Le frequenze senza torri sono come sigarette senza accendino. Non si accendono. Ma la consultazione Agcom sul rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029 non sembra considerare il conflitto in atto sull’uso delle torri in Italia. Ad una prima lettura del testo in consultazione, emerge che la parola “torri” non è mai presente nel documento messo in consultazione dall’Autorità in scadenza il prossimo 5 ottobre, che propone di fatto il rinnovo automatico non oneroso delle licenze fino al 2037 in cambio di impegni di investimento in 5G stand alone.
Il conflitto sulle torri assente dalla consultazione
Ma il tema delle torri, in particolare il conflitto in essere fra Tim e Fastweb + Vodafone da un lato e INWIT dall’altro sulla durata del Master Service Agreement per l’uso delle torri – che i due operatori vorrebbero annullare o quanto meno rinegoziare, perché giudicato troppo costoso – non sembra contemplato nella consultazione. Si ricorda che Tim vuole uscire dall’MSA con INWIT nel 2030, ma il rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029 è fino al 2037.
In altre parole, il documento posto in consultazione sul rinnovo delle licenze d’uso delle frequenze in scadenza nel 2029 dà per scontato che non vi siano problemi sul fronte delle infrastrutture necessarie per far viaggiare da un’antenna ad un’altra il segnale wireless. Ma, di fatto, le cose non stanno così. I problemi ci sono eccome. Che garanzia c’è che le frequenze possano funzionare normalmente fino al 2037 quando il rapporto fra i principali operatori mobili e la prima tower company del paese sono ai minimi termini, e si va avanti fra denunce e ricorsi?
E ancora, come si fa a garantire “la continuità dell’offerta di servizi di connettività wireless, evitando ogni rischio di interruzione o degrado della copertura e delle prestazioni raggiunte all’attuale scadenza del 2029”, come previsto dal documento in consultazione, senza certezze in ambito di torri?
In che modo un quadro conflittuale sull’uso delle torri si può conciliare con la necessità di sfruttare al meglio le limitate risorse spettrali esistenti (senza sprechi) e con il crescente traffico dati?
Perché la consultazione Agcom ignora il nodo delle torri?
Si ricorda che senza torri di trasmissione le frequenze radio da sole non possono funzionare. Assegnare il rinnovo delle frequenze agli operatori mobili senza la garanzia di un utilizzo certo delle torri sarebbe come regalare un pacchetto di sigarette a un fumatore senza la garanzia che abbia in tasca l’accendino. Come fa a fumare senza l’accendino? Non si può. Se non ti accendi la sigaretta non puoi fumare, anche se hai un pacchetto di Marlboro rosse in tasca. Senza accendino le sigarette resterebbero nella tasca, uno spreco enorme. Lo stesso discorso vale per le frequenze: un rinnovo gratuito senza la garanzia di poter usare le torri sarebbe uno spreco enorme, con l’aggravante che lo spettro radio è un bene pubblico che va valorizzato al meglio anche in ottica anti digital divide (si pensi al 5G nelle aree bianchissime del paese). Come la prenderebbero gli altri operatori esclusi dal rinnovo?
E’ immaginabile?
Lo spettro radio è un bene scarso che ha un valore ingente.
Che senso avrebbe assegnarlo gratis senza la certezza che venga sfruttato al meglio?
Ma senza un accordo chiaro sull’uso delle torri nei prossimi anni, come potrebbero gli operatori che sono in conflitto con INWIT, vale a dire TIM e Fastweb + Vodafone, dare questa garanzia?
Il ragionamento è il seguente
Oltre tutto questo, nel provvedimento posto in consultazione da Agcom non si considera il fatto che rispetto al 2018 (precedente asta 5G) gli operatori telefonici nel frattempo (a partire dal 2020) hanno venduto le torri per abbattere i propri debiti (è questo il caso di Tim con Inwit). Pertanto, ai fini del rinnovo delle frequenze a condizioni agevolate come previsto dall’attuale consultazione Agcom per le frequenze in scadenza nel 2029, risulta essenziale che dimostrino di avere contratti validi e di lungo termine per accedere alle torri dove installare i loro apparati attivi. In caso contrario, verrebbe meno uno dei requisiti essenziali per l’utilizzo dello spettro (vale a dire la dimostrazione di un utilizzo il più efficiente possibile, in quanto bene pubblico scarso e prezioso) e potrebbe addirittura prefigurarsi il reato di truffa ai danni dello Stato. O quanto meno di danno erariale.
Tutti argomenti che nel documento in consultazione non sembrano presenti ma che con ogni probabilità diventeranno di stretta attualità nelle prossime settimane, visto il conflitto in atto fra Tim e Fastweb + Vodafone da un lato e INWIT dall’altro. Le frequenze senza torri sono come sigarette senza accendino. L’Italia può permettersi di assegnarle gratis senza garanzie di utilizzo?
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