
“Orwelliano” e privo di fondamento il tentativo del Pentagono di mettere al bando Anthropic, la sentenza di San Francisco
Gli Stati Uniti dimostrano sempre di essere un grande Paese, sento dire da più parti. Ci sono numerosi motivi per non crederci fino in fondo, basta seguire l’attualità, ma certo non possiamo dire che non sorprendono a volte. Un giudice federale della California ha sospeso le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump ad Anthropic, affermando che i provvedimenti governativi probabilmente erano illegali, in quanto avevano inserito la società proprietaria del chatbot di AI Claude nella lista nera solo per aver espresso preoccupazione per l’utilizzo della sua tecnologia da parte del Pentagono.
“Nessuna disposizione di legge in materia avvalora l’idea orwelliana che un’azienda americana possa essere etichettata come potenziale avversaria e sabotatrice degli Stati Uniti per aver espresso dissenso nei confronti del governo”, ha scritto il giudice di San Francisco Rita F. Lin, nel provvedimento di 43 pagine in cui di fatto accoglieva la richiesta di Anthropic di un’ingiunzione preliminare nella sua causa contro il governo, congelando un ordine presidenziale che vietava a tutte le agenzie federali e in particolare al Dipartimento della Guerra di utilizzare la tecnologia di Anthropic.
La sentenza, infatti, sospende anche la designazione da parte del Pentagono di Anthropic come azienda a rischio per la catena di approvvigionamento della sicurezza nazionale, un’etichetta solitamente riservata alle organizzazioni provenienti da paesi stranieri ostili.
“Siamo grati al tribunale per la rapidità con cui ha agito e siamo lieti che concordi sul fatto che Anthropic abbia buone probabilità di successo nel merito“, ha dichiarato un portavoce dell’azienda.
Trump ha violato il Primo emendamento, la sua è ritorsione
La corte ha quindi “temporaneamente” bloccato il bando imposto dall’amministrazione Trump, che impediva alle agenzie federali di utilizzare la tecnologia di Anthropic (inclusa l’AI Claude), evidenziando che tale misura sembra essere una ritorsione per le critiche pubbliche mosse dall’azienda e una palese violazione del diritto di libertà di espressione tutelato dal Primo Emendamento.
I documenti del tribunale indicano inoltre che la mossa era principalmente una risposta alla riluttanza dell’azienda a collaborare su specifici usi militari dell’AI, piuttosto che una reazione a minacce concrete di sabotaggio.
La sentenza non obbliga certo il Dipartimento della Guerra ad usare Claude o altre soluzioni AI di Anthropic, ma sospende l’etichetta di entità ostile per la supply chain, che è un giudizio pesantissimo per una società di questo livello.
Insomma, si è trattato di pura ritorsione da parte dell’amministrazione Trump con la società di Dario Amodei. Il giudice ha scritto nero su bianco che “queste misure sembrano concepite per punire Anthropic”.
Si sancisce che se il governo può scegliere di non utilizzare una determinata tecnologia, allo stesso tempo non può abusare dei propri poteri per penalizzare un’azienda statunitense solo per il suo dissenso.
Lo stesso CEO di Anthropic, Amodei, aveva definito la decisione di Trump “ritorsione e punizione” ingiustificata, mentre il rifiuto di dare seguito alle richieste del segretario del Dipartimento della Guerra, Pete Helseth, di rendere l’AI disponibile senza restrizioni per sorveglianza di massa e applicazioni di guerra, rientrano nel diritto di critica al proprio Governo.
Violato il Primo emendamento
“Questo provvedimento cautelare preliminare affronta in modo approfondito alcune questioni classiche, ovvero garantire che non vi siano ritorsioni contro un’azienda o un individuo per aver esercitato i propri diritti sanciti dal Primo Emendamento, e assicurare che, quando vengono prese decisioni così importanti, potenzialmente in grado di paralizzare un’attività commerciale, vengano rispettate le procedure previste“, ha spiegato a npr.org Jennifer Huddleston, ricercatrice senior in politica tecnologica presso il Cato Institute, un think tank libertario.
Il Governo americano ha una settimana di tempo per impugnare la sentenza di San Francisco davanti alla Corte d’Appello del Ninth Circuit, una delle 12 corti d’appello federali statunitensi, posizionata subito sotto la Corte Suprema. È la più grande e geograficamente estesa tra le corti d’appello federali coprendo California, Arizona, Nevada, Oregon, Washington, Idaho, Montana, Alaska, Hawaii, e i territori di Guam e Isole Marianne Settentrionali.
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