallentamento dell’economia cinese e le sue conseguenze sul settore saranno attentamente monitorati. Secondo la GSMA, tuttavia, ciò non influirà direttamente sulla fiera: le aziende cinesi, e in particolare Huawei, “sono ancora di gran lunga i maggiori espositori”, insiste Mats Granryd.

Al di là di questi dibattiti, l’attenzione del pubblico dovrebbe essere attirata, come ogni anno, dai gadget presentati, tra robot umanoidi, realtà virtuale e applicazioni di ogni tipo. Presente, questa volta, un’auto in grado di viaggiare sia a terra che in aria.

https://www.key4biz.it/mwc-2024-da-lunedi-lindustria-delle-tlc-a-barcellona-per-cavalcare-londa-dellai/481127/




INWIT, il target Net Zero al 2040 validato da SBTi

INWIT, principale tower operator italiano, ha ottenuto la validazione del proprio target Net Zero al 2040 da parte di Science Based Target initiative (SBTi), iniziativa internazionale che ha l’obiettivo di verificare che l’impegno nella lotta al cambiamento climatico delle aziende sia in linea con gli accordi internazionali sul clima.

Come previsto dal proprio Piano di Sostenibilità, l’azienda ha definito un’ambiziosa strategia climatica, volta ad azzerare (Net Zero) le proprie emissioni di CO2 dirette e indirette, in coerenza con gli accordi internazionali sui cambiamenti climatici (Accordo di Parigi), finalizzata a mantenere l’aumento del riscaldamento globale entro 1,5°C.

Acquisto energia da fonti rinnovabili

L’azzeramento delle proprie emissioni sarà raggiunto attraverso acquisto e produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e investimenti in soluzioni tecnologiche volte ad efficientare i propri consumi energetici, oltre ad un coinvolgimento della filiera nella prospettiva di garantire beni e servizi a sempre minor impatto ambientale.

INWIT ha già un target di riduzione delle emissioni al 2030 (near term) validato da SBTi e, con questo nuovo sfidante obiettivo di lungo termine, rafforza ulteriormente il proprio impegno per la transizione verso un’economia low-carbon.

Carbon Neutrality dal 2024

In questo percorso verso il Net Zero, INWIT intende contribuire, sin da subito, alla riduzione delle emissioni a livello globale, andando a finanziare progetti di azione climatica, attraverso crediti di carbonio certificati, raggiungendo la Carbon Neutrality a partire dalle emissioni 2024.

Il progetto Science Based Target Initiative è promosso da alcune tra le più autorevoli istituzioni nell’ambito della lotta al cambiamento climatico: il Global Compact delle Nazioni Unite, il World Resource Institute, il WWF, CDP e We Mean Business, una coalizione globale non profit che collabora con le imprese.

L’iniziativa è nata con l’intento di verificare che le strategie e le Climate Action definite dalle aziende siano in linea con le indicazioni della comunità scientifica e con gli accordi internazionali per la lotta al cambiamento climatico.

Michelangelo Suigo: ‘Sostenibilità parte integrante del nostro business’

“Dopo aver ottenuto l’upgrade a livello leadership nel CDP Climate Change, la validazione del target Net Zero aggiunge un ulteriore prezioso tassello nel percorso intrapreso da INWIT – ha dichiarato Michelangelo Suigo, Direttore delle Relazioni Esterne, Comunicazione e Sostenibilità di INWIT –. Il nostro è un modello di business sostenibile, che abilita uno sviluppo più efficiente lungo tutta la catena del valore e coniuga efficienza industriale, economica, sociale e ambientale. La sostenibilità è parte integrante della nostra strategia di business, che è volta a considerare, nel ruolo di Tower as a service, anche gli impatti delle nostre attività sulle persone e sull’ambiente, con l’obiettivo di creare valore per tutti i nostri stakeholder, verso il successo sostenibile”.

https://www.key4biz.it/inwit-il-target-net-zero-al-2040-validato-da-sbti/481084/




Smart Home, l’Italia cresce. E le novità arrivano dal protocollo Matter

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

La casa degli italiani diventa sempre più intelligente, ma – dopo la crescita repentina della pandemia, quando a causa dei lockdown in molti hanno reso le proprie abitazioni più efficienti – la crescita non è ancora paragonabile ad altri Paesi. Il settore delle abitazioni connesse in Italia ha raggiunto infatti un valore di 810 milioni di euro nel 2023, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente, superando così la crescita media europea.

Tuttavia il Paese si posiziona ancora dietro agli altri in termini di spesa pro capite, con 13,7 euro per abitante rispetto ai 28,8 euro della media europea. Questo rallentamento nella crescita, che negli anni passati aveva registrato percentuali decisamente più elevate, è stato influenzato dalla diminuzione degli incentivi governativi, che hanno impattato in particolare sulle vendite di dispositivi smart per l’efficienza energetica. E, si potrebbe dire, la minore urgenza (apparente) di gestire con più accortezza la spesa energetica ha portato a una flessione della domanda. Ma si tratta comunque di numeri positivi, che portano con sé anche diverse innovazioni nel mercato.

L’obiettivo ora è fidelizzare

Sono queste alcune delle riflessioni che derivano dalla ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentata pochi giorni fa durante il convegno “Smart Home Reloaded: è il momento di innovare, su solide basi”. Secondo Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things, «il 2023 ha portato grandi novità sul fronte della domanda e dell’offerta di soluzioni smart per la casa. Lato domanda, si assiste a un consolidamento sempre più forte dell’App come principale interfaccia tra Smart Home e utente. Lato offerta, cresce il numero di aziende che propone servizi innovativi, integrando all’interno delle soluzioni algoritmi di Intelligenza Artificiale. L’obiettivo è fidelizzare i propri clienti, puntando su un’esperienza sempre più personalizzata e creando valore grazie ai dati raccolti».

