Asstel, ricavi degli operatori Tlc ancora in flessione del 3% nel 2022. ‘Serve una nuova politica industriale’

L’Italia delle telecomunicazioni non riesce ad invertire un trend negativo che va avanti ormai da 12 anni e anche nel 2022 gli operatori chiudono con ricavi in flessione del 3% a 27,1 miliardi di euro. E’ quanto emerge dal report annuale di Asstel che fotografa stato della filiera delle tlc, che si è tenuto oggi e che certifica la fotografia di una industry sempre più in difficoltà, come ha detto il presidente di Asstel nel suo intervento Massimo Sarmi: “Mentre le Big tech costruiscono servizi globali, le telecomunicazioni gestiscono ambiti locali a livello di singoli paesi”, ha detto Sarmi. E questo pesa nella competizione globale, dove i mercati più avanzati dei servizi che si basano sulle infrastrutture di rete sono dominati dalle Big tech. Se le Mobile private network 5G avanzano nel mondo, gli operatori sono presenti nel 70% dei casi, ma devono vedersela con la concorrenza di colossi come Amazon Web Services, Azure e Google che anch’esse offrono reti private su banda libera (negli Usa) o specifica (ad esempio in Germania) a livello globale.

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Asstel-Assotelecomunicazioni e le Organizzazioni Sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil hanno presentato oggi il Rapporto sulla Filiera delle Telecomunicazioni in Italia – edizione 2023 – elaborato grazie alla collaborazione con gli “Osservatori Digital Innovation” della School of Management del Politecnico di Milano. Il Forum Nazionale delle Telecomunicazioni in Italia Edizione 2023 “Connessi per l’Italia Persone, infrastrutture e servizi per il futuro del Paese” è stato patrocinato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale e  si è tenuto alla presenza del Presidente del BEREC, Konstantinos Masselos, del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione Tecnologica e Transizione Digitale, Alessio Butti e del Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Claudio Durigon.

Ricavi in flessione del 3% nel 2022

Aggiunge Sarmi: “I ricavi degli Operatori TLC, nel nostro Paese, sono diminuiti del 3%, come effetto di una riduzione del 4% del segmento mobile e del 2% di quello fisso, mentre in Francia, Germania e Spagna si è registrato un incremento dei ricavi grazie alla crescita dei ricavi business e alla differenziazione dei canoni delle offerte in funzione del livello di servizio. Gli Operatori italiani hanno messo in campo programmi di contenimento dei costi, ostacolati dall’inflazione crescente e dall’elevato costo di approvvigionamento energetico. Nel 2022, inoltre, è diminuito lievemente il valore dei CAPEX infrastrutturali per gli Operatori italiani, attestandosi, comunque, nell’intorno dei 7 miliardi di euro. L’effetto netto di questi andamenti è una riduzione del saldo di cassa (EBITDA -CAPEX), pari a 0,7 miliardi di euro nel 2022 e che, considerando anche il pagamento della maxi-rata per le frequenze 5G, 4,5 miliardi di euro, diventa addirittura negativo. Questo indicatore mette in evidenza come la marginalità del Settore sia assorbita dagli investimenti necessari per lo sviluppo dell’infrastruttura e il supporto alla trasformazione digitale del Paese».  

Ha poi concluso il Presidente: “Per la sostenibilità e lo sviluppo industriale della Filiera sono fondamentali da un lato la sfida della trasformazione digitale, la costruzione delle competenze necessarie, accanto a nuove strategie di business, dall’altro la realizzazione di una nuova politica industriale dedicata per accompagnare le trasformazioni in atto e la modifica del quadro normativo per ridurre i costi e la burocrazia nonché per una rapida diffusione delle infrastrutture e dei nuovi servizi. Questa consapevolezza sta maturando anche a livello Europeo, come emerge dalle più recenti iniziative comunitarie. Un’infrastruttura di telecomunicazioni all’avanguardia è un pilastro fondamentale per l’innovazione e la crescita del Paese”.

Sindacati, trend negativo dura da 10 anni

“Anche quest’anno la fotografia dello stato del settore non si discosta dal trend negativo che perdura da almeno un decennio. L’anomalia continua ad essere costituita da una domanda che cresce, sia in quantità che in qualità, mentre i ricavi arrancano. Il minimo è ribadire che gli attuali assetti di mercato sono gravemente squilibrati sul lato dell’ossessiva attenzione al consumatore e perdono di vista gli interessi generali del Paese.

Un prolungato contesto di questo tipo frena gli investimenti e l’industria delle TLC rischia di trasformarsi da fattore abilitante dell’innovazione a freno dello sviluppo. Permane l’assenza di una politica industriale di raccordo delle diverse azioni in campo, si fa quel che si può, comprando tempo senza però avere una reale prospettiva di rilancio duraturo. Penso che la novità più significativa del tempo presente non sta nei numeri del Rapporto, ma in quello che quei numeri stanno provocando.

In effetti è in corso un profondo riassetto delle principali aziende del settore. Purtroppo, il tratto distintivo di queste iniziative non ci fa ben sperare, lo stato di necessità sembra farla da padrone e il modello prevalente dell’Europa che conta si sta sempre più allontanando da noi. Tutto questo peggiora la condizione del lavoro di oggi e pregiudica il lavoro di domani, con buona pace dei propositi di innovazione e di crescita economica e sociale”, commenta Fabrizio Solari, Segretario Generale SLC-CGIL.

“I dati presentati oggi descrivono un quadro della Filiera TLC molto complesso. La sfida per la sostenibilità della Filiera nel suo insieme passa dalla sua trasformazione attraverso l’individuazione di nuove tendenze tecnologiche e nuove strategie di business che dovranno essere accompagnate da una nuova politica industriale. Siamo alla vigilia della presentazione della piattaforma contrattuale e guardando il contesto di difficoltà oggettiva della Filiera siamo consapevoli che sarà una sfida particolarmente complessa che però, come componente sindacale, dobbiamo intraprendere per dare risposte alle persone che contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di una Filiera strategica per il Paese.

Abbiamo la necessita di creare forti competenze digitali per includere i nativi digitali nella Filiera e allo stesso tempo trovare soluzioni per non escludere la fascia di lavoratrici e lavoratori più maturi. Determinante diventa quindi un significativo investimento sulla formazione permanente, anche per offrire nuovi gradi di occupabilità alle persone.

Il Fondo di Solidarietà della Filiera TLC è uno strumento essenziale per favorire il raggiungimento di questo obiettivo. Per questo è necessario che il Fondo venga messo in condizione di operare fin da subito anche attraverso un contributo economico pubblico.

L’appello è quello di lavorare insieme, Istituzioni, Sindacati e Asstel per gli interessi primari del Paese senza pregiudizi, valorizzando il nostro modello di Relazioni Industriali partecipativo, che da sempre rappresenta un fattore abilitante del cambiamento, che diventa ancora più importante in funzione del prossimo rinnovo del CCNL TLC e delle sfide che interessano tutte le imprese della Filiera a partire da quelle del CRM/BPO“, ha dichiarato Alessandro Faraoni, Segretario Generale Fistel Cisl.

“La Filiera TLC è arrivata a un bivio drammatico. I numeri presentati oggi lo dimostrano in maniera evidente. Allo stesso modo anche sul lavoro abbiamo dovuto registrare un lungo periodo caratterizzato da modelli difensivi, che hanno visto un forte utilizzo di ammortizzatori sociali e razionalizzazioni, elementi che hanno inciso sia sulla contrattazione aziendale che sulla necessità di avviare l’indispensabile ricambio generazionale. Per questo, come già fatto lo scorso anno rinnoviamo la richiesta, ancora una volta, dell’apertura di un tavolo con il Governo per affrontare i tanti temi su cui abbiamo necessità di confrontarci per individuare soluzioni utili al rilancio del Settore.

E’ necessario dare corso, insieme alle Istituzioni, ad un intervento strutturale che possa dare stabilità alla Filiera rilanciando un asset strategico per il sistema Paese e tutelando oltre 200mila lavoratori che operano nel variegato mondo delle Telecomunicazioni cominciando dal mondo del CRM/BPO. Questo Settore merita delle regole che vadano nella direzione di dare una prospettiva industriale con una forte attenzione al mondo del lavoro e alle persone che ci lavorano, cosa che ad oggi non è ancora avvenuta“, commenta Salvo Ugliarolo, Segretario Generale Uilcom-Uil.

La proposta

“La trasformazione in atto della Filiera TLC richiede l’implementazione di nuovi modelli di organizzazione del lavoro, il rafforzamento e l’ampliamento delle competenze dei lavoratori, il coinvolgimento dei giovani in un’ottica di evoluzione generazionale. Sono questi i fattori chiave per contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese, dotando soprattutto i giovani delle skill necessarie, attraverso un dialogo costante con le Istituzioni scolastiche, accademiche e gli ITS Academy, per essere pronti al mondo del lavoro di oggi e di domani, per rispondere ai nuovi modelli di business che le imprese stanno sviluppando, grazie anche all’impulso dei fattori abilitanti digitali come i Big data, il Cloud, l’IoT, la Cybersecurity, l’Intelligenza Artificiale e il 5G“, concludono il Presidente di Asstel, Massimo Sarmi e i Segretari Generali delle Organizzazioni Sindacali di Categoria, Fabrizio Solari (SLC-CGIL), Alessandro Faraoni (FISTEL-CISL), Salvo Ugliarolo (UILCOM-UIL).

“Abbiamo il compito di accompagnare il processo di evoluzione del lavoro e riteniamo che il futuro della Filiera passi anche per la creazione di percorsi formativi “permanenti”, in chiave di upskilling e di reskilling.Resta fondamentale un pieno sostegno da parte delle Istituzioni agli investimenti pubblici e privati in Ricerca e Sviluppo, agli investimenti in formazione delle competenze e al rafforzamento dell’istruzione professionale e STEM. Sono queste le sfide che ci vedono impegnati, e per affrontarle è necessario poter disporre anche di strumenti come il Contratto di Espansione che in questi anni ha dimostrato la sua capacità di accompagnare l’evoluzione del lavoro in linea con le trasformazioni in corso. Sarebbe, quindi, determinante che il Governo rifinanzi questo strumento in ragione della sua capacità di favorire il cambio generazionale e i necessari percorsi di aggiornamento delle competenze dei lavoratori in coerenza con la trasformazione digitale delle imprese. Inoltre, crediamo che il Fondo di Solidarietà TLC, istituito con il Decreto del Ministero del Lavoro, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze 4 agosto 2023 sia un ulteriore strumento essenziale per accompagnare le azioni di formazione, riqualificazione e riorganizzazione rese necessarie dai processi di innovazione tecnologica. Il Fondo sarà attivo dal 1° gennaio 2024 e per consentirne fin da subito, per il primo triennio di attività, il pieno perseguimento dei propri obiettivi è necessario un sostegno economico pubblico aggiuntivo al finanziamento da parte di imprese e lavoratori. Per questo è determinante un dialogo costante con le Istituzioni per dare forma a strumenti che rispondano concretamente ai bisogni dei lavoratori e delle imprese”.

Tim: Urso, ‘si profila rete nazionale che agirà in regime concorrenza’

Per il settore delle telecomunicazioni “l’ultimo anno è stato un punto di svolta rispetto ai decenni precedenti” con le decisioni assunte dl governo in tema di connettività e di rete: lo sottolinea il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso a margine del forum Asstel alla Luiss.

“Non a caso in questo meeting un anno fa avevo annunciato che avremmo preso delle misure significative e lo abbiamo fatto sia per quanto riguarda il progetto di banda ultra larga, sia per l’operatività degli attori che nel nostro paese devono realizzare la connettività del paese. E lo abbiamo fatto per quanto riguarda anche l’operazione Tim con un’azione che profila la realizzazione di una rete nazionale che, ovviamente, persisterà in un regime di concorrenza “. Il governo, dice ancora Urso, ha agito anche “per quanto riguarda quello che ritengo fosse un tabù, ovvero i limiti elettromagnetici, perché finalmente ci siamo incamminati sulla rotta che l’Ue ha indicato oltre venti anni fa” innalzandoli.

Il settore delle Tlc “è stato predisposto nuovamente e finalmente dopo tanti anni al centro dell’azione di politica industriale ed economica del nostro Paese”, ha detto Urso, aggiungendo: “Penso che questo ci possa consentire di fornire servizi sempre più adeguati alle necessità delle nostre città, delle nostre famiglie e delle nostre imprese per superare e vincere la sfida della transizione digitale e green su cui l’intero nostro sistema economico è impegnato”.

