I giganti tech europei scrivono a Ursula von der Leyen: “Mercato unico subito e meno regole per essere più competitivi”

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Ursula von der Leyen c’è posta per te: la lettera da Airbus, ASML, Ericsson, Nokia, SAP, Siemens e Mistral

L’Europa ha bisogno di campioni tecnologici continentali? Abbiamo la possibilità di avere delle nostre Big Tech da contrappore a americane oggi dominanti? Che rapporto dovranno avere con Bruxelles e che può fare il legislatore europeo per aiutare le società tecnologiche europee a competere su scala mondiale?

A tutte queste domande si cerca di rispondere da tempo. Intanto, i maggiori campioni industriali e tecnologici europei hanno deciso di parlare con una voce sola. Airbus, ASML, Ericsson, Nokia, SAP, Siemens e Mistral hanno dato vita a una nuova piattaforma di dialogo con le istituzioni comunitarie, denominata European Tech Creators, con l’obiettivo di convincere la Commissione europea a cambiare passo sulla politica industriale e sull’innovazione.

Il messaggio recapitato alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è tanto semplice quanto diretto, spiegano su Politico i giornalisti Mathieu Pollet e Pieter Haeck: l’Europa deve smettere di ostacolare la crescita delle proprie imprese con una regolamentazione eccessivamente complessa e iniziare a ragionare come una vera potenza industriale.

Muoversi più rapidamente su chip, Tlc, AI, cloud e Spazio. Semplificare subito e confronto costante tra politica e imprese

Nei giorni scorsi i vertici delle aziende coinvolte hanno incontrato la presidente della Commissione per discutere del futuro della competitività europea in settori strategici come i semiconduttori, le telecomunicazioni, l’intelligenza artificiale, il cloud e l’aerospazio. Sul tavolo non c’erano soltanto richieste di alleggerimento normativo, ma una visione più ampia del ruolo che l’Europa intende giocare nello scenario globale nei prossimi decenni.

A guidare l’iniziativa ci sono figure di primo piano dell’industria continentale. Christophe Fouquet, amministratore delegato del gruppo olandese ASML, leader mondiale nelle tecnologie litografiche indispensabili per la produzione dei chip più avanzati, ritiene che Bruxelles debba intervenire alla radice del problema: “Non si possono elaborare politiche estremamente complesse e poi promettere che verranno semplificate in seguito. È molto meglio fare la politica giusta fin dall’inizio”.

Per Fouquet, il confronto tra imprese e istituzioni non può essere occasionale ma deve diventare permanente: “Ciò che è in gioco per l’Europa è significativo. Costruire un dialogo richiede tempo. I nostri concorrenti lo fanno in modo estremamente efficace”.

Il riferimento è agli Stati Uniti e alla Cina, dove il rapporto tra governi e grandi gruppi industriali è spesso molto più stretto e orientato a obiettivi strategici condivisi. È proprio questa capacità di fare sistema che, secondo i promotori dell’iniziativa, manca ancora all’Unione europea.

Ma il mercato unico esiste davvero? Senza non si raggiungono economie di scala competitive

Un altro punto centrale riguarda le dimensioni delle imprese europee. Da anni molti manager lamentano che il mercato unico esista più sulla carta che nella realtà e che le regole sulla concorrenza abbiano finito per scoraggiare la nascita di grandi gruppi in grado di competere su scala globale. Börje Ekholm, amministratore delegato uscente di Ericsson, ha espresso senza mezzi termini questa preoccupazione: “Abbiamo consentito che il mercato rimanesse completamente frammentato, impedendo a chiunque di raggiungere la scala necessaria per essere competitivo. Dobbiamo fare un passo indietro e adottare una vera logica industriale”.

Dietro questa richiesta c’è la volontà di rivedere l’approccio europeo alle fusioni e al consolidamento industriale. Per molte delle aziende coinvolte, la priorità non è soltanto garantire la concorrenza all’interno del mercato europeo, ma creare soggetti sufficientemente forti da poter sfidare i colossi americani e cinesi nei settori strategici del futuro.

