Cloud europeo, AI e cybersecurity, high performance computing (HPC), data center, AI factory, AI giga factory, tensioni internazionali e guerre ibride sono gli argomenti al centro del panel moderato dal direttore di Key4Biz Luigi Garofalo dal titolo “Indipendenza digitale europea e geopolitica”, alla 4^ edizione di Digital Innovation Forum – la Cernobbio del Digitale – in corso a Villa Erba, sul lago di Como, su iniziativa della Fondazione Innovazione Digitale ETS ed organizzata da NOW Italia e da Triumph Group.

“Le infrastrutture di cui abbiamo parlato stamattina dipendono anche da materie prime di cui oggi c’è carenza, come le terre rare. Oltre alle GPU, anche numerosi componenti dei data center richiedono queste materie prime critiche. La Cina, al momento, dispone di una forte capacità di raffinazione.
Poiché nessun Paese può raggiungere l’autarchia tecnologica, dobbiamo rafforzare i rapporti con i nostri alleati. A differenza di elettrodomestici come frigoriferi e microonde, il digitale è pervasivo. Nelle linee guida dell’Agenzia per l’Italia digitale abbiamo delineato una scala di soluzioni: dal cloud pubblico ai sistemi isolati dalla rete, fino a quelli disconnessi destinati agli usi militari o alla sicurezza nazionale.
Esistono molte gradazioni e, a seconda del caso d’uso, la sovranità significa disporre di una leva di controllo. Pubbliche amministrazioni e imprese devono quindi individuare la propria posizione, dal cloud pubblico ai sistemi disconnessi, e stabilire quale livello di controllo adottare, tenendo conto delle competenze, delle risorse e degli altri fattori rilevanti.
la via italiana è sfruttare il grande potenziale del risparmio privato, dei fondi previdenziali e del capitalismo familiare, non siamo in grado di ipotizzare il grado di decentramento dei data center ma il lavoro che le imprese stanno facendo è utile a prescindere, è importante che il risparmio privato avesse garanzie utili ad investire in progetti concreti. Dobbiamo crescere in termini di capacità computazionale agevolando gli operatori e incoraggiandone altri per sfruttare il grande potenziale di cui disponiamo”, ha dichiarato Mario Nobile, Direttore Generale, Agenzia per l’Italia Digitale.

L’intelligenza artificiale pone più di una sfida, ha spiegato Teodoro Lio, Amministratore Delegato di Accenture Italia: “Dobbiamo governare un’intera filiera, dalla capacità computazionale ai modelli, fino alle applicazioni e alle decisioni prese dagli agenti. Si passa dai dati alla conoscenza, poi alle applicazioni verticali e, infine, a sistemi che possono prendere decisioni. La sfida è trovare una soluzione adatta alle esigenze di ciascun caso d’uso e capire quale livello di controllo vogliamo esercitare lungo tutta la filiera, anche nella scelta dei modelli: grandi o piccoli, verticali o open weight. Servono inoltre competenze adeguate per governare queste tecnologie”.
“Da una parte dobbiamo preservare il patrimonio di informazioni e conoscenze costruito dalle filiere italiane e portarlo nell’intelligenza artificiale, mantenendo il controllo e la proprietà di questo patrimonio. Dall’altra dobbiamo ragionare in modo pragmatico: per le terre rare e i chip, colmare il divario richiederebbe decenni, e pensare all’autarchia sarebbe irrealistico. Ma nei servizi e nella governance possiamo fare la differenza: avere nel Paese persone capaci di gestire queste tecnologie è fondamentale, oggi e in futuro. Dobbiamo mobilitare investimenti e capitali – ha proseguito Lio – consapevoli che altri attori, innanzitutto Stati Uniti e Cina, ma in parte anche i Paesi arabi, hanno già investito molto. Non partiamo da zero, dobbiamo capire dove giocare in difesa e dove, invece, possiamo attaccare.
È necessario colmare il divario nella capacità di calcolo, per non restare deboli e tagliati fuori dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, di cui vediamo già la portata. Ma dobbiamo anche decidere dove vogliamo essere competitivi. Il percorso indicato dalla presidente Meloni mi sembra centrato: individuare una via italiana che faccia leva sui nostri punti di forza, senza inseguire lo sviluppo di un modello di frontiera alternativo a quelli della Silicon Valley. Oggi non è questa la partita. I modelli stanno diventando sempre più una commodity e il vantaggio offerto da ogni nuova versione tende a ridursi”.
“C’è però molto da fare valorizzando le competenze del sistema Paese, la capacità ingegneristica, le nostre industrie e le filiere. Possiamo partire dal patrimonio di conoscenze che si costruisce sopra i dati e sviluppare un’intelligenza artificiale verticale, specialistica e mirata, anche attraverso modelli basati su grafi. L’obiettivo è mantenere il controllo sui dati e creare soluzioni che rafforzino i nostri punti di forza, aumentino la produttività e la capacità di esportare e competere, generando crescita. In futuro, la sfida sarà quella dell’intelligenza artificiale applicata al mondo fisico: il prossimo passo sarà portare l’AI fuori dallo schermo – ha precisato il CEO di Accenture Italia – perché possa aiutarci a controllare e gestire attività nel mondo reale. Lo vediamo già con i robot e gli umanoidi, ma le applicazioni possibili sono molte altre. Sono sfide ancora aperte. Possiamo affrontarle facendo leva sulla manifattura e sulle competenze industriali italiane. Se uniamo questi punti di forza alla capacità digitale, credo ci sia spazio per una via italiana ed europea”.

