Rete Tim, Pellegrini (M5S): ‘Asset strategico venduto come un’azienducola qualunque dal Governo’

Sono cadute ancora una volta nel vuoto le proteste dell’opposizione al via libera del Governo alla cessione della rete Tim al fondo americano KKR. Un’operazione che viene data ormai per fatta, anche se mancano ancora alcuni step non secondari fra cui l’ok antitrust della Commissione Ue. Ma il Governo tira dritto. Ne abbiamo parlato con Marco Pellegrini, deputato del M5S che all’indomani del via libera formale di Palazzo Chigi all’operazione ha mostrato il suo dissenso in Aula.

Key4biz. Nel suo intervento alla Camera ha chiamato a gran voce il ministro Giorgetti, per una dettagliata informativa sulla cessione della NetCo. Cosa c’è che non vi quadra nell’operazione?

Marco Pellegrini. Quella di mercoledì scorso è stata la quarta sollecitazione a Giorgetti (che segue il dossier) affinché venga a riferire in Parlamento, perché non quadrano tante cose. Innanzi tutto, non conosciamo i dettagli dell’operazione perché il Governo Meloni li ha volutamente tenuti segreti sin da agosto scorso, ignorando che si tratta di una infrastruttura – quella delle reti di telecomunicazioni primaria e secondaria – nevralgica per l’Italia, su cui passano i dati, la voce, il futuro, lo sviluppo economico e industriale, la transizione ecologica, digitale e tecnologica del Paese.

Key4biz. E questo cosa significa secondo voi?

Marco Pellegrini. Stanno trattando un tema cruciale di sviluppo e di sicurezza nazionale come se fosse una vendita di un’azienducola qualunque e non, come in effetti è, un asset assolutamente strategico da preservare come cosa preziosissima e da migliorare stimolando investimenti mirati. E’ un tema che interessa il Paese intero, non possono nascondersi o sperare che noi ci stancheremo di chiedere spiegazioni e approfondimenti.

Key4biz. L’operazione non è ancora conclusa, anche se tutti la danno ormai per fatta. C’è ancora in ballo il parere della Commissione Ue e in parallelo il ricorso di Vivendi. Cosa ne pensa?

Marco Pellegrini. In effetti l’operazione non è ancora conclusa, ci sono ancora margini affinché non si chiuda nei termini sinteticamente sin qui comunicati da Tim e Governo. C’è l’opposizione di Vivendi, maggior azionista di Tim, che giudica bassissimo il prezzo di vendita della rete primaria ma ci preoccupa l’apparente sostanziale acquiescenza di molti che, al massimo, si limitano a riportare le veline trionfalistiche e risibili del Governo.

Key4biz. Siete contrari a investimenti stranieri nella rete?

Marco Pellegrini. Voglio dirlo chiaramente, non siamo affatto contrari a investimenti stranieri, anzi, ben vengano! Ma i soggetti di cui parliamo hanno interessi antitetici a quelli dell’Italia, perché è del tutto evidente che il fondo speculativo KKR (fondo speculativo, appunto!) e il fondo sovrano di Abu Dhabi non hanno una prospettiva di sviluppo industriale per la rete di telecomunicazione italiana e, pertanto, non faranno investimenti con un orizzonte di lungo periodo ma si limiteranno a massimizzare il loro guadagno nel più breve lasso di tempo. In effetti qualunque fondo speculativo fa esattamente questo: compra un asset per poi rivenderlo nel breve periodo, avendo come unico obiettivo quello di guadagnarci il più possibile, infischiandosene di qualsiasi altra esigenza occupazionale, tecnologica, di sicurezza nazionale.

Key4biz. Nulla si sa di preciso delle “prescrizioni” richieste dal Governo al fondo KKR. Ma con quale autorità potrà fissare delle prescrizioni visto che la sua quota si potrà assestare ad un massimo del 20% a fronte del 65%-72% di KKR e del fondo di Abu Dhabi?

Marco Pellegrini. Il comunicato stampa di Palazzo Chigi del 17 gennaio racconta di “prescrizioni” che assicurerebbero, tra l’alto, la «competenza esclusiva su tutte le questioni incidenti sugli asset strategici, dal mantenimento in Italia delle attività di ricerca e manutenzione, e dal monitoraggio». Purtroppo la velina propagandistica del governo si limita a queste dichiarazioni non spiegando in che modo tali “prescrizioni” possano essere esercitate su KKR e Abu Dhabi, visto che queste ultime deterrebbero almeno il 65% della Netco (con la concreta possibilità di arrivare al 72% o oltre) e lo Stato, tramite il Tesoro, ne possiederebbe solo il 20%. Quale azionista di maggioranza sano di mente, con una maggioranza schiacciante peraltro, che di mestiere fa il fondo speculativo, si fa dettare la politica e la governance dal socio di minoranza? Noi dovremmo credere a questa favoletta?

Key4biz. Quindi?

Marco Pellegrini. Il rifiuto, finora, di riferire in Parlamento per illustrare i termini dell’operazione lascia intendere che ci sia la totale resa del Governo Meloni ai colossi finanziari e ai desideri di Washington. Altro che sovranismo! Altro che difesa degli interessi nazionali di cui si riempivano la bocca Meloni e soci. Il loro si sta dimostrando un ridicolo sovranismo straccione.

Key4biz. Nulla si sa nemmeno di preciso sui livelli occupazionali e sul futuro della ServCo.

Marco Pellegrini. I sindacati hanno lanciato l’allarme occupazionale. Questo è un altro aspetto che desta enorme preoccupazione. Che ne sarà della ServCo e dei suoi dipendenti visto che, per dirne una, non si potranno più sfruttare le sinergie derivanti dall’avere la proprietà della rete.

Key4biz. Cosa vuol dire?

Marco Pellegrini. Faccio un esempio semplicissimo. Per massimizzare il profitto e farlo velocemente, come DEVE fare un fondo speculativo, supponiamo che KKR aumenti i prezzi di utilizzo della rete di telecomunicazione, giustificandolo con qualche minimo investimento sulla rete; se ciò dovesse accadere, aumenterebbero i costi della ServCo che, per rimanere competitiva sul mercato, sarebbe costretta a diminuire il costo del personale, quindi licenziare. Non mi risulta che esista un solo fondo speculativo al mondo che abbia a cuore i livelli occupazionali, le prospettive di sviluppo tecnologico la sicurezza nazionale del Paese “ospitante”. Del resto, basta vedere cosa è accaduto a Magneti Marelli, una eccellenza italiana in campo mondiale, dopo la vendita a KKR.

Key4biz. Perché l’opinione pubblica dovrebbe essere più attenta alla cessione della rete TIM e soprattutto di Sparkle?

Marco Pellegrini. La decisione del governo Meloni di consentire la vendita di Sparkle è ancora più raccapricciante, se possibile. Parliamo della società che possiede i cavi sottomarini, la strategica rete che collega l’Italia al resto del mondo. Solo degli incapaci e/o degli irresponsabili potrebbero pensare di vendere una infrastruttura così importante, così nevralgica, al primo che passa. Tra l’altro, la prima offerta fatta da KKR per l’acquisto di Sparkle ammontava a 600 milioni. 

Key4biz. Il prezzo è giusto?

