Smart home, in Italia il mercato supera il miliardo di euro

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Nel 2025, il mercato della smart home in Italia ha superato per la prima volta la soglia del miliardo di euro, attestandosi, per la precisione, a 1,03 miliardi: una crescita dell’11% rispetto al 2024. Il risultato ha permesso di collocare il nostro Paese nella fascia alta dei principali mercati europei, nei quali l’incremento annuo si è collocato tra l’8% e il 12%. Rimane però un divario significativo nella spesa pro capite: 16,9 euro per abitante contro una media dell’Unione Europea pari a 34,2 euro.

I dati sono stati elaborati dall’Osservatorio Internet of Things del PoliMi e presentati nel corso del recente convegno “Smart Home tra continuità e innovazione: sicurezza, nuovi ecosistemi e AI aprono il futuro”.

Il 2025 può considerarsi, secondo i dati, un anno di consolidamento, che segue la fase di espansione sostenuta dagli incentivi fiscali legati al Superbonus. Il superamento del miliardo deriva da una crescita sostenuta (anche) dalla domanda privata, insieme all’ampliamento dell’offerta e alla maturazione dei modelli di servizio.

Smart home: sicurezza e dispositivi connessi

La struttura del mercato ha mostrato una visibile concentrazione su pochi segmenti principali: le soluzioni per la sicurezza hanno totalizzato il 30% del valore complessivo, cioè circa 305 milioni di euro, con una crescita del 22% rispetto al 2024. Videocamere, sensori per porte e finestre, videocitofoni e serrature connesse hanno costituito il nucleo principale di questo segmento, grazie anche all’integrazione di funzionalità basate sull’AI per consentire il riconoscimento automatico di eventi, ma anche la selezione dei contenuti video rilevanti e l’attivazione selettiva degli allarmi, con diffusione crescente dei servizi cloud in abbonamento.

Gli elettrodomestici connessi hanno fatturato 195 milioni di euro, pari al 20% del mercato, per una crescita del 15%. L’incremento dei piccoli elettrodomestici è stato del 20%, in gran parte sostenuto dalle vendite di robot aspirapolvere e friggitrici ad aria, oltre che dall’espansione di robot tagliaerba autonomi e distributori di cibo per animali con WiFi. Per i grandi elettrodomestici, l’aumento è stato invece del 5%.

142 milioni di euro arrivano dalle soluzioni per il risparmio energetico (il 14% del totale), e cioè caldaie, termostati, valvole termostatiche e condizionatori connessi. Questo settore, in particolare, è stato quello maggiormente influenzato dalla rimodulazione degli incentivi statali, in particolare per quanto riguarda i canali professionali. Gli smart speaker contano per l’11% del mercato con 112 milioni di euro, ma qui c’è stata una flessione del 10%, attribuita alla saturazione del comparto. La quota restante si è distribuita tra casse audio connesse (7%), dimmer e serie civili (6%), lampadine smart (6%), soluzioni di Assisted Living (2%), dispositivi per tende e tapparelle (2%) e smart plug (2%).

L’AI, il nuovo driver di innovazione delle smart home

Nel 2025 l’intelligenza artificiale è divenuta il principale driver di innovazione, con applicazioni che hanno riguardato, come si è visto, principalmente automazione domestica, manutenzione predittiva e ottimizzazione dei consumi energetici, per una differenziazione competitiva che si è spostata progressivamente dai dispositivi hardware ai servizi digitali associati. Si sono diffusi modelli di abbonamento ricorrente, con distinzione tra funzionalità di base e servizi avanzati.

Sul piano distributivo, la filiera tradizionale ha chiuso il 2025 a 345 milioni di euro, livelli analoghi al 2024. I negozi online hanno raggiunto 465 milioni di euro, con una crescita del 25% nei prodotti smart home, superiore alla media dell’e-commerce complessivo, pari al 5%. I venditore multicanale hanno visto crescere gli affari del 20% (160 milioni di euro).

Dal possesso alla connessione effettiva

L’anno scorso, insomma, la smart home ha raggiunto una percentuale maggioritaria nella popolazione italiana: ma in che misura? Il 63% degli italiani ha dichiarato di possedere almeno un dispositivo connesso per la casa, con un incremento di quattro punti percentuali rispetto al 2024. Ancora più significativo è risultato l’aumento dell’utilizzo effettivo: la quota di utenti che ha realmente connesso i dispositivi acquistati è passata dal 41% al 51% in dodici mesi, dato che segnala una riduzione della distanza tra acquisto hardware e attivazione dei servizi digitali associati.

La conoscenza del concetto di “smart home” ha riguardata il 73% della popolazione, anch’essa in crescita di quattro punti. L’analisi generazionale, elaborata dall’Osservatorio Internet of Things in collaborazione con Ipsos Doxa, ha mostrato livelli elevati tra Millennials (86%), Generazione Z (80%) e Generazione X (78%). Tra i Boomers la quota è salita dal 45% al 54% in un anno, ampliando non di poco la base potenziale di utenza.

La distribuzione per numero di dispositivi ha evidenziato una crescente densità tecnologica nelle abitazioni. Tra i possessori, il 43% ha dichiarato di avere da uno a cinque dispositivi, il 37% tra sei e dieci, il 20% oltre dieci (e all’aumentare del numero di oggetti è emersa l’esigenza di strumenti di gestione coordinata). Il 72% degli utenti con più di un dispositivo ha utilizzato prevalentemente le app dei produttori, mentre le app di attori terzi sono state adottate dal 36%.

L’ efficienza energetica e la direttiva “Case Green”

L’efficienza energetica si è confermata l’area di maggiore interesse dichiarato dagli utenti: il 71% degli utenti ha espresso attenzione verso soluzioni in grado di ottimizzare i consumi della propria abitazione (su SOSTariffe sono sempre disponibili i comparatori per le più convenienti offerte energia), mentre il 66% ha indicato i sistemi di monitoraggio della salute come applicazioni rilevanti e il 62% ha segnalato la necessità di un’unica app per governare l’intera abitazione, elemento collegato all’interoperabilità tra dispositivi.

Nel segmento specifico dell’energia, il 29% dei consumatori ha manifestato interesse per l’acquisto di dispositivi dedicati, il 51% si è dichiarato favorevole a includere la presenza di oggetti smart nella determinazione della classe energetica dell’immobile e il 29% ha indicato che attribuirebbe maggiore peso alla classe energetica in fase di acquisto o ristrutturazione qualora venisse recepita la Direttiva EPBD IV. Ma che cos’è?

