La Poste Mobile in vendita in Francia. Futuro degli operatori virtuali in forse?

Gli operatori alternativi di telefonia mobile, i cosiddetti Mvno, che affittano la rete dei colossi del settore per proporre le loro offerte, vedono oggi il loro numero drasticamente ridotto e solo quelli più specializzati riescono a sopravvivere. Si parla del mercato francese e l’allarme arriva dagli analisti intervistati dall’AFP.

Il mercato transalpino è scosso perché è stato appena messo in vendita uno dei loro protagonisti, ovvero La Poste Mobile, numero cinque del mercato francese con 2,3 milioni di clienti, dietro Orange, SFR, Bouygues Telecom e Free Mobile (gruppo Iliad).

Poste Mobile quote in vendita

Il gruppo La Poste ha annunciato a metà gennaio di aver avviato “una riflessione sull’evoluzione del capitale” di questa filiale lanciata nel 2011 e che detiene al 51% con SFR, co-azionista (49%) che gli fornisce la sua rete.

Ogni tipo di operazione dovrà essere avallata da SFR, che detiene un diritto di prelazione se volesse acquisire il resto delle quote.

Spuntati sul mercato nel 2004, gli operatori virtuali in Francia hanno registrato una forte crescita fra il 2000 e il 2010. Nel mercato del mobile sono entrati dei media (M6 o NRJ) ma anche delle banche (CIC Mobile, Crédit Mutuel Mobile), la grande distribuzione (Auchan, Leclerc) e grandi distributori con la Fnac. Fra le innovazioni legate agli Mvno in Francia la possibilità dia cquisire una sim senza telefono e tariffe più dinamiche e trasparenti.

Mercato maturo

Ma oggi il mercato è molto maturo e tutti hanno un telefono. I nuovi clienti sono rari e la concorrenza di Free Mobile, sul mercato dal 2012, si è fatta sentire.

In mercato del mobile ha perso il 40% del suo valore. E così, pur rappresentando ancora il 7,3% del mercato (5,9 milioni di carte Sim), con una trentina di piccoli operatori, la metà delle Sim appartengono a SFR e Bouygues Telecom.

Euro Information Telecom (EIT), la filiale del gruppo bancario CIC-Crédit Mutuel specializzato nella telefonia mobile con cinque marchi (NRJ Mobile, Auchan Télécom, Cdiscount Mobile, CIC Mobile e Crédit Mutuel Mobile), è stata acquisita nel 2020 da Bouygues Telecom.

Sopravvive solo chi ha un settore di competenza molto forte, sottolineano gli esperti intervistati dall’AFP.

Lycamobile e Lebara, ad esempio, sono specializzate nelle chiamate verso il Maghreb, l’Asia o l’America Latina; Bazile si rivolge agli anziani, Transatel ai residenti nelle zone di frontiera con Belgio e Svizzera.

https://www.key4biz.it/la-poste-mobile-in-vendita-in-francia-futuro-degli-operatori-virtuali-in-forse/478740/




Vodafone Italia, nel terzo trimestre ricavi da servizi -1,3%. Continua la crescita Vodafone Business (+7,5%) e di ho. Mobile

Vodafone Italia chiude il terzo trimestre dell’esercizio fiscale al 31 dicembre con ricavi da servizi in calo del 1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente a causa della perdurante pressione sui prezzi nel segmento mobile. Un trend parzialmente compensato dalla robusta domanda di connettività fissa e di servizi digitali per le imprese.

Cresce Vodafone Business (+7,5%) e ho. Mobile

Vodafone Business continua la forte crescita con un aumento dei ricavi da servizi del 7.5% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, guidata dalla buona domanda di connettività fissa e di servizi digitali.

Il second brand ho. Mobile continua a crescere e oggi ha 3,2 milioni di clienti, in aumento di 36mila abbonati nel terzo trimestre.

I servizi ultra-broadband di Vodafone Italia sono disponibili per 23.3 milioni di famiglie e imprese.

I servizi FWA 5G raggiungono ora 4,3 milioni di famiglie e imprese, a completamento dei prodotti FWA 4G che raggiungono ulteriori 1,3 milioni di famiglie.

A novembre 2023 Vodafone si è aggiudicata i bandi per per i servizi di telefonia mobile e le reti locali per la pubblica amministrazione (rispettivamente TM9 e LAN8).

A ottobre 2023 è stata raggiunta l’intesa per la proroga dell’accordo wholesale con PostePay fino al 2028.

Sempre a ottobre 2023 Vodafone Business e Snam hanno annunciato un accordo per la realizzazione di una rete privata 5G ibrida (Mobile Private Network), integrata nella rete Vodafone e quindi disponibile su tutto il territorio nazionale coperto.

Nel suo comunicato odierno, Vodafone ha reso noto che sta ancora esplorando più opzioni per il consolidamento nel mercato italiano, con diverse controparti dopo che la scorsa settimana ha rifiutato un’offerta di fusione avanzata da Iliad.

Vodafone Italia, in calo dell’1,3% nel trimestre di dicembre, il secondo brand Ho Mobile aggiunge 36.000 abbonati.

Ricavi a livello di gruppo +4,7%

A livello di gruppo, Vodafone ha riportato una crescita dei ricavi da servizi nel terzo trimestre del 4,7%, la stessa del trimestre precedente. Un calo minore in Spagna ha contribuito a compensare il contributo più debole della Germania, dove la crescita è rallentata dall’1,1% allo 0,3%.

