BT, gli armadi stradali saranno riconvertiti in punti di ricarica elettrica in Uk  

BT, primo operatore britannico, ha lanciato un programma di riconversione dei suoi vecchi armadi stradali verdi in punti di ricarica per le auto elettriche. Una mossa finalizzata a riconvertire fino a 60mila centraline telefoniche in punti di ricarica dislocati sul territorio e sopperire così alla carenza di colonnine di ricarica nel paese. E’ chiaro che un progetto di questo tipo, qualora dovesse rivelarsi efficace, potrebbe essere certamente riproposto anche in Italia in particolare dall’ex-monopolista che ha la più estesa copertura del cosiddetto ultimo miglio.  Secondo dati di Intermonte, Netco possiede oggi 152mila cabinet stradali, di cui 123mila operativi in Fttc, collegati a 10.300 centrali, praticamente almeno una per ogni comune.

L’operazione parte quest’anno e sarà veicolata tramite la startup digitale del gruppo Etc a partire dalla Scozia e va di pari passo con la dismissione del rame.

Un armadio stradale di BT

La soluzione di ricarica funziona installando negli armadietti un dispositivo che consente di condividere energia rinnovabile alla colonnina di ricarica e agli apparati tlc esistente, senza la necessità di creare una nuova connessione elettrica. Il dispositivo di ricarica può essere installato sia negli armadietti in uso sia in quelli destinati a una prossima dismissione, a seconda dello spazio e dell’energia disponibili per l’unità. Ovviamente con l’avanzamento del progetto nazionale per l’implementazione della rete in fibra ottica, l’infrastruttura esistente potrà essere riutilizzata e convertita rapidamente in più punti di ricarica.

Come funziona

Il caricabatterie da 7,4 kW nell’East Lothian, che sarà il primo ad entrare in funzione, ha due connettori e sarà inizialmente utilizzato dai conducenti di veicoli elettrici di BT Group e Openreach, prima di essere aperto al pubblico più ampio.

Si prevede che il progetto pilota sarà il primo di circa 600 che saranno lanciati nei prossimi 18 mesi da Etc.

Sia gli armadietti che ancora forniscono la banda larga alle singole famiglie, sia quelli che sono stati dismessi, possono essere utilizzati per supportare i nuovi punti di ricarica dei veicoli elettrici.

Attualmente, gli armadietti contengono una vecchia tecnologia in rame che presto verrà dismessa a causa del lancio a livello nazionale delle connessioni a banda larga in fibra.

Gli ingegneri potranno dotare gli armadi di un dispositivo che consente di condividere l’energia rinnovabile con un punto di ricarica insieme al servizio a banda larga esistente senza la necessità di creare una nuova connessione, perché sono già collegati a una fonte di alimentazione.

Gli armadietti verdi destinati alla dismissione avranno un punto di ricarica per armadio, che fornisce due prese di ricarica.

Dispongono inoltre di una batteria di backup, quindi i servizi a banda larga esistenti non dovrebbero essere interrotti durante l’installazione.

Man mano che i box verranno smantellati, potranno essere aggiunti altri punti di ricarica.

La prima sede sarà nell’East Lothian, con ulteriori progetti pilota che verranno lanciati in tutto il Regno Unito nei prossimi mesi.

Carenza di punti di ricarica in Uk

Lo scorso anno il premier britannico Rishi Sunak aveva rimandato dal 2030 al 2035 il divieto di vendita di nuove auto diesel, ma da tempo il governo spinge sull’importanza della rete di ricarica elettrica per rispettare gli obiettivo di abbattimento dei consumi.

Nel 2022 era stato fissato un obiettivo di 300mila punti di ricarica pubblici entro il 2030.

Tom Guy, amministratore delegato di Etc presso BT Group, ha detto al Financial Times che la società sta prelevando asset prossimi alla fine del loro ciclo di vita per utilizzarli “per la prossima generazione di servizi con veicoli elettrici”.

Guy ha detto che BT ha esaminato come le sue risorse potrebbero essere utilizzate per fornire soluzioni ai problemi dei clienti e alle macro sfide come nel mercato dei veicoli elettrici. “C’è un grande divario tra i caricabatterie che abbiamo adesso e i caricabatterie di cui avremo bisogno in futuro per consentirci davvero di diventare completamente elettrici”, ha aggiunto Guy.

Secondo i dati raccolti dall’app di ricarica per veicoli elettrici Zapmap, alla fine di novembre 2023 nel Regno Unito c’erano 53.029 punti di ricarica per veicoli elettrici. Una ricerca condotta da BT a dicembre ha rilevato che il 60% degli automobilisti a benzina e diesel intervistati ritiene che l’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici del Regno Unito sia inadeguata, mentre il 78% ha detto che non essere in grado di caricare comodamente un veicolo elettrico rappresenta un ostacolo all’acquisto di uno.

Auto elettriche, vendite stazionarie in Uk

Secondo i dati diffusi dalla Society of Motor Manufacturers and Traders, la quota di auto elettriche vendute nel Regno Unito è scesa per la prima volta nel 2023, scendendo al 16,5% dal 16,6% del 2022. Nonostante ciò, il numero totale di veicoli elettrici venduti è aumentato del 18% raggiungendo la cifra record di 315mila.

Etc prevede di installare tra 500 e 600 unità di ricarica per veicoli elettrici in tutto il Regno Unito nei prossimi 18 mesi come parte della sua sperimentazione. I suoi armadi saranno dotati di un dispositivo che consente di condividere l’energia rinnovabile con un punto di ricarica. Una volta che l’armadio non sarà più necessario per la banda larga, potrebbero essere aggiunti ulteriori punti di ricarica per veicoli elettrici, ha detto la società.

Openreach, la divisione networking di BT, è a metà strada verso il suo obiettivo di estendere la banda larga full-fiber a 25 milioni di locali entro il 2026, come parte di un progetto infrastrutturale da 15 miliardi di sterline. Si prevede di raggiungere i 30 milioni entro la fine del 2030. Le unità di ricarica per veicoli elettrici potrebbero essere potenzialmente utilizzate per “una categoria completamente nuova” per BT, ha affermato Guy, mentre il gruppo di telecomunicazioni cerca opportunità di crescita.