La Direttiva EPBD IV “Case Green” impone per gli edifici residenziali una riduzione media dei consumi di energia primaria rispetto al 2020 pari almeno al 16% entro il 2030 e al 20–22% entro il 2035; gli Stati membri devono recepirla entro maggio 2026 e, pertanto, predisporre un Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici. In Italia, il 54% delle abitazioni si colloca nelle classi energetiche F e G ed entro il 2030 sarà necessario intervenire su 1,7 milioni di edifici residenziali. Gli investimenti stimati tra il 2027 e il 2030 ammontano a 115 miliardi di euro, mentre gli interventi realizzati tra il 2020 e il 2024 hanno consentito una riduzione dei consumi del 7,4%.

Secondo le stime dell’Osservatorio Internet of Things, un rafforzamento dei bonus dedicati alla smart home potrebbe favorire una riduzione dei consumi annui compresa tra 2.600 e 3.100 GWh su scala nazionale, equivalente a un contributo tra lo 0,65% e lo 0,78% rispetto agli obiettivi fissati dalla Direttiva.

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Nokia ed Ericsson, la loro “americanizzazione” è un rischio per l’Europa digitale?

Essenziali per le reti mobili, le antenne di Nokia (ma anche quelle dell’altro campione europeo Ericsson) sono fondamentali sulle due sponde dell’Atlantico. Quali sono i rischi di una progressiva “americanizzazione” dei due campioni europei delle attrezzature di rete mobile, entrambi alquanto legati agli Usa?

Lo spunto arriva da una approfondita analisi del quotidiano Le Monde, che si concentra soprattutto sul caso di Nokia.

Tra l’altro, già nel 2020 l’allora cancelliera tedesca Angela Merkel aveva incontrato i vertici dei due campioni europei delle Tlc per preservarli dalle sirene di Donald Trump, che già durante il suo primo mandato faceva non poche avances alle due aziende considerate strategiche e alternative alle cinesi Huawei e ZTE.

Nokia, un americano al timone

Dall’inizio del 2025 con il ritorno del presidente Donald Trump alla Casa Bianca la storica azienda finlandese, specializzata in attrezzature di networking fondamentali per le reti mobili 5G e 6G, “ha gli occhi puntati sugli Strati Uniti e si sta americanizzando a tutta velocità”, scrive Le Monde.

A partire dalla governance, visto che è proprio un americano, Justin Hotard, che ne ha preso le redini dal primo aprile 2025, al posto del finlandese Pekka Lundmark.

Già dirigente di Intel, Hotard incarna la nuova strategia di Nokia, indirizzata in primo luogo verso il business dei data center e il superciclo dell’Intelligenza Artificiale.

La svolta di Nokia verso data center e AI

Fra le mosse che evidenziano questa scelta strategica, l’acquisizione di Infinera, fornitore statunitense di soluzioni di rete ottica, per 1,9 miliardi di euro, finalizzata all’inizio del 2025. Un’operazione che mira a rafforzare la leadership di Nokia nelle tecnologie ottiche, espandere la presenza nel mercato nordamericano – per meglio approfittare dello sviluppo del cloud e dei data center dei big americani come Amazon, Google e Microsoft – e aumentare l’esposizione verso i clienti “webscale” e cloud. 

Nvidia al 2,9% del capitale di Nokia

Per accelerare sull’AI, Nokia si è poi alleata con Nvidia, che a sua volta il 28 ottobre 2025 ha annunciato di aver acquisito una quota del 2,9% nel gruppo Nokia per un miliardo di dollari. E non si tratta di una quota piccola sottolinea Le Monde, visto che il primo azionista è il fondo statale Solidium Oy che detiene appena il 5,7% del capitale.

Con questa nuova direzione, Nokia spera di invertire il trend e tornare a crescere, in un contesto di sofferenza per le mancate promesse commerciali del 5G e una concorrenza cinese da parte di Huawei e ZTE sempre forte.

Nel 2025 le vendite di Nokia in Nord America, in aumento del 6,2% a 6,2 miliardi di euro, hanno superato quelle dell’Europa, pari a 6,16 miliardi, in calo del 3%.

Timori di presa di controllo americana

Alcuni analisti temono una progressiva presa di controllo di Nokia da parte degli Stati Uniti, tanto più che l’interesse della Casa Bianca è di controllare direttamente attività considerate strategiche per la sicurezza nazionale, e le reti mobili sono quanto di più delicato dal punto di vista geopolitico e della sicurezza interna. Lo testimonia il bando totale delle tecnologie cinesi di Huawei e ZTE dalle reti mobili americane. C’è però un ma: gli Usa non hanno un campione nazionale delle attrezzature di rete, ed è per questo che americanizzare, ancorare il più possibile le attività di Nokia (ma anche di Ericsson) al business che si sviluppa negli Usa potrebbe rivelarsi una strategia anche più sottile di una acquisizione diretta.  

Le reti mobili americane sono largamente dipendenti dalle attrezzature di Nokia ed Ericsson

Gli Stati Uniti non possono accettare di non essere sovrani nel campo delle reti mobili, secondo alcuni analisti, a maggior ragione in relazione all’attuale contesto geopolitico con le minacce alla sicurezza in un quadro di guerra ibrida sempre più aperta a conflitti nel cyberspazio.

Non pochi i timori che alla fine le avances e la longa manus statunitensi possano quindi allungarsi ulteriormente sui nostri campioni europei delle reti Tlc. Per questo da molte parti si chiede un intervento deciso di Bruxelles per tutelare la matrice europea delle due aziende scandinave.

I numeri di Ericsson negli Usa

La presenza di Ericsson negli Usa è testimoniata dai numeri.  

  • Il 60% del traffico wireless totale negli Usa è trasportato su reti con tecnologie della casa svedese.
  • L’azienda è presente negli Usa dal 1902.
  • Ci sono 6200 dipendenti in 30 sedi diverse.
  • Ericsson è il primo fornitore di tecnologie 5G, a fronte di un investimento di 150 milioni di dollari.
  • Ericsson: Domina il mercato RAN (Radio Access Network) negli Stati Uniti con una quota vicina al 40%. Il Nord America rappresenta circa il 29% del suo fatturato totale annuo.
  • Il perno di questa crescita è il mega-contratto con AT&T, ma non è l’unico fattore: 
  • Accordo AT&T da 14 miliardi di dollari: Firmato a fine 2023, questo contratto quinquennale mira a trasformare la rete di AT&T in una rete Open RAN. Nel 2024, questo accordo ha permesso a Ericsson di guadagnare 1,4 punti percentuali di quota nel mercato globale RAN, portandola al 25,7%, mettendo a segno una crescita del 54% sul mercato nordamericano.
  • Modernizzazione 5G: Oltre ad AT&T, Ericsson beneficia della domanda di hardware 5G e soluzioni software da parte di altri grandi operatori (come Verizon e T-Mobile), che nel 2024 ha portato a un aumento del 70% nelle vendite di reti in Nord America.

