TLC, Turrisi (Sielte): “Il post-Pnrr richiede una visione. La connettività non è una commodity”

“Il PNRR ha rappresentato un acceleratore straordinario per la digitalizzazione del Paese e per tutta la filiera delle telecomunicazioni”, ha detto Salvatore Turrisi, Presidente di Sielte, all’evento ANIE SIT “Reti e servizi: leve per la competitività”. “Oggi però – ha aggiunto – entriamo in una fase più matura, in cui la vera sfida è non disperdere il valore industriale costruito in questi anni: competenze, capacità produttiva, organizzazione e affidabilità operativa. Il post-PNRR non va letto come un arretramento, ma come una transizione industriale che richiede visione, adattamento e capacità di trasformazione”.

Turrisi (Sielte) “Quadro geopolitico incide su costi energia e investimenti”

Dopo l’iniezione di liquidità senza precedenti dovuta al PNRR, le aziende devono tornare ad un contesto di “normalità” finanziaria, su cui peraltro pesa il quadro geopolitico che getta ombre sul futuro.  

E’ per questo che il Presidente di Sielte ha richiamato l’attenzione anche sul quadro internazionale, che continua a pesare sulle prospettive di investimento del settore: “Dall’Ucraina al Medio Oriente, fino alle tensioni commerciali e al tema dei dazi, tutte le crisi degli ultimi anni stanno influendo direttamente sui costi dell’energia, del carburante (che secondo le prime stime, al netto degli interventi del governo, dovrebbe incidere sulle  nostre attività per oltre il 19%) e sulla capacità di investimento delle imprese” ha osservato Turrisi.

Industry Tlc in crisi da tempo

Insomma, il quadro non è roseo e la industry delle telecomunicazioni è investita in pieno dalle problematiche legate alle tensioni internazionali in atto. “Ma queste tensioni – ha aggiunto Turrisi – si innestano su difficoltà che il settore delle telecomunicazioni in Europa vive già da tempo: frammentazione del mercato, margini ridotti e insufficiente ritorno sui capitali investiti nelle infrastrutture di rete”.

In altre parole piove sul bagnato per la industry delle Tlc che ormai da tempo denuncia diverse difficoltà a far quadrare i conti anche per la persistente mancanza di un quadro normativo che agevoli gli investimenti e le fusioni in ottica di consolidamento.

Turrisi: “Connettività non più una commodity”

Per Turrisi, proprio questo scenario complicato rende ancora più urgente un cambio di approccio sul piano politico, normativo e regolamentare: “La connettività non può più essere considerata una commodity. È un’infrastruttura strategica per il Paese, al pari di quelle energetiche. Per questo serve una maggiore riconoscibilità dell’intera filiera delle telecomunicazioni, con interventi che tengano conto anche della sua intensità energetica e che incidano su oneri, fiscalità e meccanismi di accesso premiale all’energia da fonti rinnovabili”. “Senza questo salto di consapevolezza – ha concluso – il rischio è rallentare proprio quegli investimenti indispensabili per la competitività del sistema Paese”.

Il futuro delle telecomunicazioni italiane, la transizione dopo il PNRR e la necessità di rafforzare la competitività della filiera sono stati al centro dell’evento ANIE SIT “Reti e servizi: leve per la competitività”, che si è svolto ieri, giovedì 19 marzo, a Roma.

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Galli (INWIT): “Fastweb + Vodafone e Tim scaricano su di noi la crisi delle Telco. MSA vincolante”

Se INWIT dovesse ricevere la notifica di risoluzione dei contratti da Tim e Fastweb + Vodafone “questo innescherà un procedimento legale“. Lo ha detto Diego Galli, direttore generale di INWIT, durante una conference call tenuta questa mattina, riferendosi alla joint venture annunciata ieri tra Tim e Fastweb + Vofadone per la costruzione di 6mila torri entro il 2030 e accelerare il 5G, auspicando “chiarezza il prima possibile” sui contratti. Per Inwit l’Msa (master service agreement) con Fastweb + Vodafone e quello con Tim “termina a marzo 2038, metteremo in campo ogni azione necessaria per chiarire questo”, ha sottolineato Galli.

“E’ chiaro che ci troviamo in un contesto in cui le telco si trovano ancora sotto pesante pressione e questa pressione e le sfide vengono scaricate sui player intermedi come le tower company e quindi su INWIT”, aggiunge Galli, precisando che il business plan sarà aggiornato più avanti, quando si avrà maggior contezza dello sviluppo dei rapporti con gli anchor tenants. Per i due operatori il contratto scade invece nel 2028.

Galli, MSA contratti solidi

GLI MSA, ha detto Galli, sono contratti solidi e nel caso di INWIT hanno implicato un investimento iniziale di 10 miliardi per l’acquisizione delle torri. Hanno un una durata stabilita basata su rinnovi 8+8 anni, con la clausola dell”all or nothing”.

Nel 2022 c’è stato un cambio di controllo in INWIT e l’MSA è stato esteso fino al 2038.

L’MSA prevede, peraltro, un diritto di prelazione per INWIT, così che nel caso gli anchor tenants avessero bisogno di realizzare nuove torri, in base alla clausola del fornitore privilegiato, la tower company avrebbe il diritto della prima offerta e dell’ultima chiamata.

“I contratti sono validi e devono essere rispettati come condiviso in passato“, ha proseguito Galli, che non chiude al dialogo. “Siamo molto aperti a parlare di un’immunizzazione commerciale, in particolare sul nuovo investimento, così come onestamente a considerare di nuovo l’ottimizzazione commerciale delle opportunità sull’Msa, ma in una logica e nel quadro di un approccio win-win in cui c’è creazione di valore per tutte le parti. Penso che questo sia un approccio molto ragionevole”, ha detto. “Potrebbe esserci spazio per trovare di nuovo un equilibrio ragionevole, un’equa soluzione in cui c’è una creazione di valore tra più parti”, ha poi rimarcato.

Galli, aperti a discutere

“Siamo flessibili, aperti a discutere modi per supportare ulteriormente il prezzo e per gli investimenti aggiuntivi. Siamo aperti a considerare alcuni cambi di valore sul perimetro attuale. Siamo aperti a discutere su come regolare l’inflazione per il futuro. Quindi, ci sono diversi argomenti che possono consentire una ragionevole trasparenza, un terreno equo per qualsiasi negoziazione”, ha detto. Ma, ha aggiunto, “costringerci a negoziare da una posizione di debolezza per noi non è accettabile”.

“Noi miriamo e pensiamo – ha ribadito Galli – che dovremmo negoziare sulla base dell’equità, facendo leva sulla forza e sulle esigenze delle nostre parti. Non siamo disposti a entrare in una negoziazione da una posizione di debolezza, essendo sotto la minaccia di determinazione o sotto la minaccia di modi alternativi di gestire l’attività non in linea con i contratti esistenti, per i quali paghiamo una somma di denaro significativa”, ha concluso.

In un comunicato diffuso la notte scorsa, Inwit ha annunciato la revisione al ribasso della guidance 2026 e del medium-term outlook per effetto della joint venture annunciata tra Tim e Fastweb + Vodafone.

