Bug nelle VPN SonicWall: 800.000 dispositivi a rischio

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La vulnerabilità consente di mandare in crash i firewall con estrema facilità. Basta conoscere l’indirizzo IP a cui è assegnata l’appliance.

Da una ricerca su Shodan, le VPN potenzialmente vulnerabili risultano essere 800.000. Si tratta dei modelli SonicWall Network Security Appliance, utilizzati come firewall e filtri VPN a livello aziendale.

Il bug che preoccupa gli esperti (CVE-2020-5135) è stato individuato dalla società di sicurezza Tripwire VERT, che ha segnalato la falla di sicurezza in un post pubblicato sul blog ufficiale dell’azienda.

Come si legge nel report redatto da Craig Young, il problema si annida in SonicOS, il sistema operativo che gestisce i dispositivi SonicWall.

A rendere problematica la presenza della vulnerabilità contribuisce il fatto che, secondo i ricercatori, questa potrebbe essere sfruttata con estrema facilità, al punto che un “attaccante privo di particolari capacità” potrebbe bloccarne il funzionamento. Un bel guaio, visto che stiamo parlando di un componente cui è demandato il compito di proteggere il traffico di rete.

SonicWall

Non è escluso, però, che il bug possa essere sfruttato anche per attacchi più complessi (e pericolosi) che portino all’esecuzione di codice in remoto e, di conseguenza, a una completa compromissione del dispositivo.

La facilità nel portare l’attacco è dovuta al fatto che l’anello debole su cui fa leva è SSLVPN, un componente che è esposto su Internet. In altre parole, per raggiungerlo un pirata informatico non dovrebbe superare alcun ostacolo: basta conoscere l’indirizzo IP a cui è raggiungibile.

La vulnerabilità, cui è stato assegnato un punteggio di criticità di 9.4 punti su 10, è stata corretta con le nuove versioni del sistema operativo SoincOS.

Si tratta, nel dettaglio, delle versioni:

  • SonicOS 6.5.4.7-83n
  • SonicOS 6.5.1.12-1n
  • SonicOS 6.0.5.3-94o
  • SonicOS 6.5.4.v-21s-987
  • SonicOS 7 7.0.0.0-2

Il suggerimento, naturalmente, è quello di aggiornare immediatamente. Secondo i ricercatori, infatti, sarà presto disponibile un Proof of Concept (PoC) che potrebbe essere utilizzato per portare i primi attacchi.

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