L’Italia è stato il mercato più difficile, con i ricavi da servizi in calo dell’1,3% nel terzo trimestre contro un calo dell’1% nel secondo.

Le azioni di Vodafone, che sono scese del 25% negli ultimi 12 mesi, sono state scambiate in ribasso dell’1,2% nelle prime operazioni di lunedì.

Gli analisti di Citi hanno affermato che l’aggiornamento è stato sostanzialmente in linea con le aspettative “anche se il rallentamento in Germania potrebbe essere preoccupante”.

https://www.key4biz.it/vodafone-italia-nel-terzo-trimestre-ricavi-da-servizi-13-continua-la-crescita-vodafone-business-75-e-di-ho-mobile/478581/




Vodafone Italia, nel terzo trimestre ricavi da servizi -1,3%. Continua la crescita Vodafone Business (+7,5%) e di ho. Mobile

Vodafone Italia chiude il terzo trimestre dell’esercizio fiscale al 31 dicembre con ricavi da servizi in calo del 1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente a causa della perdurante pressione sui prezzi nel segmento mobile. Un trend parzialmente compensato dalla robusta domanda di connettività fissa e di servizi digitali per le imprese.

Cresce Vodafone Business (+7,5%) e ho. Mobile

Vodafone Business continua la forte crescita con un aumento dei ricavi da servizi del 7.5% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, guidata dalla buona domanda di connettività fissa e di servizi digitali.

Il second brand ho. Mobile continua a crescere e oggi ha 3,2 milioni di clienti, in aumento di 36mila abbonati nel terzo trimestre.

I servizi ultra-broadband di Vodafone Italia sono disponibili per 23.3 milioni di famiglie e imprese.

I servizi FWA 5G raggiungono ora 4,3 milioni di famiglie e imprese, a completamento dei prodotti FWA 4G che raggiungono ulteriori 1,3 milioni di famiglie.

A novembre 2023 Vodafone si è aggiudicata i bandi per per i servizi di telefonia mobile e le reti locali per la pubblica amministrazione (rispettivamente TM9 e LAN8).

A ottobre 2023 è stata raggiunta l’intesa per la proroga dell’accordo wholesale con PostePay fino al 2028.

Sempre a ottobre 2023 Vodafone Business e Snam hanno annunciato un accordo per la realizzazione di una rete privata 5G ibrida (Mobile Private Network), integrata nella rete Vodafone e quindi disponibile su tutto il territorio nazionale coperto.

Nel suo comunicato odierno, Vodafone ha reso noto che sta ancora esplorando più opzioni per il consolidamento nel mercato italiano, con diverse controparti dopo che la scorsa settimana ha rifiutato un’offerta di fusione avanzata da Iliad.

Vodafone Italia, in calo dell’1,3% nel trimestre di dicembre, il secondo brand Ho Mobile aggiunge 36.000 abbonati.

Ricavi a livello di gruppo +4,7%

A livello di gruppo, Vodafone ha riportato una crescita dei ricavi da servizi nel terzo trimestre del 4,7%, la stessa del trimestre precedente. Un calo minore in Spagna ha contribuito a compensare il contributo più debole della Germania, dove la crescita è rallentata dall’1,1% allo 0,3%.

L’Italia è stato il mercato più difficile, con i ricavi da servizi in calo dell’1,3% nel terzo trimestre contro un calo dell’1% nel secondo.

Le azioni di Vodafone, che sono scese del 25% negli ultimi 12 mesi, sono state scambiate in ribasso dell’1,2% nelle prime operazioni di lunedì.

Gli analisti di Citi hanno affermato che l’aggiornamento è stato sostanzialmente in linea con le aspettative “anche se il rallentamento in Germania potrebbe essere preoccupante”.

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Wind Tre rileva il 100% di OpNet e si rafforza nell’FWA e nel 5G. Parte il consolidamento?

Aria di consolidamento nel mercato italiano del mobile. Tutti gli operatori stanno cercando di posizionarsi, aspettando le occasioni più favorevoli. Wind Tre non si è fatta pregare e ha rilevato il 100% di OpNet (ex Linkem), un’operazione che rafforza l’operatore sia dal punto di vista frequenziale che nel mercato wholesale e B2B del 5G e nel segmento dell’FWA (Fixed Wireless Access). OpNet, primo operatore wholesale only di una rete 5G, è nata ufficialmente nell’ottobre 2022 dalla fusione di Linkem con Tiscali. Dispone di 60 Mhz di spettro nella banda 3.5-3.7 e di una rete che copre il 75% della popolazione.  

Chi è OpNet

L’azienda è specializzata nella progettazione, realizzazione e gestione di reti di telecomunicazione per servizi evoluti focalizzati sulle esigenze del cliente finale. L’obiettivo è puntare sul mercato nascente delle reti private e dei Verticals 5G. OpNet offre, inoltre, soluzioni su misura per la realizzazione di processi di trasformazione digitale e automazione, in ambiti pubblici e privati.  “L’acquisizione si inserisce nella strategia di OpNet di valorizzazione dei propri asset e del modello di business dinamico che la contraddistinguono”, si legge nella nota aziendale.

L’operazione, i cui dettagli finanziari non sono stati resi noti, giunge alla vigilia della deadline fissata il 12 febbraio per l’acquisizione del 60% della rete di Wind Tre da parte del fondo EQT. Un’operazione da 3,4 miliardi di euro che molti vedono in forse, e che con ogni probabilità non si chiuderà lasciando il 100% della rete nel perimetro di Wind Tre.  