Marco Pellegrini. E’ una bazzecola, rispetto al valore dell’azienda, un vero e proprio insulto alla logica economica. Ma, ripeto, nemmeno se l’offerta fosse congrua, il governo dovrebbe dare il placet per la vendita perché si metterebbe a repentaglio la sicurezza nazionale mentre, al contrario, si devono assicurare e proteggere le comunicazioni con il resto del mondo. Solo dei sovranisti da operetta come Meloni e alleati si comportano in questo modo, esponendo il Paese, l’ottava economia al mondo, a un rischio incredibile. Spero che l’opinione pubblica si interessi ancora di più alla questione e ne valuti al più presto i pericoli, esercitando il proprio potere di controllo sull’operato del Governo. Ma, devo sottolineare, che l’opinione pubblica non è aiutata da buona parte dell’informazione che si limita a diffondere i ridicoli comunicati propagandistici del governo, non facendo alcuna verifica o approfondimento.  

https://www.key4biz.it/rete-tim-pellegrini-m5s-asset-strategico-venduto-come-unazienducola-qualunque-dal-governo/476321/




Orange-Masmovil, verso il via libera della Commissione Ue alla fusione

Secondo Reuters, Orange e MásMóvil riceveranno il via libera per la loro fusione da 18,6 miliardi di euro in Spagna da parte delle autorità antitrust europee. L’accordo è stato annunciato per la prima volta nel luglio 2022 e, poiché creerebbe la più grande società di telecomunicazioni spagnola in termini di numero di connessioni di clienti e ridurrebbe il numero di fornitori di servizi di comunicazione consolidati da quattro a tre, la fusione è stata attentamente esaminata dalla Commissione europea.

Ma secondo fonti citate da Reuters, l’accordo potrebbe ottenere il via libera a condizione che a un operatore competitivo emergente, Digi Spain, venga data un’opzione per un accordo di roaming nazionale sulla rete Orange Spain e che alcune licenze di spettro vengano scaricate da MásMóvil a Digi. La buona notizia è che Digi ha già stretto accordi con gli aspiranti alla fusione e lo ha annunciato lo scorso dicembre.

Digi, che opera anche in Spagna, Portogallo, Italia e Belgio, ha concluso il mese scorso un accordo di trasferimento dello spettro con le due società spagnole, del valore di 120 milioni di euro. Lo spettro acquisito sarebbe di 2×10 MHz nella banda dei 1.800 MHz, 2×10 MHz nella banda dei 2,1 GHz e 20 MHz nella banda dei 3,5 GHz.

La posizione dominante sul mercato dell’azienda combinata ha portato al controllo da parte delle autorità di regolamentazione europee, preoccupate che la mossa possa diminuire la concorrenza e aumentare i prezzi nel mercato spagnolo. Le due aziende, ovviamente, non sono d’accordo, sostenendo che ciò consentirà loro di investire maggiormente nell’infrastruttura di connettività della nazione.

Se l’accordo ricevesse l’approvazione, segnerebbe un punto di svolta nella rigidità delle politiche della Commissione Europea sulle fusioni che riducono il numero dei principali attori del mercato da quattro a tre. La Commissione Europea storicamente non è stata favorevole a tali transazioni; ad esempio, bloccando la prevista acquisizione di O2 da parte di Three nel 2016.

La decisione finale delle autorità europee garanti della concorrenza è prevista entro il 15 febbraio. 

Recentemente era stata Vodafone a cedere per 5 miliardi di euro le sua attività spagnole al fondo Zegona, che aveva chiesto all’antitrust Ue di ottenere un pacchetto dei clienti di Orange e Masmovil come rimedio post fusione, ricevendo però la risposta negativa da parte di Bruxelles.

https://www.key4biz.it/orange-masmovil-verso-il-via-libera-della-commissione-ue-alla-fusione/476247/




Tim, il Cda riduce il numero dei membri e annuncia una sua lista. Vivendi contraria. F2i investirà un miliardo per il 10% di NetCo

Tim prevede di ridurre le dimensioni del proprio consiglio di amministrazione per ridurne i costi e adattarlo al nuovo perimetro del gruppo italiano di telecomunicazioni a seguito dell’accordo raggiunto con il fondo di investimento KKR sulla vendita della sua rete fissa. Vivendi, primo azionista di Tim con il 23,75% e fuori dal Cda, è contraria alla riduzione del numero di componenti, e intende opporsi in assemblea. Vivendi è altresì contraria anche alla presentazione di una lista del Cda che sostiene l’ad Pietro Labriola.

Il Cda passa da 15 a 9 membri

Tim ha annunciato giovedì sera che il suo consiglio di amministrazione sarà ridotto a nove membri, dagli attuali 15, quando quest’anno verrà nominato un nuovo team di amministratori. Il mandato dell’attuale consiglio di amministrazione scadrà con l’approvazione dei conti della società per l’anno 2023, ha affermato il gruppo.

Tim ha comunicato che il proprio consiglio di amministrazione intende presentare una propria lista di candidati con l’obiettivo di costituire una lista di maggioranza. Il suo presidente Salvatore Rossi, che ha fatto sapere che non intende ricandidarsi, coordinerà la creazione di una lista di possibili candidati con l’aiuto di un consulente, ha precisato il gruppo.

F2I raccoglie 1 miliardo di euro da investire per il 10% in NetCo

F2i Sgr comunica di aver raggiunto con successo il target di raccolta di F2i-Rete Digitale, Fondo VI, finalizzato all’investimento in NetCo, la rete fissa nazionale di Tim. F2i, anche con il coinvolgimento del Fondo IV (Fondo Ania F2i) e del Fondo V (Fondo per le Infrastrutture Sostenibili) investirà circa 1 miliardo di euro per l’acquisizione di una quota del 10% circa in Net Co, affiancandosi così al ministero dell’Economia e delle Finanze, a KKR e ai suoi co-investitori, in un’operazione sistemica di grande valenza strategica e industriale per il nostro Paese. E’ quanto si legge in una nota diramata oggi. “L’accordo con KKR per l’ingresso dei fondi F2i nell’azionariato di NetCo garantisce al maggiore fondo infrastrutturale italiano diritti di governance e gestionali. Si prevede che l’acquisizione venga finalizzata verso metà 2024”, si legge nella nota. 

Fibercop vuole rivedere il contratto per l’accesso alla rete

Nel frattempo secondo quanto riferito da Repubblica, Fibercop – la società che gestisce l’ultimo miglio, cioè l’ultimo tratto della rete di Tim inserito nelle case di tutti gli italiani – ha scritto a Fastweb e Iliad, dirette concorrenti di Tim, per rivedere i termini del contratto di fornitura stipulato.

L’occasione si crea con la fine degli accordi di co-investimento previsti da Agcom. E adesso i rivali di Tim temono un peggioramento significativo delle condizioni contrattuali che coinciderebbe con il passaggio della rete nelle mani di Kkr, operazione appena autorizzata dal governo.

Finora Fastweb, Iliad e la stessa Wind hanno affittato da Fibercop l’ultimo miglio della rete in una versione “spenta”. Erano poi loro ad accenderla, perché funzionasse: ogni società con una sua tecnologia proprietaria.

Adesso, però, Tim ha firmato un accordo con Kkr (Master service agreement) che impone la fornitura di un servizio completo anche per l’ultimo miglio. Sarà NetCo a fornire un pacchetto completo.

