Consolidamento Tlc, Vestager: nessun allentamento delle regole Ue

La Commissione europea non sta prendendo in considerazione la possibilità di semplificare le norme sulle fusioni nel settore delle Tlc. La precisazione arriva dalla commissaria europea per la Concorrenza Margrethe Vestager, secondo cui il problema non riguarda tanto le norme in vigore, ma piuttosto l’assenza di un mercato europeo delle telecomunicazioni.

Scarica la bozza del libro bianco della Commissione Ue

In altre parole, la Commissione è favorevole ad un vero consolidamento europeo degli operatori, che è ben altra cosa rispetto al consolidamento nazionale.

Il dibattito di lunga data riguarda la presenza di troppi operatori di piccole dimensioni a livello nazionale in diversi paesi della Ue, che di fatto rappresentano un limite a livello globale. Per competere nello scacchiere mondiale è necessario creare operatori pan-europei con una scala sufficiente per concorrere con i big internazionali.

Le parole della Vestager sono arrivate dopo che la bozza di un documento della Commissione sulla connettività, visionato da Reuters la scorsa settimana, aveva suggerito a gran parte della stampa (fra cui anche il Financial Times) un possibile alleggerimento della normativa antitrust europea sulle operazioni di fusioni per gli operatori delle telecomunicazioni dell’Unione europea.

Ma alla domanda dei giornalisti su eventuali modifiche alle normative Ue in tema di fusioni, Vestager ha risposto: “No, non ne ho sentito parlare”.

Sui mergers contrasto Vestager – Breton?

La posizione di Vestager sembra in qualche modo differire da quella del collega Thierry Breton, commissario del Mercato Interno ed ex ad di France Telecom, che da tempo spinge per allentare le regole sulle fusioni per i fornitori di telecomunicazioni.

Vestager ha detto che è necessario affrontare l’assenza di un mercato unico europeo delle telecomunicazioni.

“Quindi uno dei miei cavalli di battaglia è proprio quello di spingere per eliminare le barriere che ci impediscono di avere un vero mercato unico europeo per le società di telecomunicazioni”, ha affermato.

“Perché ciò significa che quando si ha un mercato frammentato, si rende molto difficile per le aziende ottenere dimensioni e quindi ottenere efficienze. E abbiamo un paio di idee su come realizzarlo”, ha detto Vestager.

La commissaria ha invece indicato lo spettro – posseduto e regolamentato da ciascun paese dell’UE e visto da alcuni governi più come una fonte di entrate redditizia che come un modo per far avanzare il mercato delle telecomunicazioni – come una barriera.

​”Perché il potenziale di business è molto più grande perché sai che se hai una gestione dello spettro più centralizzata, puoi effettivamente ottenere efficienze che oggi non sono possibili”, ha detto Vestager.

Il consolidamento transfrontaliero (ovvero le fusioni nel settore delle telecomunicazioni) era solo uno dei tanti punti del documento della Commissione che abbiamo raccolto la scorsa settimana in cui suggeriva attentamente il consolidamento “o diverse forme di cooperazione a monte” che potrebbero consentire agli operatori di ottenere una maggiore scala o espandersi per diventare più redditizi. Ciò non equivale a consentire la fusione di più operatori rivali in un mercato nazionale.

David Cantor: Consolidamento transfrontaliero non implica quello nazionale

Non c’è nulla di nuovo nella bozza, ha detto l’avvocato specializzato in Tlc David Cantor: “La Commissione ha ripetutamente affermato di non avere problemi con il consolidamento transfrontaliero. Gli operatori dicono sempre che per consolidarsi su scala continentale bisogna prima consolidarsi a livello nazionale, il che è altamente discutibile e questo confonde il dibattito pubblico”.

Il sistema di regolamentazione delle telecomunicazioni – con 27 autorità nazionali – ha “artificialmente ossificato la frammentazione del mercato in modo duraturo”, ha aggiunto Cantor. “L’UE non è riuscita a raggiungere un consenso sullo spostamento della gestione dello spettro a livello comunitario, e i paesi guadagnano molti soldi dalla vendita dei diritti dello spettro. Ci sono anche importanti questioni di sicurezza nazionale. Non anticiperei un cambiamento drammatico in tempi brevi”, ha detto.

Leggi anche: La Commissione Ue vuole alleggerire i lacci ex-ante della fibra. Modello FCC per favorire gli investimenti?

https://www.key4biz.it/consolidamento-tlc-vestager-nessun-allentamento-delle-regole-ue/480616/




Open Fiber? Numeri deludenti e futuro incerto. Nessuna novità neanche con il nuovo Ad Giuseppe Gola

La gestione insufficiente di Open Fiber continua anche sotto il nuovo amministratore. Come è noto, Giuseppe Gola ha preso le redini dell’azienda da Mario Rossetti, che si era già dimostrato un manager non adeguato al raggiungimento degli obiettivi prefissati. E si è visto come è andata a finire: risultati del tutto deludenti, numero di connessioni da far sorridere, scadenze di fine lavori saltate, con in più la riproposizione degli stessi problemi anche nelle Aree Grigie, quelle del PNRR.

Nessuna soluzione di continuità tra la vecchia e la nuova gestione di Open Fiber?