I driver del mercato della domotica in Italia

In termini di segmenti di mercato, le soluzioni per la sicurezza, quali videocamere, sensori per porte e finestre, e serrature connesse, hanno dominato le vendite nell’anno appena concluso, generando da sole 195 milioni di euro di fatturato e registrando una crescita superiore all’anno precedente. Anche gli elettrodomestici smart hanno visto una crescita notevole, con 151 milioni di euro di mercato (19%) e una crescita importante (+8%), nonostante un calo generale delle vendite di questi dispositivi in Europa. I sistemi di riscaldamento e climatizzazione smart e gli smart speaker hanno completato il quadro dei principali driver di crescita del mercato, nonostante alcuni ostacoli dovuti alla riduzione degli incentivi statali e alla saturazione del mercato degli speaker. Giocano a favore della domotica anche i prezzi in discesa per le connessioni casalinghe, come quelle per la fibra ottica (su SOSTariffe.it è sempre possibile comparare tra loro le varie offerte del momento).

Smart sì, ma non si usa ancora fino in fondo

La ricerca condotta dall’Osservatorio Internet of Things, in collaborazione con BVA Doxa, rivela che il 59% dei consumatori italiani possiede almeno un dispositivo smart in casa, con il 70% che esprime un elevato grado di soddisfazione per gli acquisti effettuati. Tuttavia solo il 38% degli utenti ha effettivamente connesso i propri dispositivi alle funzionalità smart.

I canali di vendita hanno mostrato dinamiche interessanti: mentre la filiera tradizionale ha registrato un aumento modesto, gli eRetailer hanno visto una crescita significativa. Angela Tumino, Direttrice dell’Osservatorio Internet of Things, sottolinea: “l’app si conferma la principale interfaccia tra utente e i vari dispositivi smart, ma c’è ancora del lavoro da fare per quanto riguarda l’integrazione”. Le aspettative dei consumatori per il futuro si concentrano sulla connessione di tutti i dispositivi e sulla loro programmazione autonoma, con una particolare attenzione alla sicurezza domestica e al controllo dei consumi energetici.

Smart home: che cosa cambia con il protocollo Matter

Nel contesto delle tecnologie emergenti, il protocollo Matter emerge come una delle iniziative più promettenti per l’integrazione di un’ampia gamma di prodotti smart home.  Matter rappresenta una svolta nel mondo della domotica, che permette di unificare e semplificare la connettività tra dispositivi smart home attraverso un protocollo di interoperabilità lanciato con il supporto delle maggiori aziende tecnologiche. Questo nuovo standard, originariamente denominato CHIP (Project Connected Home over IP) e annunciato nel dicembre 2019 da giganti quali Amazon, Apple, Google, e Samsung SmartThings, mira a facilitare l’uso degli oggetti connessi nella casa intelligente, eliminando le barriere di compatibilità e rendendo l’integrazione tra differenti marchi più fluida e accessibile. Con l’adozione di Matter, i dispositivi possono comunicare tra loro indipendentemente dalla marca, utilizzando tecnologie di connessione come Wi-Fi, Zigbee, e Z-Wave, ma anche sfruttando le potenzialità del protocollo radio Thread per creare reti mesh a basso consumo energetico.

I principi di Matter

Il protocollo Matter si basa su tre pilastri fondamentali: semplicità, per una gestione e configurazione agevolata degli apparati; interoperabilità, che consente l’integrazione semplice tra dispositivi di brand diversi; e sicurezza, per garantire connessioni sicure e affidabili. Importante è il ruolo del Thread Border Router, dispositivo chiave per la formazione di reti mesh che connette la rete domestica o aziendale utilizzando lo standard radio wireless IEEE 802.15.4, facilitando così una comunicazione diretta e senza intermediari tra i dispositivi smart. Questo standard aperto non solo promette di eliminare le problematiche legate alla compatibilità e alla frammentazione dell’ecosistema smart home, ma anche di potenziare l’usabilità e l’integrazione dei dispositivi nella vita quotidiana degli utenti.

Smart home: non tutto è rose e fiori per la nuova tecnologia

La promessa di Matter è quella di portare una rivoluzione paragonabile a quella di Internet negli anni ’90, con un impatto significativo sulla domotica, offrendo ai consumatori una scelta più ampia e connessioni più stabili, e ai produttori la possibilità di raggiungere un pubblico più vasto con meno sforzi dedicati al supporto delle diverse piattaforme. «Negli ultimi mesi, il protocollo Matter ha subito aggiornamenti e innovazioni sostanziali attraverso le due successive Release avvenute nel corso del 2023, a maggio e ottobre» spiega Antonio Capone, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things. «Grazie all’ultima versione, l’ecosistema incorpora un’ampia gamma di prodotti, che vanno dagli altoparlanti e termostati intelligenti alle serrature smart, fino ai grandi e piccoli elettrodomestici. Mentre procede l’evoluzione dello standard, però, le applicazioni e le prime esperienze di integrazione da parte delle aziende non sono state prive di difficoltà e c’è ancora molto lavoro da fare su questo aspetto».

https://www.key4biz.it/smart-home-litalia-cresce-e-le-novita-arrivano-dal-protocollo-matter/481039/




Smartphone a scuola, in Inghilterra c’è la confisca

Il governo britannico ha pubblicato nuove linee guida per l’uso degli smartphone a scuola. Di fatto c’è il divieto totale. L’obiettivo è minimizzare il fastidio e la distrazione in classe.  La ministra dell’Educazione Gillian Keegan ha messo il corpo docente nelle condizioni di rispettare il divieto. Una delle misure previste è la confisca dello smartphone. Una decisione che ovviamente fa molto discutere.  

Le statistiche nel Regno Unito dell’Ofcom dicono che il 97% degli alunni di 12 anni possiede già uno smartphone. L’anno scorso l’Unesco ha fatto un appello per vietare gli smartphone a scuola, visto che incidono negativamente sul rendimento scolastico e che un’eccessiva esposizione allo schermo ha effetti negativi sulla salute dei ragazzi.

Leggi anche: Stop smartphone in classe (anche per la didattica), modello UK per il ministro Valditara?

In Italia il 78,3% dei ragazzini fra 11 e 13 anni ha uno smartphone

Per fare un confronto, secondo stime di Save The Children In Italia il 78,3% di bambini tra gli 11 e i 13 anni utilizza internettutti i giorni e lo fa soprattutto attraverso lo smartphone. Si abbassa sempre di più l’età in cui si utilizza lo smartphone e il 43% dei bambini tra 6 e 10 anni nelsud e nelle isole lo usa tutti i giorni. Nonostante questo utilizzo, nella mappa europea sulle competenze digitali dei 16-19enni, l’Italia si posiziona quart’ultima: la quota di giovanissimi con scarse o nessuna competenza è del 42%, contro una media europea del 31%.

