
Al via il bando da oltre 700 milioni di euro per il Fondo Nazionale per la Connettività – FNC. Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo, è implementing partner per la gestione del Fondo in attuazione della Decisione di esecuzione del Consiglio ECOFIN del 27 novembre 2025 e dell’accordo attuativo con il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
L’iniziativa, che punta a potenziare le infrastrutture di rete a banda ultralarga in Italia, rientra tra le misure previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), specificamente all’interno della Missione 1 – Componente 2 – Investimento 7.
L’obiettivo del bando è incentivare gli investimenti privati nel settore delle telecomunicazioni, focalizzandosi sulla realizzazione di reti fisse ad alte prestazioni con capacità Gigabit.
“Con il Fondo Nazionale per la Connettività interveniamo su una situazione complessa che abbiamo ereditato dai precedenti esecutivi, caratterizzata da ritardi, frammentazione e risorse non pienamente valorizzate” ha detto il Sottosegretario all’innovazione tecnologica Alessio Butti. “Il Governo Meloni ha rimesso ordine, recuperando fondi e costruendo un modello efficace che destina oltre 700 milioni di euro dove il mercato non arriva, individuando Invitalia come ente attuatore. Negli ultimi tre anni abbiamo fatto passi da gigante per garantire connettività a cittadini e imprese, riducendo davvero i divari territoriali.”
Sette lotti geografici per circa 1,8 milioni di civici
L’intervento è articolato in 7 lotti geografici su scala nazionale ed è cruciale per superare il “fallimento di mercato” in diverse aree del Paese, garantendo che anche le zone meno servite possano accedere a una connettività di ultima generazione. I progetti dovranno garantire il collegamento del maggior numero possibile di civici, secondo i rispettivi progetti di investimento, selezionati all’interno di un perimetro complessivo di circa 1,8 milioni di indirizzi individuati attraverso le attività di mappatura svolte da Infratel Italia su incarico del Dipartimento per la trasformazione digitale.
Il bando prevede la concessione di contributi pubblici per il finanziamento di progetti di investimento finalizzati alla realizzazione di reti fisse ad alte prestazioni con capacità Gigabit.
Il contributo potrà coprire fino al 70% delle spese ammissibili.
Gli interventi dovranno garantire servizi di connettività con velocità attesa, nelle ore di picco del traffico, pari ad almeno:
- 1 Gbit/s in download
- 200 Mbit/s in upload
Possono partecipare operatori economici del settore, singolarmente o in forma associata, che presentino un progetto di investimento coerente con i requisiti tecnici ed economico-finanziari previsti dal bando.
Le domande di partecipazione devono essere presentate esclusivamente sulla Piattaforma Invitalia Gare Telematiche – InGate.
Le domande possono essere presentate fino alle ore 15.00 dell’11 maggio 2026.
Non soltanto i 700mila civici esclusi da Italia 1 Giga
L’intervento non riguarda più soltanto i circa 700mila civici esclusi dal precedente Piano Italia 1 Giga: secondo le mappature 2025, i civici ammissibili al finanziamento pubblico superano quota 1,8 milioni, perché non coperti (o coperti con tecnologie che non superano i 300 Mbit/s di picco) entro il 2030.
Da qui nasce il ragionamento “a spanne” di un budget medio di circa mille euro per civico: 733 milioni divisi per 700mila civici. Tuttavia, il Piano non è un semplice “costo per civico”: prevede contributi proporzionali agli investimenti complessivi e, dove possibile, richiede di riutilizzare infrastrutture esistenti per ridurre duplicazioni di scavo.
In questo scenario, la domanda diventa inevitabile: mille euro per civico sono davvero sufficienti per colmare il gap nelle aree più difficili del Paese, quelle dove il costo marginale di scavo e posa è più alto?
Uno studio dell’AIIP (Associazione Italiana Internet Provider), che Key4biz ha potuto consultare, ha stimato – con una simulazione quanto più realistica possibile – il costo di copertura dei civici “sfibrati”, partendo da due regioni campione: Lombardia e Toscana.
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