I kit di sviluppo permetterebbero di creare app che raccolgono informazioni sugli utenti quando eseguono il login utilizzando le credenziali dei social network.
L’ennesimo epic fail in tema di privacy sui social network coinvolge le applicazioni mobile (Android e iOS) sviluppate utilizzando due particolari SDK (Software Development Kit) di terze parti.
A denunciarlo sono Facebook e Twitter, che hanno segnalato la presenza di funzionalità che violerebbero le condizioni d’uso dei rispettivi social network, consentendo in buona sostanza agli sviluppatori di raccogliere informazioni a cui no dovrebbero avere accesso.
I Software Development Kit sono “pacchetti” di sviluppo che i programmatori utilizzano per creare le loro applicazioni sfruttando parti di codice e funzionalità già pronte per l’uso. Tra queste, ad esempio, i sistemi che permettono di impostare il login all’app utilizzando le credenziali di Facebook o Twitter. Il sistema, in teoria, non dovrebbe però consentire all’app di accedere ad alcuna informazione sull’account.

A quanto pare, però, gli SDK commercializzati da OneAudience e MobiBurn lascerebbero un varco che consente agli sviluppatori di raccogliere informazioni come email, account e nome degli iscritti. Nel caso di Twitter, poi, la falla permetterebbe anche di registrare l’ultimo tweet pubblicato. Tutto senza alcuna notifica e, di conseguenza, senza alcuna autorizzazione da parte dell’utente.
A quanto pare, le violazioni registrate riguarderebbero soltanto i dispositivi Android, ma
La risposta delle due società non si è fatta attendere ed è arrivata attraverso dei comunicati in cui, in buona sostanza, le aziende scaricano la responsabilità sui singoli sviluppatori. La loro tesi, in pratica, è di non aver mai utilizzato la funzione per raccogliere dati sensibili degli utenti Facebook e Twitter. Se questo è accaduto, è solo perché qualche sviluppatore ha abusato delle funzioni messe a disposizione dal loro SDK.
Una ricostruzione tutto sommato plausibile, che lascia aperta però la questione del controllo dei dati condivisi attraverso i sistemi di accesso “delegati” ai social network, che troppo spesso aprono la strada ad abusi e cortocircuiti di ogni genere.
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