Divieti e indicazioni delle nuove linee guida in Uk

Per questo le nuove linee guida nel Regno Unito proibiscono l’uso degli smartphone in classe ma anche a ricreazione.

  • Sono disponibili una serie di sanzioni e indicazioni, tra cui:
  • divieto di utilizzare i telefoni nei locali della scuola;
  • consegnare i telefoni all’arrivo a scuola;
  • tenere i telefoni chiusi a chiave a scuola;
  • una politica del “mai usato, visto o sentito”, che consente agli alunni di avere i telefoni finché non vengono utilizzati.

La linea guida più controversa per una violazione delle regole scolastiche è la possibile confisca di telefoni cellulari e dispositivi intelligenti. Il governo afferma che spetterà al preside di ciascuna scuola determinare il periodo di tempo “proporzionato” per confiscare i telefoni. Le scuole hanno già questa opzione, ma ora è stata prevista nelle linee guida del governo.

Di fatto ora divieto diventa obbligatorio

La decisione di Londra risponde alle preoccupazioni dei genitori: secondo le ultime stime di ParentKid il 44% dei genitori sono preoccupati dalla quantità di tempo che i figli passano attaccati a dispositivi elettronici, che diventano il 50% passando ai genitori delle scuole medie.

https://www.key4biz.it/smartphone-a-scuola-in-inghilterra-ce-la-confisca/480991/




Stop smartphone in classe (anche per la didattica), modello UK per il ministro Valditara?

Istruzione, educazione e responsabilità, non solo degli studenti, ma anche dei genitori che, secondo il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, sono stati trasformati dalla società in cui viviamo “in amici dei figli, in chiocce più che in educatori, in sindacalisti dei diritti dei figli”.

In una chiacchierata con il direttore del quotidiano “Il Foglio”, Claudio Cerasa, il ministro pone all’attenzione di tutti noi dei punti critici non solo del nostro sistema educativo e dell’istruzione, ma anche della società in cui viviamo e del ruolo dei genitori.

In particolare, si legge nell’articolo, Valditara anticipa anche una delle sue prossime mosse, che sicuramente farà discutere e che allo stesso tempo troverà molti sostenitori: lo stop agli smartphone a scuola.

Lo stop per smartphone (e tablet) nelle scuole dell’infanzia, elementari e medie (anche per scopi didattici)

“Se impiegati eccessivamente o in modo inappropriato, i telefonini costituiscono un elemento crescente di distrazione che indice sul rendimento scolastico, alimenta la tensione tra studenti e docenti, inficia negativamente la memoria, la concentrazione e l’attività formativa del ragazzo”, ha dichiarato il ministro riprendendo i concetti raccolti nel Global Education Monitoring Report pubblicato dall’Unesco la scorsa estate.

Un documento in cui si rilanciava la necessità di intervenire sul tema telefonino in classe, vietandolo o regolamentandone l’utilizzo in maniera chiara.

Ad oggi, nell’Unione europea, meno di un Paese su quattro ha fatto qualcosa in tal senso.

Francia, Svezia, Finlandia e Olanda hanno vietato lo smartphone in classe, alle elementari e alle scuole medie superiori. Nel 2022 Valditara diffuse una circolare per ribadire che anche in Italia c’è un divieto simile, (ne esisteva già una del 2007), ma solo per le scuole dell’infanzia e alle elementari.

Le mosse che il ministro ha intenzione di fare su questo argomento saranno finalizzate ad un giro di vite generale: divieto di usto dello smartphone alle scuole dell’infanzia, alle elementari e alle medie, “anche per scopi didattici”.

In più, nelle intenzioni del ministero dell’Istruzione, sarà suggerito di evitare anche i tablet alle elementari e alle medie.

Recuperare un sano rapporto didattico e culturale tra studenti e insegnanti

Non una crociata contro la tecnologia, si legge nelle dichiarazioni di Valditara, ma la necessità di imporre delle regole e di recuperare un rapporto più sano tra studente e scuola, tra studente e insegnante.

Quest’ultimo passaggio il più delicato, perché ormai sono innumerevoli i casi di scontro verbale e di vere e proprie aggressioni da parte degli studenti nei confronti dei professori.

Riportare il rapporto studente-insegnante sui giusti binari significa per il ministro “difendere il principio di delega e di autorità che è l’architrave del sistema democratico”.

La stessa strada già presa in Inghilterra: nessun telefonino a scuola, perquisizioni e sanzioni

Nei giorni scorsi anche il Governo inglese ha preso delle misure per lo stop degli smartphone a scuola. Come spiegato su SkyTG24, “queste linee guida daranno agli insegnanti gli strumenti per agire perché le scuole sono luoghi per apprendere e i telefonini sono, come minimo, una distrazione non richiesta”.

Un modello che sembra perfetto per le mosse di Valditara in Italia, perché il Governo di Londra ha deciso di vietare l’ingresso dei telefonini nelle classi scolastiche di ogni ordine e grado.

Il divieto si applica anche nell’intervallo tra una lezione e l’altra e in mensa. Per i trasgressori sono previste sanzioni disciplinari, mentre è prevista anche la perquisizione degli studenti e dei loro zaini e in caso il sequestro dei device.

I device si possono lasciare anche all’entrata dell’istituto (o direttamente a casa).

In Inghilterra il 97% dei minori possiede uno smartphone già a 12 anni. Il 44% dei genitori inglesi si dice preoccupato del tempo che i propri figli trascorre col cellulare in mano. Percentuale che sale al 50% se si parla di ragazzini alle superiori.