Nel settore dell’AI le cose si muovono velocemente, tra due anni potrebbe essere già tardi

Particolarmente urgente appare la questione dell’intelligenza artificiale. Arthur Mensch, cofondatore della startup francese Mistral, considerata il principale campione europeo nel campo dell’AI generativa, teme che l’Europa non disponga più di molto tempo: “Nel settore dell’intelligenza artificiale le cose si muovono estremamente velocemente. Il problema è che tra due anni potrebbe essere già troppo tardi”.

Mensch ha accolto positivamente le recenti iniziative della Commissione per sostenere lo sviluppo delle infrastrutture cloud e dell’intelligenza artificiale, ma ritiene che la velocità di attuazione sia ancora insufficiente rispetto al ritmo imposto dalla competizione globale.
Ad aprile, proprio per accelerare il lavoro della politica a Bruxelles, Mistral aveva presentato una strategia in 22 azioni per provare a sviluppare un’intelligenza artificiale (AI) più europea.

Le richieste degli European Tech Creators arrivano in una fase particolare del secondo mandato di Ursula von der Leyen. Negli ultimi mesi la Commissione ha progressivamente rafforzato il proprio orientamento pro-industriale, cercando di affiancare alle grandi iniziative regolatorie una politica più favorevole agli investimenti e alla competitività. Non è un caso che, dopo l’incontro con i rappresentanti dell’industria, siano emersi segnali di maggiore flessibilità anche nell’attuazione della normativa europea sull’intelligenza artificiale, con interventi volti a semplificare alcuni obblighi e a rinviare determinate scadenze.

Lobby sì o lobby no?

Per Guillaume Faury, amministratore delegato di Airbus, il tema va oltre gli interessi delle singole aziende: “Partiamo dalla stessa constatazione: ciò che l’Europa sta facendo oggi non è ciò che dovrebbe fare. Se questo è un esercizio di lobbying, allora è un’attività di lobbying per il successo dell’Europa”.

Non tutti, tuttavia, guardano con favore a questo nuovo asse tra Bruxelles e i grandi gruppi industriali. La recente nomina del presidente di Siemens, Jim Hagemann Snabe, come consulente della Commissione sulle strategie industriali legate all’intelligenza artificiale ha alimentato critiche da parte di chi teme una crescente influenza delle grandi imprese sulle decisioni europee.

Accuse che Fouquet respinge con decisione: “La presidente ha chiesto a una persona proveniente dall’industria di dare il proprio contributo. Quella persona ha accettato di aiutare. E l’unico modo in cui ricompensiamo questa scelta è accusarla di conflitto di interessi”.

Indipendenza tecnologica sì, ma non a “tutti i costi”

Al di là delle polemiche, il confronto aperto dagli European Tech Creators fotografa una questione destinata a dominare il dibattito europeo nei prossimi anni. L’Unione si trova infatti di fronte a una scelta strategica: continuare a essere soprattutto una potenza regolatoria, capace di fissare standard globali ma dipendente dalle tecnologie sviluppate altrove, oppure diventare anche una potenza industriale in grado di generare i propri campioni tecnologici. È su questo terreno che si giocherà una parte importante del futuro economico, tecnologico e geopolitico dell’Europa.

Il vero punto da chiarire però è il seguente: ma davvero dobbiamo vincere questa sfida a “tutti i costi”? Non si può trovare “un equilibrio efficace” sia in termini di diritti, sia di competitività? Questo rapporto privilegiato tra Istituzioni europee e grandi aziende schiaccerà le politiche legate alla transizione energetica, ad esempio, o quelle riguardanti il mondo del lavoro? Immaginare il futuro è sempre un lavoro collettivo, di natura corale, e qui non ci sono le voci di tutti a tratteggiarne il quadro generale.

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