Gli altri accordi di WindTre con Fastweb e Iliad

C’è da dire che Wind Tre ha già un accordo con Fastweb, chiuso nel 2019, per lo sviluppo comune della rete 5G e uno con Iliad sempre per lo sviluppo della rete 5G wholesale only nelle aree bianche attraverso la joint venture paritetica Zefiro. Ma quella di OpNet e della parte rete della ex Linkem è certamente una grossa opportunità per rafforzarsi.

Per Wind Tre le frequenze di OpNet serviranno a rafforzare i 20 MHz nella banda 3,6-3,8 GHz e i 200 MHz in quella “millimetrica” 26,5-27,5 GHz acquisiti da Wind Tre per 516,7 milioni di euro all’asta 5G del 2018.

Un’operazione, quella fra Wind Tre e OpNet, che potrebbe dare il via ad un più ampio ed auspicabile consolidamento del mercato italiano del mobile. Al momento, l’operazione su cui maggiormente di sta speculando è l’eventuale fusione fra Fastweb e Vodafone, dopo che quest’ultima ha rifiutato per la seconda volta le avances di Iliad.  

Leggi anche: 5G e reti locali. Cosa si è detto al Fubinar della FUB (video integrale)

5G e reti locali

Leggi anche: 5G Italy, Righi (Linkem): ‘Il 5G deve portare valore con i Verticals’

5G e uso locale dello spettro. Il ruolo delle ‘non telco’ per creare i Verticals

https://www.key4biz.it/wind-tre-rileva-il-100-di-opnet-e-si-rafforza-nellfwa-e-nel-5g-parte-il-consolidamento/478488/




Gigabit infrastructure act, telco Ue contro la cancellazione del silenzio-assenso per fibra e 5G: sarebbe un autogol

Le telco Ue sul piede di guerra per le modifiche in vista al Gigabit Infrastructure Act (GIA), il nuovo pacchetto normativo in discussione a Bruxelles per semplificare la realizzazione delle nuove reti in fibra. Dopo il dibattito degli ultimi giorni in sede di trilogo (Parlamento, Consiglio e Commissione), le ultime modifiche che sono emerse nel dibattito sarebbero peggiorative rispetto al quadro normativo attuale. In particolare, ciò che maggiormente preoccupa gli operatori Ue è la volontà di cancellare il principio del silenzio-assenso di comuni ed enti locali per quanto riguarda i permessi di scavo della fibra e la posa di nuovo impianti 5G. E così il rischio è che invece di semplificare le pratiche, il nuovo pacchetto di norme sia un vero autogol per la industry. Gli stati che si oppongono sono soprattutto quelli del nord Europa. La speranza è che il 5 febbraio arrivi un testo di compromesso.

Leggi anche: Gigabit Infrastructure Act, ok del Consiglio Ue. Scarica il documento

Consiglio Ue Tlc, Butti: ‘Separare reti e servizi per un mercato digitale davvero paneuropeo’

La protesta delle telco Ue

I principali gruppi industriali che rappresentano gli operatori di telecomunicazioni in Europa hanno avvertito che il previsto Gigabit Infrastructure Act dell’UE rischia di penalizzarli anziché aiutarli. La dichiarazione congiunta di Etno, Ecta, GSMA e GigaEurope arriva prima di un incontro del 5 febbraio in cui i legislatori dell’UE dovranno elaborare un testo finale per il regolamento.

Tacito assenso in forse

Come detto, gli operatori sono preoccupati per due questioni principali contenute nel progetto di testo. Il primo è la potenziale eliminazione della clausola di “tacito assenso” proposta dalla Commissione Europea quando presentò per la prima volta il GIA un anno fa. Ciò significa che gli operatori che richiedono un permesso per posizionare apparecchiature di rete, come antenne 5G o PoP in fibra, vedrebbero la loro richiesta accolta automaticamente se le autorità locali non rispondono entro un certo limite di tempo. Alcuni paesi dell’Ue si sono opposti, affermando che è legalmente e praticamente impossibile imporre tali scadenze alle autorità comunali o regionali.

Leggi anche: Comunicazioni intra Ue, l’abolizione del sovrapprezzo nuovo terreno di scontro per le telco

L’altro nodo sull’abolizione del roaming intra Ue

L’altra questione è una proposta inserita dal Parlamento europeo nella legge che impone un tetto al prezzo delle chiamate intra-UE. Gli operatori di telecomunicazioni ritengono che un simile tetto massimo per le chiamate internazionali non sia necessario, poiché grazie ai servizi VoIP online il mercato è già molto competitivo.

Meglio la vecchia regolazione

A questo punto l’industria preferirebbe nessuna nuova regolamentazione, piuttosto che un testo modificato. “A meno che non venga preservato lo spirito originale della proposta della Commissione europea, l’industria delle telecomunicazioni dell’UE ritiene che il mantenimento delle norme attuali sarebbe meno dannoso per lo sviluppo della rete rispetto all’implementazione di un regolamento mal concepito”, hanno affermato i gruppi industriali in una dichiarazione congiunta.

I rappresentanti del Parlamento europeo, degli Stati membri dell’UE e della Commissione europea si incontreranno il 5 febbraio per l’ultimo cosiddetto trilogo sul regolamento, nel tentativo di raggiungere un accordo su un testo finale. Secondo Euractiv, devono anche concordare una scadenza per l’attuazione del nuovo regolamento. Mentre gli Stati membri vorrebbero un lungo periodo di 24 mesi, i deputati preferiscono sei mesi, in modo che le nuove misure possano contribuire maggiormente al raggiungimento degli obiettivi di connettività dell’UE per il 2030.

