
Crisi energetica alle porte, il Governo corre ai ripari (razionamenti e smart working?)
Le conseguenze energetiche della guerra nel Golfo si iniziano a far sentire. Dopo il rialzo dei prezzi dei carburanti alla pompa, sperimentato in queste ultime settimane e in particolare durante le festività di Pasqua, si inizia a parlare esplicitamente di blocchi energetici.
C’è il rischio che tutto si blocchi nel giro di un mese? “E’ ciò che si teme. Non tutto ma molto”, ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’intervista esclusiva al Corriere della Sera.
“I margini di manovra sono inevitabilmente limitati, soprattutto se non si agisce tutti insieme“, ha precisato il ministro.
Parlando di misure straordinarie da prendere a livello europeo e di nuovo patto politico comunitario e in seno al Parlamento italiano, Crosetto ha aggiunto: “Per sopravvivere non bisogna essere bloccati sulle regole burocratiche fissate in tempi di crescita. Maggioranza e opposizione devono deporre le armi, dobbiamo trovare momenti di coesione, collaborare per affrontare una crisi che, come ho detto, non ha precedenti“.
Ora bisogna capire cosa si intenda per “blocco”: siamo ai razionamenti energetici? Siamo alle misure straordinarie per regolare i consumi? Si prevede una stretta a condizionatori, traffico privato e consumi domestici? Si lavora ad un ritorno dello smart working per dipendenti pubblici e privati (almeno per determinate categorie)? Vedremo, il Governo è al lavoro su questo e nelle prossime ore sicuramente ne sapremo di più sulle misure per contrastare una crisi che ormai appare conclamata.
Intanto, cambiano le regole per lo smart working e arrivano le prime sanzioni
Le nuove regole sul lavoro agile entrano in vigore in Italia con un cambiamento sostanziale: lo smart working non è più solo una modalità organizzativa flessibile, ma diventa un ambito pienamente soggetto a obblighi stringenti in materia di salute e sicurezza, con sanzioni rilevanti per le imprese inadempienti.
La novità principale introdotta dalla Legge annuale per le PMI (Legge n. 34/2026), che modifica il D.Lgs. 81/2008, è il rafforzamento dell’obbligo di informativa sui rischi legati al lavoro da remoto. Un obbligo già previsto dalla legge 81/2017, ma finora privo di un vero regime sanzionatorio.
Da oggi, invece, il datore di lavoro deve consegnare annualmente:
- un’informativa scritta al lavoratore in smart working;
- la stessa informativa al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS).
Il documento deve dettagliare:
- i rischi specifici del lavoro da remoto (visivi, posturali, psicosociali);
- le misure di prevenzione adottate (pause, dotazioni tecnologiche, organizzazione del lavoro).
Il punto di svolta è proprio l’introduzione delle sanzioni:
- arresto da 2 a 4 mesi, oppure
- ammenda da circa 1.700 euro fino a 7.403,96 euro (spesso indicata come “fino a 7.500 euro”).
In parallelo, possono essere applicate anche sanzioni amministrative in caso di violazioni rilevate dagli organi ispettivi.
Come sottolinea la Fondazione Consulenti per il lavoro, si tratta di un cambio di paradigma: “In assenza di un controllo diretto da parte del datore di lavoro sugli ambienti nei quali la prestazione viene resa, la tradizionale logica della prevenzione fondata sull’intervento diretto sui luoghi di lavoro risulta inevitabilmente attenuata”.
L’informativa diventa quindi uno strumento centrale di responsabilizzazione: “Il datore di lavoro trasferisce al lavoratore conoscenze, consapevolezza e strumenti operativi per la gestione dei rischi. Il lavoratore, a sua volta, è chiamato a svolgere un ruolo attivo e responsabile”.
Chi riguarda e quanto è diffuso lo smart working
Le nuove norme coinvolgono tutte le imprese e le amministrazioni che adottano il lavoro agile. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano:
- nel 2025 i lavoratori da remoto sono stati 3.575.000 (+0,6%);
- nella Pubblica amministrazione si registra il maggiore aumento: +11%, con 555.000 lavoratori (pari al 17% degli occupati pubblici);
- nelle grandi imprese lavorano da remoto 1.945.000 persone, il 53% del personale (+1,8%);
- nelle PMI e microimprese si osserva invece una contrazione:
- -7,7% nelle PMI
- -4,8% nelle microimprese, con solo l’8% dei lavoratori coinvolti.