Il suo team sta anche lavorando ad altre iniziative che coinvolgono droni, tecnologia sanitaria e fintech. La divisione consumer di BT, EE, in ottobre ha annunciato che quest’anno inizierà a vendere elettrodomestici da cucina e amplierà anche la sua offerta di prodotti elettronici e servizi di abbonamento, giochi e assicurazioni.

https://www.key4biz.it/bt-gli-armadi-stradali-saranno-riconvertiti-in-punti-di-ricarica-elettrica-in-uk/473999/




FFC revoca fondi a Starlink, il sistema satellitare di Musk, per portare Internet ad alta velocità nelle aree rurali

Starlink, il sistema satellitare di SpaceX di proprietà di Elon Musk, ha più di 5.420 satelliti in orbita, che forniscono Internet ad alta velocità in 14 Paesi europei e anche l’Ucraina ha utilizzato i suoi satelliti per la connettività. 

Negli Usa 3 anni fa la Federal Communications Commission ha assegnato a Starlink 885 milioni di dollari per fornire servizi Internet ad alta velocità a circa 640.000 case e aziende rurali in 35 Stati. I fondi sono stati stanziati anche nei confronti di operatori tradizionali di banda larga, ma Starlink ha il potenziale per coprire regioni remote a costi inferiori perché non richiede i lavori per la posa di centinaia di chilometri di fibra.

Ma, giorni fa, la nuova maggioranza democratica della Federal Communications Commission ha revocato il finanziamento a Starlink perché non ha rispettato il suo impegno di collegare 640.000 americani delle zone rurali due anni prima del previsto.

La FCC, riporta il Wall Street Journal, non aveva mai richiesto prima a un operatore beneficiario del finanziamento di adempiere ai propri obblighi con anni di anticipo.

La norma, infatti, richiede semplicemente che Starlink dimostri di essere “ragionevolmente capace” di fornire Internet ad alta velocità ad almeno il 40% delle circa 640.000 strutture rurali entro la fine del 2025.

È interessante leggere la notizia dall’Italia, perché sembrerebbe in corso un progetto Meloni-Musk per usare i satelliti di Starlink per portare internet veloce nelle aree a minor mercato, quelle rurali e montane, le cosiddette aree bianche (copertura internet scarsa e poco efficiente).

Parliamo di quasi 7.000 Comuni, dove risiede il 40% della popolazione italiana (qualcosa come 23 milioni di persone).

Al momento, di questo progetto si sa poco a livello ufficiale, c’è il messaggio di Giorgia Meloni dopo l’incontro con Elon Musk ad Atreju.

https://www.key4biz.it/ffc-revoca-fondi-a-starlink-il-sistema-satellitare-di-musk-per-portare-internet-ad-alta-velocita-nelle-aree-rurali/473822/




5G Broadcast, l’audiovisivo senza la fibra ottica? Olimpiadi e Euro 2024 primi banchi di prova

Il 7 dicembre l’Arcep, il regolatore francese delle comunicazioni, ha pubblicato i dati del suo osservatorio dell’alta e altissima velocità a fine settembre 2023. Si conferma il rallentamento del ritmo di diffusione della fibra ottica (FTTH). Ci si chiede se il 5G possa risolvere il problema, in particolare con l’arrivo del “5G Broadcast”.

Mentre in Francia la “fibra ottica al 100%” sembra ancora fuori portata per il 2025, la domanda che ci si pone nella industry è se il 5G potrebbe rappresentare una seria alternativa all’FTTH.

Il 2024 anno del 5G Broadcast

Il 2024 si preannuncia come l’anno del 5G Broadcast, in particolare in Italia e negli Usa.

Per i Giochi Olimpici di Parigi (26 luglio-11 agosto 2024) e per Euro 2024 di calcio in Germania (14 giugno-14 luglio 2024), i gruppi audiovisivi pubblici di sei paesi europei – France Télévisions (Francia), RAI (Italia) , SWR e BR (Germania), NPO (Paesi Bassi), ORF/ORTS (Austria) e RTÉ (Irlanda) – pianificano di trasmettere questi due grandi eventi sportivi il prossimo anno sul 5G. I loro servizi “5G Broadcast” dovrebbero essere lanciati prima della prossima estate.

I test sono stati condotti nel 2022, in particolare durante l’Eurovision Song Contest, dove il segnale audiovisivo 5G è stato trasmesso in quattro città europee: Parigi, Stoccarda, Torino, Vienna. Negli Stati Uniti, la FCC ha concesso al canale televisivo Wwoo-LD, con sede a Boston e parte del gruppo Xgen Network, una licenza temporanea – fino al 16 gennaio 2024 – per la trasmissione Broadcast 5G.

Alcuni player

Si tratta dell’azienda francese Ateme, specialista mondiale in soluzioni di compressione, trasmissione e streaming video, che fornisce codifica e multiplexing live. Anche gli operatori di telefonia mobile entrano in azione, come Verizon che ha lanciato il servizio audiovisivo +Play sulla sua “5G Ultra Wideband”, un bouquet composto da Netflix, Disney+, Discovery+, ESPN+ e persino Hulu. In Francia, gli abbonati Bouygues Telecom “Box 5G” di età inferiore ai 26 anni hanno più di 70 canali televisivi e per un anno Amazon Prime Video.

Su Free, “Free Ligue 1” (estratti delle partite in differita) è gratuito per gli abbonati 5G. Da parte loro, SFR (Altice) offre “Kids Récré” in 5G e Orange consente l’accesso 5G a Netflix. La diffusione audiovisiva terrestre 5G si basa sullo standard LTE dell’organizzazione 3GPP, che questo mese festeggia il suo 25° anniversario. Dalla versione 16 del 3GPP, che ha sede in Francia a Sophia Antipolis, è assicurata la compatibilità tra la trasmissione televisiva su DTT e la ricezione su smartphone. Il 3GPP sta attualmente lavorando alla Release 18 e presto inizierà lo sviluppo delle specifiche della Release 19 per 5G-Advanced, il passo successivo prima del 6G.

https://www.key4biz.it/5g-broadcast-laudiovisivo-senza-la-fibra-ottica-olimpiadi-e-euro-2024-primi-banchi-di-prova/473113/




Tim, Giacomelli (Agcom) firma la fine del progetto di coinvestimento  

Dopo più di due anni fra analisi di mercato e consultazioni pubbliche l’Agcom mette la parola fine al progetto di coinvestimento di Tim, presentato più due anni fa e mai decollato. Un progetto nato su proposta dell’ex incumbent, basato sul principio di condivisione del rischio di realizzazione della nuova rete Vhcn nelle aree grigie e nere con gli altri operatori, chiamati appunto a prendere parte in maniera diretta ai rischi legati all’investimento nelle nuove reti.

Si chiude così un ciclo, con un modello che non aveva mai convinto.

Problemi regolatori

Non pochi i problemi regolatori sollevati dal modello coinvestimento di Tim, in primo luogo per il rischio discriminatorio per gli operatori clienti e i potenziali conflitti con il regolatore.