In molti (e noi tra quelli) speravano che il nuovo AD Giuseppe Gola avesse il coraggio di fare una operazione di pulizia rispetto alla gestione precedente. Invece niente. Tutto come prima. Anzi, il rischio concreto, secondo alcuni addetti ai lavori che conoscono da vicino l’azienda e la sua gestione, è che “…si copra il passato e si continui come nel passato”.

Ad esempio, ancora ad oggi nessuno sa, neanche la Commissione europea, quali e quante sono le case effettivamente connesse da Open Fiber.

La storia senza fine della rete nelle aree Aree Bianche

L’ unico dato certo è il numero di clienti attivi nelle Aree Bianche sussidiate al 100% con fondi pubblici. Al 31 dicembre 2023 sono state attivate solo 240.578 Unità Immobiliari a fronte di lavori contabilizzati per un importo di 1.783.781.431 di euro. Ogni linea attivata è pertanto costata allo Stato circa 7.500 euro. Non c’è che dire…

Poi c’è il caso eclatante, sempre nelle Aree Bianche, delle aree coperte da FWA (Fixed Wireless Access) su cui bisognerebbe aprire una indagine ufficiale. Perché?

Perché su un totale di 1.597.753 Unità Immobiliari e di 190.447 Unità Immobiliari senza backhauling dichiarate da Open Fiber, figurano ad oggi solo 536 clienti attivi.

Lo ripetiamo per chi non lo avesse compreso: solo 536 clienti.

Come mai?

Forse semplicemente perché la rete non esiste. Questa è la risposta che dichiarano i tecnici a conoscenza della questione.

E ora il vicolo cieco delle Aree Grigie

In aggiunta, Open Fiber non ha praticamente clienti nelle Aree Grigie. Ed i ritardi ormai conclamati nei lavori faranno perdere quasi sicuramente all’Italia i soldi del PNRR, nonostante il Governo abbia dimezzato il numero dei civici da connettere.

E intanto il debito cresce fino a diventare una montagna

Tutto questo a fronte di un debito monstre che l’azienda (controllata da CDP) ha accumulato e che ha raggiunto i 6 miliardi di euro, oltre alle necessità finanziarie che tecnici stimano per le Aree Bianche di altri miliardi di euro per terminare i lavori, che sono oggi circa al 50% e connettere quindi realmente tutte le Aree Bianche.

Quindi un bel disastro. Un disastro rispetto al quale l’AD Giuseppe Gola fa finta di niente, o semplicemente non riesce a far altro, dal momento che non ha dato alcun elemento di inversione di tendenza. Quello che sembra fare costantemente settimana dopo settimana è girare per i palazzi romani con l’obiettivo di chiedere fondi pubblici a favore di Open Fiber.

E ora che succederà?

Resta solo da chiedersi: ma gli azionisti e le banche creditrici saranno disposti a fare altri sacrifici? Intanto ad aprile ci sarà il rinnovo del CdA e del vertice dell’azienda.

Una domanda legittima, ma ciò che invece appare inevitabile è che il Governo dovrà intervenire? Un nuovo mal di testa per il premier Giorgia Meloni? Forse è il momento delle scelte coraggiose.

Naturalmente saremmo ben lieti di ospitare il punto di vista di Open Fiber sulle pagine di questo giornale, nel caso in cui l’azienda volesse precisare o confutare quanto qui indicato.

Leggi anche: Open Fiber si ritira dalle aree grigie?

Open Fiber, non tornano i numeri sull’FWA

https://www.key4biz.it/open-fiber-numeri-deludenti-e-futuro-incerto-nessuna-novita-neanche-con-il-nuovo-ad-giuseppe-gola/480578/




La Commissione Ue vuole alleggerire i lacci ex-ante della fibra. Modello FCC per favorire gli investimenti?

La Commissione Ue vuole alleggerire le regole ex ante per la fibra. E’ quanto emerge dalla bozza del white paper “Building Europe’s digital infrastructure of tomorrow: towards a Digital Networks Act” della Commissione Ue, sul dibattito in corso a Bruxelles per accelerare lo sviluppo e soprattutto gli investimenti della Gigabit Society. Un documento firmato dal commissario al Mercato Interno Thierry Breton e rilanciato dalla commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager a favore del consolidamento del mercato europeo delle Tlc. Il documento, se sarà confermato in questa forma, toglierebbe diversi poteri alle autorità nazionali.

Leggi anche: Digital Networks Act, la bozza di Breton (bye bye fair share)

La Ue deregolamenta la fibra

L’intervento di Butti a inizio ottobre

Un documento che a ben vedere sembra in qualche modo richiamare l’intervento che fece, a inizio ottobre, il Sottosegretario Alessio Butti a inizio di ottobre dal Sole 24 Ore: ‘Ormai in tutta Europa la fibra è ampiamente deregolamentata. L’Italia è l’unico Paese europeo che mantiene ancora per la fibra criteri di intervento che sono stati concepiti per essere applicati sulle reti in rame. Mi riferisco ai criteri di orientamento al costo del prezzo di accesso wholesale alle nuove reti. Questo modello, come è noto, non attrae gli investimenti e riduce la competitività del settore”.