Leggi anche: Chiamate e Sms intra-Ue, le telco contro la proposta di abolizione dei costi aggiuntivi

https://www.key4biz.it/gigabit-infrastructure-act-telco-ue-contro-la-cancellazione-del-silenzio-assenso-per-fibra-e-5g-sarebbe-un-autogol/478361/




Streaming e pubblicità, anche Amazon dice sì agli spot

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Quando si allude a qualche prevedibile ritorno, ci sono due scelte: citare Giambattista Vico o Antonello Venditti. In questo caso la materia è più da corsi e ricorsi che non da giri immensi, perché suvvia, chi poteva avere nostalgia della pubblicità in tv, che adesso imperversa anche in quella che ingenuamente pensavamo fosse lo sconfinato orizzonte della libertà, ossia lo streaming? “Non si interrompe un’emozione”, ammoniva severo Federico Fellini per protestare contro la pubblicità che, negli anni Ottanta dell’iperconsumismo, sezionava i film con continue réclame.

Non sono poi molte le nazioni che hanno votato un referendum abrogativo per diminuire il numero delle interruzioni pubblicitarie. Bocciato, tra l’altro: all’epoca, il 1995, la campagna referendaria per il no ricordava che meno pubblicità, meno film: e gli italiani, particolarmente teledipendenti, ne furono terrorizzati. Ora che nessuno ha da temere sulla scarsità di contenuti, viste le decine di servizi attivi – semmai qualche dubbio in più si può avere sulla qualità degli stessi, ma è un altro discorso – ci ritroviamo daccapo.

Mai più pubblicità nello streaming. Anzi no

Piaccia o no, infatti, ora la situazione ricorda molto quella di tre decadi fa, anche se non molto tempo addietro avremmo guardato come un marziano chi paventasse il ritorno degli spot. Reed Hastings, il CEO di Netflix, nel 2015 si diceva sicuro: «Non ci sarà nessuna pubblicità su Netflix. Punto». Tanta assertività per arrivare, meno di dieci anni dopo, a una homepage che subito ti sbatte davanti, in bella vista, «Tutto ciò che ami di Netflix a soli 5,49 euro. Scegli il piano standard con pubblicità» (per conoscere i piani di abbonamento delle varie tv streaming, c’è sempre il comparatore di SOSTariffe.it). Di certo, non gli si può rimproverare una gestione poco oculata dell’azienda, visto che i recenti dati di JustWatch del 2023 hanno dimostrato che, ancora una volta, Netflix è il leader assoluto del mercato dello streaming, anche in Italia (da noi le preferenze degli utenti sono al 30%).

E ora la pubblicità è arrivata anche su Amazon Prime Video, che rispetto agli altri servizi (pur essendo al secondo posto in Italia come preferenze, al 23%) è un po’ particolare: è percepito come gratuito, o meglio è incluso nell’abbonamento che ci permette di non spendere fortune in spese di spedizione quando si compra qualsiasi cosa su Amazon. Ora però Prime Video gratuito non lo è più, o almeno è cambiato il patto con l’utente (almeno negli Stati Uniti, in Regno Unito, in Germania e in Canada, ma succederà anche da noi).

Anche Amazon dice sì agli spot

Dal 29 gennaio hanno fatto timidamente capolino, infatti, i break pubblicitari: uno all’inizio dei programmi, ed eventualmente anche un altro a metà, per un totale tra i 2 e i 3,5 minuti all’ora; Amazon garantisce che ci saranno comunque molti meno spot rispetto alla relevisione tradizionale, ma, appunto, anche Hastings aveva fatto un certo tipo di dichiarazioni, a suo tempo. E per chi proprio le pubblicità non le sopporta? C’è la possibilità di rimuoverle, ma, appunto, a pagamento, con 2,99 dollari al mese in più, per quanto riguarda gli Stati Uniti.

Lora Kelley, una giornalista dell’Atlantic, nel suo pezzo sul ritorno della televisione alla «commercials era» ha intervistato Bard Adgate, esperto di media, sulla mossa dell’azienda di Jeff Bezos, e la sua risposta è stata «perché no?». Ormai, in una forma o nell’altra, tutti o quasi i servizi di streaming hanno un tier a basso costo di abbonamento sostenuto proprio dalle pubblicità, quindi il modello sta diventando talmente comune, almeno oltreoceano, che nessun cliente si scandalizza più, esattamente come anni fa si fece il callo al profilerare delle interruzioni televisive. Avevamo anche una soglia d’attenzione ben diversa da quella attuale, però; sicuri che sia una mossa farci prendere lo smartphone in mano aspettando che il programma rinizi, o almeno farlo più di quanto già non sia abitudine?

Colpi di scena e dove inserirli

Non è, infatti, è solo un problema di fastidio dell’utente: è anche una questione artistica. Come ben ricorda chi imprecava quando l’addio di Rick a Ilsa in Casablanca veniva interrotto da una pubblicità di pannolini con trenta decibel in più, o quando il jingle «più gusto di Burghy nessuno ti dà» compariva tra un round e l’altro di Rocky tumefatto contro Ivan Drago, i prodotti d’intrattenimento televisivo sono montati in un certo modo, a seconda che siano previste o no le interruzioni.