Un connubio ribadito dal Ceo di Ericsson Italia Andrea Missori in occasione dell’evento organizzato a gennaio dalla Fondazione RESTART, in cui ha ribadito il legame stretto con gli Stati Uniti, senza dimenticare le parole del Presidente e Ceo del gruppo Börje Ekholm, che ha fatto esplicitamente appello agli Usa per una rafforzata collaborazione per contrastare la Cina.

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Fastweb + Vodafone chiude il 2025 in linea con le attese. Sinergie per 95 milioni

Fastweb + Vodafone chiude il 2025 – il primo anno a seguito dell’acquisizione di Vodafone Italia tramite Fastweb – con risultati finanziari e performance in linea con le attese.

Nel corso del 2025 la società ha perseguito una strategia basata sulla generazione di valore per tutti i segmenti di clienti – B2C, B2B e Wholesale – attraverso l’innovazione, la qualità e l’acquisizione di clientela ad alto valore con l’obiettivo di stabilizzare i ricavi da servizi Telco e la marginalità complessiva e focalizzandosi sulla crescita dei ricavi da servizi ICT e beyond the core.

Al 31 dicembre 2025 i clienti mobili, residenziali e business, si attestano a 20 milioni 54mila, in flessione dello 0,8% rispetto ai dati pro-forma relativi allo stesso periodo dell’anno scorso, per una market share pari al 26%. I clienti fissi, residenziali e business, si attestano a quota 5 milioni 732mila (-3,1%), per una market share pari al 30%.

Ricavi annui in flessione a 7.291 milioni di euro (-1,1%)

I ricavi totali di fine anno sono in lieve flessione a 7.291 milioni di euro (-1,1% rispetto ai dati pro-forma relativi allo stesso periodo dell’anno scorso). L’EBITDA inclusi i costi di locazione (EBITDAaL) raggiunge quota 1.687 milioni di euro (+0,1% rispetto al 31 dicembre 2024) mentre i CAPEX ammontano a 1.478 milioni di euro (+0,4%) e l’Operating Free Cash Flow (OpFCF) è pari a 209 milioni di euro (-2,3%).

Escludendo i costi derivanti dall’integrazione l’adjusted EBITDAaL è invece pari a 1.805 milioni di euro (-3,1% rispetto alla fine del 2024) mentre gli adjusted CAPEX si attestano a 1.331 milioni di euro, in calo del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’adjusted Operating Free Cash Flow è in leggera crescita a 474 milioni di euro (+2,8%), nonostante l’anno di transizione.

Segmento B2C, In calo clienti mobile (-2,7%) e fissi (-3,4%)

Nel segmento residenziale B2C i clienti mobili si attestano a 15 milioni 601 mila (-2,7% rispetto al 31 dicembre 2024) e i clienti fissi a 4 milioni 617 mila (-3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso).

I ricavi complessivi B2C si attestano a 3.328 milioni di euro, in calo del 2,9% su base annua ma la forte focalizzazione sulla strategia a valore avviata dall’azienda dall’inizio anno continua a mostrare i suoi effetti positivi sugli indici con la crescita dell’NPS e un deciso rallentamento del churn (tasso di disabbonamento).

Ottima performance dei servizi “beyond the core” come Fastweb Energia

Anche al 31 dicembre 2025 si registra l’ottima performance dei ricavi da servizi “beyond the core”, in particolare quelli legati a Fastweb Energia: in meno di due anni dal lancio, i clienti che hanno attivato il servizio hanno raggiunto a fine anno quota 114mila.

Stabili i ricavi B2B sostenuti da grandi imprese e PA

Stabili al 31 dicembre 2025 i ricavi complessivi B2B che si attestano a 3.237 milioni di euro (-0,5% rispetto allo stesso periodo del 2024) sostenuti soprattutto dal mercato delle grandi imprese e della PA. Continua a crescere in modo significativo e trasversale nei vari segmenti di mercato il contributo dei ricavi da servizi ICT a valore aggiunto basati su Cloud, Cybersecurity, IoT e 5G Mobile Private Network (MPN), che raggiungono quota 844 milioni di euro, in aumento del +5,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Particolarmente significativa la performance derivante dal portafoglio di soluzioni end-to-end di Intelligenza Artificiale di FastwebAI Suite – basate su infrastrutture nazionali, sicure e conformi al quadro regolamentare rilevante – pensate per aziende, PMI e pubbliche amministrazioni. A fine anno sono più di 25mila le licenze sottoscritte da piccole e medie imprese per l’utilizzo dei servizi basati su AI sviluppati dalla società. 

Fastweb + Vodafone punta su sovranità nazionale del Paese

Grazie agli investimenti in infrastrutture, tecnologie e competenze Fastweb + Vodafone si posiziona come operatore di riferimento per la costruzione della sovranità digitale del Paese mettendo a disposizione di imprese e PA un ecosistema digitale che integra infrastrutture proprietarie nazionali con servizi basati su Cloud, Cybersecurity e AI assicurando resilienza, protezione e controllo dei dati.

Conferma la sua centralità nella strategia di Fastweb + Vodafone il segmento Wholesale in costante crescita. A fine 2025 i ricavi totali si attestano a 722 milioni, in aumento del +5,4% rispetto allo stesso periodo del 2024 mentre il numero di linee fisse a banda ultralarga fornite agli altri operatori nazionali raggiunge quota 1.126.000, con un incremento pari al 24,4%. Alla fine del 2025 risulta completato il passaggio dei clienti CoopVoce sulla rete mobile di Vodafone Italia.

Copertura 5G e FTTH in miglioramento

Grazie ai continui investimenti in infrastrutture e innovazione la rete mobile di Fastweb + Vodafone, la rete più premiata d’Italia per velocità e performance, raggiunge una copertura della popolazione nazionale del 99%, di cui l’89% in 5G (+8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso). Aumenta di 15 punti percentuali anche la copertura della rete in fibra FTTH che raggiunge il 56% del territorio nazionale.

Processo di integrazione e fatti principali dopo il 31 dicembre 2025

Nel corso del 2025 il processo di integrazione industriale e commerciale di Fastweb e Vodafone Italia è proseguito secondo i tempi e le modalità previste. Il processo di riorganizzazione è stato completato anche dal punto di vista societario con la fusione delle due entità avvenuta nei primi giorni di gennaio 2026 e la nuova struttura aziendale è pienamente operativa. A fine anno inoltre sono state raggiunte sinergie pari a 95 milioni di euro derivanti principalmente dal processo di migrazione delle SIM mobili Fastweb su rete Vodafone Italia che si è quasi concluso e dalla progressiva internalizzazione di alcuni servizi forniti da Vodafone Group.

5G, accordo preliminare di RAN sharing con TIM

Sul fronte commerciale a settembre è stato lanciato il portafoglio d’offerta congiunto per i clienti residenziali mentre sul piano infrastrutturale a inizio gennaio 2026 Fastweb + Vodafone e TIM hanno raggiunto un accordo preliminare finalizzato allo sviluppo delle reti di accesso mobile attraverso un modello di Radio Access Network (RAN) sharing. L’obiettivo è accelerare l’espansione del 5G in Italia, evitando duplicazioni nelle aree rurali e meno densamente popolate. Il progetto è ancora soggetto all’approvazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom).