Un settore che in Europa dovrebbe invece muoversi verso un consolidamento più consono alle necessità di competere a livello pan-europeo in ottica di investimenti. “È evidente che per assicurare la sovranità digitale europea è necessario creare un vero mercato digitale europeo, dove i servizi di telecomunicazioni siano effettivamente disponibili a livello paneuropeo a tutti i cittadini, senza barriere ed ostacoli”, aveva detto Butti sempre a inizio ottobre, in occasione di ComoLake.

Leggi anche: ComoLake2023, Alessio Butti: ‘Prefisso unico, via il roaming e spettro paneuropeo per consolidare le Tlc Ue’

La novità del white paper della Commissione

La novità del paper riguarda, in primo luogo, l’eliminazione della lista dei mercati da regolare ex ante, escludendo il mercato dell’accesso. L’obiettivo è favorire gli investimenti riducendo i lacci regolamentari e limitare anche il raggio d’azione delle autorità di regolazione nazionali. Una grossa presunzione a favore del modello non regolamentare.

“Questa proposta della Commissione Ue ha delle affinità con la scelta fatta a suo tempo nel 2005 dalla Federal Communications Commission (FCC) di deregolamentare il mercato del broadband”, sottolinea Marina Benvenuto, esperta di regolamentazione europea in ambito Tlc. Una sospensione dell’attività regolamentare voluta circa 20 anni fa dalla FCC che certamente oggi ha dato i suoi frutti, con una diffusione molto capillare del broadband negli Usa, certamente favorita da quella decisione.

La speranza, ovviamente, è che un quadro analogo in Europa, più improntato alla deregulation, favorisca la diffusione della fibra anche da noi. Magari con l’emergere di qualche operatore pan-europeo, in grado di competere a livello continentale in ottica di consolidamento.

Va certamente in questa direzione l’obiettivo di “lasciare i mercati delle comunicazioni elettroniche al vaglio di interventi ex post”, si legge ancora nel documento.

D’altra parte, nelle aree più densamente popolate i consumatori finali già oggi “possono beneficiare di almeno due fornitori indipendenti a banda larga (es. cavo coassiale e fibra) e in altre aree gli operatori di comunicazioni elettroniche si sono già trasformati in entità separate wholesale only”, si legge nella bozza del paper a pagina 29.

Ciò nonostante, in alcune aree meno densamente popolate, in particolare nelle zone montane e rurali il problema resta e permane la necessità di mantenere regole ex ante. Certo, in questo contesto il ruolo dei regolatori nazional verrebbe limitato a favore di una regolazione più pan-europea.

Switch off del rame

Ma di pari passo con il progressivo spegnimento di reti legacy (switch off del rame entro il 2030) e con l’avvento della Gigabit Society e di un ambiente sempre più “full-fibre” – non soggetto agli stessi vincoli del passato -, la Commissione Ue e i regolatori nazionali dovranno a loro volta tenere il passo per adeguarsi ai progressi del mercato, garantendo la concorrenza e gli investimenti necessari. Evitando, però, la duplicazione delle reti.

In particolare, si legge ancora nel white paper, “le autorità nazionali dovranno monitorare i progressi delle reti per definire a livello geografico diversi gradi di regolazione ex ante a seconda delle diverse condizioni di mercato” anche con l’utilizzo di “rimedi differenziati che siano appropriati e proporzionali”.

L’obiettivo di fondo è arrivare ad una visione sempre meno regolata e più paneuropea per un mercato unico del full-fibre. Vedremo a questo punto se la Commissione confermerà ufficialmente quanto emerge da questa bozza.

https://www.key4biz.it/la-commissione-ue-vuole-alleggerire-i-lacci-ex-ante-della-fibra-modello-fcc-per-favorire-gli-investimenti/480320/




Tim, Labriola esclude problemi antitrust in vendita rete

Tim non si aspetta specifici problemi di antitrust che ostacolino la vendita delle attività di rete fissa al fondo statunitense Kkr. Lo ha detto l’AD Pietro Labriola in una call sui risultati.

“Non prevediamo problemi di antitrust per il deal Netco”, ha detto, sostenendo che l’operazione non creerà alcuna “concentrazione” nel mercato.

La cessione, con un valore fino a 22 miliardi di euro, è un elemento del rilancio del gruppo voluto da Labriola e punta a ridurre il debito di Tim e a trasferire più della metà della forza lavoro nazionale alla società della rete.

Leggi anche: Tim, ricavi +3,2% nel 2023, trainati dal Brasile. Ma il debito non diminuisce

Closing entro l’estate

Nella stessa call, Labriola ha detto che il gruppo è fortemente impegnato a chiudere l’operazione in modo “tempestivo e positivo”. L’operazione, ha aggiunto Labriola, si chiuderà nei tempi previsti (entro l’estate).

Tim prevede di finalizzare la vendita a metà anno e l’attenzione degli investitori si sposta ora sulla strategia per le restanti attività di servizi domestici.

Per quanto riguarda il futuro della ServCo, Labriola ha detto che la società dei servizi non sarà la bad company di questa operazione di scorporo della rete.

Consolidamento, Labriola: Tim fa il tifo per Vodafone-Iliad

Tim è concentrata sull’operazione Netco ma osserva lo scacchiere delle tlc che si sta muovendo e potrebbe entrare attivamente nel risiko dopo l’estate. “Prima di tutto dobbiamo chiudere il nostro deal (l’operazione di vendita di Netco a Kkr, ndr) ma osserviamo per essere pronti. In futuro potremo far parte della partita, avremo vantaggi sia a stare alla finestra che a partecipare attivamente. La soluzione migliore per sistemare il mercato – risponde a una domanda diretta – è la fusione di Vodafone con Iliad (meglio di Vodafone Fastweb). Noi dobbiamo essere pronti, per dopo l’estate capire come agire”. 