Tlc: Gubitosi, ‘settore diviso, poco supporto istituzioni in ultimi 20 anni rispetto a OTT’

Sulla digitalizzazione c’è stato “un grande interesse con il Pnrr poi con la crisi in Ucraina” l’interesse è calato per cui “è fondamentale quello che sta facendo Asstel” in un comparto in cui “bisogna cooperare” visto che è “un settore storicamente diviso e tende, pur di non far beneficiare i competitors, a continuare a soffrire”. A sottolinearlo è stato il presidente dell’Università Luiss Guido Carli, Luigi Gubitosi, aprendo i lavori del Forum Nazionale delle Comunicazioni 2023 dal titolo “Connessi per l’Italia – Persone, infrastrutture e servizi per il futuro del Paese”.

Le Tlc “sono un settore che ha avuto un supporto modesto, non c’è stato un supporto da parte delle autorità negli ultimi 20 anni” specialmente se pensiamo ai nuovi competitors OTT” ha osservato inoltre il presidente della Luiss ed ex top manager di Tim.

Pil: Bonomi, ‘fase di grave incertezza per imprese, previsione crescita dimezzata’

“Stiamo vivendo momento complesso” con “una fase grave di incertezza per le imprese” e anche la “previsione della crescita del Pil è dimezzata”. A ricordarlo è il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi.

La fase di incertezza, ha argomentato Bonomi, è dovuta alle “gravissime tensioni geopolitiche, guerre con risvolti drammatici e che non si possono ignorare, una guerra dentro l’Europa, in Ucraina, e una guerra in Mo che è più vicina di quello che pensiamo. Sono guerre dai risvolti umani gravissimi ma che avranno anche inevitabilmente un impatto sulle nostre economie, non fosse altro per l’incertezza che possono determinare”.

“Non possiamo dimenticare inoltre le conseguenze drammatiche delle avversità climatiche sui nostri territori per i cittadini e per le imprese. Insomma è una fase di incertezza anche per le imprese che devono programmare investimenti” ha detto Bonomi rilevando che il Centro Studi di Confindustria “ha stimato una crescita a ribasso per il 2024 con un più 0,5% di Pil di fatto una previsione dimezzata ma ormai in linea con quasi tutti gli istituti di previsione”. Pesa senz’altro l’aumento repentino dei tassi da parte delle Banche Centrali ma anche un forte rallentamento del commercio mondiale” ha affermato il numero uno di Viale dell’Astronomia.

Tlc: Calderone, formazione continua è priorità assoluta

Le Tlc sono “un settore strategico per la trasformazione digitale del Paese” che affronta “sfide di un mercato complesso e in evoluzione che hanno ricadute sulla vita di migliaia di lavoratori che contribuiscono in modo significativo al prodotto interno lordo”. Lo scrive il ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone, nel saluto al Forum Asstel. E osserva: “Le sfide della filiera sono emblemantiche di quelle che affronta in generale il mondo del lavoro in Italia: una concorrenza crescente a livello globale, la necessita’ di formare e riqualificare la forza lavoro, il ricambio generazionale. Inoltre c’e’ una ulteriore doppia sfida, che concerne da un lato le competenze da sviluppare e dall’altro i nuovi modelli di lavoro”.

In questo contesto “estremamente competitivo”, ha proseguito, “ritengo che la formazione continua sia un priorità assoluta, e siamo al lavoro per potenziarla in una stretta sinergia tra gli operatori pubblici e privati, tra scuola università e imprese. Ne va non solo del futuro del settore, dei lavoratori e dei giovani, ma anche del futuro del Paese”. 

Sky: Duilio, ‘il nostro investitore Usa crede nell’Italia e investe’

“Abbiamo la fortuna di avere un investitore americano che crede nell’Italia e investe e si aspetta un ritorno di questi investimenti. I ritorni sono spesso in tempi molto lunghi: nel broadband ogni euro investito ha un payback di 24-36 mesi nel migliore dei casi”. A sottolinearlo l’amministratore delegato di Sky Italia Andrea Duilio. Con riferimento al lancio di Sky Wifi Duilio ha messo l’accento sugli investimenti della società: “Stiamo investendo moltissimo sul mondo broadband, oltre 300 milioni, abbiamo investito su Sky Glass per migliorare l’esperienza e abbiamo investito in contenuti e produzioni digitali” ha concluso.

Bisio (Vodafone): digital single market, consolidamento e frequenze 5G gli ambiti di intervento per le tlc

“Il ruolo delle piattaforme digitali è importantissimo: ormai le reti sono delle grandi piattaforme su cui l’Edge Cloud, l’AI generativa, l’IoT, il quantum computing serviranno tutti i settori, dalla sanità alla pubblica amministrazione, al manufacturing, ai trasporti”, ha detto Aldo Bisio, AD Vodafone Italia.

“Il miglioramento dell’indice DESI in Europa porterebbe a un incremento del PIL enorme e a milioni di nuovi posti di lavoro, quindi ci sarebbe un grande sviluppo da parte dell’economia europea. E la digitalizzazione è un grosso booster. C’è però un investment gap, nessuno è più pronto a investire nelle telecomunicazioni in Europa. Lo scorso anno il settore ha bruciato più di 24 miliardi di equity. Non ci sono più capitali per le tlc in Europa, a meno di potere vedere ritorni adeguati sugli investimenti”, prosegue Bisio.

“Noi vediamo tre ambiti di intervento. Il digital single market: la grande frammentazione dei mercati europei costruisce complessità e inefficienze. Ci vuole poi una in-country consolidation, vanno cioè consolidati un po’ tutti i mercati. Ci sono 97 operatori, 587 operatori virtuali in Europa, una frammentazione che genera e programma il fallimento del settore – aggiunge – Gli investimenti nel 5G sono investimenti a intensità di capitale ancora crescenti: è stato calcolato che per sostenere gli investimenti nel 5G ci vuole una quota di mercato intorno al 30% e che con una quota più bassa non si riesce a ripagare il 5G. Ultimo ambito di intervento è lo spettro frequenziale: non c’è 5G se l’Europa non provvede a un ridisegno complessivo dei meccanismi di assegnazione efficiente dell’utilizzo dello spettro, abbandonando tendenze che in passato hanno cercato di fare cassa nel breve termine ma poi hanno zavorrato i conti degli operatori, facendoci arrancare verso la corsa per dare a tutti i cittadini europei 1 Gigabit e il 5G ovunque”.

Tlc: Corti, mercato difficile, o si consolida o scompare un big in Italia

“Nelle telecomunicazioni gli spazi di manovra sono molto stretti: i costi salgono, i prezzi scendono. In un mercato mass market, maturo, con molta concorrenza e con offerta in eccesso la dinamica naturale è la discesa del prezzo, che termina quando uno degli operatori o si consolida o scompare. O si consolida o uno dei grandi scompare, perché ha una struttura dei costi più rigida, chi è entrato dopo è più flessibile”. Lo ha detto Gianluca Corti, amministratore delegato di WindTre, nella tavola rotonda con i ceo dei principali gruppi di tlc italiani nel corso del Forum Asstel. Corti ha citato la forte competizione dei prezzi e le regole europee tra i fattori che rendono difficile operare. “L’Europa – ha proseguito – ha consentito al più grande operatore delle tlc, Whatsapp, di non seguire nessuna delle regole che seguiamo noi: ci ha massacrato il mercato degli sms e quello delle chiamate internazionali”.

Open Fiber, Gola: serve switch off da rame o domanda fibra non decolla

“La fibra va utilizzata non può essere autostrada senza auto. Il mercato Ftth è in un momento non brillante: siamo al 57% di case in cui è possibile richiedere un accesso Ftth per clienti”. Lo ha sottolineato il neo amministratore delegato di Open Fiber, Giuseppe Gola. “Su 20 milioni di case con rete fissa disponibile in cui è possibile arrivare a un collegamento Ftth in tempi brevi oggi sono 4 milioni i clienti Ftth. Perché c’è un problema di domanda”.

“Nel lungo periodo un teorico switch off della rete in rame verso la fibra può portare efficienza sul sistema di 1 miliardo di euro di costi l’anno con forte riduzione del consumo di energia. Bisogna cominciare ad andare in questa direzione altrimenti la domanda in Ftth rimane non spinta”, ha aggiunto.

Tim, Labriola: bene governo ma non c’è tempo, dobbiamo accelerare

“L’ottimismo deriva dal fatto che oggettivamente negli ultimi anni mai nessun governo come quello attuale sta cercando di indirizzare le questioni. Poi possiamo discutere sulla modalità però almeno c’è un piano e si sta sta cominciando a parlare. L’unica accortezza è non c’è tempo e dobbiamo accelerare”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola.

 Quello che è successo a Tim è il risultato di tutto quello che è stato raccontato (al Forum Asstel ndr). Partiamo da una situazione macroeconomica a livello europeo con un sistema di regole che non facilita un percorso di investimenti. Il costo degli investimenti è salito. Siamo un mercato eccessivamente competitivo. Abbiamo 5 operatori mobili, fate una somma dei ricavi dell’anno, deglo Opec e dei capex e non avremmo un operatore sano dal punto di vista finanziario”, ha aggiunto Labriola.

“Dobbiamo essere finanziariamente sostenibili. Oggi nessuno di noi è finanziariamente sostenibile e quello che ha dovuto fare Tim è l’unica strada percorribile”, ha detto l’ad.

“Abbiamo chiuso un trimestre crescendo di 300 milioni anno su anno. Non succedeva da 5 anni e sono spariti sotto per gli interessi passivi sul debito, ma io devo continuare a investire”, ha detto Labriola.

RISULTATI – RAPPORTO SULLA FILIERA DELLE TELECOMUNICAZIONI 2023 

I dati del Rapporto 2023 hanno evidenziato che anche il 2022 è stato un anno di crescita per i volumi di traffico dati (+10% per il traffico dati fisso, +31% per quello mobile), ma anche di ulteriore peggioramento dei ricavi del settore. Il contesto iper-competitivo ha comportato un ulteriore calo dei prezzi e dei ricavi degli Operatori di Telecomunicazioni: questi ultimi si sono ridotti di 0,8 miliardi di euro raggiungendo 27,1 miliardi, il valore più basso di sempre. Complessivamente, dal 2010 al 2022, i ricavi complessivi hanno fatto registrare un calo del 35%: il radio-mobile del 44%, le comunicazioni fisse del 26%. Tale calo è superiore a quello degli altri principali paesi europei. Inoltre, nel 2022 Paesi limitrofi come Francia e Germania registrano trend positivi grazie alla crescita dei ricavi business e alla differenziazione dei canoni delle offerte in funzione del livello di servizio (es. diverse velocità di download/upload nei pacchetti a fronte di un prezzo unico in Italia). I primi sei mesi del 2023, secondo gli ultimi dati Agcom, evidenziano però una ripresa dei ricavi del mercato fisso (+3,4%), mentre per il mercato mobile continua il segno negativo (-3,5%).

Gli altri segmenti della Filiera mostrano quasi tutti dinamiche positive, coerentemente con la trasformazione infrastrutturale in corso: 

  • i ricavi complessivi degli attori che si occupano di realizzare e gestire le torri per le comunicazioni (per qualunque industry) arrivano a valere 2,2 miliardi di euro, registrando una crescita del 16% rispetto al 2021;
  • il mercato complessivo dei fornitori di apparati di rete (comprensivo, quindi, sia dei ricavi generati in Italia sia di quelli all’estero, in qualsiasi settore) registra un valore di 4,3 miliardi di euro ed una crescita del 9%, registrando una crescita più forte di quanto realizzato nel 2021. La crescita si può ricondurre sia all’aumento dei ricavi provenienti da settori diversi dalle TLC (che registrano un +35%) sia ai ricavi dal settore TLC, che, seppur con tassi più contenuti, crescono del 5% anche grazie ai lavori di infrastrutturazione per il paese promossi dal PNRR;
  • la vendita dei terminali in Italia vede una crescita del 2%, sostenuta dall’incremento dei prezzi degli smartphone a fronte di una riduzione dei volumi di vendita. Il valore complessivo del mercato sfiora i 5,6 miliardi di euro nel 2022;
  • il mercato degli Operatori di Customer Management rimane stabile e vale circa 2,1 miliardi. La componente legata al settore Telecomunicazioni vede però il proprio valore in diminuzione rispetto a quello che accade in molte altre industry. Tale dinamica è stata accentuata anche dalla progressiva uscita di scena di alcuni attori da questo mercato e dall’internalizzazione delle attività da parte di un grande committente. 