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Meta condannata a pagare 30 milioni a Deutsche Telekom per l’uso della rete. Il “fair share” deciso dai giudici

Una corte tedesca ha condannato una filiale di Meta al pagamento di 30 milioni di euro a Deutsche Telekom per servizi di rete utilizzati dalle piattaforme del gruppo (Facebook, Instagram e Whatsapp).

Il pagamento, scrive la Reuters, copre le spese per i servizi che Deutsche Telekom dice di aver fornito nell’arco di più di tre anni per la gestione del traffico generato da Facebook, Instagram e Whatsapp.

La questione dell’uso dei punti di interconnessione

La questione era se durante questo periodo esistesse un contratto vincolante per l’utilizzo dei “punti di peering” (punti di interconnessione) di Telekom, ovvero i punti in cui i dati entrano nella rete aziendale.

Telekom sosteneva che Edge Network Services, una controllata di Meta, continuasse a utilizzare i suoi punti di interconnessione privati anche ​​dopo la scadenza del contratto originale. Il che, a suo dire, equivaleva alla necessità di sottoscrivere un nuovo accordo a pagamento.

Edge Network Services, dal canto suo, sosteneva che le due aziende avevano stipulato un accordo di peering senza accordi transattivi, il che significava che nessuna delle due parti poteva esigere un pagamento dall’altra per lo scambio di dati.

La sentenza del tribunale attribuisce più peso a Deutsche Telekom e alle aziende di telecomunicazioni

Le aziende di telecomunicazioni sostengono da anni che le Big Tech come Meta e Google dovrebbero contribuire a finanziare l’espansione delle reti a banda ultralarga, poiché generano un intenso traffico dati.

Le Big Tech ribattono che le norme sulla neutralità della rete impongono che tutti gli utenti siano trattati allo stesso modo, il che significa che non dovrebbero pagare di più rispetto agli altri.

Più peso a Deutsche Telekom

La sentenza del tribunale di martedì attribuisce maggiore peso alle argomentazioni delle aziende di telecomunicazioni.

Secondo il tribunale, Edge Network Services può presentare un reclamo alla Corte Federale di Giustizia contro la decisione del tribunale di grado inferiore.

Un portavoce di Meta ha detto che l’azienda non è fondamentalmente d’accordo con la sentenza del tribunale e sta valutando le sue opzioni, pur restando impegnata a garantire un accesso di alta qualità ai suoi servizi a tutti gli utenti.

Accuse da ambo le parti

Nella controversia legale, entrambe le parti si sono accusate a vicenda di detenere una posizione dominante sul mercato e di abusare della propria posizione in violazione della legge antitrust. Tuttavia, il tribunale ha respinto tale accusa per quanto riguarda Deutsche Telekom. I giudici hanno stabilito che la controllata Meta possedeva un notevole potere di controbilanciamento, il che precludeva qualsiasi abuso di posizione dominante sul mercato in questo caso. Edge Network avrebbe potuto interrompere la trasmissione dati all’operatore di rete Telekom e instradare i dati tramite i concorrenti di Telekom, ha sostenuto il tribunale.

Caso tedesco modello per il Digital Networks Act?

Il fatto che Deutsche Telekom abbia ricevuto piccoli pagamenti da Meta fino al 2020 è, in un certo senso, un’anomalia: la casa madre di Facebook non paga altri operatori di rete come Vodafone. L’importo finanziario richiesto da Deutsche Telekom gioca in definitiva soltanto un ruolo secondario nella controversia legale. Ben più importante per l’azienda è la conclusione del tribunale secondo cui l’operatore di rete ha un diritto fondamentale al pagamento.

Un portavoce di Deutsche Telekom ha dichiarato di aver preso atto della sentenza. “La Corte d’Appello di Düsseldorf ha confermato la nostra posizione giuridica secondo cui il trasporto del traffico dati di Meta attraverso la nostra rete costituisce un servizio prezioso”. Che va remunerato.

Il caso tedesco un precedente per le dispute fra telco e OTT nel Digital Networks Act?

Resta da capire, a questo punto, se la sentenza tedesca diventerà un modello per il nuovo modus operandi a livello europeo, nell’ambito delle dispute fra telco e OTT che si presenteranno in futuro, in base al principio di riconciliazione volontaria presente nel testo del Digital Networks Act della Commissione Ue, che dopo l’iter legislativo dovrebbe entrare i vigore entro l’anno.

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5G standalone, il Governo Uk vuole la copertura completa entro il 2030

Il Governo britannico vuole la copertura completa in 5G standalone in tutto il paese entro il 2030 e ha avviato una consultazione per capire cosa può fare per semplificare il raggiungimento di questo obiettivo. Nella consultazione c’è spazio per il capitolo sullo spettro radio (in che modo una gestione più dinamica può migliorare il quadro?)  ma anche una domanda specifica sulle reti private (si può fare di più per sviluppare questa soluzione wireless destinata alle aziende?).  

Quali leve politiche per sbloccare gli investimenti?

Nell’introduzione alla revisione, si legge nel contesto dell’implementazione del 5G: “il governo riconosce che il rapido cambiamento tecnologico, unito alle più ampie pressioni economiche, ha comportato che l’industria si trovasse ad affrontare un contesto di investimenti difficile negli ultimi anni”.

Il Governo è interessato a “leve politiche che potrebbero sbloccare ulteriori investimenti nelle reti mobili” e a “come il governo garantisca che il quadro normativo continui a supportare i propri obiettivi in ​​un mercato in evoluzione”.

5G standalone in Uk disponibile già nell’83% delle abitazioni

Il documento di consultazione completo è lungo. Nella sua prefazione, la Ministra del DSIT, la Baronessa Lloyd, apre con il solito discorso stereotipato sull’importanza delle infrastrutture mobili, prima di andare al dunque. “Oggi, secondo Ofcom, il 5G standalone si estende all’83% delle abitazioni del Regno Unito, nonostante l’implementazione sia iniziata solo nel 2023″, ha detto Lloyd. “Ma c’è ancora molta strada da fare”. Il 17% delle abitazioni, per la precisione.

5G standalone, costi previsti per arrivare al 100% nel 2030 pari a 34 miliardi di sterline

“I costi di implementazione di reti avanzate rimangono elevati: il settore stima che siano necessari fino a 34 miliardi di sterline per l’implementazione del 5G avanzato entro il 2030”, ammette il documento, riconoscendo in modo incoraggiante anche la misura in cui lo Stato contribuisce a tali costi. Tuttavia, torna poi a elencare tutte le misure attive che il governo ha messo in atto per aiutare.

