Iperammortamento e nuove tecnologie. Che fine farà la clausola “made in Europe”?

  ICT, Rassegna Stampa
image_pdfimage_print

Iperammortamento senza confini: il Governo potrebbe aprire agli investimenti extra-Ue. Strategia industriale o resa sulla sovranità tecnologica?

Il prossimo Consiglio dei Ministri potrebbe segnare aprire ad una nuova fase della politica industriale italiana. Tra i provvedimenti in arrivo con il nuovo Decreto Fiscale, da quanto appreso, emerge un possibile intervento correttivo sull’iperammortamento: la soppressione della clausola “made in Europe”, che oggi limita le agevolazioni fiscali agli investimenti effettuati nello Spazio economico europeo.

Indiscrezioni delle ultime ore parlano di un possibile tavolo del Consiglio dei ministri su questo anche domani, ma non c’è al momento nessuna convocazione ufficiale. Lo schema generale già annunciato dal ministero dell’Economia nei giorni scorsi sembra confermato, compresi i correttivi sulla norma dell’iperammortamento.

Se confermata, la modifica estenderebbe il beneficio anche ai beni acquistati fuori dall’Unione europea, aprendo di fatto le porte a tecnologie provenienti da Stati Uniti, Cina e altri grandi player globali.

Un indirizzo del Governo confermato nei giorni scorsi a Napoli dal vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo: “Uno dei punti centrali sul quale stiamo lavorando riguarda il tema dell’iperammortamento, che ha sostituito il precedente sistema dei crediti d’imposta. Nella versione attuale la misura è limitata agli investimenti realizzati all’interno dello spazio economico europeo. Alla luce delle numerose richieste pervenute dal mondo imprenditoriale, abbiamo deciso di intervenire per estendere l’agevolazione anche agli investimenti effettuati in altre aree del mondo, con l’obiettivo di offrire maggiori opportunità alle imprese e favorire i processi di crescita e internazionalizzazione. Una volta approvata la norma sarà possibile sbloccare anche il relativo decreto attuativo, strettamente collegato a questo intervento. Confidiamo che già nel prossimo Consiglio dei ministri si possa completare l’iter e portare a compimento questo importante provvedimento”.

Di fatto, una correzione in corsa della norma approvata con l’ultima manovra di bilancio che tagliava fuori dalla misura l’acquisto di prodotti e beni provenienti da Taiwan, dalla Corea del Sud e dagli Stati Uniti.

Una misura strategica per l’Industria 4.0

Apprendiamo che il quadro normativo resta quello della proroga dell’iperammortamento per il periodo 2026–2028, con una maggiorazione del costo degli investimenti fino al 180% per le prime fasce. La misura continua a essere destinata a beni strumentali funzionali alla trasformazione digitale delle imprese, con un focus sempre più marcato su tecnologie avanzate:

  • infrastrutture HPC per intelligenza artificiale
  • sistemi di edge computing e IoT industriale
  • workstation e appliance per machine learning
  • data lake e storage enterprise per big data
  • reti 5G private e Wi-Fi industriale
  • infrastrutture di sincronizzazione real-time (PTP, TSN)

Un elenco che fotografa con precisione le traiettorie tecnologiche della nuova industria digitale e che, proprio per questo, rende ancora più delicata la scelta sull’origine geografica dei beni incentivati.

Il punto di rottura: stop al vincolo europeo

La clausola oggi vigente, che limita l’agevolazione ai beni prodotti in Europa o nello Spazio economico europeo, rappresenta uno dei pochi strumenti indiretti di politica industriale a sostegno del “compra europeo”.

La possibile eliminazione viene motivata dal Governo con le “numerose richieste del mondo imprenditoriale” e con la necessità di “favorire la crescita e l’internazionalizzazione”.
Tradotto: più libertà di approvvigionamento, meno vincoli geografici.

Ma il punto è proprio questo: si tratta davvero di una misura pro-competitività o di un arretramento strategico?

Forse dovremmo prendere esempio dagli Stati Uniti, che in questi giorni hanno deciso di imporre un divieto all’importazione di nuovi router WLAN e apparecchiature di rete di produzione straniera (in particolare cinese) per motivi di sicurezza nazionale.
La FCC (Federal Communications Commission) ha introdotto questo divieto per proteggere le infrastrutture critiche americane da potenziali rischi di spionaggio o cyberattacchi legati veicolati da hardware straniero.
Si dichiara una questione di sicurezza nazionale, sacrosanta, ma di fatto si favorisce la produzione interna e il made in US.

Competitività o dipendenza tecnologica?

La possibile apertura agli investimenti extra-Ue rischierebbe di avere un effetto immediato: orientare la domanda verso tecnologie non europee, spesso più mature, più scalabili o semplicemente più disponibili sul mercato.

Nel breve periodo, le imprese potrebbero beneficiarne in termini di costi e rapidità di implementazione. Ma nel medio-lungo periodo il quadro cambia radicalmente.

In gioco c’è la sovranità tecnologica europea.

Sostenere con risorse pubbliche, seppur indirette, l’acquisto di infrastrutture critiche prodotte fuori dall’Europa significa:

  • rafforzare filiere industriali esterne
  • indebolire l’ecosistema tecnologico europeo
  • aumentare la dipendenza da fornitori extra-Ue in ambiti strategici (AI, cloud, reti)

È una dinamica già vista nel settore del cloud e dei semiconduttori, dove l’Europa sconta ritardi strutturali proprio per la mancanza di una domanda interna orientata.

Il paradosso italiano (ed europeo)

La possibile scelta del Governo appare in controtendenza rispetto alle strategie europee più recenti:

  • il Chips Act europeo punta a rafforzare la produzione interna
  • le politiche sulla sovranità digitale promuovono infrastrutture europee
  • i programmi su AI e cloud (Gaia-X, EuroHPC) cercano autonomia tecnologica

In questo contesto, eliminare il vincolo europeo nell’iperammortamento rischierebbe di essere interpretato come un segnale politico debole, se non contraddittorio.

“Comprare europeo” non è protezionismo

Il dibattito non è ideologico ma strategico. Il principio del “compra europeo” non è una chiusura autarchica, bensì uno strumento di politica industriale ampiamente utilizzato anche da altre potenze.

Gli Stati Uniti, ad esempio, applicano da anni politiche di procurement e incentivi che favoriscono esplicitamente l’industria nazionale. La domanda, quindi, è legittima: perché l’Europa – e l’Italia in particolare – dovrebbe finanziare indirettamente l’innovazione altrui?

La decisione finale spetterà al Consiglio dei Ministri, ma il tema richiede un confronto pubblico più ampio. Estendere l’iperammortamento ai beni extra-Ue significherebbe ridefinire nei fatti la politica industriale del Paese nel settore delle tecnologie strategiche. Una scelta che non può essere liquidata come una semplice “semplificazione per le imprese”.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/iperammortamento-e-nuove-tecnologie-che-fine-fara-la-clausola-made-in-europe/560773/