Nicola Mangia, Amministratore Delegato di DXC Technology Italia, ha provato a fare qualche esempio concreto di come si possa contribuire alla trasformazione digitale del settore pubblico, valorizzando anche il lavoro delle persone: “Trentacinque anni fa iniziava l’avventura dell’open source. Noi ci abbiamo creduto fin dall’inizio e, in quegli anni, abbiamo cominciato a costruire i primi strumenti per la cittadinanza digitale: i primi portali e servizi online. Da anni lavoriamo anche nel mondo della scuola, sviluppando applicazioni e servizi. In quel momento erano asset strategici, la prima frontiera dei servizi digitali. Abbiamo continuato su questa strada. In Italia, nel nostro centro Digital Factory di Bari, lavorano giovani di grande talento. Qui abbiamo sviluppato, per esempio, livelli tecnologici che permettono alla pubblica amministrazione di non dipendere da un solo cloud provider. L’obiettivo è integrare i data center italiani con i servizi cloud e costruire una governance comune. Con l’arrivo del Polo Strategico Nazionale, questo percorso ha acquistato ulteriore impulso.
Tutto questo richiama la centralità della cittadinanza digitale. Per noi la sovranità si costruisce in modo ecosistemico: coinvolgendo le piccole e medie imprese italiane, il mondo accademico e le istituzioni, e creando insieme valore e innovazione. Spesso noi italiani non ci consideriamo all’altezza. Eppure, grazie alla pubblica amministrazione, abbiamo potuto sviluppare asset e competenze sovrane che oggi possono diventare un patrimonio per l’Europa e anche per altri Paesi. La dimensione internazionale della nostra azienda ci permette di lavorare in questa direzione”.
“Il nostro obiettivo è favorire il trasferimento tecnologico. Come ha ricordato il senatore Butti, non valorizziamo abbastanza le tecnologie che sviluppiamo in Italia. Vogliamo contribuire a cambiare questa situazione, con un approccio sovrano e risultati concreti per i cittadini. A mio avviso, non dobbiamo perdere di vista la valorizzazione del sistema. Anche sul fronte della sovranità – ha sottolineato Mangia – stiamo facendo passi importanti, in termini di attrattività, specializzazione e possibilità di trasferire alcuni modelli in contesti più ampi.
Che cosa può fare la differenza? Creare un hub capace di tenere insieme tutto questo e valorizzare le competenze che nascono nelle università italiane. I risultati si vedono anche nelle classifiche: sempre più atenei italiani si avvicinano alle prime dieci posizioni, mentre fino a pochi anni fa erano più indietro.
Anche le piccole e medie imprese italiane stanno dando un contributo importante. La nostra idea è creare un modo di far lavorare insieme il mondo accademico e le PMI, con un ruolo centrale per i giovani. Non si tratta di un comitato, ma di un modello di collaborazione.
Serve anche un approccio multidisciplinare: l’intelligenza artificiale non è una materia riservata ai tecnici. Stiamo assumendo giovani con competenze in economia, filosofia e sociologia, perché possano contribuire al lavoro. Oggi questi hub possono diventare interessanti anche a livello europeo: siamo nelle condizioni per farlo”.