Un modello, quello del coinvestimento, nato in un contesto storico nel quale l’operatore verticalmente integrato era ancora in essere.

Modello wholesale only

Oggi, con il progetto di cessione della rete per la costituzione di una NetCo separata dai servizi, il modello di coinvestimento appare superato dai fatti, a favore di un nuovo modello di operatore wholesale only che dovrebbe mettere d’accordo tutti gli operatori clienti, in ottica di non discriminazione del servizio.

Il post del commissario Agcom Antonello Giacomelli

Di fatto, oggi come oggi nessuno rimpiangerà il modello di coinvestimento, come conferma su Linkedin il commissario Agcom Antonello Giacomelli:  

“Ho appena firmato, come relatore, la delibera, ora formalmente notificata, con cui si mette la parola fine al progetto di coinvestimento Tim.
Il coinvestimento è regolato dal codice di comunicazione europeo come procedimento ad impulso di parte per cui la volontà del proponente e la sua iniziativa per conformare il progetto a quanto previsto dal codice giocano un ruolo fondamentale. La comunicazione ufficiale quindi con cui Tim afferma di non voler procedere ad accogliere i rilievi dell’Autorità e dichiara di ritirare la proposta avanzata nel gennaio 2021 ha portato inevitabilmente alla presa d’atto da parte di Agcom della non conformità ai requisiti previsti dalla normativa europea”.

Il commento di Dario Denni (Europio Consulting)

In proposito, si segnala anche l’intervento di Dario Denni, fondatore di Europio Consulting, che sempre su Linkedin: “Chi mi segue sa che non ho mai considerato la proposta di #coinvestimento di #tim perfettamente aderente alla previsione del codice perchè probabilmente era solo un semplice impegno per un’offerta di acquisto di capacità con una società controllata e titolare della sola rete secondaria. Dopo 2anni di lavoro di Agcom (e alcuni accordi conclusi) sembra che addirittura TIM abbia ritirato la proposta perchè non accetta i rilievi dell’Autorità. Calcolando che ogni risorsa di agcom costa in media 200k/€ l’anno e immagino che sul dossier abbia lavorato un pool di almeno 10 persone molto qualificate – in un mondo ideale (ma non è questo) si dovrebbe quantomeno chiedere a TIM di ristorare il lavoro di queste risorse impiegate per due anni. Forse è solo una mancanza di previsione del Codice che si è affrettato a regolare fattispecie creative che non nascono dal mercato ma da impulsi di parte. Ci possono essere mille ragioni di convenienza a non voler proseguire il percorso intrapreso, ma non trovo sostenibile che ci si possa sottrarre impunemente ad un procedimento solo perchè non si condividono i rilievi dell’Autorità. Il meccanismo, probabilmente, va rivisto”.

Cosa prevedeva il coinvestimento

Si chiude così un ciclo, con un modello che non aveva mai convinto che prevedeva, così come disciplinato dagli articoli 76 e 79 CECE:

– la realizzazione, entro il 30 aprile 2026, di una nuova rete FTTH/B4 in rete di accesso secondaria “punto-punto” in 2.549 Comuni delle aree grigie e nere individuate da Infratel nella mappatura 2021 per una copertura target totale di 9,7 milioni di UIT;

– la condivisione del rischio a lungo termine attraverso quattro differenti tipologie di accordi strutturali di acquisto (one-way access model) di accessi semi-GPON e collegamenti in fibra Punto-Punto (P2P) in rete secondaria;

– la possibilità di partecipare al co-investimento anche attraverso l’acquisito di una partecipazione nel capitale sociale di FiberCop o di eventuali veicoli locali.

Agcom, non approvata la proposta di impegni presentata da Tim

In serata la nota di Agcom:

“L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nella riunione di Consiglio del 20 dicembre 2023, a maggioranza, con il voto contrario della commissaria Elisa Giomi, non ha approvato la proposta di Impegni notificata da TIM ai sensi degli articoli 87 e 90 del Codice delle comunicazioni elettroniche (articoli 76 e 79 del Codice europeo delle comunicazioni elettroniche) relativa al coinvestimento per la realizzazione di nuove reti ad altissima capacità – VHCN (delibera n. 339/23/CONS).

Il procedimento era iniziato su richiesta di TIM nel mese di gennaio 2021 e si era dipanato attraverso una serie di interlocuzioni formali con la società.

Da ultimo, il 9 febbraio 2023, l’Autorità aveva comunicato a TIM le conclusioni preliminari, rappresentando in particolare l’impossibilità di poter considerare il meccanismo di inflazione proposto pienamente compatibile con le previsioni dell’articolo 87 in quanto, per come strutturato, non garantiva ai coinvestitori una concorrenza efficace e sostenibile nel lungo termine. È stata pertanto evidenziata la necessità di integrare l’Offerta, attraverso specifiche richieste di modifica, al fine di garantirne la piena conformità alle disposizioni del Codice delle comunicazioni elettroniche.

TIM non ha provveduto a trasmettere la nuova ed aggiornata versione dell’offerta di coinvestimento come richiesto da AGCOM. L’Autorità, pertanto, in ragione del tempo trascorso, il 6 dicembre 2023 ha invitato la società a inviare una nuova versione dell’offerta che tenesse conto di quanto indicato nelle valutazioni preliminari, precisando che il mancato riscontro sarebbe stato considerato come definitiva volontà di TIM di non volere portare avanti il procedimento.

In risposta a tale invito, il 15 dicembre 2023, TIM ha formalmente comunicato l’impossibilità di accogliere le richieste formulate dall’Autorità, evidenziando inoltre che avrebbe provveduto a rimuovere l’offerta di coinvestimento dai siti wholesale di TIM e FiberCop per assicurare a tutto il mercato la doverosa trasparenza.

Alla luce di quanto da ultimo rappresentato da TIM, restando confermate le valutazioni operate nelle conclusioni preliminari del 9 febbraio 2023, l’offerta di coinvestimento di TIM (nella sua versione contenente la previsione di un meccanismo di indicizzazione dei prezzi) ed i relativi Impegni non sono stati approvati, in quanto non soddisfano le condizioni indicate al comma 2 dell’articolo 87 del Codice.

Il trattamento normativo concernente i servizi di accesso passivo alla rete secondaria di FiberCop sarà pertanto esaminato dall’Autorità nel contesto dell’analisi coordinata dei mercati dell’accesso, in corso di finalizzazione, che definirà il quadro di regole dirette a disciplinare l’accesso alle reti fisse di TIM/FiberCop per i prossimi cinque anni, tra cui anche quelle relative al  servizio  di accesso alla rete  secondaria (semi-GPON). Nelle more della conclusione della nuova analisi di mercato, TIM è tenuta comunque a concedere l’accesso alla propria rete a condizioni non discriminatorie ai sensi della regolamentazione vigente”.