Ma gli altri operatori non vogliono passare a questo servizio completo temendo un aumento del prezzo di fornitura. I forti malumori, prosegue Repubblica, che si registrano tra gli operatori rivali di Tim possono sfociare in una formale contestazione sia presso il garante AgCom sia presso l’Antitrust Ue.

https://www.key4biz.it/tim-il-cda-riduce-il-numero-dei-membri-e-annuncia-una-sua-lista-vivendi-contraria/476173/




Apple supera Samsung. Ci stiamo stancando degli smartphone?

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Quattordici anni fa c’era Nokia. Sembra una vita. A ben guardare, era una situazione tutt’altro che tranquilla: l’N97, su cui il colosso finlandese aveva puntato moltissimo a fine 2008, si era rivelato un fallimento; il N8 stentava ad arrivare, e la data di uscita veniva rimandata proprio per la paura di un nuovo passo falso (arrivò poi a ottobre). Eppure Nokia rimaneva, in apparenza saldamente, in cima alla classifica dei maggiori produttori di telefoni cellulari al mondo, per quanto i rivali più giovani e agguerriti, Apple e Samsung, guadagnassero minacciosamente terreno.

In realtà nel 2010 Samsung non era nemmeno nelle prime tre posizioni: dopo Cupertino c’era infatti RIM, la produttrice dei Blackberry. Ma nel 2011 ci fu il primo dei grandi balzi dei sudcoreani, capaci di rappresentare il 24% della produzione globale, dietro solo ai finlandesi. Poi, nel 2012, il sorpasso: 29% per Samsung e 24% per Nokia. E Apple? Indietro: 10% nell’ambito di tutta la telefonia mobile, 20% per gli smartphone. Sembrava l’inizio di un nuovo dominio, e infatti per quattordici anni è stato così: grazie a un sapiente di mix di telefoni di altissima gamma come i Galaxy e altre soluzioni più economiche, Samsung ha regnato a lungo incontrastata. Fino a qualche giorno fa, quando la situazione si è ribaltata.

Mercato smartphone: un sorpasso storico e due strategie

Secondo il report “Worldwide Quarterly Mobile Phone Tracker” degli analisti di International Data Corporation (Idc), infatti, Apple ha superato Samsung, consegnando nel 2023 234,6 milioni di iPhone, per una quota di mercato globale del 20,1%. Samsung, d’altro canto, ha raggiunto i 226,6 milioni di unità, pari al 19,4% del mercato. Mentre Apple ha registrato un aumento del 3,7% rispetto all’anno precedente, Samsung ha subito un vistoso calo del 13,6%. Un’inversione di tendenza avvenuta in un contesto di calo generale delle vendite di smartphone, che hanno visto una contrazione globale del 3,2%.

Per comprendere l’importanza di questo cambiamento, va ricordato che il percorso storico dei due giganti non poteva essere più diverso, un po’ come accadeva negli anni Novanta sempre tra Apple e la sua rivale storica lato software, Microsoft. Da una parte un ecosistema chiuso, costoso, solido ma a discapito della possibilità di personalizzare; dall’altra una maggiore libertà e una quantità impressionante di dispositivi, ma minori possibilità di lavorare solo per l’eccellenza.

Come si è visto, dopo aver superato Nokia, Samsung è diventata la forza dominante nel settore degli smartphone. La sua strategia è stata caratterizzata – e lo è tuttora – da un’impressionante gamma di prodotti che coprono ogni segmento di mercato, dalla fascia pi bassa a quella più alta, con prodotti che costano tranquillamente dieci volte tanto quelli meno costosi. Apple ha fatto il suo ingresso nel mercato nel 2007 con il lancio del primo iPhone, rivoluzionando il concetto di smartphone e costruendo gradualmente una nicchia fedele di consumatori grazie alla sua enfasi sull’innovazione, il design premium e un contesto integrato di prodotti e servizi. La crescita di entrambe le aziende è stata poi facilitata dalla costante diminuzione dei costi relativi alle offerte di telefonia mobile (su SOSTariffe.it è sempre possibile confrontare le più convenienti del momento).

Smartphone: che cosa hanno fatto Apple e Samsung

Anno dopo anno, più o meno ogni nuovo modello di iPhone ha introdotto significativi avanzamenti tecnologici, come i display Retina, il riconoscimento facciale avanzato e sistemi di fotocamera di alta qualità. La stessa cosa, naturalmente, si può dire per Samsung. Ma la fedeltà dei clienti di Apple è stata rinforzata soprattutto dall’ecosistema di prodotti e servizi interconnessi dell’azienda, che lega gli iPhone a dispositivi come iPad o Apple Watch e servizi come iCloud e Apple Music. Inoltre le campagne di marketing mirate e le strategie di vendita, comprese le offerte di permuta e i piani di finanziamento, hanno contribuito a rendere l’iPhone un prodotto desiderabile in vari segmenti di mercato. Il sorpasso di Apple su Samsung nel 2023 non è solo un cambio di posizioni nel mercato degli smartphone; è un segnale di un’evoluzione più ampia nelle preferenze dei consumatori e nelle strategie delle aziende. Mentre Samsung dovrà reinventarsi per riconquistare il suo primato, Apple dovrà continuare a innovare per mantenere la sua nuova posizione leader.

Ma come si spiega il crollo di Samsung? Sebbene la sua gamma di smartphone Galaxy rimanga molto popolare, la società ha risentito di una concorrenza sempre più agguerrita, specialmente nei mercati emergenti, mentre Apple ha sempre puntato sui mercati più maturi. Avere un’ampia gamma di prodotti ha infatti uno svantaggio: si può essere attaccati da più fronti. Marchi come Xiaomi e Oppo hanno offerto dispositivi di alta qualità a prezzi più competitivi, erodendo la quota di mercato di Samsung, e a conti fatti la strategia di coprire tutto il mercato dei dispositivi, da quelli economici a quelli di fascia alta, si è dimostrata meno efficace di fronte alla spinta di Apple solo verso i dispositivi premium.

Come va il mercato ora

Al di là del sorpasso di Apple, il mercato degli smartphone, nonostante il calo delle vendite, rimane estremamente dinamico e competitivo. Aziende cinesi come Xiaomi, Oppo e Transsion hanno fatto registrare risultati diversi, dimostrando che avere strategie mirate e adattabili è cruciale per il successo in diverse regioni del mondo. Transsion, in particolare, ha visto un aumento significativo delle spedizioni grazie alla sua forte presenza nei mercati emergenti, sottolineando l’importanza di comprendere e soddisfare le esigenze locali con un’offerta ad hoc. Inoltre, il 2023 ha messo in evidenza un cambiamento significativo nel comportamento dei consumatori: c’è stata infatti una crescente inclinazione verso gli smartphone di fascia alta, considerando che quasi un quarto delle vendite totali è derivato da questo segmento, per un totale del 60% dei ricavi totali del settore. Una tendenza, come si è visto, che ha premiato le strategie di Apple ma punito quelle di Samsung.

Ci stiamo stancando?

