AI, gli investitori dell’Eurozona preferiscono le aziende tech USA a quelle Ue

  ICT, Rassegna Stampa
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L’intelligenza artificiale (AI) può cambiare il modo in cui le imprese producono, investono e competono. Ma la capacità di coglierne i benefici dipende anche da dove arrivano i finanziamenti e da quanto facilmente le aziende riescono a crescere. È il quadro che emerge dall’analisi di Ana Sofia Cianfarani, Paola Di Casola, José Ramos e Dennis Zander, pubblicata sul blog della Banca centrale europea (Bce): nell’area euro l’attività legata all’AI avanza, ma il divario con gli Stati Uniti resta evidente nell’accesso ai capitali e nella risposta degli investimenti.

L’AI si adotta e si sviluppa, costi e rischi diversi

Le imprese possono usare strumenti di AI già disponibili sul mercato per migliorare le attività, oppure sviluppare nuovi modelli e applicazioni. Sono percorsi diversi: adottare l’AI richiede investimenti in software, dati e competenze; svilupparla comporta costi e rischi maggiori, per la ricerca, la capacità di calcolo e il personale specializzato.

Tra il 2023 e il 2025, si legge nello studio, la quota di imprese dell’area euro che utilizzava almeno una tecnologia di AI è più che raddoppiata. L’adozione e lo sviluppo, tuttavia, si concentrano in modo diseguale tra i settori. Media, telecomunicazioni e servizi informatici sono attivi su entrambi i fronti; altri comparti, come i servizi legali e contabili, utilizzano soprattutto tecnologie sviluppate altrove.

Anche i brevetti legati all’AI sono cresciuti sensibilmente nell’area euro nell’ultimo decennio, ma i livelli restano inferiori a quelli statunitensi. Le imprese e i ricercatori europei sono comunque presenti in campi simili a quelli americani, tra cui apprendimento automatico, elaborazione dei dati, comunicazioni e automazione dei processi.

Finanziamenti e reazione agli annunci sull’AI

Le imprese nei settori più esposti all’AI tendono a fare minore ricorso al debito e a dipendere maggiormente da capitale proprio. Gli investimenti in software, dati e competenze sono infatti difficili da offrire come garanzia rispetto a impianti e immobili. L’analisi della Bce rileva inoltre che queste imprese hanno aumentato il ricorso al finanziamento di mercato, in particolare attraverso titoli di debito.

Quando arrivano notizie positive sull’AI, credito e investimenti aumentano sia nell’area euro sia negli Stati Uniti. La risposta degli investimenti, però, appare più forte negli Usa. Secondo gli autori, una possibile spiegazione è che le imprese americane riescano più facilmente a trasformare le opportunità tecnologiche in finanziamenti e crescita, grazie al venture capital, a mercati azionari più profondi e a un mercato interno più ampio e integrato. Condizioni che possono contribuire anche alla scelta di alcune startup e scaleup europee di trasferirsi all’estero, spesso negli Stati Uniti.

I flussi dei fondi di investimento indicano un’altra asimmetria: “gli investitori dell’area euro destinano risorse crescenti alle azioni tecnologiche americane e riducono l’esposizione alle imprese tecnologiche europee”. Il risparmio europeo, in altre parole, non finanzia automaticamente l’innovazione europea.

Cosa cambia per la politica monetaria

La composizione dei finanziamenti incide anche sulla trasmissione della politica monetaria. I titoli di debito hanno in genere scadenze più lunghe dei prestiti bancari: per questo “il loro costo risente maggiormente dei movimenti dei tassi a lungo termine”. Inoltre, se le imprese AI-intensive hanno meno debito, “un aumento dei tassi potrebbe influenzare i loro investimenti meno attraverso il costo immediato del credito e i flussi di cassa”.

Questo non significa che l’AI renda inefficaci le decisioni sui tassi. Significa che, man mano che cambiano le fonti di finanziamento delle imprese, può cambiare anche il modo in cui gli interventi della Bce raggiungono l’economia. L’impatto complessivo dell’AI su produttività, crescita e prezzi resta incerto e dipenderà anche dalla velocità con cui le imprese riusciranno a trasformare la tecnologia in aumenti di efficienza.

Per gli autori, mercati dei capitali europei più profondi e integrati potrebbero aiutare le imprese a trovare risorse in ogni fase della crescita e indirizzare una quota maggiore del risparmio verso l’innovazione europea. Una condizione, questa, ritenuta necessaria per trattenere le aziende, sostenere gli investimenti e permettere all’area euro di partecipare pienamente alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

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