Tra FWA e gaming, il 5G continua a crescere

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Il 5G non guarda in faccia nessuno, fa spallucce di fronte a guerre e inflazione galoppante e continua a raccogliere successi.

Secondo l’ultimo Mobility Report di Ericsson, infatti, “la domanda per la connettività altamente performante rimane resiliente di fronte alle attuali sfide economiche e alle tensioni geopolitiche in alcuni mercati”, raggiungendo globalmente, nel 2023, 600 milioni di nuovi abbonamenti.

La maggior parte delle reti 5G attualmente in uso sono non autonomamente dipendenti, ma sta crescendo il numero di fornitori di servizi di comunicazione che implementano il 5G autonomo (SA), in grado di offrire maggiori possibilità per supportare situazioni d’uso nuove e più versatile sia per i consumatori che per le imprese.

Solo con un’architettura autonoma è possibile venire incontro a usi 5G che richiedono latenza limitata nel tempo, velocità più elevate, maggiore capacità o benefici derivanti dal network slicing (l’approccio che, nel 5G, permette di creare diverse reti virtuali all’interno di una singola rete fisica, consentendo ai fornitori di servizi di ottimizzare e personalizzare la rete per soddisfare esigenze specifiche di diversi tipi di utenti e applicazioni).

5G e le sfide da affrontare: banda media e ambienti interni

Ad oggi, secondo il rapporto, più di 40 fornitori di servizi hanno implementato o lanciato il 5G SA in reti pubbliche.

Il dispiegamento del 5G è tuttavia ancora lontano dall’essere completo: è necessaria un’ulteriore densificazione dei siti 5G a banda media per vivere un’esperienza completa, e si stima che entro la fine del 2023 il 5G a banda media sarà implementato in circa il 30% dei siti 4G esistenti a livello globale.

L’incremento continuo del traffico dati rimane un forte motore di domanda per le reti mobili, con la maggior parte del traffico generato al chiuso, dove le persone trascorrono la maggior parte del loro tempo.

C’è, quindi, un crescente bisogno di estendere la copertura del 5G a banda media anche negli ambienti interni per garantire un’esperienza 5G completa.

Per quanto riguarda l’industria manifatturiera, infine, la connettività wireless sta diventando un fattore chiave per il rendimento delle linee di produzione, visto che i processi di fabbrica non possono tollerare ritardi di rete intermittenti o aree senza copertura.

Dietro alla crescita, FWA, gaming e banda mobile migliorata

Venendo alle previsioni di dati, secondo il rapporto le sottoscrizioni mobili 5G supereranno i 5,3 miliardi entro il 2029, quasi il quadruplo di oggi: nel terzo trimestre del 2023, infatti, sono state aggiunti 163 milioni di sottoscrizioni 5G, per un totale di 1,4 miliardi.

Malgrado il panorama macroeconomico e geopolitico sia tutt’altro che tranquillo, come si è visto la crescita di questa tecnologia non accenna a fermarsi: circa 280 fornitori di servizi in tutto il mondo hanno appena lanciato servizi 5G commerciali.

Tra i servizi 5G più comuni per i consumatori ci sono la banda larga mobile migliorata (eMBB) e l’accesso wireless fisso (o FWA, ormai diffuso molto in Italia per la sua versatilità e la capacità di raggiungere anche zone remote, come si può vedere dal comparatore di SOSTariffe.it sulle migliori offerte Internet casa). In più ci sono ovviamente il gaming e alcuni servizi basati su realtà aumentata e realtà virtuale.

Il Nord America è leader mondiale nella crescita delle sottoscrizioni al 5G, con una previsione di penetrazione del 61% entro la fine del 2023, di gran lunga il dato più alto in questo senso a livello globale.

Seguono il Nord Est dell’Asia con il 41%, i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) con il 34% e l’Europa Occidentale con (appena) il 25%, un dato che fa percepire in modo chiaro come sia ormai altre le realtà più pronte ad abbracciare tecnologie innovative.

5G: il caso dell’India

La crescita delle sottoscrizioni 5G è stata anche superiore alle aspettative in India, con una previsione di penetrazione dell’11% entro la fine del 2023.

Inutile ricordare quanto sia cruciale il mercato del Paese più popolato del mondo (o in procinto di diventarlo: la sfida con la Cina si gioca nell’ordine del milione di abitanti, su circa un miliardo e mezzo totali, e o il sorpasso è già avvenuto quest’anno o sarà cosa fatta nei primi mesi del 2023).

Va ricordato che in India il lancio del 5G è avvenuto appena un anno fa, nell’ottobre 2022, e già si notano impressionanti implementazioni: si prevede che le sottoscrizioni raggiungeranno i 130 milioni nel 2023 e che cresceranno fino a 860 milioni entro il 2029.

Entro un anno dal lancio del 5G, i principali fornitori di servizi indiani hanno introdotto anche servizi di accesso wireless fisso 5G (FWA),  un’importante opportunità di reddito nella regione.

5G, 4G e 3G: i numeri, mentre si guarda già al 6G

Le sottoscrizioni globali al 5G raggiungeranno 1,6 miliardi entro la fine di quest’anno e tale numero sarà pari al 18% di tutte le sottoscrizioni mobili.

L’anno in cui il 5G diventerà la tecnologia mobile dominante per numero di sottoscrizioni sarà il 2028; quando nel 2029 si supereranno i citati 5,3 miliardi, si tratterà del 58% di tutte le sottoscrizioni mobili in quel momento. In Nord America e nei Paesi del GCC la penetrazione del 5G nel 2029 sarà la più alta, rispettivamente con il 92% e l’85%.

E il 4G? Continua a crescere, ma sempre più a rilento, come accade invariabilmente con le tecnologie matura.

Le sottoscrizioni per il 4G sono infatti aumentate di appena 6 milioni nel terzo trimestre del 2023 e hanno raggiunto i 5,2 miliardi, che si può considerare il valore di picco: poi comincerà inesorabile il crollo, e scenderanno a 3,2 miliardi entro la fine del 2029, man mano che gli abbonati migreranno verso il 5G (e nel frattempo si comincerà a parlare di 6G, il cui standard verrà formalizzato nel 2025 e l’arrivo è previsto intorno al 2030; il 2028, per il libro bianco di Samsung).

Infine, durante il terzo trimestre, le sottoscrizioni 3G sono diminuite di 61 milioni, mentre le sottoscrizioni solo GSM/EDGE sono diminuite di 55 milioni e altre tecnologie di circa 2 milioni.

La Cina ha avuto il maggior numero netto di ”nuove“ sottoscrizioni con i vecchi standard durante l’ultimo trimestre, con un incremento di 13 milioni, seguita dall’India con 12 milioni e dagli Stati Uniti con 3 milioni.

https://www.key4biz.it/tra-fwa-e-gaming-il-5g-continua-a-crescere/472415/




5G a Roma si parte. Il Tar dà ragione a Gualtieri. Ecco il progetto di 97 milioni di euro: 100 piazze connesse più le metro

Roma può “accendere” il 5G. Con la sentenza di rigetto del ricorso proposto da Iliad Italia, il Tar del Lazio chiude il cerchio sulla legittimità e la conformità alla normativa euro-unitaria e nazionale della decisione dell’Amministrazione capitolina di subordinare alla procedura di project financing la realizzazione della rete 5G nella Capitale.

Già negli scorsi giorni i giudici avevano respinto i ricorsi proposti da Vodafone, Telecom e WindTre. Adesso con un’identica sentenza è arrivato anche il rigetto dell’impugnativa proposta da Iliad Italia.

La motivazione del Tar

I giudici hanno quindi ritenuto che “la scelta di Roma Capitale di subordinare al superamento di una procedura di project financing il diritto del singolo operatore economico di realizzare una specifica rete 5G (quale per l’appunto quella ‘soprasuolo’ e ‘sottosuolo’ di cui si è fatta promotrice l’odierna controinteressata) sia sostanzialmente conforme al quadro normativo euro-unitario e nazionale applicabile al caso de quo”.

In più, secondo il Tar, l’istruttoria condotta da Roma Capitale per verificare gli attuali livelli di qualità del servizio è “sfociata in un giudizio di inadeguatezza ed insoddisfacenza della rete presente sia nel sottosuolo che nel soprasuolo del territorio del comune di Roma”; e la ricorrente dal canto suo “non è riuscita a sovvertire tale chiaro esito istruttorio”.

Gualtieri: “Con 5G Roma davvero smart city. Piu efficienza e sicurezza, migliorerà qualità vita”

“Oggi presentiamo l’avvio di uno dei progetti più importanti che cambieranno la qualità della vita della città, rendendola davvero una smart city”. Ha detto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri presentando in Campidoglio l’avvio della fase operativa della realizzazione della rete 5G. “Tanti cantieri si vedono fisicamente – ha aggiunto – questo si vedrà meno nella sua dimensione materiale, ma lo sarà di più nel servizio che realizzerà. Renderà Roma la prima città al mondo con una infrastruttura così avanzata. Giunge alla sua fase di attuazione in tempi contenuti – ha spiegato Gualtieri – ci siamo fermati per attendere il giudizio del TAR che ci ha dato ragione riconoscendo la perfetta correttezza del nostro agire. Ora Boldyn può partire con lavori perché cosi Roma può diventare davvero una smart city, su tre capisaldi: velocità, latenza e densità. È una infrastruttura che riduce l’impatto ambientale perché le small cell hanno meno emissioni e si vedono meno delle grandi antenne”.