Gli smartphone non sono quindi più così interessanti come una volta? Semplicemente li cambiamo meno, visto che innovazioni clamorose non ce ne sono state, negli ultimi anni; anche per questo si punta su prodotti più costosi ma che assicurino una lunga durata. La situazione potrebbe però cambiare di nuovo: guardando al futuro, il settore degli smartphone si appresta a vivere un periodo di innovazione e cambiamento. In particolare, Samsung punta al lancio del Galaxy S24 con funzioni avanzate di intelligenza artificiale, mentre Apple appare sul punto di far esordire i suoi primi dispositivi pieghevoli. C’è da scommettere che la sfida per il vertice continuerà ancora per molti anni, Cina permettendo.

https://www.key4biz.it/apple-supera-samsung-ci-stiamo-stancando-degli-smartphone/475898/




Tim, via libera con prescrizioni del golden power alla cessione della rete. Critiche da Pd e M5S

Come previsto Tim, nell’ambito delle attività propedeutiche alla cessione di NetCo a KKR, e in seguito alla firma del contratto di transazione con Optics BidCo – controllata da da KKR – ha comunicato questa mattina prima dell’apertura di borsa di aver ricevuto il via libera all’esecuzione dell’operazione medesima ai fini della normativa Golden Power. Il titolo in mattinata guadagnava il 2,43% a 29 centesimi.

Il provvedimento autorizzativo, con il quale il Consiglio dei Ministri ha esercitato i poteri speciali nella sola forma delle prescrizioni, ha fatto propri gli impegni presentati nel corso del procedimento.

“Si tratta di impegni ritenuti dal Governo pienamente idonei a garantirne la tutela degli interessi strategici connessi agli asset oggetto dell’operazione”, si legge nella nota aziendale.

A stretto giro anche Palazzo Chigi ha commentato la situazione con una nota: “Il via libera con prescrizioni da parte del Governo italiano alla vendita della rete Tim al fondo infrastrutturale statunitense Kkr rappresenta un ulteriore e fondamentale step nell’operazione di acquisizione di NetCo (società che detiene sostanzialmente tutte le infrastrutture di rete fissa di Tim), a tutela dell’interesse nazionale e a garanzia del controllo statale sugli asset strategici della rete primaria di telecomunicazione”, si legge in una nota.

Palazzo Chigi: ‘Ruolo del Governo nelle scelte strategiche’

Si prevede, fa sapere Palazzo Chigi, “un ruolo del Governo nella definizione delle scelte strategiche, vengono assicurati tutti i presidi essenziali e garantita la supervisione allo Stato di tutti gli aspetti inerenti la sicurezza, la difesa e la strategicità della rete e dei relativi asset. La delibera del Consiglio dei ministri – inoltre – recepisce nelle prescrizioni gli impegni che le parti hanno assunto a cominciare dalla creazione dell’organizzazione di sicurezza, dalla nomina del preposto di cittadinanza italiana, dalla competenza esclusiva su tutte le questioni incidenti sugli asset strategici, dal mantenimento in Italia delle attività di ricerca e manutenzione, e dal monitoraggio”.

A questo punto, resta da espletare la procedura di notifica dell’operazione alla Commissione Ue, che kkr vorrebbe chiudere entro gennaio.

Su un binario parallelo procede la causa legale intentata da Vivendi sulla legittimità della decisione del Cda di cedere la NetCo senza passare attraverso l’assemblea. L’udienza è attesa non prima di aprile, ma la causa non blocca l’operazione che va avanti sul suo binario.

Giovedì il Cda sul rinnovo del board

Nel frattempo, entra nel vivo la procedura per la messa a punto di una lista del cda per il rinnovo del board di Tim. Giovedì, sul tavolo del consiglio di amministrazione, ci sarà, il regolamento da seguire. Secondo alcune fonti interpellate da Radiocor, Massimo Sarmi, già consigliere di Tim, è uno dei nomi che circola per la presidenza, al posto di Salvatore Rossi che, a differenza dell’ad Pietro Labriola, non ha dato disponibilità a ricandidarsi; Sarmi assumerebbe la carica come membro più anziano del board, in attesa poi di diventare presidente, come già circolato, di Netco, la società della rete di Tim, una volta completato scorporo e vendita del network a Kkr. C’è poi da stabilire il numero dei membri del board, che potrebbero diminuire da 15 a 9.

Tim: Misiani (Pd) ‘Governo consegna asset a privato estero, renda conto in Parlamento’

“Il governo Meloni ha autorizzato la cessione della rete TIM al fondo infrastrutturale americano KKR, rinunciando all’attivazione del golden power. È una decisione di enorme portata, che consegna ad un soggetto privato estero il controllo della rete di telecomunicazioni, un asset strategico di fondamentale importanza per l’Italia. È indispensabile che il governo renda conto al più presto di fronte al Parlamento sui termini dell’operazione, a partire dagli strumenti previsti per tutelare gli interessi nazionali e su come si intende salvaguardare i livelli occupazionali e gli investimenti sulla rete”. Così Antonio Misiani, responsabile Economia del Pd, su twitter.

Tim: Patuanelli (M5S) ‘Governo sta svendendo asset nazionali, cade ennesimo velo’

“Nei piani del Governo c’è una maxi opera di privatizzazioni volta a recuperare decine di miliardi di euro svendendo tutto il vendibile. Oggi è il turno della rete di telecomunicazioni, ceduta al fondo americano Kkr. Ricordo molto bene quando, mentre si stava costruendo il progetto di rete unica sul modello Terna, Giorgia Meloni ci attaccava perché stavamo, secondo lei, svendendo gli asset nazionali. Cosa, ovviamente, non vera. Ora, passati al Governo dopo gli anni tuonanti dell’opposizione nei quali hanno racimolato ogni voto possibile, cade l’ennesimo velo”. Così  Stefano Patuanelli (M5S), su Facebook.

“La leader di Fratelli d’Italia solo nell’agosto del 2022 diceva: ‘Seguire esempio di tutte le grandi democrazie occidentali a garanzia della sicurezza nazionale. Un’infrastruttura strategica non può essere lasciata in mano ai privati, soprattutto se stranieri’. Questo Governo di destra-centro è ormai avviluppato nel tentativo, molto ben riuscito, di smentire tutto ciò che hanno propagandato. Svendita asset nazionale, rimozione di ogni incentivo alle imprese, accettazione di un Patto di Stabilità europeo penalizzante, crescita ormai certificata allo zero virgola”.

“È una combinazione micidiale per il Paese, il Governo non gioca ad alcun tavolo internazionale se non in maniera remissiva, accondiscendente, con la sindrome dell’ultimo della classe. Questo è un Governo eterodiretto che non tutela gli interessi nazionali, ormai non c’è più alcun dubbio”, conclude.

Tim: Pellegrini (M5S), ‘Gravissima cessione rete tlc all’estero, sovranisti genuflessi’

”Il M5S lo aveva denunciato immediatamente. Purtroppo siamo arrivati alla gravissima decisione del Governo Meloni di autorizzare la cessione della rete di telecomunicazioni da parte di Tim a un veicolo partecipato dal fondo americano Kkr in compagnia del fondo sovrano di Abu Dhabi. I sedicenti sovranisti, che hanno speculato in campagna elettorale sul patriottismo economico e sulla difesa delle infrastrutture italiane, si sono quindi genuflessi per l’ennesima volta di fronte ai desideri di alcuni poteri economico-finanziari ubicati all’estero, di fatto cedendo un asset a dir poco strategico come la rete di telecomunicazioni”. Così Marco Pellegrini (M5S), componente della Commissione difesa della Camera e del Copasir.

