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Il 21,1% dei 15enni ogni giorno entra in contatto con persone conosciute sui social
Il riflesso di un coltello a serramanico tra i banchi della Bergamasca, dove una docente è stata ferita al collo e alla schiena da uno studente di 13 anni, ha squarciato il velo su una realtà che il ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara ha definito emergenziale. «Dobbiamo interrogarci sul ruolo dei social nella diffusione di modelli di violenza e prepotenza: vietarli ai più piccoli non è più rimandabile», ha dichiarato Valditara, indicando le piattaforme come un amplificatore massimo di fragilità preesistenti. Tra l’illusione dell’anonimato e l’adrenalina delle sfide estreme, i ragazzi navigano in un flusso di contenuti aggressivi senza filtri, dove il confine tra gesto reale e sfida virtuale si fa sempre più sottile e pericoloso.
I dati della sorveglianza HBSC (Health Behaviour in School-aged Children), lo studio internazionale promosso dall’Oms sulla salute e i comportamenti degli adolescenti, mostrano con chiarezza quanto la presenza online sia ormai una componente strutturale della quotidianità giovanile. Il dato più recente disponibile è quello del 2022, mentre per il 2026 è attesa la nuova rilevazione, utile a misurare l’evoluzione dell’iperconnessione negli anni più recenti. In Italia, i social non sono più un passatempo occasionale: il rischio di un uso problematico riguarda già il 10,3% dei ragazzi e il 16,9% delle ragazze, con il livello più alto – come si vede anche dal grafico – tra le tredicenni, al 20,5%.
Social problematici: il divario di genere
Il report traccia due parabole generazionali distinte. Tra i maschi il fenomeno tende a ridursi con la maturità. Si passa dal 14,1% a 11 anni al 6,7% a 17 anni. Tra le ragazze, invece, l’esposizione resta sistematicamente più alta e più strutturale. Il dato parte dal 15,6% a 11 anni e si mantiene al 12,6% a 17 anni, dopo il picco registrato nella preadolescenza. Questi numeri non sono solo statistiche. Mostrano una presenza digitale che cambia intensità e rischio in base al genere e all’età. Lo schermo diventa così lo specchio di una generazione che sta riscrivendo le proprie regole di benessere e socialità.
Adolescenti e social, vita sempre online
Dimenticate l’idea del ragazzo che “si collega” ai social: oggi gli adolescenti ci abitano dentro. Guardando ai contatti con gli amici stretti, il 33,2% interagisce più volte al giorno e un ulteriore 23% lo fa quasi sempre durante la giornata. Significa che oltre la metà degli adolescenti vive una relazione digitale con il proprio gruppo di pari che si rinnova senza pause nette, trasformando lo smartphone in uno spazio relazionale sempre aperto. La soglia della connessione perenne si intravede già a 11 anni, quando il 19,3% resta in contatto quasi costante con gli amici, e si consolida a 17 anni, con il dato che sale al 24,7%.
È proprio nella continuità dei contatti con persone conosciute solo online che emerge uno dei segnali più delicati. Tra i 15enni il 7,9% dichiara di avere contatti con queste persone giornalmente o quasi ogni giorno, a cui si aggiunge un 7,6% che lo fa più volte al giorno e un ulteriore 5,6% che resta in relazione quasi sempre durante la giornata. In totale, significa che il 21,1% dei quindicenni mantiene ogni giorno o in modo quasi continuo rapporti con persone mai incontrate nella vita reale. È in questo spazio senza confini tra online e offline che il rischio si fa più scivoloso: il volto dell’altro coincide con un profilo, la relazione nasce senza mediazioni concrete e lo smartphone può trasformarsi nel luogo in cui modelli relazionali distorti e fragilità emotive trovano terreno fertile.
Con l’iperconnessione allarme sconosciuti
Per un adolescente oggi, il concetto di “disconnesso” è diventato quasi astratto. I social non sono più uno strumento da aprire al bisogno, ma il luogo in cui le relazioni proseguono senza interruzioni nette. Tra i 17enni, l’83,4% resta in contatto con gli amici stretti almeno ogni giorno: il 21,0% lo fa quotidianamente, il 37,7% più volte al giorno e il 24,7% quasi sempre durante la giornata. È il segnale di una socialità che non conosce più pause e si prolunga nello schermo come naturale estensione del gruppo dei pari. Un’abitudine che mette radici molto presto: già a 11 anni, il 69,5% mantiene contatti almeno quotidiani con gli amici stretti, segno che la connessione continua entra nella vita relazionale ben prima dell’adolescenza piena.
Ma è quando il perimetro delle relazioni si sposta oltre i volti conosciuti che il quadro diventa più preoccupante. Tra i 15enni il 21,1% mantiene contatti almeno quotidiani con persone incontrate esclusivamente online: il 7,9% lo fa ogni giorno o quasi, il 7,6% più volte al giorno e il 5,6% resta in relazione quasi costante durante la giornata. È una quota molto elevata per un’età in cui gli strumenti critici e la capacità di valutare chi c’è davvero dall’altra parte dello schermo sono ancora in formazione.
Il dato non è isolato: già a 13 anni la quota raggiunge il 18,3%, mentre a 17 anni resta molto alta al 20,8%, segno che questa esposizione non è una fase passeggera ma una componente stabile della socialità digitale adolescenziale. In questo spazio senza filtri fisici, dove l’identità dell’altro coincide con un profilo e la relazione nasce senza mediazioni reali, il rischio è che curiosità, bisogno di appartenenza e fragilità emotiva si trasformino in terreno fertile per manipolazioni, modelli tossici o contatti potenzialmente pericolosi.