Ecco il progetto per Roma 5G

Il Comune di Roma e Boldyn Networks, uno dei maggiori neutral host provider al mondo, insieme ai suoi partner IFM S.p.A., Unidata S.p.A. e Cecchini S.r.l. hanno firmato l’accordo di concessione per la realizzazione di Roma 5G.

Un contratto da oltre 97 milioni di euro, dei quali 20 di provenienza pubblica, per il partenariato pubblico-privato con Boldyn Networks, la società che si è aggiudicata l’appalto nell’agosto scorso.

L’ambizioso progetto prevede la costruzione, gestione, conduzione e manutenzione di una infrastruttura 5G e Wi-fi in tutta Roma. L’iniziativa è coerente con la visione del sindaco di rendere Roma una città connessa, digitale e una smart city sostenibile, all’avanguardia tra le città europee.

Roma, città di circa 3 milioni di abitanti, sarà tecnologicamente pronta ad accogliere circa 32 milioni di visitatori attesi per le celebrazioni del Giubileo 2025.

Questo si aggiunge ai circa 15 milioni di turisti che la città accoglie ogni anno e che si aspettano una connettività completa per catturare e condividere momenti speciali in tempo reale.

Il progetto Roma 5G verrà avviato a partire dalle prossime settimane e sarà realizzato nel segno della sicurezza e della sostenibilità ambientale, essendo basato sul sistema small-cells che prevede ridotti consumi energetici e basse emissioni elettromagnetiche.

5G Roma, nel dettaglio il progetto prevede:

  • La copertura di tutte le linee della metro (A, B, C) e in particolare di 83 stazioni e 68 km di gallerie, in tutte le bande di frequenza per i servizi 4G e 5G.
  • Lo sviluppo dell’infrastruttura passiva, inclusi i 2.200 punti di propagazione del segnale per la copertura in underlay in 5G della città, basata su small-cells, aperta ad ospitare tutti gli operatori di mercato sia pubblici che privati.
  • Lo sviluppo della rete di Free WiFi di Roma Capitale con circa 850 punti di presenza distribuiti in 100 piazze (e vie adiacenti) ad alta densità di flussi turistici.
  • La fornitura, installazione e gestione di circa 1800 sensori IoT e di 2000 telecamere 5G ad alta risoluzione per lo sviluppo di soluzioni Smart City e gestione/controllo del territorio.

Il progetto, che prevede una concessione di 25 anni, si integrerà perfettamente con l’estetica della città e con le infrastrutture esistenti. Saranno numerosi i benefici derivanti dalla realizzazione del progetto, a iniziare dalla piena connettività in tutti i punti nevralgici della città.

Poi, l’aumento della sicurezza pubblica grazie ai sistemi di videosorveglianza e l’abilitazione di un ampio portafoglio di servizi digitali forniti da Roma Capitale (Wi-Fi free, sensori di controllo ambientale nei punti di maggior traffico, e altri).

Una rete ad alta capacità, alta disponibilità e bassa latenza è essenziale per implementare servizi intelligenti in modo efficace e sicuro per il settore pubblico e privato.

In generale, il progetto sarà fondamentale per proiettare la città verso il percorso che la renderà una vera Smart City. 

Il cronoprogramma: per la metro A rete 5G entro il 2024

Il cronoprogramma prevede la posa della Fibra in 100 piazze e il completamento della rete 5G sulle fermate lungo il percorso giubilare della Metro A entro la fine del 2024; le altre fermate arriveranno entro giugno 2025.

Per quanto riguarda la Metro B, i lavori saranno realizzati per il 50% entro il prossimo anno, per il 75% entro giugno 2025 e poi finiti entro dicembre 2025.

Per la Metro C il 50% della rete verrà completato entro giugno 2025 e poi il 75% entro dicembre successivo e il 100% entro giugno 2026.

I servizi Wi-Fi sulle 100 piazze saranno completati entro il giugno 2025, come anche l’installazione dei sensori IoT e delle telecamere ma il 75% sarà operativo già per il Giubileo. I lavori per le small cells si completeranno attraverso vari passaggi intermedi, fino al 2027.

Boldyn Networks: “Con collaborazione con operatori di telefonia mobile molti vantaggi per i cittadini e turisti”

“Siamo onorati di portare l’esperienza di operatore host neutrale di Boldyn Networks in questo progetto importante e all’avanguardia, che permette di realizzare la visione del comune andando verso una Smart City moderna.

Grazie alla collaborazione con gli operatori di telefonia mobile, il progetto #Roma5G apre molte possibilità a beneficio di tutti i cittadini e i visitatori di Roma per gli anni a venire”, ha dichiarato Andrew McGrath, Group Chief Commercial Officer di Boldyn Networks. “Il progetto Roma5G testimonia l’importanza del mercato italiano per l’espansione di Boldyn in Europa”.

Boldyn Networks ha già realizzato soluzioni avanzate di rete condivisa in alcune delle principali città del mondo, come New York, Londra, Los Angeles, San Francisco e Hong Kong. L’azienda è impegnata a colmare il digital divide attraverso una collaborazione continua con i partner di settore e un focus particolare sui partenariati pubblico-privati.

In questo contesto, il progetto #Roma5G si unisce alla partecipazione al progetto LinkNYC, la più grande rete Wi-Fi pubblica e gratuita all’aperto degli Stati Uniti; la partnership a lungo periodo con Transport for London come pilastro centrale della connettività sotterranea 4G/5G e dei servizi di emergenza di Londra; e il ventennale coinvolgimento nello sviluppo della smart city di Sunderland, questo include una vasta rete Wi-Fi pubblica, lo sviluppo di una delle prime università 5G del Paese e altri esempi concreti come i sensori intelligenti per strade più sicure.

Perché il 5G? Abilita servizi

Per approfondire:

Iliad, Vodafone, WindTre e Tim: accordo con Atac per copertura 5G del metrò di Roma

https://www.key4biz.it/5g-a-roma-si-parte-il-tar-da-ragione-a-gualtieri-ecco-il-progetto-di-97-milioni-di-euro-100-piazze-connesse-piu-le-metro/471709/




Tim: nella ServCo 18mila dipendenti e 20.400 nella NetCo. Nessun dettaglio sul debito

Saranno 20.400 i lavoratori di Tim che confluiranno nella struttura organizzativa di Netco in vista del closing dell’operazione di vendita a Kkr, mentre sono circa 18mila i dipendenti compresi nella divisione servizi. La costituzione di NetCo dovrebbe essere formalizzata oggi, passaggio determinante per arrivare alla vendita della divisione entro i tempi indicati dall’offerta KKR, ovvero entro l’estate 2024.

E’ quanto emerge dall’incontro tra i vertici di Tim e i rappresentanti sindacali dell’azienda. L’incontro con le Rsu è avvenuto ieri e i sindacati hanno fatto sapere che l’azienda ha fornito alcune precisazioni.

Nessun dato su suddivisione del debito


“1) verrà aperta procedura per cessione netco come previsto dalla legge 428/1990 art.47 (trasferimenti rami d’azienda)

2) NON è stato fornito dato di dove e come verrà suddiviso il debito di Tim (l’indebitamento finanziario netto rettificato al 30 settembre 2023 è pari a 26,3 miliardi di euro ndr)
3) ai lavoratori verrà inviata una email nella quale verrà indicata l’azienda di destinazione
4) verranno comunicate ai lavoratori le nuove posizioni organizzative (reparti di appartenenza)”.

La suddivisione delle strutture

Nel dettaglio, dal resoconto dei sindacati emerge che “Sostanzialmente la Netco sarà caratterizzata da quasi tutta la struttura oggi facente capo ad Elisabetta Romano da cui però usciranno le aree: Mobile, Core & Platform Engineering & Competence Center, Commercial Logistics, Innovation, MVNO Management e Mobile wholesale, Radio Marittime, IT OSS che confluiranno nella SerCo portandosi appresso circa 1800 FTE.
Nella NetCo entreranno anche strutture dedicate di Staff per circa 850 FTE portando il totale complessivo della Divisione a circa 20.000 FTE. Nella SerCo le FTE impiegate saranno circa 18mila”
, si legge.

Le strutture

La Fistel-Cisl ha poi dettagliato ulteriormente il progetto comunicato dai vertici di Tim:

“- Progettisti del mobile e del fisso sono in Netco;
– Rete di accesso fissa in Netco, Rete di accesso mobile in Serco;
– Il tecnico del mobile sarà in Netco;
– NOC in Netco;
– Commercial logistics in Serco;
– ASA è tutta in Netco;
– Per le aree tecniche gli specialisti di secondo livello in Serco, specialisti di primo livello in Netco;
– 18mila persone in Serco (16mila FTE), 20400 persone in Netco (20mila FTE);
– Tutte le altre aziende controllate del Gruppo sono in Serco tranne TeleEnergia che è Netco;
– La struttura che si occupa di immobili è Netco;
– Le persone che lavorano le pratiche (gruppo di La Manna) saranno suddivise tra Netco e Serco;
– Gli accordi vigenti continuano sino a naturale scadenza (febbraio 2024);
– Reti IP sono in Serco”.