Giomi (Agcom): ‘Tim si ritira dal co-investimento scaricando la decisione su Agcom’

A stretto giro la nota indipendente della commissaria Agcom Elisa Giomi:

“Ho votato contro l’approvazione della delibera con cui AgCom ha rigettato l’offerta di co-investimento presentata da TIM per prendere le distanze dall’ennesima condotta elusiva dell’azienda, che ha scaricato la responsabilità della scelta su Agcom, e dall’atteggiamento condiscendente dell’Autorità, i cui Uffici hanno tenuto per tre anni interazioni quasi negoziali con TIM, e il cui Consiglio oggi non batte ciglio di fronte al ritiro dell’offerta dell’ex monopolista, così vanificando le infinite energie e risorse spese nella gestione di questo impegnativo dossier”.

“TIM ha messo in piedi un progetto complesso quale il co-investimento con tanto di contratti stipulati con altri operatori di mercato -per di più concorrenti-  fuori dal quadro regolamentare, inanellando una sequenza di incoerenze, incluso tornare sui propri passi proprio all’indomani dell’invio del progetto per il vaglio finale della Commissione europea, mantenendo un silenzio di quasi un anno dall’ultima richiesta di modifiche dell’Autorità.

Agcom ha tenuto una linea di complessiva passività dinanzi a  quella che fin da subito è apparsa una proposta “prendere o lasciare” da parte di TIM, dunque in conflitto con lo spirito di una norma europea pensata per favorire un processo di partecipazione costruttiva finalizzata a co-investire e sviluppare rapidamente la rete in fibra coprendo ogni angolo del Paese con l’apporto di tutti”.

“Oltre ad una preziosa occasione persa, la mancata approvazione dell’offerta di coinvestimento lascia sul campo una situazione di forte incertezza e discriminazione, perché solo alcuni operatori hanno avuto ad oggi la possibilità di accedere ai collegamenti in fibra a prezzi molto bassi, situazione che può compromettere le dinamiche di mercato con effetti dannosi soprattutto per i consumatori, che si vedono inoltre riportare le lancette indietro di 10 anni: 
TIM è tornata a pianificare e richiedere la chiusura delle centrali in molti casi senza aver prima sostituito il rame con la fibra, e nulla ha obiettato sul punto l’Autorità.

Infine, anche in questa ultima occasione ho chiesto di pubblicare i contributi alla consultazione inviati da tutti gli operatori ricevendo però un diniego inspiegabile da parte del Consiglio, a dispetto dei passi avanti che avevamo ultimamente fatto in materia di trasparenza dell’attività dell’amministrazione pubblica”.

Leggi anche: Fibercop, Tim notifica ad Agcom offerta coinvestimento su rete secondaria

https://www.key4biz.it/tim-giacomelli-agcom-firma-la-fine-del-progetto-di-coinvestimento/473748/




Swisscom in concorrenza con Iliad per Vodafone Italia? In ballo anche WindTre?

Consolidamento delle Tlc in fieri nel nostro paese, gli operatori si stanno organizzando in vista di un domino che potrebbe coinvolgere un po’ tutti i player di mercato. A valle dello scorporo della rete Tim, al centro delle voci oggi c’è Vodafone Italia.

Rumors su Swisscom Vodafone Italia

Dopo l’offerta formale da 8,5 miliardi da parte di Iliad, si prevede un certo periodo di negoziato. Tanto più che, secondo Bloomberg, anche Swisscom, casa madre di Fastweb, sarebbe interessata a rilevare gli asset mobili di Vodafone Italia.

Un’offerta da parte dell’operatore elvetico sarebbe in fase di preparazione.

Il possibile accordo unirebbe il servizio mobile di Vodafone con l’operatore a banda larga in fibra Fastweb, controllato da Swisscom, secondo Bloomberg.

Swisscom e Vodafone sarebbero in trattative per discutere i termini e un’offerta formale potrebbe essere annunciata già il mese prossimo.

Lunedì scorso Vodafone ha confermato che stava “esplorando opzioni con più parti” per unire o vendere le sue attività di telecomunicazioni in Italia. In altre parole, Vodafone ha semplicemente confermato che sta vagliando diverse possibilità con diversi player. Al momento non c’è alcun negoziato esclusivo e Vodafone sta valutando diversi scenari.

Come sarà la prossima Commissione Ue?

Resta da capire se la prossima Commissione Ue, diversamente da quella attuale, lascerà cadere il cosiddetto dogma dei quattro operatori in nome della concorrenza. Facilitando così il processo di consolidamento del mercato, invocato dagli operatori.

L’annuncio di Vodafone ha fatto seguito a una dichiarazione di lunedì della francese Iliad SA in cui si affermava di aver presentato una proposta alla società britannica per creare una nuova società di joint venture che unisca Vodafone Italia e Iliad Italia.

Iliad ha affermato che la sua proposta conferisce a Vodafone Italia un valore aziendale di 10,45 miliardi di euro e a Iliad Italia un valore di 4,45 miliardi. Ciascuna parte riceverebbe una partecipazione del 50% nella nuova società, con le valutazioni bilanciate da un pagamento in contanti di 6,5 miliardi a Vodafone, rispetto ai soli 500 milioni per Iliad. Sia Vodafone che Iliad riceverebbero inoltre 2 miliardi di prestiti dagli azionisti.

Iliad ha affermato che la fusione creerebbe “la società di telecomunicazioni più innovativa in Italia”, con un fatturato annuo di circa 5,8 miliardi.

La proposta ha il sostegno unanime del consiglio di amministrazione di Iliad e del suo principale azionista Xavier Niel.

Vedremo come andrà a finire.

Remedies in caso di fusione

Quel che è certo è che qualsiasi tipo di operazione prevede il via libera della Commissione Ue e l’imposizione di remedies in una eventuale fusione fra Iliad e Vodafone in Italia. In caso di sovrapposizione di asset, in particolare di risorse frequenziali in banda 700 Mhz, la Commissione potrebbe imporre la cessione aprendo alla possibile acquisizione di frequenze da parte di altri player.

In questo caso, sempre in via ipotetica, Fastweb potrebbe farsi avanti. Il prezzo delle frequenze 700 Mhz oggi potrebbe essere di gran lunga inferiore a quello sborsato in sede di asta nel 2018.

All’epoca Fastweb non aveva partecipato all’asta per i 700 Mhz e i 3.6-3.8 Ghz.

Cosa è cambiato da allora?

Tra l’altro, Fastweb ha un accordo con WindTre per la realizzazione congiunta della rete 5G.

