Sebbene il contratto Lega-Cinquestelle non sia stato un vero e proprio contratto con indicazione ad esempio di un foro competente per le controversie come invece nel contratto che ha dato luogo all’alleanza tedesca tra la Merkel e la SPD, esso offre indicazioni molto utili alla valutazione. Partendo da ciò che convince di più sul tema dell’azzardo, se quanto scritto sarà realizzato, siamo in linea con le aspettative del movimento “noslot” che da tempo si batte contro questa piaga e chiede divieto di pubblicità positiva (di fatto ingannevole) e di installazione delle slot nei bar.
Anche sul tema ambientale, per impulso dei Cinquestelle tradizionalmente molto impegnati sul tema, ma anche con il consenso della Lega, le proposte sono importanti e l’enfasi su economia circolare e rifiuti zero sembra comprendere che la transizione verso un economia sostenibile va accompagnata ed offre grandi opportunità di creazione di nuovi prodotti e posti di lavoro come la soluzione del recente caso Embraco insegna.
Dove le perplessità aumentano è sul punto della tenuta complessiva del programma proposto. Si parla infatti nel contratto di molti interventi meritori ma non si indicano spese complessive e coperture se non in modo piuttosto vago parlando di “taglio degli sprechi, gestione del debito e un appropriato ricorso al deficit”. In particolare si è persa a mio avviso una grande occasione. La luna di miele del nuovo governo e l’intervento deciso di riduzione fiscale con la flat tax poteva essere giocato in congiunzione con un impegno molto più forte contro elusione ed evasione fiscale. Si potrebbe in altri termini sfruttare il momento per provare ad applicare in modo credibile e severo il principio del “pagare mano pagare tutti” che terrebbe anche in equilibrio i conti pubblici, visto che non possiamo aspettarci un recupero di entrate fiscali dalla flat tax di per sé.
I punti di spesa senza indicazione di copertura sono veramente molti e riguardano, tra gli altri, l’IVA zero sui prodotti per l’infanzia, interventi sui fondi per le forze dell’ordine, risorse per finanziare i rimpatri, aumento del personale sanitario, più risorse per la sicurezza stradale e innalzamento di indennità di maternità e premio a maternità conclusa.
Il rischio è quello di una manovra di 5-6 punti percentuali di Pil senza opportune coperture che ci porti a sfondare la soglia del 3 percento del deficit. Il problema vero non sta tanto nell’espansione della spesa ma nella qualità della stessa. Un intervento del genere finalizzato ad iniziative ad alto moltiplicatore (un punto molto spesso auspicato dai Cinquestelle nel loro programma pre-elettorale) potrebbe avviare un’espansione della crescita in grado di ripagare lo sforzo iniziale e tenere in equilibrio i conti.
Da questo punto di vista sarebbe un peccato gettare a mare quanto di buono è stato fatto dai governi passati su questo punto. E’ infatti noto che gli incentivi fiscali agli investimenti delle imprese (superammortamento) e il bonus per le ristrutturazioni edilizie sono state iniziative dove la spesa pubblica è stata ad alto moltiplicatore mettendo in modo attività economica che ha prodotto entrate fiscali che hanno ripagato la spesa iniziale. Qualcosa di simile al bonus per le ristrutturazioni edilizie si potrebbe fare per l’emersione dei servizi a famiglia e persona, sul modello francese dove un voucher universale con un tetto di detrazione ha fatto emergere molte attività e prodotto posti di lavoro.
Ci sono dubbi che tutte le proposte che comportano aumenti di spesa contenute nel contratto siano di tal genere. Il timore forte di molti critici del governo oggi è quello che, di fronte allo sforamento del deficit, si tenti il superamento delle regole e dei vincoli europei senza calcolare bene gli effetti di una tale scelta.
C’è in giro una pericolosa euforia (alimentata dalla scuola della Modern Monetary Theory che si salda con il pensiero sovranista e l’idea che l’inflazione non esista più) sul fatto che stampando moneta sia possibile fare qualunque cosa e che quindi il recupero della sovranità monetaria aprirebbe ad una nuova età dell’oro. La storia monetaria internazionale dice qualcosa di diverso ed è costellata di paesi con sovranità monetaria che sono finiti in crisi e hanno richiesto il salvataggio del Fondo Monetario Internazionale. Ciò non vuol dire che sia impossibile migliorare le regole europee o la gestione delle politiche macro ma soltanto che sono in molti a nutrire dubbi che l’attuale governo e chi lo sostiene abbia degli assi nella manica da questo punto di vista oppure no. Ed è su questo fronte più delicato e difficile che ci giochiamo il nostro futuro e quel riscatto del paese che sta a cuore a tutti.
becchetti@economia.uniroma2.it
Questo articolo fa parte di una serie su: “I bisogni dei cittadini trainano lo sviluppo del Paese” promossa dal Gruppo di Discussione Crescita Investimenti e Territorio. Altri articoli di questa serie sono stati scritti da Riccardo Cappellin, Maurizio Baravelli, Leonardo Becchetti, Enrico Ciciotti, Luciano Pilotti, Enrico Marelli, Franz Foti, Roberto Camagni, Luca Beltrami Gadola e altri.
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