Secondo un’indagine di Save The Children, il 78,3% dei bambini tra gli 11 e i 13 anni utilizza internet quotidianamente, principalmente tramite smartphone. L’età di possesso e utilizzo dello smartphone diminuisce ulteriormente in Italia, con un aumento significativo dei bambini tra i 6 e i 10 anni che lo utilizzano ogni giorno, passando dal 18,4% del biennio 2018-19 al 30,2% del biennio 2021-22.

https://www.key4biz.it/stop-smartphone-in-classe-anche-per-la-didattica-modello-uk-per-il-ministro-valditara/480982/




Vodafone Business lancia una nuova soluzione per la gestione dei clienti delle Pmi

Vodafone Business ha lanciato una nuova applicazione per incrementare la produttività dei liberi professionisti e delle piccole e medie imprese. Realizzata in collaborazione con il fornitore leader di software di gestione aziendale vcita, “Vodafone CRM[1] by vcita” – questo il nome della soluzione sul mercato italiano – sostituisce molte attività manuali dispendiose in termini di tempo e denaro con nuovi servizi automatizzati e digitali, consentendo alle PMI di incrementare la produttività, migliorare le relazioni con i clienti e aumentare i ricavi. 

L’applicazione Vodafone CRM by vcita offre una piattaforma di gestione della clientela che racchiude le funzionalità di agenda per la gestione degli appuntamenti, di gestione del processo di fatturazione e dei pagamenti e permette di creare campagne di comunicazione e marketing. L’app fa parte del portafoglio di prodotti software offerti insieme ai servizi di connettività di Vodafone Business, che vuole essere a fianco delle imprese nel loro percorso di trasformazione digitale.

L’applicazione è stata lanciata in Italia e sarà progressivamente distribuita in altri mercati europei di Vodafone, ed è stata progettata appositamente per aiutare le piccole imprese con risorse limitate a disposizione a digitalizzare le attività principali, gestendo e facendo crescere la propria base di clienti.

Le PMI sono la forza trainante dello sviluppo economico dell’Unione Europea e contribuiscono per oltre la metà del suo prodotto interno lordo[2]. Secondo una ricerca, circa l’84% delle PMI si affida ancora a processi manuali per svolgere le attività quotidiane come la fatturazione, che in media equivalgono a circa 120 ore di lavoro all’anno per ogni azienda[3].


[1] Customer Relationship Management.

[2] Fonte: Entrepreneurship and small and medium-sized enterprises (SMEs), European Commission.

[3] Fonte: Sage survey shows impact of admin on productivity | Sage UK.

C2 General

https://www.key4biz.it/vodafone-business-lancia-una-nuova-soluzione-per-la-gestione-dei-clienti-delle-pmi/480976/




Pacchetto connettività Ue: fusioni sì, ma transfrontaliere

Ieri l’UE ha presentato le sue idee su come riformare il mercato delle telecomunicazioni. In sintesi, Bruxelles vuole che emergano dei player paneuropei, in grado di finanziare le nuove reti. Nel Libro bianco presentato mercoledì, la Commissione europea apre la strada ad un allentamento del quadro normativo per incoraggiare le fusioni transfrontaliere nelle Tlc.

In effetti, gli obiettivi di diffusione della fibra ottica e del 5G definiti per il 2030 sono sempre più lontani. Secondo stime Ue, servono più di 200 miliardi di euro per raggiungere i target.

Il mercato è troppo frammentato

Questa frammentazione rappresenta un ostacolo economico.

Serve una scala superiore per la nascita di player di dimensioni tali da finanziare le nuove reti.

La Commissione ha identificato alcuni strumenti per raggiungere questo obiettivo.

Accelerare lo switch off del rame e il passaggio alla fibra.

Passare ad una gestione centralizzata dello spettro per favorire una maggiore armonizzazione delle procedure di assegnazione delle frequenze nei diversi Stati membri.

Il contributo delle Big Tech

Il documento non affronta il tema delle fusioni su scala nazionale. Di fatto resta in vigore, quanto meno a livello teorico, il cosiddetto dogma del quarto operatore.

Inoltre, non viene menzionata direttamente la questione molto controversa e tuttavia attesa di un possibile contributo delle Big Tech al finanziamento delle reti di telecomunicazioni, che i loro contenuti audiovisivi travolgono.

La questione del fair share è tramontata. Bruxelles preferisce non parlarne più. Tanto più che gli Stati membri negli ultimi mesi sono stati molto divisi sulla questione.

Ciò non significa che il tema è superato. Anzi. Dovrà riemergere con il nuovo Esecutivo Ue, dopo le elezioni. Nel suo Libro bianco la Commissione allude indirettamente a ciò, affrontando la questione della “concorrenza leale” e di “diritti e obblighi equivalenti per tutti gli attori delle reti digitali”.

La Commissione ha inoltre pienamente apprezzato la convergenza in corso tra le reti di comunicazione elettronica e i servizi cloud, che la spinge ad ampliare la portata delle attuali norme sulle telecomunicazioni.

Messa in sicurezza dei cavi sottomarini

Bruxelles continua a proporre una serie di misure per proteggere le infrastrutture mentre il contesto geopolitico è sempre più incerto. Riguardano principalmente i cavi sottomarini, estremamente strategici, dai quali gli Stati membri dipendono fortemente e attraverso i quali passa quasi tutto il traffico internazionale di dati.

Per il momento si tratta soltanto di proposte che devono ancora essere discusse con tutte le parti interessate, ha insistito la Commissione. Ma sono cruciali per il settore delle telecomunicazioni, perché forniscono le prime linee guida per l’Ue in vista di una possibile futura legge sulle infrastrutture digitali, che Thierry Breton chiede da diversi mesi.

Se dovesse vedere la luce, però, non potrà che deciderlo la futura Commissione che sarà nominata dopo le elezioni europee del prossimo giugno.

Leggi anche: Reti Tlc, ok della Commissione Ue al nuovo pacchetto. Gestione centralizzata dello spettro, stretta su switch-off e cavi sottomarini

‘Framework’ Tlc, parte la consultazione per la revisione del quadro sugli obblighi di accesso

https://www.key4biz.it/pacchetto-connettivita-ue-fusioni-si-ma-transfrontaliere/480967/




‘Framework’ Tlc, parte la consultazione per la revisione del quadro sugli obblighi di accesso

Nell’ambito delle iniziative che la Commissione promuove a sostegno di una migliore connettività digitale sul mercato europeo, dopo la recente adozione della Raccomandazione Gigabit, è stato pubblicato un White Paper che lancia una consultazione per una prospettiva di riforma della disciplina di settore.

