Streaming illegale, Guardia di Finanzia smantella rete IPTV pirata in Calabria. Multe per 2.800 utenti

  ICT, Rassegna Stampa
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Maxi operazione anti-pirateria della Guardia di Finanza a Crotone, smantellate tre centrali di smistamento del segnale IPTV pirata

La Guardia di Finanza ha inferto un nuovo colpo alla pirateria audiovisiva digitale, smantellando a Crotone una rete illegale di distribuzione di contenuti protetti dal diritto d’autore che consentiva a migliaia di utenti di accedere a pagamento, a prezzi irrisori, a piattaforme come Sky, Dazn, NowTv, Netflix, Disney+ e Spotify. Un intervento che assume un rilievo particolare anche in vista dei Mondiali di calco FIFA 2026, evento che tradizionalmente accresce l’interesse delle organizzazioni criminali per la diffusione abusiva di eventi sportivi e contenuti audiovisivi.

L’operazione è stata condotta dai finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Crotone con il supporto del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e del Nucleo Speciale Beni e Servizi – Gruppo Radiodiffusione Editoria di Roma. Le indagini hanno consentito di individuare tre centrali di smistamento illegale del segnale IPTV, il cosiddetto “pezzotto”, tutte operative nella città calabrese e gestite da quattro cittadini italiani.

Duilio (Sky Italia): “Un’azione importante per contrastare il senso di impunità che ancora accompagna questo fenomeno criminale”

“Ringrazio la Procura di Crotone e la Guardia di Finanza di Crotone per questa nuova operazione antipirateria, che conferma l’impegno costante delle forze dell’ordine a tutela di chi sceglie legalità e la loro capacità di identificare gli utenti pirata. Un’azione importante per contrastare il senso di impunità che ancora accompagna questo fenomeno e per ricordare agli utenti di questi servizi che si espongono non solo a multe e sanzioni, ma anche a truffe, furti di dati personali e minacce informatiche“, ha dichiarato in una nota Andrea Duilio, Amministratore Delegato di Sky Italia.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, attraverso queste infrastrutture, come spesso accade, venivano commercializzati abbonamenti pirata che permettevano agli utenti di accedere illegalmente a contenuti audiovisivi normalmente disponibili soltanto tramite sottoscrizioni regolari alle principali piattaforme digitali e satellitari. Gli investigatori hanno ricostruito un sistema organizzato e strutturato, capace non soltanto di distribuire i flussi illegali ma anche di garantire agli abbonati un vero e proprio servizio di assistenza tecnica in caso di problemi nella visione, replicando di fatto il modello operativo delle piattaforme legali.

“DAZN accoglie con grande favore i risultati dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Crotone, con il supporto del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi tecnologiche e del Nucleo Speciale Beni e Servizi.  I 2.800 utenti tutti identificati in 43 province, a cui nei prossimi giorni verranno notificate le multe, confermano, ancora una volta, quanto la pirateria sia un fenomeno tutt’altro che residuale, radicato nel tessuto del Paese. Cambiare un’abitudine così diffusa richiede che il rischio percepito da chi sceglie consapevolmente di comprare illegalmente lo sport sia concreto e costante nel tempo. Ci auguriamo che operazioni come questa contribuiscano a diffondere una maggiore consapevolezza: scegliere il ‘pezzotto’ non è una scelta priva di conseguenze, né per chi lo vende, né per chi lo acquista“, ha affermato Romano Righetti, General Counsel di DAZN Italia.

Segui i soldi, trovi le attività criminali: sequestrati beni per circa 650mila euro

Un elemento decisivo per lo sviluppo dell’inchiesta è emerso dall’analisi dei flussi finanziari. L’attenzione degli investigatori si è concentrata sulle causali di numerosi bonifici che riportavano esplicitamente la dicitura “IBO PLAYER PRO”, software compatibile con la riproduzione di flussi streaming illeciti e installabile su smartphone, smart tv e computer. Attraverso le verifiche bancarie è stato possibile ricostruire la rete di distribuzione e identificare i soggetti coinvolti.

L’attività investigativa ha consentito di accertare la fornitura illecita di contenuti digitali ad almeno 2.769 clienti residenti in 43 province italiane. Gli abbonamenti avevano un costo compreso tra 10 e 40 euro, a seconda dei pacchetti scelti dagli utenti. Nel corso delle indagini è stato inoltre quantificato in circa 650 mila euro il valore dei proventi accumulati dagli organizzatori. Secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza, le somme sarebbero state successivamente reinvestite nell’economia legale e nell’acquisto di criptovalute, con l’obiettivo di occultarne la provenienza illecita.

Quattro persone denunciate, in arrivo multe per 2.769 utilizzatori

Per i 2.769 utilizzatori finali identificati scatteranno nei prossimi giorni le sanzioni amministrative previste dalla normativa vigente. Gli importi variano da 154 euro fino a 5.000 euro nei casi più gravi di recidiva. Si tratta di un aspetto particolarmente significativo dell’operazione, perché conferma come il contrasto alla pirateria non riguardi soltanto gli organizzatori delle reti illegali, ma anche gli utenti che ne usufruiscono consapevolmente.

Al termine delle attività investigative, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Crotone, Domenico Guarascio, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno denunciato i quattro presunti responsabili per gravi violazioni della normativa sul copyright e sulla proprietà intellettuale, oltre che per il reato di autoriciclaggio. Contestualmente è stato eseguito un sequestro preventivo d’urgenza di beni per un valore complessivo di circa 650 mila euro.

L’operazione rappresenta un ulteriore tassello nella strategia di contrasto alla pirateria audiovisiva, fenomeno che continua a sottrarre ingenti risorse all’industria culturale, sportiva e dell’intrattenimento. La distribuzione illegale di contenuti protetti non produce soltanto un danno economico per emittenti, piattaforme e titolari dei diritti, ma compromette anche gli investimenti destinati alla produzione di opere audiovisive, all’acquisizione dei diritti sportivi e allo sviluppo dell’intero ecosistema creativo. Per questo motivo il contrasto al cosiddetto “pezzotto” è oggi considerato una priorità sia dalle autorità investigative sia dai soggetti che operano nel settore della tutela della proprietà intellettuale.

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