“La nuova società che deterrà la rete, vedrà lo Stato italiano messo all’angolo con uno striminzito 20% – continua – mentre il veicolo estero partirà dal 65% con la concreta possibilità di salire intorno al 73-75%. Nella nuova società della rete, infatti, Kkr potrà  conferire anche la sua partecipazione in FiberCop, la società della  rete secondaria già costituita all’epoca dagli americani con Tim. Nel pacchetto di cui è stata autorizzata la cessione, al momento, è compresa anche Sparkle, la società degli strategici cavi sottomarini”.

“Siamo di fronte a una catastrofica ritirata dei patrioti alla vaccinara da uno degli asset più importanti per lo sviluppo tecnologico e la sicurezza dello Stato. E’ un gravissimo regalo della rete di telecomunicazioni all’estero, un regalo che polverizza anni di ipocrita narrazione sovranista. La subalternità totale del Governo Meloni ai poteri forti esteri rischia di svendere pezzetti di Italia neanche fossimo tra le bancarelle di un mercato”, conclude.

https://www.key4biz.it/tim-via-libera-del-golden-power-con-prescrizioni-alla-cessione-della-rete/475519/




5G, accoglienza ancora fredda nelle aziende. Basta il WiFi?

Il 5G è il nuovo standard di comunicazione mobile, ma per il momento sta faticando ad entrare in azienda per connettere sistemi, dispostivi e macchinari. Sono molti coloro che per il momento considerano il WiFi più che sufficiente per le esigenze aziendali. E’ per questo che al momento il primo potenziale del 5G resta al di fuori delle mura aziendali. Il segmento Consumer è di gran lunga più interessato rispetto a quello enterprise. E questo contrasta con le previsioni, secondo cui il 5G sarebbe stato lo standard mobile più adatto per il mondo delle aziende.

Nell’industria, la connettività di quinta generazione è più veloce e affidabile, consentendo l’automazione avanzata delle fabbriche e la comunicazione tra macchine. Ciò comporta una maggiore efficienza operativa, riducendo i tempi di fermo macchina e migliorando la gestione della produzione. Il 5G è meglio del WiFi.

Ma cosa frena una maggior diffusione del 5G in azienda?

Ma perché allora non c’è un’adozione in massa del 5G nelle nostre aziende?

In primo luogo, la mancanza di conoscenze specializzate in tema di connettività all’interno delle imprese. A seguire la mancanza di killer application vere e proprie. Infine, la percezione diffusa che il 5G non sia poi così tanto meglio del normale WiFi.

Su tutto però pesa il fatto che quando parliamo di 5G in Italia stiamo parlando di 5G non standalaone, vale a dire di una versione “finta” di 5G, dal momento che ancora si appoggia sulla rete 4G con un evidente problema di performance delle connessioni. Ancora in alto mare la latenza nell’ordine dei millesimi di secondo, ancora nel mondo delle idee la guida autonoma e le applicazioni ultra sensitive, che hanno bisogno del vero 5G per funzionare. Come quelle sanitarie, ad esempio, che hanno bisogno di bassissima latenza e connessioni ultrasicure per non mettere a repentaglio il buon esito di un’operazione in caso di connessioni da remoto.

Il 5G è meglio del WiFi. Il problema è che gli operatori non hanno soldi e così non stanno realizzando le nuove reti e con il WiFi ognuno fa ciò che gli serve.

Zorzoni (AIIP): ‘Sul 5G sono stato facile profeta nel 2016’

“Sul 5G sono stato facile profeta già nel 2016”, dice Giovanni Zorzoni, presidente dell’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP), proseguendo “durante una riunione in Autorità, mentre i vendor raccontavano tutte mirabolanti killer application, o verticali come li si chiamano oggi, del vero 5G, replicai che il futuro di quella tecnologia era solo de-saturare il 4G che già allora iniziava ad arrancare. Cosa puntualmente avvenuta”.

Il presidente Zorzoni aggiunge “Purtroppo in un mondo che cambia rapidamente ed in cui i nuovi bisogni vengono facilmente coperti da tecnologie alternative, più a basso costo come il Wi-Fi di nuova generazione, le uniche implementazioni significative di vero “5G” sono ravvisabili negli Stati Uniti, a costi per cliente finale salatissimi e con una diffusione comunque limitata. Se nemmeno in Cina, patria della produzione di massa degli apparati 5G si è realizzato il mmWave, possiamo assumere che al momento è illusorio immaginare che questa situazione possa cambiare a breve, anche tenendo in considerazione il mondo sempre più incerto, a causa di conflitti geopolitici crescenti, che stiamo vivendo”.

5G, non è questione di latenza ma di sicurezza. I vantaggi delle reti locali

C’è chi, al contrario, considera il 5G di gran lunga più sicuro del WiFi. Non è questione di latenza e velocità ma di sicurezza e protezione dei dati. Le reti locali 5G, inaccessibili a terzi (e agli operatori?) proteggono i dati oltre ad assicurare maggiori prestazioni. Il Wifi è un colabrodo economico. Quando ci saranno i primi casi di furti di dati e di informazioni di produzione riservate, di hacking delle reti interne (ospedali! porti! aeroporti! infrastrutture critiche!) le aziende “capiranno” e il WiFI morirà?
Sarà troppo tardi?

5G in azienda? Nessun balzo nel 2024

Sta di fatto che nel 2023 il 5G non sembra aver guadagnato particolarmente terreno nel mondo aziendale e lo stesso trend sembra probabile nel 2024.

Il 5G aziendale non ha guadagnato terreno nel 2023, e probabilmente non lo farà nel 2024, concludono gli autori di una recente analisi di ABI Research: “Nel decidere sugli investimenti per le tecnologie di connettività, le imprese sono molto più interessate ai casi d’uso e ai risultati che in nome della tecnologia di connettività, soprattutto perché le imprese che la realizzano non sono esperte di tecnologia di connettività”, affermano.

Sebbene il 5G sia stato un successo nel segmento consumer, “c’è stata poca trazione nelle vendite alle imprese”, concorda Tom Snyder, direttore esecutivo di RIoT, un hub della comunità IoT, in un recente articolo. Ci si aspettava che le aziende traessero vantaggio dalle capacità del 5G che “includevano un nuovo componente a onde millimetriche ad alta frequenza che prometteva un notevole aumento della capacità cellulare e una latenza di comunicazione prossima allo zero”, sostiene.

AI e ML, l’integrazione con il 5G non è dietro l’angolo

L’integrazione dell’Intelligenza Artificiale e di nuove capacità di machine learning sono altri fattori di potenziale crescita del 5G aziendale, ma per il momento non sembra probabile che questi connubi prendano piede, prevede la ricerca. “Sebbene l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico siano stati ampiamente utilizzati nelle reti di telecomunicazioni nel 2023, probabilmente non inizieranno ad avere un impatto nel dominio della rete di accesso radio (RAN) 5G. Automazione a circuito chiuso, incluso il tempo quasi reale (RT) I controller intelligenti RAN rimarranno un argomento di nicchia nel 2024.”

Il WiFi è più efficiente del 5G?