Da una prima revisione del documento sono emersi alcuni interessanti spunti.

  • La consultazione mira a verificare se le attuali norme sulla neutralità della rete siano ottimali, suggerendo che potrebbero essere allentate.
  • Afferma inoltre che “il governo non sta prendendo in considerazione alcuna misura che imponga ai fornitori di contenuti di contribuire ai costi di costruzione delle infrastrutture degli operatori, altrimenti noti come ‘addebito’ o ‘equa ripartizione’”.
  • Chiunque abbia un interesse professionale nel settore della telefonia mobile nel Regno Unito è invitato a esprimere la propria opinione entro la fine del 21 aprile 2026.

Per consultare il documento di revisione clicca qui: Mobile Market Review: call for evidence – GOV.UK

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Italia 1 Giga, il tempo stringe. Dopo la revisione del PNRR nuovi accordi entro giugno

Entro il 30 giugno 2026 dovranno essere firmati tutti gli accordi necessari con gli operatori per portare a termine il Piano Italia 1 Giga, con nuove gare su un totale di 700mila civici lasciati scoperti da Open Fiber. E’ quanto emerge nella “settima Relazione del governo al Parlamento sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza”, consegnata dal Ministero degli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione a fine 2025.

La revisione degli obiettivi nella relazione sullo stato di attuazione del PNRR

Al taglio dei civici da coprire corrisponde un analogo taglio dei fondi di 534 milioni di euro.

I civici tagliati saranno coperti dal nuovo “Fondo Nazionale Connettività” da 733 milioni di euro, si legge nella relazione. I tempi per raggiungere l’obiettivo finale si allungano dal 2026 al 2030.

Italia 1 Giga, cosa dice la revisione del PNRR

“Una delle principali novità introdotte dall’ultima revisione è la creazione di un nuovo strumento finanziario denominato “Fondo Nazionale Connettività” (M1C2I.7), con una dotazione di 733,4 milioni di euro derivanti dalla rimodulazione del Piano Italia a 1 Giga (M1C2I3) e da quasi 200 milioni di fondi non ancora impegnati e non necessari a raggiungere il target dell’Investimento M1C1I1.4 – “Esperienza dei cittadini e servizi digitali” (subinvestimento 1.4.3). L’obiettivo del Fondo Nazionale Connettività, gestito da Invitalia, consiste nel garantire mediante nuove procedure a evidenza pubblica la piena copertura dei civici nelle aree del Piano Italia a 1 Giga (che saranno oggetto di una nuova mappatura), a complemento di quanto sarà realizzato attraverso la misura originaria. I finanziamenti del Fondo Nazionale Connettività hanno le stesse caratteristiche dell’investimento originario per quanto attiene ai requisiti che sono stati valutati nel 2022 nella decisione in materia di aiuti di Stato sul Piano Italia a 1 Giga. Entro giugno 2026, saranno espletati i bandi e sottoscritti gli accordi con i beneficiari”, si legge nel documento.

Previste una nuova mappatura e due gare

Previste quindi due gare (una per fibra ed FWA per 580mila civici, e l’altra per soluzione mista con il satellite per 120mila civici), per garantire la copertura a tutti i civici di Italia 1 Giga esclusi. Per fare i nuovi bandi, è necessaria una nuova mappatura specifica dei civici esclusi. Per quanto riguarda i criteri di assegnazione, le tecnologie previste sono fibra FTTH, FWA ma anche una quota di connessioni satellitari nei casi estremi.

Mappatura e bandi, è il momento di stringere

Il tempo stringe, siamo a febbraio e si attende ancora la mappatura per avere poi il tempo di fare i bandi e poi le gare che saranno aperte a tutti gli operatori. Resta da capire quale ruolo avrà Fibercop, che si era offerta di subentrare a Open Fiber nei civici rimasti scoperti.

Secondo i dati aggiornati a fine novembre 2025 e dichiarati dagli aggiudicatari, su 3,4 milioni di civici da connettere a fine piano (giugno 2026) ne erano stati raggiunti 2,38 milioni, l’80%.

I civici in lavorazione erano poco meno 789mila. Le situazioni più critiche riguardavano alcuni lotti originariamente assegnati a Open Fiber, cioè Toscana (realizzazione al 47%), Lazio (59%), Emilia Romagna (66%).

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Il prossimo viaggio? Lo programma l’AI

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Forse le agenzie di viaggio non ci vengono in mente come primo esempio di professionalità a rischio di scomparsa a causa dell’intelligenza artificiale, eppure basta dare un’occhiata ai dati raccolti dall’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano per capire quanto l’abitudine di organizzare i propri viaggi con ChatGPT, Gemini e simili sia diffusa.

Un viaggiatore italiano su tre utilizza strumenti di IA generativa per organizzare le proprie esperienze, utilizzando i prompt a partire dalla definizione dell’itinerario fino alla ricerca di attività e servizi, e l’85% degli utenti che li impiegano li considera strumenti utili o fondamentali nel processo decisionale.

Un dato che in qualche modo risuona con il contesto del mercato dei viaggi, caratterizzato da una crescita più contenuta rispetto agli anni precedenti, con una domanda orientata verso esperienze personalizzate, flessibili e legate al benessere.

E la flessibilità è sicuramente una delle caratteristiche per cui l’uso dell’IA – che si concentra soprattutto nelle fasi preliminari del viaggio, in particolare nella raccolta di informazioni, nella comparazione delle opzioni disponibili e nella costruzione di programmi su misura – è in crescita.

Il grado di personalizzazione possibile attraverso il dialogo con il chatbot, tenendo conto di possibilità economiche, gusti, preferenze, tempistiche, è assai difficile da replicare in un contesto tradizionale; o meglio, ci vuole molto più tempo, e sicuramente ci vogliono più soldi. Ma i rischi non mancano.

Fare prima e risparmiare

Gli strumenti generativi vengono impiegati come supporto cognitivo per ridurre il tempo dedicato alla pianificazione e per integrare in un unico flusso dati provenienti da fonti eterogenee: in altre parole, invece di diventare matti nello scegliere la guida ideale, che poi ideale non è mai (troppe pagine dedicate a cose che non ci servono, troppo poche per gli approfondimenti che ci interessano), basta chiedere a ChatGPT e co. per convogliare tutto il necessario, con un processo decisamente più rapido rispetto alla sua integrazione strutturata nei processi delle imprese del settore.

Le funzionalità più richieste riguardano la selezione delle destinazioni, l’aggregazione di servizi diversi e la proposta di esperienze mirate, in particolare nel segmento leisure e benessere, votato al relax più assoluto. Una volta c’erano solo Google e le varie piattaforme, da spulciare alla ricerca dell’offerta giusta, ma oggi i sistemi generativi producono proposte sintetiche che combinano informazioni su trasporti, alloggi, esperienze, e li sanno adattare a meraviglia a profili di viaggio differenziati. I passaggi necessari per arrivare alla scelta definitiva, così, diminuiscono, si prenota prima e magari si risparmia anche qualche centinaio di euro sul proprio conto corrente (a proposito: le offerte più convenienti in questo settore, con tante scelte a costo zero, si trovano su SOSTariffe.it).