Investimenti

Nonostante le dinamiche di mercato, proseguono gli investimenti degli Operatori TLC in particolare per la costruzione delle reti a banda ultra-larga, radio e in fibra. Nel 2022, gli investimenti di circa € 7,0 miliardi confermano l’incidenza del 26% sul fatturato totale degli Operatori TLC, percentuale stabile da ormai 3 anni. Inoltre, ad aggravare ulteriormente le casse degli Operatori, ci sono i 4,5 miliardi di euro relativi al pagamento dell’ultima maxi-rata per l’acquisto delle frequenze 5G. Anche in prospettiva, gli investimenti sono destinati a essere rilevanti, per raggiungere gli obiettivi del Digital Decade Policy Program.

Secondo i dati DESI 2023, la copertura VHCN (Very High Capacity Network – reti FTTH, FTTB, cable docsis 3.1) a metà 2022, pur crescendo di quasi 10 punti percentuali rispetto all’anno precedente, rimane distante dalla media europea: 53,7% Ita vs 73,4% Eu. Tuttavia, il gap si riduce se si considera solo la copertura in fibra e non quella docsis, assente in Italia, che permette la trasmissione dati attraverso il cavo televisivo: in questo caso la media Eu si ferma al 56,5%, valore non distante da quello registrato in Italia. Gli investimenti infrastrutturali degli Operatori continuano anche nel 2023: dalle prime stime la copertura VHCN delle abitazioni è cresciuta di circa il 10%, raggiungendo a settembre 2023 un valore tra il 50% e il 60%. Il valore di penetrazione delle reti FTTH (ossia il numero di clienti attivi sulle abitazioni coperte) in Italia è nettamente inferiore a quello di Paesi limitrofi (come Francia e Spagna) e simile a quello della Germania (dove, però, il valore assoluto delle abitazioni coperte con FTTH è ridotto avendo l’alternativa del cavo).

5G

Sempre secondo quanto emerge dalle analisi DESI 2023 – che considerano la copertura ottenuta con il cosiddetto Dynamic Spectrum Sharing, il 5G in Italia copre il 99,7% delle zone abitate, presentando il nostro paese tra quelli con la maggiore copertura 5G in Europa, superando nettamente la media EU che è pari a 81,2%. Non bisogna però fermarsi alla prima lettura: i valori della Commissione Europea considerano, infatti, la copertura ottenuta con il cosiddetto Dynamic Spectrum Sharing (condivisione dinamica dello spettro, o DSS). Considerando la copertura 5G Non Stand Alone (NSA), in Italia a settembre 2023, secondo le stime elaborate su dati pubblici degli operatori, si raggiunge più del 70% della popolazione, con una crescita di circa il +10% rispetto a settembre 2022. A livello di disponibilità 5G (ossia la percentuale di utenti con telefoni 5G e tariffe 5G attive che trascorrono la maggior parte del tempo connessi a reti 5G) emerge una forte disparità tra i diversi Paesi a livello mondo: l’Italia si posiziona nella parte bassa della classifica, con un valore pari al 14%.

Le difficoltà economiche del settore sono ben rappresentate dalla dinamica del saldo di cassa disponibile per gli Operatori TLC (EBITDA – CAPEX): nel 2010 questo valeva 10,5 miliardi di euro disponibili per il servizio del debito finanziario, per il pagamento delle imposte e per la remunerazione degli azionisti; nel 2022 si registra per la prima volta un valore negativo pari a -3,8 miliardi di euro, segno che la marginalità del settore non è sufficiente a far fronte ai flussi di cassa necessari a sostenere gli investimenti. Questo risultato risente soprattutto della maxi-rata di 4,5 miliardi di euro pagati per le licenze 5G e della riduzione dell’EBITDA, frutto di un aumento dei costi e di una continua contrazione dei ricavi. Al netto delle licenze, il valore sarebbe comunque in diminuzione e pari a 0,7 miliardi di euro.

Sviluppo industriale

Per lo sviluppo industriale del Settore è quindi fondamentale che le TLC si muovano su quattro pilastri: l’attuazione di nuove strategie di business, come ad esempio l’ingresso in nuovi mercati digitali (reti private 5G, Cloud, Cybersecurity, Big Data&Analytics) e la valorizzazione del core business; la trasformazione della Filiera in termini di trend tecnologici e di costruzione delle competenze necessarie; la realizzazione di una nuova politica industriale che accompagni le trasformazioni di business e i trend tecnologici in atto; un aggiornamento della regolamentazione di settore per una rapida diffusione delle infrastrutture e dei nuovi servizi. Per quanto riguarda gli ultimi due punti l’Italia è all’avanguardia, rispetto alle iniziative Europee, in materia di semplificazione amministrativa, di cybersicurezza e di tutela dei diritti d’autore. A livello nazionale però sono necessari ulteriori interventi a sostegno della filiera e azioni che favoriscano il completamento di quelli già adottati. In particolare, Asstel ha richiesto da tempo una serie di interventi: l’introduzione di misure per la mitigazione strutturale del costo dell’energia, per rispondere ai forti rincari rispetto ai valori registrati negli anni ante-crisi pandemica; l’introduzione di misure per l’efficienza energetica, come l’accesso ad adeguati sistemi di incentivazione e a strumenti per l’autoproduzione da fonti rinnovabili; una rapida adozione delle misure di adeguamento dei limiti elettromagnetici; una semplificazione delle procedure autorizzative per la realizzazione delle reti, consolidando le semplificazioni già introdotte in un unico testo attraverso il decreto legislativo correttivo del Codice delle Comunicazioni Elettroniche (CCE); la definizione di strumenti per massimizzare la collaborazione TLC – Big Tech; l’estensione all’offerta di reti e servizi di telecomunicazioni dei benefici previsti dalle misure del Piano 5.0 così da favorire gli investimenti utili a realizzare una infrastruttura di rete sicura, necessaria a supportare la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, nella direzione della transizione ecologica indicata dal legislatore.

Nuovi modelli di lavoro

La trasformazione in atto della Filiera TLC richiede l’implementazione di nuovi modelli di organizzazione del lavoro, il rafforzamento e l’ampliamento delle competenze dei lavoratori, il coinvolgimento dei giovani in un’ottica di ricambio generazionale. Sono queste le sfide su cui sono principalmente impegnate le aziende associate.

La formazione continua dei dipendenti (con programmi strutturali di upskilling e reskilling) e l’aumento dell’engagement sono le principali sfide per le direzioni Risorse Umane delle imprese della Filiera TLC. In particolare, le competenze più critiche da sviluppare internamente e da ricercare nel mercato sono: Cybersecurity e Data Protection, Intelligenza Artificiale e Machine Learning, Big Data Analytics. Per far fronte alla necessità di personale altamente qualificato, diventa fondamentale l’attività di formazione. Tra gli Operatori TLC nelle attività di upskilling e reskilling nel 2022 sono state coinvolte circa 57mila persone pari a quasi il 97% del totale addetti (di cui il 3% in iniziative di reskilling), in crescita rispetto al 94% del 2021. Mediamente nel corso del 2022, ciascun lavoratore coinvolto ha seguito circa 6 giornate di formazione anche grazie agli strumenti normativi, in aumento rispetto alle 4/5 previste. Anche tra gli altri attori della Filiera TLC la percentuale di lavoratori coinvolti in attività di formazione è elevata: quasi un addetto su due.

Recruiting esterno

Una strada parallela alla formazione interna è il recruiting esterno. In questo caso, si riscontrano difficoltà legate a una carenza in Italia di persone con competenze in alcune discipline: per la formazione terziaria nelle materie STEM (Università + ITS) si prevede infatti un mismatch annuale tra domanda riferita a tutti i settori produttivi e offerta di circa 6.200 persone nel periodo tra il 2023 e il 2027. Questa problematica è sentita anche dalla Filiera: infatti, dal 76% delle imprese associate viene evidenziata una mancanza sul mercato delle professionalità richieste e solo il 14% delle imprese associate ritiene il sistema scolastico qualitativamente e quantitativamente adeguato.

Quella delle competenze digitali non è l’unica sfida della Filiera per quanto riguarda il mercato del lavoro. In questo scenario il cambiamento dei modelli di organizzazione del lavoro acquista maggior centralità. Ormai la totalità delle aziende implementa soluzioni di Smart Working e a conferma della maturità sul tema, il 67% delle aziende della Filiera TLC dichiara di aver già adottato modelli Hybrid&Smart, più flessibili, adattivi e personalizzati, fondati sui risultati per un miglioramento del work-life balance e della produttività. Questi modelli sono quelli che favoriscono l’adozione di servizi digitali e la digitalizzazione delle imprese. Grazie all’implementazione di iniziative di questo tipo, si registrano inoltre benefici aggiuntivi: secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano si possono riscontrare benefici per dipendenti e imprese sia di natura economica (con un risparmio di 3.400€ a lavoratore) sia ambientale (con un risparmio sulle emissioni di CO2 pari a 480kg a lavoratore). Ora è necessario lavorare per un consolidamento dello strumento nella prospettiva di supportare e valorizzare questa modalità di organizzazione del lavoro attuando soluzioni di lavoro ibrido, sperimentando nuovi equilibri tra presenza fisica e virtuale. 

Fondo di solidarietà

Rispetto a questo quadro Asstel e le Organizzazioni Sindacali hanno individuato nella definizione del Fondo di Solidarietà per la Filiera TLC una risposta per accompagnare le azioni di formazione, riqualificazione e riorganizzazione rese necessarie dai processi innovazione tecnologica e di trasformazione. Il Fondo sarà attivo dal 1° gennaio 2024 e per consentirne fin da subito e per il primo triennio di attività il pieno perseguimento dei propri obiettivi è necessario un sostegno pubblico economico aggiuntivo al finanziamento da parte di imprese e lavoratori.

Sempre nell’ottica di accompagnare l’evoluzione del lavoro nella Filiera TLC è necessario rifinanziare il Contratto di espansione e rafforzare il Fondo nuove competenze.

Guardando poi al ruolo del CCNL TLC è necessario avviarne una evoluzione – coerente con la trasformazione in atto in tutti i segmenti della Filiera – sia del perimetro che del modello, che si concentri su: competenze, produttività e nuovi modelli di organizzazione del lavoro.

In questo contesto una particolare attenzione riguarda le attività di CRM-BPO, per le quali va definita un’area distintiva all’interno del CCNL TLC che ne colga le specificità, unitamente al riconoscimento del CCNL TLC quale contratto di riferimento per tali attività e all’implementazione di un modello di certificazione.  

https://www.key4biz.it/asstel-ricavi-ancora-in-flessione-del-3-nel-2022-serve-una-nuova-politica-industriale/467245/




Vodafone Italia, migliora il trend ma pesa il costo dell’energia

Vodafone Italia chiude il primo semestre dell’anno con ricavi da servizi a 2,098 miliardi di euro, in calo dell’1,3% (Q1 -1.6%, Q2: -1.0) ma con un trend di miglioramento rispetto all’anno precedente.

La pressione sui prezzi nel segmento value, spiega una nota, è in parte controbilanciata dalla forte domanda del Business per connettività di rete fissa e servizi digitali e “il miglioramento delle tendenze trimestrali è stato sostenuto dal roaming mobile stagionalmente più elevato e dai ricavi dei visitatori”.Il maggior peso dell’energia però persa fortemente (con un impatto di 10,1 punti percentuali), spiega Vodafone, e l’adjusted EBITDAaL segna un calo del 15 per cento (- 4,9% al netto dei prezzi dell’energia) a 645 milioni.

I ricavi da rete fissa crescono dell’8%, trainati dalla crescita nella connettività fissa Business e dai servizi digitali per le imprese.

L’Adjusted EBITDAaL è in calo del 15%, pesa il maggiore prezzo dell’energia per il 10,1%. L’Adjusted EBITDAal è in calo del -4,9% al netto dei prezzi dell’energia.

Vodafone Business registra dal canto suo una crescita dell’8,4%.

I servizi a banda larga sono ora disponibili per 23,6 milioni di famiglie. A ciò si aggiungono i servizi che ora coprono 3,9 milioni di famiglie e imprese tramite FWA 5G e ulteriori 1,5 milioni tramite FWA 4G.

Il second brand ho. Mobile raggiunge quota 3,1 milioni di clienti.