Nel primo caso, ci sarà abbondanza di cliffhanger e colpi di scena, tensione montata ad arte che, anche se arrivano sessanta secondi di pubblicità di yogurt di stimolo per la digestione, ti terrà incollato allo schermo per sapere come andrà a finire; se così non è, e magari ti stai già un po’ annoiando, lo stacco pubblicitario sarà il colpo di grazie che ti spingerà a cambiare canale. Lulu Wang, la sceneggiatrice e regista della nuova miniserie in sei episodi Prime Video, Expats, con Nicole Kidman, ha detto all’Hollywood Reporter che se avesse saputo prima della decisione di Amazon, avrebbe creato la serie in modo differente, proprio perché è un’opera continua, che non ha momenti perfetti con cui lasciare lo spettatore sulle spine e inserire un’interruzione pubblicitaria.

Internet regno del gratuito? Ormai non più

C’è poi un altro elemento. Ormai tutti si sono resi conto che considerare Internet come la patria di ciò che è libero, di ciò che è gratis, è una forzatura, per usare un eufemismo. I creator sponsorizzano prodotti di ogni tipo, utilizzare un ad-blocker sul browser significa ricevere preghiere d’ogni sorta per disattivarlo, e anche guardare un semplice video di media lunghezza sull’app YouTube della propria smart tv vuol dire sottoporsi a un fuoco di fila di pubblicità che possono essere saltate solo dopo qualche decina di secondi. Perché quindi dovrebbe essere proprio la tv, che più di qualsiasi altro media ha portato lo spot fino quasi alla forma d’arte (pensiamo a ciò che viene trasmesso in America durante il Superbowl), a comportarsi diversamente? L’unica speranza è che, tra sciopero degli sceneggiatori e degli attori e idee che cominciano a scarseggiare per le varie serie, perlomeno si tratti di pubblicità avvincenti.

https://www.key4biz.it/streaming-e-pubblicita-anche-amazon-dice-si-agli-spot%ef%bf%bc/478277/




Vodafone respinge (di nuovo) l’offerta di fusione di Iliad in Italia

Vodafone ci ha pensato per più di un mese, ma alla fine ha deciso – per la seconda volta nel giro di un anno e mezzo – di non accettare l’offerta di fusione in Italia avanzata lo scorso 18 dicembre da parte di Iliad. Una decisione che arriva un po’ a sorpresa e che per il momento non dà seguito alle tante voci di consolidamento sul mercato italiano del mobile, che resta quindi iper-affollato con quattro operatori puri (Tim, Vodafone, WindTre e Iliad) più Fastweb.

Consolidamento soltanto rimandato?

A questo punto, resta da capire se la decisione di Vodafone arrivi per la concorrenza e l’azione di disturbo di qualche altro player, in particolare Fastweb, l’operatore controllato da Swisscom, che secondo voci insistenti avrebbe a sua volta dimostrato interesse per gli asset italiani della compagnia guidata da Margherita della Valle.

A dicembre Vodafone ha comunicato che sta esplorando opzioni con diverse parti in Italia. Oggi ha interrotto le discussioni con Iliad, mentre continuano le interlocuzioni con altre parti.

Che Fastweb abbia soppiantato Iliad come prima scelta di Vodafone in Italia?

Non è escluso comunque che Vodafone continui a cercare possibili merger in ottica di taglio dei costi e razionalizzazione del business. E’ questo in estrema sintesi l’obiettivo della società,  che in quest’ottica a fine ottobre ha ceduto le attività spagnole a Zegona per 5 miliardi di euro.

Tra l’altro, anche lo scorporo della rete WindTre e la cessione al fondo svedese EQT non è affatto certo.

La nota di Iliad

Oggi Iliad in una nota ha comunicato che “a seguito dell’offerta del 18 dicembre 2023, il Gruppo iliad ha presentato al Gruppo Vodafone una ulteriore miglior offerta per la fusione di iliad Italia e Vodafone Italia in una società di nuova costituzione. Il Gruppo Vodafone ha rifiutato questa nuova offerta.

I termini chiave della nuova offerta erano i seguenti:

Fusione paritetica mediante la costituzione di NewCo detenuta al 50/50;

Vodafone avrebbe ottenuto 6,6 miliardi di euro in cash e un finanziamento soci per 2,0 miliardi di euro (Enterprise Value pari a 10,45 miliardi di euro);

iliad avrebbe ottenuto 0,4 miliardi di euro in cash e un finanziamento soci per 2,0 miliardi di euro (Enterprise Value pari a 4,25 miliardi di euro);

Nessuna call option a favore di iliad.

Il Gruppo iliad ritiene che l’offerta presentata fosse la migliore business combination possibile a vantaggio del mercato e del settore delle telecomunicazioni italiani.

iliad Italia proseguirà quindi la propria strategia stand-alone basandosi sul suo eccellente track record:

  • oltre 10,5 milioni di utenti mobile dal suo lancio a maggio 2018;
  • leader di mercato per crescita netta di utenti tra i 5 principali operatori di rete fissa;
  • più di 1,0 miliardo di euro di ricavi nel 2023 con un OFCF a livelli di pareggio.

Il Gruppo iliad continuerà a rafforzare la propria posizione in Italia e a perseguire con determinazione la conquista di quote di mercato in tutti i segmenti”.

