
“L’economia elettrificata è una priorità fondamentale per l’Europa”, secondo il commissario europeo all’Economia
La crisi del Golfo ha dato “una scossa” all’Europa dell’energia. La grande dipendenza dalle fonti fossili provenienti da zone di guerra non fa altro che alimentare uno stato di emergenza energetica permanente. Prima la guerra in Ucraina e l’abbandono delle forniture di gas e petrolio dalla Russia, ora la stessa cosa dai Paesi del Golfo e in particolare dall’Iran, pongono all’Unione europea la necessità di un cambio di marcia nella transizione energetica e nello specifico nell’accelerare l’elettrificazione del continente.
“Al di là della gestione degli shock energetici immediati, una priorità fondamentale è la transizione strutturale verso un’economia elettrificata, anche riducendo il prezzo relativo dell’elettricità rispetto ai combustibili fossili e potenziando le reti”, ha affermato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, nel corso del suo intervento di fronte alla commissione Affari monetari del Parlamento europeo.
A dirlo è un economista, sia per formazione, sia perché in passato è stato a capo del dipartimento di politica monetaria della Banca di Lettonia, e questo conta: “l’unica vera soluzione per proteggere in modo permanente l’economia europea dalla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili e dalle condizioni di approvvigionamento”, ha sottolineato il commissario europeo.
La strategia europea per l’elettrificazione da energia pulita
Lo scorso mese, la Commissione europea ha adottato la “Clean Energy Investment Strategy”, che include reti, stoccaggio, mobilità elettrica e infrastrutture di ricarica, rafforzando la visione di un’economia elettrificata e decarbonizzata.
L’esecutivo europeo, ha spiegato Dombrovskis in commissione, “presenterà proposte per rendere obbligatorie aliquote fiscali più basse sull’elettricità, al fine di garantire che l’elettricità sia tassata meno dei combustibili fossili”, ma anche per “migliorare la produttività delle infrastrutture di rete e modernizzare il sistema di scambio di quote di emissione”, il tanto discusso Ets (Emission Trading System), il sistema di scambio delle emissioni di gas a effetto serra, che il Governo italiano chiede di riformare da tempo.
Una partita da 660 miliardi di euro di investimenti annui fino al 2030 (poi quasi 700 miliardi l’anno fino al 3040)
Per realizzare la transizione verso l’energia pulita saranno necessari investimenti annuali per 660 miliardi di euro fino al 2030, cifra che salirà a 695 miliardi di euro tra il 2031 e il 2040. Nonostante i buoni progressi già compiuti, è necessario aumentare il ritmo e l’entità degli investimenti per garantire che l’economia europea sia alimentata da un’energia sicura, accessibile e pulita.
Numeri che restituiscono la scala dello sforzo richiesto per decarbonizzare l’economia e sostenere l’elettrificazione di industria, trasporti e consumi civili. L’Unione europea, quindi, decide di accelerare sulla transizione energetica con una strategia che punta a trasformare in profondità il sistema elettrico continentale, rafforzando al tempo stesso l’autonomia strategica e la sicurezza degli approvvigionamenti.
Nonostante i progressi già compiuti e gli annunci roboanti, il ritmo degli investimenti resta insufficiente. Il nodo centrale non è solo mobilitare risorse pubbliche, ma soprattutto attivare capitali privati su larga scala. In questo contesto si inserisce il ruolo della Banca europea per gli investimenti (Bei), che si propone come catalizzatore finanziario della transizione: oltre 75 miliardi di euro di nuovi finanziamenti nei prossimi tre anni per sostenere infrastrutture, innovazione e nuovi modelli di business energetici.
Oltre all’elettrificazione, l’altra priorità è la sicurezza energetica
La strategia europea per l’elettrificazione non è solo una questione climatica, ma anche geopolitica. La crisi energetica degli ultimi anni ha evidenziato la vulnerabilità dell’Europa rispetto alle importazioni di combustibili fossili, in particolare gas e petrolio. Ridurre questa dipendenza significa rafforzare l’autonomia strategica del continente, limitando l’esposizione a shock esterni e tensioni internazionali.
In questo scenario, l’elettrificazione alimentata da fonti rinnovabili rappresenta il pilastro della nuova politica energetica europea: più energia prodotta internamente, meno importazioni, maggiore stabilità dei prezzi e sicurezza degli approvvigionamenti.
