AI, la sovranità non è ancora un principio guida per le imprese europee. Il report
La sovranità digitale sta diventando una scelta architetturale, oltre che normativa. Per il 55% delle organizzazioni i requisiti di sovranità e regolamentazione aumenteranno la complessità delle architetture di rete.
Il dato esprime una tensione concreta: le imprese devono modernizzare sistemi e infrastrutture per adottare l’intelligenza artificiale (AI), ma devono farlo garantendo al tempo stesso controllo sui dati, conformità alle regole e maggiore autonomia tecnologica.
In Europa, dove queste esigenze sono particolarmente sentite nel mondo imprenditoriale, il 62% delle organizzazioni prevede di aumentare nei prossimi dodici mesi l’utilizzo di soluzioni cloud progettate per offrire più controllo sulla gestione e sulla localizzazione dei dati. A livello globale, il 63% prevede un maggiore ricorso al cloud sovrano.
La direzione è chiara, ma la sovranità non è ancora un principio guida per la maggioranza delle aziende. Il 65% affronta il tema in chiave di conformità normativa o in modo selettivo. Nel dettaglio, il 37% lo considera soprattutto quando intervengono requisiti esterni, il 25% principalmente dal punto di vista della compliance e soltanto il 6% basa la propria strategia di trasformazione su principi di sovranità.
Sovranità per le imprese non è un criterio su cui basare il design dell’intera infrastruttura digitale
La distanza tra l’intenzione di usare più cloud sovrano e la sua integrazione nella strategia aziendale suggerisce che, per molte organizzazioni, il tema sia ancora una risposta a vincoli e obblighi, più che un criterio con cui progettare l’intera infrastruttura.
Questa impostazione può rendere più difficile governare ambienti distribuiti tra cloud pubblici, privati e servizi di fornitori diversi. Più requisiti di localizzazione e controllo possono significare architetture più articolate, con nuovi vincoli per lo scambio dei dati e l’integrazione delle applicazioni.
La sovranità può rafforzare il controllo e la resilienza, ma richiede investimenti, competenze e una visione complessiva: se affrontata progetto per progetto, rischia di aggiungere complessità senza risolvere le dipendenze tecnologiche.
AI prioritaria, ma la modernizzazione resta indietro per il 49% delle imprese europee
La pressione per innovare cresce proprio mentre le imprese faticano a trasformare i sistemi che dovrebbero sostenere l’AI. Il 48% delle organizzazioni a livello globale è in ritardo sui propri piani di modernizzazione; in Europa la quota sale al 49%. Inoltre, secondo quanto riportato dal Modernization Report di Kyndryl, basato su un’indagine condotta tra 2.000 leader aziendali e tecnologici in cinque continenti e 12 settori, il 98% ha rinviato almeno un progetto, con ricadute su innovazione, costi e sicurezza.
L’intelligenza artificiale è ormai una delle ragioni principali per intervenire su infrastrutture e applicazioni: la indica il 34% delle organizzazioni a livello globale e il 37% in Europa. Ma la spinta dell’AI si scontra con ostacoli strutturali: sistemi legacy difficili da sostituire, costi di trasformazione e carenza di competenze specialistiche. Sono fattori che rallentano i programmi e rendono più arduo passare dalla sperimentazione alla produzione.
Quasi un’impresa su 4 in Europa sta testando agenti AI
L’AI agentica, capace di pianificare ed eseguire attività, può contribuire ad accelerare alcuni passaggi. A livello globale, il 10% delle organizzazioni la usa già in produzione per la modernizzazione, per esempio nella mappatura delle dipendenze applicative, nella conversione del codice e nella documentazione. Tra i primi ad adottare questa soluzione, il 67% è in linea o in anticipo sui piani, contro il 51% delle altre organizzazioni. In Europa, il 23% sta svolgendo progetti pilota e il 9% ha già portato questi strumenti in produzione.
Il divario tra priorità dichiarata e capacità di esecuzione resta quindi ampio. L’AI è un incentivo alla modernizzazione, ma non la sostituisce: senza infrastrutture aggiornate, competenze e regole chiare per governare dati e sistemi, rischia di aggiungere un ulteriore livello di complessità. La sfida per le imprese europee è tenere insieme innovazione e sovranità, trasformando i vincoli normativi in criteri di progettazione fin dall’inizio.
Il futuro si costruisce quando si è padroni dei mezzi
La sovranità digitale è centrale per il futuro dell’Unione perché riguarda la capacità di controllare infrastrutture, dati e tecnologie da cui dipendono servizi pubblici e attività economiche. Nell’intelligenza artificiale questo obiettivo investe l’intera filiera: dalla disponibilità di capacità di calcolo e cloud alla gestione dei dati e allo sviluppo dei modelli.
Nonostante i dati riportati dall’indagine, è inevitabile che rafforzare il controllo europeo su questi elementi contribuisce alla sicurezza, riduce l’esposizione a dipendenze esterne e offre alle imprese condizioni più stabili per innovare, proteggere il proprio patrimonio informativo e competere sui mercati globali.
La sovranità, quindi, non è soltanto una questione di conformità e di costi: è una leva di resilienza e competitività per l’economia europea, è un elemento irrinunciabile per il futuro stesso del mercato europeo.
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