Leggi anche: Leggi anche: Iliad, sul piatto 11 miliardi ma Vodafone Italia rifiuta: offerta troppo bassa

Iliad accelera su Vodafone Italia. Ma il prezzo è giusto?

https://www.key4biz.it/vodafone-respinge-di-nuovo-lofferta-di-fusione-di-iliad-in-italia/477932/




5G in ritardo, le telco Ue tornano alla carica a Bruxelles per far pagare le Big Tech

Le telco Ue, alle prese con i crescenti ritardi nel rollout del 5G, tornano alla carica a Bruxelles per coinvolgere in qualche modo le Big Tech nel finanziamento delle  nuove reti. Nuovi dati diffusi da Analysys Mason evidenziano i forti ritardi dell’Europa rispetto a Usa e Asia nello sviluppo delle nuove ultra broadband e del cloud.   

In sintesi, il report conclude che lo status quo in termini di investimenti e di politica non fornirà i livelli di innovazione così disperatamente necessari per sostenere la crescita e realizzare l’autonomia strategica della Ue.

L’ennesimo grido d’allarme delle grandi telco europee, fra cui DeutscheTelekom, Orange, Telefonica, Tim, giunge mentre la Commissione Ue sta per pubblicare una nuova proposta sulle reti e le infrastrutture digitali attesa il 21 febbraio.

Ma il fair share è già stato bocciato dalla Ue

C’è da dire che da poco tempo le telco hanno già visto fallire la richiesta di introdurre una tassa su Internet, con la proposta di un nuovo fair share che è stata rispedita al mittente dalla Commissione che ha rimandato ogni eventuale decisione in materia al prossimo esecutivo europeo. L’obiettivo delle telco Ue era convincere Google, Amazon, Netflix, Meta Platforms e Microsoft. Le Big Tech dal canto loro non ci stanno e rimarcano di contribuire già agli enormi investimenti per le nuove reti con

Ma la proposta è stata respinta dopo una consultazione molto partecipata che ha avuto esito negativo.

5G e Edge Cloud, Nel 2023 investimenti record per 59,1 miliardi nella Ue. Ma non basta

Nonostante gli investimenti record di 59,1 miliardi di euro da parte del settore lo scorso anno, solo 10 reti su 114 in Europa erano 5G standalone, secondo i dati del report di Analysys Mason.

Per quanto riguarda l’edge cloud, che avvicina la capacità di calcolo all’utente finale, l’Europa ha avuto soltanto quattro offerte commercializzate nel 2023 contro 17 offerte nella regione Asia-Pacifico e nove in Nord America.

Arpu nella Ue molto più basso che nel resto del mondo

Il rapporto sostiene che ciò è dovuto al fatto che la spesa in conto capitale pro capite e il ricavo medio per utente (ARPU) in Europa nel 2022 sono rimasti indietro rispetto a quelli della Corea del Sud, degli Stati Uniti e del Giappone.

Lo studio ha ricordato ai regolatori dell’UE la Dichiarazione dei diritti e dei principi del 2022 in cui si afferma che tutti gli attori del mercato che beneficiano dell’economia digitale dovrebbero dare un “contributo equo e proporzionato” agli investimenti nella rete digitale.

Descrivendo la situazione attuale, il rapporto ha rilevato che sono ancora necessari significativi investimenti aggiuntivi nell’implementazione del 5G. Nel 2023, il 5G in Europa ha raggiunto l’80% della popolazione, rispetto al 73% dell’anno precedente. Tuttavia, l’Europa è ancora indietro rispetto a tutti i suoi concorrenti globali: Corea del Sud (98% di copertura 5G), Stati Uniti (98%), Giappone (94%) e Cina (89%).

Velocità media per utente in Ue più bassa

La velocità media europea di downlink mobile di 64,1 Mbps è inferiore a quella degli Stati Uniti (97,1 Mbps), della Corea del Sud (121,1 Mbps) e della Cina (171,6 Mbps). Anche l’Europa ha un utilizzo mobile inferiore: nel 2022, gli europei hanno utilizzato in media 14,2 GB/mese, rispetto ai 17,5 GB/mese della Corea del Sud, 16,2 GB/mese in Giappone e 15,6 GB/mese negli Stati Uniti.

Per quanto riguarda le reti fisse, la copertura Gigabit in Europa ha raggiunto nel 2023 il 79,5%, contro il 97% della Corea del Sud, l’89,6% degli Stati Uniti e l’81,4% del Giappone. D’altro canto, la copertura FTTH della popolazione europea (esclusa FTTB) ha raggiunto il 63,4% nel 2023, rispetto al 55,6% dell’anno precedente. Tuttavia, anche quest’anno, Analysys Mason conferma che alla fine del decennio, circa 40 milioni di persone nell’UE non avranno ancora accesso a una connessione gigabit fissa.

Nel 2023 l’Europa contava 4 offerte di edge cloud commercializzate. Nonostante ciò, l’Europa segue sia la regione Asia-Pacifico, che conta 17 offerte, sia il Nord America (9). Allo stesso modo, nello stesso periodo, abbiamo contato 59 nodi periferici operativi in Europa, contro i 159 del Nord America.

Fondamenti deboli

I ritardi nell’implementazione secondo il report di Analysys Mason, che colpiscono gli utenti, si riflettono sia negli investimenti non ottimali pro capite che nella debole salute finanziaria generale del settore, che sono motivo di preoccupazione in termini di competitività. Nel 2022, la spesa pro capite delle telecomunicazioni in Europa è stata pari a 109,1 euro, inferiore a quella della Corea del Sud (113,5 euro) e di gran lunga inferiore a quella degli Stati Uniti (240,3 euro). In termini assoluti, tuttavia, gli investimenti europei nelle telecomunicazioni hanno raggiunto i 59,1 miliardi di euro nel 2022, rispetto ai 56,3 miliardi di euro dell’anno precedente, di cui il 60-70% è stato dedicato all’implementazione della rete mobile e fissa.