Tim: Labriola, ‘nostra quota minoranza Sparkle chiesta da MEF’

Su Sparkle “non abbiamo chiesto una partecipazione di minoranza, la cosa è stata chiesta dal potenziale acquirente”. Così l’ad di Tim Pietro Labriola ad una domanda durante la conference call sui risultati del 2023 sull’offerta del ministero dell’Economia.

https://www.key4biz.it/tim-labriola-esclude-problemi-antitrust-in-vendita-rete/480209/




Tim, ricavi +3,2% nel 2023, trainati dal Brasile. Ma il debito non diminuisce

Tim ha chiuso il 2023 con un aumento del 3,2% del giro d’affari a 16,3 miliardi di euro, trainato dal Brasile. E’ quanto emerge dai risultati preliminari appena pubblicati.

In Italia i ricavi da servizi tornano a crescere, mentre l’Ebitda è in aumento per il terzo trimestre consecutivo a 6,4 miliardi di euro (+5,7%).

Tim Brasil, che ha rilevato ad aprile 2022 le attività mobili dell’operatore mobile Oi, ha visto i suoi ricavi aumentare dell’11,3% a 4,4 miliardi di euro.

Cresce anche in Italia il fatturato di TIM, che guadagna lo 0,5% a 11,9 miliardi di euro, in un mercato molto competitivo.

Solo nel quarto trimestre il fatturato totale del gruppo è aumentato del 2% a 4,3 miliardi di euro.

“I risultati del quarto trimestre, che confermano il trend di miglioramento dell’attività” in Italia e “la forte crescita di TIM Brasil, consentono di raggiungere o superare gli obiettivi prefissati” per il 2023, commenta il gruppo.

Il risultato lordo di gestione (Ebitda) è aumentato del 6,8% a 5,7 miliardi di euro. Nel quarto trimestre è aumentato del 6,5% a 1,49 miliardi di euro.

L’indebitamento netto di Telecom Italia a fine dicembre era pari a 25,7 miliardi di euro, in aumento di 0,4 miliardi di euro rispetto a fine 2022.

Per ridurre il suo pesante debito, Telecom Italia ha approvato all’inizio di novembre l’offerta per la sua rete fissa presentata dal fondo di investimento americano KKR e dallo Stato italiano, per un importo fino a 22 miliardi di euro.

Tim è il primo grande operatore in Europa a separarsi dalla rete fissa per ridurre il proprio debito.

Vivendi, che detiene una quota del 23,75% in Telecom Italia, ha però definito “illegale” questa vendita e l’ha impugnata in tribunale.

Il gruppo francese, che ritiene insufficiente l’offerta di KKR, aveva invano convocato un’assemblea generale straordinaria per decidere sull’operazione.

Prosegue in linea con le tempistiche comunicate il piano di delayering.

Il nuovo piano industriale 2024-2026 sarà presentato al mercato in occasione del Capital Market Day il prossimo 7 marzo.

Gli utili del quarto trimestre di Tim sono stati leggermente superiori alle aspettative, sostenuti dal miglioramento delle tendenze nel mercato interno e da una performance stabile in Brasile, affermano gli analisti di Jefferies in una nota. “Il Brasile è il protagonista in questo contesto, anche se ora è supportato anche dai ricavi dei servizi nazionali che sono tornati in territorio di crescita positiva”, afferma Jefferies. Tim non ha fornito guidance per il 2024 in quanto ha programmato una giornata sui mercati dei capitali il mese prossimo.

Leggi anche: Tim, Labriola esclude problemi antitrust in vendita rete

https://www.key4biz.it/tim-ricavi-32-nel-2023-trainati-dal-brasile-ma-il-debito-non-diminuisce/480086/




5G & Co. 2024, appuntamento il 16 e 17 aprile a Roma

“5G & Co. 2024. Everything is Connected” è il titolo della sesta edizione di 5G Italy, la Conferenza italiana di riferimento per le tematiche del 5G  e delle sue molteplici aree di applicazione promossa e organizzata dal CNIT (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni).

Il convegno, che si terrà il 16 e 17 aprile 2024 a Roma – nella splendida cornice del Palazzo delle Esposizioni, in via Milano 9/a –  darà ampio spazio ai nuovi servizi, alle applicazioni, ai Verticals necessari per creare il nuovo ecosistema basato sulla nuova infrastruttura stand alone . Uscito dalla sua prima fase tecnologica di avvio, il 5G sta evolvendo silenziosamente verso una molteplicità di applicazioni capillari a vantaggio soprattutto del mondo aziendale.

La Conferenza sarà caratterizzata da numerosi panel tematici, tra cui:

·      I principali vantaggi del 5G per il mondo del
Business

·      I principali ostacoli al pieno dispiegamento del
nuovo standard mobile

·      Le nuove tecnologie in arrivo con il 5G (Cloud,
Edge, AI, Metaverso, Open Ran e DAS)

·      I limiti elettromagnetici, le Reti private e
Verticals

·      La strategia europea per lo sviluppo efficiente
e armonizzato delle spettro radio

Partecipanti

5G & Co. 2024 si avvarrà del contributo prezioso di rappresentanti istituzionali (Governo, Parlamento e Enti) e di personalità C-level delle aziende più rilevanti del panorama industriale italiano e enti internazionali.