Un recente report sulle politiche energetiche dell’Unione indica che accelerare l’elettrificazione (elettrificazione industriale, edifici, trasporti e ruolo dei “prosumer”) potrebbe portare all’Europa risparmi complessivi fino a 250 miliardi di euro all’anno entro il 2040, essenzialmente riducendo la spesa per importare energia fossile.
Il tasso di elettrificazione oggi è intorno al 21% dell’energia finale, ma le simulazioni suggeriscono che spingere verso il 35% entro il 2030 richiederebbe investimenti ingenti, soprattutto in reti, stoccaggio e tecnologie elettrificate, generando un mercato di centinaia di miliardi di euro nel periodo 2025–2035.
Reti avanzate e affidabili sono il cuore dell’elettrificazione
Uno degli elementi chiave della strategia adottata dalla Commissione riguarda il rafforzamento delle reti elettriche, spesso considerate il “collo di bottiglia” della transizione. L’integrazione massiccia di fonti rinnovabili, per loro natura intermittenti e distribuite, richiede infrastrutture più moderne, digitalizzate e resilienti.
Per questo, la BEI intende migliorare l’accesso ai mercati dei capitali per gli operatori delle reti elettriche, anche attraverso strumenti innovativi come un fondo strategico per le infrastrutture (SII Fund), con una dotazione iniziale indicativa fino a 500 milioni di euro. L’obiettivo è rafforzare la componente di equity, spesso carente, e facilitare investimenti su larga scala.
Parallelamente, si valuta la creazione di meccanismi di cartolarizzazione dei flussi di entrate future degli operatori, così da garantire liquidità immediata e rendere più attrattivi i progetti per gli investitori istituzionali.
Più credito e nuovi strumenti finanziari
Un secondo asse della strategia punta a sostenere la capacità delle banche di finanziare il settore energetico, in particolare gli operatori di dimensioni più ridotte. L’espansione delle operazioni di cartolarizzazione dei prestiti e del credito intermediato, in collaborazione con la Bei, mira a liberare capitale nei bilanci bancari e ad aumentare il volume complessivo dei finanziamenti disponibili.
Questo approccio riflette un cambio di paradigma: non solo finanziamenti diretti, ma creazione di un ecosistema finanziario più ampio e dinamico, in grado di sostenere la transizione nel lungo periodo.
Innovazione tecnologica (nucleare) e efficienza energetica
La decarbonizzazione europea non potrà prescindere dall’innovazione. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), circa il 35% delle riduzioni di emissioni necessarie entro il 2050 dipenderà da tecnologie oggi non ancora mature o diffuse sul mercato.
Per questo, la Commissione europea e la Bei intendono rafforzare il sostegno alle tecnologie emergenti, inclusa la ricerca sui piccoli reattori nucleari modulari (SMR), che potrebbero contribuire alla produzione di energia a basse emissioni in modo flessibile e scalabile.
Allo stesso tempo, viene rilanciato il tema dell’efficienza energetica, spesso definita la “prima fonte” di energia. Tra le iniziative previste, un programma pilota da 500 milioni di euro per promuovere modelli di “energy efficiency as a service”, capaci di ridurre i consumi senza richiedere investimenti iniziali da parte degli utenti finali.
Un nuovo dialogo con gli investitori da coinvolgere nella transizione
Infine, la creazione di un Energy Transition Investment Council rappresenta un tassello fondamentale per allineare politiche pubbliche e esigenze del mercato. Il coinvolgimento diretto della comunità finanziaria mira a ridurre le incertezze regolatorie, migliorare la prevedibilità degli investimenti e attrarre capitali di lungo termine, in particolare da parte dei grandi investitori istituzionali.
La strategia europea per l’elettrificazione e la decarbonizzazione non si limita a interventi settoriali, ma configura una trasformazione sistemica dell’economia. Energia, industria, finanza e geopolitica sono sempre più interconnesse.
Il successo di questa transizione dipenderà dalla capacità dell’Europa di combinare innovazione tecnologica, strumenti finanziari avanzati e una visione strategica coerente. In gioco non c’è solo il raggiungimento degli obiettivi climatici, ma la competitività industriale del continente e la sua autonomia in un contesto globale sempre più instabile.
In questo scenario, la mobilitazione di capitali privati – resa possibile da un uso intelligente delle risorse pubbliche – sarà la vera leva per trasformare gli obiettivi in realtà.
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