La blue economy si conferma uno dei principali motori della crescita italiana. Nel 2024 il complesso delle attività riconducibili all’economia del mare ha generato circa 79 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, che salgono a quasi 225 miliardi considerando gli effetti di attivazione sull’intera economia nazionale.
È quanto è emerso ieri dal XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare dell’Osservatorio nazionale OsserMare, realizzato da Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere, Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network.
Occupazione blu in crescita
Secondo il rapporto nel 2024 gli addetti del comparto sono cresciuti del 4,2%, quasi tre volte il ritmo registrato dall’economia italiana nel suo complesso. Di conseguenza, è aumentato anche il peso dell’occupazione blu sul totale nazionale, che passa dal 4,2% del 2023 al 4,3%.
Il dato ha confermato la capacità del sistema mare di generare lavoro in filiere diverse: portualità, logistica, cantieristica, trasporto marittimo, turismo costiero, pesca, servizi, nautica e attività collegate.
Italia terza in Europa
Il Paese, ha spiegato il rapporto, è terzo in Europa per valore aggiunto e occupazione dell’economia del mare, secondo nella cantieristica navale e terzo nel turismo costiero e nel trasporto marittimo.
È un risultato che rafforza l’immagine di un’Italia tornata centrale nel Mediterraneo e sempre più rilevante nelle strategie economiche, industriali e logistiche dell’Europa. Il mare non è più soltanto una risorsa geografica o turistica, ma un’infrastruttura economica nazionale.
Il peso del Mezzogiorno
Il Mezzogiorno rappresenta l’area in cui l’economia del mare ha l’incidenza più forte. La posizione geografica, la portualità, il turismo costiero e la centralità mediterranea rendono il Sud uno degli snodi principali della blue economy italiana.
Il dato conferma il potenziale del mare come leva di sviluppo territoriale. Non solo per le regioni costiere tradizionalmente più forti, ma anche per l’intero sistema produttivo collegato a trasporti, logistica, industria, energia e servizi.
Le regioni e le province più blu
A livello regionale, la Liguria è prima per incidenza del valore aggiunto della blue economy sul totale dell’economia territoriale, con il 14,4%. Seguono Sardegna con il 7,5%, Friuli-Venezia Giulia con il 7,3%, Campania con il 7,1%, Sicilia con il 7% e Lazio con il 6,8%.
Tra le province, il primato va a Trieste, dove l’economia del mare pesa il 21,4% sul valore aggiunto territoriale. Seguono Livorno con il 19,4%, La Spezia con il 17,1%, Genova con il 16,2%, Rimini con il 12,7% e Venezia con il 12,3%.
Urso: “Italia torna centrale nel Mediterraneo”
“Il mediterraneo è una frontiera, oltre a essere luogo di incontro storico tra civiltà, paesi ed economie, che dobbiamo presidiare. Il paradigna di questa epoca è il conflitto, commerciale e armato, che circonda la nostra Europa, non solo sul fronte continentale ma anche meridionale e del Medioriente. Per questo è importate sviluppare un’economia del mare che punti a ridurre la dipendenza dall’estero e renderci più autonomi anche per quanto riguarda le materie prime critiche e l’energia, che passano spesso attraverso linee di navigazione minacciate”, ha spiegato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, in un punto stampa a margine della presentazione.
Il nodo delle competenze
Resta aperto il tema del capitale umano. Anche la blue economy risente del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, cioè della difficoltà delle imprese a trovare profili con competenze adeguate.
Il rapporto ha segnalato però una maggiore resilienza del sistema mare rispetto al resto dell’economia. Il 65,9% delle imprese blu ha dichiarato difficoltà nel reperire figure professionali adeguate, contro il 68,4% rilevato per il totale dell’economia.
Il problema resta comunque rilevante. La crescita del settore richiede competenze tecniche, digitali, logistiche, ambientali e industriali sempre più specializzate. Dalla cantieristica alla gestione portuale, dalla transizione energetica alla cybersecurity delle infrastrutture marittime, il fabbisogno professionale è destinato ad aumentare.
Un settore strategico per l’Italia
Il XIV Rapporto sull’Economia del Mare conferma quindi il ruolo strutturale della blue economy nello sviluppo nazionale. Il sistema mare genera valore, occupazione, export, infrastrutture e filiere produttive, contribuendo alla competitività del Paese.
Il dato dei 225 miliardi non misura solo il peso economico del mare. Indica una direzione: per l’Italia, la blue economy non è un settore laterale, ma una delle piattaforme principali su cui costruire crescita, occupazione e competitività nei prossimi anni.
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