C’è da dire che i sindacati hanno da tempo espresso la loro contrarietà all’operazione di scissione dell’azienda e che in particolare temono per le sorti della ServCo, che si troverà con 18.mila dipendenti circa il doppio di quelli occupati da principali competitor nell’arena del mobile insieme (Iliad, Vodafone, Fastweb e WindTre).

Leggi anche: Rete Tim, Ugliarolo (Uilcom Uil): ‘Serve una visione industriale. La ServCo? Sarebbe un mostro alla Frankenstein’

Tim, definito il nuovo perimetro di NetCo e ServCo. Ma quanto vale la rete? Labriola: ‘C’è piano B se merger con Open Fiber non va’

https://www.key4biz.it/tim-nella-servco-18mila-dipendenti-e-20-400-nella-netco-nessun-dettaglio-sul-debito/468957/




Smartphone in Europa, ecco perché si rallenta

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Non è un segreto che da un po’ di tempo il mercato degli smartphone in Europa stia attraversando un periodo di sfide significative, come evidenziato anche dai recenti dati forniti da Counterpoint Research riguardo ai dati degli ultimi mesi.

Nel terzo trimestre dell’anno, infatti, le spedizioni di telefonini sono diminuite dell’11% rispetto al medesimo periodo dell’anno. Quasi tutti i principali produttori di smartphone hanno riscontrato difficoltà all’interno del contesto europeo: Samsung, per esempio, ha visto una diminuzione delle sue spedizioni del 15% su base annua, dato che gli ha fatto raggiungere il valore più basso per il terzo trimestre dal 2011. Nonostante il successo dei suoi ultimi smartphone pieghevoli, sempre più un oggetto del presente e non del futuro, il colosso sudcoreano non è riuscito a contrastare il trend negativo.

Apple, d’altra parte, ha raggiunto un market share record per il terzo trimestre, pari al 24%. Tuttavia questo risultato è attribuibile principalmente al fatto che le sue spedizioni sono diminuite meno rispetto a quelle della concorrenza, con una riduzione del 3% su base annua. La cifra apparentemente ridotta non inganni: i tratta di un calo significativo, con numeri mai così bassi dal terzo trimestre 2014. Tra gli altri competitor, Xiaomi ha registrato una diminuzione del 13% nelle sue spedizioni, ma mantiene una quota di mercato regionale significativa, pari al 35%. Anche Realme ha subito un calo del 30%, mentre Oppo ha visto una contrazione del 23% su base annua, mitigata parzialmente da un incremento del 7% nell’Europa orientale.

In un panorama generale piuttosto cupo, Honor si distingue per una crescita dell’8%, ed è così l’unico produttore tra i primi cinque a registrare un incremento. Inoltre, anche dei relativi newcomer come TECNO e Infinix hanno registrato una forte crescita in alcuni Paesi europei, rispettivamente con un incremento del 92% e del 518%.

In tutto questo, gli analisti di Counterpoint Research non si mostrano particolarmente ottimisti per il futuro del mercato degli smartphone in Europa: non si prevedono infatti variazioni che possano portare a una ripresa significativa del mercato nel breve termine, anche se a livello globale la situazione non è così grigia grazie al ruolo giocato dalla Cina e dai mercati emergenti.

Il successo di Huawei in Cina

Di tutt’altro segno, infatti, le considerazioni fuori dall’Europa. Nel mercato cinese, ottobre ha visto una crescita del 11% nelle spedizioni totali di smartphone, grazie in gran parte a Huawei. La società ha contribuito in modo significativo alla crescita media annua nelle prime quattro settimane di ottobre, con le vendite aumentate addirittura dell’83%. L’incremento è dovuto in gran parte al successo della serie Mate 60, supportata da un chip avanzato sviluppato internamente, e che viene considerato da molti analisti come una risposta alle sanzioni statunitensi volte a limitare le spedizioni di alcuni chip in Cina.

“Ottobre è stato un mese eccezionale per Huawei, con un notevole successo grazie ai suoi dispositivi della serie Mate 60. La crescita è stata straordinaria”, ha affermato Archie Zhang, analista di Counterpoint China. “La domanda continua ad essere molto alta e stiamo assistendo anche a un ’effetto alone’, con altri modelli del produttore che performano bene”.

Ci potrebbero però essere ancora alcuni colli di bottiglia per Huawei, in quanto l’azienda potrebbe incontrare problemi di produzione. “La capacità di Huawei di adattarsi a questa nuova normalità sarà un fattore determinante non solo per la loro crescita, ma anche per l’intero mercato”, ha dichiarato Ivan Lam, analista senior di Counterpoint. Va considerato infatti che il mercato degli smartphone in Cina ha visto un calo delle vendite per diversi trimestri consecutivi, con una diminuzione del 3% nel trimestre che si è concluso a giugno. Gli analisti prevedono una possibile ripresa, con IDC che ipotizza una crescita nel quarto trimestre dopo dieci trimestri consecutivi di spedizioni in calo. Si crede anche che in Cina il mercato stia cominciando a raggiungere la saturazione, a differenza di mercati più giovani; per contrastare la situazione sia Honor che Xiaomi hanno dato il via a campagne di marketing estremamente aggressive per i telefoni di fascia media, proponendoli a prezzi promozionali assai più bassi del normale sia ai rivenditori che ai consumatori finali.

Smartphone: l’impatto dei mercati emergenti

La ripresa del mercato globale degli smartphone è stata particolarmente evidente nei mercati emergenti, mentre i mercati sviluppati hanno mostrato una ripresa più lenta, con una maggiore saturazione del mercato degli smartphone. Tuttavia i lanci di prodotti innovativi come l’iPhone 15 di Apple hanno contribuito alla crescita delle vendite a livello globale, e il ritardo di una settimana nella presentazione del nuovo telefono di Cupertino rispetto all’anno precedente ha fatto sì che l’effetto completo delle vendite del nuovo iPhone influenzasse positivamente il mercato di ottobre. E naturalmente tra poco ci saranno le feste, il periodo in cui gli smartphone di ultimo modello vengono acquistati e regalati (pronti per essere abbinati a una nuova offerta di telefonia mobile, come quelle che possono essere comparate su SOSTariffe.it), quindi almeno a breve termine i dati economici dovrebbero tornare a essere più positivi, pur nel rispetto delle diversità geografiche.

A livello globale, il mercato degli smartphone è tornato a crescere in ottobre dopo più di due anni di calo, proprio grazie al recupero nei mercati emergenti. I volumi di vendita mensili globali sono cresciuti del 5% su base annua nell’ottobre 2023, il primo mese a registrare una crescita su base annua da giugno 2021. Le vendite globali di smartphone sono state sotto stress negli ultimi due anni a causa di vari fattori, influenzati non poco dalla pandemia, tra cui la carenza di componenti, l’accumulo di scorte e l’allungamento dei cicli di sostituzione, aggravati da un contesto macroeconomico incerto.

Ma se i mercati emergenti hanno ricominciato presto a “tirare”, quelli sviluppati, con una saturazione degli smartphone relativamente più elevata, hanno avuto una ripresa più lenta. “Dopo la forte crescita di ottobre, prevediamo che il mercato crescerà su base annua anche nel quarto trimestre del 2023, avviando il mercato sulla strada di una graduale ripresa nei prossimi trimestri”, ha dichiarato Counterpoint Research.

https://www.key4biz.it/smartphone-in-europa-ecco-perche-si-rallenta/468878/




Industry Tlc, di cosa si parlerà al prossimo incontro ministri Ue

Il prossimo incontro dei ministri Ue responsabili delle Tlc che si terrà il prossimo 5 dicembre discuteranno di come affrontare “la frammentazione del mercato e la sostenibilità finanziaria del settore Tlc europeo”, secondo un documento visionato da Euractiv.  

La discussione dovrebbe prendere le mosse dall’incontro informale dei ministri dell’UE responsabili delle telecomunicazioni che si è tenuto a León, in Spagna, il 23 e 24 ottobre.

Tramontata l’ipotesi ‘fair share’, osteggiata da un numero crescente di paesi dell’UE, la Commissione Europea e la presidenza spagnola del Consiglio UE intendono ora mettere sul tavolo una discussione più ampia sulla sostenibilità finanziaria del settore delle telecomunicazioni.

Sostenibilità del mercato

“Gli operatori delle telecomunicazioni hanno bisogno di scalabilità e agilità”, ma “sono frenati dalla frammentazione del mercato”, si legge nel documento, suggerendo la necessità di “garantire la sostenibilità finanziaria” per le società di telecomunicazioni europee.

Seguendo questo ragionamento, i ministri europei saranno chiamati durante il prossimo Consiglio Trasporti, Telecomunicazioni ed Energia del 5 dicembre a discutere il tipo di misure per “alimentare un ambiente digitale sostenibile e sicuro” garantendo al tempo stesso “la sovranità e l’indipendenza digitale dell’UE” nel settore delle telecomunicazioni. mercato.

Alcuni operatori ed esperti di telecomunicazioni dell’UE sono preoccupati per la diminuzione della sovranità dell’UE nel settore delle telecomunicazioni.