Iliad e WindTre già insieme nelle aree bianche

Un altro scenario emerso è la possibile fusione fra Iliad e Wind Tre, che tra le altre cose sono già socie in Zefiro, l’operatore wholesale only attualmente limitato alle aree bianche, che un domani potrebbe allargarsi anche al resto del mercato.  

Sullo sfondo infine c’è la scadenza del 12 febbraio, quando la cessione della rete WindTre al fondo EQT dovrebbe essere formalizzata dopo l’annuncio. Operazione che per il momento è in sospeso. E non sembra nemmeno così scontata.

In tutto questo, resta poi da vedere quale sarà l’impatto del riassetto complessivo del mercato sulla ServCo, la società dei servizi di Tim che resterà dopo lo scorporo della rete il cui futuro preoccupa il mercato.

https://www.key4biz.it/swisscom-in-concorrenza-con-iliad-per-vodafone-italia-in-ballo-anche-windtre/473570/




AIIP, realizzato il primo oscuramento in 30 minuti con il software anti pirateria

Gli operatori dell’Associazione Italiana Internet Provider, costituita da oltre 60 operatori di telecomunicazioni leader nel segmento PMI nell’alta infrastrutturazione in fibra ottica nei servizi datacenter e cloud “made in Italy”, completano per primi un oscuramento anti-pirateria, realizzando a tempo record il software di interfacciamento al sistema “Piracy Shield” di AGCOM – Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, realizzato per procedere ad oscuramenti telematici tempestivi di siti di distribuzione illegale di contenuti live, sportivi e non, protetti da diritto d’autore, come previsto dalla delibera n. 189/23/CONS che ha modificato, integrandolo, il Regolamento per la tutela del diritto d’autore on line (delibera n. 680/13/CONS).

Come funziona il software?

Il software sviluppato è totalmente automatico, e si interfaccia direttamente via API al sistema Piracy Shield, effettuando i filtraggi sempre entro i 30 minuti dalla pubblicazione di un ticket di oscuramento da parte dei detentori dei diritti; ogni associato AIIP avrà a disposizione gratuitamente il programma sviluppato, permettendo una rapidissima implementazione dei sistemi di oscuramento lato operatori, prevista entro il 31 Gennaio 2024 (delibera n. 321/23/CONS).

“In analogia a quanto fatto con il Parental Control, l’Associazione è sempre proattiva e costruttiva sia nei confronti dell’Autorità, fornendo contributi pertinenti e competenti in tema di sicurezza informatica, funzionalità e affidabilità delle piattaforme software, sia nei confronti dei propri associati, producendo consulenze e software per mantenere gli operatori associati sempre conformi alle necessità regolamentari del mercato delle telecomunicazioni italiane”, spiega il presidente di AIIP Giovanni Zorzoni, aggiungendo “l’interlocuzione all’interno del Tavolo antipirateria è stata estremamente proficua, e mi preme evidenziare l’ottima sintesi ottenuta con i soggetti partecipanti, dai colleghi operatori, in particolare WindTre e TIM, fino ai molteplici detentori dei diritti e rappresentanti della Lega Serie A”.

Il vicepresidente di AIIP, Giuliano Peritore, aggiunge: “La collaborazione responsabile fra Istituzioni, titolari dei diritti d’autore e operatori ha permesso di raggiungere in tempi estremamente contenuti gli obiettivi prefissati, sostenuti con grande impegno del Commissario Massimiliano Capitanio. Per AIIP il rispetto delle leggi vigenti, e nello specifico del diritto d’autore, nonché il mantenimento del buon funzionamento della rete Internet, sono principi entrambi imprescindibili che è necessario rendere sempre compatibili. È anche da rimarcare il lavoro eccellente a tutela della sicurezza informatica, esigenza rimarcata fin dagli inizi dall’Associazione, con la collaborazione dell’ACN, cui va un doveroso ringraziamento per il prezioso contributo”.

Giovedì 21 l’associazione ha convocato una riunione tra gli associati per illustrare gli ultimi aggiornamenti sul lavoro svolto sia nei tavoli con l’Autorità, sia rispetto l’implementazione software realizzata che sarà resa disponibile ad ogni associato in forma open source.

https://www.key4biz.it/aiip-realizzato-il-primo-oscuramento-in-30-minuti-con-il-software-anti-pirateria/473336/




Iliad, proposta di fusione con Vodafone in Italia. Offerti 8,5 miliardi

Iliad ha avanzato un’offerta di fusone a Vodafone Italia. La proposta valorizza Vodafone Italia a 10,45 miliardi di euro. Vodafone riceverebbe 8,5 miliardi di euro in contanti (6,5 miliardi) e sotto forma di prestito soci (2 miliardi) nell’ambito della fusione. L’offerta valuta Iliad Italia 4,45 miliardi di euro. Iliad otterrebbe il 50% della nuova entità, un pagamento in contanti di 500 miliardi di euro e un finanziamento soci di 2 miliardi di euro. La nuova entità realizzerebbe un fatturato annuo di 5,8 miliardi e un Ebitdaal di 1,6 miliardi di euro per l’esercizio finanziario che terminerà a marzo 2024.

C’è da dire che Iliad detiene già il 2,5% delle azioni di Vodafone group.

Dal canto suo, Vodafone Group prende atto dell’annuncio odierno di Iliad relativo alla proposta di fusione tra Vodafone Italia e Iliad Italia.

Coerentemente con le sue precedenti dichiarazioni, Vodafone è favorevole al consolidamento del mercato nei Paesi in cui non riesce a ottenere un adeguato ritorno sul capitale investito e conferma che sta esplorando le opzioni con diverse parti per raggiungere questo obiettivo in Italia, anche attraverso una fusione o una cessione.

Non vi è alcuna certezza che alla fine venga concordata una transazione. Se necessario, verrà fatto un ulteriore annuncio quando sarà opportuno.

Offerta da 11 miliardi per il 100% di Vodafone Italia rispedita al mittente a febbraio 2022

Non è la prima volta che l’operatore francese avanza un’offerta per rilevare Vodafone Italia. A febbraio del 2022 la società di Xavier Neil aveva messo sul piatto 11 miliardi per rilevare il 100% di Vodafone Italia, un’offerta rispedita al mittente perché considerata troppo bassa. Difficilmente questa volta l’operatore guidato da Margherita della Valle potrà rifiutare l’offerta. Quella presentata oggi non è più un’offerta di acquisto, ma piuttosto un raggruppamento delle attività italiane dei due gruppi.