Riguardo ai servizi erogati dai cloud service provider, ha spiegato Lucia Fioravanti, Chief Corporate Affairs Officer del Polo Strategico Nazionale, “il loro coinvolgimento si è reso necessario anche per garantire continuità rispetto alle tecnologie già presenti nella pubblica amministrazione. Questo, però, non comporta una rinuncia alla sovranità: i servizi dei provider inclusi nel portafoglio del Polo Strategico Nazionale devono rispettare requisiti di sicurezza e vengono erogati all’interno dei nostri data center. Questa articolazione del portafoglio offre alla pubblica amministrazione l’opportunità di accedere all’innovazione proposta da operatori tecnologici di primo piano, mantenendo al tempo stesso il controllo dei dati. La sovranità, infatti, si concretizza nella gestione e nel controllo del dato”.
Il Polo offre inoltre alla pubblica amministrazione un modello di governance istituzionale e normativa della sovranità, ha proseguito Fioravanti, articolato su diversi pilastri: “Il primo è la sovranità infrastrutturale: quattro data center sul territorio nazionale, affiancati da region cloud con requisiti di sicurezza e sovranità. Il secondo pilastro è la sovranità operativa: significa governare e controllare i dati attraverso procedure adeguate, personale qualificato e accessi regolamentati. Con l’evoluzione delle soluzioni aperte e interoperabili resta una grande sfida: garantire lo stesso livello di sovranità e sicurezza richiesto per l’accesso e la condivisione dei dati. Non è un risultato scontato. Ci stiamo orientando verso soluzioni che conosciamo meno e che, in molti casi, sono ancora in fase di sperimentazione nei laboratori.
Questo tema mi porta al punto centrale della questione. Lo scenario è anche geopolitico e oggi il mercato è caratterizzato da forti concentrazioni. Finché le tecnologie sviluppate nei laboratori non saranno diventate soluzioni industriali, dovremo prestare attenzione alla sostenibilità economica e finanziaria di questo sviluppo. La questione riguarda sia chi fornisce i servizi sia i clienti”.
“Per i fornitori, i costi delle infrastrutture stanno crescendo rapidamente. La concentrazione del mercato favorisce modelli di prezzo più vicini all’oligopolio che a una reale concorrenza. Per attenuare questo fenomeno servono soluzioni che escano dai laboratori e arrivino all’industria, ampliando il quadro competitivo. C’è poi il punto di vista delle pubbliche amministrazioni. Grazie ai fondi del PNRR, la PA ha potuto portare avanti la trasformazione digitale e noi abbiamo contribuito al raggiungimento di alcune delle tappe più importanti. Ma amministrazioni centrali e locali avranno bisogno di nuove risorse per proseguire questo percorso. È un tema da affrontare, sul quale il Polo Strategico Nazionale può offrire un contributo importante, anche per favorire l’integrazione”, ha precisato Fioravanti.

“È evidente che dobbiamo usare queste tecnologie, non possiamo pensare di raggiungere l’indipendenza digitale rinunciando alle migliori soluzioni disponibili. Parlo soprattutto dal punto di vista infrastrutturale. Per spiegare che cosa intendo, partirei da quattro dimensioni. La prima riguarda le infrastrutture hardware. Le scarpe sono mie: le possiedo e devo poterle proteggere. La seconda è l’innovazione, cioè il software. Non basta avere delle ‘scarpe’ dobbiamo poterci lavorare e continuare a innovarle, perché la tecnologia evolve continuamente. La terza dimensione è quella delle competenze. Sono nipote di un calzolaio, un mestiere che oggi è diventato raro. Ricordo mio nonno mentre riparava e ricostruiva le scarpe. È un’immagine che aiuta a capire perché dobbiamo saper intervenire sulle tecnologie e continuare a svilupparle. La quarta dimensione è quella delle regole: queste scarpe devono rispettare la normativa europea e quella italiana. È qui che le aziende italiane ed europee possono dare un contributo importante all’indipendenza digitale. Per riuscirci servono controllo e governance. Dobbiamo progettare, costruire e gestire queste tecnologie insieme a imprese italiane ed europee”, ha affermato Giorgio Girelli, CEO di Core Stack.
“Credo che l’indipendenza digitale, anche sul fronte delle infrastrutture, consista soprattutto nella libertà di scegliere. L’Italia ha la capacità e la forza di scegliere e decidere – ha precisato Girelli – abbiamo bisogno di potenza di calcolo, ma possiamo anche progettare le infrastrutture tenendo conto dei territori e dando loro un contributo sociale, che vada oltre la sola realizzazione dei data center. In sintesi, gli elementi su cui possiamo puntare sono la libertà di scelta, la sostenibilità e la governance, facendo ricorso anche alle tecnologie disponibili. Abbiamo due grandi limiti da affrontare. Il primo è la mancanza delle infrastrutture necessarie a garantire la capacità di calcolo di cui abbiamo bisogno, a partire dal 5G. Il secondo è il rischio di parlare di indipendenza digitale senza disporre delle infrastrutture e dell’energia necessarie. Senza queste basi possiamo costruire una casetta, ma non il palazzo che ci serve”.
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