Il pacchetto di provvedimenti annunciato dalla Commissione Ue per spingere l’uso di tecnologie europee e allentare la dipendenza dal tech made in Usa, che pesa per l’80% sul totale del parco tecnologico nel Vecchio Continente, è stato accolto da forti critiche interne (da parte dell’Europarlamento) ed esterne (le Big Tech americane, bersaglio per quanto mascherato dell’offensiva).
Le due proposte legislative, una dedicata alla produzione di microprocessori (Chips Act 2.0) e l’atro con l’obiettivo di sviluppare l’AI per il Cloud a livello europeo (CADA, Cloud and AI Development Act) ha sollevato non poche rimostranze, a partire dall’Europarlamento. Del pacchetto fanno parte anche misure open source, ma anche di efficienza energetica.
Il piano dell’esecutivo UE, ad ogni modo, dovrà incassare il sostegno dei 27 paesi del blocco e del Parlamento europeo nei prossimi mesi.
Pacchetto per favorire digitale made in Europe
Henna Virkkunen, commissaria europea alla Sovranità Digitale, ha presentato il pacchetto che esclude i giganti statunitensi come Amazon, Microsoft e Google dalle gare d’appalto cloud più sensibili, incoraggiando al contempo una rapida realizzazione di data center che utilizzino almeno in parte hardware o software europei. Per quanto riguarda i chip, il piano non si concentra tanto sull’attrarre impianti all’avanguardia, quanto sul sostenere i punti di forza esistenti del principale produttore di apparecchiature per chip ASML, dai materiali al packaging avanzato, sfruttando la domanda pubblica per aiutare le startup a crescere.
Ma con pochi campioni europeo, ridurre la dipendenza non sarà facile. Il blocco non ha una versione europea di Nvidia per la progettazione di chip per l’intelligenza artificiale, nessun concorrente della taiwanese TSMC per la loro produzione, e nessun gigante del software paragonabile ai grandi hyperscaler in grado di guidare la domanda attraverso vaste piattaforme Cloud.
Requisiti di sovranità in settori sensibili come banche, energia e sanità
La spinta verso requisiti di sovranità in settori sensibili come quello bancario, energetico e sanitario è motivata dalle preoccupazioni per il dominio dei giganti tecnologici statunitensi, nonché da timori relativi a leggi come il Cloud Act, che obbliga i fornitori con sede negli Stati Uniti a concedere alle autorità l’accesso ai dati anche se archiviati all’estero.
Criteri di sovranità negli appalti pubblici
La proposta dell’UE, finora inedita e che potrebbe subire modifiche dell’ultimo minuto, introduce anche criteri “non di prezzo” obbligatori per gli appalti pubblici, inclusi requisiti per software e hardware sviluppati all’interno dell’UE, il che svantaggerebbe le grandi aziende tecnologiche statunitensi.
Proposta troppo morbida per l’Europarlamento
La proposta è carente, dice Kim van Sparrentak, eurodeputato dei Verdi, che non considera abbastanza severo il provvedimento per assicurare l’indipendenza digitale dell’Europa a lungo termine.
Secondo i detrattori, scrive Politico.eu, la proposta della Commissione è forte nelle intenzioni ma debole nel confronto diretto con el big tech come Google, Microsoft e Amazon.
“La proposta resta troppo permissiva”, dice Christophe Grudler, europarlamentare centrista già in prima linea nella battaglia contro Starlink e l’invadenza extra Ue nel settore satellitare. Per Grudler il pacchetto lascerebbe ancora spazio alle aziende estere per offrire servizi a fette molto delicate e sensibili dell’economia europea.
L’Europarlamento ha così già manifestato apertamente l’intenzione di tentare di rimodellare la proposta.
Il CADA cuore del pacchetto
Il Cloud and AI Development Act (CADA), che rappresenta di fatto il cuore del pacchetto presentato nell’independence Day, introduce una certificazione su quattro livelli che le autorità pubbliche dovrebbero utilizzare per valutare strumenti digitali in base alla loro vulnerabilità a interferenze straniere. In alcuni casi, gli enti pubblici potrebbero essere costretti a sostituire servizi stranieri con alternative europee nel nome del principio del “Buy European”.
Ma larghe fasce del mercato europeo potrebbero comunque restare aperte ai giganti americani. Anche perché il fatto di bloccarli dipenderebbe dalla volontà dei singoli paesi europei di fare arrabbiare Trump.