Facendo una rapida carrellata del settore, in effetti la presenza di azionisti esteri nelle telco Ue è diffusa. In Italia, Tim ha annunciato la vendita della rete al fondo di private equity statunitense KKR, che sarà appoggiato da una controllata dell’Abu Dhabi Investment Authority. Per quanto riguarda l’Italia, va inoltre segnalata la disastrosa situazione di Open Fiber, mentre come fa sapere il Sole 24 Ore, è arrivata al momento finale la trattativa fra Open Fiber e le banche per il rifinanziamento dei debiti verso i creditori finanziari. Si tratta di una somma che tocca i 7,2 miliardi di euro di project financing (di cui utilizzati oltre 5 miliardi) con un pool di decine di istituti. E la società sta anche negoziando un finanziamento aggiuntivo di circa 2 miliardi di euro, mentre le banche starebbero chiedendo a Cdp e Macquarie (soci con rispettivamente il 60% e 40%) di ricapitalizzarla.

In Spagna, il gruppo di telecomunicazioni STC dell’Arabia Saudita detiene circa il 10% delle azioni di Telefónica, rendendolo uno dei principali azionisti.

C’è poi Vodafone. Il gruppo d’investimento degli Emirati Arabi Uniti controlla il 14,6% delle azioni Vodafone e potrebbe aumentare la propria quota al 20% entro la fine dell’anno.

“Tutti noi, gli Stati membri, dobbiamo continuare a lavorare per risolvere i problemi individuati […] caratterizzati da importanti sfide geopolitiche”, si legge nel testo della presidenza spagnola del Consiglio, citando come sfida il fatto che “solo pochi operatori europei sono attivi in più Stati membri”.

Le (solite) istanze degli ex incumbent

La questione è stata sollevata dagli amministratori delegati dei più grandi operatori di telecomunicazioni, Timotheus Höttges per Deutsche Telekom, Christel Heydemann per Orange Group e Mik Fries per Liberty Global durante un evento sulle telecomunicazioni il 7 novembre. Tutti si sono poi lamentati del fatto che non c’era coerenza nell’avere quattro operatori fissi concorrenti in ciascun mercato nazionale in tutta l’UE.

Tuttavia, il documento della presidenza spagnola non suggerisce in che direzione dovrebbe andare il dibattito sulla frammentazione del mercato. Nel corso dell’incontro si potrebbe mettere sul tavolo il tema della concentrazione transfrontaliera e transeuropea.

Dal canto suo, il commissario Thierry Breton ha sostenuto la necessità di trovare un modello di finanziamento per gli investimenti nel settore delle telecomunicazioni dell’UE e ha sostenuto un maggiore controllo e sicurezza nelle sue infrastrutture in considerazione della crescente importanza geopolitica del settore e della concorrenza con Stati Uniti e Cina.

Ritorno sull’investimento

Citando il documento Ue sugli obiettivi del decennio digitale (Digital Compass), il documento solleva anche la questione dei finanziamenti nel settore delle telecomunicazioni e la necessità di “orientare gli investimenti […] ed esplorare finanziamenti per integrare gli investimenti privati”.

Si tratta di una lamentela di vecchia data da parte degli ex incumbent europei, secondo cui il rendimento del capitale è solo leggermente superiore, e talvolta addirittura inferiore, al costo del prestito di denaro, rendendo l’industria delle telecomunicazioni dell’UE non degna del costo degli investimenti.

Secondo gli ex incumbent, ciò crea un divario di investimenti tra gli obiettivi di connettività dell’UE e la capacità dell’industria di investire nelle reti future.

Il documento della presidenza spagnola, quindi, spinge a trovare un modo per gli operatori di telecomunicazioni di “monetizzare i loro investimenti nelle reti moderne”.

Contemporaneamente, il commissario Breton organizza un incontro il 5 dicembre per discutere del finanziamento del settore delle telecomunicazioni con gli investitori del settore privato: dalle banche agli investitori istituzionali, ed eventualmente anche ai fondi pensione.

Cavi sottomarini

Nell’ultimo consiglio informale delle telecomunicazioni di León si è deciso che la Commissione presenterà una raccomandazione sulla protezione delle reti, in particolare dei cavi sottomarini, facendo il punto sul recente deterioramento di queste ultime ad opera di criminali nel Mar Baltico.

Il documento diffuso suggerisce di discutere anche di questo tema, affermando che “l’UE deve proteggere i propri interessi per quanto riguarda i cavi sottomarini critici”, citando anche i “recenti incidenti” nel Mar Baltico.

L’UE mira ad affrontare le minacce ai cavi dati sottomarini

In risposta alle perdite del gasdotto Nord Stream, mercoledì (5 ottobre) la Commissione europea si è impegnata ad aumentare la protezione dei cavi Internet sottomarini, attraverso un piano in cinque punti per migliorare le infrastrutture critiche.

https://www.key4biz.it/industry-tlc-di-cosa-si-parlera-al-prossimo-incontro-ministri-ue/468726/




Vivendi continua a guardare all’estero e su Tim prende tempo

Vivendi continuerà a potenziare la sua presenza internazionale in diversi ambiti e in particolare tramite Canal+, attraverso acquisizioni e partecipazioni in altri player esteri. Lo ha detto Yannick Bollorè, presidente del consiglio di sorveglianza della media company francese dopo l’acquisizione di Lagardère, chiusa dopo tre anni, che amplia di molto il perimetro della conglomerata francese che fra le altre cose è anche il primo azionista di Tim con il 23,75%.

Vivendi, diverse opzioni su Tim

In una intervista a Les Echos Yannick Bollorè parla dei piani futuri del gruppo e non tralascia nemmeno Tim. La domanda del quotidiano è diretta:

Vivendi contesterà in tribunale l’acquisizione della rete fissa di Telecom Italia da parte di KKR?

La risposta è altrettanto chiara e lascia aperte diverse possibilità.

“In questa fase – ha detto Bollorè – non abbiamo avviato alcun procedimento (di impugnazione della decsione del Cda che il 5 novembre ha deciso di cedere la rete a KKR ndr) e stiamo ancora valutando le nostre diverse opzioni. Il gruppo Vivendi mantiene concentrato il suo progetto di essere un gruppo nel settore dei media, della comunicazione e dell’intrattenimento e ha riclassificato la propria partecipazione in TIM come partecipazione finanziaria. La sfida per noi, come azionisti, è sia che TIM si sviluppi, sia che cerchi di massimizzare il valore della nostra partecipazione”.

Non sembrano, a prima vista, le parole di un azionista che vuole lasciar perdere l’Italia e la sua partecipazione in Tim, che per i francesi al momento si traduce in una perdita virtuale di 3 miliardi di euro.

Problemi di Open Fiber potrebbero accelerare la fusione con NetCo?

Nel frattempo, secondo gli analisti di Intermonte citati dal Sole 24 Ore, “le difficoltà legate al rifinanziamento di Open Fiber e la necessità di una ricapitalizzazione potrebbero indurre Cdp e Macquarie a considerare più concretamente una combinazione futura o partnership industriale con NetCo”, cioè la newco nella quale confluiranno le reti secondarie e primarie di Tim. “Ricordiamo – aggiunge il broker – che l’offerta di Kkr approvata dal consiglio di amministrazione di Tim prevede un earnout da 2,5 miliardi a favore di Tim in caso di una eventuale operazione di M&A con Open Fiber e o dal riconoscimento di una regolamentazione incentivante stile Rab entro 30 mesi dal closing (atteso entro l’estate 2024)”.

https://www.key4biz.it/vivendi-continua-a-guardare-allestero-e-su-tim-prende-tempo/468479/




Reti private 5G, anche l’Olanda dedica licenze private alle aziende

Dopo Germania e Uk, anche il regolatore olandese delle Tlc (Rijksinspectie Digitale Infrastructuur, RDI) è pronto ad accettare candidature per reti locali 5G a partire da dicembre.

100 Mhz in Banda 3.5 Ghz

Di fatto, l’RDI è pronta ad assegnare licenze d’uso per porzioni di spettro privato 5G a livello locale in banda 3.5 Ghz da assegnare ad aziende clienti entro fine anno.

Leggi anche: Reti private 5G in Germania e altrove

A questo scopo sono destinati due blocchi da 50 Mhz ciascuno, su un totale di 400 Mhz, in banda 3.5 Ghz (più precisamente in banda 3,400–3,450MHz e 3,750–3,800MHz) messi da parte per utilizzo privato nel segmento enterprise. L’RDI  ha aggiunto che le aziende per ottenere lo spettro possono fare domanda da sole o in partnership con altri. Le licenze saranno valide fino al 2040.

“Le aziende possono, insieme o separatamente, costruire la propria rete 5G, in modo da poter utilizzare la realtà virtuale con le proprie frequenze e nei propri locali, ad esempio, o controllare dispositivi intelligenti e complessi come veicoli a guida autonoma o robot nelle fabbriche “, si legge nel comunicato del regolatore olandese.

Nuove licenze disponibili dal 1° gennaio 2024

Dal 1° dicembre 2023 saranno disponibili nuove autorizzazioni per le reti 5G locali e private. Le parti possono, ad esempio, eseguire i propri processi aziendali su di esso.