A ottobre 2023 Vodafone ha raggiunto l’intesa per la proroga dell’accordo nel mercato wholesale con Poste fino al 2028.

Della Valle (Vodafone), Italia molto diversa da Spagna

L’Italia “è molto diversa dalla Spagna” da cui Vodafone ha deciso di uscire. La ceo, a margine della presentazione dei conti del semestre, ha detto ai giornalisti che il mercato italiano può beneficiare del consolidamento del settore e il gruppo sta valutando diverse opzioni per le sue attività. 

Vodafone Group

Il gruppo Vodafone ha chiuso il primo semestre dell’esercizio 2023-2024 con ricavi dei servizi in aumento del 4,2% a livello di gruppo su base annua.

Buon miglioramento in Germania (1° trimestre: -1,3%, 2° trimestre: 1,1%) e continua accelerazione in Vodafone Business con Crescita del 4,4% nel primo semestre.

I ricavi del Gruppo sono diminuiti del 4,3% a 21,9 miliardi di euro a causa delle variazioni sfavorevoli dei tassi di cambio e della cessione di Vantage Towers, Vodafone Ungheria e Vodafone Ghana nell’anno finanziario precedente.

Confermata la guidance per l’anno fiscale 2024 con un EbitdaaL rettificato “sostanzialmente piatto” a circa 13,3 miliardi di euro e un free cash flow di circa 3,3 miliardi di euro.

https://www.key4biz.it/vodafone-italia-migliora-il-trend-ma-pesa-il-costo-dellenergia/467222/




Allarme Disney: è davvero la fine della Marvel?

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Non si può stare un attimo tranquilli: avevamo appena finito di leggere i peana sulle strategia multipiattaforma dei big dello streaming tv, che attaccandoci su tutti i fronti – film, serie tv, contenuti per i social e via discorrendo – non ci lasciavano altra scelta: abbracciare le grandi IP, ossia le proprietà intellettuali dei più noti franchise. Da Star Wars all’MCU, l’universo Marvel, sembrava avessero vinto loro, e che la Disney si fosse guadagnata una formula sicura per il successo per gli anni a venire. E invece.

L’ultimo prodotto legato a Guerre Stellari aveva come protagonista uno dei personaggi più amati dell’«universo esteso» (ossia quello che non è mai comparso nelle tre trilogie ma che è comunque considerato canonico perché apparso su altri canali ufficiali: in questo caso, i cartoni animati di Star Wars: Clone Wars e Star Wars: Rebels, più una fugace apparizione in The Mandalorian). Eppure Ahsoka, che malgrado una quantità non disprezzabile di spettatori, ha deluso un po’ tutti, dalla critica a – questo è un fatto nuovo – il pubblico: al momento la serie che vede Rosario Dawson nei panni dell’ex jedi ha un misero 4,8 su Metacritic per quanto riguarda i voti degli utenti, contro il 7,8 della seconda stagione di The Mandalorian.

Tutti i problemi, da Guerre Stellari alla “fase cinque”

Un passo falso capita a tutti, si potrebbe dire. Ma la sensazione – e non solo quella – è che ci sia di più, e che la crisi sia appena incominciata. Anche la terza stagione di The Mandalorian aveva avuto pessimi voti, ma perlopiù si era spiegato questo flop con il sessismo che da sempre ammorba l’utenza (in grande maggioranza maschile) di questi prodotti, considerando come il mandaloriano di Pedro Pascal sia quasi diventato un comprimario di Bo-Katan Kryze, per molti la vera protagonista degli ultimi episodi. Ma se due indizi non fanno una prova, il terzo è bello grosso, anzi, lo è molto più dei primi due; ed è un chiaro segnale che i gusti stanno cambiando. Si chiama Marvel.

La famosa fase 5 dell’MCU ha iniziato come peggio non si poteva. Ant-man: Quantumania è stato un flop di proporzioni impreviste, e i prodotti arrivati subito dopo non se la passano meglio. Secret Invasion – con la sua lista di stelle, non solo Samuel L. Jackson ma anche Emilia Clarke, Dermot Mulroney, Don Cheadle e perfino Olivia Colman – è andata male. Rimane Loki, che è considerata la punta di diamante “d’autore” (virgolette d’obbligo) dei supereroi, intesi come genere, tanto che il produttore esecutivo della serie ha sfidato nientemeno che Martin Scorsese – noto detrattore dei giocattoloni Marvel – a non considerarla vero cinema. Eppure i dati sui minuti complessivi di visione del primo episodio della seconda stagione, 446 milioni nei primi tre giorni, sono ben più bassi dell’omologo della prima, che era arrivato a 731 milioni. Un calo del 39%, che sicuramente trova una parziale scusante nell’effetto-Covid ormai finito da tempo ma che è un altro sintomo di una malattia in corso.

Attori violenti ed esperimenti andati male

I problemi per l’universo Marvel, come ha ben ricapitolato un articolo di Variety, sono tanti, troppi. Uno dei più grossi è legato al “cattivo” della nuova serie, Kang, interpretato da Jonathan Majors, ora a processo (che si preannuncia seguitissimo) per violenza domestica. Si è parlato di cambiare l’interprete, di ridurre il rilievo del personaggio, ma non è facile, soprattutto perché, se gli sceneggiatori sono tornati a lavorare dopo lo sciopero degli scorsi mesi (paralizzando comunque l’offerta di nuovi prodotti audiovisivi per parecchio tempo), gli attori no. Tra parentesi, proprio la Disney è stata considerata il vero “cattivo” di tutta la storia, ben poco sensibile alle richieste degli scioperanti quando addirittura non apertamente sprezzante, come hanno mostrato le dichiarazioni di Bob Iger.

Ma è solo l’inizio. Il prossimo film del franchise, The Marvels, ha proiezioni d’apertura da far tremare gli executive della Disney, al pari di altri flop che però erano stati considerati quasi casuali – in quanto più sperimentali, anche come diversity del cast, e quindi già rischiosi di loro – come The Eternals e Shang-Chi e la leggenda dei dieci Anelli. Non hanno aiutato riprese tumultuose a dir poco, con la giovanissima regista, Nia DaCosta, molto applaudita per il suo Little Woods, che ha cominciato a girare un altro film, Hedda, con The Marvels ancora in post-produzione. Su un altro versante, gli effetti speciali di Quantumania sono stati considerati così scadenti (con budget, va ricordato, sempre altissimi) che hanno portato al licenziamento della responsabile.

Trame troppe complicate: la soluzione è tornare all’antico?

Ma il problema è probabilmente a monte. Le trame dell’universo Marvel sono diventate sempre più complesse e intricate, e per capire che cosa sta succedendo non basta guardare uno o due film o altrettante serie: bisogna vedere tutto ciò che è a firma Marvel. Compresi generi che magari non sono apprezzati, e con l’obbligo di essere abbonati a Disney Plus, che da poco ha ritoccato verso l’alto il suo canone mensile (a questo proposito, su SOSTariffe.it si possono mettere a confronto le offerte per i principali fornitori di streaming, anche per chi cerca offerte a pacchetto ad esempio con gli operatori di telefonia). Insomma: una fatica. È normale che ci sia disaffezione, e forse anche il clima umoristico e giocoso di questi film viene sempre più percepito come stonato con tutti i problemi che ha il mondo in questo periodo (Rivista Studio, con un po’ di ottimismo, ha parlato proprio di fuga dall’escapismo). Il problema però rimane, e per Disney è grosso: come ha rimarcato un analista, se vai incontro a un flop o due, tutti gli altri devono essere home-run, non buoni successi. Si deve sbancare il botteghino, altrimenti sono guai.

E allora che si fa? Secondo alcuni, la strada da seguire è la stessa in cui si rifugerebbe una squadra di Serie A in crisi di risultati: richiamare il vecchio allenatore, o ancora meglio il giocatore-bandiera. Ossia, in questo caso, i “primi” Avengers, tra cui l’amatissimo Tony Stark di Robert Downey Jr. e la Vedova Nera di Scarlett Johansson, che potrebbero essere resuscitati (nulla di strano, si parla pur sempre di fumetti) per un nuovo film dopo Endgame. Bisognerà prima convincere le stesse star, che ha più riprese hanno ribadito di aver detto basta ai film di supereroi. E anche con un sì, costerà: Downey Jr., per Iron Man 3, si era portato a cassa 25 milioni di dollari.

https://www.key4biz.it/allarme-disney-e-davvero-la-fine-della-marvel/466826/




INWIT, crescono utili e ricavi nel terzo trimestre. Diego Galli: ‘Crescita continua anche grazie a piano di investimenti di oltre 250 milioni’

INWIT ha chiuso il terzo trimestre con ricavi a 242 milioni di euro, in aumento del +12,6% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio 2022. Nei primi nove mesi i ricavi si attestano a 713,2 milioni di euro, in crescita del +12,8%.
L’Ebitdaal (ebitda – costi di locazione) nel terzo trimestre 2023 si attesta a 173,8 milioni di euro, in crescita del +18,5%. Nei primi nove mesi 2023 l’ebitdaal è pari a 506,9 milioni di euro, +18,1% rispetto ai primi nove mesi del 2022.

L’utile netto nel terzo trimestre 2023 si attesta a 85,1 milioni di euro, in crescita del +13,5% rispetto allo stesso periodo 2022. Nei primi nove mesi 2023 si attesta a 248,9 milioni di euro in crescita del +14,7% rispetto ai primi nove mesi del 2022.

Il recurring free cash flow nel terzo trimestre pari a 154,3 milioni di euro, in aumento del +25,6% rispetto allo stesso periodo 2022. Nei primi nove mesi 2023 si attesta a 477,8 milioni di euro in crescita del +36,3% rispetto ai primi nove mesi del 2022.

L’indebitamento netto: si attesta a 4.275 milioni di euro rispetto a 4.339 milioni di euro del secondo trimestre e rispetto a 4.195 milioni di euro dello stesso periodo del 2022. Leva finanziaria in miglioramento a 4,8x rispetto a 5,0x del secondo trimestre 2023 e 5,4x dello stesso periodo del 2022, come risultato della crescita dell’ebitda.

La guidance

La guidance nel 2023 vede ricavi in crescita nella parte bassa del range precedentemente comunicato di 960-980 milioni di euro, margine ebitda oltre il 91% dei ricavi, margine ebitdaal in crescita oltre il 71% dei ricavi e recurring free cash flow in crescita nella parte alta del range precedentemente comunicato di 595-605 milioni di euro. Guidance 2026 confermata.
Il direttore generale Diego Galli ha detto che: “nel terzo trimestre 2023 Inwit continua a crescere, anche grazie ad un piano di investimenti di oltre 250 milioni di euro nell’anno. In un contesto sfidante per l’industria delle telecomunicazioni, il nostro modello di business, basato su infrastrutture digitali e condivise, crea efficienza industriale e si dimostra resiliente e sostenibile”.

Nel corso del terzo trimestre 2023 è proseguito lo sviluppo dell’infrastruttura tecnologica di INWIT:

  • ampliando il parco torri di 230 nuovi siti che portano il totale a quasi 24.000;
  • continuando nella crescita delle nuove ospitalità, pari a 1.020 che portano il totale a oltre 53.000;
  • incrementando la propria efficienza anche grazie al piano di rinegoziazione dei contratti di affitto e al piano di acquisizione dei terreni con 495 transazioni real estate.

Aggiornamento Piano “Italia 5G” del PNRR

Il programma del Piano “Italia 5G” del PNRR per la realizzazione di nuove infrastrutture in aree in digital divide è in linea per il raggiungimento dei target di fine anno. Grazie ad un’accurata ed efficace pianificazione operativa prosegue il trend di permessi presentati e di quelli già ottenuti; la velocità e l’efficienza del programma sono correlati ai tempi di rilascio delle autorizzazioni e alla collaborazione degli enti locali. In quest’ottica è fondamentale che le rilevanti semplificazioni adottate da Governo e Parlamento vengano recepite appieno a livello locale.