“Avrei voluto sentire più chiaramente dalla Commissione che gli Stati Uniti non sono più un partner affidabile per il settore pubblico europeo, così come non lo è la Cina”, ha detto Aura Salla, membro del Parlamento europeo di centro-destra, alla commissaria europea per la tecnologia, Henna Virkkunen, durante un’audizione in commissione dopo la presentazione del pacchetto.
Big Tech sulle barricate: un danno per le organizzazioni Ue
Sul fronte opposto delle Big Tech è già partita la protesta, nonostante il tentativo di Bruxelles di depurare al massimo l’idea che il pacchetto sia specificamente anti-americano.
“L’attenzione della proposta su criteri geografici e di nazionalità non favorisce risultati efficaci in termini di sovranità”, ha detto Guido Lobrano, direttore generale per l’Europa dell’Information Technology Industry Council, un’associazione di categoria che annovera tra i suoi membri Amazon, Meta, Google e Microsoft.
Lobrano è stato raggiunto dalle parole di Harry Staight, portavoce di Amazon: “Le organizzazioni europee meritano di avere accesso alla migliore tecnologia disponibile da fornitori affidabili, scelti in base a sicurezza, prestazioni, controlli verificabili e rapporto qualità-prezzo”.
Insomma, il tentativo di Henna Virkkunen, commissario Ue alla Sovranità Digitale, di togliere l’etichetta di protezionismo anti-americano al pacchetto appena predentato è fallito sul nascere.
Mentre Virkkunen presentava il piano mercoledì, racconta Politico che gli ambasciatori dell’UE, riuniti dall’altra parte della strada, stavano approvando una proposta della Commissione per l’adesione dell’UE a Pax Silica, un nuovo club guidato dagli Stati Uniti volto a garantire le catene di approvvigionamento dell’intelligenza artificiale in chiave anti cinese.
CCIA attacca: “Carta bianca alle capitali Ue per escludere le Big Tech”
Daniel Friedlaender, responsabile della sede di Bruxelles del gruppo di pressione tecnologico CCIA, tra i cui membri figurano Google, Meta, Uber e Airbnb, ha affermato che la proposta “di fatto concede alle capitali nazionali carta bianca per escludere fornitori globali affidabili provenienti da tutti i principali paesi produttori di tecnologia al di fuori dell’Unione”.
Se la legge diventerà uno strumento per estromettere i giganti tecnologici statunitensi o un trampolino di lancio per i campioni europei dipenderà da quanto Bruxelles e le capitali dell’UE saranno disposte a spingersi oltre i propri poteri. Tuttavia, il percorso attraverso i negoziati tra il Parlamento e i governi nazionali dell’UE potrebbe essere lungo e accidentato.
I ministri del digitale dell’UE dovrebbero esprimere il loro parere durante il loro incontro in Lussemburgo la prossima settimana, e potrebbero reagire negativamente a una proposta che potrebbero considerare un’ingerenza nei loro poteri decisionali e nelle prerogative nazionali.
Bitcom (Confindustria digitale tedesca), passare dalle parole ai fatti
“È fondamentale che questi sforzi non si fermino a semplici annunci. L’Europa deve agire rapidamente”, sostiene dal canto suo Bitcom, la Confindustria digitale tedesca. Henna Virkkunen, commissaria europea per la tecnologia, ha presentato il pacchetto che esclude i giganti statunitensi come Amazon, Microsoft e Google dalle gare d’appalto cloud più sensibili, incoraggiando al contempo una rapida realizzazione di data center che utilizzino almeno in parte hardware o software europei. Per quanto riguarda i chip, il piano non si concentra tanto sull’attrarre impianti all’avanguardia, quanto sul sostenere i punti di forza esistenti del principale produttore di apparecchiature per chip ASML, dai materiali al packaging avanzato, sfruttando la domanda pubblica per aiutare le startup a crescere.
Ma con pochi campioni regionali, ridurre la dipendenza non avverrà rapidamente. Il blocco non ha una versione europea di Nvidia per la progettazione di chip per l’intelligenza artificiale, nessun concorrente della taiwanese TSMC per la loro produzione, e nessun gigante del software paragonabile alle grandi aziende statunitensi in grado di guidare la domanda attraverso vaste piattaforme cloud.
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