La rottura joint venture fra Tim e Fastweb+Vodafone costringe a rivedere la Guidance 2026 e Outlook di medio-termine

  • INWIT valuta il progetto di una nuova JV tra TIM e Fastweb+Vodafone in contrasto con gli MSA e ribadisce la propria posizione in merito alla durata e ai contenuti degli MSA la crescente conflittualità espressa dagli anchor tenants e la loro strategia di pressione negoziale costringe la Società a una revisione al ribasso della guidance 2026 e del medium-term outlook

 Il Consiglio di Amministrazione di Infrastrutture Wireless Italiane S.p.A. (“INWIT”) si è riunito in data odierna per valutare lo stato dei rapporti con gli anchor tenants e i conseguenti impatti sulle prospettive della Società anche a seguito del comunicato stampa emesso oggi da TIM S.p.A. e Fastweb S.p.A. (società controllata da Swisscom SA che ha incorporato Vodafone Italia S.p.A.) concernente la futura possibile costituzione di una joint-venture tra gli anchor tenants, destinata a realizzare nuovi siti per la telefonia mobile in Italia.

INWIT ha, suo malgrado, constatato un progressivo incremento della conflittualità manifestata dagli anchor tenants nei propri confronti, transitata dalle pubbliche dichiarazioni di Fastweb S.p.A. sulla prematura cessazione degli effetti del MSA e dai più recenti addebiti da parte di TIM di un preteso inadempimento del MSA, e poi sfociata nel comunicato stampa odierno che ha determinato un impatto negativo sul titolo. A giudizio di INWIT, l’atteggiamento di TIM e Fastweb è frutto della volontà di queste ultime di ottenere una squilibrata e ingiustificata revisione degli originari termini dei due MSA a suo tempo sottoscritti.

INWIT conferma impegno per sviluppo reti mobili

Nonostante, come meglio chiarito nel seguito, l’annunciato progetto di una nuova joint venture tra TIM e Fastweb sia in evidente contrasto con gli MSA e, in generale, la Società rigetti integralmente le eccezioni a vario titolo avanzate dagli anchor tenants in relazione agli MSA, alla loro durata e alla loro esecuzione, INWIT conferma il proprio impegno a sostenere l’evoluzione delle reti mobili e a collaborare con i propri clienti in un quadro di certezza, trasparenza e stabilità, perseguendo, con rigorosa logica industriale, soluzioni di valore che garantiscano efficienza e benefici condivisi per tutte le parti.

D’altra parte, il progressivo incremento della conflittualità manifestata da TIM S.p.A. e Fastweb S.p.A. nei confronti di INWIT – che va ad aggravare un contesto attuale di mercato già di per sé sfidante, caratterizzato dall’assenza di investimenti discrezionali da parte degli operatori – implica l’interruzione sia di attività previste nei piani, ma non garantite, sia dello sviluppo di nuove iniziative di business, che induce la Società a una revisione al ribasso delle stime per il periodo 2026-2030.

Guidance 2026 e medium-term outlook

Di conseguenza, INWIT aggiorna la propria guidance per il 2026 come segue:

  • Ricavi nel range 1,050-1,090 milioni di euro
  • EBITDA margin pari a circa il 90%;
  • EBITDAaL margin pari a circa il 72%;
  • Recurring Free Cash Flow nel range 550-590 milioni di euro;
  • Dividendo per azione almeno pari al valore dell’esercizio 2025 (confermato ad Euro 0,55 per azione);
  • Leva finanziaria a 5,5x, confermando il target strutturale di leva finanziaria tra 5x e 6x

INWIT ritiene che l’outlook baseline di medio termine, in un contesto di limitata visibilità sull’evoluzione delle condizioni del mercato, si fondi sui seguenti pilastri

  • Crescita annuale dei ricavi “low single digit”
  • Continua espansione del margine EBITDAaL
  • Capex annuali (incluso acquisto di terreni) intorno ai €200m
  • Dividendo per azione almeno pari a €0.55
  • Confermato il target strutturale di leva finanziaria tra 5x e 6x

Questo outlook non include i potenziali upside relativi al ristabilirsi di una relazione costruttiva con gli Anchors ai fini dello sviluppo e dell’innovazione delle reti, all’oggettivo bisogno di densificazione richiesto dalla continua crescita del traffico dati e dall’opportunità di espandersi lungo la filiera delle infrastrutture digitali.

Con specifico riferimento a tutte le iniziative assunte da TIM e da Fastweb, INWIT precisa che:

  • gli MSA sono contratti a lungo termine, i cui termini e condizioni sono parte integrante di un’operazione unica e inscindibile completata nel 2020. Tale operazione ha comportato per INWIT un investimento iniziale di circa 10 miliardi di euro per l’acquisto dell’infrastruttura detenuta all’epoca da Tim S.p.A e Vodafone Italia S.p.A., garantendo un immediato e significativo beneficio economico e finanziario alle società venditrici;
  • la struttura degli MSA è coerente con il modello di business infrastrutturale di INWIT, che si fonda su flussi di ricavi contrattualizzati e a lungo termine. Tale modello di business, standard per il settore a livello globale, assicura generazione di valore economico e industriale per tutte le parti coinvolte, garantendo la massima efficienza ai propri clienti anche grazie all’ottimizzazione del costo del capitale e all’elevata specializzazione industriale.

Con riferimento, infine all’annunciato progetto di una nuova JV tra TIM e Fastweb, INWIT precisa che:

  • gli MSA prevedono che qualora i due operatori abbiano necessità di un nuovo sito per soddisfare i propri piani di roll out, a INWIT sia attribuita la qualifica di fornitore privilegiato, con il conseguente divieto per gli operatori di affidare la realizzazione di nuovi siti a terzi, senza aver prima consentito a INWIT di esercitare il proprio diritto preferenziale (che prevede una last call), che opererebbe anche nei confronti dell’annunciata JV.

Qualsiasi tentativo di svuotare le prerogative contrattuali di INWIT quale fornitore privilegiato di TIM S.p.A. e Fastweb S.p.A. deve, pertanto, ritenersi pretestuoso e sarà contrastato da INWIT in ogni sede competente, per la piena tutela dei propri interessi.

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6mila nuove torri 5G, l’accordo Fastweb + Vodafone e Tim fa tremare INWIT

Il titolo INWIT arriva a perdere il 24%, poi sospeso per eccesso di ribasso, dopo l’annuncio da parte di Fastweb + Vodafone e Tim di un accordo non vincolante per costruire e gestire fino a seimila nuove torri di telefonia 5G in Italia. La notizia arriva come un macigno su INWIT, visto che Fastweb + Vodafone e Tim sono i suoi clienti principali. INWIT gestisce 25mila torri con un fatturato di circa 1 miliardo costruito sui contratti con questi due operatori.

Il nodo del Master Service Agreement

Il problema è noto, da mesi i due operatori stanno provando a rinegoziare i contratti con Inwit, chiedendo uno sconto sull’affitto delle torri. Ma INWIT si oppone forte di un contratto siglato nel 2020.

Lo scorso 12 febbraio Diego Galli, direttore generale di INWIT, aveva chiarito la situazione dell’MSA dopo la pubblicazione da parte di Swisscom, primo azionista di Fastweb + Vodaofne, della volontà di rinegoziare i termini dell’accordo.

Il Master Serve Agreement siglato nel 2020 e rinnovato nel 2022

I contratti di ospitalità (Master Service Agreement – MSA) sulle torri INWIT, siglati nel contesto della fusione con Vodafone Towers Italia e l’accordo con Fastweb conclusi a marzo 2020, hanno una durata a lungo termine.