Prosegue l’impegno di INWIT nel rappresentare il valore delle infrastrutture digitali per i territori, a supporto della trasformazione sociale ed industriale, anche attraverso la stretta collaborazione con le Istituzioni e con le Associazioni rappresentative delle comunità locali, come testimoniato dalla sigla dei protocolli d’intesa per facilitare la realizzazione di connessioni ad alta velocità con il Dipartimento per la Trasformazione Digitale, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e Infratel Italia, e con UNCEM (Unione Nazionale dei Comuni, comunità ed Enti Montani).

https://www.key4biz.it/inwit-crescono-utili-e-ricavi-nel-terzo-trimestre-diego-galli-crescita-continua-anche-grazie-a-piano-di-investimenti-di-oltre-250-milioni/466801/




Tim, Labriola: ‘Non vediamo ostacoli all’operazione Netco. Scelta su rete spetta al Cda. Fiducia su Sparkle’

Ostenta piena fiducia nel successo dell’operazione NetCo l’ad di Tim Pietro Labriola, che durante la sessione di domande in occasione della conference call sul terzo trimestre ha risposto agli analisti, molto interessati fra le altre cose al ‘Master service agreement’, alla fattibilità degli earn out previsti nel quadro dell’operazione e alla sostenibilità della ServiceCo. Domande anche sui costi di ristrutturazione del gruppo, che non sono ancora quantificati e che dipenderanno dagli accordi con i sindacati per quanto riguarda il personale, che, da quanto emerso oggi, è sceso sotto 40mila dipendenti in Italia. Ancora non si sa quanti dipendenti passeranno in NetCo e quanti invece resteranno nella ServiceCo.

Leggi anche: Tim riduce le perdite ma resta in rosso: in crescita ricavi, Ebitda e debito

Master Service Agreement durata trentennale

Labriola fiducioso su NetCo: condizioni sospensive antitrust e golden power

La firma dell’accordo con Kkr per la cessione di Netco “è avvenuta lunedì scorso e il closing avverrà nell’estate del prossimo anno (fra maggio e giungo ha poi precisato l’ad). Non sono previsti scostamenti rispetto al calendario indicativo che avevamo indicato in precedenza – sottolinea l’ad di Tim Pietro Labriola – poiché non prevediamo alcun ostacolo alle approvazioni. “La decisione presa dal cda si e’ basata su diversi pareri legali indipendenti che indicano che la questione rientra chiaramente nella competenza esclusiva del consiglio stesso”.

Labriola: la legge non consente di trasferire competenze cda agli azionisti

La legge italiana non consente di trasferire tale competenza agli azionisti. Abbiamo effettuato un’analisi molto attenta e approfondita e sulla base di questa analisi, l’operazione è stata approvata. In effetti, ci sono solo due condizioni sospensive, l’antitrust e il golden power, in base alle quali riteniamo che il rischio di esecuzione sia gestibile”. L’offerta finale di Kkr, sottolinea Labriola, “ha un enterprise value migliorato di 3 miliardi dalla prima offerta non vincolante nonostante peggioramento condizioni macroeconomiche” L’ad di Tim fa il punto sul piano di separazione che ora “procede su due filoni paralleli” quello di Netco e quello di Sparkle, sulla cui trattativa per ottenere una valorizzazione migliore “siamo fiduciosi” dice il manager agli analisti. Il 5 dicembre scade il termine per l’offerta vincolante con KKR.

Tim, Labriola: certi che anche un Tribunale confermerà decisione cda

L’operazione NetCo “non è altro che l’esecuzione rigorosa del piano di delayering approvato nel 2022. Il closing è previsto tra fine maggio e fine luglio. Spiegheremo agli azionisti, che ritengono che il cda non fosse autorizzato a eseguire la transazione, perché si sbagliano e, nel caso, siamo pronti a farlo in tribunale, dove siamo certi che le conclusioni del nostro cda saranno confermate”, ha detto l’ad di Tim. “Per questo non prevediamo il rischio che la transazione venga ritardata o bloccata”, ha aggiunto.

“Baso le mie conclusioni sul diritto positivo, cioè sulle norme societarie italiane esistenti ed effettive, piuttosto che su interpretazioni o speculazioni – ha spiegato Labriola -. E secondo la legge italiana il conferimento di un’azienda e la vendita delle azioni della società risultante è una tipica decisione del cda. Non esiste alcuna norma di legge che affermi il contrario. E’ una decisione che spetta al cda e non può essere delegata agli azionisti”.

“E’ una decisione che spetta al cda e non può essere delegata agli azionisti. Questo – ha sottolineato Labriola – vale indipendentemente dalle dimensioni della transazione. L’unica eccezione a questa regola fondamentale è quando lo Statuto della società richiede la preventiva autorizzazione dell’assemblea degli azionisti, ma lo Statuto di Tim non prevede tale disposizione, né richiede tale autorizzazione”.

Labriola: l’oggetto sociale di Tim resta inalterato

“Capisco anche che qualcuno possa dire o stia dicendo che l’operazione modifica l’oggetto sociale di Tim e come tale deve essere deliberata dall’assemblea straordinaria – ha proseguito l’AD -. Non capisco su quali basi si possa arrivare a tale conclusione, dal momento che abbiamo fatto un’analisi molto attenta e approfondita di questa operazione sulla base del perimetro effettivo della rete di Tim prima e dopo il conferimento, tenendo sempre conto del modo in cui Tim opera attualmente, che è ben diverso dalla sua origine monopolistica, e considerando lo Statuto. Ovviamente, questa analisi è stata condotta con il supporto di eminenti esperti legali ai quali è stato chiesto di esprimere un parere veramente indipendente e imparziale. Sia dal punto di vista fattuale sia giuridico, tutti hanno concluso che l’oggetto sociale di Tim (fornire con ogni mezzo servizi di comunicazione agli utenti finali e, a tal fine, esercitare le reti di comunicazione in ogni modo possibile) rimarrà inalterato”.

“Ho sentito molte speculazioni su questo punto, ma – ha concluso Labriola – non sono a conoscenza di analisi fatte con piena conoscenza delle attività e delle reti di Tim prima e dopo l’operazione. Senza di essa, è impossibile giungere a conclusioni affidabili”.

Tim, Labriola: vendita NetCo risolverà strutturalmente problema debito

“Lo scorso fine settimana il cda ha preso una decisione fondamentale che crediamo non solo risolverà strutturalmente il problema della leva finanziaria, che l’azienda si trascina da oltre 20 anni, ma ci permetterà anche di trasformarla in un gruppo sostenibile, con un profilo normativo più leggero nella Domestic Unit e con la possibilità di allocare risorse sui business in crescita in Italia e in Brasile”. Lo ha detto Labriola.

“Inoltre – ha proseguito -, stiamo raggiungendo l’obiettivo principale che era stato definito solo un anno fa, quando abbiamo presentato il nostro piano di delayering, approvato all’unanimità dal cda di allora, raggiungendo su base omogenea l’obiettivo dichiarato di leva finanziaria, con condizioni macro che da allora erano peggiorate”.

Tim, Labriola: la guidance per l’intero anno è confermata

“Considerando i fattori positivi che finora si sono manifestati come previsto e che accelereranno nel quarto trimestre a livello nazionale, la guidance per l’intero anno è confermata”, ha detto Labriola in call. “Sarà il secondo anno consecutivo in cui realizzeremo quanto promesso, cosa mai accaduta in diversi anni”.

Labriola, target debito vicino pur in peggior contesto macro

“Stiamo raggiungendo l’obiettivo principale che era stato definito solo un anno fa quando presentammo il nostro piano di separazione approvato all’unanimità dal CdA allora in carica, raggiungendo a parità di perimetro il target dichiarato di leva finanziaria, con condizioni macro che avevano peggiorato da allora”. Lo sottolinea Labriola. “Considerando i fattori positivi che finora si sono manifestati come previsto e che accelereranno nel quarto trimestre a livello nazionale, le previsioni per l’intero anno sono confermate. Sarà il secondo anno consecutivo a mantenere ciò che abbiamo promesso, cosa mai accaduta in diversi anni”.

Tim, Labriola: Infratel anticiperà nel 2023 il 30% fondi totali Pnrr

Per quanto riguarda il Pnrr, “abbiamo una grande notizia positiva: Infratel anticiperà nel 2023 il 30% dei fondi totali che ci spettano nei prossimi anni. Questo corrisponde a circa 700 milioni invece dei 500 milioni indicati inizialmente, e sarà incassato entro la fine dell’anno”, ha precisato l’ad di Tim.

Tim: Labriola, orgogliosi risultati terzo trimestre

I risultati del terzo trimestre “confermano appieno il trend positivo del primo semestre e di questo siamo molto orgogliosi”. Lo ha detto l’ad.

Labriola, ServiceCo ancora il player più infrastrutturato

Dopo la vendita di NetCo, ServiceCo “sarà ancora il player più infrastrutturato del mercato italiano, possiederà e gestirà la rete mobile abbinata al miglior portafoglio di spettro, alla più grande infrastruttura di data center, al backbone IP, agli IRU IIndefeasible Right of use) per il Peer to peer, il trasporto e il backhauling. Ciò rappresenta un forte vantaggio competitivo”. Lo spiega l’ad di Tim Pietro Labriola, anticipando le domande di chi potrebbe temere che ServiceCo venga depauperata.

ServiceCo “sarà finanziariamente forte per competere come piccola società di servizi incentrata sul cliente in Italia e Brasile” aggiunge. “In patria, Tim non sarebbe più integrata verticalmente e questo si tradurrebbe nell’applicazione della stessa regolamentazione a tutti gli attori del mercato, compresa la stessa Tim. Inoltre, continuerà a sfruttare infrastrutture significative”.

Tim, Labriola: da febbraio offerta KKR su NetCo migliorata di 3 mld

“Vorrei sottolineare il significativo miglioramento dell’offerta di KKR durante il processo competitivo: il NetCo Base EV (enterprise value) è aumentato di 3 miliardi, e questo miglioramento è avvenuto nonostante il peggioramento delle condizioni macroeconomiche”, ha detto Pietro Labriola. La prima proposta del fondo Usa di febbraio era di 15,8 miliardi, poi rivista a 17 miliardi ad aprile 2023. A giugno l’offerta era salita a 17,9 miliardi e poi ancora a 18,8 miliardi a metà ottobre.

Tim, Labriola: ServiceCo resterà il player italiano più infrastrutturato

Con la separazione da NetCo, ServiceCo “sarà ancora il player più infrastrutturato del mercato italiano” e “questo rappresenta un forte vantaggio competitivo”, ha sottolineato Labriola.

ServiceCo, ha proseguito, “sarà finanziariamente forte per competere come società di servizi snella e focalizzata sul cliente in Italia e in Brasile”. In Italia, “Tim non sarà più integrata verticalmente e questo si tradurrà nell’applicazione della stessa regolamentazione a tutti gli operatori del mercato, compresa la stessa Tim. Inoltre, continuerà a fare leva su un’infrastruttura significativa”.

Tim, Labriola: 14,2 miliardi di deleverage da NetCo, superiore al target

Tim si aspetta 14,2 miliardi di euro di deleverage dall’operazione su Netco, un valore superiore al target (su base like-for-like) indicato durante il Capital Market Day nonostante il peggioramento dello scenario. Lo ha spiegato l’AD Pietro Labriola, nel corso della conference call con gli analisti. I 14,2 miliardi, ha sottolineato, “non includono Sparkle, pertanto il deleverage aumenterebbe nel caso in cui si chiudesse la sua cessione. Su Sparkle il processo e’ in corso e confidiamo in un esito rapido e positivo”.

https://www.key4biz.it/tim-labriola-non-vediamo-ostacoli-alloperazione-netco-scelta-su-rete-spetta-al-cda-fiducia-su-sparkle/466609/




Tim riduce le perdite ma resta in rosso: in crescita ricavi, Ebitda e debito

Tim ha chiuso i primi nove mesi con un fatturato in crescita a 11,93 miliardi (+3,7%), grazie al Brasile (+12,4%) e alla divisione Enterprise (+4,8%), che parzialmente compensano la flessione dei ricavi da servizi (-1,3%) domestici, sia della telefonia fissa (-0,3%) che di quella mobile (-3,5%). Nonostante ciò, l’azienda ha registrato una perdita di 1,12 miliardi, in riduzione rispetto ai 2,72 miliardi del 2022.

Il personale del Gruppo TIM al 30 settembre 2023 è pari a 48.443 unità, di cui 38.951 in Italia (50.392 unità al 31 dicembre 2022, di cui 40.752 in Italia).

Terzo trimestre

“Tim ha chiuso il terzo trimestre con ricavi in crescita del 3,7% a 4,1 miliardi di euro, grazie al contributo positivo della business unit Domestic e di Tim Brasil, ed Ebitda di gruppo in aumento del 6,5% a 1,7 miliardi. I ricavi totali del Gruppo TIM dei primi nove mesi del 2023 ammontano a 11.953 milioni di euro, +3,7% rispetto ai primi nove mesi del 2022 (11.529 milioni di euro)”, si legge nella nota.