Partecipanti in presenza e online

La conferenza si svolgerà in presenza, con un pubblico top level e sarà trasmessa anche in live streaming.

Business Networking

“5G & Co. 2024” sarà anche una grande occasione di networking per intercettare nuove opportunità di incontro tra istituzioni, industria, sistema universitario e decisori.

Per partecipare

Partnership

L’ultima edizione di 5G Italy

5G & Co. 2024 è promosso ed organizzato dal CNIT (il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni, ente non-profit riconosciuto dal MIUR). Il CNIT svolge attività di ricerca, innovazione e formazione avanzata nell’ampio settore dell’ICT: consorzia 42 università pubbliche, dispone di 7 Laboratori Nazionali con oltre 100 ricercatori e a esso afferiscono oltre 1.300 professori e ricercatori.

https://www.key4biz.it/5g-co-2024-appuntamento-il-16-e-17-aprile-a-roma/479977/




AI, spesa degli operatori di rete a 20 miliardi di dollari entro il 2028

Secondo le ultime stime di Juniper Research, la spesa degli operatori di rete globali per l’intelligenza artificiale per l’orchestrazione della rete genererà 20 miliardi di dollari nel 2028, con un aumento del 240% rispetto ai 6 miliardi di dollari previsti nel 2024.

In un nuovo rapporto, la società di ricerca prevede che il maggiore utilizzo delle reti cellulari da parte delle imprese, anche per la produzione intelligente e i veicoli autonomi, richiederà ulteriori investimenti nell’intelligenza artificiale che automatizza i processi chiave della rete.

Pertanto, i casi d’uso necessitano di throughput elevato, bassa latenza e copertura geografica, mentre gli operatori cercano di massimizzare l’efficienza della rete e ridurre le spese operative (OPEX), secondo la società di analisi, che ha esortato le società di telecomunicazioni ad accelerare l’incorporazione dell’intelligenza artificiale nelle reti principali. Il suo rapporto ha inoltre scoperto che l’ottimizzazione delle prestazioni e la sicurezza della rete saranno essenziali in futuro, rappresentando oltre il 50% della spesa complessiva degli operatori globali per l’intelligenza artificiale entro il 2028.

“Poiché gli operatori competono sulla qualità delle loro reti, l’intelligenza artificiale sarà essenziale per massimizzare il valore dell’utilizzo di una rete cellulare per la connettività. Gli utenti con una spesa elevata graviteranno verso quelle reti che possono fornire le migliori condizioni di servizio”, ha osservato l’autore della ricerca Frederick Savage.

https://www.key4biz.it/ai-spesa-degli-operatori-di-rete-a-20-miliardi-di-dollari-entro-il-2028/479899/




WindTre, saltato il passaggio della rete al fondo EQT

Era nell’aria, ma ora c’è l’ufficialità. La Netco di WindTre con il fondo svedese Eqt è stata bloccata. L’operazione, annunciata il 12 maggio 2023 per la costituzione di una società della rete per fornire servizi integrati di comunicazioni mobili e fisse wholesale in Italia, e la vendita di una partecipazione del 60% in tale attività a EQT Infrastructure “è stata interrotta a causa del mancato rispetto delle condizioni sospensive per la chiusura entro la data concordata del 12 febbraio”, annuncia CK Hutchison, che controlla WindTre. CK Hutchison però “continuerà a esplorare possibili operazioni infrastrutturali alternative per apportare valore alla società, comprese possibili operazioni infrastrutturali con EQT Infrastructure qualora si presentasse l’opportunità appropriata”.

Leggi anche: WindTre, la cessione della rete al fondo svedese EQT in sospeso fino al 12 febbraio 2024

Nodo Zefiro con Iliad

Uno dei nodi che hanno ostacolato la trattativa riguarda l’accordo di WindTre con Iliad per la creazione della joint venture Zefiro Net nata a gennaio 2023. Nella joint venture paritetica con l’obiettivo di condividere e gestire le infrastrutture di rete mobile (5G incluso) nelle aree meno densamente popolate d’Italia, WindTre aveva fatto confluire sostanzialmente le infrastrutture, Iliad soprattutto le risorse finanziarie. La società guidata da Benedetto Levi non ha potere di veto nell’operazione, ma in caso di cambio dell’azionariato, poteva valutare di restare o meno nella joint venture, e quindi far parte o meno del processo complessivo col fondo svedese.

Nodo Fastweb

Un altro nodo incontrato nella trattativa riguarda Fastweb; la questione, in questo caso, riguarda le frequenze 5G che la telco si era aggiudicata nel 2018 per poi cederle in gestione a WindTre con relativo accordo sul pricing di accesso ai servizi: anche in questo caso Fastweb non sarebbe stata consultata preventivamente.

I sindacati del settore delle telecomunicazioni (Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil), hanno da subito osteggiato l’operazione tra WindTre ed Eqt avviando procedure di raffreddamento verso l’azienda e organizzando uno sciopero contro il passaggio dei dipendenti. Passaggio previsto inizialmente entro il 30 settembre, ma che non è mai avvenuto.