La ragione principale della scarsa adozione in azienda del 5G, secondo gli esperti, è la disponibilità del WiFi che semplicemente sembra più efficiente del 5G e senza i costi aggiuntivi delle licenze: “La maggior parte dei casi d’uso aziendali riguardano la connessione di macchine e apparecchiature, sensori e attuatori e altre risorse che non si muovono affatto o si muovono solo leggermente, ad esempio all’interno di una fabbrica”. Per questo genere di applicazioni può bastare il WiFi.

Inoltre, ad oggi, non esiste una killer app convincente per il 5G in ambito aziendale, ritiene Snyder. “Per le grandi aziende, avere un operatore cellulare nella propria rete aggiunge costi e complessità, ma non sostituisce il team IT, quindi non vi è alcun risparmio sui costi”, dice. Per le piccole imprese, “gli operatori cellulari non possono offrire il servizio clienti e il supporto in tempo reale che possono ottenere oggi dai fornitori di servizi gestiti per le loro reti Wi-Fi”.

Ma il 5G va bene indoor e outdoor

Tuttavia, quando si tratta di applicazioni o servizi che oltrepassano i confini aziendali, esiste un grande potenziale per il 5G, sottolineano i leader del settore. Ad esempio, “non esiste un’unica tecnologia in grado di tracciare perfettamente i dispositivi sia all’interno che all’esterno”, secondo gli esperti “Il GPS è limitato agli ambienti esterni e le tecnologie interne come il Bluetooth o la banda ultralarga richiedono un’infrastruttura dedicata. Con il 5G, la rete cellulare può essere utilizzata sia per la connettività che per il posizionamento, sia all’interno che all’esterno. Ciò potrebbe potenzialmente sconvolgere i mercati della navigazione interna, monitoraggio di veicoli e flotte o monitoraggio di risorse e materiali”.

5G, applicazioni real time in arrivo ma non subito

Le prossime versioni del 5G apriranno nuove possibilità per applicazioni in tempo reale, come la chirurgia remota, i veicoli autonomi e la realtà aumentata. Le prossime versioni del 5G, si prevede, porteranno a casi d’uso più innovativi perché l’affidabilità del servizio soddisferà le loro elevate aspettative. Mentre il 5G si evolve verso reti autonome, il network slicing aiuterà a fornire prestazioni e latenza costanti in base alla porzione scelta. Utilizzando servizi di comunicazione ultra affidabili e a bassa latenza, ad esempio, è possibile riservare una bassa latenza per applicazioni specifiche. Almeno, questa è la speranza del mercato.

I casi d’uso e le applicazioni aziendali che utilizzano l’intelligenza artificiale porteranno la necessità di prestazioni di collegamento più veloci e di una minore latenza in modo che grandi volumi di dati possano essere elaborati e le decisioni possano essere restituite più velocemente. L’intelligenza artificiale spesso dipende da dati che provengono dal cloud o che dovranno essere archiviati nel cloud. Ma più l’intelligenza artificiale viene utilizzata lontano dal cloud, maggiore è la latenza integrata nel sistema, che rallenta il processo decisionale e la consegna.

https://www.key4biz.it/5g-accoglienza-ancora-fredda-nelle-aziende-basta-il-wifi/475309/




I creator e la monetizzazione diretta guidano l’economia mobile nel 2024

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Puntuale come ogni anno, il rapporto “State of Mobile 2024” di data.ai torna a evidenziare l’importanza crescente del mobile nell’economia digitale e i modi con cui questa si concretizza a livello globale, spesso molto diversi dalle vecchie ricette per il successo. Quali sono dunque le tendenze significative e i mutamenti del mercato mobile nell’anno passato e le prospettive per il 2024 appena iniziato?

Dopo mesi assai difficili (tra onda lunga del Covid, conflitti e recessione), il mercato mobile ha visto un’inversione di tendenza di tutto rispetto nel 2023 rispetto al 2022; un’inversione spinta soprattutto dall’economia dei cosiddetti creators sui social media e dalle sottoscrizioni, con un posizionamento notevolmente rafforzato. Il rallentamento del 2022 è già un ricordo, tanto che lo scorso anno la spesa dei consumatori ha raggiunto un nuovo massimo di 171 miliardi di dollari (+3% rispetto all’anno precedente), che ha più che compensato la perdita del 2% dell’anno precedente.

In crescita consumi, download e ore trascorse con lo smartphone

Dal rapporto emergono i contorni di un altro anno record per gli sviluppatori di app in tutto il mondo. È stata spesa infatti la cifra record di 533 miliardi di dollari sul mobile nel 2023 tra app store delle varie piattaforme e pubblicità, e ora l’ecosistema delle app mobili è un mercato che vale circa cinquecento miliardi di dollari, di cui 362 miliardi da spese pubblicitarie mobili, con un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente.

Nel 2023 non c’è stata solo una crescita nelle entrate, ma anche dei download e del tempo trascorso sulle app, fino a nuovi massimi storici. Le ore trascorse sono salite a 5,1mila miliardi (+6% rispetto al 2023), mentre i download sono rimasti stabili a 257 miliardi (+1%). L’aumento della spesa nell’app store è stato particolarmente notevole considerando il calo senza precedenti del 2022, causato in gran parte dall’inatteso crollo dei giochi mobili. Nel 2024, le prospettive per giochi e app sembrano migliori e si prevede che la spesa dei consumatori in app continuerà a guidare la maggior parte della crescita.

I social media ereditano il ruolo dei giochi mobili

Nel 2023 comunque il grosso del lavoro l’hanno fatto le app di altro tipo, e non i mobile games che tradizionalmente rappresentano una delle categorie più forti, se non la più forte in assoluto, per quanto riguarda tutti gli indicatori più importanti nell’economia mobile, dal numero dei download fino, soprattutto, alla spesa totale dei consumatori. L’anno scorso sono state invece le app non ludiche ad aver provocato l’agognanto rimbalzo nella spesa (prima calante) dei consumatori, con un aumento dell’11% annuale a 64 miliardi di dollari, più di sei volte il totale del 2016.

Il fenomeno più rilevante in questo senso è probabilmente come le app di social media e la sempre più proficua economia dei creators abbiano aperto nuove vie di monetizzazione oltre alla sola pubblicità. TikTok, in particolare, lungi dal vedere appannata la sua fama presso i giovani e i giovanissimi ha allargato ulteriormente la platea e insieme ha gettato le basi per un nuovo tipo di spesa, con il suo meccanismo di “mancia” per i creatori di contenuti, superando i 10 miliardi di dollari di spesa cumulativa. E nel 2024 la monetizzazione diretta dei consumatori nelle app social tramite gli acquisti in-app è destinata a crescere del 150% fino a 1,3 miliardi di dollari, man mano che la concorrenza si intensifica. Una crescita, andrà notato, che non è limitata a un solo settore: categorie come Intrattenimento, Social Media, Salute & Fitness e Intelligenza Artificiale Generativa hanno tutte beneficiato di una rapida crescita nell’ultimo anno.

In Cina si gioca meno, ma il resto del mondo sorride

Anche il mobile gaming è tornato a vivere una crescita esplosiva in molti mercati. Il settore è stato uno dei più colpiti nel 2022 dall’inflazione e dalle nuove regolamentazioni (nonché da lunghe dispute legali, come quelle tra Apple, e quindi gli iPhone, ed Epic Games). La diminuzione annuale del 2% nella spesa dei consumatori sembrerebbe a prima vista una continuazione del calo del 4% nel 2022, ma un’analisi più approfondita rivela un quadro più positivo nella maggior parte dei mercati.