Anche qui manca un approccio strutturato

Dal lato delle imprese, l’adozione dell’intelligenza artificiale presenta caratteristiche più disomogenee: i dati dell’Osservatorio mostrano come nel 2025 gli investimenti in soluzioni di IA nel settore Travel risultino in crescita, ma concentrati in una quota limitata di operatori.

Solo il 13% dei fornitori di esperienze outdoor e il 14% delle agenzie di viaggio hanno avviato progetti strutturati, mentre una parte rilevante delle strutture ricettive si colloca ancora in una fase esplorativa o sperimentale.
La maggioranza delle iniziative in tale contesto riguarda applicazioni circoscritte, perlopiù orientate all’automazione di singoli processi o alla sperimentazione di strumenti di supporto alla personalizzazione, senza che sia un’integrazione sistemica nei modelli operativi.

Insomma: come tante cose, quando si parla di intelligenza artificiale, seguono una logica ancora un po’ naif, tipica di uno strumento di cui si percepisce l’utilità ma che ancora non si è in grado di padroneggiare al meglio, anche la gestione del viaggio non beneficia di un approccio strutturato.

L’adozione lungo la filiera risulta quindi polarizzata, con differenze che si fanno sentire tra i grandi operatori digitalizzati e le imprese di minori dimensioni, specializzate in soluzioni un po’ più casalinghe.

L’impatto dell’IA sui risultati economici e sull’organizzazione del lavoro rimane limitato e difficilmente misurabile, proprio perché un uso “privato” dell’intelligenza generativa sfugge alle maglie della rilevazione.

Allucinazioni ancora più pericolose

L’abbiamo ormai imparato: non tutto è oro quello che luccica, nel mondo dei chatbot e delle loro potenzialità apparentemente senza limiti. Diversi casi documentati dalla stampa internazionale, tra cui un’inchiesta pubblicata lo scorso anno da BBC News, hanno mostrato come gli strumenti di IA generativa si siano dimostrati tutt’altro che infallibili – le solite, a quanto pare inevitabili allucinazioni – e abbiano fornito itinerari imprecisi, indicazioni logistiche del tutto errate o, peggio, riferimenti a luoghi mai esistiti, ma “plausibili”.

In alcuni casi, i viaggiatori sono stati indirizzati verso destinazioni esistenti solo nella fantasia degli strumenti di IA o hanno ricevuto informazioni sbagliate su orari, percorsi e condizioni di accesso, ad esempio quando si parla di ristoranti o di hotel; il margine di errore è molto più tollerabile, anche qui senza grandi sorprese, quando si rimane sul generico e sul noto, ma diventa preoccupante se le richieste sono molto specifiche.

Gli errori, infatti, derivano dal funzionamento dei modelli linguistici, che generano risposte sulla base di correlazioni statistiche tra testi, senza una verifica diretta della corrispondenza con il contesto geografico e materiale.

Ma qui non c’è solo il rischio di scrivere una sciocchezza in una testina: ci si sposta, ci si espone agli agenti atmosferici e magari addirittura a rischi concreti per la propria incolumità. E proprio perché le informazioni errate vengono formulate in modo coerente e plausibile, è molto difficile, per l’utente, riuscire a distinguere tra dati attendibili e altri che non lo sono per nulla.

Tornando alle conclusioni dell’Osservatorio, le priorità individuate nel settore dei viaggi sono incentrate soprattutto sulla valorizzazione dei dati come infrastruttura condivisa, ma anche la definizione di modelli di valutazione del ritorno degli investimenti e l’integrazione dell’IA nei processi decisionali in modo coerente – e non, o non solo, “a sentimento” – lungo la filiera.

Sul versante della domanda, l’uso crescente di strumenti generativi rende ineludibile un tema  importante come quello della verifica delle fonti e della responsabilità informativa; l’affidamento dell’intero processo di pianificazione a sistemi automatici espone i viaggiatori a errori che incidono sulla qualità dell’esperienza e, in alcuni casi, sulla sicurezza personale, e pertanto capacità tecnologica e controllo umano restano per forza di cose interdipendenti: nessuna è autonomia da sola.

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Italia 1 Giga, al via il nuovo Fondo Nazionale Connettività. AIIP chiede bandi regionali con tetto massimo per operatore

Siglato oggi l’accordo attuativo fra Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri e Invitalia per la creazione del nuovo Fondo Nazionale Connettività. Un fondo da 733 milioni di euro per il completamento degli obiettivi di copertura delle aree grigie nell’ambito del Piano Italia 1 Giga.  

Un’ottima notizia per il superamento del digital divide nel nostro paese, capace di mantenere i fondi del PNRR dopo la rimodulazione dello scorso novembre, dopo che 580mila civici sono stati dichiarati irraggiungibili e rischiavano quindi di restare scoperti. Il fondo è configurato come una misura “facility”, ossia uno strumento finanziario adottato dal Governo italiano per nuovi investimenti in infrastrutture digitali nel contesto dei programmi comunitari.

Sovvenzioni ai privati

L’attuazione dello strumento, affidata ad Invitalia S.p.A., si tradurrà in un investimento pubblico erogato in regime di sovvenzioni, concepito per stimolare gli investimenti privati e facilitare l’accesso ai finanziamenti nel settore delle infrastrutture di rete a banda ultra-larga. Le sovvenzioni saranno destinate direttamente agli operatori privati, con l’obiettivo di colmare il divario di fattibilità economica delle opere, richiedendo un cofinanziamento minimo del 30% del costo complessivo dei progetti.

L’accordo siglato, valido fino al 31 dicembre 2030, individua Invitalia S.p.A. come Implementing Partner dello strumento, affidando alla Società la gestione del Fondo: dalle attività di pianificazione e affidamento a quelle di esecuzione, monitoraggio e verifica dell’intervento pubblico, incluse le funzioni amministrative e specialistiche necessarie.

Butti (DTD): “Nuovo strumento per reinvestire oltre 700 milioni nel settore telecomunicazioni”

A margine della sottoscrizione dell’Accordo, il Sottosegretario all’innovazione Alessio Butti ha dichiarato: “L’accordo siglato oggi si inserisce in un percorso che ha visto il Dipartimento impegnato, da un lato, a correggere le gravi criticità ereditate dal passato che avevano reso necessaria la rimodulazione del PNRR e, dall’altro, a costruire – in piena sintonia con la Commissione europea – uno strumento capace di sostenere nuovi investimenti nelle reti a banda ultra-larga. Un’operazione che consente di reinvestire nel settore delle telecomunicazioni oltre 700 milioni di euro che, in assenza di questa rimodulazione, sarebbero andati persi”.

