Una rosa per ogni donna offesa

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Come anticipato nel precedente articolo, “il taccuino ufficio stampa” che in teoria dovrebbe vantare la collaborazione di 37 persone, sembra aver perso collaboratori per strada.

Ormai la vicenda riguarda tutta la community di Bookblogger e Bookinfluencer che, esprimendo piena solidarietà a Daisy e facendo fronte comune, sta approfondendo, cercando e portando a galla tutto ciò che riguarda l’ufficio stampa fautore del tweet sessista.

Come già scritto, la vicenda ormai non ruota più solo intorno al post, sessista, discriminante, offensivo, di cattivo gusto e indegno, no, ora la faccenda riguarda l’intera struttura dell’ufficio stampa che pare stia collassando su se stessa.

Prima anomalia: il sito web non risultava essere a norma (da stamani non è più in rete) l’ufficio stampa parrebbe esser  mancante di partita iva. Discutibili le inesistenti norme sulle privacy e, dei 37 collaboratori che l’ufficio stampa vanta, già tre si sono pubblicamente dissociati dall’ufficio affermando di non collaborare più con loro da mesi ma di esser ancora presenti sul loro sito.

Tuttavia, la situazione si è aggravata. Il direttore dell’ufficio stampa, tale Francesco Lavorino, ha pubblicato ieri sera un video sul suo canale IG TV scusandosi con Daisy e con tutte le donne che si sono sentite offese:

sono disposto ad inviarvi una rosa a mie spese se mi scrivete e mi lasciate l’indirizzo.

Questo ha solo aggravato la posizione già traballante della struttura.

La linea sottile che divide la galanteria dal sessismo è sempre più sottile. Nella dichiarazione (che poi da un ufficio stampa ci si aspetterebbe una conferenza stampa ma vabbè) il Sign. Lavorino ha inoltre svelato il mistero dichiarando che l’autore del post è una donna che ha perso da qualche giorno un figlio di dieci anni.

La cosa che lascia spazio a enormi dubbi, però, è il tono utilizzato da chi ha pubblicato il tweet e prima ancora i commenti. Difatti, pare sia  lo stesso utilizzato nelle mail e nei commenti che potete leggere di seguito:

Leggendo il post, verrebbe da porsi una domanda: le donne arrabbiate comunicano così? A me non pare, ci sono aggettivi e termini che una donna difficilmente utilizza per definire il proprio apparato riproduttore e poi, guardando il video, mi pongo anche qualche altra domanda: perché lo schermo non o guardi mai Sign. Frank? Capisco che la Val d’Aosta sia bellissima, ma almeno chiedere scusa guardando in faccia!

Intanto, come anticipato, l’autrice del libro e la blogger non nutrono nessun tipo di astio l’una nei confronti dell’altra, hanno chiarito la loro posizione personale e professionale con estrema eleganza.

Per fortuna, dove il sessismo impazza, emerge sempre un po’ di sana solidarietà femminile.

Nello svolgersi della vicenda è importante dare spazio a tutte le parti in gioco, e dato che ritengo il confronto sempre utile e costruttivo, sarei ben lieta di ascoltare il Sign. Frank e parlare direttamente con lui della faccenda.

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