
La fibra ottica è un volano economico e crea posti di lavoro. E’ questo in sintesi il messaggio di tre studi ad hoc presentati ieri alla Luiss per sottolineare un messaggio ormai assodato: l’addio al vecchio rame sarà un toccasana anche economico per il nostro paese e la fibra sta già prendendo piede nel paese, anche se i tassi di penetrazione sono ancora fermi al 25%. Se n’è parlato diffusamente durante l’evento ‘Fiber Switch On: l’accesso al futuro è adesso’, organizzato dalla Luiss. Tre i documenti discussi, che integrano prospettive diverse, partendo dalla fotografia della situazione: a che punto siamo?
Boccardelli (Luiss): “Fibra ottica vero game changer per il Paese”
L’evento è stato aperto dai saluti istituzionali di Paolo Boccardelli, Rettore della Luiss: “Adottare la fibra ultraveloce FTTH non è una scelta tecnica, ma un driver di sviluppo. È ciò che permette a cittadini, imprese e istituzioni di partecipare pienamente alla vita economica e democratica, riducendo le disuguaglianze, sostenendo la crescita e costruendo un’Italia più competitiva e inclusiva”.
Boccardelli ha poi ricordato la fibra sarà un vero game changer nel nostro paese, a patto però che la formazione diventi un diritto per tutti i cittadini. “Serve facilitare la disponibilità di servizi digitali per tutte le fasce di cittadini”, ha detto il Rettore della Luiss.
Butti: “Dobbiamo vincere la sfida dell’adozione della fibra”
Se sul piano dell’infrastruttura il Paese ha recuperato terreno, Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla Trasformazione Digitale, in un video messaggio si è soffermato sulla sfida dell’adozione: “Dobbiamo vincere la sfida dell’adozione. Il primo obiettivo per arrivare alla piena adozione sono le competenze; il secondo è il take-up dei servizi digitali, passando da una logica infrastrutturale a una valorizzazione delle reti come piattaforme per servizi pubblici digitali avanzati”.
La rete in fibra, ha ricordato Butti, raggiunge oggi il 78% delle famiglie, pari a 18,4 milioni di famiglie. Tuttavia, l’uso pieno è poco superiore al 25% delle reti attive.
Con il PNRR sono stati collegati 2,6 milioni di civici nelle aree grigie, a fronte di 3 miliardi di euro di investimento; 95 milioni sono stati investiti nelle aree bianche per il backhauling delle reti e 733 milioni sono stati destinati al Fondo Nazionale della Connettività. “Dobbiamo accendere la rete e abbiamo bisogno di competenze”, ha aggiunto.
Luiss, la fibra come motore di sviluppo economico e sociale
Il punto di partenza del documento ‘Fiber for Human Value. La fibra come motore di sviluppo economico e sociale’, della Luiss, è l’analisi del contesto italiano, che rivela “una realtà complessa, segnata da una evoluzione delle reti di connettività che è ancora condizionata da quella che potremmo definire la ‘trappola del rame’. Per anni, infatti, “strategie conservative focalizzate sull’aggiornamento delle vecchie reti in rame hanno rallentato la transizione verso una banda ultralarga ad elevate prestazioni, in grado di sostenere la creazione della società digitale del futuro”.
Fibra FTTH al 71% ma take up fermo al 25%
Oggi, grazie a un cambio di passo impresso anche dal ricorso a risorse finanziarie pubbliche (come quelle stanziate per la “Strategia Italiana per la Banda Ultralarga” e il Piano “Italia a 1 Giga”), il Paese ha recuperato terreno sul fronte infrastrutturale, raggiungendo una copertura FTTH che sfiora il 71% delle famiglie, un dato superiore alla media UE secondo il DESI 2025. Qui, però, “emerge il ‘paradosso della digitalizzazione’. A fronte di un’infrastruttura d’eccellenza, l’Italia registra tassi di adozione (take-up) ancora modesti: solo poco più del 25% delle linee attive sfrutta le potenzialità del Gigabit”.