Mattarella (Invitalia): “Opereremo per completare il Piano Italia 1 Giga”

L’Ad di Invitalia Bernardo Mattarella ha dichiarato: “Con la sottoscrizione di questo Accordo attuativo, a seguito di quanto previsto dalla Decisione di esecuzione del Consiglio ECOFIN del 27 novembre 2025, Invitalia – quale Implementing Partner del Fondo nazionale per la connettività – mette a disposizione la propria esperienza nella gestione di fondi pubblici e procedure complesse. Invitalia opererà per sostenere il completamento del Piano Italia 1 Giga affinché le aree meno servite possano beneficiare di infrastrutture di rete avanzate. Un impegno a costruire un’Italia più connessa, competitiva ed equa, pronta a cogliere le opportunità dell’economia digitale e a raggiungere gli ambiziosi traguardi europei del Digital Decade entro il 2030”.

Resta da capire, a questo punto, in che modo saranno erogati i fondi.

Si farà una nuova gara per la copertura dei 580mila civici rimasti scoperti dai lotti assegnati a Open Fiber?

Si farà un mega bando unico, oppure si possono pensare mini bandi regionali, per coinvolgere anche i piccoli player dopo il forfait di Open Fiber?

Italia 1 Giga, Zorzoni (AIIP): “Lotti regionali con tetto massimo per singolo vincitore”

L’AIIP propone dei bandi regionali, “ma con un tetto massimo che un soggetto può vincere per ogni regione – ha detto a Key4biz il vicepresidente dell’AIIP Giovanni Zorzoniperché altrimenti c’è il rischio che chi detiene i portanti aerei di linee telefoniche (tipicamente i pali di legno o vetroresina detenuti da Fibercop) non venga favorita, altrimenti vincerà tutti i bandi. E poi fissare dei principi di equità per l’accesso ai pali che permettano di avere più operatori che possono competere nella formazione di una offerta e quindi possono accreditarsi anche in altre regioni. L’obiettivo è allargare la concorrenza e diversificare l’affidamento a imprese locali oltre alle classiche per i lavori di posa per sbloccare maggiori risorse umane contemporaneamente e raggiungere così più velocemente la conclusione dei lavori”.     

Lotti su base provinciale

Secondo l’Associazione, per raggiungere finalmente l’obiettivo di copertura, appare necessario un frazionamento dei lotti su base provinciale, incrementando la contendibilità degli stessi e permettendo di raggiungere gli obiettivi di copertura prefissati impiegando parallelamente tutta la manodopera a disposizione. Questo processo deve avvenire con regole di accesso trasparenti, che prevedano criteri semplici e aperti anche per i fornitori di dimensioni medio-piccole, evitando filtri, certificazioni o lungaggini che favoriscono solo i grandi attori.

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Milano Cortina 2026, un algoritmo per gestire le frequenze alle Olimpiadi (anteprima Key4Biz)

Gli imminenti Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano e Cortina d’Ampezzo 2026 costituiscono, oltre che una vetrina davanti al mondo intero per il nostro Paese, anche una sfida tecnica senza precedenti per quanto riguarda l’utilizzo e la gestione dello spettro radio nei giorni e nelle località di svolgimento delle competizioni.

Si tratta di un evento di dimensioni globali, a fronte del quale ottimizzare l’assegnazione dello spettro è stato cruciale. Un evento come le Olimpiadi, per la sua complessità, non è certo paragonabile ad un semplice congresso ma nemmeno ad un concerto, perché l’area da considerare è molto vasta e anche la durata è più lunga. Per non parlare del flusso di gente e delle diverse esigenze per così dire digitali che le diverse categorie di partecipanti hanno: dagli allenatori ai team, agli spettatori, passando al personale sanitario, alle forze dell’ordine e ai media. Servono quindi reti speciali per eventi speciali come questo, con un occhio di riguardo soprattutto alla sicurezza e alle gare.

Milano Cortina 2026, la sfida dello spettro sicuro

In un mondo sempre più connesso la necessità di frequenze radio raggiunge livelli mai toccati in precedenza; la difficoltà principale è quella di dover supportare e gestire un elevatissimo numero di collegamenti radio in un tempo limitato ed in località circoscritte. Questo naturalmente crea la necessità di mitigare le interferenze sia fra i servizi attivati per i Giochi che fra questi ed i servizi già in operazione nei luoghi di svolgimento delle gare.

Questo comporta, una sfida tecnica particolarmente impegnativa, soprattutto per gli eventi che si terranno in un’area a grande densità di persone e di imprese come la città metropolitana di Milano. Nel complesso sono attesi 2.800 atleti da oltre 90 Paesi, a cui devono essere aggiunte le persone dei rispettivi staff (quali allenatori, medici, fisioterapisti), oltre a 10mila operatori dei media, ad un numero di volontari stimato in 20mila persone ed agli spettatori che assisteranno alle gare.

GECOS-OLYMPICS, un software speciale per assegnare lo spettro

Il Mimit ha assegnato 8mila frequenze per coprire l’evento. Il grande numero di richieste ha reso necessario lo sviluppo di un software per l’assegnazione automatica delle frequenze, denominato GECOS-OLYMPICS, sviluppato dalla Fondazione Ugo Bordoni, poiché una gestione manuale delle richieste sarebbe stata, di fatto, impossibile.

Le assegnazioni di frequenze proposte in automatico dal programma, in ogni caso, sono state sottoposte ai funzionari del Ministero per la definitiva approvazione, al fine di consentire una verifica da parte di esperti prima dell’effettivo utilizzo delle frequenze. Come primo passo, l’algoritmo ha determinato per ogni porzione dello spettro radio quali frequenze fossero utilizzabili, basandosi sia su simulazioni con un programma di calcolo elettromagnetico sviluppato anch’esso dalla Fondazione Ugo Bordoni che su campagne di misura in situ dei livelli di campo elettromagnetico svolte nell’autunno del 2024 dal personale del Ministero.

Frequenze classificate in base al rischio interferenze

A seguito di queste indagini preliminari, le frequenze assegnabili sono state classificate con una categoria (“platino”, “oro”, “argento”, “bronzo”) in base alla probabilità che il loro utilizzo possa causare interferenze, che per quanto si cerchi di mantenere più bassa possibile non sarà mai nulla. Per questo motivo, personale del Ministero sarà in servizio durante lo svolgimento dei Giochi, per risolvere in tempo reale eventuali problemi imprevisti che dovessero presentarsi. Non sono state incluse fra le frequenze assegnabili quelle già utilizzate da servizi preesistenti nelle località dei Giochi oltre, naturalmente, a quelle utilizzate dai servizi della difesa e di polizia.