  • Durata iniziale: Il contratto prevede un periodo iniziale di 8 anni, con scadenza prevista quindi intorno a marzo 2028.
  • Rinnovo: È prevista una clausola di rinnovo tacito per ulteriori periodi (solitamente altri 8 anni).
  • Contenuto: L’accordo prevede l’ospitalità delle infrastrutture di rete mobile di TIM e Vodafone (inclusa Fastweb, che usa la rete Vodafone) sulle torri INWIT. 
  • L’MSA stipulato da INWIT con Fastweb+Vodafone (all’epoca Vodafone Italia) ha preso avvio nel 2020. A seguito del cambio di controllo di INWIT avvenuto nell’agosto 2022, in base alla clausola di protezione “MSA Change of Control”, il contratto è stato esteso per un periodo di 16 anni (fino ad agosto 2038), arco di tempo durante il quale non è consentita risoluzione.

Fastweb + Vodafone e Tim, accordo non vincolante per 6mila torri entro il 2030

Evidentemente questa situazione non piace a Fastweb + Vodafone e Tim, che hanno firmato un accordo non vincolante per la costruzione e gestione di 6mila nuove torri per la rete 5G per la telefonia mobile. “Il progetto – si legge in una nota – consentirà a Fastweb + Vodafone e Tim di migliorare l’efficienza operativa e di allineare i costi alla media europea, mantenendo al tempo stesso standard di qualità elevati delle infrastrutture e la flessibilità tecnologica necessaria per lo sviluppo di reti di nuova generazione”. L’iniziativa sarà inizialmente realizzata attraverso una joint-venture partecipata pariteticamente da Fastweb + Vodafone e Tim, con l’obiettivo di valutare in una fase successiva l’ingresso di nuovi investitori. L’intesa ha fatto scivolare Inwit, azienda che si occupa di costruire torri per le comunicazioni e che è legata a Vodafone dall’impegno a realizzare migliaia di torri entro il 2030.

L’infrastruttura sarà inoltre resa disponibile anche agli altri operatori di telecomunicazioni sulla base di un modello di accesso aperto. Le attività di costruzione saranno avviate secondo un piano di sviluppo articolato su più anni. Fastweb + Vodafone e Tim opereranno come il principale utente-gestore della nuova infrastruttura, sottoscrivendo accordi di lungo periodo per l’utilizzo delle torri a condizioni di mercato e sarà inoltre valutata la possibilità di fornire ulteriori servizi. L’iniziativa contribuisce a rafforzare la sostenibilità del settore delle telecomunicazioni in Italia e consentirà di destinare maggiori risorse allo sviluppo di reti di nuova generazione. Il progetto è subordinato alle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità competenti.

Swisscom, accordo su torri 5G non pesa su flusso cassa e guidance

“La joint venture” che vede impegnate Fastweb+Vodafone con Tim per la costruzione di nuove torri per accelerare il 5G in Italia “sarà consolidata a patrimonio netto all’interno dei conti annuali di Swisscom e non influenzerà in alcun modo né il flusso di cassa libero né la guidance”. Così in una nota il gruppo svizzero che controlla Fastweb+Vodafone. Inoltre “il finanziamento” per l’accordo strategico “proverrà da una combinazione tra capitale azionario di investitori terzi e prestiti”, aggiunge la nota.

Qual è il senso industriale di questa operazione?

Detto questo, resta da capire la ratio e il senso industriale di questa operazione.

Perché Tim decide di creare una joint venture delle torri cellulari, ricreando una tower company di proprietà, dopo che la stessa Tim nel 2015 aveva deciso di scorporare le sue torri e dare vita a INWIT?

Si ricorda che poi nel 2020 si è perfezionata la fusione per incorporazione di Vodafone Towers in INWIT.

Perché creare una INWIT 2?

Che senso ha oggi duplicare le infrastrutture, moltiplicando i costi di realizzazione e di manutenzione, quando la rete INWIT è già presente e pienamente densificata sul territorio nelle location migliori e più adatte ad ospitare le torri?

Il rischio con questa operazione è di replicare nel mercato del mobile a duplicazione infrastrutturale della fibra nel fisso. Che senso ha, in un periodo in cui gli operatori da anni si lamentano di non avere i fondi per realizzare il 5G standalone, procedere con un’operazione di questo tipo?

Qual è l’impegno finanziario per realizzare 6mila nuove torri al 2030?

I numeri di INWIT

– INWIT da sola ha immesso 10 miliardi di euro nell’industria per l’acquisizione delle sue torri da Tim e Vodafone.

– la condivisione delle infrastrutture di telecomunicazione mobili ha evitato agli operatori italiani 15,8 miliardi di euro in costi (fonte: Studio TEHA Group/Ambrosetti lug. 2025 “Il valore di INWIT per il Paese”).

C’è da dire, infine, che Fastweb + Vodafone e Tim avevano già siglato un accordo di RAN sharing per il 5G nei comuni con meno di 35mila abitanti.

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Un nuovo uso delle torri mobili: la lotta ai droni

L’operatore Orange ha annunciato il lancio di un servizio anti-drone destinato alle imprese, basato sulla propria rete di circa 19.700 torri mobili in Francia. Lo scrive il quotidiano Le Figaro, aggiungendo che queste infrastrutture verranno progressivamente equipaggiate con sensori in grado di individuare droni sospetti e segnalarli in tempo reale ai clienti. L’obiettivo è rispondere a un aumento delle minacce, tra cui spionaggio industriale e intrusioni.

Come funziona il sistema di rilevamento tramite torri

Il sistema si basa sull’identificazione dei segnali emessi dalle balise obbligatorie (una sorta di “carta d’identità”) installate sui droni.

I sensori installati sulle torri:

  • intercettano questi segnali
  • identificano il drone
  • trasmettono informazioni utili ai clienti

Il servizio:

  • è offerto in abbonamento
  • non richiede infrastrutture aggiuntive da parte del cliente
  • funziona anche in ambienti urbani complessi

I dati vengono centralizzati in un centro di supervisione attivo 24/7.08

Limite importante: il sistema non neutralizza i droni, ma si limita alla rilevazione. La decisione di intervenire spetta al cliente, nel rispetto delle autorizzazioni legali.

Clienti e mercato potenziale delle torri sentinella

Il servizio ha già suscitato interesse da parte di:

  • grandi gruppi industriali
  • enti pubblici

Dopo il lancio in Francia, Orange punta a espandere l’offerta soprattutto nell’Europa orientale, dove è già presente con le sue attività.

La nuova divisione difesa e sicurezza

Il progetto rientra nella nuova divisione difesa e sicurezza, creata nel giugno 2025 e composta da circa 300 dipendenti.

Questa unità:

  • genera già centinaia di milioni di euro di ricavi
  • dovrebbe crescere di circa +7% annuo nei prossimi anni

L’obiettivo è passare da un modello centrato sulla connettività a uno più integrato, capace di offrire soluzioni complete di sicurezza per clienti pubblici e privati.

Le difficoltà di Orange Business

La spinta verso sicurezza e difesa è anche una risposta alla crisi della divisione Orange Business, in calo da anni a causa del declino della telefonia aziendale tradizionale.

Nel 2025:

  • ricavi: -4,8%
  • risultato operativo: -6,3%

Questa divisione rappresenta comunque una parte rilevante del gruppo (7,3 miliardi su 40 miliardi totali).

Il piano di rilancio

La CEO Christel Heydemann punta a rilanciare Orange Business attraverso:

  • sviluppo di soluzioni “di fiducia” (sicurezza, cloud, connettività protetta)
  • +500 milioni di euro di ricavi entro il 2028
  • 300 milioni di euro di risparmi (senza nuovi piani di esuberi)

Secondo l’azienda, Orange è tra i pochi operatori in grado di offrire sicurezza end-to-end, dal sito del cliente fino al cloud.