Il documento considera il trend degli investimenti europei sul mercato delle comunicazioni elettroniche anche in confronto ai livelli di copertura di altre economie che hanno maggiormente investito in infrastrutture ed innovazione, al fine di valutare criteri di rinnovamento nella policy regolamentare per il settore.

Il ‘Report on the state of the Digital Decade‘ prevede che nel 2023 gli investimenti in FTTP riguardavano una percentuale di abitazioni pari al 56%, mentre nelle aree rurali questa scendeva al 41%, inoltre il documento riscontra ritardi, a livello nazionale, sugli sviluppi delle reti 5G. Con riferimento alla domanda per velocità pari a 1 Giga, il White Paper indica che nel 2022 le abitazioni erano attestate al 14%. (Per un confronto con gli Usa, il 90% risulta coperto da velocità sopra ai 250 Mbits, secondo l’ FCC National Broadband Map, e il 73% è coperto da velocità superiori al Giga).

Investimenti in FTTP segno di vulnerabilità

Questi dati sugli investimenti in FTTP sono per la Commissione un segnale importante di vulnerabilità dell’economia europea e rivelano significativi ritardi rispetto al piano di copertura a un Giga di tutte le famiglie entro il 2030.

Nel White Paper la Commissione valuta che in Europa sussiste un gap di circa 200 miliardi di euro per investimenti su reti VHCN, da integrare per ulteriori costi sui futuri upgrades in 6G; a questi dovrebbero essere aggiunti altri 80 miliardi di euro entro il 2027, se si considerano gli investimenti necessari in innovazione, con riferimento a soluzioni software e cloud-based per la fornitura di nuovi servizi.

Difficile attrarre nuovi investimenti

Il documento sottolinea quindi una difficoltà per il mercato europeo a raccogliere ed attrarre nuovi finanziamenti in questa specifica fase di transizione del settore che richiede investimenti ingenti e necessari a supportare servizi innovativi come quelli cloud-based o collegati all’intelligenza artificiale.

La frammentazione a livello nazionale dovuta al considerevole numero degli operatori è una caratteristica del Mercato Interno che la Commissione sottolinea e confronta rispetto a mercati dove la remuneratività è più elevata per la presenza di operatori che possano godere di un portafoglio clienti più ampio.

La Commissione sostiene misure che consentano agli operatori dimensioni adeguate, coerenti agli investimenti da effettuare per una maggior efficienza per il settore e siano di sostegno all’innovazione. Inoltre, per favorire soluzioni paneuropee, il documento promuove il principio della “country of origin” per operatori core network.

Eccessiva segmentazione del mercato

Una delle principali cause della difficoltà a reperire finanziamenti viene rinvenuta nella eccessiva segmentazione del mercato Interno per le differenti condizioni dei mercati nazionali in relazione a livelli di copertura, architettura di rete, gestione dello spettro, diverse visioni di regolamentazione. Un fattore di disarmonizzazione significativo, sottolineato dal White Paper, riguarda proprio le difformità delle condizioni regolamentari applicate: esse infatti incidono sensibilmente sulla misura dei ritorni sugli investimenti effettuati e quindi sui tempi di recupero dei medesimi.

Pertanto la Commissione suggerisce che un level playing field regolamentare, armonizzando le possibilità dei ritorni sugli investimenti in rete, potrebbe favorire le opportunità di investimento con pari opportunità per tutti i mercati nazionali.

A tal fine le principali novità del Paper riguardano l’evoluzione del modello regolamentare necessaria a sostenere gli obiettivi di copertura prefissati.

Già il codice unico del 2018 aveva introdotto l’obiettivo di  favorire gli investimenti specificamente sulle reti ad altissima velocità (Very High Capacity Networks): tale obiettivo in questa particolare fase del mercato si conferma prioritario ed è rafforzato da esigenze di sostenibilità, sicurezza e competitività che il paper richiama.

Controllo dei prezzi superato

Un modello di concorrenza che miri maggiormente ad una dinamica di controllo dei prezzi come applicata in passato sulle reti in rame, rallenta oggi la realizzazione delle nuove necessarie infrastrutture VHCN, e risulta in questo momento poco sostenibile, per i ritardi già verificatisi che rallentano la competitività dell’economia europea nella sua interezza.

Per quanto riguarda le proposte di riforma dell’intervento sulle reti di accesso, la Commissione, nel White Paper ricorda infatti che la disciplina prevista dal modello comunitario prevedeva l’introduzione di un intervento regolatorio con una significativa pressione sugli obblighi di accesso alle reti legacy in una prima fase di liberalizzazione, mentre in una fase successiva, l’intervento ex ante avrebbe dovuto essere orientato ad un progressivo alleggerimento, fino ad una gestione del mercato solamente su base ex post, ossia tramite l’applicazione della disciplina a tutela della concorrenza.

Controllo di competitività ex post

A questo stadio di evoluzione delle reti e delle tecnologie e in considerazione della natura dei servizi innovativi che insistono sulle nuove reti, la Commissione ritiene che le condizioni di deregolamentazione originariamente prospettate, oggi potrebbero essere applicate. Pertanto il Paper considera non più proporzionato perpetuare una lista dei mercati all’ingrosso da regolare ex ante, e propone una gestione di controllo della competitività di natura ex post:

“The possibility of leaving electronic communications networks to ex-post control alone could  have merit in certain circumstances, as we observe infrastructure competition developing notably in many densely populated areas where end customers benefit from a variety of competing services based on at least two independent fixed broadband networks (e.g. coaxial cable and fibre). Despite this progress, some barriers still persist (and may continue to persist in near future) in some geographical areas (in particular rural/remote), and the need for ex ante intervention in such cases remains”.

Potrebbe dunque limitarsi alle aree rurali, (per aprire alle rimanenti il modello di intervento ex post) – suggerisce la Commissione – una prosecuzione del modello regolatorio SMP/analisi del mercato a livello wholesale, invertendo l’onere della prova e chiedendo alle NRAs che eventualmente vogliano intervenire su alcuni mercati, di effettuare su tali aree subnazionali il test dei tre criteri per dimostrare la sussistenza di un fallimento del mercato che giustifichi la continuazione dell’approccio regolatorio tradizionale.

