Tv, il servizio pubblico in crisi. BBC licenzia 2mila persone. E la Rai?

  ICT, Rassegna Stampa
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La BBC si prepara a una profonda ristrutturazione, con circa 2mila tagli al personale e un cambio di leadership che segna una discontinuità strategica. Alla guida del servizio pubblico britannico è atteso Matt Brittin, manager con un lungo percorso in Google, chiamato a gestire una fase cruciale di trasformazione.

BBC: costi eccessivi e canone che copre solo il 65% di costi

L’azienda ha comunicato che questi tagli potrebbero comportare la necessità di chiudere interi canali o servizi a causa di difficoltà di bilancio.

I motivi della crisi sono tre: a fronte di spese sempre più elevate per la produzione dei contenuti, diminuiscono le entrate pubblicitarie e soprattutto quelle derivanti dal canone televisivo, che da aprile è pari a 180 sterline all’anno. Nell’ultimo anno BBC ha raccolto dal canone 3,8 miliardi di sterline, che coprono circa il 65 per cento dei suoi costi. L’azienda dice da anni che il numero di persone che lo pagano è in costante calo.

L’organizzazione deve tagliare 500 milioni di sterline (575 milioni di euro) in due anni dai suoi costi operativi di 5 miliardi di sterline (5,7 miliardi di euro), con la maggior parte di questi risparmi richiesti nel 2027 e nel 2028.

La tv in crisi? L’informazione ormai viaggia su internet

La televisione generalista si trova davanti a una crisi di modello: il pubblico si sposta verso contenuti on demand, frammentati, personalizzati e sempre più mediati da piattaforme digitali. Non solo, anche l’informazione sta cambiando. In Italia Internet si conferma la prima porta d’accesso e amplia il distacco con la televisione. Un italiano su cinque evita le notizie secondo la nuova edizione dell’Osservatorio Agcom sul sistema dell’informazione: l’offerta informativa della televisione generalista nel 2025 ha subito una contrazione del 7% rispetto al 2024 e dell’11,9% rispetto al 2019. Mentre i telegiornali tengono, a crollare sono i programmi “Extra TG” (talk show e approfondimenti), ridottisi dell’11,3% rispetto al 2024 e del 16% rispetto al 2019.

BBC: l’ex di Google per segmentare meglio gli utenti?

Il nodo centrale è la transizione da un sistema basato sulla programmazione lineare a uno fondato su dati e profilazione. Per competere con i grandi operatori dello streaming, le emittenti pubbliche devono comprendere e segmentare l’audience, adattando linguaggi e contenuti a target specifici.

In questo contesto, l’esperienza di Brittin nel mondo delle piattaforme digitali rappresenta un segnale preciso: la BBC punta a rafforzare le proprie capacità di analisi dei dati e di distribuzione digitale, cercando di colmare il gap con i grandi player globali.

Ma la trasformazione solleva interrogativi rilevanti. Chi governa questo passaggio? E soprattutto, con quali obiettivi? La logica del servizio pubblico, basata su universalità e accesso, può convivere con modelli sempre più orientati alla personalizzazione e alla segmentazione?

Crisi BBC anche sulla Rai?

La riduzione del personale si inserisce proprio in questo quadro. Da un lato, è una risposta alle pressioni economiche e alla necessità di efficientamento; dall’altro, riflette il cambiamento delle competenze richieste, con un crescente peso di profili tecnologici e data-driven rispetto a quelli tradizionali.

La trasformazione della BBC ha implicazioni che vanno oltre il contesto britannico. Alla vigilia del rinnovo della convenzione con lo Stato, anche la Rai si trova di fronte a questioni analoghe.

Sempre secondo i dati Agcom nel primo semestre del 2025, la rete diventa il principale canale informativo per il 55,8% degli italiani, mentre la televisione si ferma al 43,2%, consolidando un sorpasso già avvenuto nel 2023 e che ora si amplia ulteriormente. Non si tratta di un semplice cambio di preferenze, ma di un mutamento strutturale: internet non è più un’alternativa, è diventato lo snodo centrale attraverso cui passa la costruzione quotidiana della dieta informativa.

Il passaggio al digitale, l’uso dei dati, la competizione con le piattaforme globali e la ridefinizione del rapporto con il pubblico sono temi ormai inevitabili.

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