Indipendenza digitale, la Francia ci prova ma resta il nodo energia. E l’Italia?

  ICT, Rassegna Stampa
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La Francia vuole diventare l’hub europeo dell’intelligenza artificiale e dei data center. Al summit Choose France sono stati annunciati oltre 110 miliardi di euro di investimenti proposti in infrastrutture AI.

Tra gli impegni annunciati c’è anche quello da 75 miliardi di euro della giapponese SoftBank, insieme a progetti di Brookfield, Ardian, MGX e Salesforce. Se completati, gli investimenti aggiungerebbero circa 10 gigawatt di capacità di calcolo, l’equivalente della produzione di circa 10 reattori nucleari.

Alla fine del 2025, secondo Schneider Electric, la Francia disponeva di circa 1,5 gigawatt di capacità installata nei data center. I nuovi progetti moltiplicherebbero quindi più volte l’infrastruttura digitale del Paese.

Il dubbio, però, è quanto di questi annunci diventerà davvero operativo. Il Financial Times sottolinea che non è scontato che SoftBank arrivi a dispiegare l’intero impegno da 75 miliardi, considerata la dimensione dell’investimento, i tempi lunghi e la necessità di realizzare i progetti per fasi. Nel settore, i grandi data center vengono spesso annunciati anni prima che il finanziamento sia completamente definito.

La Francia punta sul nucleare

Parigi può contare su una produzione elettrica ampia e relativamente stabile, un elemento decisivo per attrarre data center e infrastrutture AI, che richiedono grandi quantità di energia, continuità di fornitura e connessioni ad alta capacità.

Il Governo Macron sta provando a costruire attorno a questo vantaggio una strategia industriale. L’obiettivo è accelerare autorizzazioni, connessioni alla rete elettrica e procedure amministrative, usando soprattutto ex siti industriali già dotati di infrastrutture energetiche.

Davanti agli investitori, Macron ha indicato tre priorità: “velocità, scala e semplificazione”. È su questi tre punti che si misurerà la capacità francese di trasformare gli annunci in cantieri e poi in data center operativi.

Anche con l’uso dei fast-track rimane il nodo energetico

Il centro della strategia francese sono i siti “fast-track”: aree industriali dismesse o riconvertite, già collegate alla rete elettrica, dove i nuovi data center possono essere realizzati con tempi più brevi rispetto ai normali iter autorizzativi.

Uno dei siti scelti da SoftBank si trova accanto a una ex centrale a carbone e gas di proprietà di EDF. Laurent Bataille, responsabile Europa di Schneider Electric, ha spiegato al Financial Times che il progetto potrà usare una connessione esistente alla rete ad alta tensione. Questo consentirebbe di ridurre procedure che, in altri casi, possono richiedere quasi dieci anni.

Ma anche con i siti fast-track i tempi restano lunghi. Sikander Rashid, responsabile AI infrastructure di Brookfield Asset Management, ha spiegato che il progetto nel nord della Francia non dovrebbe ricevere il primo carico di energia prima del 2029.

Il nodo principale resta l’accesso alla rete elettrica. In alcune aree della Francia, i collegamenti richiedono anni per via delle autorizzazioni e degli aggiornamenti necessari alla rete, soprattutto quando nuove linee devono attraversare strade, terreni agricoli o zone residenziali.

E l’Italia?

Il nostro Paese non ha ancora una strategia nazionale paragonabile a quella francese per attrarre e localizzare grandi investimenti in AI e data center. Ma la pressione sulle infrastrutture è già evidente, soprattutto in Lombardia.

Il caso più discusso riguarda i grandi insediamenti tra Milano Sud e il Lodigiano. Il Consiglio dei ministri ha dichiarato di “preminente interesse nazionale” il maxi progetto di EdgeConneX: tre nuovi data center per un investimento stimato in circa tre miliardi di euro.

Secondo lo studio Bit&Wat di Enel Green, in Lombardia si concentra circa il 70% degli investimenti italiani nel settore. La sola area milanese include 33 data center attivi sui 49 presenti in Lombardia, distribuiti su 32 comuni della città metropolitana. Altri 10 sono in costruzione e 23 sono in valutazione presso gli enti locali ma questa situazione sta aprendo uno scontro politico e territoriale.

Da un lato ci sono investimenti considerati strategici per cloud, AI, servizi digitali e competitività economica. Dall’altro ci sono i timori di Comuni, cittadini e associazioni per consumo di suolo, fabbisogno energetico, impatto idrico, emissioni, sicurezza ambientale e pressione sui territori. Una crisi già in atto soprattutto negli Stati Uniti.

Il nostro Paese pensa al nucleare ma rimangono molti dubbi

Il confronto con la Francia passa anche dal nucleare con Parigi che ha già un vantaggio competitivo è già disponibile. In Italia qualcosa finalmente si muove: ieri la Camera ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile con 155 sì, 86 no e 8 astenuti. Il testo passa ora al Senato e non autorizza ancora la costruzione di centrali, ma affida al Governo il compito di riscrivere il quadro normativo per un possibile ritorno alla produzione elettrica da fissione.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha parlato di “un passo importante per il futuro energetico dell’Italia”, spiegando che l’obiettivo è mettere il Paese nelle condizioni di adottare il nucleare sostenibile quando le nuove tecnologie saranno mature “all’inizio del prossimo decennio”.

Il Governo punta soprattutto sugli Small Modular Reactor e agli Advanced Modular Reactor, piccoli reattori modulari e sistemi avanzati di quarta generazione che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbero affiancare le rinnovabili e sostenere la crescita della domanda elettrica legata anche ad AI, data center ed elettrificazione industriale. Rimangono però molti dubbi sui tempi di realizzazione.

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