Una situazione in cui il quadro di settore consente di evitare la tradizionale regolamentazione ex ante dei mercati dell’accesso, riguarda la presenza di operatori di natura wholesale only, anche in assenza di una concorrenza sul cavo. Tale previsione era ricordata nel Draft del White Paper circolato precedentemente, il suo stralcio non impedisce di considerare l’applicabilità di un regime ex post anche in presenza di un operatore wholesale only.

Affinità con la decisione della FCC

L’opzione di controllo solo ex post ha rilevanti affinità con la decisione della FCC di deregolare il broadband per sostenere i necessari investimenti.

In effetti se guardiamo alle ragioni che portarono la FCC nel 2005 a deregolamentare l’ambiente broadband con una decisione di forbearance – come oggi sostanzialmente la Commissione nel White Paper propone di sospendere l’intervento tradizionale di accesso sulle reti ad altissima velocità – si osserva che la FCC per sostenere tale revisione aveva considerato:

1. la presenza dell’operatore cavo sul mercato retail (questi operatori non erano tuttavia soggetti ad obblighi di accesso alla loro rete, come non lo sono nel quadro comunitario),

2. le possibilità di innovazione tecnologica nei futuri trend di copertura su piattaforme concorrenti

3. la propensione dei fornitori di accesso Internet, BOCs – già regolati con gli obblighi di accesso tradizionali – a favorire comunque, anche senza un’imposizione a monte, una politica di accesso alla loro rete su basi commerciali, al fine di massimizzare i ritorni.

La scelta di deregolare

A sostenere la scelta di deregolare risultò pertanto determinante la propensione dei proprietari di rete verso dinamiche aperte ad accordi commerciali di accesso che furono considerati uno strumento efficace per realizzare dinamiche competitive sul broadband anche in assenza di obblighi di accesso e di salvaguardie in materia di non discriminazione, la FCC  osservò infatti che:

“Based on the record before us, we expect that facilities-based wireline carriers will have business reasons to continue making broadband Internet access transmission services available to ISPs without regard to the Computer Inquiry requirements. The record makes clear that such carriers have a business interest in maximizing the traffic on their networks, as this enables them to spread fixed costs over a greater number of revenue-generating customers.

La scelta della FCC fu infatti quella di eliminare non solo gli obblighi di accesso a servizi wholesale broadband, ma anche gli obblighi di separazione strutturale che erano applicati agli operatori di rete – BOCs – tra le funzioni di fonia tradizionale e le funzioni di accesso ad Internet[1]. Pertanto le condizioni di accesso furono liberalizzate e lasciate alla libera contrattazione tra le parti non soltanto relativamente al prezzo di accesso, ma anche in relazione alla tipologia degli input di rete offerti dagli ISPs. Anche le salvaguardie regolamentari a tutela del principio di non discriminazione, pur essendo le BOCs operatori verticalmente integrati, vennero dunque meno.

Cosa riconosce il Codice Unico

Il Codice Unico riconosce che la presenza di un operatore wholesale only, può innescare una dinamica competitiva del mercato simile alla presenza di reti alternative. Tale operatore ha infatti, per sua natura, interesse a sviluppare un’offerta wholesale efficace e capillare, non disponendo di un’integrazione verticale con funzioni retail per competere sul mercato dei servizi finali. Si tratta di un operatore infatti che per definizione non può discriminare tra una propria clientela retail ed una concorrente, potendo vendere l’accesso solo all’ingrosso.

Inoltre l’evoluzione tecnologica odierna, ancor più di quella agli inizi degli anni 2000 quando la FCC formulava la propria teoria sulla opportunità di una “forbearance” dell’intervento ex ante, favorisce soluzioni innovative di duplicazione delle infrastrutture come il 5G, (oltre all’evolversi delle modalità FWA, satellitari e wifi). Anche la disciplina in materia di accesso alle infrastrutture civili di prossima adozione con il Regolamento Gigabit favorisce soluzioni di duplicazione degli investimenti in fibra, supporta forme simmetriche di accesso a prezzi flessibili, restando applicabile l’eventuale valutazione delle Autorità nazionali di regolare aree subnazionali, in particolare rurali, in situazioni di accertato market failure.

Tutela della concorrenza

La gestione della tutela della concorrenza su base ex post, combinata agli esiti di una contrattazione commerciale in una fase di evoluzione degli investimenti, caratterizzata da significativi fattori di innovazione, consentono quindi di individuare prospettive di mercato competitive ed efficaci, sia in presenza di reti alternative, sia in ipotesi di operatori non-verticalmente integrati.

Il White paper ha una struttura aperta all’interlocuzione, in previsione di un’ampia consultazione che si protrarrà fino al 30 giugno. Il Paper propone dunque un ventaglio di opzioni che comprendono anche il favore per la regolamentazione ad un solo livello di rete, suggerendo sia input di natura passiva (come prevede la recente Raccomandazione Gigabit), sia di natura attiva che potrebbero anche essere definiti a livello comunitario:

“while phasing out ex ante regulation to foster investments incentives for the deployment of physical fibre networks across the whole of the EU, competition can be still preserved by providing for virtual access also in new forms allowed by the undergoing technology changes, such as network slicing. Such type of access could also lower the barriers to rolling out panEuropean networks on a virtual basis”.

Controllo dei prezzi di accesso orientato ai costi non proporzionato

Inoltre, conformemente alla recentemente adottata Raccomandazione Gigabit, il controllo dei prezzi di accesso orientati ai costi appare una soluzione non proporzionata e residuale rispetto alle condizioni di applicazione di misure solo ex post, o alle possibilità di interventi di natura simmetrica o di accordi commerciali da valutare su criteri di fairness e ragionevolezza.

Un fattore che caratterizza il paper, in particolare sulla futura disciplina di accesso, riguarda la giustapposizione di opzioni che sono proposte per definire un possibile modello di intervento: la Commissione assumerà una decisione solo dopo gli esiti della consultazione.

Il White Paper sul profilo delle gestione delle policies di accesso è coerente alla struttura del quadro in vigore, conferma un approccio alla regolamentazione tecnologicamente neutrale, inquadrandolo specificamente per le reti VHCN.