Tabella riassuntiva

Tema Contenuto principale
Nuovo servizio Rilevamento droni tramite torri mobili
Tecnologia Sensori + identificazione tramite balise
Modello Abbonamento, senza infrastrutture per il cliente
Limiti Non neutralizza i droni
Mercato Francia → espansione Europa orientale
Divisione difesa 300 dipendenti, crescita +7% annuo
Problema Calo di Orange Business
Piano +500 mln ricavi entro 2028 + risparmi 300 mln

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Tlc: troppi operatori nella Ue, investimenti a rischio (ma servono 200 miliardi)

Un mercato europeo frammentato che soffoca gli investimenti e cede terreno ai giganti globali. È il quadro tracciato da Elisabetta Cafforio, partner di Arthur D. Little all’evento sulla sovranità digitale dell’Ue all’Europarlamento che si è tenuto ieri. Secondo lo studio “A Simplification Agenda for European Telecoms”, presentato da Cafforio, 34 gruppi di operatori mobili e circa 500 operatori virtuali, a fronte di investimenti elevati (15-20% dei ricavi) in fibra, 5G e servizi digitali avanzati.

Frammentazione tallone d’Achille delle Tlc Ue

“Tutto questo oggi riduce lo spazio di importanti investimenti che dovrebbero essere focalizzati sull’evoluzione digitale dei servizi”, ha detto. “Gli operatori– sono quelli che storicamente hanno sempre mantenuto un profilo di investimento più alto rispetto agli altri player dell’ecosistema digitale” ha aggiunto, specificando che “oggi gli investimenti richiesti per colmare alcuni ritardi digitali, anche rispetto agli altri continenti, sono molto importanti”.

“Parliamo – ha detto – di 200 miliardi che gli operatori stanno pensando devono focalizzare sullo sviluppo di reti 5G, sui data center, il cloud, l’AI generativa, e le gigafactory”.

Tra il 2014 e il 2023, emerge nel report, i ricavi delle Telco europee sono cresciuti dell’1% annuo contro il 20% delle grandi piattaforme digitali globali, mentre la capitalizzazione di mercato delle Telco è calata mediamente dell’1,8% annuo. Contemporaneamente, il 60% del traffico Internet globale è controllato da appena sette piattaforme digitali. La complessità normativa, si sottolinea, resta un ostacolo alla trasparenza, allo sviluppo di servizi transfrontalieri e alla competitività del mercato unico digitale.

Labriola (Tim), ‘dall’Ue passo avanti sulle Tlc cuore della sicurezza, si agisca rapidamente’

“Il settore delle telecomunicazioni ha difficoltà a produrre reddito e reinvestire per il benessere collettivo. Per tanti anni se n’è discusso, ma non si è fatto nulla e ora sembra che questa visione cominci ad essere una visione condivisa. Il fatto che oggi ne stiamo parlando, è un altro passo avanti, assieme al Digital Networks Act e a tutta la normativa che è in fase di evoluzione”. Così Pietro Labriola, Ceo di Tim a margine dell’evento a Bruxelles sulla sovranità digitale europea. “Sul tema sicurezza ci si rende conto che le telecomunicazioni sono il cuore del digitale per il futuro dell’Europa: non c’è settore, non c’è industria che possa fare a meno del digitale, ma il digitale deve essere costruito, c’è bisogno di investimenti e gli investimenti arrivano solo da un settore che è in grado di produrre redditività”, ha aggiunto. “In Europa siamo in tanti, in troppi, rispetto a quello che succede in altri Paesi: tre operatori in Brasile, tre negli Stati Uniti, oltre 100 in Europa. C’è qualcosa che non funziona e su questo bisogna lavorarci”, ha detto Labriola, sottolineando la necessità di “decidere rapidamente cosa va fatto per migliorare il sistema in Europa” a fronte degli “squilibri” che si sono prodotti in questi anni. Labriola ha descritto quindi come “drammatica” la situazione in Italia perché “è il Paese con il prezzo di servizi di telecomunicazioni più bassi in Europa”. “Questo – ha spiegato – vuol dire che le aziende italiane di telecomunicazioni producono meno redditività e non sono in grado di investire il dovuto”.

Tlc: Levi (Iliad Italia), ‘Bisogna armonizzare le regole dello spettro radio’

 “Il Digital Networks Act rappresenta un’occasione importante per semplificare le regole e rilanciare gli investimenti nelle telecomunicazioni. Una maggiore armonizzazione è un passo nella giusta direzione, ma resta fondamentale garantire un vero level playing field e una competizione equa: sono questi i fattori che favoriscono investimenti, innovazione, crescita e benefici concreti per consumatori, imprese e l’intero Sistema Paese”. A dirlo è l’ad di Iliad Italia, Benedetto Levi.

“Condividiamo la necessità di rafforzare la resilienza delle nostre reti e dei servizi offerti ai consumatori. In questo contesto, è urgente garantire maggiore predicibilità, armonizzazione e modernizzazione del quadro regolatorio, in particolare per quanto riguarda lo spettro”, sottolinea. “Per sostenere innovazione e investimenti nelle reti mobili europee serve un vero level playing field fra incumbent e challenger. Solo così si può innescare una concorrenza sana, che premia chi innova. È fondamentale, pertanto, garantire una distribuzione equa delle frequenze e una gestione armonizzata dello spettro, affinché tutti gli operatori partano dalle stesse condizioni e il mercato resti competitivo”, conclude Levi.

Renna (Fastweb + Vodafone) ‘Bene Cybersecurity Act, ma i costi non siano insostenibili’

“Il Digital Networks Act (Dna) è uno snodo fondamentale per le telecomunicazioni. Sono convinto che è importante per la semplificazione, ma bisogna anche avere buone regole che permettano di competere sempre di più sulle infrastrutture. Ecco che, soprattutto per l’Italia, è fondamentale che il Dna vada nella direzione di promuovere una competizione infrastrutturale” per “permettere di sviluppare servizi di qualità e innovativi”. Così Walter Renna, Ceo di Fastweb + Vodafone. “D’altra parte – ha aggiunto – c’è il Cybersecurity Act 2 che guarda alla sicurezza delle reti. Questo è fondamentale perché le reti di telecomunicazione sono alla base di qualsiasi economia, quindi ne condividiamo appieno l’obiettivo. Vogliamo e siamo convinti di dover fare di più, soprattutto in questo contesto geopolitico”. Renna ha quindi sottolineato la necessità di un approccio basato sul rischio: “dobbiamo trovare un modello che sia sostenibile per gli operatori, perché oggi investire miliardi per sostituire apparati di rete quando il ciclo di vita di questi apparati non è ancora completato, significa per noi andare incontro a delle perdite non sostenibili in un mercato iper competitivo”. “Dobbiamo lavorare insieme su quelli che sono gli elementi più critici e poi avere un piano di lungo termine che ci permetta di essere il più resiliente possibile”, ha concluso.