Resta da capire a questo punto quali strascichi potrà lasciare il mancato closing dell’operazione di scorporo, che doveva essere la prima operazione di rilievo nel quadro di un consolidamento tanto auspicato quanto difficile da relaizzare nel nostro paese.

Nel frattempo, WindTre non ha perso tempo e ha rilevato Opnet (ex Linkem), società specializzata in FWA.

https://www.key4biz.it/windtre-saltato-il-passaggio-della-rete-al-fondo-eqt/479702/




5G, per Vodafone è un’occasione da mille miliardi per l’Europa. Ma siamo indietro

Vodafone ha pubblicato un nuovo report dal titolo Why Telecoms Matters che dimostra come la connettività di prossima generazione e la digitalizzazione dell’industria possano svolgere un ruolo cruciale per la competitività europea. Why Telecoms Matters sostiene che la competitività dovrebbe essere una priorità per l’Europa e tutti i suoi Stati membri e dimostra come la digitalizzazione guidata dalle nuove tecnologie 5G rappresenti un’opportunità da mille miliardi di euro per l’Europa per stimolare l’innovazione, aumentare l’efficienza industriale e migliorare i servizi pubblici.

Il potenziale dell’Internet industriale

Questa enorme opportunità si basa sul potenziale dell’Internet industriale, che integra le macchine con sensori in rete, software, intelligenza artificiale e cloud, grazie alle reti 5G Standalone. La digitalizzazione dell’industria grazie alla connettività 5G avanzata può rappresentare la “quarta ondata” della rivoluzione industriale con un valore stimato di 2.000 miliardi di dollari all’anno per il solo settore manifatturiero.

Lontani gli obiettivi del Digital Compass

Tuttavia, secondo quanto evidenzia Why Telecoms Matters, l’Europa è ancora lontana dal raggiungere gli obiettivi del Decennio digitale 5G e si sta aprendo un allarmante divario di connettività tra l’Europa e gli altri Paesi, che potrebbe esporre i cittadini, le imprese e la società dell’UE a rischio di un ulteriore declino economico. Da qui l’importanza di facilitare investimenti per le infrastrutture 5G, per non lasciare l’Europa di fronte a un vuoto di finanziamenti di svariati miliardi di euro, aumentando il vantaggio di Stati Uniti e Cina in aree di crescita come l’intelligenza artificiale e la sicurezza informatica.

L’opportunità della digitalizzazione e l’allarmante divario di connettività

Il rapporto di Vodafone analizza la crescita dell’Europa e mostra come la connettività e la digitalizzazione possano rivoluzionare la produttività dell’Europa e l’economia nel suo complesso. La ricerca quantifica questa opportunità in un aumento del 10% del punteggio dell’Indice di Economia e Società Digitale (DESI) di uno Stato membro che comporterebbe a sua volta un aumento del PIL pro capite dello 0,65%. Significa che se tutti gli Stati membri dell’UE raggiungessero un punteggio DESI pari a 90 entro il 2027, il PIL pro capite in tutta l’UE sarebbe più alto del 7,2%, con un aumento del PIL dell’Unione Europea di oltre mille miliardi di euro.

Ma Why Telecoms Matters lancia un allarme proprio su quanto la competitività dell’Europa e la sua futura sostenibilità siano a rischio a causa della scarsità del livello di digitalizzazione del Continente. Il Decennio Digitale della Commissione europea dello scorso settembre segnalava che “mentre la copertura 5G della popolazione si attesta all’81%, la diffusione delle reti 5G stand-alone ad alta performance è in ritardo. Il 5G è ancora al di sotto della qualità per quanto riguarda le aspettative degli utenti finali e le esigenze dell’industria, così come nell’affrontare il divario tra aree rurali e urbane”. 

Il più recente rapporto di Ericsson mostra il netto divario tra la copertura 5GSA e Advanced 5G dell’Europa e quella di Stati Uniti, Cina e altri concorrenti globali; un ritardo che si ripercuote anche su altre tecnologie che si basano sulla connettività avanzata. Ad esempio, l’UE è in ritardo su Stati Uniti e Cina in materia di intelligenza artificiale: il 73% dei modelli di grandi dimensioni viene sviluppato negli Stati Uniti e un altro 15% in Cina, mentre nessun Paese dell’UE ha ancora sviluppato un paragonabile sistema di intelligenza artificiale.

Le tecnologie avanzate

Le reti 5G forniscono la latenza e la qualità necessaria anche per la crescita dell’IoT e sono necessarie per la sua scalabilità potendo supportare 1 milione di dispositivi per chilometro quadrato, rispetto ai soli 2.000 del 4G LTE. Il numero di dispositivi IoT a livello mondiale quasi raddoppierà da 15,1 miliardi nel 2020 a oltre 29 miliardi nel 2030, per un valore compreso tra 5,5 e 12,6 trilioni di dollari a livello globale entro il 2030, con le fabbriche che rappresentano la percentuale più alta del valore economico potenziale. Questo numero sempre crescente di dispositivi connessi a sua volta genererà una quantità esponenzialmente maggiore di dati all’interno e tra i vari settori dell’economia, da cui si possono ricavare informazioni con l’AI basata sul cloud.