Il quadro evidenzia uno smart working ormai strutturale nelle grandi organizzazioni e nel pubblico, ma ancora fragile nel tessuto delle piccole imprese.
Come cambierà lo smart working
Con le nuove regole, lo smart working in Italia si evolverà lungo tre direttrici:
- maggiore formalizzazione: ogni lavoratore dovrà ricevere informazioni dettagliate e aggiornate.
- responsabilità condivisa: il lavoratore diventa parte attiva nella gestione dei rischi.
- controlli e sanzioni reali: le imprese dovranno dimostrare l’adempimento (anche tramite ricevute di consegna).
In sostanza, il lavoro agile si consolida come modalità stabile, ma più regolata e meno “informale” rispetto al passato.
Guerra, energia e lavoro: perché lo smart working torna centrale (ma non la Dad a scuola)
Questo rafforzamento normativo arriva in un contesto geopolitico delicato. La guerra nel Golfo di USA e Israele contro l’Iran sta mettendo sotto pressione le forniture energetiche globali, con effetti diretti anche sull’Italia.
L’Unione europea si prepara a uno scenario critico e già si parla nuovamente di smart working. Il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, ha parlato senza mezzi termini di crisi “di lunga durata” e ha chiarito che Bruxelles sta valutando “tutte le possibilità”, compreso il razionamento del carburante.
Anche il governo italiano evidenzia i rischi. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato: “Quando nel Golfo cresce l’instabilità non ne risentono solamente gli equilibri internazionali, ne risentono i prezzi dell’energia, i costi per le imprese, il lavoro, in ultima istanza il potere d’acquisto delle famiglie”.
E ha ricordato la dipendenza energetica italiana: “Pensate che il solo Qatar copre il 10% del fabbisogno italiano di gas e nel suo complesso l’area del Golfo garantisce alla nostra nazione circa il 15% del totale del petrolio che serve”.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha aperto esplicitamente allo scenario di emergenza: “È chiaro che siamo pronti al razionamento, se necessario. Valutiamo diverse possibili azioni, ma non ci sono ancora le condizioni per intervenire”. “Noi sappiamo che se tutto si blocca, con le riserve si va avanti un mese”, ha sottolineato il ministro.
Allo stesso tempo, “la Dad non è contemplata in alcun modo“, ha dichiarato all’Adnkronos Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, sull’eventualità di un ritorno alla didattica a distanza in seguito alla crisi energetica.
Lo smart working come leva anti-crisi
In questo contesto, il lavoro agile torna al centro del dibattito come possibile misura di contenimento dei consumi energetici.
Ridurre gli spostamenti casa-lavoro significa: meno consumo di carburanti; minore pressione sui trasporti; riduzione dei costi operativi per le aziende (energia, spazi, climatizzazione).
Non a caso, durante la crisi energetica del 2022 (anche in quel caso legata ad una guerra, quella in Ucraina, e ad un’intensa attività speculativa), il lavoro da remoto è stato utilizzato come leva indiretta di risparmio.
Oggi, con prezzi di petrolio e gas in aumento a doppia cifra, traffico marittimo ridotto nello Stretto di Hormuz e infrastrutture energetiche sotto attacco, lo smart working potrebbe tornare ad essere una soluzione concreta sia nel pubblico sia nel privato.
In questo scenario di crescente incertezza e di nuova economia di guerra alle porte, è chiaro che lo smart working diventa un argomento chiave su cui confrontarsi seriamente, anche immaginandolo come misura strutturale.
Da un lato, il legislatore lo rende più rigoroso e sicuro, introducendo obblighi e sanzioni. Dall’altro, la crisi energetica lo rilancia come strumento strategico di resilienza economica. Non più solo flessibilità organizzativa, ma anche una leva di politica industriale ed energetica, dove lo Stato deve regolamentare, il datore di lavoro sviluppare una nuova organizzazione e lo stesso lavoratore assumere nuove competenze e nuove responsabilità. Ne saremo capaci?
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