
Il caro carburanti e gli aumenti dei prezzi figli della guerra in Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz (adesso temporaneamente riaperto per due settimane durante la tregua appena siglata) pesano sulle tasche dei Romani. Una botta al costo del gasolio, aumentato del 20% in pochi giorni al di sopra dei 2 euro al litro, con una stangata che Federconsumatori quantifica in 1.500 euro in più a famiglia all’anno. Pari cioè ad uno stipendio medio.
Ma a fronte di questa situazione molto complessa, secondo i dati di Roma Mobilità appena il 28% della popolazione svolge anche attività in smart working nella Capitale e soltanto per pochi giorni a settimana. Il 25% della popolazione può fare smart working al massimo due giorni a settimana.
Ma, scrive Repubblica, il bacino di potenziali lavoratori da remoto è molto più ampio: nei settori privati si parla del 60% mentre nel pubblico il dato scende, ma resta comunque alto considerato che a Roma si trova il 12% di tutta la pubblica amministrazione nella sua interezza.
Secondo i dati della Cgil, sono quasi un milione i dipendenti che potrebbero lavorare da casa su una popolazione lavorativa totale di un milione e 840mila lavoratori e lavoratrici.
Caro Carburante, Di Cola (Cgil) scongiurare stangata da 1.500 euro. Chiesto un incontro urgente a Regione Lazio e Roma Capitale per tutelare il potere d’acquisto
“Abbiamo chiesto un incontro urgente alla Regione Lazio e a Roma Capitale per affrontare le conseguenze sociali ed economiche dell’aumento dei prezzi, a partire dal forte rialzo del costo dei carburanti e dei beni energetici. Una situazione che rischia di colpire ancora una volta lavoratrici, lavoratori, pensionate, pensionati e le fasce più fragili della società, aggravando una condizione già segnata dalla perdita di potere d’acquisto e dalla compressione dei redditi”. Lo comunica in una nota Natale Di Cola, Segretario Generale della Cgil Roma e Lazio.
“Il rincaro dei carburanti – prosegue Di Cola – rischia infatti di innescare una nuova spirale inflazionistica, con effetti diretti sul costo dei beni alimentari e di prima necessità, mentre una quota sempre più ampia dei redditi viene già assorbita da spese fisse difficilmente comprimibili, come mutui, affitti, bollette, spese sanitarie, scolastiche e costi della mobilità. Una batosta che, in assenza di soluzioni, può raggiungere i 1.500 euro di maggiori spese nel 2026 per le famiglie, secondo la nostra Federconsumatori. Per questo riteniamo necessario che Regione e Comune mettano in campo misure concrete di sostegno ai redditi da lavoro e da pensione, con particolare attenzione alle persone più fragili, al sostegno all’affitto e al contrasto al caro vita”.
“In questa direzione riteniamo significativo anche il rafforzamento del ricorso allo smart working e al lavoro da remoto. Su questo terreno Roma Capitale ha già mostrato attenzione nel corso dell’Anno giubilare, adottando un modello organizzativo che ha contribuito al funzionamento della città, alla continuità delle attività e al miglioramento delle condizioni di lavoro. In una fase di grave incertezza, ci aspettiamo ora un segnale concreto da parte delle istituzioni del territorio, attraverso risposte tempestive ed efficaci a tutela di chi lavora e di chi vive condizioni di maggiore difficoltà”, conclude la nota.
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