I ricavi del settore, misurati con il ricavo medio per utente (ARPU), rimangono i più deboli tra tutti i concorrenti a livello globale: nel 2022, l’ARPU mobile era di 15 euro in Europa, contro 42,5 euro negli Stati Uniti, 26,5 euro in Corea del Sud, e € 25,9 in Giappone. Lo stesso vale per l’ARPU della banda larga fissa, che è stato di 22,8 euro in Europa, contro i 58,6 euro degli Usa e i 24,4 euro del Giappone. Soltanto la Corea del Sud ha registrato risultati inferiori (13,1€).

Inflazione assorbita

Il rapporto ha rilevato che gli operatori europei hanno effettivamente assorbito l’inflazione per conto dei loro clienti, il che significa che le entrate sono diminuite in termini reali. I ricavi al dettaglio delle telecomunicazioni dell’UE sono aumentati nel 2021 e nel 2022 rispettivamente solo dello 0,7% e del 2,1%, cifre di crescita più che compensate dall’inflazione, che si è attestata al 2,9% nel 2021 e al 9,2% nel 2022.

Ciò si riflette nel fatto che il rendimento del capitale investito (ROCE) delle grandi telco Ue si è quasi dimezzato nel recente passato: nel 2017 il ROCE era del 9,1%, mentre nel 2022 era del 5,8%, segnalando che è sempre più difficile per le società di telecomunicazioni europee generare adeguati ritorni sul proprio investimento. Ciò accade in uno scenario in cui i mercati al dettaglio europei rimangono particolarmente frammentati e un vero mercato unico europeo delle telecomunicazioni non è ancora stato realizzato.

Dal rapporto è emerso che nel 2023 l’Europa contava 45 grandi gruppi operativi di telefonia mobile con più di 500.000 clienti, contro 8 negli Stati Uniti, 4 sia in Cina che in Giappone e 3 in Corea del Sud.

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Vodafone, il Governo Uk mette paletti al socio di Abu Dhabi: minaccia per la sicurezza nazionale

La partecipazione dell’operatore degli Emirati Arabi Uniti e& (ex Etisalat) nel capitale di Vodafone solleva le preoccupazioni di alcuni esponenti del Governo nel Regno Unito. Cresce quindi la preoccupazione per la presenza di E& nella compagnia britannica, tra l’altro in qualità di primo azionista con il 14,6% e con un membro in cda.

La partecipazione della società di Tlc con sede ad Abu Dhabi in Vodafone pone rischi per la sicurezza nazionale in termini di contratti governativi e sicurezza informatica, ha concluso la Londra, ordinando a Vodafone di adottare misure per gestire i rischi.

In una dichiarazione pubblicata il 24 gennaio, il governo britannico ha autorizzato la partecipazione del 14,6% di Emirates Telecommunications in Vodafone, controllata dallo stato, rendendola il maggiore azionista dell’azienda britannica.

Governo Uk a Vodafone: istituire comitato di sicurezza

Tuttavia, il governo ha detto anche che Vodafone dovrebbe istituire un comitato per la sicurezza nazionale per supervisionare i lavori sensibili che potrebbero avere un impatto sulla sicurezza nazionale.

Ha inoltre limitato le funzioni che un rappresentante e& può svolgere nel consiglio di amministrazione di Vodafone, senza fornire ulteriori dettagli.

I timori che le potenze straniere possano intromettersi nelle principali imprese britanniche hanno spinto il governo a intensificare il controllo delle transazioni societarie che coinvolgono acquirenti statali e aziende di paesi autoritari.

La Gran Bretagna sta inoltre esaminando il piano di acquisizione del quotidiano britannico Telegraph da parte di un gruppo sostenuto da Abu Dhabi.

E&, che opera in 16 paesi in Medio Oriente, Asia e Africa, ha acquisito una partecipazione in Vodafone sin da un investimento iniziale nel maggio 2022 e le due società hanno deciso di approfondire la loro relazione nel maggio 2023.

Vodafone ha poi dichiarato che l’amministratore delegato di e&, Hatem Dowidar, entrerà a far parte del consiglio di amministrazione come amministratore non esecutivo.

Un portavoce di Vodafone ha dichiarato giovedì: “Siamo lieti di aver ricevuto l’autorizzazione nel nostro mercato interno per il nostro accordo di relazione strategica con e& e che e& possa prendere posto nel nostro consiglio di amministrazione”.

La partnership strategica è ancora in attesa di approvazione in una serie di altre giurisdizioni.

E& non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.

Londra ha affermato che il rischio è sorto in relazione al ruolo di Vodafone nel fornire comunicazioni a molte parti del governo centrale e nel garantire la sicurezza informatica del Paese.

I timori del vice premier Oliver Dowden

Oliver Dowden, il vice primo ministro, è intervenuto per chiedere protezione dallo Stato del Golfo dopo che è diventato il maggiore azionista dell’operatore di telecomunicazioni con una quota del 14,6% del valore di 2,7 miliardi di sterline.

