Brevetti green, l’Italia sul podio Ue. Quando innovare significa essere competitivi

  ICT, Rassegna Stampa
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Brevetti green e innovazione, l’Italia vola in Europa

L’Italia si conferma tra i protagonisti europei dell’innovazione sostenibile. I nuovi dati sui brevetti green mostrano un Paese dinamico, capace di coniugare tradizione manifatturiera, ricerca applicata e transizione ecologica. Siamo tra i primi tre Paesi in Europa per numero di brevetti “verdi” e terzi anche per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese: 16,5 ogni 1.000 imprese, dietro Germania (21,6) e Austria (18,9).

Un risultato rilevante, quello illustrato dallo studio “Competitivi perché sostenibili”, realizzato congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, che tuttavia fotografa solo in parte la vitalità del sistema produttivo italiano.
Tra il 2019 e il 2024, infatti, ben 578.450 imprese – pari al 38,7% del totale – hanno realizzato eco-investimenti.

Il nesso tra innovazione green, competitività e valore industriale

L’Italia – ha dichiarato il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realaccisa innovare e competere nei settori ambientali ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell’innovazione verde europea”.

Il report evidenzia anche il nesso tra “innovazione verde e competitività”, perché “le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti”, ha sostenuto Realacci.

D’altronde, ha sottolineato il presidente della Fondazione, “la matrice da cui tra ispirazione il titolo di questo lavoro è l’articolo 9 della Costituzione, che Carlo Azeglio Ciampi indicava come il più originale del nostro impianto costituzionale: un articolo unico perché tiene insieme cultura, patrimonio storico e artistico, ricerca scientifica e tecnica a cui più recentemente si è affiancata la tutela dell’ambiente. La più grande fonte di energia rinnovabile e non inquinante è l’intelligenza umana”.

Non tutta questa innovazione si traduce in titoli di proprietà intellettuale, anche per una cultura industriale che storicamente valorizza meno la brevettazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo. Il potenziale è evidente, in base ai dati raccolti dallo Studio, serve forse un maggiore impegno da parte del Governo, che sulla transizione green continua a mostrarsi poco incline a a favorirne lo sviluppo.

Dove l’Italia eccelle e i comparti chiave

Il nostro Paese detiene brevetti di rilievo in ambiti strategici per la transizione ecologica europea.

Mobilità sostenibile. I brevetti italiani rappresentano il 31% del totale di quelli legati alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Un dato che testimonia una forte specializzazione nella filiera automotive e nella componentistica evoluta, ma anche nello sviluppo di soluzioni per la micromobilità – telai, sistemi di sterzo, sospensioni e dispositivi per biciclette e nuovi veicoli leggeri.

Efficienza energetica nell’edilizia. In questo settore l’Italia supera la media UE, confermando la propria tradizione nelle tecnologie per il risparmio energetico, l’isolamento, la gestione intelligente degli edifici e le soluzioni impiantistiche avanzate.

Gestione dei rifiuti e delle acque reflue. Storicamente tra i comparti più dinamici, oggi rappresenta uno degli ambiti tecnologici più rilevanti: il 6,5% delle domande italiane di brevetto europeo green riguarda il trattamento delle acque reflue, fognarie e dei fanghi. In un contesto di crescente pressione sulle risorse idriche, queste tecnologie sono strategiche per la sicurezza ambientale e industriale.

Tecnologie ICT per la mitigazione climatica. Qui si registra un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni. La digitalizzazione dei processi produttivi e la gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali rappresentano il 12% delle domande: soluzioni che migliorano l’efficienza interna, riducono consumi, sprechi ed emissioni e abilitano modelli industriali più sostenibili.

Seguono le tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (7,3%), fondamentali per garantire performance energetiche elevate e controllo delle infrastrutture elettriche, e le tecnologie energetiche legate a reti AC/DC, gestione e ricarica delle batterie, sistemi multi-fonte e trasmissione wireless dell’energia.