Il nodo delle competenze

Man mano che le industrie e la società diventano sempre più digitali, si sta assistendo a una crescente richiesta di lavoratori con competenze digitali specializzate ed è sempre più necessario che i cittadini in generale siano digitalmente alfabetizzati. L’Europa soffre di una carenza di competenze digitali: la Commissione stima che 9 su 10 lavori richiederanno competenze digitali entro il 2030, ma appena la metà della forza lavoro europea le possiede.

In termini di occupazione, l’UE ha raggiunto solo il 47% dei 20 milioni di specialisti ICT di cui ha bisogno. L’industria europea ne risulta frenata, soprattutto perché l’adozione dell’IA, dei big data e del cloud da parte delle grandi imprese è bassa, rispettivamente, all’11%, al 19% e al 45%. Investire per sostenere la forza lavoro e le generazioni future a sviluppare competenze digitali necessarie per prosperare nei mercati del lavoro futuri sarà un fattore di differenziazione fondamentale per la competitività dell’Europa.

Il report commissionato da Vodafone illustra dunque gli ambiti e le sfide della digitalizzazione dei settori chiave in Europa:

  • Nell’industria, mentre i grandi produttori continueranno probabilmente a costruire reti mobili private 5G e soluzioni su misura in fabbrica, le imprese più piccole dovranno affidarsi al 5GSA disponibile pubblicamente per accedere a simili opportunità di innovazione.
  • Nella sanità, la connettività può offrire ritorni immediati ai pazienti attraverso la telemedicina e il monitoraggio remoto dei pazienti, consentendo al contempo di fornire su scala nuove applicazioni come la formazione medica in realtà aumentata grazie al 5G.
  • Per gli agricoltori e i cittadini delle aree rurali, la connettività di nuova generazione avrà un ruolo cruciale nel migliorare la resa dei raccolti, nella sostenibilità e nell’aumentare le opportunità di lavoro a distanza o flessibile tradizionalmente appannaggio di chi vive in città.
  • Per l’ambiente, la connettività digitale offre soluzioni che possono ridurre le emissioni globali di gas serra fino al 20% entro il 2030, come applicazioni di connettività intelligente, contatori, reti e piattaforme che possono ridurre il consumo di energia.

L‘impatto sulle aziende

L’impatto della digitalizzazione sull’industria manifatturiera globale è stimato fino a 2.000 miliardi di dollari l’anno e l’Internet of Things (IoT) potrebbe generare un valore di 12,6 trilioni di dollari in tutti i settori a livello globale entro il 2030.

Le pmi rappresentano oltre il 99% di tutte le imprese dell’UE, danno lavoro a circa 100 milioni di persone e rappresentano più della metà del PIL europeo. Il loro successo è quindi essenziale per la competitività dell’Europa. Tuttavia, le pmi in Europa sono in media il 40% meno produttive delle aziende più grandi, determinando un divario di produttività che nell’Europa centrale e orientale raggiunge il 70%. Le piccole e medie imprese sono anche meno digitalizzate rispetto alle imprese più grandi, perché non impiegano personale con le necessarie competenze in materia di trasformazione o IT o con la capacità di gestire soluzioni digitali. Risulta che solo il 27% delle pmi europee gode di alti livelli di adozione del digitale, rispetto al 54% delle imprese più grandi.

Secondo quanto emerge dal report di Vodafone, il 94% delle pmi affronterebbe meglio i rischi futuri se si investisse in digitalizzazione. Mentre le imprese più grandi hanno le risorse e la scala per investire in soluzioni su misura, le pmi potrebbero trarre enormi benefici da soluzioni e prodotti pronti all’uso a prezzi accessibili (“plug and play”).

La digitalizzazione della sanità

In ambito sanitario e ospedaliero, la connettività e la digitalizzazione migliorano i risultati e riducono la pressione sulle scarse risorse sanitarie consentendo consulti a distanza, soluzioni di telemedicina e monitoraggio virtuale. Se adottata su larga scala, l’impatto della digitalizzazione del sistema sanitario sarebbe ancora maggiore: secondo un recente studio della Commissione europea, un aumento di cinque punti percentuali dei consulti di telemedicina nell’UE è stato associato a una riduzione del 3,7% dei costi sanitari e del 3,6% della mortalità. Il risparmio offerto dalle tecnologie sanitarie digitali è stimato in 120 miliardi di euro all’anno per l’intera Unione europea, l’equivalente del budget annuale per l’assistenza sanitaria della Spagna.

Ambiente e connettività nelle aree rurali

Secondo quanto emerge da Why telecoms matter, connettività e digitalizzazione offrono anche soluzioni che possono ridurre le emissioni globali di gas serra fino al 20% entro il 2030. Queste includono applicazioni di connettività intelligenti come contatori, reti e piattaforme che possono ridurre il consumo di energia. Uno studio ha dimostrato che l’implementazione di queste tecnologie per le smart cities potrebbe consentire risparmi sui costi energetici pari a circa 876 milioni di euro all’anno in ottanta grandi città dell’UE, nonché riduzioni di energia equivalenti all’intero consumo energetico annuale di Estonia e Lettonia.