Lucrezia Busa (DG CENCT CE): “Problema take up non soltanto in Italia”
“Il problema dello scarso take up della fibra non è soltanto in Italia, anche altri paesi ne soffrono, come ad esempio il Belgio”. Lo ha detto nel suo intervento Lucrezia Busa, Head of Unit B3 “Markets, Competition & Roaming” – DG CNECT della Commissione Ue. Sta di fatto, che lo switch off del rame e io passaggio alla fibra nella Ue porterà ad un amento della produttività di 327 miliardi, secondo stime Ue. A proposito del Digital Networks Act, Busa ha aggiunto che sarà compito delle autorità nazionali verificare le condizioni di sostenibilità dello switch off. La spinta dovrà arrivare dai vari livelli del settore pubblico, il modello da seguire in questo senso è quello francese. Con lo spegnimento del rame e la copertura della fibra al 90%, nel 2035 il take up dovrebbe arrivare ad una media Ue del 55% dal 48% previsto nel 2030.
Tlc: Agcom, proposte Dna su switch off rame equilibrate, valutare tempistiche
Le proposte sullo switch off del rame e il passaggio alla fibra contenute nel Dna (Digital network act) europeo sono “equilibrate, è necessario valutare le tempistiche”. Lo ha sottolineato Giacomo Lasorella, presidente di Agcom. In generale, ha aggiunto Lasorella, occorre “trovare un equilibrio, anche rispetto alla tutela della concorrenza, e alla situazione dei vari mercati nazionali”.
L’Agcom è “pronta a fare la sua parte per una regolazione che sia all’altezza delle aspettative che vengono dal mercato”.
Per il presidente Agcom, “la vera sfida è la copertura del restante 33% del territorio ancora senza rete”. Agcom è impegnata a monitorare lo switch off del rame in Italia, anche se un piano ancora non c’è.
Switch off del rame passaggio obbligato
Il passaggio obbligato da portare a termine è lo switch off del rame. Questo passaggio epocale “non è privo di criticità, perché le sfide da affrontare sono molteplici”. Sul piano tecnico, ad esempio, “si pone il quesito di come garantire la migrazione dei servizi speciali e critici che ancora dipendono da vecchi protocolli”. Sul piano economico, viceversa, “ciò richiede di gestire gli impatti sugli operatori che hanno basato il loro business model sull’accesso alla rete in rame”. Sul piano sociale e culturale, infine, “diviene necessario vincere la resistenza al cambiamento di quella fascia di popolazione meno digitalizzata, che potrebbe percepire la migrazione tecnologica come un’imposizione o un costo aggiuntivo, anziché come un’opportunità”.
Convincere gli scettici
Uno zoccolo duro di persone che si trovano in età più avanzata e che sono più restie a spendere per la fibra, perché inconsapevoli dei vantaggi dell’ultrabroadband. Per i gruppi più critici c’è un grosso problema di competenze. Dal report emerge che il vero driver della fibra è il suo utilizzo. Chi la usa la apprezza.
La sfida per l’Italia, dunque, “non è più solo posare cavi, ma ‘accendere’ la consapevolezza. Il futuro digitale del Paese si gioca sulla capacità di trasformare la connettività fisica in connessione sociale, colmando quel divario tra potenziale tecnologico e realtà applicativa che ancora ci separa dai leader europei”.
Per le aziende, la lezione del Covid e dello smart working ha dato una grossa spinta all’adozione della fibra, anche se c’è ancora uno zoccolo duro di Comuni, pari al 6-7% del totale, che hanno immobili non adattabili alla posa della fibra, fatti di palazzi storici o d’epoca in Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna soprattutto.
Azioni prioritarie
Per superare queste barriere e trasformare l’infrastruttura in un vero volano di crescita, l’analisi suggerisce un set di azioni prioritarie rivolte ai diversi attori del sistema.
- Per le Istituzioni e il Regolatore nazionale, è urgente una semplificazione radicale attraverso l’introduzione di uno “sportello unico digitale” per i permessi e l’armonizzazione delle linee guida locali.
