Ai, Mentana al Wmf: “Senza un’idea di Paese, rischia di essere subita e non governata”

  Economia, ICT, Rassegna Stampa
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(Adnkronos) – Enrico Mentana è tornato sul Mainstage del ‘Wmf – We Make Future 2026, Il Più Grande Evento sull’Innovazione: AI Tech e Digital’, con un intervento dedicato al rapporto tra comunicazione, politica, democrazia e trasformazioni globali. Al centro della sua analisi, il ruolo degli algoritmi e dei social nella costruzione di ambienti sempre più chiusi e autoreferenziali. Secondo Mentana, il sistema informativo contemporaneo tende a spingere ciascuno verso contenuti, profili e posizioni già affini alle proprie idee, generando una realtà di contrapposizione permanente. In questo scenario, l’avversario non viene ascoltato per comprenderne le ragioni, ma per cercare l’errore e rilanciare l’attacco. Il giornalista ha descritto questa dinamica come uno dei cortocircuiti centrali del presente: un dibattito pubblico sempre più orientato alla polarizzazione, alla ridicolizzazione dell’altro e a forme di bullismo verbale, online e non solo. Una contrapposizione che diventa ancora più evidente proprio in un tempo in cui sono venute meno le grandi ideologie del passato, lasciando spazio a scontri più tattici, occasionali e strumentali. 

L’intervento si è poi allargato allo scenario internazionale, con un passaggio sulla fragilità dell’Europa. Mentana ha richiamato la dipendenza militare del continente dagli Stati Uniti e la difficoltà dell’Unione Europea a trasformarsi in una vera realtà politica condivisa. Senza l’Europa, ha sottolineato, i singoli Paesi non sono nulla nello scenario globale, ma l’Europa resta una costruzione debole se non riesce a produrre una visione comune, anche oltre la sola dimensione economica e commerciale. La chiusura dell’intervento ha riportato il discorso al futuro e all’Intelligenza Artificiale. Per Mentana, l’AI non può essere affrontata come una semplice innovazione tecnologica o come uno strumento da utilizzare in modo superficiale: è un futuro che va costruito dalle nuove generazioni e che richiede, prima di tutto, un’idea di Paese. Da qui il richiamo alla necessità di guardare almeno ai prossimi dieci anni, al 2036, costruendo alfabetizzazione, competenze e una visione strutturale capace di accompagnare la trasformazione. 

In questo senso, Mentana ha rivolto una critica trasversale alla politica italiana, sottolineando l’assenza di progetti di lungo periodo e di riforme capaci di cambiare davvero il Paese. Il punto, nel suo ragionamento, non è la contrapposizione tra schieramenti, ma la mancanza di una visione condivisa sulle grandi sfide del futuro: dall’AI all’immigrazione, dalle competenze alla capacità del sistema Paese di prepararsi alle trasformazioni che stanno già ridefinendo società, lavoro e democrazia. 

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