“Le zone industriali olandesi e le singole aziende avranno presto più opzioni per la propria infrastruttura digitale e wireless. Questo è importante, ad esempio, per garantire che i vostri processi funzionino indisturbati e protetti. Le aziende possono, insieme o separatamente, costruire la propria rete 5G, in modo da poter utilizzare la realtà virtuale con le proprie frequenze e nei propri locali, ad esempio, o controllare dispositivi intelligenti e complessi come veicoli a guida autonoma o robot nelle fabbriche”, si legge ancora.

 “Le aziende vengono assistite con le loro richieste di licenza in base all’ordine di arrivo, ma i nuovi richiedenti hanno gli stessi diritti di utilizzo delle frequenze dei loro vicini, che potrebbero già avere una licenza. Ciò significa anche che le aziende con autorizzazione devono tenere conto dell’obbligo di cooperazione reciproca”.

Le domande per le licenze verranno aperte all’inizio del mese prossimo.

Questa allocazione è alquanto controversa. L’RDI sta attualmente affrontando un’azione legale da parte dell’aeroporto di Schiphol e del porto di Rotterdam sul piano di assegnazione dello spettro proposto, con entrambe le parti che sostengono che il metodo di distribuzione locale “primo arrivato, primo servito” potrebbe impedire loro di acquisire la larghezza di banda richiesta.

Si prevede che i restanti 300 MHz di spettro nella banda 3,5 GHz non assegnati per l’implementazione di reti private (vale a dire, 3.450-3.750 MHz) saranno messi all’asta agli operatori di telefonia mobile del paese il prossimo anno.

https://www.key4biz.it/reti-private-5g-anche-lolanda-dedica-licenze-private-alle-aziende/468349/




5G, reti private occasione per le Telco

Le Private Network sono tra le innovazioni legate al 5G con le potenzialità più elevate per lo sviluppo del settore delle telecomunicazioni. Pur in ritardo rispetto alle altre grandi economie europee, come Germania e Francia, anche in Italia si sta assistendo alle prime realizzazioni di reti private 5G, nelle quali le imprese ravvisano tra i benefici principali quelli di un “maggior controllo e configurazione di rete, risorse e operazioni”, una “migliore affidabilità e resilienza della rete” e “una migliore privacy e sicurezza”. Ma per accelerare loro diffusione il Governo dovrebbe contribuire allargando le agevolazioni fiscali previste dal futuro piano “Transizione 5.0” che finora sono state escluse.

I modelli di business del 5G

Sono questi alcuni dei temi che emergono dallo studio dal titolo “I modelli di business del 5G: come incrociare domanda e offerta” realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e Join Group nell’ambito di Futur#Lab, il progetto promosso da I-Com e WINDTRE, in collaborazione con Join Group e con la partnership di Ericsson e INWIT. L’indagine è stata presentata a Roma.

5G nel mondo consumer

Il rapporto evidenzia come nel mondo si colgano segnali della monetizzazione del servizio 5G nel segmento consumer ma in Italia l’ampia concorrenza ha di fatto vanificato l’introduzione della nuova generazione di tecnologia cellulare, che non frena la caduta dei fatturati. Nel quinquennio 2018-2022 i ricavi del settore telco si sono ridotti del 13,7%, passando da €31,2 a €26,9 miliardi. Il calo ha interessato sia le comunicazioni fisse che mobili anche se risulta molto più accentuato per queste ultime che, nel quinquennio di riferimento, hanno perso il 20,4% dei ricavi. La prospettiva di aumento delle sottoscrizioni al servizio, nel caso specifico della Penisola, non avrà gli effetti positivi registrati in altri paesi.

5G, private network per le imprese

Tra le innovazioni legate al 5G con le potenzialità più elevate ci sono le Private Network al servizio delle imprese, le reti progettate specificamente per un’organizzazione aziendale con l’obiettivo di ottimizzarne e ridefinire i processi e di soddisfare le necessità in termini di copertura, prestazioni e sicurezza a livelli impossibili da raggiungere utilizzando una rete pubblica. I benefici principali che le imprese ravvisano in questa tecnologia sono un “maggior controllo e configurazione di rete, risorse e operazioni”, una “migliore affidabilità e resilienza della rete” e “una migliore privacy e sicurezza”.

Secondo i dati raccolti dalla Global Mobile Suppliers Association (GSA), alla fine del terzo trimestre del 2022 risultavano essere state implementate 955 reti private a livello globale, con un aumento di circa il 32% rispetto al 2021 e del 123% sul 2020.

Italia in ritardo sulle private network

In ritardo rispetto alle altre grandi economie europee, come Germania e Francia, anche in Italia stiamo assistendo alle prime realizzazioni di reti private 5G, in grado di aumentare la produttività, sfruttare le potenzialità dei dati e incrementare il livello di sicurezza delle aziende. Gli ultimi dati dello European 5G Observatory (settembre 2023) individuano 94 implementazioni di reti private mobili aziendali dislocate in 21 Stati Membri UE con una maggiore concentrazione in Germania (20) e in Francia (13), mentre lungo lo Stivale risultano attive solo quattro reti di questo tipo. Dal punto di vista settoriale, dall’analisi emerge una netta prevalenza dell’industria, che conta 50 casi, mentre al secondo posto si trova il comparto dei trasporti con 20. Relativamente all’Italia, gran parte di questi afferiscono all’industria – ne è un esempio la collaborazione tra WindTre Business e il terminal Psa Italy di Genova Prà, che punta a realizzare nei prossimi anni uno Smart Port a Genova basato su una private network 5G sicura, performante ed espandibile – e uno all’ambito istruzione e ricerca.

Vodafone in diversi progetti

Altri esempi di private network industriale arrivano da Vodafone Business, che ha siglato un accordo con Snam. Altri esempi riguardano la rete privata allo stabilimento Porsche in provincia di Lecce (realizzato da engineering e Vodafone), e la rete Vodafone al campus universitario di Palermo.

Leggi anche: 5G, Vodafone Business realizza per Solvay una rete mobile privata nello stabilimento di Spinetta Marengo

Il 2024 sarà l’anno delle private network?

“Il 2024 può essere l’anno delle reti private 5G: la tecnologia è matura, i benefici sono chiari, già quest’anno abbiamo visto le prime realizzazioni pratiche. La combinazione di questi fattori può portare a una rapida crescita della diffusione di questa applicazione della nuova generazione di connessioni, che ricordiamolo sono fattore abilitante dell’intelligenza artificiale e di altre tecnologie decisive per la trasformazione digitale”, ha commentato il presidente I-Com Stefano da Empoli. “Il Governo può dare un impulso decisivo all’accelerazione attraverso un piano “Transizione 5.0” che dovrebbe includere tra le spese agevolate anche quelle relative alla connettività, colpevolmente esclusa dai precedenti provvedimenti”.

Reti Tlc non rientrano negli incentivi per la transizione digitale

Un ruolo importante nell’avvicinare le imprese verso le nuove tecnologie è infatti giocato dagli incentivi per la transizione digitale. Tuttavia, tra quelle oggetto di incentivazione e sostegno non rientrano le infrastrutture di rete abilitanti le telecomunicazioni e ciò costituisce un grave deficit, poiché sussiste una significativa interconnessione tra macchinari industriali e reti.

All’inizio dell’anno il governo ha delineato un nuovo Piano per incentivare le imprese ad adottare strumenti di lavoro d’avanguardia. Il Piano Transizione 5.0 individua già la fonte di finanziamento in 4,04 miliardi di euro di aiuti comunitari (da RePower EU). La sollecitazione delle telco è che le imprese beneficino di corposi incentivi fiscali dal Piano Transizione 5.0 anche per le spese di connettività interne ai siti produttivi e agli impianti. Anche quando decidessero di realizzare reti private 5G.

Politiche di sostegno alla domanda dovrebbero anzitutto concentrarsi sulle piccole e medie aziende che non sono in grado di attivare progetti complessi e che tuttavia verrebbero avviate sulla strada della digitalizzazione. In Italia le microimprese sono circa 4 milioni, rappresentando quasi il 95% delle aziende attive sul territorio e più del 26% del valore aggiunto realizzato.

Sviluppare anche i DAS

Nell’ottica del miglioramento della copertura e delle performance delle reti 5G, e vista la crescente richiesta di connettività mobile, con requisiti di pervasività ed elevate prestazioni, appare necessario lo sviluppo di coperture indoor dedicate. Si tratta dei cosiddetti DAS (Distributed Antenna System), che migliorano la ricezione del segnale degli operatori mobili in aree particolarmente dense e affollate o dove il segnale non risulta sufficiente ad assicurare una ricezione ottimale (ospedali, musei, centri commerciali, stadi ecc.). Le coperture DAS sono realizzate in ottica multi-operatore e consentono di migliorare il servizio mobile per tutti clienti mobili presenti nell’area, ma possono essere utili anche per lo sviluppo delle reti private che possono sfruttare la stessa infrastruttura di copertura, utilizzando le frequenze dedicate, ma anche quelle pubbliche, con evidenti vantaggi di ottimizzazione dei costi e degli impatti visivi.

https://www.key4biz.it/5g-reti-private-occasione-per-le-telco/468087/




Analisi del rischio regolatorio: il falso mito dell’assenza di regole per superare la crisi delle telco

Le regole nel settore delle telecomunicazioni sono elastiche ed in continua evoluzione. Soffrono di “interpretazione” come tutte le norme ed hanno numerosi risvolti applicativi del tutto imprevedibili ed inaspettati. Questo articolo intende analizzare il rischio regolatorio nelle comunicazioni elettroniche e mettere fine ai falsi miti che ruotano intorno questa vicenda.