- Parallelamente, occorre istituire un’anagrafe unica e centralizzata degli indirizzi civici, bonificata e interoperabile, per garantire una pianificazione certa.
- Dal punto di vista della concorrenza, le policy devono favorire modelli Wholesale-Only e l’accesso equo alle infrastrutture (Open Access), incentivando al contempo lo switch-off del rame attraverso meccanismi che ne riducano la convenienza economica rispetto alla fibra.
- Per i Policymaker, il procurement pubblico deve diventare una leva strategica: la spesa pubblica dovrebbe orientarsi verso servizi cloud-native nazionali, imponendo standard di connettività elevati per tutte le sedi della PA.
- Fondamentale è anche l’adozione di strumenti di sostegno agli investimenti, come voucher per la connettività e crediti d’imposta per le aree a fallimento di mercato, per evitare che la transizione crei nuove disuguaglianze territoriali.
- Per il mercato, la capacità di risposta alle sfide attuali richiede una collaborazione ecosistemica. Operatori, utility e mondo della formazione devono cooperare per colmare il gap di competenze, investendo in Academy tecniche e percorsi di certificazione professionale.
- Infine, è cruciale una maggiore trasparenza comunicativa verso la cittadinanza per costruire un consenso sociale informato attorno alle opere infrastrutturali, presentandole non come cantieri, ma come abilitatori di futuro.
Politecnico di Torino, un motore di sostenibilità
La crescente diffusione della connettività, accompagnata alla diversificazione dei servizi offerti, “si traduce nella necessità di reti sempre più performanti, non solo in termini di indicatori tradizionali quali capacità trasmissiva e latenza, ma anche in termini di resilienza, indispensabile per garantire la continuità di servizi critici su cui si fa un affidamento sempre maggiore”. In tale scenario evolutivo, “l’espansione delle infrastrutture di telecomunicazioni ha comportato un aumento significativo dei consumi energetici, con un duplice impatto”. Da un lato, “l’incremento dei costi operativi sostenuti dagli operatori di rete, di cui il consumo energetico rappresenta oggi una quota rilevante, riduce la capacità di investimento strategico in nuove tecnologie e nel miglioramento delle prestazioni e della qualità del servizio”. Dall’altro lato, “la crescita dei consumi energetici determina un impatto ambientale che compromette la sostenibilità della crescita”.
Lo spegnimento della rete in rame porta risparmi energetici dell’86%
I risultati dello studio di Michela Meo e Daniela Renga per il Politecnico di Torino mostrano che “lo spegnimento della tecnologia in rame porta a una riduzione dei consumi energetici particolarmente significativa, pari all’86%”. Questo risultato “è dovuto all’effetto combinato del limitato fabbisogno energetico dei dispositivi che realizzano le reti ottiche e del ridotto numero di dispositivi necessari per servire l’utenza”.
DNA, migrazione a 10 anni dal rame porta risparmi di 4 TWh
La metodologia utilizzata per l’analisi ha permesso anche di studiare diversi scenari di transizione dalla attuale coesistenza di reti in rame e ottiche a reti interamente in fibra ottica. I risultati suggeriscono che “accelerare la transizione rispetto a una transizione completa in 10 anni, come previsto nel Digital Networks Act (DNA) può portare a risparmi fino a 4 TWh di energia. Una politica di supporto alla transizione verso reti interamente ottiche ha un grande potenziale in termini di sostenibilità ambientale, riduzione dei costi e quindi capacità di investimento in innovazione e qualità del servizio, e resilienza delle infrastrutture di telecomunicazioni”.
Meo (Politecnico di Torino): “FTTH tecnologia che consuma meno”
Michela Meo, Professoressa di Telecomunicazioni al Politecnico di Torino, ha fatto una sintesi efficace: “Ogni anno perso nel completamento della migrazione non rappresenta solo un freno all’innovazione digitale, ma si traduce in un costo energetico e ambientale diretto per il mantenimento in vita di tecnologie obsolete ed energivore. Accelerare lo switch-off del rame non è dunque solo un’opportunità tecnologica, ma un imperativo di sostenibilità”.
