AI, droni, missili ipersonici e armi spaziali: USA, Cina, Russia e Europa spendono 2 trilioni di dollari per la nuova guerra

  ICT, Rassegna Stampa
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La nuova corsa agli armamenti è già iniziata: l’intelligenza artificiale diventa la vera arma del XXI secolo

La Guerra Fredda appartiene ormai ai libri di storia. Non esistono più due soli blocchi contrapposti impegnati nella corsa agli arsenali nucleari. Oggi il confronto è molto più complesso, coinvolge più potenze e soprattutto si combatte sul terreno delle tecnologie più avanzate.

L’obiettivo non è semplicemente costruire più carri armati o più caccia da combattimento, che pure è nell’agenda dei ministri della Difesa di mezzo mondo. La sfida maggiore è conquistare il primato nell’intelligenza artificiale (AI), nei droni autonomi, nelle armi ipersoniche, nella guerra elettronica, nello Spazio e nei sistemi in grado di prendere decisioni in tempi impossibili per un essere umano.

Secondo le stime riportate da Bloomberg, gli investimenti complessivi delle principali potenze superano ormai i 2.000 miliardi di dollari, distribuiti tra Stati Uniti, Cina, Europa e Russia. Una cifra che richiama inevitabilmente le grandi corse agli armamenti del Novecento, ma con una differenza fondamentale: oggi nessuno sa ancora quale tecnologia cambierà davvero il modo di combattere. L’unica certezza è che arrivare secondi potrebbe avere conseguenze strategiche enormi.

Temi che saranno sul tavolo del vertice della NATO ad Ankara (7-8 luglio), che si occuperà di sicurezza euro-atlantica, tra cui il sostegno all’Ucraina nella guerra con la Russia, il nuovo equilibrio tra Stati Uniti ed Europa, il rafforzamento del Fianco Sud, la produzione industriale della Difesa, con la spinosa questione dell’aumento della spesa al 5% del PIL entro il 2035 da parte dei Paesi partner dell’Alleanza.

Una corsa agli armamenti “multidimensionale”

Una corsa agli armamenti è in qualche modo già in corso, anche se non l’abbiamo ancora chiamata così. È una corsa multidimensionale”, spiega Celeste Wallander, ex Assistant Secretary of Defense degli Stati Uniti. Per le grandi potenze, osserva Wallander, la vera domanda è capire “su quali tecnologie concentrare gli investimenti”.

Non si tratta infatti soltanto di costruire armi più potenti, ma di integrare capacità completamente nuove: algoritmi di intelligenza artificiale, sensori spaziali, sistemi autonomi, capacità di colpire bersagli a migliaia di chilometri di distanza e strumenti per negare all’avversario l’utilizzo dello Spazio. Un dominio quest’ultimo che, assieme a quello subacqueo, sta attirando sempre di più l’attenzione di Governi e grandi gruppi privati, per il valore strategico che rappresenterà nell’immediato futuro.

Gli Stati Uniti investono 1.500 miliardi e dopo l’AI la frontiera degli armamenti indispensabili si sposta sui dispositivi ipersonici

Washington resta il principale protagonista. L’amministrazione del presidente Donald Trump punta a destinare 1.500 miliardi di dollari alla Difesa nel prossimo bilancio federale. Una parte crescente di queste risorse è destinata all’intelligenza artificiale.

Gli Stati Uniti hanno già impiegato l’AI in operazioni militari durante la campagna contro l’Iran, utilizzandola per supportare la pianificazione delle missioni. Una scelta che ha aperto anche un confronto tra il Pentagono e Anthropic, una delle aziende leader mondiali nell’intelligenza artificiale, sull’impiego delle proprie tecnologie in ambito bellico.

L’obiettivo americano è arrivare a sistemi capaci di collegare automaticamente satelliti, radar e missili intercettori, lasciando che sia l’intelligenza artificiale a decidere, in pochi secondi, come rispondere a un attacco. Secondo Todd Harrison, dell’American Enterprise Institute, questo diventa indispensabile soprattutto contro i nuovi missili ipersonici, le cui traiettorie sono molto meno prevedibili rispetto ai tradizionali missili balistici.

Sul fronte delle armi ipersoniche, però, Washington è ancora in ritardo. Il missile Dark Eagle, sviluppato da Lockheed Martin, rappresenta il primo sistema ipersonico statunitense, ma il Pentagono ha dichiarato che non disporrà di dati sufficienti per valutarne l’efficacia operativa prima del prossimo anno. Anche il Government Accountability Office ha evidenziato problemi produttivi.