Mentre la spesa per i giochi mobili in Cina è diminuita quasi dell’11% su base annua, causando un dato negativo a livello globale, la spesa lontano da Pechino ha visto una crescita del 4% – una notevole ripresa dal calo dell’11% del 2022. Alcuni mercati hanno dato vita a performance davvero notevoli, con una crescita a due cifre nel 2023, come la Corea del Sud, la Francia, il Brasile e la Turchia. Per conoscere gli abbonamenti a Internet mobile in questo momento più indicati per un gaming efficace, il consiglio è sempre quello di consultare il comparatore di SOSTariffe.it.

La sfida dell’intelligenza artificiale

Il 2023, come tutti sanno, è stato l’anno di ChatGPT, e più in generale dell’intelligenza artificiale. Un fenomeno che si è ovviamente riflesso anche nel mobile. L’anno scorso il mercato dell’intelligenza artificiale generativa è diventato sette volte più grande, portando al successo nuovi settori come i chatbot IA e i generatori di digital art. Questa crescita ha alimentato funzionalità integrate in praticamente tutti i settori mobili, aprendo la strada a una nuova ondata di innovazione digitale.

Il lancio di ChatGPT ha portato un’ulteriore crescita nell’ambito specifico dei chatbot. La nuova app di OpenAI ha raggiunto un immediato successo dopo il suo lancio su iOS a marzo 2023 (seguito dal lancio su Google Play a luglio). Le app di IA generativa hanno così superato i 10 milioni di dollari in spesa mensile dei consumatori alla fine del 2023.

Nascoste forse dell’hype che circonda le nuove app di IA, decisamente “il settore in cui esserci” (e di cui parlare) al momento, anche app più tradizionali si sono rese protagoniste di una forte crescita nel 2023. Al primo posto ci sono le app di viaggi: certo, queste dopo il Covid avevano beneficiato di un comprensibile boom, ma non era affatto sicuro che i guadagni continuassero anche nel 2023, ma i profeti di sventura sono stati smentiti. Le app di viaggio hanno battuto record su record con più di 3 miliardi di download a livello globale nel 2023, in aumento del 13% rispetto al 2022, superando facilmente i 2,2 miliardi di download visti nel 2019 prima della pandemia.

https://www.key4biz.it/i-creator-e-la-monetizzazione-diretta-guidano-leconomia-mobile-nel-2024/474709/




Elon Musk pronto a rimescolare il business delle telco. Ma in Italia spazi ristretti

Elon Musk vuole connettere gli smartphone direttamente alla sua rete Starlink, attraverso una nuova generazione di satelliti. Il tutto senza passare dalle antenne degli operatori. Ma per il momento sarà costretto a trovare un dialogo e un compromesso con loro. L’espansione in Italia, in particolare per la copertura delle aree bianche, non sembra però dietro l’angolo visto che di mezzo ci sono bandi con fondi del Pnrr e concessioni già assegnate.

Leggi anche: SpaceX apre un nuovo sito per servizi cellulari di Starlink

Potrebbe essere superata una nuova frontiera Tlc?

Elon Musk vuole rivoluzionare il settore collegando gli smartphone direttamente alla sua rete Starlink. Mercoledì 3 gennaio 2024, un razzo Falcon di SpaceX ha consegnato un nuovo lotto di satelliti ad alto rendimento.

Nuova generazione di satelliti

La società spaziale fondata da Elon Musk ha anche realizzato sei satelliti di nuova generazione, i Starlink Gen 2. Questi hanno una particolarità: sono muniti di capacità “Direct to Cell”, ha precisato Space X, un servzio che permetterà di connettere direttamente gli smartphone alla rete grazie a Starlink, senza passare dalla rete di antenne terrestri.

Questi satelliti sono collocati in orbita bassa (a 550 chilometri dalla terra) e possono svolgere il ruolo di antenne terrestri ma dallo spazio. Offrono quindi “una connessione alla rete simile a quella in movimento classico”, scrive Starlink sul suo sito dedicato.

Tuttavia, questi nuovi modelli satellitari, dotati di un’antenna di circa 25 m², permetteranno di operare direttamente al cellulare.

Per il momento soltanto Sms

“I satelliti Starlink Direct to cell consentono l’accesso continuo a messaggi di testo Sms, chiamate e navigazione in Internet, sia che ci si trovi sulla terraferma, sui laghi o nelle acque costiere”, assicura Starlink.

Indica inoltre che il servizio diretto al cellulare, attualmente in fase di implementazione, si applica attualmente soltanto agli Sms. Le chiamate vocali e la navigazione via Internet dovrebbero essere disponibili nel 2025, così come gli oggetti connessi.

Questo nuovo servizio permetterebbe quindi di collegare tutte le zone, anche le “aree bianche”, vanta Starlink. Per questo utilizzerà frequenze dello spettro compatibili con gli smartphone 4G.

Operatori Tlc partner obbligati

Una minaccia per gli operatori di telecomunicazioni tradizionali? Non del tutto, perché gli operatori satellitari come Starlink devono accedere alle bande di frequenza per lanciare i loro satelliti. Devono indubbiamente creare partenariati con gli operatori di telecomunicazioni per accedere alle loro bande di frequenza, che sono appannaggio delle telco. Quindi, per lanciare questo servizio, Starlink non può scavalcare le “telco”: deve essere in grado di utilizzare le loro frequenze e deve ottenere il via libera dalle autorità locali di regolamentazione delle telecomunicazioni. In Italia dall’Agcom e a quanto pare interlocuzioni in questo senso sarebbero già in corso per replicare anche in Italia quanto già avvenuto, in termini di accordi, in altri paesi.

Starlink ha già siglato accordi di partenariato con alcuni operatori a livello globale: con T-Mobile negli Usa nell’agosto del 2022, con Rogers in Canada ee KDDI in Giappone. Nessun accordo ancora in Europa, eccezion fatta per Salt in Svizzera, di proprietà di Xavier Neil (fondatore di Iliad) tramite la sua holding NJJ Capital.

E in Italia?

In Italia, dopo la partecipazione da star di Elon Musk ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia che si è tenuta a dicembre, e visti gli ottimi rapporti con Giorgia Meloni, le interlocuzioni con il Governo per il tramite del Mimit e del Dipartimento della Trasformazione Digitale per un maggior coinvolgimento di Starlink sul fronte della connettività sono partite. L’idea di Elon Musk è quella di avviare un iter per coinvolgere Starlink nella copertura delle aree bianche, laddove Tim e Open Fiber, aggiudicatari dei bandi del Next Generation Eu, non riescano ad arrivare.

Nodi da sciogliere

C’è però un nodo da sciogliere, non secondario, vale a dire la fattibilità del progetto e la modalità giusta e corretta per coinvolgere Starlink. A che titolo coinvolgere Starlink? Non si possono certo fare delle assegnazioni dirette. Di mezzo ci sono i fondi del Pnrr del bando “Italia 1 Giga” e “5G Italia”, concessioni già assegnate a Tim e Open Fiber (Italia 1 Giga) e Tim, Vodafone e INWIT (5G Italia) con regolare bando di gara e stringenti milestone da raggiungere al 2026.