L’FTTH è la tecnologia che costa meno, ha aggiunta Meo, a fronte del rame che è quella che consuma di più. “Lo coesistenza fra diverse tecnologie non è efficiente, il vero vantaggi è lo switch off del rame”.
Deloitte, impatti economici e occupazionali per l’Italia
Lo studio Deloitte, intitolato ‘Lo switch-on della Fibra FTTH: Impatti economici e occupazionali per l’Italia’, evidenzia in particolare come il valore aggiunto degli investimenti per la realizzazione della rete in fibra ottica e della successiva disponibilità della banda ultra larga nelle aree bianche, che abilita nuove opportunità di digitalizzazione per cittadini e imprese, si traduca in “un impatto moltiplicativo significativo sull’economia: per ogni euro investito, si stima siano stati generati finora complessivamente 4,4 euro di contributo totale al PIL”. Questo lascia presupporre “impatti attesi ancora maggiori nel medio-lungo termine a fronte di una crescente diffusione di utilizzo della banda ultra larga, ancora parzialmente limitata, da parte di cittadini e imprese”.
Questo, considerato che la banda Ultra larga nelle aree bianche italiane “è molto più di una semplice opera infrastrutturale, ma anche un intervento strategico come motore di crescita economica e un fattore chiave per la coesione sociale e territoriale”. Si stima che la Banda Ultra Larga nelle aree bianche abbia generato finora oltre 16 miliardi di euro di contributo al PIL italiano e più di 250 mila nuovi posti di lavoro grazie alla sua diffusione, in aggiunta a circa 5,3 miliardi di euro di contributo al PIL e più di 90 mila occupati supportati dagli investimenti per la realizzazione dell’infrastruttura.
La presenza di una rete in fibra ottica sarebbe un volano per il ripopolamento dei borghi e una spinta al turismo.
Marco Vulpiani, Senior Partner, Head of Deloitte Economics, ha evidenziato come la fibra FTTH dimostri di essere “un motore di inclusione, produttività e sviluppo territoriale: abilita smart working, innovazione delle imprese, modernizzazione dei servizi pubblici e valorizzazione delle comunità locali, favorendo lo sviluppo di imprenditoria locale e riducendo il fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri ed aree remote”. L’adozione dell’FTTH è quindi “una priorità nazionale per ridurre il divario digitale e valorizzare tutto il territorio, sostenendo una crescita sostenibile, diffusa e resiliente dell’intero Paese”.
Gola (OF), completato al 99% fibra in aree bianche, ora cogliere opportunità
“Gli studi presentati oggi dimostrano come la fibra ottica generi impatti concreti dal punto di vista economico, sociale e ambientale, soprattutto nelle aree periferiche e piu’ remote, le cosiddette aree bianche, dove Open Fiber ha completato al 99% l’infrastruttura in fibra“. Lo ha detto Giuseppe Gola, amministratore delegato di Open Fiber, a margine dell’evento.
“Ad oggi – ha sottolineato Gola – grazie al piano Bul (banda ultra larga) sono stati creati oltre 16 miliardi di pil aggiuntivo e più di 250mila posti di lavoro. E’ il momento di cogliere appieno questa opportunità: un’adozione massiccia della fibra ottica avrebbe un effetto moltiplicatore di questi vantaggi. Una scelta industriale, non solo tecnologica, strategica per il futuro dell’Italia come tra l’altro ha indicato anche l’Europa con il Digital Network Act”.
Gola (OF), bene Ue su switch off al 2035, ora governi recepiscano
“La Commissione europea ha pubblicato il Digital Network Act, che definisce una roadmap per la sostituzione del rame con la fibra e fissa al 2035 il termine per completare questo processo. Si tratta di un passaggio cruciale”, ha aggiunto Gola.
“I governi nazionali – ha sottolineato – dovranno recepire queste indicazioni e, anche in Italia, sarà necessario definire nel dettaglio il percorso per superare definitivamente l’infrastruttura in rame e valorizzare quella in fibra, che è già ampiamente realizzata e disponibile”.
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