Si sente spesso dire che il settore delle comunicazioni elettroniche è iper regolamentato e che le regole rappresentano il principale motivo di contrazione dei ricavi degli operatori telefonici. E’ un falso mito. L’assenza di regole definisce solo in negativo il problema e rappresenta un finto obiettivo da conseguire.  Quindi sarebbe un grave errore quello di cedere un asset fondamentale solo per poter dire di non dover più essere obbligati a rispettare i rimedi competitivi posti dall’Autorità indipendente. 

Un conto, infatti, è essere un operatore dominante e verticalmente integrato ed ambire ad una deregolamentazione. E’ comprensibile che questo sia un obiettivo ambitissimo per molti, moderatamente perseguibile con l’assunzione di impegni privati come nel caso codicistico del coinvestimento. 

Ma ben altro conto è pensare di vendere la rete per non essere più soggetti alla regolamentazione ex ante: in questo caso si finirebbe per giocare solo sul mercato a valle dove le regole intese come “remedies” non esistono semplicemente perchè non servono. 

Per questo è corretto dire che il primo rischio regolatorio è rappresentato dell’esistenza di regole. Ma basare l’investimento sul rischio regolatorio ha senso solo in certi casi, quando il rischio non è prevedibile o non può essere gestito. La vera alea delle regole infatti, si ha quando esse sono liquide, in evoluzione, in ritardo. 

Tutti i mercati in rapida crescita esponenziale hanno sempre visto il vantaggio iniziale di non avere regole (es. Sigarette elettroniche, OTT, lo spazio, l’intelligenza artificiale, food delivery ed altro).  L’arrivo di regole di solito pone esso stesso un rallentamento dell’economia del mercato: in casi estremi, l’eccesso di regole, ma soprattutto la loro ambiguità o il ritardo applicativo può paralizzare gli investimenti ed ostacolare l’innovazione.  Perfino le regole più stringenti, vincolanti, chiare, hanno numerosi ambiti di interpretazione, applicazione, ed elusione come dimostrano i numerosi esempi che andremo ad elencare in avanti nel presente articolo. 

La regolazione delle comunicazioni elettroniche e falsi miti 

Le regole nelle telecomunicazioni sono un “falso mito” degli operatori concorrenti: è dimostrabile che finora le regole non hanno saputo evitare condotte abusive ed escludenti da parte degli operatori, a danno della concorrenza e dei consumatori, perché ontologicamente esse sono finalizzate principalmente a: 1) stimolare innovazione e investimenti 2) far nascere nuovi servizi 3) ridurre i prezzi 4) creare in generale, un vantaggio per l’utenza finale. A provarlo sono i numerosi interventi ex post dell’autorità Antitrust.

Pur tuttavia laddove c’è un “rischio” c’è anche un’opportunità.  

A fronte del rischio regolatorio, c’è sempre ampio spazio per cogliere opportunità di vantaggio dalle numerose eccezioni alle regole che, come dicevamo, hanno aspetti sorprendenti ed inaspettati, del tutto imprevedibili.

Il rischio regolatorio nelle telecomunicazioni sembra essere “aleatorio” molto di più per le PMI del settore piuttosto che per i grandi operatori nazionali, in quanto la concorrenza dipende da numerosi altri fattori di mercato. 

Tuttavia il rischio regolatorio diminuisce sensibilmente fino ad azzerarsi quando c’è caparbietà e costanza dell’investimento, con la sapiente gestione delle risorse umane disponibili, con una corretta pianificazione fiscale e degli acquisti mirati all’aggiornamento tecnologico e con una robusta rete di partnership volta anche a limitare le asimmetrie informative che si hanno quando non si partecipa al mercato in modo attivo e procompetitivo, per far crescere le opportunità di business. 

L’assenza di regole, l’applicazione di regole 

La differenza tra il pugilato ed il “fare a pugni” è nella presenza o nell’assenza di regole. 

Come dicevamo in premessa, un business senza regole ha vantaggi enormi, tali da portare a crescite esponenziali in poco tempo (es. Space economy, EV, piattaforme, e-cig, altro). L’arrivo di regole segna in tutti i casi una battuta di arresto finanziaria fin dal loro annuncio, ed un freno al mercato con la loro applicazione. 

Il modello Wholesale Only (W.O.) ad esempio, viene comunemente considerato non suscettibile di regolamentazione ex ante, perché incapace di turbare il mercato a valle. E’ visto con favore al punto che perfino nelle aree nere, ovvero quelle competitive con 3 operatori infrastrutturati, sembra esserci ancora spazio per Aiuti di Stato se i servizi esistenti hanno un prezzo inaccessibile e sia necessario sussidiare una nuova rete con un operatore che renda accessibili economicamente quei servizi. 

E’ sbagliato però sostenere che un operatore W.O. non sia soggetto a regole. A titolo di esempio il listino delle offerte di accesso all’ingrosso su reti sussidiate deve essere approvato dall’AGCOM anche quando il concessionario è un operatore Wholesale Only. Dunque ci sono regole anche per un operatore W.O., e questo è un esempio, ma talvolta certe regole non vengono attuate completamente dall’Autorità che dovrebbe applicarle oppure arrivano in ritardo, dall’Europa, o in forma di linee guida, o quando non servono più.

La giustizia amministrativa: regulation by litigation

Dunque se negli anni il TAR ha svolto un ruolo importante per correggere le distorsioni di una regolamentazione ingiusta o inapplicata, è importante rilevare che progressivamente sono state indebolite anche le norme del procedimento amministrativo, forse per scoraggiare gli operatori intenti con una certa veemenza a cercare una giustizia applicativa. Si è parlato giustamente di “regulation by litigation”, per anni.

E’ di solare evidenza che la giustizia amministrativa rappresenta ancora un importante controllo sulla legittimità delle regole o sulla loro corretta applicazione, ma non garantisce in alcun modo un ripristino delle condizioni competitive perché anche quando si raggiunge una sentenza di accoglimento al Consiglio di Stato, non si ottiene un risultato giuridicamente apprezzabile perché il provvedimento deve tornare in Autorità per un riesame e sarà soggetto ad una nuova consultazione pubblica che darà luogo ad una nuova delibera che sarà anche essa impugnabile.  

Il fattore tempo è dunque un elemento di rischio associato al rischio regolatorio quando si somma al rischio giudiziario che è anche un rischio economico di condanna e di spese legali e processuali.  

Simmetria ed asimmetria regolamentare

Le regole intese come “remedies” si applicano solo ad un operatore notificato con significativo potere di mercato in quanto è in grado di operare nel mercato in forma totalmente autonoma avendo un potere che gli consente di ignorare sostanzialmente i suoi competitors, le loro offerte ed i loro investimenti. 

Il ritardo infrastrutturale e la nascita di iniziative locali e di reti diverse da quella dell’ex monopolista, unita alla convinzione che i maggiori costi di infrastrutturazione ottica restano legati alle opere civili (i.e. scavi) ulteriormente rallentati dalle autorizzazioni, hanno determinato lo spostamento dell’impianto normativo che è passato da una regolamentazione asimmetrica, che quindi si applica solamente all’incumbent, ad una regolazione simmetrica ovvero che vale anche per tutti gli altri operatori cd. AltNet, non notificati SMP. 

Due esempi valgono a dimostrare l’esistenza – almeno teorica – di obblighi simmetrici: il coordinamento degli scavi e l’obbligo di accesso a infrastrutture civili. La potente lobby degli operatori infrastrutturati è riuscita a diluire entrambi questi obblighi che avrebbero potuto creare dinamiche collusive o violare segreti industriali. Il Legislatore ha inteso accompagnare gli obblighi simmetrici con un sostanziale affidamento all’Autorità indipendente per determinare aspetti tecnici che non sarebbero potuti essere previsti da una norma generale ed astratta di Legge Ordinaria dello Stato. 

In ogni caso, operare in un mercato regolamentato, significa essere obbligati a rispettare le regole anche se non si è dotati di Significativo Potere di Mercato, perché la maggior parte di esse ha la forma di adempimenti obbligatori. 

Tutti gli adempimenti regolamentari orizzontali

Gli adempimenti di un operatore di accesso non si assolvono una sola volta e non sono necessariamente ricorrenti, o con scadenze precise, ma hanno necessario bisogno di un focus aziendale interno e costante per conoscerli ed implementarli.  Per questo, a mio avviso, sono molto più gravosi per un opratore di piccole dimensioni rispetto ad un grande operatore nazionale. Manca ancora, in molti casi, la proporzionalità dell’obbligo. Le regole sono disperse in migliaia di norme e centinaia di delibere che si sono stratificate negli anni. Spesso la loro complessità si determina con allegati tecnici che richiamano altre delibere precedenti. Questi fattori incidono inevitabilmente con la conoscibilità delle norme.