Leggi anche: Tim, ok del Cda a cessione di NetCo a KKR. Vivendi promette battaglia: ‘Decisione illegittima’

Prosegue la nota: “L’Ebitda After Lease si attesta a 1,4 miliardi (+8,6%), con la Business Unit Domestic a +3,4% e con Tim Brasil a +21,4% anche grazie all’accelerazione del piano di decommissioning dei siti mobili”.

“Alla luce dell’andamento dei principali segmenti di business il gruppo conferma la guidance già comunicata con l’approvazione del Piano Industriale Tim 2023-2025.

L’indebitamento finanziario netto è tuttavia in aumento a 26,3 miliardi, in crescita di 0,2 miliardi rispetto al 30 giugno.

Ricavi ed Ebitda della business unit Domestic sono in crescita per il secondo trimestre consecutivo, rispettivamente a 3 miliardi (+2,2%) e a 1,1 miliardi (+3,6%).

E’ stato raggiunto il 77% del target di contenimento dei costi domestici per l’intero 2023, sottolinea la nota.

Il margine di liquidità al 30 settembre 2023 risulta di 8,9 miliardi di euro e copre le scadenze del debito fino a tutto il 2025.

Considerando gli anticipi del PNRR, da cui sono attesi 700 milioni di euro di incasso entro la fine del 2023, l’equity free cash flow after lease per l’intero esercizio è atteso invariato.

Di seguito un aggiornamento sulle quattro Entities:

▪ TIM Consumer ha registrato ricavi totali e ricavi da servizi in calo rispettivamente del 3,8% e del

3,4% YoY nel terzo trimestre, con un miglioramento rispetto ai trimestri precedenti.

È proseguita la strategia ‘Volume to Value’, con le azioni di riposizionamento di prezzo applicate,

da inizio anno, al 50% della base clienti mobile e al 70% della base clienti fissa. Come

conseguenza degli aumenti di prezzo, è aumentato l’ARPU sia nel fisso sia nel mobile, con

impatti limitati sul tasso di abbandono (churn rate).

▪ TIM Enterprise ha registrato ricavi totali e ricavi da servizi in aumento rispettivamente del 4,8%

e del 4,2% YoY nel terzo trimestre, con un miglioramento rispetto ai trimestri precedenti.

Il mix dei ricavi da servizi nei nove mesi ha mostrato un andamento in linea con le attese:

• Connettività (-3% YoY)

• Cloud (+8% YoY)

• IoT (-3% YoY)

• Security (+9% YoY)

• Altri servizi IT (+9% YoY)

Nel loro complesso i servizi ICT, escludendo la connettività, hanno generato il 58% dei ricavi

complessivi rispetto al 56% nei primi nove mesi del 2022.

▪ NetCo ha registrato ricavi totali in aumento del 5,8% YoY nel trimestre, anche grazie all’estensione nelle aree grigie dell’accordo commerciale con Open Fiber. I ricavi da servizi sono in calo dell’1,1% YoY nel trimestre: i benefici legati ai nuovi prezzi regolamentati per il 2023 e al miglioramento del mix tecnologico hanno compensato solo in parte il calo dei volumi.

Per quanto riguarda l’avanzamento delle attività relative ai bandi PNRR, TIM conferma il completamento delle attività di walk-in e l’accelerazione delle realizzazioni di rete a copertura dei civici del Piano Italia 1 Giga che consentiranno un progressivo recupero dei ritardi rispetto alle precedenti milestones; rimane critica la situazione in Sardegna per la scarsità di manodopera specializzata residente. Relativamente ai piani 5G Backhauling e 5G Densificazione, le realizzazioni sono in linea con i target previsti dal PNRR.

Si segnala inoltre che il roll-out della fibra prosegue in linea con l’obiettivo di raggiungere il 48% di copertura delle unità tecniche immobiliari entro il 2025. Al 30 settembre, NetCo gestiva circa 15,6 milioni di accessi fissi (di cui oltre il 70% in tecnologie UBB) con una quota di mercato del 79% e una copertura in FTTx di circa il 95% delle linee attive (circa il 61% con velocità superiore a 100 Mbps). Le unità tecniche raggiunte con tecnologia FTTH erano 8,4 milioni, pari a una copertura del 36%, in crescita di 7 punti percentuali negli ultimi 12 mesi”, si legge nella nota

Tim, Rossi al FT: nulla di nebuloso, vendita rete a Kkr buon affare

Non c’e’ nulla di “nebuloso” nella vendita delle rete fissa di Tim al fondo statunitense Kkr, è invece “un buon affare”, che è stato gestito con “un processo chiaro in tutte le sue fasi”. Lo afferma il presidente di Tim, Salvatore Rossi, in una lettera di risposta al Financial Times, che in un articolo della rubrica di commenti Lex Column aveva sollevato critiche sulle modalità con cui è stata effettuata l’operazione.

Pubblicato martedì scorso, l’articolo del quotidiano finanziario era intitolato “Telecom Italia: buon affare, processo sbagliato“, elogiava la bontà dell’operazione ma rilevava che procedere alla vendita senza un voto degli azionisti era una idea sbagliata e che “non sarebbe stato ammissibile nel Regno Unito”.

Rossi difende la decisione del Cda

Rossi difende il corretto operato del Consiglio di amministrazione, che domenica scorsa ha approvato a larga maggioranza l’operazione con 11 voti favorevoli su 14. “Vi ringraziamo per l’apprezzamento espresso nella sostanza dell’operazione – scrive nella sua replica – ma vogliamo anche sottolineare come la legge italiana assegni al Consiglio di Amministrazione la responsabilità esclusiva per qualsiasi decisione che non comporti una modifica dell’oggetto sociale, indipendentemente dalla rilevanza della decisione. Il Codice Civile italiano è stato riformato in tal senso nel 2003 proprio per evitare qualsiasi tentativo da parte del Consiglio di scaricare le proprie responsabilità sulle spalle degli azionisti. Per quanto riguarda nello specifico questa operazione, non c’è dubbio che Tim continuerà, dopo la vendita, a installare e gestire reti di telecomunicazione e a fornire questi servizi”.

“Quindi – conclude il presidente di Tim, con un lungo trascorso alla Banca d’Italia – non c’è nulla di ‘nebuloso’. E’ la legge del nostro Paese. Come osserva giustamente la Lex, Si tratta di ‘un buon affare’, che è stato gestito attraverso un processo chiaro in tutte le sue fasi. Grazie al Consiglio, che ha adempiuto correttamente alle proprie responsabilità, per la prima volta in più di due decenni Tim ha ora davanti a sé opzioni strategiche attraenti”.

https://www.key4biz.it/tim-riduce-le-perdite-ma-resta-in-rosso-in-crescita-ricavi-ebitda-e-debito/466557/




Telefonica lancia un’Opa da 2 miliardi sulla sua filiale tedesca

Telefonica ha lanciato un’Opa sulla sua filiale in Germania per rilevare il 28,5% che ancora non detiene. Il prezzo per azione è 2,35 euro per un totale di 2 miliardi.

“L’Offerta rafforza la strategia di Telefónica di concentrarsi sulle sue aree geografiche principali (Spagna, Brasile, Germania e Regno Unito) e il suo forte impegno nei confronti del mercato tedesco, che rappresenta uno dei mercati delle telecomunicazioni più attraenti e stabili in Europa”, si legge nel comunicato stampa di accompagnamento.  “L’Offerta sostiene inoltre gli sforzi di Telefónica volti a semplificare la struttura del gruppo”.

È probabile che questi sforzi vengano chiariti più avanti questa settimana, quando Telefónica dovrebbe annunciare il suo nuovo piano strategico. “Focalizzata sul cliente e sulla creazione di valore per gli azionisti, e con la tecnologia come fattore decisivo per comprendere e connettersi meglio con il mondo, Telefónica sta preparando il suo piano 2023-2026 con un modello di eccellenza operativa basato su tre pilastri: crescita, redditività e sostenibilità”, disse all’epoca l’amministratore delegato José María Álvarez-Pallete.

Una svolta interessante in tutto questo è che Telefónica sta cercando di rilevare interamente una delle sue filiali in un momento in cui il gruppo saudita STC sta prendendo una quota del 10% dell’intero gruppo. Questa mossa ha allarmato lo Stato spagnolo a tal punto che recentemente ha affermato che potrebbe acquistare una sua quota solo per garantire la proprietà spagnola di questa “società strategica”.

Leggi anche: Il Governo spagnolo medita il ritorno in Telefonica per contrastare i sauditi di STC

https://www.key4biz.it/telefonica-lancia-unopa-da-2-miliardi-sulla-sua-filiale-tedesca/466430/




Tim, muro contro muro su NetCo. La nuova guerra di Vivendi in Italia

Muro contro muro sulla vendita di NetCo. La nuova guerra di Vivendi in Italia è appena cominciata, come scrive oggi Le Figaro, riportando lo stato d’animo del primo azionista di Tim: vale a dire determinato a far valere le sue ragioni. “Se Vivendi ha condotto numerose battaglie legali in Italia, questa volta attacca il governo italiano che, coinvolto nell’operazione che ritiene strategica per il Paese, appoggia completamente il consiglio di TIM – si legge sul quotidiano – Inoltre gli analisti, che aspettano da tempo un’operazione di riduzione del debito per TIM, ritengono l’operazione coerente, con una valutazione convincente, e le possibilità di Vivendi di vincere la loro causa, molto limitate”.  Il Governo, per bocca del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, ha fatto sapere che il Governo tira dritto per la sua strada.

Insomma, il clima non è dei migliori per Vivendi. Ma Vincent Bolloré è determinato ad andare avanti.

Leggi anche: Tim, ok del Cda a cessione di NetCo a KKR. Vivendi promette battaglia: ‘Decisione illegittima’

Vivendi prepara l’impugnazione contro decisione cda di Tim

Ieri l’Ansa ha reso noto che è atteso tra non molto il deposito al Tribunale civile di Milano dell’atto di impugnazione con cui Vivendi si oppone alla decisione presa dal cda di Tim, domenica 5 novembre, di cedere la rete fissa al fondo statunitense Kkr. Da quanto si è saputo da fonti vicine al dossier, il pool di legali della società francese di Vincent Bollorè sta preparando il ricorso contro la scelta della compagnia telefonica italiana: hanno tempo 90 giorni ma, è trapelato, arriverà “presto”. Il socio francese in questo modo intende tutelare i propri diritti e quelli degli azionisti di Tim in quanto, a suo avviso, il Consiglio d’Amministrazione “ha privato ciascun socio del diritto di esprimere il proprio parere in assemblea – ha scritto ieri in una nota – nonché del connesso diritto di recesso per i soci dissenzienti”. Inoltre “in conseguenza di tale violazione dello statuto sociale e del regolamento OPC, la deliberazione adottata”, è convinta Vivendi, è “illegittima” e comporta “la responsabilità degli amministratori di Tim che hanno votato a favore dell’operazione”.

Tim, firmato il transaction agreement per NetCo. Oltre a KKR investe anche Abu Dhabi Investment Authority

A stretto giro, in serata, è giunta la nota ufficiale di Tim sulla firma del “transaction agrrement” per la cessione della rete con la dichiarazione della presenza come ulteriore investitore accanto a KKR dell’Abu Dhabi Investment Authority che non era stato menzionato nell’annuncio del 5 novembre.  

“TIM comunica che, in esecuzione delle deliberazioni assunte ieri dal Consiglio di Amministrazione della Società, in data odierna è stato sottoscritto con Optics BidCo (società controllata da Kohlberg Kravis Roberts & Co. L.P. “KKR” e come ulteriore investitore Azure Vista, società interamente controllata da Abu Dhabi Investment Authority) il transaction agreement relativo a Netco che disciplina:

•             il conferimento da parte di TIM di un ramo d’azienda – costituito da attività relative alla rete primaria, all’attività wholesale e dall’intera partecipazione nella controllata Telenergia – in FiberCop, società che già gestisce le attività relative alla rete secondaria in fibra e rame, e

•             il contestuale acquisto da parte di Optics Bidco dell’intera partecipazione detenuta da TIM in FiberCop medesima, all’esito del predetto conferimento (FiberCop post conferimento “Netco”).