Leggi anche: Iliad, sul piatto 11 miliardi ma Vodafone Italia rifiuta: offerta troppo bassa

Iliad accelera su Vodafone Italia. Ma il prezzo è giusto?

Termini della fusione

Nell’ambito di questa operazione, ciascuno dei due gruppi otterrebbe il 50% del capitale dell’entità risultante dalla fusione, denominata NewCo, ha precisato Iliad in un comunicato. La proposta di Iliad valuta Vodafone Italia 10,45 miliardi di euro e Iliad Italia 4,45 miliardi di euro.

“Nell’ambito dell’operazione proposta, Iliad avrebbe un’opzione call sulla partecipazione di Vodafone in NewCo e potrebbe acquisire ogni anno una quota pari al 10% del capitale sociale di NewCo ad un prezzo per azione pari al valore delle azioni. Nel caso in cui Iliad scegliesse di esercitare tutte le opzioni call, ciò genererebbe un ulteriore importo di 1,95 miliardi di euro in contanti per Vodafone”, ha indicato Iliad nel suo comunicato stampa. Questa operazione ridurrebbe da cinque a quattro il numero degli operatori presenti nel mercato mobile italiano nell’ottica di quel consolidamento auspicato da più parti nella industry.

Potenziale creazione dell’operatore challenger di telecomunicazioni più innovativo in Italia

Grazie all’unione di competenze e talenti di iliad e Vodafone, si legge nella nota aziendale, la NewCo diventerebbe il protagonista sul mercato italiano delle telecomunicazioni per investimenti in tecnologie all’avanguardia e soluzioni customer-centric, supportando e accelerando la transizione digitale del Paese e in particolare l’adozione della fibra ottica.

La combined entity beneficerebbe in particolare dell’approccio innovativo di iliad alla connettività, all’accessibilità e all’inclusività digitale, unitamente all’expertise di Vodafone nel B2B.

La fusione proposta creerebbe l’operatore più innovativo in un mercato italiano con 5 operatori di rete mobile e oltre 10 fornitori di broadband fissa.

L’offerta di business combination costituisce una proposta altamente attrattiva per gli stakeholders di Vodafone

L’enterprise value proposto da iliad per Vodafone Italia, pari a 10,45 miliardi di euro, rappresenterebbe un premio significativo in termini di multiplo dell’EBITDAaL, riflettendo l’alto potenziale di NewCo quale primario operatore di telecomunicazioni sul mercato italiano a seguito della fusione:

  • Sulla base dell’EBITDAaL stimato di Vodafone Italia di 1,34 miliardi di euro per l’esercizio 2024 (secondo il consensus dei broker), l’operazione proposta implica un multiplo dell’EBITDAaL di 7,8x, superiore al multiplo dell’EBITDAaL di 7,1x offerto da iliad nella sua offerta di 11,25 miliardi di euro di febbraio 2022.
  • Ipotizzando 300 milioni di euro di oneri intercompany e ulteriori oneri al di sotto dell’EBITDAaL, utilizzando un rapporto oneri/ricavi simile a quello ricavabile dai dati pubblicamente disponibili relativi all’operazione Zegona/Vodafone Spagna, il multiplo dell’EBITDAaL rettificato sarebbe pari a 10x.

La proposta riconosce valore e liquidità a Vodafone. L‘operazione soddisferebbe inoltre l’obiettivo pubblicamente dichiarato da Vodafone di trasformare e semplificare il gruppo.    

Nell’ambito della transazione proposta, iliad avrebbe un diritto di opzione (call option) sulla partecipazione di Vodafone in NewCo con facoltà di acquisire ogni anno il 10% del capitale azionario di NewCo ad un prezzo per azione pari all’equity value al closing. Nel caso in cui iliad decidesse di esercitare interamente le opzioni call, ciò genererebbe ulteriori 1,95 miliardi di euro di liquidità per Vodafone.

Il finanziamento dell’operazione è supportato da primarie banche internazionali.

La proposta mira a creare un operatore forte con un solido profilo finanziario

La combined entity genererebbe un fatturato di circa 5,8 miliardi di euro e un EBITDAaL di circa 1,6 miliardi di euro per l’esercizio finanziario che si concluderà a marzo 2024 . Inoltre, beneficerebbe di sinergie annuali previste di oltre 600 milioni di euro in Opex + Capex.

Al closing della fusione proposta, la leva finanziaria si situerebbe al 4,5x di debito netto rispetto all’EBITDAaL, con l’obiettivo di scendere al di sotto di 3x tre anni dopo il closing.

Thomas Reynaud, CEO del Gruppo iliad, ha dichiarato: “Il contesto di mercato in Italia richiede la creazione dell’operatore challenger di telecomunicazioni più innovativo, con la capacità di competere e creare valore in un ambiente competitivo. Riteniamo che i profili e le competenze complementari di iliad e Vodafone in Italia ci permetterebbero di costruire un operatore forte con la capacità e la solidità finanziaria necessarie per investire nel lungo termine. La NewCo sarebbe pienamente impegnata nell’accelerazione della transizione digitale del Paese e in particolare nell’adozione della fibra ottica e nello sviluppo del 5G, con oltre 4 miliardi di euro di investimenti previsti nei prossimi 5 anni”.

https://www.key4biz.it/iliad-proposta-di-fusione-con-vodafone-in-italia-offerti-85-miliardi/472724/




Tim, Vivendi presenta ricorso contro la vendita di NetCo. Francesi pronti a uscire?

Come previsto, Vivendi ha depositato oggi al tribunale di Milano il ricorso contro la delibera del 5 novembre scorso del Cda di Tim sulla vendita di NetCo al fondo statunitense KKR, definita illegittima.

L’udienza, secondo LaPresse, sul ricorso depositato da Vivendi contro la delibera con cui il Cda di Tim ha approvato l’operazione di vendita della rete a Kkr, chiedendone l’annullamento ma non la sospensione cautelare, non si terrà prima di metà aprile. E’ quanto si apprende da fonti del Tribunale di Milano.

Il mercato ha accolto positivamente la mancata richiesta di sospensiva, per cui il processo di vendita va avanti e i firmati contratti restano validi, con il titolo Tim che è arrivato a guadagnare più del 5%.

Leggi anche: Tim, Vivendi pronta a dare battaglia. Cda verso la proroga su Sparkle. Rossi in uscita

Chiesto di annullare la decisione del Cda

Nel suo reclamo, che beneficia di un procedimento accelerato, Vivendi chiede al tribunale di annullare la decisione del consiglio di amministrazione di TIM di vendere la rete per un importo di 19 miliardi di euro. La denuncia non chiede la sospensione immediata della transazione, dicono le fonti.