Infatti, considerando gli orientamenti temporali indicati dal White Paper per lo switch off delle reti in rame (che appaiono peraltro allineati alle proposte di molti operatori che hanno presentato il loro piano di migrazione alle rispettive Autorità nazionali), si osserva che al di fuori dell’ambiente legacy, la proposta di Breton assume una filosofia di intervento tecnologicamente neutrale per tutto l’ambiente innovativo delle reti VHCN, le sole capaci di supportare l’offerta dei nuovi servizi.

Discrezionalità dei regolatori confermata

Anche la discrezionalità dei regolatori in relazione alle condizioni di implementazione nazionale è confermata. Infatti l’impostazione del paper sul test dei tre criteri, la differenziazione geografica, la valutazione a livello paneuropeo delle soluzioni più efficaci a sostegno dei necessari finanziamenti, lasciano ampie discrezionalità decisionali coordinate dall’obiettivo comune di favorire gli investimenti su reti ad altissima velocità che costituisce un obiettivo prioritario per la competitività europea, non solo di settore. Pertanto la discrezionalità e flessibilità del quadro permane anche in prospettiva di una revisione coerente al mutare delle dinamiche di mercato e agli obiettivi da conseguire.

Un elemento di discontinuità rispetto al quadro in vigore riguarda invece la gestione dello spettro. Anche in considerazione di un sostegno al 5G e i futuri sviluppi in 6G, la Commissione propende per un ulteriore rafforzamento di poteri comunitari, lamentando i tempi e gli alti costi autorizzativi a livello nazionale. Più poteri di armonizzazione erano già stati proposti nelle precedenti revisioni del quadro, ma in sede di codecisione non erano stati approvati.

In questa proposta, Breton propone a tal fine anche un nuovo strumento di coordinamento, ossia quello di utilizzare, per le autorizzazioni nazionali sulla gestione dello spettro, un meccanismo di notifica come applicato all’art. 32 del Codice Unico.


[1]     “…there is no need to retain either the Computer II structural separation requirement or the Computer III nonstructural safeguards to keep the BOCs from cross-subsidizing their broadband Internet access service operations with revenues from the telecommunications services operations. The benefits we anticipate from the elimination of these structural and nonstructural safeguards, including the increased infrastructure investment that our new framework should generate, outweigh any protection against cross-subsidization that those safeguards provide” (FCC 05-150, p. 45).

Leggi anche:

Leggi anche: Reti Tlc, ok della Commissione Ue al nuovo pacchetto. Gestione centralizzata dello spettro, stretta su switch-off e cavi sottomarini

La Commissione Ue vuole alleggerire i lacci ex-ante della fibra. Modello FCC per favorire gli investimenti?

https://www.key4biz.it/framework-tlc-parte-la-consultazione-per-la-revisione-del-quadro-sugli-obblighi-di-accesso/480878/




L’UE approva la fusione Orange/MasMovil ma le implicazioni per un consolidamento più ampio non sono automatiche

Il via libera di Bruxelles alla fusione fra Orange e Masmovil in Spagna non rappresenta in automatico un liberi tutti per un consolidamento generalizzato nella Ue. La decisione è una buona notizia per le parti coinvolte, ma potrebbe non avere un effetto a catena più ampio. La Ue sembra ancora piuttosto orientata verso mercati nazionali concorrenziali. Insomma, il dogma del quarto operatore non è stato superato.

Per questo Orange e MasMovil hanno proposto un pacchetto di rimedi che prevedeva la vendita delle risorse dello spettro a Digi Communications e un accordo di roaming correlato, trasformando di fatto l’MVNO nel nuovo quarto operatore di rete mobile della Spagna. E così la Commissione ha accettato.

Leggi anche: Orange-Masmovil, verso il via libera della Commissione Ue alla fusione

Merger con impegni

“La joint venture di Orange e MásMóvil minaccia la concorrenza nella fornitura al dettaglio di servizi Internet mobili e fissi in Spagna. Ma gli impegni offerti dalle parti consentiranno a Digi, l’operatore di rete mobile virtuale più grande e in più rapida crescita in Spagna, di replicare la forte concorrenza pressione esercitata da MásMóvil”, ha detto Margrethe Vestager, vicepresidente europea responsabile della politica di concorrenza della Commissione. “Garantiranno che i consumatori spagnoli continuino a beneficiare di un mercato competitivo delle telecomunicazioni, in termini di prezzi, qualità e connettività 5G”.

Spettro venduto come rimedio

Tali impegni vedranno MasMovil vendere lo spettro in tre bande – 1800 MHz, 2,1 GHz e 3,5 GHz – a Digi perché possa costruire la sua rete mobile di proprietà. Separatamente, la nuova entità dovrà consentire a Digi di circolare sulla sua rete, ma Digi sarà libera di continuare a utilizzare la rete di Telefonica, come fa per il suo servizio virtuale, o di scegliere un altro operatore di telefonia mobile, in pratica Vodafone, se lo desidera.

Tuttavia, nonostante il riferimento di Vestager alla concorrenza nel mercato Internet fisso, la Commissione non ha richiesto misure correttive in tale ambito. In effetti, Digi ha già “una rete fissa a banda larga (fibra) relativamente grande in Spagna, che continua a costruire”. Pertanto, l’entità risultante dalla fusione non è tenuta a vendere alcuna attività fissa a favore della banda larga.
“Ciò rappresenta un risultato positivo dal punto di vista di Orange, che ha dovuto cedere importanti asset nel settore della fibra per acquisire Jazztel nel 2015”, ha detto James Robinson, analista senior di Assembly Research.
Orange è davvero ottimista riguardo alle notizie. “La nostra proposta di joint venture con MasMovil creerà un unico attore, più forte e più sostenibile in Spagna. Unendo le forze, possiamo crescere, innovare e guidare gli investimenti in Spagna a vantaggio dei consumatori e delle imprese”, ha detto Il Ceo di Orange Christel Heydemann. Un commento simile è arrivato da Meinrad Spenger, Ceo di MasMovil, che ha anche aggiunto che “vale la pena aspettare tutte le cose belle!”.