Il transaction agreement prevede che alla data del closing dell’operazione si proceda alla sottoscrizione di un master services agreement che regolerà i termini e le condizioni dei servizi che saranno resi da NetCo a TIM e da TIM a NetCo a seguito del completamento dell’operazione.

Il perfezionamento dell’operazione è atteso per l’estate del 2024, una volta completate le attività prodromiche e soddisfatte le condizioni sospensive (completamento del conferimento della rete primaria, autorizzazione Antitrust, autorizzazione in materia di sovvenzioni estere distorsive e Golden Power)”.

Nel frattempo, è fissata per giovedì 9 novembre la comunicazione dei risultati del terzo trimestre da parte di Tim mentre per la prossima settimana è in programma un incontro con i sindacati per illustrare nel dettaglio il perimetro dell’operazione di vendita di NetCo.  

Vivendi, Una decisione “illegale”

Vivendi, cui gli argomenti legali non mancano, “cercherà di ottenere la sospensione dell’esecuzione in attesa del giudizio nel merito”, scrive oggi Le Figaro. “Considerando innanzitutto che l’oggetto sociale, che consiste principalmente nella “costruzione e gestione della rete”, verrà modificato dal conferimento, una modifica dello statuto avrebbe dovuto essere sottoposta all’attenzione dell’assemblea generale straordinaria. Gli amministratori di TIM, che si sono affidati al parere di numerosi legali, ritengono che la decisione sia di competenza del solo consiglio”, prosegue il quotidiano francese.

Poi, prosegue la disamina di Le Figaro “il Ministero dell’Economia, che è azionista della CDP, a sua volta azionista di TIM, e che avrà “poteri di controllo e decisione” sulla rete, come sottolineato da della Corte dei conti, è di fatto legata all’operazione: senza il sostegno del governo l’acquisizione da parte di KKR non sarebbe stata possibile. Vivendi ritiene quindi che un “comitato delle parti correlate” avrebbe dovuto essere convocato dal consiglio per pronunciarsi sull’operazione. E che in caso di riserve avrebbe dovuto chiedere che l’operazione fosse sottoposta all’attenzione dei soci”.

Smentita di Tim: ‘Nessun bonus per management legato a cessione rete’

Tim ha smentito le notizie secondo cui i top manager della società incasserebbero un bonus legato alla cessione della rete.

“TIM smentisce categoricamente le indiscrezioni di stampa circa presunti bonus in favore del top-management e del suo amministratore delegato, legati all’operazione per la cessione dell’infrastruttura di rete fissa”, si legge nella nota dell’ex monopolista.

“Gli unici piani realmente esistenti sono quelli relativi ai sistemi di incentivazione per il management di breve e di lungo termine che si basano esclusivamente sull’andamento operativo dell’azienda mentre non sono stati stabiliti obiettivi legati alle operazioni straordinarie”.

Il titolo in mattinata di TIM è in rialzo dello 0,2% a EUR0,25 per azione.

https://www.key4biz.it/tim-muro-contro-muro-su-netco-la-nuova-guerra-di-vivendi-in-italia/466225/




Tim, ok del Cda a cessione di NetCo a KKR. Vivendi promette battaglia: ‘Decisione illegittima’

Si apre un Vietnam sulla rete. Battaglia legale in arrivo fra Vivendi e Tim sulla cessione della NetCo al fondo americano KKR approvata oggi dal Cda, senza passare per alcuna assemblea, come invece richiesto dal primo socio francese. Il Cda di Tim ha approvato oggi la cessione della NetCo al fondo americano KKR. L’offerta valorizza la rete fissa fino a 22 miliardi di euro e “consente al gruppo una riduzione del debito di circa 14 miliardi di euro”, si legge nella nota aziendale giunta poco prima delle 20,00.  Il perfezionamento dell’operazione è atteso entro l’estate del 2024, a meno di imprevisti dovuti alla battaglia legale che sarà intentata dal primo azionista Vivendi con il 23,75%, contrario all’operazione. Infine, il cda di Tim rende noto di aver conferito un mandato all’ad Pietro Labriola per ricevere un’offerta migliorativa per Sparkle, visto che l’offerta non vincolante giunta sul tavolo non è stata giudicata sufficiente.

Vivendi, rammarico per ok a offerta Kkr, violati diritti azionisti

La reazione di Vivendi non si è fatta attendere. L’azienda “si rammarica profondamente che il Consiglio di Amministrazione di Tim abbia accettato l’offerta di Kkr per l’acquisto della rete di Tim, senza prima informare e chiedere il voto degli azionisti di Telecom Italia, contravvenendo così alle regole di governance applicabili. Le motivate richieste di Vivendi, espresse attraverso molteplici comunicazioni al Consiglio di Amministrazione, ai Sindaci e all’Autorità di vigilanza del mercato (Consob), volte a tutelare tutti gli azionisti e ad impedire una situazione così pregiudizievole, sono state completamente ignorate“. Ad affermarlo in una nota è Vivendi dopo che il Cda di Tim ha annunciato di aver accettato l’offerta di Kkr per l’acquisto della rete di Tim.

Vivendi, useremo ogni strumento legale per contestare decisione Cda a tutela diritti

“Rimasti inascoltati tutti gli appelli alla ragionevolezza, Vivendi utilizzerà ogni strumenti legale a sua disposizione per contestare questa decisione e tutelare i suoi diritti e quelli di tutti gli azionisti”. Ad affermarlo in una nota è Vivendi commentando il via libera del Cda di Tim all’offerta di Kkr per la rete.

Il Cda di Tim, sottolinea Vivendi, “ha cosi privato ciascun socio del diritto di esprimere il proprio parere in assemblea, nonché del connesso diritto di recesso per i soci dissenzienti. Cinque pareri pro veritate hanno confermato che la cessione dell’intera rete infrastrutturale di Telecom Italia comporta una evidente modifica dell’oggetto sociale di TIM che avrebbe necessitato una preventiva modifica dello statuto della società, decisione di competenza dell’Assemblea straordinaria”.

Per Vivendi decisione del Cda Tim è illegittima

La decisione assunta dal Consiglio di Amministrazione di Tim, rileva Vivendi, “è viziata anche dal mancato rispetto delle norme in materia di operazioni di maggiore rilevanza con parti correlate, in virtù della partecipazione con poteri decisionali del Ministero dell’Economia e delle Finanze, controllante di Cassa Depositi e Prestiti che è parte correlata di Tim. Vivendi rammenta che, nel respingere il richiamo di Vivendi sul rispetto delle procedure parti correlate, il presidente di Tim ha affermato per iscritto che l’offerta riguarda solo il fondo Kkr il quale avrebbe il controllo esclusivo sulla società della rete di trasmissione italiana. Vivendi ritiene che, in conseguenza di tale violazione dello statuto sociale e del regolamento Opc, la deliberazione adottata oggi dal Consiglio di Amministrazione sia illegittima e comporti la responsabilità degli amministratori di Tim che hanno votato a favore dell’operazione”.

Nella nota si legge anche che: “Cinque pareri pro veritate hanno confermato che la cessione dell’intera rete infrastrutturale di Telecom Italia comporta una evidente modifica dell’oggetto sociale di Tim che avrebbe necessitato una preventiva modifica dello statuto della società, decisione di competenza dell’Assemblea straordinaria”.

La nota di Tim

“Il Consiglio di Amministrazione di TIM, riunitosi sotto la presidenza di Salvatore Rossi nelle giornate del 3, 4 e 5 novembre, ha esaminato l’offerta vincolante presentata lo scorso 16 ottobre da KKR relativamente all’acquisto di attività relative alla rete fissa di TIM (la cd. NetCo), inclusa FiberCop, da parte di una società (Optics BidCo), controllata da KKR, nonché l’offerta non vincolante sull’intera partecipazione detenuta da TIM in Sparkle”, si legge nella nota.

“Il Consiglio, all’esito di un ampio e approfondito esame, condotto con l’assistenza di primari advisor finanziari (Goldman Sachs, Mediobanca e Vitale & Co per la Società ed Equita e Lion Tree individuati dagli Amministratori indipendenti) e legali (Gatti Pavesi Bianchi Ludovici Studio legale associato per la Società e Studio Carbonetti per gli Amministratori indipendenti), ha approvato a maggioranza (con 11 voti favorevoli e 3 contrari) l’offerta vincolante per NetCo presentata da KKR.

In particolare, a seguito dell’approvazione consiliare si procederà alla sottoscrizione di un transaction agreement che disciplina:

Perimetro

•        Il conferimento da parte di TIM di un ramo d’azienda – costituito da attività relative alla rete primaria, all’attività wholesale e dall’intera partecipazione nella controllata Telenergia – in FiberCop, società che già gestisce le attività relative alla rete secondaria in fibra e rame;

Master services agreement

•        Il contestuale acquisto da parte di Optics Bidco (come detto, veicolo controllato da KKR) dell’intera partecipazione detenuta da TIM in FiberCop medesima, all’esito del predetto conferimento (FiberCop post conferimento “Netco”). Inoltre, il transaction agreement prevede la sottoscrizione alla data del closing dell’operazione di un master services agreement che regolerà i termini e le condizioni dei servizi che saranno resi da NetCo a TIM e da TIM a NetCo a seguito del completamento dell’operazione.

Il Cda ha deliberato che basta il Consiglio

“Il Consiglio ha altresì deliberato a maggioranza (con 11 voti favorevoli e 3 contrari), sulla base dei pareri forniti dai professori Piergaetano e Carlo Marchetti, Andrea Zoppini, Giuseppe Portale, Antonio Cetra, Claudio Frigeni e dall’Avvocato Luca Purpura, che la decisione sull’offerta è di competenza esclusiva consiliare. Il Consiglio ha quindi dato mandato all’Amministratore Delegato di finalizzare e sottoscrivere i contratti vincolanti relativi all’offerta”.

Offerta fino a 22 miliardi con earn-out esclusa Sparkle

“L’offerta vincolante valorizza NetCo (esclusa Sparkle) a un Enterprise value di 18,8 miliardi di euro, senza considerare eventuali incrementi del predetto valore derivanti dal potenziale trasferimento di parte del debito a NetCo e da earn-out legati al verificarsi di determinate condizioni che potrebbero aumentare il valore sino a 22 miliardi di euro”.

Timing ipotizzato: closing ipotizzato entro l’estate 2024

“In particolare, l’offerta ipotizza che il closing avvenga entro l’estate 2024 e prevede che il prezzo del ramo d’azienda oggetto di conferimento in FiberCop sia soggetto ad aggiustamento (usuale per questa tipologia di operazione) al closing in relazione a determinati parametri e target predefiniti, quali, inter alia, la cassa e il debito trasferiti, il livello del capitale circolante, il costo registrato negli ultimi 12 mesi dei dipendenti trasferiti e il rispetto di alcuni obbiettivi di investimento e di installazione della rete in fibra ottica.

Earn-out dipenderà da eventi futuri

Il pagamento di eventuali earn-out a favore di TIM è, invece, legato al verificarsi di eventi futuri quali, in particolare:

•        Il completamento, durante i 30 mesi successivi alla data del closing, di alcune potenziali operazioni di consolidamento che riguardino NetCo e all’eventuale introduzione di modifiche regolamentari idonee a generare benefici a favore di NetCo, che potrebbero comportare il pagamento a favore di TIM di un importo massimo di 2,5 miliardi di euro;

•        All’introduzione ed entrata in vigore entro il 31 dicembre 2025, di incentivi di settore che potrebbero comportare il pagamento a favore di TIM di un importo massimo di 400 milioni di euro”.

Domande aperte sugli earn-out

A quali modifiche regolamentari si fa riferimento?

A quali incentivi di settore?

Riduzione del debito ipotizzata di 14 miliardi

“L’operazione dà attuazione al piano di cosiddetto delayering avviato da TIM nel corso del 2022 – con l’obiettivo di perseguire il superamento dell’integrazione verticale di TIM attraverso la separazione degli asset infrastrutturali di rete fissa dai servizi che TIM continuerà a fornire ai propri clienti retail – e consente a TIM di ridurre il proprio indebitamento finanziario di circa 14 miliardi di euro al momento del closing (senza considerare l’impatto degli aggiustamenti di prezzo di cui sopra e gli eventuali earn-out), con un risultato migliorativo, nonostante il deterioramento delle condizioni macro-economiche, rispetto alle previsioni presentate in occasione del Capital Market Day del 7 luglio 2022. Grazie all’operazione, TIM, oltre a ridurre l’indebitamento e a liberare risorse, avrà l’opportunità di operare nel mercato domestico beneficiando della riduzione di alcuni vincoli regolatori e potrà contribuire al mantenimento della flessibilità strategica prevista dal piano di delayering”, si legge.