Washington al lavoro sul Golde Dome

Parallelamente gli Stati Uniti stanno investendo decine di miliardi nel progetto Golden Dome, il gigantesco sistema di difesa antimissile voluto da Trump. Secondo Bloomberg e il Congressional Budget Office il programma potrebbe superare 1.000 miliardi di dollari.

Il progetto punta a realizzare una rete composta anche da intercettori spaziali, una tecnologia mai sperimentata su larga scala, coinvolgendo colossi come Lockheed Martin, Boeing, RTX, Anduril Industries e molte altre aziende.

Stiamo vivendo un momento di trasformazione straordinaria della guerra”, afferma il senatore democratico Jack Reed, presidente della Commissione Forze Armate del Senato, “l’intelligenza artificiale e l’autonomia stanno cambiando tutto”.

La Cina punta sull’integrazione tra Stato e imprese

Pechino rappresenta probabilmente il concorrente più temibile. Il bilancio ufficiale della Difesa supera i 400 miliardi di dollari, ma diverse stime occidentali ritengono che la spesa reale possa arrivare fino a 500 miliardi, considerando anche gli investimenti non dichiarati. Nel 2025 il budget crescerà del 7%, il ritmo più lento dal 2022.

La strategia cinese è quella della cosiddetta fusione civile-militare, che integra università, aziende private e grandi gruppi pubblici nello sviluppo delle nuove tecnologie. L’analisi di Bloomberg mostra come l’ecosistema missilistico cinese coinvolga imprese statali e società civili che producono componenti sofisticati: metalli stampati in 3D, sensori a infrarossi, computer embedded e materiali stealth.

Grande attenzione, neanche a dirlo, è dedicata anche all’intelligenza artificiale. Almeno sette laboratori universitari che collaborano con l’Esercito Popolare di Liberazione hanno cercato di procurarsi i più avanzati chip AI di Nvidia. La Cina è inoltre diventata leader mondiale nella produzione di diamanti sintetici, utilizzati per raffreddare i processori più potenti.

Per James Char, docente della Nanyang Technological University, “l’Esercito Popolare continuerà a dare priorità ai sistemi missilistici per la loro capacità di colpire con precisione a lunga distanza. Le salve di missili saranno affiancate da operazioni spaziali, cyber ed elettroniche per interrompere le operazioni del nemico”.

Tra le armi più avanzate figurano i missili ipersonici DF-17, DF-27, YJ-17 e YJ-21, prodotti dalla China Aerospace Science and Industry Corporation.

La Russia punta sui missili ipersonici e sa che non potrà competere con USA e Cina (e forse con l’Europa)

Nonostante il peso economico della guerra in Ucraina, Mosca continua a investire pesantemente. Tra il 2022 e il 2025 la spesa militare è triplicata, raggiungendo 13.600 miliardi di rubli, pari a circa 176 miliardi di dollari. Vladimir Putin ha chiesto lo sviluppo di nuovi sistemi convenzionali e nucleari, ponendo particolare attenzione alle tecnologie spaziali e all’intelligenza artificiale.

Secondo Henry Boyd, senior fellow dell’International Institute for Strategic Studies, a Mosca esiste la consapevolezza che Stati Uniti e Cina dispongano di tecnologie complessivamente superiori. Per questo il Cremlino ha investito soprattutto in sistemi capaci di aggirare le difese occidentali.

Tra questi figurano il missile da crociera a propulsione nucleare Burevestnik, il drone sottomarino nucleare Poseidon e soprattutto il missile ipersonico Kh-47M2 Kinzhal, prodotto da Rostec tramite NPK KBM, che Mosca sostiene possa raggiungere velocità pari a dieci volte quella del suono.

Insieme al missile da crociera Zircon, rappresenta l’unico sistema ipersonico finora impiegato realmente in combattimento. Sul fronte spaziale, invece, la Russia dispone del missile anti-satellite A-235, lanciato da terra. Secondo Boyd, “la Russia è più incline a diventare uno ‘spoiler’ nello Spazio. Se non può sfruttarlo quanto gli altri, trae maggior vantaggio dal negarlo a tutti”,

Anche l’Europa accelera la spesa nelle tecnologie di guerra

Singolarmente nessun Paese europeo può competere con Stati Uniti o Cina. Nel complesso, però, il continente europeo investirà nel 2025 circa 600 miliardi di dollari nella Difesa. Secondo l’International Institute for Strategic Studies, la spesa europea aumenterà del 9%.