Il ruolo dei territori e delle imprese

La geografia dell’innovazione green è chiara: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte trainano la dinamica, forti di una solida base manifatturiera e di una consolidata capacità di trasformare ricerca e know-how in soluzioni industriali.

Le imprese sono le protagoniste assolute: detengono l’81,9% delle domande pubblicate. Seguono le persone fisiche (12,9%) e gli enti (5,2%). Il manifatturiero si conferma il motore dell’innovazione (59%), seguito dalla ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%).

Questo dato è centrale: la transizione ecologica italiana non è solo un fenomeno normativo o accademico, ma una trasformazione industriale concreta.

Perché i brevetti green sono importanti per le imprese?

Un brevetto non è solo un titolo giuridico. È uno strumento strategico di politica industriale aziendale, perché protegge l’innovazione, garantendo un vantaggio competitivo temporaneo; rafforza la posizione sul mercato, impedendo ai concorrenti di replicare soluzioni chiave; aumenta il valore dell’impresa, diventando un asset immateriale valorizzabile anche in operazioni finanziarie; facilita l’accesso a capitali, soprattutto in un contesto in cui la finanza – pubblica e privata – privilegia progetti sostenibili e tecnologicamente avanzati.

Non solo, il brevetto supporta anche l’internazionalizzazione, tutelando le soluzioni innovative nei mercati esteri.

Nel caso delle tecnologie green, il brevetto assume un valore ancora più strategico: consente di presidiare filiere emergenti destinate a crescere nel medio-lungo periodo grazie agli obiettivi climatici europei e agli investimenti del Green Deal.

I vantaggi competitivi dell’innovazione verde

I numeri dello studio mostrano un divario netto tra imprese che brevettano in ambito green e quelle che operano in settori non green.

Le imprese “green” generano in media 382 milioni di euro di fatturato, contro i 41 milioni delle altre. La produttività è più elevata: 144.000 euro di valore aggiunto per addetto, contro 92.000.

Anche l’export è più dinamico: il 57,8% esporta, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati. Il capitale umano è più qualificato: il 29,7% degli occupati è laureato (di cui il 16,7% in discipline STEM). Inoltre, queste imprese attraggono più capitale estero (41,9% con partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green).

Perché chi innova green è più competitivo? Per almeno quattro ragioni strutturali: opera in mercati in crescita, sostenuti da politiche pubbliche e domanda globale, investe in tecnologia e capitale umano, aumentando la produttività, integra sostenibilità ed efficienza, riducendo costi energetici e rischi regolatori ed è più attrattivo per investitori e partner internazionali, grazie a un posizionamento coerente con i criteri ESG.

In altri termini, l’innovazione verde non è solo una scelta etica o ambientale: è una strategia industriale ad alto rendimento.

In cosa si traduce il valore di un brevetto?

Il valore di un brevetto si traduce in ricavi diretti, attraverso lo sfruttamento industriale o le licenze, maggiore potere contrattuale nelle partnership e nelle filiere, valorizzazione patrimoniale, aumentando l’enterprise value, riduzione del rischio competitivo, grazie a barriere all’ingresso, e accesso facilitato a incentivi e finanziamenti pubblici.

Nel caso delle tecnologie green, il brevetto contribuisce anche a costruire reputazione e credibilità, elementi sempre più determinanti nei mercati globali.

Una leva strategica per la politica industriale

L’Italia dimostra di avere competenze e capacità tecnologiche di primo piano nella transizione ecologica europea. Il dato sui brevetti, letto insieme alla diffusione degli eco-investimenti, racconta un sistema produttivo in movimento, capace di innovare in modo diffuso.

La sfida ora è duplice: rafforzare la cultura della proprietà intellettuale, affinché l’innovazione venga sistematicamente valorizzata, e sostenere la crescita dimensionale delle imprese green, che già oggi mostrano performance economiche superiori.

In un contesto globale in cui sostenibilità e competitività coincidono sempre più, i brevetti green non rappresentano solo un indicatore tecnologico. Sono il segnale di una trasformazione strutturale dell’industria italiana e una leva strategica per il posizionamento del Paese nella nuova economia climatica europea.

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