La Banca Centrale Europea (BCE) ha selezionato i provider per la fornitura di servizi di connettività per l’euro digitale. Fra questo l’italiana Nexi Payments e Deutsche Telekom Business Solutions, selezionati per un contratto, e un conosrzio formato da Telefónica de España, Telefónica Global Solutions e Indra Soluciones Tecnologías de la Información, attivo sotto il brand Minsait, selezionato per un secondo contratto.
“I network service providers selezionati forniranno la connettività e i servizi richiesti per connettere i provider di servizi di pagamento che partecipano al progetto e le banche centrali alla piattaforma di servizi dell’euro digitale e per garantire le comunicazioni fra le diverse componenti”, sottolinea la BCE. “Entro il 2029, entrambi gli NSP saranno pronti a fornire i servizi di connettività necessari per un’eventuale emissione di un euro digitale, subordinatamente alla decisione del Consiglio direttivo della BCE sulla fase successiva del progetto. Tutti i prestatori di servizi di pagamento che offriranno l’euro digitale avranno la possibilità di collegarsi alle componenti dell’euro digitale tramite uno dei due NSP”, ha aggiunto la BCE.
Nel comunicato stampa, Telefónica ha sottolineato che la proposta presentata insieme a Minsait “combina competenze in ambito di comunicazioni, data center, sicurezza informatica, operazioni e integrazione tecnologica. Il progetto rientra nello sviluppo delle infrastrutture e delle capacità tecnologiche necessarie per un futuro euro digitale, che costituirebbe un mezzo di pagamento digitale accettato in tutta l’area dell’euro, a integrazione del contante. Tale infrastruttura tecnologica sovrana consentirebbe inoltre ai cittadini di effettuare transazioni commerciali anche in assenza di una connessione a Internet”.
Cosa significa
Questo annuncio segna il passaggio dell’euro digitale dalla fase di progettazione teorica a quella di implementazione delle “infrastrutture di base”. Selezionando due fornitori di servizi di rete (NSP), la BCE privilegia la ridondanza e la concorrenza all’interno della propria infrastruttura, garantendo che la rete non dipenda da un singolo punto di vulnerabilità. Per il più ampio settore fintech, questa mossa esercita una pressione sulle banche commerciali tradizionali, spingendole ad accelerare le proprie strategie in materia di valuta digitale; la data del 2029, fissata per la piena operatività, offre infatti un orizzonte concreto per potenziali cambiamenti dirompenti. L’affidamento a operatori europei consolidati, come Nexi e SIA, suggerisce inoltre un approccio che privilegia l’Europa per quanto riguarda le infrastrutture finanziarie critiche, sollevando interrogativi su quale ruolo potranno avere i fornitori di tecnologia non europei nel futuro panorama dei pagamenti digitali dell’area euro.
A cosa serve?
L’euro digitale serve principalmente a risolvere tre grandi problemi: l’eccessiva dipendenza da circuiti di pagamento americani (Visa/Mastercard), la progressiva scomparsa del contante fisico e la necessità di pagamenti digitali più sicuri, privati e gratuiti.
Per i cittadini: un “contante elettronico” universale
Oggi i pagamenti digitali (carte di credito, Apple Pay, Satispay) sono gestiti da aziende private. L’euro digitale serve a darti un’alternativa pubblica e garantita dallo Stato.
- Funziona senza internet: Sarà l’unico strumento digitale utilizzabile offline (es. in alta montagna o se salta la rete), scambiando denaro direttamente tra due telefoni.
- È gratis al 100%: L’apertura del wallet e i pagamenti base non avranno mai commissioni o canoni, a differenza di molte carte attuali.
- Massima privacy: Nelle transazioni offline, la BCE e le banche non sapranno cosa stai comprando e a chi stai inviando denaro, esattamente come succede oggi quando usi una banconota fisica.
- Zero rischi di fallimento: I soldi depositati in banca sono protetti fino a 100.000€. L’euro digitale è custodito direttamente nella Banca Centrale: non può “sparire” anche se la tua banca fallisse.
Per i commercianti: stop alle commissioni elevate
Oggi i negozianti pagano una percentuale o un fisso (interchange fee) per ogni transazione POS ai circuiti privati.
- Costi ridotti al minimo: La legge europea imporrà un tetto massimo alle commissioni per i negozianti, azzerandole o quasi per i micro-pagamenti.
- Incasso immediato: Il denaro digitale passa istantaneamente dal wallet del cliente a quello del commerciante, senza attendere i giorni lavorativi dei bonifici o dei circuiti tradizionali.
Per l’Europa: indipendenza e sicurezza geopolitica
Questo è il vero motivo per cui la BCE sta accelerando il progetto.
- Autonomia strategica: Attualmente, oltre il 70% dei pagamenti digitali in Europa è gestito da Visa e Mastercard (società statunitensi). Se domani ci fosse una crisi geopolitica o un blocco di questi circuiti, l’economia europea si fermerebbe. L’euro digitale serve a garantire un’infrastruttura europea autonoma.
- Freno alle multinazionali e alle crypto: Serve a evitare che i cittadini europei si rifugino in massa verso valute digitali private (come i progetti di stablecoin delle Big Tech o le criptovalute), perdendo il controllo sulla sovranità monetaria.
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