Un’impronta luminosa per autenticare i video contro deepfake e pirateria audiovisiva
Il video si certifica nel posto fisico in cui si gira con una “firma luminosa”
La fiducia nelle immagini digitali è diventata una delle grandi questioni tecnologiche e di sicurezza nazionale del nostro tempo. L’esplosione dei deepfake generativi, unita alla crescita della pirateria audiovisiva globale, sta mettendo sotto pressione l’intera filiera dell’audiovisivo e della comunicazione istituzionale. In questo scenario si inserisce Lightmark, startup britannica che sostiene di aver sviluppato un sistema radicalmente nuovo per autenticare i contenuti video: non più verificare l’autenticità a posteriori, quando il contenuto è già online e potenzialmente manipolato, ma certificare il video nel momento stesso della registrazione, trasformando l’ambiente fisico in una sorta di firma crittografica invisibile.
La società, fondata dall’inventore Daniel Oblitas Garafulic, ha presentato una tecnologia che modifica impercettibilmente l’illuminazione di un set o di uno spazio di ripresa. Le variazioni sono troppo piccole per essere percepite dall’occhio umano, ma vengono registrate dai sensori delle videocamere, inclusi quelli degli smartphone.
In questo modo, ha spiegato Craig Hale su techradar.com, il filmato incorpora automaticamente una traccia nascosta legata all’ambiente fisico in cui è stato realizzato. Secondo Lightmark, tale “impronta luminosa” può successivamente essere utilizzata per dimostrare che il contenuto è autentico e non alterato.
La strada dell’autenticazione preventiva dei contenuti video
L’approccio rappresenta un cambio di paradigma rispetto alle tecnologie oggi più diffuse. La maggior parte delle soluzioni attuali lavora infatti ex post, cercando di individuare manipolazioni attraverso algoritmi di analisi forense o metadata digitali.
Il problema è che sia i sistemi di detection basati sull’intelligenza artificiale sia gli standard di metadatazione come il C2PA (la specifica promossa da Adobe, Microsoft, OpenAI e altre società tecnologiche) presentano limiti significativi. I metadata possono essere rimossi o alterati durante la distribuzione online, mentre i sistemi di rilevazione automatica dei deepfake soffrono di un’evidente corsa agli armamenti tecnologici con i modelli generativi sempre più sofisticati.
Lightmark punta invece sul concetto di “pre-capture authentication”, ossia autenticazione preventiva. Il video nasce già verificabile perché il segnale di autenticazione viene incorporato direttamente nella scena fisica durante la registrazione.
Secondo la startup, il sistema è progettato per resistere alla compressione video, ai filtri e persino ai tentativi di manipolazione mediante AI. Inoltre non richiede videocamere specializzate né hardware proprietario complesso, elemento che potrebbe favorirne l’adozione industriale.
Stop alla pirateria audiovisiva
Le applicazioni commerciali sono molteplici. Il primo mercato individuato da Lightmark è quello della pirateria audiovisiva, un fenomeno che continua a erodere i ricavi dell’industria dell’intrattenimento e degli eventi sportivi live.
Un esempio pratico è il match di boxe del maggio 2024 tra Tyson Fury e Oleksandr Usyk come esempio emblematico: secondo le stime riportate dall’azienda, l’evento avrebbe perso oltre 100 milioni di sterline in una sola notte a causa dello streaming illegale. In questo contesto, la tecnologia consentirebbe di identificare con precisione quale feed video o quale sorgente abbia originato una fuga di contenuti pirata.
Le dimensioni economiche del problema sono enormi. La società di consulenza Kearney stima che il mercato globale della pirateria video online generi circa 75 miliardi di dollari di mancati ricavi ogni anno. Una cifra che potrebbe crescere fino a 125 miliardi di dollari entro il 2028, in assenza di strumenti realmente efficaci di tracciabilità e protezione dei contenuti.
Una barriera ai deepfake e alla disinformazione
Il secondo grande ambito applicativo riguarda la lotta ai deepfake e alla disinformazione audiovisiva. Secondo i dati citati dai fondatori, i deepfake riescono a ingannare tre potenziali vittime su quattro, con implicazioni sempre più rilevanti per la sicurezza nazionale, la politica internazionale e la stabilità democratica.
In uno scenario in cui video manipolati possono influenzare elezioni, mercati finanziari o operazioni militari, la possibilità di certificare l’origine di un contenuto direttamente al momento della ripresa assume un valore strategico.
Le implicazioni potenziali vanno ben oltre il mondo dei media. La tecnologia potrebbe essere utilizzata per certificare discorsi politici, conferenze stampa, negoziati internazionali, comunicazioni delle Nazioni Unite, attività di intelligence o documentazione di crimini di guerra.
In contesti geopolitici caratterizzati da crescente conflittualità informativa, poter dimostrare che un video proviene realmente da un determinato luogo e non è stato alterato potrebbe diventare un elemento decisivo di prova e accountability.
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