Primariamente un operatore è obbligato a rispettare tutte le regole del Codice delle Comunicazioni Elettroniche e dei suoi allegati. Deve iscriversi al registro degli operatori di comunicazione ed ottenere delle autorizzazioni dal Ministero competente. Se vuole dotarsi di frequenze deve rispettare il Piano Nazionale delle Radio Frequenze (ormai anche esso frutto di numerosi organismi europei ed internazionali intermedi per la standardizzazione). 

Tra gli obblighi principali a cui è soggetto un operatore TLC troviamo il pagamento delle licenze d’uso delle frequenze se richieste e assegnate (annuale- solare), il pagamento del cd. Canone unico (che è variabile in caso di reti wired ed è fisso in caso di reti FWA che insistono su patrimonio indisponibile), il contributo annuale all’Autorità indipendente. Il tutto è corredato da una serie di comunicazioni ad AGCOM mensili (sulle migrazioni) trimestrali (dati all’osservatorio) semestrali (carta dei servizi, misura internet, trasparenza tariffaria) annuali (relazione KPI, trasmissione dati utenti agenzia delle entrate, altro). Una rilevanza a parte hanno i conferimenti dei dati per le cd. Mappature (in Italia sono tre, Sinfi, Infratel, AGCOM).

Sull’operatore di accesso gravano inoltre obblighi di filtraggio per la tutela dei minori online (i.e. CNCPO e Parental Control obbligatorio gratuito per offerte ai minori), monopoli di stato (AAMS) diritto d’autore online (processino AGCOM ed in prospettiva blocco delle partite con un sistema qualificato entro 30 min dalla segnalazione di AGCOM). A questi si aggiunge l’ordine di sequestro della magistratura di siti internet ed indirizzi IP (sovente con errori procedurali o materiali).  

La rilevanza anche penale e l’esposizione a sanzioni da 50-250k/€ per l’operatore di “mere conduit” che non risponde con sollecitudine ai su elencati ordini di filtraggio, rappresenta molto di più di un “rischio regolamentare” perché la censura online è un vulnus democratico quando si traduce in un’ascrizione della responsabilità per fatto altrui su un’impresa, senza alcun riguardo dei costi sottesi da questi adempimenti e senza alcun indennizzo (come invece avviene nel caso delle intercettazioni).  

Da ultimo, con il conflitto russo-ucraino, il sistema si è alimentato anche dell’obbligo europeo di filtraggio dei siti di informazione russa che distribuivano fake news. 

La tutela dell’utenza passa attraverso la trasparenza imposta dalle delibere dell’Autorità in relazione alle offerte, o per la fatturazione (i.e. bolletta 2.0 con tutti i dettagli possibili e l’accesso ad un’area riservata), per il misura internet (KPI, garantisce recesso senza penali), per le condizioni di recesso anticipato, di penali applicabili in caso di recesso anticipato, del cd. “modem libero” e del cd. “concilia web” per la risoluzione di penali attraverso i cd. CO.RE.COM. 

Conclusioni

Quanto sopra elencato non è esaustivo degli adempimenti di un operatore ma intende essere una chiara rappresentazione del fatto che non esiste un solo titolare di autorizzazione generale che non sia esposto al cd. Rischio regolatorio. Continuerà ad esserlo anche se cessa di essere verticalmente integrato e perfino se perde lo status di operatore dominante. Resta fermo che l’impatto delle regole è certamente più gravoso per un piccolo operatore che non gode di economie di scala o di scopo, rispetto ad un grande operatore che opera su più mercati convergenti.

https://www.key4biz.it/analisi-del-rischio-regolatorio-il-falso-mito-dellassenza-di-regole-per-superare-la-crisi-delle-telco%ef%bf%bc/467856/




Mediobanca: mercato Tlc in ripresa in Europa, ma non in Italia

Il mercato delle Tlc dà segni di ripresa in Europa, ma non Italia. Il nostro mercato resta il più frammentato e a parte iliad, Poste Mobile e Fastweb gli operatori perdono colpi. TIM è al 20esimo posto nella classifica globale, e scende al 22esimo al netto della NetCo. E’ quanto emerge dall’indagine annuale dell’Area Studi Mediobanca sui maggiori Gruppi mondiali e italiani nel settore delle telecomunicazioni. Lo studio analizza i dati dei primi sei mesi 2023 e del quinquennio 2018-2022 delle 32 maggiori telco internazionali con ricavi superiori ai nove miliardi di euro ciascuna, di cui 13 hanno sede nell’Emea, 12 in Asia & Pacifico e le rimanenti 7 nelle Americhe.

In Europa timido miglioramento delle telco, ma non in Italia

Nel 2022 il settore europeo delle telco è in timido miglioramento, ma non in Italia. Il primo mercato è quello tedesco con ricavi per €59,1mld (+1,3% sul 2021), seguito da Francia (€36,7 mld; +1,8%), Regno Unito (€36mld, al netto della vendita di device i cui importi non sono disponibili; +2,7%), e Spagna (€30mld; +0,6%); il nostro Paese occupa la 5ª posizione con €26,9mld, in contrazione del 3,3% sul 2021 e del 13,8% nel quinquennio, in entrambi i casi il più ampio ridimensionamento nel Vecchio Continente.

Italia, giro d’affari in flessione di 15 miliardi dal 2010

Estendendo il confronto al 2010, in Italia il giro d’affari del settore è diminuito di circa €15mld (- 3,7% medio annuo), con la rete mobile in maggior affanno (-5,1%) rispetto alla fissa (-2,4%). Tali dinamiche sono influenzate da numerose variabili. Tra queste, gli effetti regolamentari, con le tariffe di terminazione mobile in costante riduzione (passate in Italia da €0,76 nel 2020, a €0,67 nel 2021, €0,55 nel 2022 e €0,4 nel 2023) e le pressioni competitive che in Italia hanno causato la più marcata contrazione dei prezzi dei servizi telefonici (-17,6%) rispetto al -3,2% medio europeo nel quinquennio 2018-2022.

Ma se nel biennio 2022-2023 l’inflazione ha raggiunto quasi ovunque i propri picchi, in Italia le tariffe telefoniche sono rimaste pressoché stabili, pur non mancando tentativi di introduzione di meccanismi di adeguamento al carovita dei canoni mensili, con riferimento soprattutto ai nuovi contratti. Anche nel 2022 è proseguita la strategia, da parte degli operatori mobili virtuali (i c.d. MVNO) e dei second brand dei player infrastrutturati, di incrementare i volumi dati inclusi nelle proprie offerte a parità di tariffa o, in taluni casi, di lanciare promozioni a prezzi ulteriormente ridotti.

Queste ultime considerazioni giustificano il calo dei ricavi in un contesto di continuo rialzo del volume di traffico e di recupero del roaming correlato alla ripresa del turismo internazionale.

Ricavi del primo semestre 2023 in Italia stazionari

Nel primo semestre 2023 i ricavi domestici dei principali operatori italiani sono risultati stazionari (-0,1%), con il comparto mobile che ha proseguito nel trend calante (-3,9%), mentre la telefonia fissa ha segnato un andamento positivo (+3%). La contrazione del fatturato rimane concentrata nelle divisioni mobili dei primi tre operatori: TIM (-6,4%), Wind Tre (-6,1%) e Vodafone (-5,7%), con una diminuzione cumulata di €286mln.

Continua la crescita di Iliad, Poste Mobile e Fastweb

Continua la crescita di Iliad Italia (+12,2% sul primo semestre 2022), con la controllata dell’operatore transalpino che dal gennaio 2022 ha ampliato la propria offerta alla telefonia fissa. In rialzo anche PosteMobile (+4,5%) e Fastweb (+4,3%).

Dal confronto tra i conti aggregati degli 11 principali operatori italiani (player con una soglia minima di fatturato di €60mln e rappresentanti il 95,5% del mercato complessivo rilevato da Agcom) e dei big player con sede nell’Emea, emerge una redditività inferiore dei primi, con graduale allargamento del divario nel quinquennio 2018-2022. Per i principali gruppi italiani il calo del giro d’affari e il rialzo dei costi hanno portato a un ebit margin dell’1,2% nel 2022 (dal 14,5% nel 2018), rispetto al 14,3% segnato dalle big dell’Emea (13,4% nel 2018). Anche la redditività del capitale investito descrive un percorso analogo, con il ROI aggregato delle telco italiane in discesa dal 6,2% del 2018 allo 0,5% nel 2022 (rispetto al 6,9% dell’Emea nel 2022), risultando costantemente inferiore, nell’ultimo quinquennio, al costo del capitale, stimato al 7,6% nel 2022.

Considerando che livelli di ROI inferiori al costo del capitale per un periodo di tempo prolungato possono disincentivare gli operatori infrastrutturati (i c.d. MNO) a pianificare nuovi investimenti, appare più che mai necessario sfruttare i significativi benefici offerti dalla piena operatività dell’EU Recovery Fund che ha destinato al settore italiano delle telecomunicazioni €49,8mld rivolti all’informatizzazione del Paese, alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e allo sviluppo di reti ultra broadband, 5G e satellitari.