Zingaretti (Pd), ‘sul digitale Ue passi dal regolare al dominare’

Un tema, le difficoltà della industry europea delle Tlc, che chiama in causa la politica. “Noi europei produciamo una mole di dati impressionante che genera un’immensa ricchezza” ma “non godiamo dei benefici” perché questa ricchezza a sua volta “è trasferita in automatico in altri angoli del pianeta. Finalmente l’Europa si muove e abbiamo chiamato a Bruxelles tutti gli stakeholder del mondo delle telecomunicazioni per iniziare una strategia italiana e voltare pagina”. Lo ha detto Nicola Zingaretti, capo delegazione del Pd al Parlamento Europeo a margine dell’evento. “Servono investimenti, servono politiche comuni, serve costruire attori europei che possano competere nel mondo. E occorre anche capire come questa ricchezza, che se ne va in altre parti del mondo, invece in qualche modo rimanga un po’ a noi europei” ha aggiunto, sottolineando l’importanza del Digital Network Act e della politica sull’intelligenza artificiale. “Serve l’autonomia strategica europea, altrimenti saremo solo dominati da altri. L’Europa non può solo regolare e non governare, dominare questo strumento potente dell’IA e delle politiche digitali” ha aggiunto.

Fitto, ‘piano su 28esimo regime strategico per criticità negli investimenti’

Con la proposta sul 28esimo regime, che verrà proposta mercoledì dalla Commissione europea, “l’obiettivo fondamentale era capire come affrontare e superare le diversità” tra gli Stati membri “che rallentano molto gli investimenti, che creano complessità agli investitori e che riducono anche il livello di competitività a livello europeo. Questo è un piano strategico che può rappresentare un’occasione molto rilevante” per “costruire delle dinamiche positive” e “affrontare la complessità del sistema europeo nella sua divisione su 27 differenti modelli”. Lo ha dichiarato il commissario europeo Raffaele Fitto nel corso dell’evento.

“È evidente che la trasformazione digitale rappresenta una priorità assoluta strategica per l’Europa e soprattutto diventa fondamentale in un momento come quello che stiamo vivendo dove si lavora per rafforzare la competitività a livello europeo”. Sotto il profilo strategico, tuttavia, “esistono alcune criticità a partire dalle dipendenze esterne, dalla diffusione della fibra, che deve essere implementata”, ha aggiunto Fitto. “Anche altri fattori, che apparirebbero non collegabili, sono centrali” come “il tema della domanda energetica, fondamentale – ha sottolineato – nella costruzione di un sistema produttivo che possa realmente mettere in campo un’azione in grado di sostenere le nuove sfide sia dal punto di vista delle infrastrutture digitali sia dell’intelligenza artificiale”.

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5G privato agli inizi, ma il modello di business ancora non va

Nel 2019, un’indagine di dimensionamento del mercato dell’Università di Harvard, commissionata da Nokia, ha calcolato che esistevano 14,58 milioni di potenziali sedi per l’LTE privato e, in seguito, per il 5G privato. La realtà, a dicembre 2025, è che ci sono meno di 2mila referenze di clienti di reti mobili private in tutto il mondo, secondo la Global Mobile Suppliers Association (GSA).

È necessario fare attenzione a questi numeri: il 5G privato (P5G) è diversificato e le numerose variabili evidenziano diverse valutazioni delle dimensioni del mercato, del valore e così via. Nel settore manifatturiero, ad esempio, il P5G è in genere un’implementazione altamente localizzata che si concentra sulla connettività ultra-affidabile all’interno di una singola struttura.

I droni autonomi che effettuano consegne devono essere costantemente connessi in un’area metropolitana. In entrambi i casi, e in tutti gli altri, la sicurezza è fondamentale.

Molte nicchie

Fino a poco tempo fa, molti analisti consideravano il P5G privato un mercato di nicchia, sebbene la situazione stia cambiando. “Penso che forse un modo migliore per descriverlo sia dire che si tratta di nicchie multiple”, dice Joe Madden, fondatore e analista capo di Mobile Experts, una società di ricerca e consulenza con sede negli Stati Uniti. “Quando parliamo del mercato privato del 5G, dobbiamo parlare di ogni mercato verticale separatamente”.

Mobile Experts monitora 13 diversi mercati verticali e Madden li considera tutti unici. Il P5G potrebbe rimanere una nicchia in alcuni di questi mercati verticali, mentre l’adozione sta accelerando in altri.

Il business case delle telecomunicazioni

Anche l’ecosistema degli operatori del P5G si sta evolvendo. Inizialmente, le compagnie di telecomunicazioni si aspettavano di guidare il mercato del P5G e credevano che sarebbe stata un’importante fonte di nuove entrate, ma presto è diventato chiaro che mancavano delle competenze necessarie.

I fornitori di apparecchiature di rete come Ericsson e Nokia hanno colto l’occasione per fornire soluzioni complete, ma il mercato si è rivelato impegnativo anche per loro. Nokia gestisce circa la metà delle reti private mondiali, ma a novembre 2025 ha rivelato che la sua attività di reti private aveva perso 100 milioni di euro (115 milioni di dollari) su un fatturato di 900 milioni di euro (1,04 miliardi di dollari) dell’anno precedente.

I numeri non tornano

Sebastian Barros, amministratore delegato di Circles e commentatore del settore, riassume il problema: “per infrastrutture che proteggono decine di milioni di valore industriale, la connettività delle telecomunicazioni non cattura quasi nulla. Le reti private funzionano chiaramente. I modelli di business delle telecomunicazioni no”.

Questo rapporto, “Risolvere il puzzle dei profitti del P5G”, esamina il mercato dei servizi P5G e i suoi progressi con approfondimenti di operatori tra cui China Mobile International, Proximus Global, Telefónica Tech, Verizon Business e Vodafone Business, oltre a Deutsche Bahn. Risalire la catena del valore come fornitore di piattaforme con responsabilità è la chiave: fornire semplicemente l’infrastruttura non è un modello di business sostenibile.

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Fibercop operatore wholesale only, ok dell’Agcom. Ma quali osservazioni Ue recepite?

Il Consiglio dell’Agcom, nella seduta dell’11 marzo 2026, ha approvato – con il voto favorevole del Presidente e dei Commissari Aria, Capitanio e Giacomelli e con il voto contrario della Commissaria Giomi – la delibera che conclude l’istruttoria relativa all’analisi dei mercati dell’accesso alla rete fissa ai sensi dell’art. 89 del Codice delle comunicazioni elettroniche, che tiene conto della separazione strutturale della rete fissa di accesso di TIM, divenuta operativa il 1° luglio 2024. Lo scrive l’autorità in una nota, in cui aggiunge di aver recepito i pareri favorevoli dell’Antitrust e le osservazioni della Commissione Ue.

Quali osservazioni della Commissione Ue sono state recepite dall’Agcom?

A questo proposito resta da capire quali osservazioni della Commissione Ue sono state recepite, che saranno più chiare dopo la pubblicazione della delibera. Le osservazioni della Commissione Ue, risalenti a gennaio, non avevano risparmiato critiche all’Autorità, definendo la prima designazione di Fibercop dello scorso mese di giugno prematura e basata su informazioni incomplete.   

Massimo Sarmi, Presidente e Amministratore Delegato di FiberCop ha dichiarato: “La decisione dell’Agcom di confermare in via definitiva lo status di operatore wholesale-only di FiberCop favorisce un contesto competitivo aperto e trasparente, stimola gli investimenti degli operatori e accelera la diffusione della banda ultralarga. Un’infrastruttura moderna, neutrale e capillare come la nostra, abilita gli sviluppi tecnologici più avanzati, dall’intelligenza artificiale alla robotica, dalla realtà aumentata al cloud e all’edge computing sostenendo la transizione digitale del nostro Paese.”

