L’Italia mostra segnali positivi sul fronte del mercato digitale, ma la diffusione delle nuove tecnologie tra le imprese è ancora una sfida tutta da affrontare. A sottolinearlo è Massimo Dal Checco, presidente di Anitec-Assinform, che apre il confronto che si è tenuto nella seconda parte del panel “Indipendenza digitale europea e geopolitica”, durante la 4^ edizione di Digital Innovation Forum – la Cernobbio del Digitale – in corso a Villa Erba, sul lago di Como, dal 14 al 16 ottobre su iniziativa della Fondazione Innovazione Digitale ETS edorganizzata da NOW Italia e da Triumph Group.
L’incontro, moderato dal direttore responsabile di Key4Biz e Cybersecurity Italia Luigi Garofalo, ha analizzato l’andamento del mercato digitale italiano, sottolineando come alcuni settori come cybersicurezza e intelligenza artificiale, nonostante la grande espansione dell’ultimo periodo, si stiano diffondendo in maniera disomogenea. Ad esempio, se nelle grandi imprese il livello di adozione dell’AI si avvicina al 50%, nelle realtà più piccole la percentuale scende al 15-16%. Per Dal Checco è quindi necessario “accelerare l’introduzione di queste tecnologie nelle piccole e medie imprese, aumentando la consapevolezza dei benefici e rafforzando le competenze disponibili”.
L’Italia può contare però su un punto di forza: la conoscenza approfondita dei processi produttivi e organizzativi da parte delle imprese stesse. Anche quando mancano competenze tecnologiche specifiche, questa familiarità con il funzionamento del sistema può agevolare l’applicazione di nuove soluzioni.
Dalla sovranità digitale ai soggetti locali
Nel suo intervento, Diego Ciulli, Head of Government Affairs and Public Policy di Google Italy, ha affrontato il tema della sovranità digitale, mettendo in discussione l’equivalenza tra autonomia tecnologica e nazionalità del fornitore. “Pensare che sovranità sia sinonimo di nazionalità non è corretto”, ha osservato.
Secondo Ciulli, il dibattito pubblico e privato, più che concentrarsi su questioni di nazionalità, dovrebbe focalizzarsi sulle garanzie effettive, sul controllo delle informazioni e sulla capacità di mantenere operativi i servizi anche in situazioni critiche.
Ciulli ha illustrato per esempio le soluzioni che Google mette quotidianamente a disposizione di imprese e pubbliche amministrazioni italiane attraverso collaborazioni con soggetti locali. Nel caso dei servizi cloud destinati alla pubblica amministrazione, ha citato le partnership con aziende italiane e il coinvolgimento del Polo Strategico Nazionale.
Queste collaborazioni, secondo il manager, “possono contribuire a garantire la continuità operativa anche in scenari estremi, consentendo ai partner locali di continuare a gestire i servizi e, se necessario, organizzare la migrazione”.
Google sta inoltre sperimentando modelli in cui la gestione del cloud è affidata interamente ad aziende del Paese interessato. È il caso della Francia, dove Google collabora con Thales, e di un’iniziativa analoga in Germania. Il punto, insiste Ciulli, è valutare i rischi concreti e il livello di controllo sui dati, senza escludere automaticamente una tecnologia in base alla nazionalità del suo produttore.
Ricerca e AI: il problema della manutenzione nel tempo
La sovranità digitale non riguarda soltanto la localizzazione dei dati o il controllo delle infrastrutture. Comprende anche la capacità di sviluppare tecnologie affidabili e prevedere gli effetti nel lungo periodo. È il tema sollevato da Valentina Lenarduzzi, Full Professor alla University of Southern Denmark, che richiama l’attenzione sulla necessità di una collaborazione più stretta tra università, imprese e pubbliche amministrazioni.
Per la ricerca, spiega la docente, è fondamentale disporre di casi d’uso concreti, o use case, attraverso i quali verificare modelli e teorie in situazioni reali. Imprese e amministrazioni pubbliche possono contribuire mettendo a disposizione problemi, dati e contesti applicativi. In questa prospettiva, “un sistema europeo di cloud o di data center federati potrebbe favorire la collaborazione e il trasferimento tecnologico”.
Lenarduzzi ha proposto poi una riflessione sui rischi meno esplorati dell’intelligenza artificiale generativa e dei sistemi basati su agenti. Questi strumenti possono produrre codice e architetture software di elevata qualità, ma resta aperta una questione: quanto saranno manutenibili nel tempo i sistemi realizzati con il loro contributo?
Quando un software generato dall’intelligenza artificiale viene integrato in un’infrastruttura più ampia, non è infatti sempre possibile prevedere tutte le conseguenze dell’operazione. Un’applicazione può funzionare correttamente nel breve periodo, ma gli effetti dell’integrazione su sistemi complessi e su larga scala sono più difficili da anticipare.
Campioni europei, investimenti e competenze
I relatori si sono poi trovati tutti d’accordo su un punto specifico: l’indipendenza digitale assoluta è difficilmente realizzabile, perché le filiere tecnologiche sono globali. L’obiettivo, secondo Dal Checco, è “ridurre le dipendenze più rischiose e rafforzare le capacità strategiche europee”, piuttosto che ricostruire ogni segmento della catena produttiva all’interno del continente.
In alcuni settori, soprattutto quelli legati alla sicurezza nazionale e alla gestione di informazioni particolarmente sensibili, sono necessari progressi verso una maggiore autonomia. Parallelamente, l’Europa deve favorire la nascita di campioni tecnologici in grado di competere sul mercato internazionale. Per raggiungere questo obiettivo servono investimenti, tempo e una strategia industriale condivisa.
Il Cloud and AI Development Act: semplificare le regole
La parte conclusiva dell’incontro è stata dedicata al Cloud and AI Development Act (CADA), l’iniziativa europea volta a rafforzare la sovranità digitale nel settore del cloud. Interpellato da Garofalo, Ciulli ha espresso un giudizio complessivamente positivo sull’obiettivo di definire un quadro europeo, invitando però a evitare che il nuovo intervento si traduca in un ulteriore aumento degli obblighi normativi.
“Non date idee per nuova normativa”, è il suo appello: più che moltiplicare le regole, sostiene, occorre semplificare e valorizzare i sistemi già esistenti. In particolare, Ciulli ha suggerito di tenere conto dei meccanismi di qualificazione dei servizi cloud sviluppati in Italia attraverso AgID e Agenzia per la cybersicurezza nazionale, evitando duplicazioni e nuove procedure per valutare servizi e livelli di rischio già esaminati.
Tre priorità per l’autonomia digitale europea
Nel bilancio conclusivo, i relatori hanno indicato tre direttrici d’intervento. Secondo Lenarduzzi “L’Europa deve investire nella sovranità tecnologica, trasformando la ricerca in innovazione concreta attraverso infrastrutture digitali indipendenti, intelligenza artificiale affidabile e competenze strategiche”. Per Ciulli è fondamentale “non limitare la capacità degli innovatori europei di usare il meglio della tecnologia globale e di allenare i modelli di AI con i dati liberamente accessibili”. Dal Checco ha infine elaborato, in conclusione di panel, un richiamo molto chiaro: “Sbloccare gli investimenti nel digitale per un’Europa competitiva e autonoma”.
The post Sovranità digitale, l’Europa tra autonomia tecnologica e dipendenza dalle filiere globali appeared first on Key4biz.
https://www.key4biz.it/sovranita-digitale-leuropa-tra-autonomia-tecnologica-e-dipendenza-dalle-filiere-globali/591081/