Orange e MasMovil hanno annunciato i loro piani di joint venture nel luglio 2022. Gli ultimi 18 mesi hanno dato luogo a molte speculazioni, in primo luogo sull’eventuale approvazione dell’accordo da parte dell’UE e, in secondo luogo, su cosa ciò significherebbe per la probabilità di un maggiore consolidamento del mercato in Europa.
Ma la volontà di Bruxelles di affermare Digi come il quarto operatore in Spagna suggerisce che non è pronta a fare il grande passo e ad accettare un mercato della telefonia mobile composto da tre operatori. Ancora non se ne parla.
“In linea con la sua decisione nel caso Wind/Tre in Italia, la Commissione Ue ha richiesto un rimedio ‘fix-it-first’ per facilitare la creazione di un nuovo operatore di rete mobile, Digi”, ha detto Robinson, riferendosi alla fusione che ha creato Wind Tre e ha innescato il lancio di Iliad quasi sei anni fa in Italia.

Background

In attesa di conoscere possibili sviluppi sul mercato italiano dopo il rifiuto di Vodafone all’offerta di Iliad, tutti gli occhi sono puntati sulla proposta di fusione Vodafone/Three nel Regno Unito, dove l’Autorità per la concorrenza e i mercati (CMA) sta attualmente esaminando il potenziale impatto dell’accordo, un processo che dovrebbe durare ancora qualche tempo. Anche se la CMA, l’Ofcom e le altre parti interessate nel Regno Unito terranno d’occhio la decisione della Commissione su Orange/MasMovil, tutti i mercati nazionali sono diversi.

Buona notizia per Orange e Masmovil

Inoltre, come osserva Kester Mann, Direttore Consumatori e Connettività presso CCS Insight, il fatto che Orange/MasMovil abbia dovuto vendere asset mobili per portare a termine l’accordo potrebbe far riflettere Vodafone e Three.
“Se Vodafone e Three dovessero fare lo stesso, farebbero affidamento sulla ricerca di una terza parte disponibile per completare l’accordo. Potrebbe non essere facile”, ha detto Mann.
La conclusione è che questa è una buona notizia per Orange e MasMovil, se non tanto per i loro rivali spagnoli; la JV avrà più di 30 milioni di clienti mobili, 7,3 milioni di clienti fissi e 2,2 milioni di utenti TV, sostiene Orange.
Ma non è necessariamente un presagio di tempi normativi più facili per le società di telecomunicazioni europee in generale. Per quanto ne sappiamo, la Commissione Europea non ha ammorbidito la sua posizione sui mercati a quattro operatori.

https://www.key4biz.it/lue-approva-la-fusione-orange-masmovil-ma-le-implicazioni-per-un-consolidamento-piu-ampio-non-sono-automatiche/480826/




Lo smartphone ‘sovranista’ che non raccoglie né vende i tuoi dati

Se tu pensavi che l’iPhone protegge la tua privacy, è vero. E’ vero che non vende i tuoi dati a broker di terze parti, pubblicitari e governi. Però è vero anche che i tuoi dati li raccoglie. E lo stesso vale per Instagram e TikTok, che possono comunque seguirti sulle loro app.

Rinunciare al controllo dei dati?

Al netto di ogni genere di allarmismo, è oramai un dato di fatto che tutti in qualche modo hanno fatto pace con il fatto che stiamo dando via i nostri dati per comodità o per pigrizia. A dire il vero, non esiste alcuna alternativa, a parte probabilmente il tipico “telefono scemo” (dumb phone)… e i rinomati produttori di telefoni scemi Punkt hanno capito che deve esserci un modo migliore.

A tal fine, hanno realizzato l’MC02, il primo vero smartphone 5G di Punkt progettato pensando alla sicurezza dei dati e alla protezione della privacy. Presenta un’interfaccia utente minimale che cerca di non inondarti o creare dipendenza, ha una VPN internazionale integrata per impedire che i tuoi dati raggiungano le mani sbagliate (e persino accedere a contenuti geo-bloccati) e esegue persino il sistema operativo Apostrophy di Punkt, che partiziona individualmente dati utente, limitandoli a ogni singola applicazione (in modo che nemmeno il sistema operativo possa vedere la tua intera impronta digitale). I tuoi dati vengono inoltre archiviati su un server cloud in Svizzera, lontano da governi e attori statali.

L’MC02 non è timido riguardo alle sue capacità. Promette un modo sicuro e più intelligente di utilizzare un dispositivo mobile, evitando gli occhi digitali indiscreti che cercano di trarre profitto dalle informazioni personali. Con oltre il 90% delle app per smartphone che tracciano gli utenti su Internet, l’MC02 offre una scelta unica: un santuario digitale in cui i dati degli utenti sono archiviati sotto la giurisdizione svizzera, garantendo la conformità GDPR, HIPPA e PCI e dove una suite di strumenti sul dispositivo —e-mail, calendario, contatti, note, spazio di archiviazione e VPN — funzionano senza infiltrazioni di dati basate sulla pubblicità.

Progettato per la sovranità dei dati

Il telefono stesso è una meraviglia di design minimalista e funzionalità intenzionali, che rompe il ciclo di dipendenza dalla tecnologia pur essendo abbastanza moderno. È dotato di uno schermo Full HD+ da 6,7 pollici, fotocamere posteriori da 64 MP e frontale da 24 MP, 6 GB di RAM e una batteria a lunga durata da 5.500 mAh. Ma il vero fascino dell’MC02 risiede nel suo sistema operativo e nel suo ecosistema. Alimentato da Apostrophy e progettato per la sovranità dei dati, include una VPN integrata per la navigazione sicura, una suite di strumenti di comunicazione sicuri e un Carbon & Data Ledger per monitorare il rischio per la privacy e l’impatto ambientale delle singole app.

Punkt fa un ulteriore passo avanti nella personalizzazione dell’esperienza mobile con il modello di abbonamento dell’MC02. I primi 12 mesi di Apostrophy Services, una suite di strumenti di sicurezza e privacy, sono inclusi nel prezzo di acquisto, con una successiva tariffa mensile che garantisce agli utenti di sapere esattamente per cosa stanno pagando: privacy, non pubblicità.

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