Dowden ha affermato che Vodafone, che detiene contratti sensibili con Whitehall e possiede infrastrutture critiche compresi i cavi sottomarini, era a rischio di “influenza materiale” da parte degli Emirati Arabi Uniti. E ha ordinato alla compagnia di istituire un comitato speciale per supervisionare qualsiasi lavoro che avesse attinenza con la sicurezza britannica. Vodafone sarà inoltre tenuta a tenere informati i funzionari sulla sua partnership con e&, l’operatore statale di telecomunicazioni degli Emirati Arabi Uniti. I suoi dirigenti potranno assumere solo incarichi non esecutivi presso Vodafone.

La partnership è stata concordata dalle aziende quasi un anno fa. Hatem Dowidar, il capo delle telecomunicazioni degli Emirati Arabi Uniti, ha ottenuto un posto nel consiglio di amministrazione di Vodafone, con l’opzione di nominare un secondo direttore se la partecipazione dovesse aumentare oltre il 20%.

L’intervento di Dowden, effettuato ai sensi del National Security and Investment Act recentemente introdotto, arriva mentre i ministri esaminano attentamente l’acquisizione del Telegraph da parte di Abu Dhabi.

Ingresso saudita in Telefonica preoccupa

L’ingresso del fondo emiratino in Vodafone non è un caso isolato. L’Arabia Saudita ha acquisito una quota del 9,9% nella spagnola Telefonica.

Dowden ha affermato che l’ordine di creare un comitato speciale presso Vodafone è “necessario e proporzionato per mitigare il rischio per la sicurezza nazionale”.

Neil O’Brien, ex ministro della sanità, ha aggiunto: “Se il governo considera gli Emirati Arabi Uniti un rischio per la sicurezza anche solo per quanto riguarda le nostre telecomunicazioni, ciò ha implicazioni abbastanza chiare sulla loro capacità di gestire i nostri giornali e riviste.

Anche se desideriamo avere un rapporto amichevole con gli Emirati Arabi Uniti, il loro arrivo a possedere i nostri media probabilmente porterà a molte domande sgradite ad Abu Dhabi. Sarebbe perfettamente ragionevole… denunciarlo per motivi di sicurezza nazionale”.

La preoccupazione dei politici per l’acquisizione del Telegraph riguarda il principio secondo cui un governo straniero assume la proprietà di un giornale di rilievo. Sono particolarmente preoccupati per il rischio per l’indipendenza giornalistica e la libertà editoriale.

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Agcom, via libera ai prezzi di accesso alla rete. Rame in calo

L’Agcom va avanti nella regolazione dei prezzi all’ingrosso di accesso alla rete di Tim pagati dagli OLO e approva, come apprende Radiocor, la delibera che aveva mandato in consultazione nei mesi scorsi. L’impianto originario, con una regolazione che diventa per la prima volta quinquennale, e quindi vale gli anni 2024-2028, è stato confermato. La novità principale, sempre stando a quanto si apprende, riguarda una riduzione prevista per i prezzi della rete in rame. Un fattore che viene incontro agli operatori concorrenti di Tim. Per il 2023 l’Autorità aveva, invece, seguito una linea di segno opposto, decidendo un rialzo dei costi del rame, che rappresenta ancora la maggioranza dell’infrastruttura, e una diminuzione di quelli della fibra. Decisione che si era, dunque, tradotta in un guadagno per Tim. Una decisione che aveva fatto discutere: Perché Tim dovrebbe investire in fibra, se i prezzi di accesso all’ingrosso alla sua rete in rame aumentano?

Leggi anche: Agcom aumenta le tariffe del rame. Perché Tim dovrebbe investire nella fibra?

Ma ora le cose sono cambiate.

Il nuovo listino va vanti in parallelo con lo scorporo della rete Tim

Dopo la decisione di ieri da parte del consiglio dell’Agcom, si aspetta il parere dell’Antitrust per poi notificare il provvedimento alla Ue. Nei giorni scorsi è, nel frattempo, arrivata all’Autorità la notifica dell’operazione di scorporo della rete di Tim, che non incide per il momento sulla regolazione dei prezzi. Un processo che va avanti, parallelamente alla separazione in corso dell’infrastruttura.

Nello schema di provvedimento posto in consultazione, il cui impianto generale viene confermato, l’analisi contenuta ha dimostrato che il mercato dei servizi di accesso centrale all’ingrosso (bitstream) risulta competitivo e, in quanto tale, non più suscettibile di regolamentazione ex ante. Conseguentemente viene rimossa la regolamentazione in capo a Tim.

Individuate nuove aree del Paese pienamente concorrenziali

Inoltre sono state individuate aree del Paese pienamente concorrenziali, nelle quali vengono rimossi gli obblighi regolamentari attualmente in capo a Tim, rispetto alle aree del resto d’Italia in cui viene confermata la posizione di significativo potere di mercato di Tim (unitamente alla controllata Fibercop) e, conseguentemente, l’imposizione di misure previste dal Codice.

Viene anche individuata una serie di aree, definite Comuni contendibili, in cui, essendo stata riscontrata una pressione concorrenziale significativa, ma non ancora consolidata, viene alleggerito il solo obbligo di controllo dei prezzi per alcuni servizi.

Dall’aumento dei prezzi della vecchia rete in rame di Tim, decisi nel precedente provvedimento dell’Autorità, erano scaturiti, secondo alcuni calcoli, oltre 50 milioni di euro in più nelle casse dell’ex incumbent.

https://www.key4biz.it/agcom-via-libera-ai-prezzi-di-accesso-alla-rete-rame-in-calo/477043/