Fibercop operatore wholesale only

“Il testo approvato – che recepisce i pareri favorevoli dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e le osservazioni della Commissione europea – aggiorna la regolamentazione dei mercati (i) dei servizi di accesso locale all’ingrosso e (ii) dei servizi di capacità dedicata all’ingrosso (rispettivamente mercati 1 e 2 della raccomandazione n. 2020/2245/UE), alla luce dell’evoluzione registrata nelle condizioni di concorrenza – soprattutto in termini di copertura delle reti in fibra e delle quote di mercato degli operatori – nonché della qualifica dell’operatore FiberCop come operatore wholesale only ai sensi dell’articolo 91 del Codice”, aggiunge la nota.

In aumento aree del paese concorrenziali e quindi deregolamentate

“L’analisi ha rilevato, rispetto alla regolamentazione precedente, una maggiore estensione delle aree del paese pienamente concorrenziali e, dunque, deregolamentate.

Negli altri mercati, l’analisi ha riscontrato l’assenza di concorrenza effettiva ed ha confermato FiberCop quale operatore SMP, modulando i relativi obblighi regolamentari in funzione delle diverse condizioni infrastrutturali e concorrenziali (maggiore concorrenza infrastrutturale sulle reti ad alta capacità) rilevate nelle aree del paese.

Fibercop non ha partecipazioni in società retail

La principale novità introdotta dall’analisi di mercato è l’attribuzione all’operatore individuato in posizione di significativo potere di mercato – FiberCop – della qualifica di operatore wholesale only ai sensi dell’articolo 91 del Codice. L’istruttoria svolta ha infatti rilevato che, a seguito dell’operazione di separazione della rete fissa di accesso di TIM, FiberCop e la sua controllante KKR non hanno partecipazioni in società attive nei mercati al dettaglio dei servizi di comunicazione elettronica in Italia né operano direttamente in tali mercati e che FiberCop non risulta essere tenuta a trattare con un’unica impresa operante in un mercato al dettaglio dei servizi di comunicazione elettronica forniti a utenti finali in virtù di un contratto di esclusiva o un accordo che rappresenta di fatto un contratto di esclusiva. 

L’Autorità ha dunque imposto a FiberCop la regolamentazione prevista dall’articolo 91 del Codice – nello specifico, obblighi di accesso, non discriminazione e l’obbligo di applicare prezzi equi e ragionevoli – alleggerendo gli obblighi regolamentari previgenti.

Controllo dei prezzi obbligatorio

Con specifico riferimento all’obbligo di controllo dei prezzi, il provvedimento stabilisce l’iter procedurale che FiberCop deve seguire per la pubblicazione e comunicazione delle proprie offerte (listini) dei servizi di accesso alla rete in rame e in fibra ottica ai fini della relativa approvazione da parte dell’Autorità, diretta a garantire il pieno rispetto dell’obbligo di non discriminazione e dei principi di equità e ragionevolezza dei prezzi applicati.

In sede di prima applicazione i nuovi listini valutati ai sensi dei criteri di equità e ragionevolezza entreranno in vigore decorsi sei mesi dalla data di pubblicazione del provvedimento.

L’Autorità si riserva di rivedere in qualsiasi momento gli obblighi imposti in capo a FiberCop, se verranno meno le condizioni previste dall’art. 91 del Codice per la qualifica di operatore wholesale only, o se, in ogni caso, riscontrerà l’insorgere di problemi di concorrenza a scapito degli utenti finali che richiedono un rafforzamento della regolamentazione ex ante.

Switch off del rame, controlli trimestrali

Infine, nell’ambito del tema dello spegnimento della rete in rame, l’Autorità ha stabilito l’avvio di un’attività di monitoraggio con cadenza trimestrale sull’avanzamento del processo di dismissione delle centrali in rame di FiberCop”.

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TIM torna all’utile dopo 4 anni. Assemblea degli azionisti il 15 aprile

Il Cda di TIM ha approvato il Bilancio consolidato del Gruppo TIM e il progetto di Bilancio separato di TIM S.p.A. al 31 dicembre 2025.

Il Gruppo conferma i risultati esaminati dal Consiglio di Amministrazione in sede di preconsuntivo e il miglioramento del business, con un ritorno all’utile consolidato nel primo esercizio completo dopo la cessione di NetCo. 

  • Ricavi di Gruppo pari a 13,7 miliardi di euro (+2,7% YoY)
  • EBITDA After Lease di Gruppo a 3,7 miliardi di euro (+6,5% YoY)
  • Debito Netto After Lease in forte calo a 6,9 miliardi di euro

Risultato netto 519 milioni di euro

Il risultato netto di Gruppo per il 2025 è positivo per 519 milioni di euro (con un contributo del quarto trimestre pari a 473 milioni di euro), rispetto a una perdita di 364 milioni di euro dell’anno precedente, e beneficia di proventi non ricorrenti per complessivi 157 milioni di euro.  

Il risultato netto 2025 attribuibile ai soci della controllante è positivo per 297 milioni di euro (-610 milioni di euro nel 2024), a valle della quota di utile di 222 milioni di euro di competenza delle minoranze di TIM Brasil.  

Il risultato netto di TIM S.p.A. è invece negativo per 155 milioni di euro, in netto miglioramento rispetto ai -1,2 miliardi di euro del 2024.

Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre deliberato di convocare l’Assemblea degli azionisti, in sede ordinaria e straordinaria, per il prossimo 15 aprile (unica convocazione) per deliberare sui seguenti punti all’ordine del giorno.

In sede ordinaria:

  1. Bilancio al 31 dicembre 2025 – Copertura della perdita d’esercizio

L’Assemblea sarà chiamata ad approvare il bilancio al 31 dicembre 2025 e a deliberare la copertura della perdita d’esercizio mediante utilizzo della riserva legale.

  • Relazione sulla politica in materia di remunerazione e sui compensi corrisposti

L’Assemblea sarà chiamata ad approvare la Relazione sulla politica in materia di remunerazione nelle sue due sezioni: con voto vincolante la prima sezione dedicata alla politica di remunerazione per l’esercizio 2026, e con voto non vincolante la seconda sezione che illustra i compensi corrisposti nell’esercizio 2025. Il documento sarà reso disponibile al pubblico nei termini di legge.

  • Piani di incentivazione a lungo termine

L’Assemblea sarà chiamata ad approvare il piano di incentivazione azionaria di lungo termine denominato “Piano LTI di Performance Shares 2026-2028”, finalizzato a rafforzare l’allineamento degli interessi del management con quelli degli azionisti, promuovendo la creazione di valore sostenibile nel medio-lungo periodo.

  • Conferimento dell’incarico di revisione per il periodo 2028-2036

L’Assemblea, sulla base della raccomandazione del Collegio Sindacale, sarà chiamata a deliberare il conferimento dell’incarico al nuovo revisore per il novennio 2028-2036.

Proposto buy back da 400 milioni

  • Autorizzazione all’acquisito e alla disposizione di azioni proprie

L’Assemblea sarà chiamata a deliberare l’autorizzazione all’acquisto, con successiva facoltà di disposizione, anche in più tranche, di azioni ordinarie TIM entro un limite di controvalore pari a massimi complessivi 400 milioni di euro e per massime 700.000.000 azioni ordinarie, da intendersi ridotte, a esito del raggruppamento azionario di cui al punto 6 all’ordine del giorno di parte straordinaria dell’Assemblea del 15 aprile 2026, a massime complessive 70.000.000 azioni ordinarie, corrispondenti a circa il 3,3% del capitale sociale.

In sede straordinaria:

L’Assemblea degli Azionisti sarà chiamata a esprimersi sul raggruppamento delle azioni della Società nel rapporto di n. 1 nuova azione ordinaria avente godimento regolare ogni n. 10 azioni ordinarie in circolazione. Per effetto della complessiva operazione di Raggruppamento, il numero totale delle azioni sarà ridotto a n. 2.135.725.819, con conseguente modifica dell’articolo 5 comma 1 dello statuto sociale.

