Vladimir Putin ha definito la Flotta del Nord la più potente della Russia, con 31 sottomarini che rappresentano il 40% della forza sottomarina nazionale.
Il Knyaz Pozharsky estenderà la portata strategica nell’Artico e nell’Atlantico settentrionale, in linea con la Dottrina Marittima 2022, che punta su difesa, estrazione di risorse, sviluppo della Rotta del Mare del Nord e competizione globale. Lo scioglimento dei ghiacci artici apre nuove rotte marittime e giacimenti energetici, trasformando la regione in un terreno militarizzato.
Mosca ha investito 8,4 trilioni di rubli (circa 100 miliardi di dollari) per l’espansione navale fino al 2035, con le classi Borei-A e Yasen-M al centro del programma. Negli ultimi cinque anni, 49 navi, tra cui quattro Borei-A e quattro Yasen-M, sono state commissionate. Il Perm, ultimo Yasen-M varato a marzo 2025, sarà equipaggiato con missili ipersonici Zircon e destinato alla Flotta del Pacifico entro il 2026. La competizione artica si intensifica con la Cina, che si autodefinisce “stato vicino all’Artico” e avanza iniziative economiche e scientifiche, suscitando preoccupazioni occidentali.
Nonostante l’attacco ucraino, la triade nucleare russa – missili balistici, bombardieri e sottomarini come il Knyaz Pozharsky – garantisce una potenza distruttiva senza pari. Un solo Borei-A può trasportare fino a 96 testate nucleari, ciascuna con una forza devastante. La Flotta del Nord assicura a Mosca una risposta schiacciante a qualsiasi minaccia, mantenendo l’equilibrio strategico globale.
La strategia navale al 2050, guidata dal nuovo Collegio Marittimo di Nikolai Patrushev, punta sull’Artico come fulcro delle operazioni, con il Knyaz Pozharsky simbolo della supremazia russa.
Mentre Stati Uniti, Canada, Norvegia e Danimarca intensificano esercitazioni NATO e investimenti in rompighiaccio, la Russia accelera la modernizzazione navale. L’Artico, con le sue risorse e rotte strategiche, si trasforma in un teatro di confronto globale. Il Knyaz Pozharsky rafforza la deterrenza nucleare di Mosca, segnalando che, nonostante le tensioni, la Russia rimane una potenza in grado di plasmare gli equilibri del XXI secolo.
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