Scade oggi il termine per la sottoscrizione dell’OPAS di Poste su Tim, che avrà una ulteriore per altre adesioni nella finestra fissata dal 21 al 25 settembre. Dopo il rilancio del 7 settembre ora le adesioni sono al 20,96% delle azioni oggetto di offerta, portando la quota di Poste nel gruppo telefonico al 36,8%. Certo, siamo ancora lontani dalla quota del 66,67% che darebbe il controllo assoluto all’azienda guidata da Matteo Del Fante, con la possibilità di procedere al delisting di Tim. Ma c’è ancora tempo per arrivare all’obiettivo, anche perché Poste ha abbassato l’asticella, cancellando la soglia minima dei due terzi delle azioni (che le avrebbero conferito il controllo assoluto) il 7 settembre, in occasione del rilancio di 30 centesimi nella parte cash.
I consigli di Equita agli azionisti Tim restii o ritardatari
Intanto, ieri gli analisti di Equita, secondo cui la valutazione di TIM da sola (stand-alone) ha ormai raggiunto il suo massimo potenziale, hanno enumerato dieci ragioni per aderire all’OPAS, una sorta di vademecum destinato agli azionisti di Tim ancora restii a cedere le loro azioni.
Tra le motivazioni di Equita anche alcuni ammonimenti, sul fatto che “Poste accetterà qualsiasi numero di azioni conferite, comportando per gli azionisti Tim che non aderiscono all’offerta il rischio di rimanere investiti in un titolo meno liquido (in caso di elevata adesione) o di avere minori opportunità di generare sinergie (in caso di scarsa adesione), oltre alla prospettiva di una nuova politica di allocazione del capitale post-operazione”.
Delisting non più automatico viene rimandato, ma resta l’obiettivo finale
Poste fin da quando ha annunciato l’operazione di acquisto e scambio sul 100% di Tim ha anche annunciato l’intenzione di procedere al delisting di Tim, il cui raggiungimento è legato alla percentuale conclusiva delle adesioni. In effetti, l’obiettivo del delisting era in origine primario nelle intenzioni dell’acquirente. “Qualora Poste non dovesse ottenere il delisting di Tim, potrebbe agire in modo opportunistico per incrementare ulteriormente la propria partecipazione nei prossimi anni”, dice tra l’altro Equita.
Ma cosa significa in concreto?
Se Poste non riesce a comprare tutte le azioni di TIM o quanto meno a raggiungere la soglia del 66,67%, per il controllo totale dell’assemblea straordinaria e poter approvare la fusione e il delisting per toglierla dalla Borsa, potrà comunque comprare altre quote di TIM in futuro ma a condizioni diverse e più flessibili. Il delisting non è più automatico ma la quota necessaria per arrivare al controllo assoluto sarà rastrellata a piccole dosi da Poste.
Senza il premio di controllo: Quando un’azienda lancia un’offerta pubblica (come Poste su Tim) per comprare la maggioranza assoluta e comandare (o cancellare dalla Borsa) un’altra società, deve pagare un prezzo più alto (il “premio”) per convincere gli azionisti a cedere il controllo. Se l’offerta fallisce nel raggiungere il delisting automatico, Poste resta azionista (anche con una quota rilevante) e in futuro può comprare altre azioni sul mercato azionario normale nel corso del tempo, pagandole al prezzo di mercato corrente senza quel sovrapprezzo. In altre parole, verrà meno il premio per gli azionisti Tim e la quotazione di Tim di certo calerà dopo la chiusura dell’OPAS.
Agire in modo opportunistico: Vuole dire che Poste non avrà fretta né obblighi immediati. Potrà decidere di comprare piccoli pacchetti di azioni di TIM soltanto quando i prezzi delle azioni saranno bassi o convenienti, o quando ci saranno condizioni favorevoli nel settore delle telecomunicazioni.
Gestione graduale: Invece di fare un’operazione unica e costosa adesso, Poste gestisce la sua presenza in TIM passo dopo passo, valutando anno dopo anno se conviene salire ancora di percentuale.
Consolidamento e sinergie potenziali
Certo, dal punto di vista del consolidamento è vero anche che una Tim ancora quotata in Borsa resta, almeno teoricamente, scalabile in caso di Opa ostile. Un’eventualità remota e assolutamente non all’orizzonte, visto il controllo di un socio forte come Poste, ma non esclusa a priori. E’ chiaro invece che una Tim delistata e assorbita in Poste sarebbe immune da rischi del genere.
Per quanto riguarda le sinergie, al di là di quelle annunciate, il mercato attende il dettaglio di quelle potenziali e industriali che le aziende comunicheranno più avanti.
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