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Fibercop operatore wholesale only, la Commissione Ue critica Agcom: “Decisione prematura, informazioni incomplete”

La Commissione Ue bacchetta l’Agcom sulla modalità e soprattutto sulla tempistica (prematura) con cui è giunta alla designazione di Fibercop come operatore wholesale only. Prima di decidere, secondo i rilevi di Bruxelles, l’Autorità avrebbe dovuto attendere la chiusura dell’indagine AGCM sul Master Service Agreement. E’ quanto emerge dalla pubblicazione della risposta (commenti) della Commissione UE, la direzione DG Connect diretta da Roberto Viola, alla notifica di Agcom sull’analisi di mercato e la qualificazione di FiberCop come operatore wholesale only avvenuta lo scorso 26 gennaio. Oggetto del documento “Caso IT/2026/2626: accesso locale all’ingrosso in postazione fissa e capacità dedicata all’ingrosso in Italia. Osservazioni della Commissione a norma dell’articolo 32, paragrafo 3, della direttiva (UE) 2018/1972”.

Criticità

Dalle osservazioni della CE, ad una prima lettura, emergono criticità dallo schema di delibera notificato da Agcom e l’autorità viene invitata a rivedere numerosi punti. Molte preoccupazioni espresse lungo il procedimento sono state recepite o comunque prese in considerazione.

Ma in buona sostanza sono diversi i punti critici messi in evidenza dalla Commissione Ue, in particolare in relazione all’MSA tra Fibercop e TIM sotto indagine dell’AGCM fino a pochi giorni fa che secondo la Commissione Ue avrebbe dovuto essere chiuso prima della designazione di Agcom.

Informazioni incomplete

“La Commissione si rammarica del fatto che il progetto di misure in esame sia stato notificato mentre l’AGCM sta ancora valutando l’MSA e gli impegni presentati da FiberCop per alleviare le criticità concorrenziali individuate, in quanto non si può escludere in questa fase che l’esito della valutazione dell’AGCM avrebbe potuto indurre l’AGCOM a formulare conclusioni diverse se le misure in esame fossero state notificate dopo la delibera dell’AGCM. Inoltre l’AGCOM potrebbe dover chiedere un nuovo parere all’AGCM, dato che il parere di quest’autorità è datato maggio 2025 e pertanto non rispecchia gli ultimi sviluppi della sua inchiesta”, si legge nel documento.

In altre parole, la Commissione Ue fa notare ad Agcom che il parere positivo espresso a suo tempo, lo scorso 18 giungo, da parte dell’Autorità al nuovo status di operatore wholesale only per la società dell’ex rete Tim è prematuro.  

L’Autorità avrebbe dovuto prima attendere il termine dell’indagine dell’AGCM sul Master Service Agreement fra Fibercop e Tim, che si è chiuso invece mesi dopo, lo scorso 23 febbraio senza grossi scossoni.

Valutazione dell’MSA

“La valutazione globale dell’MSA dovrebbe essere effettuata alla luce degli obiettivi del codice, in particolare l’obiettivo di promuovere una concorrenza effettiva e sostenibile nella fornitura di servizi di comunicazione elettronica”, si legge ancora nelle osservazioni della DG Connect.

Scambio di informazioni

Da Bruxelles fanno notare “che l’architettura generale dell’MSA, comprese le sue disposizioni operative, commerciali e in materia di prezzi, sembra comportare scambi sistematici di informazioni commercialmente sensibili tra FiberCop e TIM”, si legge ancora. “L’AGCOM dovrebbe pertanto garantire che, a prescindere da qualsiasi clausola specifica dell’MSA, siano posti in essere meccanismi efficaci e applicabili per impedire lo scambio diretto o indiretto di informazioni relative alle condizioni commerciali 18 offerte a o da operatori terzi, nella misura in cui tali informazioni potrebbero falsare la concorrenza all’ingrosso o al dettaglio”.

“Incertezza sulla valutazione della qualifica di FiberCop come operatore attivo esclusivamente sul mercato all’ingrosso in attesa del vaglio, da parte dell’AGCM, dell’MSA e dei relativi impegni”.

“…nel caso di specie le diverse condizioni commerciali e tecniche dell’MSA, in particolare l’obbligo di esclusiva a lungo termine di TIM, potrebbero distorcere in modo significativo gli incentivi di FiberCop, che trarrebbe vantaggio da un aumento della quota di mercato di TIM, poiché TIM è l’unico operatore a valle che nei prossimi anni non può scegliere il suo fornitore all’ingrosso, ma è tenuto ad acquistare tutti i suoi prodotti di accesso all’ingrosso esclusivamente da FiberCop. In tal senso sembrerebbe che FiberCop abbia interessi commerciali nel mercato a valle che potrebbero creare “incentivi a praticare discriminazioni tra i fornitori a valle” ai sensi del considerando 208 del codice, e di conseguenza potrebbe non soddisfare pienamente le condizioni di cui all’articolo 80 del codice (che stabilisce gli obblighi di trasparenza in materia di accesso e interconnessione Ndr)”, si legge ancora nelle osservazioni.

La Commissione esorta Agcom a considerare il possibile impatto della delibera AGCM sul MSA in relazione a designazione di Fibercop come operatore wholesale only

“La Commissione esorta pertanto l’AGCOM a valutare debitamente, tenendo nella massima considerazione le osservazioni di cui sopra, il possibile impatto della delibera dell’AGCM sulla designazione di FiberCop come operatore attivo esclusivamente sul mercato all’ingrosso e a riesaminare tale designazione, se necessario. La Commissione invita l’AGCOM a notificare un nuovo progetto di misura a norma dell’articolo 32 del codice qualora si rendesse di conseguenza necessaria una nuova valutazione della designazione di FiberCop come operatore attivo esclusivamente sul mercato all’ingrosso e dei relativi progetti di misure regolamentari”, si legge.

MSA potrebbe ridurre la concorrenza all’ingrosso

“Come osservazione generale la Commissione rileva che, dal punto di vista del mercato all’ingrosso, l’architettura originale dell’MSA potrebbe ridurre notevolmente le condizioni di concorrenza a livello di ingrosso. In particolare, la combinazione di accordi contrattuali a lungo termine, di sostanziali sconti a volume di TIM e di dipendenze operative reciproche tra le parti può ridurre in modo significativo la contendibilità di un’ampia parte della domanda all’ingrosso. Data la scala di TIM nei mercati a valle, tali accordi possono riservare a FiberCop una quota significativa e stabile della domanda all’ingrosso, limitando la capacità di operatori alternativi di raggiungere una scala efficiente e indebolendo potenzialmente gli incentivi a investire in infrastrutture alternative”, si legge ancora nelle osservazioni.

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Settore Tlc, accordo Asstel-sindacati per sviluppo industriale e crescita digitale

Asstel – Assotelecomunicazioni, Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil insieme a Federmanager hanno sottoscritto un “Avviso Comune” che individua le priorità per garantire sostenibilità, sviluppo industriale e occupazionale della filiera delle telecomunicazioni, infrastruttura essenziale per la crescita digitale del Paese.

Percorso unitario

Imprese e sindacati vogliono costruire un percorso unitario che, partendo da posizioni condivise su politiche industriali, regolazione, investimenti, occupazione, formazione e strumenti bilaterali, prevede esplicitamente l’avvio di un confronto strutturato con le istituzioni a livello nazionale ed europeo.