Le gare andrebbero annullate? Ma i fondi sono già stati assegnati.

Quindi, un eventuale coinvolgimento di Starlink nella partita della banda ultralarga italiana dovrebbe prevedere una modalità compatibile con la normativa Ue. Magari un nuovo bando di gara europeo, che dovrebbe però tenere conto dei vincoli di concorrenza, essere aperto a tutti e, non ultimo, garantire inoltre la neutralità tecnologica per non penalizzare ad esempio l’FWA. Oltre a Starlink, il bando dovrebbe essere aperto a tutti i player satellitari fra cui Eutelsat e ViaSat, ma anche a tutti i fornitori di tecnologia FWA come Eolo e Opnet. 

Insomma, la strada è stretta.  

Leggi anche: Musk: “Sì a normative per l’AI. È rischiosa e va supervisionata per beneficiare dei suoi vantaggi”

https://www.key4biz.it/elon-musk-pronto-a-rimescolare-il-business-delle-telco-ma-in-italia-spazi-ristretti/474279/




Rete Tim, altri incumbent europei seguiranno la strada italiana?

Una recente analisi del Financial Times ha messo sotto i riflettori il caso della separazione della rete Tim. Seguendo l’esempio italiano, altri incumbent europei potrebbero seguire e separare anche loro la rete dai servizi?

Non è affatto escluso, anche perché un po’ tutti hanno problemi: da Telefonica a Deutsche Telekom, passando per Orange e BT.

L’accordo su NetCo darà tregua al settore?

E quindi, secondo il Financial Times, l’accordo su Netco darà una tregua al settore, favorendo potenzialmente il consolidamento nel frammentato mercato delle telecomunicazioni italiano ed europeo.

Gli analisti ritengono che fusioni e acquisizioni siano l’unica via da seguire per risolvere i problemi di bassa redditività e aumentare gli investimenti nella rete, che in Europa stentano a decollare secondo le richieste per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di copertura a 1 Giga entro il 2030 contenuti nel Digital Compass.

In questo contesto, Tim, oberata dai debiti, viene scambiata con uno sconto significativo rispetto ai suoi concorrenti. Il suo debito netto a settembre ammontava a 25,3 miliardi di euro. È ora al quarto amministratore delegato dal 2016 (Flavio Cattaneo, Amos Genish, Luigi Gubitosi, Pietro Labriola). Nessuno di loro è riuscito a trovare alternative praticabili allo spezzatino di un’azienda che impiega più di 40mila persone in Italia, dove è considerata un asset nazionale strategico su cui il governo può porre il veto alle operazioni di acquisizione tramite il golden power.

Ora Tim deve rifinanziare tra i 3 e i 4 miliardi di euro di debito all’anno. E deve affrontare un costoso upgrade della sua rete da rame a fibra, nonché rispettare gli obiettivi di copertura al 2026 nell’ambito del piano ‘Italia 1 Giga’ e ‘5G Italia’ per non perdere i fondi del Pnrr.

Separazione della rete ultima istanza per Tim

L’amministratore delegato Pietro Labriola, ricorda il Financial Times, ha candidamente ammesso che con i tassi di interesse in aumento la società non potrebbe permettersi tali costi. Tanto più che nel 2021 Tim ha emesso tre profit warning; nel 2022 ha subito una svalutazione di 2 miliardi di euro; e nei primi nove mesi di quest’anno i suoi pagamenti di interessi sono saliti a 1,3 miliardi di euro, cancellando i suoi margini nel periodo. La separazione della rete dal business dei servizi è l’ultima istanza per l’azienda, qualcosa che nessun altro grande gruppo europeo di telecomunicazioni ha mai fatto.

Labriola ritiene che alcuni dei suoi concorrenti continentali potrebbero seguire la strada della separazione. La debolezza dei titoli europei delle telecomunicazioni riflette la loro frammentazione e la mancanza di allineamento tra i modelli di business delle aziende e l’evoluzione tecnologica in un contesto di minori ricavi e maggiore concorrenza, dicono gli analisti.

Ondata di consolidamento?

Prima di Natale la francese Iliad ha proposto l’acquisizione delle attività italiane di Vodafone. Secondo gli analisti, l’accordo creerebbe il più grande operatore di telefonia mobile italiano con una quota di mercato del 35%. Vodafone sta valutando diverse opzioni, incluso un potenziale legame con Fastweb controllata da Swisscom in Italia.

Se il caso Tim dovesse innescare una discussione più ampia, anche tra i regolatori europei, sulla necessità di un consolidamento continentale sarebbe anche una buona notizia, dicono gli esperti. Analisti e investitori hanno criticato l’antitrust Ue per “non essere favorevole agli accordi” di merger e acquisizioni. Ma il mandato è agli sgoccioli, con le elezioni del Parlamento europeo fissate per giugno.

Con il nuovo corso europeo in vista si può immaginare un cambio di rotta. l’Europa conta più di 100 operatori, molti dei quali estremamente locali, un numero enorme rispetto a Stati Uniti e Cina, dove il mercato è conteso da pochi grandi player.

https://www.key4biz.it/rete-tim-altri-incumbent-europei-seguiranno-la-strada-italiana/474143/




Rete Tim, Kkr verso notifica Antitrust Ue entro gennaio. Poste pronta ad entrare?

Kkr intende notificare entro la fine di gennaio l’acquisizione della rete di accesso di Tim all’antitrust europeo. Lo scrive la Reuters, secondo cui Kkr ha avviato colloqui informali nell’ambito della cosiddetta pre-notifica già prima di Natale.

L’operazione – che valorizza gli asset di rete fissa di Tim in un range fra 19 e 22 miliardi di euro, includendo il debito e l’avverarsi di alcuni earnout fra cui la fusione con la rete di Open Fiber – è stata approvata dal Cda di Tim lo scorso 5 novembre e punta a finalizzare la transazione entro l’estate.

Contro l’operazione si è schierato il primo azionista Vivendi, che ha presentato ricorso lo scorso 15 dicembre. Vivendi considera illegittima la decisione del Cda di Tim di dare il via libera alla cessione della rete senza passare prima per una assemblea. La denuncia di Vivendi però non chiede la sospensione immediata della transazione che quindi va avanti.  

L’operazione ha ricevuto l’appoggio del governo italiano che tramite Cdp intende acquisire il 20% della Netco, un asset ritenuto di rilevanza strategica, che tuttavia sarà controllato al 65%-70% dagli americani di Kkr e da Abu Dhabi Investment Authority.

La Reuters aggiunge inoltre che Tim notificherà questa settimana alle autorità per le telecomunicazioni, Agcom, la vendita della rete, che nelle attese della società dovrebbe comportare benefici regolamentari visto che l’operazione comporta la perdita dell’integrazione verticale con la società dei servizi.

Nel frattempo, oggi il Corriere della Sera scrive che Poste, tramite Poste Vita, si starebbe preparando a entrare nella partita della rete Tim. Secondo indiscrezioni, il gruppo avrebbe inviato una manifestazione di interesse a F2i, per sottoscrivere una quota del fondo destinato a rilevare circa il 10% della nuova società della rete accanto al fondo americano. La proposta potrebbe arrivare entro metà gennaio.

https://www.key4biz.it/rete-tim-kkr-verso-notifica-antitrust-ue-entro-gennaio-poste-pronta-ad-entrare/474129/