Vivendi aveva dichiarato che non avrebbe sostenuto la vendita della rete fissa di TIM qualora non ne fosse stato riconosciuto il fair value. L’azienda ha più volte indicato di essere contraria a qualsiasi offerta inferiore a 30 miliardi di euro. Inoltre, TIM ha convalidato tale trasferimento senza convocare l’assemblea dei soci.

Vivendi pronta a uscire?

Vivendi starebbe studiando varie opzioni per la sua partecipazione di 1,3 miliardi di euro nell’ex monopolio italiano delle telecomunicazioni. Secondo fonti vicine alla vicenda citate da Bloomberg, Vivendi avrebbe parlato con alcuni consulenti per valutare le possibili opzioni, compresa la vendita della sua quota che sfiora il 24%. Tale operazione potrebbe far parte di una più ampia revisione di Vivendi, che mercoledì ha annunciato l’intenzione di dividersi in tre parti: Canal+, Havas e una holding con partecipazioni quotate e non quotate nei settori della cultura, dei media e dell’intrattenimento.

In serata la nota di Tim

“TIM comunica di aver ricevuto in data odierna la notifica di un ordinario atto di citazione da parte di Vivendi, nel quale viene contestata la legittimità della delibera consiliare assunta dalla società in data 5 novembre, con cui è stata approvata la cessione della cosiddetta NetCo”, si legge nella nota.

Come previsto, Tim conferma che “Si segnala che Vivendi non ha formulato alcuna richiesta cautelare, né ha chiesto di inibire in via d’urgenza l’esecuzione della delibera e degli atti negoziali conseguenti”.

“Le attività previste dagli accordi con KKR finalizzate al closing dell’operazione proseguiranno,
pertanto, secondo quanto previsto, senza ritardi o interruzioni”.

“Quanto al contenuto dell’iniziativa di Vivendi (preannunciata da mesi al mercato con effetti sull’andamento dei corsi di Borsa), si fa presente che essa si fonda su argomenti che la Società ha già analizzato in dettaglio al momento dell’approvazione dell’operazione e che un confronto prodromico, pure più volte ricercato dalla Società, avrebbe forse aiutato in una migliore comprensione della vicenda e della sua legittimità ed evitato di prolungare nel tempo un clima di incertezza ed instabilità a danno degli azionisti e degli altri stakeholders di TIM”, chiude.

Leggi anche: Vivendi, il progetto di scissione piace alla Borsa

https://www.key4biz.it/tim-vivendi-presenta-ricorso-contro-la-vendita-di-netco-francesi-pronti-a-uscire/472543/




5G a Roma, il Tar dà ragione a Vodafone: ok all’accesso agli atti di gara negato da Gualtieri

Non c’è pace per la gara da 100 milioni per il 5G a Roma appena pubblicizzata dal sindaco Gualtieri e aggiudicata da Boldyn Networks. Sono passati appena due giorni dalla conferenza stampa in Campidoglio per presentare il progetto, ma non si placano le rimostranze delle telco, irritate per non essere coinvolte nel progetto finito in esclusiva all’operatore canadese, vero outsider del 5G della Capitale.

Il Tar del Lazio ha accolto il 13 dicembre il suo ricorso contro il diniego all’accesso agli atti della gara “Roma5G” opposto da Roma Capitale. Roma Capitale che a sua volta aveva incassato un via libera del Tar, che però adesso si è pronunciato a favore di un operatore.  

30 giorni di tempo per produrre la documentazione

Con questa sentenza il TAR del Lazio ordina che entro 30 giorni Roma Capitale consenta a Vodafone l’accesso agli atti di gara, tra cui la corrispondenza intercorsa tra Roma Capitale e il soggetto aggiudicatario, i verbali delle sedute di gara e la documentazione tecnica ed economica presentata dal RTI aggiudicatario.

Aggiudicazione a rischio?

Il TAR ha ritenuto che, nonostante Vodafone non abbia partecipato alla gara, sia comunque legittimata a visionare questi documenti avendo impugnato l’intera procedura di gara ed essendo ancora possibile portare avanti questa contestazione. Non solo, il TAR ha anche affermato che avendo partecipato alla gara un unico concorrente non può escludersi che l’eventuale annullamento dell’aggiudicazione a questo unico concorrente possa portare l’amministrazione capitolina a dover annullare l’intera procedura di gara in autotutela.

Il vero nodo è il project financing

“Fermo quanto precede, il Collegio ritiene che Roma Capitale non possa negare il diritto della ricorrente di accesso documentale ex art. 22 della legge n. 241 del 1990 alla documentazione di gara soltanto perché Vodafone non ha partecipato alla procedura di gara (dei cui atti chiede l’ostensione).Ciò in quanto la ricorrente ha comunque impugnato l’intera procedura di gara, contestando la decisione stessa dell’Amministrazione capitolina di ricorrere allo strumento del project financing, di talché non si può astrattamente escludere che l’ostensione della documentazione di gara sia utile alla coltivazione di detta

censura”.

Quindi, al centro del ricorso di Vodafone c’è lo strumento stesso che è stato scelto da Roma capitale per aggiudicare la gara, vale a dire il project financing.

La gara potrebbe essere annullata

La gara potrebbe essere annullata oppure lo stesso Campidoglio potrebbe decidere di annullarla, in regime di autotutela, si legge nella sentenza. “Va aggiunto, inoltre, che se per un verso è vero che la ricorrente non ha partecipato alla procedura di gara, per altro verso è anche vero, però, che alla gara ha partecipato un unico concorrente (id est il RTI BNI), sicché l’eventuale annullamento del provvedimento di aggiudicazione di tale gara (per vizi ipoteticamente ricavabili dall’esame della documentazione oggetto di ostensione) ben potrebbe spingere l’amministrazione ad un annullamento in autotutela dell’intera procedura competitiva e alla riedizione della stessa con modalità diverse. Ciò che conferma l’esistenza di un interesse concreto, diretto ed attuale della ricorrente all’ostensione della documentazione di gara”.

C’è da dire che anche lo scorso mese di marzo, quando emerse il progetto di Boldyn Networks, furono sollevate riserve sulla fattibilità tecnica del progetto, che non prevede la posa di antenne e tralicci (necessari soprattutto per le reti DAS indoor e outdoor delle stazioni) ma soltanto di small cells e WiFi.  

https://www.key4biz.it/5g-a-roma-il-tar-da-ragione-a-vodafone-ok-allaccesso-agli-atti-di-gara-negato-da-gualtieri/472472/




Tra FWA e gaming, il 5G continua a crescere

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Il 5G non guarda in faccia nessuno, fa spallucce di fronte a guerre e inflazione galoppante e continua a raccogliere successi.