L’iniziativa si inserisce nel percorso avviato con il recente rinnovo del CCNL TLC e con il “Patto per lo sviluppo industriale della filiera delle telecomunicazioni e per la crescita digitale del Paese”, rafforzandone gli obiettivi e definendo una posizione condivisa sulle principali direttrici di policy necessarie a sostenere lo sviluppo e la crescita del settore. L’Avviso Comune richiama la centralità della filiera TLC — che coinvolge oltre 200.000 lavoratrici e lavoratori — e la necessità di affrontare le criticità strutturali che negli ultimi anni hanno inciso su ricavi, investimenti e livelli occupazionali, in un contesto caratterizzato da trasformazioni tecnologiche sempre più profonde e rapide.

Tra le priorità condivise figurano:

la definizione di un quadro regolatorio stabile, equo e orientato agli investimenti coerente con la natura strategica rivestita dal settore per il sistema di sicurezza nazionale e in grado di garantire pari condizioni di mercato tra tutti gli attori del digitale;

il rafforzamento delle politiche di sostegno agli investimenti in infrastrutture digitali, anche in chiave di sovranità tecnologica, sicurezza e superamento del digital divide;

la revisione delle politiche sulle frequenze, con oneri coerenti con la rilevanza strategica del comparto per il sistema Paese e le migliori pratiche europee;

il riconoscimento delle telecomunicazioni come settore ad alta intensità energetica, per consentire l’accesso a misure di compensazione e supporto; la trasformazione e il rilancio del comparto del customer care, con il rafforzamento del CCNL TLC quale riferimento contrattuale e strumento per contrastare fenomeni di dumping;

la promozione del lavoro qualificato e delle competenze come leva di innovazione, attraverso formazione continua, politiche attive e strumenti bilaterali a supporto delle transizioni occupazionali. Con l’Avviso Comune, le Parti sociali intendono contribuire per la prima volta a una visione industriale integrata della filiera, nella quale sviluppo tecnologico, qualità del lavoro e sostenibilità economica procedano in modo coerente.

Labriola (Asstel): “Essenziale quadro regolatorio stabile”

“L’intesa sottoscritta oggi rappresenta un passaggio importante – sottolinea il Presidente di Asstel, Pietro Labriola – imprese e organizzazioni sindacali condividono la necessità di rafforzare una visione industriale per il settore delle telecomunicazioni, infrastruttura strategica per la competitività e la crescita digitale del Paese. In un contesto caratterizzato da profonde trasformazioni tecnologiche e da forti pressioni sugli investimenti, è essenziale definire un quadro regolatorio stabile ed equilibrato, che favorisca lo sviluppo infrastrutturale, sostenga l’innovazione e valorizzi il lavoro qualificato lungo tutta la filiera. Le priorità rappresentano leve fondamentali per accompagnare la trasformazione digitale e garantire sostenibilità economica e occupazionale al comparto. Con questo percorso condiviso intendiamo avviare un confronto strutturato con le istituzioni nazionali ed europee, affinché il settore delle telecomunicazioni possa continuare a svolgere pienamente il proprio ruolo di motore dello sviluppo digitale dell’Italia”.

Saccone (Slc-Cgil): “Urgenza di investire in modo coerente”

Riccardo Saccone (Slc Cgil): “È un fatto positivo che tutti i principali attori del settore abbiano trovato una convergenza su un modello condiviso di politica industriale per il settore, con l’obiettivo di mettere finalmente al centro l’urgenza di investire in modo coerente sulle persone e sulle infrastrutture strategiche per il Paese. Non c’è più molto tempo. Con la transizione digitale, l’irruzione dell’intelligenza artificiale e l’approssimarsi della fine del PNRR bisogna indirizzare tutte le risorse economiche disponibili alla formazione continua delle persone ed allo sviluppo tecnologico del paese. Ci aspettiamo ragionevolezza e coerenza da parte del governo. In un momento così delicato il Paese non può permettersi ulteriori ritardi nello sviluppo di una vera infrastruttura digitale nazionale”.

Faraoni (Fistel-Cisl): “Serve un cambio di passo”

Alessandro Faraoni (Fistel Cisl): “Come Fistel Cisl riteniamo fondamentale la decisione condivisa con AssTel di sottoscrivere questo avviso comune per portare all’attenzione delle istituzioni, tra cui di AGCOM, AGCM, Ministero del lavoro e Consip, le istanze prioritarie sui cui è importante intervenire tempestivamente. Abbiamo trattato temi fondamentali come la transizione digitale che sta trasformando il mondo delle telco e dei CRM BPO e sottolineato la necessità di un cambio di passo per valorizzare le specificità sia sul piano della digitalizzazione che sulla formazione delle lavoratrici e lavoratori. Altro elemento centrale è l’individuazione univoca del CCNL TLC quale riferimento contrattuale per le attività di customer care, assistenza e contact center. Per noi è arrivato il momento che Istituzioni, Imprese e Sindacato affrontino il cambiamento con atti concreti, ognuno per competenze e responsabilità perché il tempo delle parole è scaduto. Rilanciamo anche l’idea di una campagna comune con le aziende di sensibilizzazione per accompagnare il settore ad un cambiamento rapido e sostenibile, attuando la legge sulla partecipazione del 15 Maggio 2025 n.76 con la finalità di rafforzare la collaborazione tra datori di lavoro e dipendenti, aumentare la produttività, salvaguardare l’occupazione e valorizzare il lavoro”.

Ugliarolo (Uilcom Uil): “Serve sinergia fra imprese e i snidacati”

Salvo Ugliarolo (Uilcom Uil): “Serve una forte e concreta sinergia tra Imprese e Parti Sociali per accompagnare il settore delle telecomunicazioni nella profonda trasformazione che sta attraversando. Alle Istituzioni rivolgiamo una richiesta chiara e non più rinviabile: affiancare e sostenere questo percorso, mettendo in campo interventi adeguati per rafforzare un settore strategico per il Paese che oggi vive una fase complessa e di forte cambiamento. Il comparto delle telecomunicazioni ha bisogno di scelte politiche e industriali capaci di dare respiro nell’immediato, ma soprattutto di costruire prospettive solide per il futuro. Un percorso che deve tenere al centro il valore del lavoro, delle competenze e delle persone che ogni giorno garantiscono la qualità e lo sviluppo di questo settore. È necessario continuare a difendere e valorizzare quanto costruito fino ad oggi, a partire dal Contratto delle Telecomunicazioni, uno strumento fondamentale di tutela e di equilibrio per tutto il comparto”.

Quercioli (Federmanager): “Serve una visione industriale e istituzionale condivisa”

“Con questo Avviso Comune, il primo che coinvolge management, lavoratori e aziende – dichiara il Presidente di Federmanager Valter Quercioli – le parti sociali indicano con chiarezza la necessità di una visione industriale e istituzionale condivisa per il futuro della filiera delle telecomunicazioni. In una fase di trasformazioni tecnologiche e organizzative così profonde, diventa fondamentale disporre di un settore all’avanguardia che è strategico per la competitività del sistema industriale ed economico del Paese e assume centralità la capacità di guidare e governare il cambiamento. Il management può e deve svolgere un ruolo determinante nell’accompagnare l’innovazione, valorizzare le competenze e sostenere l’evoluzione delle imprese in chiave digitale, anche sotto il profilo organizzativo. È questa la via che il management vuole tracciare per contribuire in modo concreto allo sviluppo del Paese”.

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