I principali operatori in Italia nel 2022

Il mercato italiano delle telecomunicazioni è tra i più frammentati e competitivi del Vecchio Continente. A fine 2022 nel nostro Paese operavano cinque player infrastrutturati e 20 operatori virtuali (MVNO) nel comparto mobile, mentre erano numerosi i soggetti attivi nella rete fissa, con l’aggiunta di nuovi attori quali Iliad, Sky Italia, Virgin Fibra e, da ultimo, Enel Fibra.

Consolidamento

Sempre in Italia, l’unione tra Tiscali e le attività retail di Linkem (ora Tessellis) nell’agosto 2022 rappresenta un primo segnale di consolidamento del settore, anche se ancora non paragonabile a quanto osservabile a livello europeo. La necessità di raggiungere dimensioni di scala per affrontare investimenti infrastrutturali di lungo periodo, unita a una redditività non sempre adeguata, sta effettivamente ridefinendo i contorni del settore. Basti pensare al mercato spagnolo e a quello inglese, nel primo caso con l’annunciata integrazione tra Orange Spain e Masmovil (il secondo e il quarto operatore mobile) e con Vodafone che nell’ottobre 2023 ha annunciato la cessione delle proprie attività nel Paese iberico, operazione che fa seguito all’annunciata integrazione delle proprie attività nel Regno Unito con quelle di Three UK (controllata da CK Hutchison Tel.).

Classifica degli operatori in Italia

Nel 2022 TIM (attività italiane) è prima per fatturato (€11,9mld; -5,2% sul 2021) davanti a Vodafone (€4,8mld; -4,3%), Wind Tre (€4,2mld; -5,6%) e Fastweb (€2,5mld; +3,7%), con Iliad in 5° posizione (€0,9mld; +15,9%). Escludendo le start-up (Iliad e Open Fiber) e le società di minor dimensione, nel quinquennio 2018-2022 Fastweb è l’unica a crescere (+17,4%), mentre le Big 3 segnano contrazioni attorno al 20%, con le maggiori difficoltà concentrate nel segmento consumer. In uno scenario di generale ridimensionamento dei margini, Fastweb è l’operatore con l’ebit margin più elevato nel 2022 (9,2%), mentre il peggioramento per Vodafone, Wind Tre e TIM risente della più ampia contrazione dei ricavi rispetto al contenimento dei costi. Tali risultati sono influenzati dallo scenario competitivo con riflessi sulla customer base e sui livelli di Arpu, entrambi in diminuzione.

L’Italia e il gap infrastrutturale

Nell’ambito del progetto “gigabyte society” la Commissione Europea si era posta l’ambizioso obiettivo di raggiungere, entro il 2030, tutte le famiglie europee delle aree popolate con la rete in fibra ottica e la copertura in 5G. Nel gennaio 2022 l’Etno – European Telecommunications Network Operators’ Association – ha stimato, a livello continentale, la necessità di ulteriori €150mld di investimenti per il lancio completo del 5G e altri €150mld per aggiornare le infrastrutture fisse esistenti portando l’FTTH (Fiber to the Home) in Europa. L’Italia ha recuperato terreno nel benchmarking europeo della connettività, con la copertura delle reti ad altissima velocità che nel nostro Paese è salita nel 2022 al 53,7% delle famiglie residenti (era il 33,7% nel 2020) rispetto al 73,4% della media europea. In Italia la diffusione della banda larga fissa >100 Mbps, pari al 59,6%, è ora superiore alla media europea (55,1%) e allo stato dell’arte di Germania (38,5%) e Francia (51,4%). Quest’ultima svetta però per diffusione delle linee a 1 Gbps (39,9% delle famiglie, rispetto al 13,8% medio europeo e al 13,4% italiano).

Asia guida la crescita

Un comparto a due velocità… Nel primo semestre 2023 il giro d’affari aggregato dei principali gruppi mondiali delle telco ha realizzato una crescita del 2,4% rispetto al primo semestre 2022. Con un incremento del 5,9%, le società asiatiche hanno guidato la crescita del settore grazie ai player cinesi (+7,1%) forti del rafforzamento della quota di mercato nel 5G e così dell’accelerazione delle strategie di premiumization.

Europa stazionaria

In rialzo anche gli operatori dell’Emea (+1,4%), ma con l’Europa pressoché stazionaria (+0,6%). In controtendenza i ricavi delle telco americane con una contrazione dell’1,3%. Permangono asimmetrie a livello geografico anche in termini di redditività operativa: il MON dei primi sei mesi del 2023 è cresciuto del 3,2%, grazie all’Asia & Pacifico (+5,6%) e all’Emea (+7,7%) e nonostante il -1,7% registrato dalle Americhe.

Quadro geopolitico frena gli investimenti

Le società europee hanno segnato un incremento maggiore (MON a +10,5%), ma determinato dalla performance di Deutsche Telekom (+19%). Escludendo quest’ultima la variazione si ridurrebbe al +0,3%. Le condizioni geopolitiche e i timori di recessione frenano gli investimenti, scesi nel complesso del 2,6%, con punte del 3,9% nelle Americhe e del 5% in Europa, nonostante la necessità per il Vecchio Continente di accelerare nello sviluppo del 5G.

A fronte di una penetrazione media mondiale pari al 17,7%, la nuova tecnologia è ai massimi negli Usa (64,8%), dopo il sorpasso nel terzo trimestre 2023 ai danni della Corea del Sud (63,3%), seguiti dal Giappone (54,6%) e dalla Cina (52,5%).

5G poco sviluppato in Europa

L’Europa risulta in ritardo con il 18,8% di penetrazione: Germania (46,4%) e Regno Unito (42,9%) detengono la leadership, mentre in Francia (17,3%) e Spagna (19,3%) il 5G resta poco sviluppato.

L’Italia

L’Italia copre il 20% delle connessioni mobili totali, ma svetta per quota di popolazione raggiunta (con una copertura del 95,8% nel settembre 2023), mostrando quindi un chiaro deficit di domanda.

Sul fronte dei ricavi, nel primo semestre 2023 Deutsche Telekom domina la classifica europea con €55mld (-0,9% sul primo semestre 2022), seguita da Vodafone (€22mld, -2% sul 2022), Orange (€21,5mld; +1,2%), Telefònica (€20,2mld; +3,7%), BT Group (€10,3mld; +2,4%), Altice (€8mld; +0,9% su base pro-forma) e TIM (€7,8mld; +3,8%). Spostando lo sguardo al 2022, il giro d’affari aggregato dei 32 maggiori operatori mondiali è cresciuto del 3,9% sul 2021, grazie all’incremento del 7% delle vendite di dispositivi e del 4,2% dei ricavi da servizi che ha compensato la riduzione dei ricavi del 4% delle divisioni Media&Entertainment.

Telco asiatiche continuano a dominare

Le telco asiatiche continuano a dominare, chiudendo i 12 mesi del 2022 in progressione del +7,3%, mentre le dinamiche sono più contenute per i gruppi americani (+1,1%) e per l’Emea (+2,1%). Al primo posto per ricavi tra i colossi mondiali si colloca la statunitense Verizon (€128,3mld), tallonata dalla cinese China Mobile (con €127,4mld). Seguono la tedesca Deutsche Telekom (con €114,2mld, i 2/3 dei quali sviluppati negli Usa dalla controllata T-Mobile) e l’altra statunitense AT&T (€113,2mld), scalzata dal podio in seguito alla cessione di WarnerMedia dell’aprile 2022.

La centralità dei player asiatici è confermata dalla presenza di cinque di essi tra i primi dieci operatori.

TIM 20esimo operatore globale, ma sarebbe 22esimo senza NetCo

TIM è 20esima, superata dall’indiana Bharti Airtel, ma scenderebbe in 22esima posizione con ricavi stimati in €13,5mld escludendo le attività di NetCo, la società destinata a ricevere la rete fissa e i servizi wholesale dell’incumbent italiano. Grazie alla cessione di NetCo, è stimata per TIM una riduzione dei debiti finanziari di €14,2mld, con abbattimento della leva finanziaria al di sotto del 100%. Tale assetto consentirebbe di allineare l’incumbent italiano alle best practices europee, rimuovendo i vincoli che ne limitano il potenziale di crescita, sia in termini di operazioni non organiche che di sviluppi strategici che richiedono ingenti investimenti.

La redditività industriale delle telco

La redditività industriale delle telco mondiali è in leggera ripresa tra il 2018 e il 2022, con l’ebit margin pari al 15,5% in miglioramento di 40 punti base rispetto al 15,1% del 2018. In Europa, sul podio della redditività nel 2022 salgono: Telenor (ebit margin al 21,7%), Swisscom (18,3%) e BT Group (15,4%). Tra i principali operatori internazionali l’indiana Bharti Airtel vanta i margini industriali più elevati (ebit margin al 25,3%), seguita dalla canadese BCE (22,4%) e dalla statunitense Verizon (22,2%).

Sul fronte patrimoniale, a livello europeo la svizzera Swisscom ha la struttura finanziaria più solida (debiti finanziari sul capitale netto al 70,8%), seguita da Vodafone al 103%, con TIM sopra la media europea del 157,9% al 169,2%; tra le società con il livello patrimoniale più basso si collocano, invece, Deutsche Telekom (173,9%), Telenor (191%) e Altice, quest’ultima con patrimonio netto negativo.

https://www.key4biz.it/mediobanca-mercato-tlc-in-ripresa-in-europa-ma-non-in-italia/467710/