Priorità diverse a seconda dei servizi: in testa cronometraggio e sicurezza

Anche le richieste pervenute sono state classificate con priorità diverse: alcuni servizi, come quelli di cronometraggio e quelli per la sicurezza, avevano priorità massima e le richieste pervenute dovevano essere tutte soddisfatte. Per le altre richieste di assegnazione di frequenze, l’algoritmo utilizzato aveva lo scopo di soddisfarne il maggior numero possibile; quando non è stato possibile soddisfare una richiesta di una particolare frequenza, il programma di assegnazione ha proposto una frequenza differente nella stessa banda.

Le richieste di frequenze accettate in ingresso erano per le seguenti tipologie di collegamento:

• Radiomobile portatile (Handhled Modile Radio, HMR);

• Radiomobile terrestre (Land Mobile Radio, LMR);

• Telemetria (TLM);

• Radiomicrofoni (MIC);

• Auricolari radio (In-Ear Monitors, IEM);

• Comunicazioni audio (Audio Intercommunication System, AIS);

• Telecamere Wireless (CAM);

• Ponti radio a microonde trasportabili (Microwave Transportable Point-to-Point Links, MML);

• Ponti radio a microonde fissi (Microwave Fixed Point-to-Point Links, MFL);

• Stazioni satellitari di terra permanenti o trasportabili (Permanent Earth Stations/Transportable Earth Stations, SNG).

Per le richieste pervenute in assenza di parametri tecnici specifici (quali la potenza trasmessa ed il guadagno di antenna) il programma di assegnazione ha utilizzato valori tipici di riferimento per il servizio specifico. Adesso la qualità e l’efficacia della metodologia automatizzata di assegnazione delle frequenze e di gestione dello spettro passerà alla prova dei fatti. In ogni caso, l’esperienza maturata sul campo costituisce un patrimonio culturale di primo livello, che potrà essere riutilizzato in futuro quando si presenteranno altre situazioni analoghe.

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Accesso a Internet, nel DL PNRR spinta lodevole all’FTTH (ma nel modo sbagliato?)

La finalità è lodevole, ovvero diffondere al massimo l’FTTH nel Paese e accompagnare il progressivo spegnimento del rame. Ma la modalità prevista per farlo, ovvero l’utilizzo (fuori luogo?) della Broadband Map dell’Agcom, solleva qualche dubbio sulla sua efficacia. E’ quindi in chiaroscuro il giudizio sull’articolo 13 dell’ultima bozza disponibile del DL PNRR (Misure urgenti di semplificazione in materia di comunicazioni elettroniche) che di fatto sta per andare in pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Insomma, chi ha scritto la norma lo ha fatto per il nobile scopo di spingere l’FTTH, ma le modalità previste rischiano di essere pensate per così dire a tavolino, senza considerare l’impatto concreto con la realtà di una vendita in negozio.

I dubbi sulle modalità

A sollevare più di una perplessità nella industry Tlc l’articolo che, senza alcun preavviso e in maniera alquanto improvvisa, impone dall’oggi al domani un obbligo di vendita agli operatori che commercializzano abbonamenti a rete fissa. Il DL PNRR prevede l’obbligo di mostrare, in sede di vendita, al consumatore, le tecnologie disponibili (FTTC o FTTH) nel civico prescelto. L’obiettivo è nobile, vale a dire spingere il cliente ad avere la massima trasparenza sulle tecnologie disponibili a casa sua perché alla fine possa scegliere la migliore. Incentivare, di fatto l’FTTH (anche se non c’è scritto nel Decreto) a scapito dell’FTTC, su cui peraltro i margini di guadagno sono ancora superiori, visto che l’FTTH di norma non costa di più pur garantendo prestazioni migliori.   

Broadband map di Agcom strumento per operatori ma non per consumer

Il problema è che nel testo del decreto non c’è scritto semplicemente questo, ovvero che in presenza di entrambe le tecnologie (FTTC e FTTH) è obbligatorio spingere la vendita della tecnologia più performante, che poi è l’FTTH. Nella bozza del DL PNRR articolo 13  c’è scritto quanto segue: “c) all’articolo 98-quaterdecies, comma 1, dopo il primo periodo è inserito il seguente: «I fornitori di servizi di accesso a internet hanno l’obbligo di fornire, altresì, al consumatore le informazioni puntuali circa le diverse tecnologie di rete di accesso disponibili all’indirizzo di utenza del consumatore, specificando le relative prestazioni, in base alla corrente banca dati di mappatura geografica delle installazioni di rete e dell’offerta dei servizi di connettività, prevista dall’articolo 22 del presente codice. L’Autorità vigila sull’attuazione delle disposizioni del presente comma e applica le sanzioni di cui all’articolo 1, comma 31, della legge 31 luglio 1997, n. 249.»

Modifiche alle modalità di vendita in negozio

Tradotte le technicality, in soldoni c’è scritto che in negozio (mettiamo che si tratti di un negozio di un operatore), quando un cliente chiede di sottoscrivere un abbonamento a banda larga, il negoziante deve aprire la broadband map di Agcom e dire quali tecnologie (FTTC o FTTH di Fibercop o Open Fiber) sono disponibili a quel determinato civico (quello dove vive il cliente in negozio).

Bene, però peccato che questa mappa in sede di vendita risulti complicata e di fatto incompleta, perché non è associata ad una mappa ulteriore con gli operatori che vendono gli abbonamenti (WindTre, Tim, iliad, Fastweb + Vodafone ecc). In altre parole, il consumatore può venire a conoscenza del fatto che al suo civico c’è la fibra FTTH di Open Fiber o l’FTTC di Fibercop, però non saprà con quale operatore retail potrà chiudere il contratto. Questo perché Open Fiber e Fibercop sono operatori wholesale only, che hanno a che vedere con gli operatori finali (WindTre, Tim, Enel, iliad, Fastweb + Vodafone ecc) che di fatto vendono il modem al cliente finale. E’ con gli operator retail che i consumatori devono siglare il contratto, non con quelli wholesale only.

Non c’è una mappa degli operatori palazzo per palazzo

In altre parole, non esiste una mappa palazzo per palazzo che indica nel dettaglio l’elenco degli operatori che vendono la fibra FTTH o FTTC in quel civico.

Questo perché la broadband map dell’Agcom è uno strumento nato e destinato agli operatori Tlc ma non al canale di vendita nei negozi. E men che meno ai clienti finali, essendo una mappa molto dettagliata e alquanto criptica (non immune peraltro a possibili ritardi di aggiornamento?).

Quando il decreto andrà in Gazzetta Ufficiale, il cambio di regime e di norme sarà immediato perché non è previsto un periodo di tempo prima dell’entrata in vigore. Ma modificare così all’improvviso consolidate pratiche di vendita in negozio non è un processo così immediato che si fa dall’oggi al domani.    

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