Fa bene la industry delle TLC ad agitare lo spettro di Starlink? O la minaccia dell’operatore satellitare è esagerata? La domanda sorge spontanea dopo che ieri il presidente di Asstel e ad di Tim Pietro Labriola ha detto a margine del forum annuale delle telecomunicazioni ha gettato una provocazione sul rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029, dicendo che potrebbero finire a Starlink. L’incertezza sul futuro dello spettro in scadenza di certo esiste, ma c’è davvero il pericolo di una Starlink pigliatutto?
Più realistica, eventualmente e in chiave ipotetica, l’idea che l’operatore di Elon Musk possa rilevare direttamente un operatore.
Banda 28 GHz limitata all’FWA
Intanto, le frequenze su cui Starlink potrebbe mettere gli occhi, secondo Repubblica, sarebbero quelle a 28 GHz che di fatto servono per la connessione FWA ed eventualmente potrebbero dare più fastidio agli operatori FWA come Eolo o a quelli in fibra, come Open Fiber e FiberCop per la copertura dell’ultimo miglio nelle aree scoperte.
In Italia non ci sarebbero in ballo frequenze a 800 MHz, per dire, come quelle che Starlink ha recentemente rilevato negli Usa, diventando di fatto il quarto operatore mobile del paese.
Il rinnovo delle frequenze
L’allarme Starlink lanciato ieri da Labriola va inserito in un contesto più ampio, che riguarda il rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029 che gli operatori vorrebbero fosse non oneroso (nel senso senza asta, perché un canone annuo complessivo di 684 milioni è comunque previsto) e automatico, in modo da cristallizzare lo status quo.
Un approccio che era stato di fatto accettato dall’Agcom, che aveva sostanzialmente sposato la linea degli operatori, vale a dire che le reti di Tim, WindTre e Fastweb + Vodafone abbiano in qualche modo più diritti di quella di iliad, e quindi sostiene un rinnovo integrale.
Dal canto suo, il MIMIT è favorevole alla richiesta degli operatori di non onerosità, a prescindere da come saranno suddivise le frequenze. Lo ha ribadito ieri il ministro del MIMIT Adolfo Urso dal palco del Forum delle Telecomunicazioni di Asstel. Il ministro ha detto che sono in corso interlocuzioni con il MEF per capire come procedere. Il timore degli operatori è il MEF, alle prese con una situazione di bilancio alquanto complicata.
Da quanto emerge sul fronte degli operatori, Tim, WindTre e Fastweb + Vodafone non soltanto vogliono la non onerosità, ma sostengono che andrebbe congelato tutto. In altre parole, non vorrebbero che lo spettro che detengono fosse messo in questione, visti gli ingenti investimenti in termini infrastrutturali sono stati fatti nel corso del tempo.
Anche iliad, dal canto suo, è favorevole alla non onerosità delle frequenze, nessuno vuole affrontare un’asta con rilanci vista la crisi ormai strutturale del settore. Ma chiede che questa non venga usata come scusa per giustificare scelte anticoncorrenziali. In altre parole, iliad chiede una redistribuzione più equa della dotazione spettrale nel nostro paese, fortemente sbilanciata a favore degli altri operatori. Una richiesta rispedita al mittente dall’Agcom.
Il parere dell’Antitrust
Ma in seguito è arrivato un fulmine a ciel sereno con la segnalazione dell’AGCM, che in poche parole ha criticato la posizione assunta dall’AGCOM, definendola anticoncorrenziale. Una posizione, quella dell’Antitrust, in linea con quella di altri organismi internazionali, in primis il BEREC.
Secondo l’AGCM, non è vero che l’unico sistema per procedere al rinnovo sia quello non oneroso. E’ possibile organizzare delle aste non onerose, delle sorte di beauty contest aprendo ad un riequilibrio dello spettro in ottica pro-concorrenziale.
Una posizione che ha preso alla sprovvista sia l’Agcom sia gli operatoti, anche se non è certo la prima volta che l’Autorità per la tutela della concorrenza nel mercato si esprime contro le proroghe di beni scarsi come lo spettro.
A stretto giro, è poi trapelato che nel governo la posizione non è univoca, perché il MEF (ma forse anche Palazzo Chigi?) non sarebbero propensi a cedere le frequenze con la formula della totale non onerosità.
La crisi energetica e il quadro delicato di finanza pubblica non giustificherebbero una decisione di questo tipo.
E’ in questo contesto che ieri è arrivata la provocazione di Labriola su Starlink.
L’accordo D2D di Fastweb + Vodafone e Starlink
Ma a onor del vero c’è da dire che in Europa il business model di Musk è insieme alle telco, non alternativo e in sostituzione, basti vedere l’accordo che hanno fatto con Fastweb + Vodafone in Italia. La sperimentazione per il D2D è finita da poco in Umbria.
Ma Starlink davvero è interessata?
A Starlink, secondo Repubblica, interessa la banda 28 GHz, ma come detto in precedenza per il servizio di connettività fissa FWA.
Se realmente Starlink volesse fare incetta di frequenze in Italia, avrebbe partecipato alla gara 26 GHz attualmente in corso. Ma non l’ha fatto.
Ad ogni modo, se il timore è che con una procedura competitiva arrivi Starlink in partita, allora basta scrivere che possono partecipare all’assegnazione delle frequenze (rinnovo, proroga, asta, sorteggio) soltanto operatori che sono già sul mercato. il Codice delle Comunicazioni Elettroniche consente di mettere questo tipo di paletti.
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