Per quel che riguarda le aree rurali, uno studio della Commissione europea ha rilevato che per ogni 1.000 nuovi utenti in banda larga nelle aree rurali vengono creati 80 nuovi posti di lavoro. Soluzioni intelligenti per l’identificazione e il monitoraggio del bestiame possono aiutare gli agricoltori a gestire le risorse per massimizzare la produzione e l’efficienza. Il report stima che collegando anche solo il 20% degli agricoltori dell’UE alle applicazioni per un’agricoltura intelligente, si potrebbe ottenere un aumento dei profitti annuali del settore di quasi 10 miliardi di euro. La transizione rurale digitale consentirà di realizzare un’economia a basse emissioni di carbonio per un settore, quello agricolo, che è responsabile di oltre il 14% delle emissioni di anidride carbonica in Europa.

Joakim Reiter, Chief External & Corporate Affairs Officer di Vodafone, ha dichiarato: “L’Europa è alla vigilia di un’importante spinta all’innovazione e alla produttività grazie al 5GSA di prossima generazione e alla digitalizzazione che esso consente alle imprese e all’economia.  Così come il 4G ha sbloccato l’Internet mobile per i consumatori, il 5GSA può inaugurare l’era dell’Internet industriale e riportare l’Europa alla crescita”.

“L’Europa ha un’opportunità da mille miliardi di euro per digitalizzare la propria industria e competere a livello globale, ma questo traguardo dipende interamente dalla velocità di adozione. Il mandato quinquennale del prossimo Parlamento europeo e della prossima Commissione deve consentire all’Europa di correggere la rotta, riavviando la normativa sulle telecomunicazioni esistente e creando un quadro di mercato unico che attragga gli investimenti necessari per l’introduzione del 5GSA a un ritmo sostenuto”.

https://www.key4biz.it/5g-per-vodafone-e-unoccasione-da-mille-miliardi-per-leuropa/479559/




L’importanza delle reti private nell’era del 5G

Di pari passo con l’evoluzione tecnologica, l’avvento del 5G ha segnato un cambio di passo significativo sul fronte delle capacità di comunicazione e networking. Il nuovo standard mobile ha aperto le porte a nuove soluzioni, in particolare per quanto riguarda le private networks. Queste reti stanno diventando sempre più strategiche e importanti per le aziende in diverse industry, offrendo diverse soluzioni per affrontare bisogni organizzativi specifici. Lo sottolinea un’analisi di Total Telecom.

La flessibilità e le funzionalità avanzate delle reti private 5G, fra cui una maggiore sicurezza e un controllo personalizzato della rete, sono sempre più riconosciute come vitali per il progresso strategico in settori che vanno dalla produzione alla sanità. Questa tendenza in crescita sottolinea l’importanza delle reti private nello sfruttare tutto il potenziale delle tecnologie 5G per soddisfare richieste industriali uniche.

La crescita delle reti private 5G

L’ascesa delle reti 5G private riflette una tendenza crescente verso soluzioni di connettività specializzate e ad alte prestazioni su misura per le esigenze organizzative. Queste reti offrono molti vantaggi rispetto alle tradizionali reti pubbliche, principalmente in termini di sicurezza, affidabilità e controllo della rete. Le reti 5G private offrono la larghezza di banda e la bassa latenza necessarie per le applicazioni critiche, garantendo una connettività ininterrotta e ad alta velocità cruciale in settori come la produzione, la sanità e la logistica.

Applicazioni in tutti i settori verticali

Le applicazioni pratiche delle reti private 5G in vari settori sono sempre più evidenti:

• Produzione: molte aziende utilizzano reti 5G private per un monitoraggio e un’automazione in tempo reale più efficienti nei processi di produzione. Questo approccio aiuta a ridurre i tempi di inattività e a migliorare l’efficienza della linea di produzione.

• Sanità: le reti 5G private nel settore sanitario stanno migliorando l’assistenza ai pazienti attraverso migliori funzionalità di telemedicina e un trasferimento sicuro e rapido di dati medici, supportando una gestione e un’assistenza efficienti dei pazienti.

• Trasporti: le reti 5G private aiutano a migliorare il tracciamento dei veicoli e delle merci, contribuendo a migliorare la gestione logistica e l’ottimizzazione dei percorsi.

• Istruzione: gli istituti scolastici stanno iniziando a utilizzare reti 5G private per supportare esperienze di apprendimento immersivo e aule virtuali, offrendo connessioni a larghezza di banda elevata e bassa latenza necessarie per strumenti educativi interattivi.

• Estrazione mineraria: le reti 5G private aiutano nel funzionamento delle apparecchiature remote e nell’analisi dei dati in tempo reale, portando a operazioni di estrazione mineraria più sicure ed efficienti.

• Stadi, luoghi per sport ed eventi: questi luoghi stanno adottando il 5G privato per migliorare l’esperienza dei visitatori, comprese funzionalità di realtà aumentata e streaming senza interruzioni di eventi dal vivo.

• Sicurezza pubblica/smart city: le reti 5G private contribuiscono a infrastrutture urbane più intelligenti, migliorando la sicurezza pubblica attraverso una migliore sorveglianza e capacità di risposta alle emergenze.

Ciascuno di questi settori sta trovando modi unici e pratici per integrare le reti 5G private, migliorando l’efficienza operativa e le esperienze degli utenti.

https://www.key4biz.it/limportanza-delle-reti-private-nellera-del-5g/479406/