Apple contro il Governo britannico: nuova battaglia legale sull’accesso ai dati crittografati di iCloud
A poco più di un anno dal primo duro scontro tra Apple e il Governo britannico, la disputa sulla crittografia dei dati torna davanti ai giudici. Il colosso di Cupertino ha infatti avviato una nuova azione legale contro il Regno Unito per contestare i poteri con cui Londra può imporre alle aziende tecnologiche di facilitare l’accesso ai dati degli utenti conservati sui propri servizi cloud.
Come spiegato da Rachel Hall sul quotidiano The Guardian, la vicenda riguarda i dati archiviati su iCloud, il servizio cloud di Apple, in particolare quelli protetti dal sistema di crittografia avanzata Advanced Data Protection (ADP), che rende i contenuti leggibili esclusivamente dal proprietario dell’account.
Il nuovo ricorso di Apple contro il Governo britannico
Lo scorso mese, si legge nell’articolo, Apple ha presentato un ricorso presso l’Investigatory Powers Tribunal (IPT), il tribunale indipendente competente a valutare la legittimità delle attività dei servizi di intelligence britannici e dei poteri investigativi esercitati dallo Stato.
Secondo quanto emerge dall’ordinanza emessa dal tribunale, il Ministero dell’Interno britannico (Home Office) ha notificato ad Apple una nuova richiesta tecnica, nota come Technical Capability Notice (TCN). Si tratta di uno strumento previsto dall’Investigatory Powers Act, la controversa legge britannica che disciplina i poteri di sorveglianza e intercettazione delle autorità.
Che cos’è una Technical Capability Notice
Una Technical Capability Notice è un ordine con cui il Governo può obbligare un’azienda tecnologica ad adottare misure tecniche che consentano alle autorità di svolgere attività investigative. L’Investigatory Powers Act prevede che tali richieste possano essere utilizzate nell’ambito di indagini riguardanti, tra gli altri casi:
- terrorismo;
- abuso sessuale su minori;
- gravi minacce alla sicurezza nazionale.
In pratica, il Governo può chiedere a un fornitore di servizi digitali di rendere accessibili dati che normalmente sarebbero protetti dalla crittografia. La versione più credibile è che Londra non stia pensando solo a terrorismo, criminalità organizzata o abusi online, ma voglia uno strumento utile in un ambiente di minacce multiple: Russia per la dimensione cyber-operativa, Cina per quella tecnologica e di spionaggio industriale. Detto in modo semplice, la richiesta ad Apple sembra rispondere al bisogno di non restare “ciechi” proprio nei casi che per il Regno Unito contano di più dal punto di vista geopolitico.
Dalla richiesta globale a quella limitata ai cittadini britannici
La nuova iniziativa del Governo arriva dopo un precedente confronto che aveva assunto anche una dimensione diplomatica tra Regno Unito e Stati Uniti. La prima Technical Capability Notice, notificata lo scorso anno, chiedeva ad Apple la possibilità di accedere ai dati protetti tramite Advanced Data Protection sia degli utenti britannici sia di quelli statunitensi, qualora vi fossero esigenze di sicurezza nazionale.
Dopo le forti tensioni tra Londra e Washington, il Governo britannico aveva ritirato quella richiesta. Successivamente, però, il Home Office ha emesso una seconda Technical Capability Notice, questa volta limitata esclusivamente agli utenti del Regno Unito. È proprio questa nuova richiesta ad essere oggi oggetto del ricorso presentato da Apple.
Perché Apple si oppone
Apple sostiene da tempo che creare una cosiddetta “back door”, cioè un accesso privilegiato ai dati crittografati, comprometterebbe la sicurezza dell’intero sistema. Il motivo è semplice: la crittografia end-to-end funziona proprio perché nessuno, nemmeno il fornitore del servizio, possiede le chiavi necessarie per leggere i contenuti.
Se Apple fosse tecnicamente in grado di accedere ai dati degli utenti, la stessa capacità potrebbe essere richiesta dalle autorità giudiziarie o investigative attraverso un mandato. Inoltre, qualsiasi meccanismo di accesso straordinario rappresenterebbe un potenziale punto debole sfruttabile anche da criminali informatici o altri soggetti ostili.
Secondo Apple, indebolire la crittografia significa aumentare il rischio di violazioni dei dati personali e compromettere la sicurezza di milioni di utenti.
La conseguenza: Apple ha ritirato ADP nel Regno Unito
Proprio per evitare di dover creare un sistema di accesso privilegiato, Apple aveva preso una decisione senza precedenti. Nel gennaio 2025 la società ha infatti disattivato nel Regno Unito il servizio Advanced Data Protection (è un’impostazione facoltativa che estende la crittografia end-to-end a un numero maggiore di categorie di dati su iCloud), impedendo ai nuovi utenti britannici di attivarlo e rimuovendone progressivamente la disponibilità.
La scelta ha avuto un effetto paradossale: invece di consentire allo Stato un maggiore accesso ai dati, ha ridotto il livello massimo di protezione disponibile per gli utenti britannici.
Anche Privacy International e Liberty contestano il sistema
Il caso Apple si intreccia con un altro procedimento già pendente davanti allo stesso tribunale. L’IPT ha infatti notificato il nuovo ricorso all’organizzazione per i diritti digitali Privacy International, che insieme all’associazione Liberty aveva già presentato un’azione legale contro il regime delle Technical Capability Notice.
Le due organizzazioni chiedono che il procedimento venga discusso pubblicamente, sostenendo che l’interesse collettivo alla trasparenza prevalga sulla tradizionale segretezza che caratterizza questi provvedimenti. Contestano inoltre:
- la legittimità delle Technical Capability Notice;
- la loro necessità;
- il livello di segretezza previsto dall’attuale normativa britannica.
Per il prossimo mese è già stata programmata un’udienza organizzativa nella quale il tribunale dovrà stabilire come gestire i due procedimenti paralleli.
Un portavoce di Privacy International ha accolto positivamente la nuova iniziativa di Apple: “Siamo lieti di sapere che Apple sta nuovamente contestando il regime britannico degli ordini segreti. Sebbene non conosciamo il contenuto del ricorso, se riguarda gli ordini già riportati che puntano a compromettere la sicurezza dell’archiviazione iCloud, allora il ricorso di Apple, insieme al nostro e a quello di Liberty, è fondamentale per preservare la privacy e la sicurezza di tutti”.
Un test giuridico sul rapporto tra crittografia, privacy e poteri dello Stato
Né Apple né il Home Office hanno commentato il nuovo procedimento giudiziario. Entrambe le parti sono infatti soggette a restrizioni legali che impediscono di discutere pubblicamente il contenuto delle Technical Capability Notice.
Il Governo britannico continua comunque a difendere l’Investigatory Powers Act, sostenendo che la normativa preveda solide garanzie procedurali e che questi poteri vengano utilizzati soltanto quando strettamente necessari per la tutela della sicurezza nazionale e per le indagini sui reati più gravi.
La nuova causa tra Apple e il Governo britannico va ben oltre una semplice controversia nazionale. Il caso rappresenta uno dei più importanti test giuridici sul rapporto tra crittografia, privacy e poteri dello Stato. Da anni governi e forze dell’ordine chiedono strumenti che consentano di accedere ai dati cifrati per finalità investigative. Le aziende tecnologiche e le organizzazioni per i diritti digitali ribattono invece che non esiste una “back door” sicura: qualsiasi eccezione alla crittografia finirebbe inevitabilmente per indebolire la protezione di tutti gli utenti.
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