Secondo l’ultimo Mobility Report di Ericsson, infatti, “la domanda per la connettività altamente performante rimane resiliente di fronte alle attuali sfide economiche e alle tensioni geopolitiche in alcuni mercati”, raggiungendo globalmente, nel 2023, 600 milioni di nuovi abbonamenti.

La maggior parte delle reti 5G attualmente in uso sono non autonomamente dipendenti, ma sta crescendo il numero di fornitori di servizi di comunicazione che implementano il 5G autonomo (SA), in grado di offrire maggiori possibilità per supportare situazioni d’uso nuove e più versatile sia per i consumatori che per le imprese.

Solo con un’architettura autonoma è possibile venire incontro a usi 5G che richiedono latenza limitata nel tempo, velocità più elevate, maggiore capacità o benefici derivanti dal network slicing (l’approccio che, nel 5G, permette di creare diverse reti virtuali all’interno di una singola rete fisica, consentendo ai fornitori di servizi di ottimizzare e personalizzare la rete per soddisfare esigenze specifiche di diversi tipi di utenti e applicazioni).

5G e le sfide da affrontare: banda media e ambienti interni

Ad oggi, secondo il rapporto, più di 40 fornitori di servizi hanno implementato o lanciato il 5G SA in reti pubbliche.

Il dispiegamento del 5G è tuttavia ancora lontano dall’essere completo: è necessaria un’ulteriore densificazione dei siti 5G a banda media per vivere un’esperienza completa, e si stima che entro la fine del 2023 il 5G a banda media sarà implementato in circa il 30% dei siti 4G esistenti a livello globale.

L’incremento continuo del traffico dati rimane un forte motore di domanda per le reti mobili, con la maggior parte del traffico generato al chiuso, dove le persone trascorrono la maggior parte del loro tempo.

C’è, quindi, un crescente bisogno di estendere la copertura del 5G a banda media anche negli ambienti interni per garantire un’esperienza 5G completa.

Per quanto riguarda l’industria manifatturiera, infine, la connettività wireless sta diventando un fattore chiave per il rendimento delle linee di produzione, visto che i processi di fabbrica non possono tollerare ritardi di rete intermittenti o aree senza copertura.

Dietro alla crescita, FWA, gaming e banda mobile migliorata

Venendo alle previsioni di dati, secondo il rapporto le sottoscrizioni mobili 5G supereranno i 5,3 miliardi entro il 2029, quasi il quadruplo di oggi: nel terzo trimestre del 2023, infatti, sono state aggiunti 163 milioni di sottoscrizioni 5G, per un totale di 1,4 miliardi.

Malgrado il panorama macroeconomico e geopolitico sia tutt’altro che tranquillo, come si è visto la crescita di questa tecnologia non accenna a fermarsi: circa 280 fornitori di servizi in tutto il mondo hanno appena lanciato servizi 5G commerciali.

Tra i servizi 5G più comuni per i consumatori ci sono la banda larga mobile migliorata (eMBB) e l’accesso wireless fisso (o FWA, ormai diffuso molto in Italia per la sua versatilità e la capacità di raggiungere anche zone remote, come si può vedere dal comparatore di SOSTariffe.it sulle migliori offerte Internet casa). In più ci sono ovviamente il gaming e alcuni servizi basati su realtà aumentata e realtà virtuale.

Il Nord America è leader mondiale nella crescita delle sottoscrizioni al 5G, con una previsione di penetrazione del 61% entro la fine del 2023, di gran lunga il dato più alto in questo senso a livello globale.

Seguono il Nord Est dell’Asia con il 41%, i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) con il 34% e l’Europa Occidentale con (appena) il 25%, un dato che fa percepire in modo chiaro come sia ormai altre le realtà più pronte ad abbracciare tecnologie innovative.

5G: il caso dell’India

La crescita delle sottoscrizioni 5G è stata anche superiore alle aspettative in India, con una previsione di penetrazione dell’11% entro la fine del 2023.

Inutile ricordare quanto sia cruciale il mercato del Paese più popolato del mondo (o in procinto di diventarlo: la sfida con la Cina si gioca nell’ordine del milione di abitanti, su circa un miliardo e mezzo totali, e o il sorpasso è già avvenuto quest’anno o sarà cosa fatta nei primi mesi del 2023).

Va ricordato che in India il lancio del 5G è avvenuto appena un anno fa, nell’ottobre 2022, e già si notano impressionanti implementazioni: si prevede che le sottoscrizioni raggiungeranno i 130 milioni nel 2023 e che cresceranno fino a 860 milioni entro il 2029.

Entro un anno dal lancio del 5G, i principali fornitori di servizi indiani hanno introdotto anche servizi di accesso wireless fisso 5G (FWA),  un’importante opportunità di reddito nella regione.

5G, 4G e 3G: i numeri, mentre si guarda già al 6G

Le sottoscrizioni globali al 5G raggiungeranno 1,6 miliardi entro la fine di quest’anno e tale numero sarà pari al 18% di tutte le sottoscrizioni mobili.

L’anno in cui il 5G diventerà la tecnologia mobile dominante per numero di sottoscrizioni sarà il 2028; quando nel 2029 si supereranno i citati 5,3 miliardi, si tratterà del 58% di tutte le sottoscrizioni mobili in quel momento. In Nord America e nei Paesi del GCC la penetrazione del 5G nel 2029 sarà la più alta, rispettivamente con il 92% e l’85%.

E il 4G? Continua a crescere, ma sempre più a rilento, come accade invariabilmente con le tecnologie matura.

Le sottoscrizioni per il 4G sono infatti aumentate di appena 6 milioni nel terzo trimestre del 2023 e hanno raggiunto i 5,2 miliardi, che si può considerare il valore di picco: poi comincerà inesorabile il crollo, e scenderanno a 3,2 miliardi entro la fine del 2029, man mano che gli abbonati migreranno verso il 5G (e nel frattempo si comincerà a parlare di 6G, il cui standard verrà formalizzato nel 2025 e l’arrivo è previsto intorno al 2030; il 2028, per il libro bianco di Samsung).

Infine, durante il terzo trimestre, le sottoscrizioni 3G sono diminuite di 61 milioni, mentre le sottoscrizioni solo GSM/EDGE sono diminuite di 55 milioni e altre tecnologie di circa 2 milioni.

La Cina ha avuto il maggior numero netto di ”nuove“ sottoscrizioni con i vecchi standard durante l’ultimo trimestre, con un incremento di 13 milioni, seguita dall’India con 12 milioni e dagli Stati Uniti con 3 milioni.

https://www.key4biz.it/tra-fwa-e-gaming-il-5g-continua-a-crescere/472415/