Le acque a est di Taiwan si stanno trasformando nel vero incubo tattico della Marina americana.
mentre nel Mar Cinese Meridionale volano cannoni ad acqua e insulti diplomatici tra Pechino e Manila, i vertici militari cinesi stanno preparando una manovra a lungo raggio molto più ambiziosa.
Non si tratta solo di controllare un paio di atolli disabitati. L’obiettivo vero è sbarrare la strada agli Stati Uniti prima ancora che una sola nave da guerra americana possa avvicinarsi a Taipei.
Lo scontro con le Filippine è solo l’inizio
Negli ultimi giorni la tensione attorno allo Scarborough Shoal – chiamato Huangyan Dao dai cinesi – ha toccato livelli mai visti.
Manila ha approvato il Maritime Zones Act per definire i propri confini marittimi in modo chiaro e rigido. In questa mappa i confini internazionali e quelli reclamati dai diversi contendenti
La reazione di Pechino è stata immediata e rabbiosa: ha dichiarato la legge del tutto illegale, ha riaffermato la sovranità sull’atollo e ha mandato la Guardia Costiera a sparare con i cannoni ad acqua contro le imbarcazioni filippine per due giorni di seguito.
Per chi osserva la regione con occhio strategico, non si tratta dell’ennesimo battibecco locale per i diritti di pesca.
Questo duello di superficie è la dimostrazione pratica di come la Cina intenda allargare la sua presenza navale verso il Pacifico aperto, oltre le due catene di isole.
Blindare il corridoio a est di Taiwan
Per lunghi decenni il Mare delle Filippine è stato considerato il corridoio naturale attraverso cui la flotta americana e i suoi alleati sarebbero arrivati in soccorso di Taiwan in caso di attacco della Cina continentale.
Ora quel corridoio rischia di chiudersi. Pechino sa benissimo che tentare uno sbarco su Taiwan rimanendo schiacciata nello Stretto la esporrebbe al tiro incrociato delle forze americane e giapponesi.
Per evitare questo scenario, la Marina della Repubblica Popolare vuole posizionare le sue portaerei direttamente a est di Taiwan, in pieno Mare delle Filippine.
In questo modo Pechino punta a costruire una barriera difensiva avanzata. Un vero e proprio cuscinetto marittimo che servirebbe a bloccare o rallentare le navi americane prima ancora che possano affacciarsi sul teatro principale del conflitto.
La vera funzione delle portaerei cinesi
A differenza di quanto si possa pensare, le portaerei cinesi non servono a lanciare attacchi devastanti sulle città di Taiwan. Per quello scopo Pechino dispone già di una quantità spaventosa di missili balistici e caccia dislocati sulla terraferma.
L’ingresso in servizio della portaerei Fujian, equipaggiata con moderne catapulte elettromagnetiche, risponde a una logica del tutto diversa.
La Fujian è in grado di far decollare aerei radar pesanti come il KJ-600. La nave non agirà quindi come semplice piattaforma d’attacco in stile americano, ma come un grande centro di comando e intelligence galleggiante.
In sostanza, il suo compito principale sarà coprire i movimenti della flotta cinese, disturbare i radar nemici e guidare i missili a lungo raggio lanciati dal continente contro le navi statunitensi.
Il KJ 600
Il fattore americano e i rischi per la flotta di Pechino
Tutta questa architettura ha un unico grande destinatario: Washington.
Se la Cina riesce a presidiare il Mare delle Filippine, la capacità d’intervento diretto degli Stati Uniti viene ridimensionata pesantemente. I comandanti americani si troverebbero costretti a combattere una battaglia sanguinosa in mare aperto solo per tentare di avvicinarsi all’isola.
Tuttavia, il piano di Pechino nasconde parecchie insidie. Uscire oltre la cosiddetta “Prima Catena di Isole” significa allontanarsi dall’ombrello protettivo delle batterie missilistiche montate sulla costa cinese.
Lì davanti, i sottomarini d’attacco americani e i nuovi missili a lungo raggio che il Giappone sta installando sulle sue isole meridionali potrebbero trasformare le portaerei di Pechino in bersagli fin troppo facili.
| Attore Strategico | Obiettivo Principale nel Mare delle Filippine | Mezzi e Tattiche Utilizzati |
| Cina (PLA Navy) | Creare un muro difensivo e bloccare l’arrivo degli USA | Portaerei Fujian, aerei radar KJ-600 e difesa integrata |
| Filippine | Difendere i propri confini e scogli territoriali | Maritime Zones Act, pattugliamenti e trattato di difesa con gli USA |
| Stati Uniti e Giappone | Mantenere aperte le rotte di soccorso per Taiwan | Sottomarini d’attacco, missili antinave e basi avanzate |
Spostare il baricentro delle operazioni a est dimostra che la Cina non guarda più soltanto alla conquista dell’isola, ma punta a neutralizzare la superiorità navale degli Stati Uniti nel Pacifico.
Se la guerra per Taiwan dovesse scoppiare, il suo destino si deciderà probabilmente lontano dalle sue spiagge, in mezzo alle acque profonde del Mare delle Filippine e negli accessi la Pacifico. Tutto questo verrà ad essere solo un capitolo di un più ampio scontro che interesserà il controllo di tutto l’enorme Oceano.
https://scenarieconomici.it/il-mare-delle-filippine-diventa-una-polveriera-cosi-pechino-vuole-blindare-laccesso-agli-stati-uniti-prima-dello-scontro-per-taiwan/