Social e tempo fuori controllo
Il controllo del tempo non è più un semplice esercizio di disciplina, ma il primo argine a cedere sotto la pressione degli algoritmi, con una deriva che si fa più marcata con il crescere dell’età e una frattura di genere netta: se già a 11 anni il 43,8% delle ragazze ammette di aver perso il timone della propria giornata digitale contro il 41,9% dei maschi, è tra i 13 e i 15 anni che il divario esplode.
A 13 anni la quota di chi non riesce a gestire il limite sale al 50,6% tra le femmine (mentre scende al 36,6% tra i coetanei), toccando il picco a 15 anni con il 51,5% delle giovani prigioniere dello scrolling a fronte del 33,2% dei ragazzi. Questa difficoltà nel regolare l’accesso non è una parentesi passeggera, ma una condizione che si trascina fino ai 17 anni coinvolgendo ancora il 49,6% delle ragazze e il 32,6% dei maschi, trasformando il “fallimento nel controllo” in un segnale strutturale di una volontà che abdica di fronte al display.
Social come rifugio emotivo
Oltre la semplice connessione, emerge una ferita più silenziosa: l’uso dei social come vero e proprio anestetico emotivo per schermarsi dalle difficoltà interiori. Già a 11 anni, il 49,3% delle ragazze ricorre al display per fuggire da sentimenti negativi contro il 43,1% dei coetanei, ma è tra i 13 e i 15 anni che lo smartphone diventa un rifugio quasi obbligato.
Se a 13 anni la quota sale al 66,1% tra le femmine (mentre si ferma al 45,4% tra i maschi), il picco si registra a 15 anni, con il 68,7% delle giovani che utilizza le piattaforme come scudo emotivo a fronte del 44,8% dei ragazzi. Questa gestione solitaria di ansia e stress non svanisce con la maturità, coinvolgendo a 17 anni ancora il 65,3% delle ragazze e il 44,9% dei maschi, confermando come il digitale sia diventato l’unico “kit di pronto soccorso” per un disagio che non trova altre valvole di sfogo.
Litigi familiari e problemi tra pari
Le tensioni digitali non restano confinate dietro uno schermo. Tracimano nella vita reale e si insinuano tra i banchi di scuola e le mura di casa. Il risultato è una destabilizzazione degli equilibri familiari più intimi. Già a 11 anni, il 23,2% delle ragazze e il 23% dei maschi sperimenta i primi attriti in famiglia. È però a 13 anni che lo smartphone diventa un vero detonatore del conflitto domestico. Il dato sale al 31,3% tra le ragazze, contro il 23,6% dei coetanei. La tensione prosegue anche a 15 anni, coinvolgendo il 30,1% delle femmine rispetto al 18,5% dei maschi. La frattura resta aperta anche a 17 anni. In questa fascia, il 21,1% delle ragazze e il 15% dei ragazzi continua a entrare in conflitto con i genitori a causa di un display che non si spegne mai.
Ma è nel riflesso con l’altro, tra i corridoi e nelle piazze, che il digitale rischia di farsi tossico, trasformando il legame in un’arena di incomprensioni. I problemi con i coetanei crescono con l’età e colpiscono soprattutto le ragazze. A 11 anni il fenomeno è già molto diffuso: riguarda il 29,2% delle ragazze e il 29,6% dei ragazzi. Il dato peggiora a 13 anni. Qui il disagio relazionale sale al 36,1% tra le ragazze, mentre tra i maschi si ferma al 29,4%. Anche a 15 anni il divario resta netto: il problema coinvolge il 31,2% delle ragazze contro il 23,3% dei ragazzi. La tendenza continua fino a 17 anni, quando interessa ancora il 23,5% delle femmine e il 18,6% dei maschi. Il risultato è una qualità delle relazioni offline più fragile. La connessione continua, invece di unire, rischia di aumentare incomprensioni e isolamento.
Uso dei social problematico: Campania maglia nera
La geografia del disagio digitale non è uniforme. Le differenze territoriali sono nette e il Mezzogiorno emerge come l’area più esposta. Il dato più alto si registra tra le tredicenni della Campania, al 24,8%. Il valore supera chiaramente la media nazionale del 20,5%. Restano su livelli molto elevati anche Puglia (23,1%), Calabria (23,0%), Molise (22,3%), Basilicata (21,5%) e Sicilia (21,3%). Il confronto con il Nord rende il divario ancora più evidente. Nella Provincia autonoma di Bolzano il dato si ferma al 14,9%, in Veneto al 17,5% e in Piemonte al 19,6%. Il territorio, quindi, non è una semplice coordinata geografica. Diventa una variabile che incide in modo concreto sul rapporto tra adolescenti e social.
Il quadro resta critico anche a 15 anni. In questa fascia il fenomeno supera la media italiana del 18,5% e raggiunge nuovi picchi in Puglia (22,6%), Marche (21,8%), Calabria (21,8%) e Molise (20,3%). Restano sopra la media anche Emilia-Romagna (19,5%) e Abruzzo (18,8%). Con l’avanzare dell’età le distanze territoriali si riducono, ma non scompaiono. A 17 anni la geografia del rischio resta evidente. Campania (15,4%), Basilicata (15,2%), Marche (13,9%) e Calabria (13,8%) si collocano ancora sopra la media nazionale del 12,6%. Il dato conferma che il territorio continua a pesare. Dove le reti educative e le opportunità extrascolastiche sono più fragili, il digitale smette di essere solo uno strumento. Diventa invece uno spazio dominante, capace di occupare ogni vuoto della quotidianità adolescenziale.
Fonte: HBSC (Health Behaviour in School-aged Children)
Anno di riferimento: 2022
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