Gli investimenti NATO mostrano già un’accelerazione significativa. Le spese per l’artiglieria sono cresciute del 570%, passando da 2,9 a 19,4 miliardi di dollari. Quelle per la difesa aerea terrestre sono aumentate del 525%, da 7,2 a 45 miliardi.

Secondo Tom Waldwyn, ricercatore dell’IISS, l’attenzione si sta spostando progressivamente verso droni, sistemi autonomi e intelligenza artificiale.

Il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius ha spiegato che Bruxelles sta concentrando gli sforzi su capacità oggi mancanti, soprattutto considerando la dipendenza europea dagli Stati Uniti nelle infrastrutture spaziali. Tra i programmi simbolo c’è IRIS², la costellazione europea di piccoli satelliti destinata a realizzare entro il 2030 una rete sicura di comunicazioni.
Gli annunci degli ultimi giorni da parte della Vicepresidente esecutiva per la Sovranità Digitale, Henna Virkkunen, e dello stesso Kubilius, fanno quasi sorridere per l’entità della spesa: poco più di 325 milioni di euro per 5 progetti su droni e sistemi di contro-droni, difesa marittima e dei fondali marini, Spazio, difesa aerea e missilistica.

Per Rupert Pearce, direttore nazionale degli armamenti del Ministero della Difesa britannico, il vantaggio europeo potrebbe risiedere proprio nella quantità di dati disponibili: “I nostri algoritmi individueranno schemi ricorrenti e saremo in grado di determinare risposte più rapide, efficaci e precise grazie al vantaggio rappresentato dai dati”.

Lo Spazio diventa un nuovo campo di battaglia

Una delle novità più rilevanti riguarda proprio lo Spazio. I satelliti, fondamentali per telecomunicazioni, navigazione GPS, osservazione terrestre e guida dei missili, stanno diventando obiettivi militari. Tutte le principali potenze stanno sviluppando capacità anti-satellite.

La Russia dispone del sistema A-235. La Cina ha testato il missile Dong Neng-2, che sarebbe in grado di colpire obiettivi in orbita geostazionaria, oltre 35.000 chilometri dalla Terra. Gli Stati Uniti stanno invece studiando sistemi spaziali difensivi nell’ambito del progetto Golden Dome.

Distruggere o accecare i satelliti di un avversario significherebbe interrompere comunicazioni, navigazione, ricognizione e capacità di comando, paralizzando le operazioni militari. Lo spazio, dunque, non è più soltanto un’infrastruttura civile, ma sta diventando un vero teatro di guerra.

Il ruolo decisivo delle imprese private

Se durante la Guerra Fredda il predominio apparteneva quasi esclusivamente agli Stati, oggi il settore privato è uno dei protagonisti principali. Negli Stati Uniti operano giganti come Lockheed Martin, Boeing, RTX e nuove aziende tecnologiche come Anduril.

In Cina, la strategia della fusione civile-militare coinvolge imprese private altamente innovative insieme ai grandi gruppi pubblici. Le università, i laboratori di ricerca e le aziende produttrici di semiconduttori, materiali avanzati e software di intelligenza artificiale sono ormai parte integrante dello sviluppo delle capacità militari.

La superiorità tecnologica non dipende più soltanto dagli eserciti, ma dall’intero ecosistema industriale e scientifico di un Paese.

Oltre il nucleare, la nuova deterrenza dell’AI

Il mondo continua a convivere con circa 9 potenze nucleari. Russia e Stati Uniti possiedono ancora il maggiore arsenale, con circa 8.000 testate nucleari dispiegate tra missili, bombe e sottomarini. Ma la vera tecnologia destinata a ridefinire gli equilibri potrebbe essere l’intelligenza artificiale.

Non perché possa provocare distruzioni paragonabili a quelle delle armi nucleari, ma perché promette un vantaggio decisivo nella velocità delle decisioni, nella capacità di prevedere le mosse dell’avversario e nel coordinamento simultaneo di missili, droni, satelliti e sistemi di difesa.

È questa la nuova frontiera della deterrenza. Quella che sta prendendo forma oggi si gioca sulla supremazia algoritmica, sull’autonomia delle macchine e sul controllo dello Spazio. Chi riuscirà a conquistare la leadership in queste tecnologie potrebbe determinare gli equilibri strategici dei prossimi decenni, senza necessariamente sparare il primo colpo.

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