Domanda aperta su riduzione del debito

Resta da capire in che modo sono stati calcolati questi 14 miliardi di euro di risparmi.

Closing ipotizzato all’estate del 2024

“Al closing, TIM beneficerà di una struttura di capitale solida con un rapporto fra debito netto ed Ebitda inferiore a 2 volte (after lease).

Il perfezionamento dell’operazione è atteso per l’estate del 2024, una volta completate le attività prodromiche e soddisfatte le condizioni sospensive (completamento del conferimento della rete primaria, autorizzazione Antitrust, autorizzazione in materia di sovvenzioni estere distorsive e Golden Power)”, si legge nella nota.

 Liquidata l’offerta di Merlyn Partners, ignorata Vivendi ma Bolloré non ha nulla da perdere

La nota non fa alcun accenno al primo azionista Vivendi e alle istanze avanzate dal gruppo di Vincent Bolloré. Il finanziere bretone non resterà certo con le mani in mano. In Italia non ha nulla da perdere, non è in buoni rapporti con Macron e non ha vincoli con il nostro Governo dopo l’accordo di non belligeranza raggiunto con la famiglia Berlusconi. Bolloré non si tirerà certo indietro, come lasciano trasparire i primi commenti di Vivendi.

Sparkle, offerta giudicata non sufficiente dal Cda

“Quanto all’offerta non vincolante su Sparkle, il Consiglio, avendola ritenuta non soddisfacente, ha dato mandato al CEO di verificare la possibilità di ricevere un’offerta vincolante a un valore più elevato una volta completata la due diligence, il cui termine è stato esteso fino al 5 dicembre”, si legge.

Resta da capire se l’offerta vincolante debba necessariamente giungere da KKR o se possa subentrare qualche altro acquirente interessato ad inserirsi nell’operazione.

Infine, il Consiglio ha preso atto della comunicazione inviata da Merlyn Partners e RN Capital Partners, ritenendola non in linea con il piano di delayering della Società, come presentato agli investitori nel già citato Capital Market Day”, chiude la nota.

Nessun accenno alla ServCo né ai dipendenti

Nessun accenno nel cominciato di Tim alle sorti della ServCo, alla quantità di debito che sarà caricato sulla società dei servizi orfana della rete. Nessun dettaglio nemmeno ai dipendenti di Tim, che aspettano con il fiato sospeso di conoscere il loro destino. Quanti resteranno nella società della rete? Quanti finiranno nella ServCo e con quali prospettive?

Salvatore Rossi: ‘Scelte del Cda per fare il bene di Tim’

“Le delibere approvate oggi con grande responsabilità e coraggio dal Consiglio di TIM vanno nella direzione di fare il bene di TIM, delle persone che vi lavorano, dei suoi azionisti, del Paese intero – si legge in una nota di Salvatore Rossi, presidente di Tim – Una scelta chiara su un tema di cui si discuteva da molti anni. La cessione della rete a un investitore infrastrutturale come KKR ha trovato anche l’apprezzamento del Governo, che sosterrà questa operazione con ingenti risorse; ridà una prospettiva di crescita al Gruppo TIM. La nuova TIM dei servizi, più libera da pesi finanziari e più forte sul mercato, potrà dare il suo contributo a sviluppare quella capacità di innovazione che è fondamentale per accompagnare famiglie, imprese e pubblica amministrazione verso un futuro totalmente digitale”.

Pietro Labriola: ‘Decisione storica’

“Due anni di lavoro a testa china si chiudono con una decisione storica: dare il via alla nascita di due società con nuove prospettive di sviluppo. Entrambe saranno il punto di riferimento per la trasformazione digitale del nostro Paese perché, grazie a questa operazione, potranno accelerare lo sviluppo tecnologico nel settore delle Telecomunicazioni – si legge nella nota dell’ad di Tim Pietro Labriola – Non è la conclusione del nostro percorso ma un nuovo inizio. Con questa operazione, infatti, diamo linfa all’infrastruttura di rete e allo stesso tempo consentiamo alla nuova TIM di focalizzarsi sull’innovazione tecnologica che serve per governare il complesso mercato dei servizi digitali e giocare un ruolo da leader.

Il primo ringraziamento per questo risultato va a tutte le persone della nostra Azienda, da sempre il punto di forza in ogni momento che abbiamo attraversato insieme. Senza di loro non sarebbe stato possibile raggiungere questo importante traguardo.

Voglio sottolineare inoltre l’importante ruolo delle Istituzioni e delle Autorità competenti che sono la miglior garanzia per l’esecuzione di questo piano.

Infine, a tutti i nostri azionisti dico che stiamo restituendo a TIM la possibilità di guardare ad un futuro sostenibile e di essere pronta a cogliere le opportunità che avrà davanti. Il nostro obiettivo è proseguire su questa strada tracciata dal piano approvato con l’appoggio dei nostri principali azionisti, restando sempre aperti al dialogo e alle proposte che ci vengono sottoposte, in particolare, dai soci più importanti.

Siamo convinti che la forza del nostro Gruppo, insieme a ciò in cui crediamo, porterà a far crescere l’Azienda e a generare valore per tutti. Ora torniamo a lavorare a testa bassa per mettere a terra questa grande e storica decisione del CDA di oggi”, si legge.

Merlyn Paetners: ‘Decisone Cda Tim irrispettosa e sbagliata’

“La decisione del CdA di TIM di approvare l’offerta di KKR senza sottoporre la decisione ad un voto dell’assemblea dei soci è irrispettosa e sbagliata – si legge nella nota del gruppo – Adottare una delibera di tale importanza per il destino dell’azienda, peraltro non all’unanimità come annunciato in precedenza, senza ascoltare tutti gli azionisti, costituisce una mancanza di rispetto del mercato e dei più basilari principi di buona governance aziendale. Tanto più a fronte degli impegni presi da TIM e dal suo CdA con l’adozione del ‘Codice pubblico di engagement” della società.

Merlyn Partners: ‘Assemblea pericolosa per chi?’

“Passaggio emblematico il fatto emerso che gli advisor legali abbiano definito come “pericolosa” una eventuale convocazione di una assemblea dei soci. Ci chiediamo pericoloso per chi? Diventa evidente come gli interessi degli azionisti non siano il primo obiettivo del CdA in questa vicenda”.

Merlyn Partners: ‘Prezzo certo da KKR è 18,8 miliardi e non 20 miliardi’

“Gli attori coinvolti hanno preferito una decisione frettolosa e opaca, non avendo dato ai soci nessun dettaglio di tale operazione. Nel comunicato stampa odierno informano che il prezzo “certo” che KKR è effettivamente pronta a pagare non sono più i 20 miliardi di euro come sempre riportato dalla stampa, ma bensì solamente 18.8 miliardi. Il perimetro dell’operazione è vago e stupisce che nulla sia menzionato sugli accordi, tra cui i Service Level Agreements e il Master Service Agreement ad essa sottostanti. Anzi si conferma nel comunicato che gli accordi non sono ancora definiti e che lo saranno solo al closing, con conseguente riallineamento del prezzo che non potrà che essere al ribasso. Il raggiungimento dei target del PNRR non è menzionato come uno dei parametri utilizzati per decidere di procedere con questa operazione. Nemmeno una parola sui progetti relativi al personale e al fatto che l’occupazione sia una priorità, se non un generico e preoccupante accenno al fatto che la vendita permetterà di “liberare risorse”. Tutto ciò non può che essere il preludio ad un futuro di tensione e incertezza, che tradisce nuovamente la storia di questa grande azienda e che priva il nostro Paese di un asset strategico per la sua sicurezza e la sua digitalizzazione.

Merlyn, insieme ai suoi partners in questo progetto, ribadisce, infine, la volontà di riservarsi a procedere con ogni possibile azione che porti il CdA a convocare al più presto un’assemblea dei soci dove poter decidere se il piano oggi approvato in autonomia dal CdA sia quello che i soci desiderano per la loro azienda o se preferiscano un futuro differente e, a nostro avviso, migliore”, chiude la nota.

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Tim, conto alla rovescia per la NetCo. Vivendi aumenta il pressing

Vivendi aumenta la pressione su Tim, alla vigilia del doppio consiglio di amministrazione in programma oggi e domenica per valutare l’offerta vincolante di KKR sulla rete.

L’offerta vincolante di KKR scade l’8 novembre, ma può essere prorogata fino al 20 dicembre su richiesta di TIM.

Dopo un primo esame oggi, i dirigenti di TIM si riuniranno ancora domenica per decidere se sostenere l’accordo KKR dopo mesi di trattative con il fondo americano.

Il primo azionista francese, che detiene il 23,75% della compagnia, è contrario alla cessione della rete ad un prezzo inferiore a 31 miliardi e prima ogni decisione in questo senso da parte del cda, nel quale non è più presente, reclama l’esame del pian alternativo presentato in zona Cesarini dal fondo Merlyn Advisors.

Azione di disturbo?

Basterà il Cda a decidere le sorti di Tim?

O ci sarà un’assemblea straordinaria, come auspicato di Vivendi?

Intanto, Merlyn ha chiesto un incontro al MEF per illustrare il suo piano. E lo stesso ha fatto con Vivendi, che però ha rimandato a dopo il consiglio.  

Leggi anche: Tim, strada più in salita per la NetCo. doppio Cda su offerta KKR e assemblea

Proposta Merlyn bocciata dal Governo

Una proposta di “disturbo” già bocciata dal Governo italiano, che appoggia invece l’offerta di KKR alla quale affiancherebbe il MEF con una quota del 20% nella NetCo, (per un importo massimo totale di 2,2 miliardi di euro) con diritti strategici di governance, come dichiarato dopo la firma del memorandum con Kkr.

Ma in una nuova lettera inviata da Vivendi agli amministratori di Tim si chiede “di esaminare pienamente l’offerta alternativa” con l’appoggio di “consiglieri finanziari e tecnici indipendenti”.

Da subito Vivendi ha giudicato insufficiente l’offerta del fondo americano KKR per la rete, che il Consiglio intende vagliare venerdì prima di esprimere un parere al termine di un’altra riunione di domenica.

La proposta concorrente, presentata al cda dal fondo d’investimento Merlyn Advisor fondata da Alessandro Barnaba e da Stefano Siragusa, ex vicedirettore generale di TIM, prevede la vendita della lucrosa filiale brasiliana e della filiale che gestisce i clienti individuali in Italia.

La vendita di TIM Brasil dovrebbe fruttare circa 7 miliardi di euro e quella dell’attività dei singoli clienti “non meno di 9 miliardi”, ha assicurato Siragusa in un’intervista pubblicata giovedì dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore. Cifre considerate fuori target dagli analisti.

Insieme “deteniamo una quota inferiore al 3%” in Tim, ma “siamo determinati a superare, se necessario, il 5% per convocare l’assemblea” degli azionisti e presentare il piano, ha sottolineato Merlyn, che sostiene che “non c’è” Vivendi dietro il piano alternativo, ma ritiene che il gruppo francese abbia “un ruolo importante da svolgere visto che ha investito 4 miliardi di euro” in Tim.

Questo piano alternativo “non prevede la vendita della rete di trasmissione, ma di altri asset meno strategici per la società”, commenta Vivendi nella sua lettera.

Il piano di Merlyn prevede anche la sostituzione dell’amministratore delegato Pietro Labriola, con Stefano Siragusa, che aveva guidato la rete TIM prima di dimettersi dal gruppo nell’agosto 2022.

Vivendi chiede un cambio di rotta

Vivendi, che a gennaio ha sbattuto la porta del consiglio di amministrazione, ha più volte chiesto un “cambio di rotta” e ha criticato la strategia di Labriola.

L’offerta di KKR, sostenuta dal governo Meloni, varia tra 20 e 23 miliardi di euro e resta nettamente al di sotto delle aspettative di Vivendi, , per una quota che dovrebbe aggirarsi intorno al 65%, compresa di earn out (legati sostanzialmente a una eventuale fusione con Open Fiber) per Netco, divisione che comprende la rete in fibra e l’operatore globale Sparkle.

Vivendi si è detta disposta ad intraprendere azioni legali qualora l’offerta di KKR fosse approvata senza essere sottoposta all’assemblea generale straordinaria degli azionisti, in un’altra lettera precedentemente indirizzata al consiglio di amministrazione di TIM.

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