Violenza speculativa. Come l’IA ci sta abituando all’orrore

  ICT, Rassegna Stampa
image_pdfimage_print

Viviamo in un mondo inondato da immagini generate dall’intelligenza artificiale, ormai quasi indistinguibili dalla realtà. Le consumiamo come intrattenimento, le liquidiamo come meme o satira. Eppure c’è poco da ridere. Queste immagini sono diventate uno dei piú efficaci strumenti di propaganda del nostro tempo, che tutti – dai capi di stato agli utenti anonimi – possono usare. Sono capaci di convertire fantasie oscene in programmi politici: come la visione della Striscia di Gaza trasformata in un resort turistico di lusso, entrata nel giro di pochi mesi nel dibattito pubblico e poi concretizzata in un piano che non è di pace ma di conquista e deportazione.

Queste immagini sintetiche non sono prodotti neutri, ma il frutto di infrastrutture controllate da un intreccio di potere finanziario, politico e industriale che specula sull’immaginazione del futuro – e persino sulla sua sparizione, se questo può portare a nuovi profitti. Non devono essere archiviate come provocazioni o curiosità estetiche, né banalizzate, ridotte a scherzo o cattivo gusto: sono ormai parte integrante di progetti reazionari, razzisti, dittatoriali, genocidari. Sono armi di una guerra cognitiva che ci coinvolge tutti: plasmano la percezione, orientano il desiderio e preparano la sensibilità collettiva ad accettare quello che fino a ieri era impensabile, e che oggi prende la forma di leggi, politiche pubbliche, pratiche istituzionali, operazioni militari.

Vedere l’orrore nella sua forma anestetizzata e patinata, tradotto in immagini seducenti, lo rende accettabile: che riguardi la guerra, la deportazione o il genocidio. Dobbiamo capire chi progetta l’orizzonte del possibile, a quali sogni è dato di concretizzarsi, quali mondi vengono resi desiderabili e, proprio per questo, reali. Il futuro non è uno scenario remoto: è una partita che si gioca adesso, sotto i nostri occhi, nel campo dove estetica, ideologia e potere convergono. Comprenderlo significa reclamare il diritto di intervenire nell’immaginazione del domani, producendo immagini che non addestrino alla resa, ma schiudano possibilità. Perché la posta in gioco è il mondo che abiteremo.

Donatella Della Ratta è docente di comunicazione presso l’università americana John Cabot, è stata affiliata del Berkman Klein Center for Internet and Society presso l’università di Harvard; è un’accademica, ricercatrice, performer e curatrice italiana, specializzata in studi sui media, tecnologie di rete, intelligenza artificiale generativa e mondo arabo.

The post Violenza speculativa. Come l’IA ci sta abituando all’orrore appeared first on Key4biz.

https://www.key4biz.it/violenza-speculativa-come-lia-ci-sta-abituando-allorrore/590135/