Reti elettriche, von der Leyen (Ue): “Sei volte la nuova capacità rinnovabile attende di essere collegata”

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Rinnovabili, il problema è collegare i nuovi impianti alla rete

La transizione energetica europea ha un collo di bottiglia: la rete elettrica. “L’anno scorso abbiamo installato più di 80 gigawatt di capacità rinnovabile. È un buon risultato. Ma una quantità sei volte superiore è ancora in attesa di essere collegata”, ha dichiarato la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di fronte all’Europarlamento riunito in seduta plenaria a Strasburgo, proponendo di approvare entro fine anno il pacchetto europeo sulle reti, necessario per trasportare l’energia pulita dove serve.

Il dato evidenzia la distanza tra i nuovi impianti di fonti energetiche rinnovabili e la capacità delle infrastrutture di accoglierli. La potenza in attesa di connessione rappresenta un arretrato di progetti. Per trasformare quella capacità in elettricità servono collegamenti, autorizzazioni, investimenti e sistemi di flessibilità. Senza reti adeguate, eolico e fotovoltaico non possono contribuire pienamente alla sicurezza energetica e alla riduzione dei prezzi.

Crisi energetica, gas in aumento del 140% da fine febbraio

La questione è urgente mentre l’Europa affronta una nuova crisi energetica. “Dalla fine di febbraio i prezzi del gas sono aumentati del 140%. Quelli del diesel sono raddoppiati”, ha ricordato von der Leyen nel suo discorso. Le importazioni di combustibili fossili sono costate all’Unione “100 miliardi di euro in più, senza una sola molecola di energia aggiuntiva”. Famiglie e imprese ne stanno già pagando il prezzo, con il rischio di ulteriori rincari durante l’inverno.

Per affrontare l’emergenza, Bruxelles punta su aiuti mirati alle famiglie più vulnerabili e ai settori industriali più esposti, prolungando il quadro temporaneo sugli aiuti di Stato. Sul fronte delle forniture, i Paesi del G7 hanno concordato il rilascio di 100 milioni di barili di diesel e greggio. La Commissione vuole inoltre concedere “un anno di flessibilità agli esportatori sulle regole sul metano, avviare un dialogo sulle raffinerie europee e creare una task force per aggregare la domanda e organizzare acquisti congiunti”.

Sono interventi per contenere la pressione sui prezzi e garantire le forniture, ma non risolvono la dipendenza dai mercati internazionali.

Elettrificazione, obiettivo raddoppiare la quota entro il 2040

La strategia di medio periodo passa dall’elettrificazione: oggi l’elettricità copre meno di un quarto dei consumi finali di energia. Il piano europeo punta a raddoppiarne la quota entro il 2040, con un potenziale risparmio di 260 miliardi di euro l’anno sulle importazioni di combustibili fossili.

I risultati sulle rinnovabili non mancano. Nel 2025, per la prima volta, eolico e solare hanno prodotto più elettricità di tutte le fonti fossili messe insieme. Oggi oltre il 70% dell’elettricità europea arriva da fonti interne a basse emissioni, rinnovabili e nucleare, ma il ritardo delle reti rischia di frenare i progressi. La frenata politica degli ultimi anni sul Green Deal ha inoltre indebolito la spinta e la certezza necessarie per accelerare gli investimenti.

Nucleare e reti: cosa può ridurre la dipendenza dai fossili

La Commissione punta anche sul nucleare, ma le nuove centrali richiedono tempi lunghi: possono contribuire all’autonomia energetica futura, non risolvere la crisi alle porte. Nell’immediato, ridurre la dipendenza dal gas richiede nuove reti elettriche, connessioni più rapide per gli impianti rinnovabili, interconnessioni tra Paesi, sistemi di accumulo e una domanda più flessibile.

Nel prossimo bilancio europeo (la Commissione ha presentato una proposta complessiva di circa 2.000 miliardi di euro, pari a circa l’1,26% del Reddito Nazionale Lordo) Bruxelles propone quindi più risorse per le infrastrutture energetiche e i progetti transfrontalieri. La sfida è trasformare gli obiettivi in cantieri: l’elettrificazione ridurrà davvero l’esposizione agli shock energetici solo quando l’energia pulita prodotta in Europa potrà raggiungere la rete, le imprese e le famiglie.

Energia e bilancio UE al centro del Consiglio europeo

Il discorso di von der Leyen anticipa anche il confronto del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre a Bruxelles, dove la crisi energetica si intreccerà con il tema della competitività.

Italia e Repubblica Ceca chiedono di rivedere il sistema europeo di scambio delle emissioni ETS, mentre tra i leader si discuterà di possibili misure per sostenere l’economia, comprese nuove tasse o forme di debito comune. Sul tavolo ci sarà anche il bilancio UE 2028-2034: la partita riguarda i tagli, le risorse proprie e nuove entrate (dalla digital tax alle criptovalute, dal gioco d’azzardo agli extraprofitti energetici).

Per la Commissione, la posta è finanziare le priorità europee, comprese le infrastrutture energetiche, senza ridurre l’ambizione del bilancio che è necessaria viste le sfide interne ed esterne che l’Unione deve affrontare da qui in poi.

Jorgensen (Ue): “Invece di sovvenzionare i fossili, si potrebbero ridurre le tasse sull’elettricità“

“Questa non sarà l’ultima crisi che affronteremo se non abbandoneremo i combustibili fossili. Il mio messaggio agli Stati membri è molto chiaro: se ritenete necessario sovvenzionare i combustibili fossili per ridurre la pressione su famiglie e imprese, fatelo solo temporaneamente e nel modo piu’ mirato possibile” ha dichiarato oggi il Commissario europeo per l’Energia, Dan Jorgensen, intervenendo alla prima giornata del Made in Italy Summit, l’evento digitale dedicato al brand Italia promosso da Il Sole 24 Ore, Financial Times e Sky TG24.

“Alcuni Stati membri, però, hanno adottato un approccio che consiglio fortemente: invece di ridurre le tasse sui combustibili fossili o sovvenzionarli direttamente, si potrebbero ridurre le tasse sull’elettricità. In questo modo – ha aggiunto il Commissario europeo – si aiutano gli stessi consumatori e, allo stesso tempo, si favorisce l’elettrificazione del sistema energetico, che sarà fondamentale per il futuro“.

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